Assonapa, Nizzi vicepresidente

CASTEL SAN PIETRO
Ezio Nizzi, associato alla Cia di Imola e residente a Castel San Pietro Terme, è stato confermato vicepresidente nazionale dell’Assonapa, l’Associazione nazionale della pastorizia. Nizzi, che è al suo quinto mandato e resterà in carica fino al 2016, è uno dei dieci allevatori di ovi-caprini presenti nel territorio che comprende Imola, la vallata del Santerno, la vallata del Sillaro e Castel San Pietro Terme.
L’azienda agricola che dirige è di circa 80 ettari dedicati alla coltivazione di foraggio e cereali per gli animali che alleva, circa 150 pecore di razza Massese e 70 capre di razza Caven e Camosciata. “l’Associazione nazionale della pastorizia – spiega Nizzi – svolge, su incarico del ministero per le Politiche agricole e forestali, un’attività finalizzata al miglioramento morfologico, genetico e funzionale delle razze ovine e caprine allevate in Italia attraverso la gestione dei libri genealogici”.
Dal 1 gennaio 2000, inoltre, gestisce direttamente i registri anagrafici delle popolazioni ovine e caprine autoctone a limitata diffusione. Questi registri rappresentano lo strumento per la conservazione e la salvaguardia delle popolazioni ovine e caprine che sono state ammesse e ne promuovono la valorizzazione economica.
Il patrimonio ovino nazionale conta attualmente circa 6,8 milioni di capi, di cui il 65-70% è costituito dalle popolazioni delle razze ufficialmente riconosciute. Il patrimonio caprino, invece, conta circa un milione di capi di cui circa il 35-40% è formato dalle razze riconosciute. L’allevamento caprino in Italia ha come indirizzo primario la produzione di latte da destinare alla trasformazione casearia e, anche se ancora in quantità limitata, al consumo diretto. “Nella nostra zona – dice ancora Nizzi – sono presenti circa 1.500 capi che producono, in media in un anno, circa 3.000 quintali di latte. Le razze che caratterizzano i nostri allevamenti, quasi tutti destinati alla produzione del latte, sono la Massese, la Sarda, la Comisana e delle Langhe”.
Una produzione di tutto rispetto e un patrimonio di razze ufficialmente riconosciuto che colloca la nostra zona in un posto di eccellenza, ma i problemi non mancano. “Anche questo settore è in difficoltà – precisa ancora Nizzi -. Gli allevatori sono anche agricoltori e i tempi non sono buoni per nessuno. Oggi gli anziani stanno lasciando l’allevamento e i giovani non vogliono impegnarsi troppo. Accudire gli animali non è facile e poi non esiste domenica e non esistono ferie. Inoltre, come allevatori, non abbiamo molti riconoscimenti, soprattutto a livello regionale. A tutto questo si aggiunge un calo dei contributi da parte di Stato e regione”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *