Cronaca

Palazzo Liverani, la testimonianza di Augusta Mingazzini e i suoi ricordi di bambina

Palazzo Liverani, la testimonianza di Augusta Mingazzini e i suoi ricordi di bambina

Nei suoi ricordi di bambina i contorni di palazzo Liverani sono nitidi. Augusta Mingazzini tra il 1950 e il 1958 ha abitato con la sua famiglia proprio nell’edificio contiguo alla sede storica del liceo classico, dove oggi ci sono aule ancora in uso, la palestra e altri ambienti non utilizzati. «Si entrava da un portone grande, molto pesante, antico ma non curato come quello del liceo – ci racconta -. L’androne dava su un cortile interno dove c’era un gabinetto alla turca per le famiglie che abitavano al pianterreno. Noi invece stavamo all’ultimo piano, contiguo al liceo. Le due finestre di destra erano due camere da letto e, se non sbaglio, avevano delle ringhiere lavorate che arrivavano fino alla vita. Mentre le finestre dell’entrata e della cucina guardavano il cortile interno. Ricordo che un giorno mio babbo si era messo in solaio a lavorare alla legna. Dalla scuola avevano sentito i rumori dei rametti spezzati e, temendo un incendio, avevano chiamato i vigili del fuoco. Quello è stato l’unico episodio, perché di solito non avevamo contatti né con la scuola né con gli studenti».

Mingazzini descrive anche la grande terrazza, a cui si accedeva dalla scala interna all’appartamento: «C’era una vista meravigliosa e d’estate tenevamo lì il bidone dell’acqua piovana per fare la doccia; eravamo più in alto di tutti e nessuno ci poteva vedere». La signora, che vive a Verona dal 1963, anno in cui si è sposata, descrive anche i vicini. «Al pianoterra viveva una signora che aveva un figlio che faceva l’imbalsamatore e spesso si metteva a lavorare in cortile. Poi c’era una stravagante signora che suonava il pianoforte a tutte le ore e che per vivere faceva la sartina. Si chiamava Valeria. Vicino a noi, invece, abitava la famiglia Zaccherini, con un figlio che ha fatto il taxista. Mia sorella è rimasta ad abitare lì con il marito fino ai primi anni ’60».

Augusta è poi tornata più volte a Imola, «ma non sono più riuscita a entrare in quel cortile» conclude, con un pizzico di nostalgia.

lo.mi.

Su «sabato sera» del 31 maggio, uno «speciale» di tre pagine su palazzo Liverani.

Nella foto: Augusta Mingazzini (a destra) con la sorella Maria nel 1952 sul terrazzo sopra palazzo Liverani. Sullo sfondo la cattedrale di San Cassiano e la torre del palazzo del Fascio

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