Cronaca

Salute, gli altri parassiti nostrani che possono trasmettere malattie

Salute, gli altri parassiti nostrani che possono trasmettere malattie

Anche pappataci e zecche possono trasmettere malattie all’uomo. I primi sono piccole zanzare che, specie al crepuscolo o di notte, volano senza far rumore e ci si accorge di essere stati punti solo quando è già successo. «Il loro nome deriva proprio dal loro comportamento, ossia mangiano (pappa) e non si sentono (taci)» spiega Roberto Rangoni dell’Ausl di Imola.

Infestano le aree collinari (100-200 metri di altezza) ed essendo cattivi volatori raggiungono al massimo il piano terra. Due sono le malattie principali che possono essere trasmesse con la puntura dei pappataci. La prima è la meningite virale da Toscana virus. «Provoca febbre e cefalea come il West Nile, ma guarisce da sola in qualche giorno e non serve profilassi per le persone con i quali si è venuti in contatto – spiega Rangoni -. Quest’anno l’Ausl di Imola ha registrato cinque casi in persone dai 17 ai 42 anni».

Poi c’è la Leishmaniosi, di solito associata ai cani, gli animali che possono portare al loro interno il parassita, «anche senza avere problemi per anni» dice Rangoni. «Ha molti mesi d’incubazione, poi si verifica un deperimento dell’organismo, debolezza, dimagrimento e si ingrossa la milza – aggiunge l’epidemiologo -. E’ una malattia molto rara (4 o 5 casi all’anno nell’imolese) e per curarla occorre una terapia antiparassitaria». Per prevenirla «usare i repellenti per zanzare e prestare attenzione ai cani, magari facendoli dormire in casa e proteggendoli con antiparassitari».

Le zecche, invece, sono artropodi a otto zampe con un becco (rostro) e degli uncini per attaccarsi e, per alcuni giorni, succhiare sangue per nutrirsi. E’ frequente incontrarle in particolare dove c’è l’erba alta. Possono trasmettere la malattia di Lyme (un solo caso nel 2018), che si cura con antibiotici. «I primi segni sono deboli, poi nel tempo può danneggiare molti organi con patologie croniche – spiega Rangoni -. Si riconosce perché nella zona del morso compare un anello rosso, bianco al centro, che aumenta di diametro». Come togliere una zecca? «Meglio usare le pinzette e ruotarla per far uscire gli uncini, ma non alcol o amuchina, che possono accelerare il “rigurgito” del batterio. Se dovesse rompersi in due, togliere la parte rimasta attaccata alla pelle con un ago sterile».

gi.gi.

Nella foto: esemplari di zecche

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