Cronaca

«Il dovere della speranza e dell'armonia», Paolo Rumiz all'Accademia pianistica

«Il dovere della speranza e dell'armonia», Paolo Rumiz all'Accademia pianistica

Un grande viaggiatore che ci porta con una fiaba attraverso l”Europa raccontando di tiranni che negano la musica e le vocali e di come la speranza stia nelle note di un violino suonato da una giovane che guiderà un”orchestra capace di libera la Terra di Passo da mostri e indicibili oppressioni.

Il grande giornalista e scrittore triestino Paolo Rumiz è l”autore de «La regina del silenzio» (La nave di Teseo) e mercoledì 24 gennaio alle ore 18 sarà nella sede dell”Accademia pianistica, nell”ingresso della Rocca sforzesca di fronte a viale Saffi, per parlare del suo libro. Un incontro che apre il 2018 di Cooperattivamente, la rassegna di eventi organizzata dal Comitato di Zona dei soci Coop Alleanza 3.0 e dalla Coop Bacchilega in collaborazione con Librerie.coop e con altre realtà del territorio. La collaborazione con l”Accademia pianistica in questo caso è stata più che naturale e non si limita alla sede dell”incontro. La scuola superiore fondata dal maestro Franco Scala è un luogo dove si formano giovani pianisti da tutto il mondo, è la musica e i giovani sono fra le chiavi che consentono di apprezzare il libro di Rumiz. L”incontro sarà accompagnato al pianoforte da musiche proposte da allievi dell”Accademia e che Paolo Rumiz ha espressamente citato all”inizio di ognuno dei 20 capitoli della fiaba.

«La scelta dei brani – spiega Rumiz – l”ho realizzata con il maestro Igor Coretti-Kuret che ogni anno raggruppa 90 musicisti da tutta Europa sotto i 20 anni e dopo 5 giorni li trasforma nella European Spirit of Youth Orchestra. Le musiche sono diventate esse stesse ispirazione e hanno generato dei capitoli in un corto circuito assoluto tra parole e musica».

«La Regina del silenzio» è la storia di Mila, figlia del valoroso Vadim che è stato ucciso in battaglia da uno dei draghi al servizio del malvagio Urdal. Lei cresce e si muove verso un destino che la porterà a cercare grazie agli incontri a riscattare la sua terra. Una storia di invenzione, forse la prima per te.
«Tutto è invenzione e nulla lo è – ribatte Rumiz -. Questa è una trama completamente inventata, ma tutto ciò che ho raccolto proviene da esperienze personali. Il luogo fantastico della storia, dai nomi completamente inventanti, nasconde in sè una Europa reale e mitologica. La Terra di Passo dove tutto comincia, nella mia mente è incarnata da quelle pianure che stanno a metà tra Baltico e Mar Nero, in quella che oggi è Bielorussia e Ucraina. L”invenzione è di per sé un mascheramento della realtà».

Come mai la scelta di scrivere una fiaba?
«Per due ragioni: la prima è che sono diventato nonno e non potevo permettermi di essere impreparato alla domanda dei bambini che ti chiedono di raccontare storie (e nessuno le racconta più). Poi è l”aver convissuto una tournée con i meravigliosi ragazzi dell” European Spirit of Youth Orchestra che mi hanno dato tanti spunti. In particolare Mila, l”eroina della storia, è la trasfigurazione di Aleksandra, una ragazzina serba autentico genio del violino che fino a 5 anni non aveva mai pronunciato nemmno la parola ”mamma” e che suonando ha sbloccato la sua voglia di parlare».

I suoni, non solo la musica, sono vitali per te quanto lo sono per i protagonisti del tuo libro?
«Invecchiando sto diventando sempre più attento ai suoni, guardo meno e ascolto di più, Se Omero era cieco non lo era per caso, doveva concentrarsi sull”ascolto e il suono è l”essenza di tutto, anche del rapporto con gli altri. Dietro ogni leggenda e dietro ogni grande inizio c”è un suono creatore. Il libro nasce dalla ribellione alle grida, al vanilocuio e alle ciance del mondo di oggi che avrebbe in realtà bisogno di armonia. Noi diventiamo xenofobi e sospettosi perché non ascoltiamo più, perché l”armonia ci viene impedita quando invece servirebbe».

Cosa è la musica per Paolo Rumiz?
«La musica è una formidabile scorciatoia per avvicinare chi parla lingue diverse. Dirò di più, noi parlando moduliamo la voce e in un certo senso cantiamo, ma se noi usiamo una lingua non nostra rendiamo più difficile per l”altro che ci ascolta nel suo idioma capire la nostra lunghezza d”onda. L”inglese è indispensabile, ma in realtà rallenta la capacità di comprensione a livello profondo. Non a caso il Re malvagio e sua madre proibiscono la musica ma anche le vocali e quindi il dialogo e la possibilità di modulare la nostra comunicazione».

Una fiaba nasconde spesso una morale. Qual è la morale de «La regina del silenzio»?
«Il rumore è un modo per seperarci e impedirici di protestare – dice Paolo Rumiz con tono ribelle -. Oggi noi Europei sopportiamo cose che trent”anni fa non avrebbero mai sopportato. L”unico grande problema dell”Italia e del nostro continente sembrano gli immigrati, quando invece i nostri figli non hanno futuro e noi sembriamo accettarlo senza reagire».

L”articolo completo sul “sabato sera” del 18 gennaio 2018.

p.b.

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