Articoli dell'autore: SabatoSera Redazione

Cultura e Spettacoli 24 aprile 2018

Il musical «Billy Elliot» pronto a regalare emozioni allo Stignani di Imola

Quando, alla fine del film, usciva in scena come un cigno forte e leggiadro, le lacrime scorrevano a fiumi. Perché Billy Elliot è la classica storia di riscatto e coraggio, quella della fatica, del sudore, del crederci sempre contro tutto e tutti, del sostegno e dell’amore, della forza di volontà. E, dopo il film, anche il musical porta le stesse atmosfere: lo spettacolo diretto e adattato in italiano da Massimo Romeo Piparo, dopo il grande successo al teatro Arcimboldi di Milano e al teatro Sistina di Roma, arriva anche al teatro Stignani di Imola da domani fino al 29 aprile.

Prodotto da PeepArrow Entertainment e da Il Sistina, Billy Elliot, il Musical promette nuove emozioni grazie a un cast rinnovato: a vestire i panni del giovane ballerino sono tre giovani allievi dell’Accademia il Sistina, Tancredi Di Marco, Davide Fabbri e Matteo Valentini. Con loro sul palco anche Sabrina Marciano, l’insegnante di danza Mrs. Wilkinson, Luca Biagini nel ruolo del padre Jackie Elliot, Donato Altomare, che interpreta il fratello Tony, e un’orchestra dal vivo con un cast di trenta performer coreografati da Roberto Croce.

Lo spettacolo, basato sull’omonimo film di Stephen Daldry, vanta le musiche di Elton John e vede alla direzione musicale Emanuele Friello, alle scene Teresa Caruso, ai costumi Cecilia Betona e all’impianto luci Umile Vanieri. Il musical ha debuttato nel West End (Victoria Palace Theatre, Londra) nel 2005 ed è stato nominato per nove «Laurence Olivier Awards», il massimo riconoscimento europeo per i musical, vincendone ben quattro. L’incredibile successo conseguito ha fatto sì che lo spettacolo approdasse anche a Broadway nel 2008 dove ha vinto dieci «Tony Awards» e dieci Drama Desk Awards.

Biglietti: da 40 a 20 euro

r.c.

Approfondimenti su «sabato sera» del 19 aprile.

Nella foto (di Antonio Agostini): un momento del musical

Il musical «Billy Elliot» pronto a regalare emozioni allo Stignani di Imola
Cronaca 24 aprile 2018

Teleriscaldamento, la replica di Hera a Telerimborsati: «Il confronto va fatto a parità di servizio»

Hera conferma che «un uso corretto e oculato del servizio del teleriscaldamento, comparato con i costi complessivi del gas, può determinare un risparmio». Nella nota diffusa nei giorni scorsi, Hera replica così al comitato Telerimborsati. «I temi sollevati – si legge – sono i medesimi già espressi più volte e in altre occasioni dalle stesse persone, non aggiungono nulla di nuovo e rilevante, e sui quali Hera ha già puntualmente risposto, intervenendo rispetto a informazioni fuorvianti e non corrette.

Come già evidenziato più volte, la riconversione al teleriscaldamento è quasi sempre conveniente nel caso di condomini con riscaldamento centralizzato a gas, mentre lo è sempre, sotto tutti i punti di vista, nel caso di un impianto a gasolio. Abbiamo anche sempre spiegato che per essere corretto, il confronto di costo va fatto a parità di servizio. Non si può cioè confrontare il costo del solo gas metano con il costo del servizio teleriscaldamento, non tenendo in adeguato conto, nella comparazione, i costi evitati nel caso del teleriscaldamento come quelli di acquisto e manutenzione della caldaia, e trascurando alcuni valori intrinseci al servizio come il pronto intervento 24 ore 24 tutto l’anno, la sicurezza e la comodità, le ricadute positive sull’ambiente».

Per quanto riguarda invece l’efficienza e i benefici ambientali della centrale, spiega Hera, «il teleriscaldamento da cogenerazione garantisce un rendimento energetico nel complesso più alto rispetto alle caldaie tradizionali. La centrale a ciclo combinato permette di produrre insieme energia elettrica e calore, riducendo i consumi rispetto alla loro produzione separata. Inoltre, l’impianto ha caratteristiche tecniche tali da garantire elevati rendimenti, a fronte di ridotti livelli di emissioni in atmosfera, rispettando limiti più restrittivi rispetto a quelli previsti dalla normativa».

La centrale di via Casalegno copre circa un terzo del fabbisogno di energia elettrica del circondario imolese e circa il 20% dei consumi di calore delle famiglie del comune di Imola. «In termini di risparmio energetico medio annuo – si aggiunge – parliamo di circa 11 mila tonnellate equivalenti di petrolio. E, in termini di minori emissioni, di 84 mila tonnellate di anidride carbonica non emesse in atmosfera in un anno, quantità equivalente a quella assorbita da 600 mila alberi durante il loro ciclo vitale; di 172 tonnellate in meno di anidride solforosa; di 230 tonnellate in meno di ossidi di azoto, quantità equivalente a quella emessa da 90 mila auto diesel euro5 che percorrono 15 mila chilometri all’anno; oltre a un pressoché azzeramento dell’emissione di polveri sottili, che sono misurate in continuo con i risultati pubblicati online. Le Pm10 e le Pm 2,5 vengono inoltre monitorate trimestralmente da un laboratorio esterno, con risultati sempre inferiori al limite di rilevabilità dello strumento». «Dispiace quindi che l’utilizzo strumentale e la non corretta informazione – conclude Hera – cerchino di influenzare la percezione della gestione del teleriscaldamento, che a Imola ha favorito risultati ambientali di non poco valore». 

r.c.

Nella foto (dal sito Hera): la campagna per il teleriscaldamento

Teleriscaldamento, la replica di Hera a Telerimborsati: «Il confronto va fatto a parità di servizio»
Cronaca 24 aprile 2018

Passare dal teleriscaldamento al gas metano, l'analisi del comitato Telerimborsati: «Risparmio annuo del 30%»

Il comitato Telerimborsati torna sul tema delle tariffe del teleriscaldamento. «Sono più alte rispetto ad altre municipalità. Qui il costo è di 12-13 centesimi per kilowattora; altrove, invece, è di 7-8 centesimi» sostiene Massimo Bolognesi, l’ingegnere incaricato dal comitato di analizzare costi e convenienza.

Nel 2016, una palazzina di 6 appartamenti nei pressi della piscina comunale Ruggi si è staccata dalla rete del teleriscaldamento, passando al gas metano. Si tratta del secondo caso a Imola, dopo quello del condominio in via San Francesco staccatosi nel 2013. Come già fatto la prima volta, anche in questo caso il comitato ha presentato i dati dell’intervento, il tutto per dimostrare che il passaggio al gas metano consente comunque un risparmio di almeno il 30%. «Il secondo intervento di distacco dalla rete, con installazione di una caldaia da 35 kilowatt – dettaglia Bolognesi – ha avuto un costo complessivo di 13.096 euro. Sull’anno di riferimento, con tariffa binomia, quella applicata da Hera sino al distacco dell’impianto, la spesa del teleriscaldamento sarebbe stata pari a 8.198 euro. La spesa a gas metano, invece, è stata di 5.361 euro, con un risparmio del 34,6 per cento. Fra detrazioni fiscali e costi di manutenzione, nel complesso i costi gestionali si riducono di circa 4 mila euro all’anno, consentendo di recuperare l’investimento in circa 3,2 anni».

Secondo Bolognesi «il maggior costo applicato, consente a Hera di tenere bassi sul mercato i prezzi di gas ed energia elettrica, a scapito degli utenti del teleriscaldamento».Anche per quanto riguarda l’impatto ambientale della centrale di via Casalegno Bolognesi obietta, basandosi sui dati della Dichiarazione ambientale 2016 di Hera: «L’energia termica prodotta per il teleriscaldamento è solo il 19 per cento del totale, inferiore anche alle emissioni al camino, che sono il 35 per cento. Serviva una centrale più efficiente, con meno dispersioni» chiosa.

lo.mi.

L”articolo completo su «sabato sera» del 19 aprile.

Nella foto: Massimo Bolognesi

Passare dal teleriscaldamento al gas metano, l'analisi del comitato Telerimborsati: «Risparmio annuo del 30%»
Imola 23 aprile 2018

#ElezioniImola2018, Vediamoci chiaro chiede ai candidati l'impegno scritto: no alla discarica, sì al porta a porta

La campagna elettorale per le amministrative del 10 giugno entra nel vivo. Dopo volti e nomi dei candidati sindaco (sette, ad oggi) spuntano solo dichiarazioni sui programmi.

Il comitato Vediamoci chiaro prova a far scoprire le carte chiedendo apertamente ai «candidati sindaco di sottoscrivere, e alle forze politiche di mettere integralmente nel programma elettorale» una serie di impegni sul tema a loro caro, ovvero la chiusura della Tre Monti e una diversa gestione dei rifiuti. «Poi informeremo i cittadini e li inviteremo a votare esclusivamente le forze politiche che avranno preso questi impegni» hanno detto all’unisono.

Quali sono gli impegni? Primo la chiusura, messa in sicurezza e bonifica della discarica Tre Monti di Imola; poi l’affidamento ad una propria società pubblica la gestione dei rifiuti togliendola ad Hera; l’adozione tramite delibera della strategia rifiuti zero in accordo con l’associazione Zero Waste Italy e la Rete Rifiuti Zero Emilia Romagna (che prevede la raccolta differenziata porta a porta), infine «far valere le proprie quote in Hera per modificare le politiche di questa società verso la strategia rifiuti zero e mettere ai vertici dell’azienda esperti che condividono tale strategia».

In teoria non vi sono preclusioni politiche ma «è chiaro che non ci fidiamo nel modo più assoluto delle forze che fino ad oggi hanno governato la città, viste le forti azioni in direzione opposta a quanto da noi auspicato» dicono. «La Tre Monti è stata vista come la cassaforte del Comune. Ora basta». (l.a.) 

Nella foto i rappresentati del comitato Vediamoci chiaro Alfredo Sambinello di Legambiente, Natale Belosi dell’Ecoistituto Faenza e Zero Waste Italy, Cinzia Morsiani di Panda Imola e Marco Stevanin, ingegnere ambientale tra i sostenitori della lista Focus per Imola che appoggia il candidato sindaco del centrodestra Giuseppe Palazzolo

#ElezioniImola2018, Vediamoci chiaro chiede ai candidati l'impegno scritto: no alla discarica, sì al porta a porta
Sport 23 aprile 2018

Calcio, intervista all'imolese Daniele Ferri dopo l'operazione al ginocchio. «Vorrei più giocatori di Imola in rossoblù»

C’è poco da fare, quando l’Imolese in campionato incrocia la Pianese, sono sempre e solo dolori. Lo scorso anno furono Mammetti e Golfo a fare male ai rossoblù, domenica 15 aprile, invece, è stato di nuovo Golfo a ripetere ciò che all’andata era riuscito a Daniele Ferri, ovvero battere Rossi e consegnare un risultato positivo ai bianconeri amiatini.

Stavolta però, contrariamente alla fine di novembre, Daniele Ferri non era in campo, anzi era nei primi giorni della convalescenza post operatoria dopo la rottura del collaterale rimediata contro la Colligiana. «Mi sono operato a Faenza il giovedì prima della gara con l’Imolese – dichiara il centravanti imolese, che ha fatto armi e bagagli da Piancastagnaio per restare ora a casa a Imola – ed è andato tutto bene: ora mi attendono 2-3 mesi di rieducazione con Marco Cola («mago» romagnolo per i giocatori che devono recuperare da lunghi infortuni, nda) poi fra 4-5 mesi potrò tornare in campo».

Questo infortunio davvero non ci voleva.

«Le cose stavano andando per il meglio, avevo segnato 10 gol ed ero riuscito a trovare lo spazio che cercavo per provare a tornare nei professionisti e c’era già qualche squadra che si era interessata alla mia situazione».

Un girone che ha visto il Rimini tagliare il traguardo a braccia alzate, lasciando all’Imolese la possibilità di chiudere «solo» al secondo posto.

«Non mi aspettavo questo finale: per me l’Imolese ha un organico superiore al Rimini e i biancorossi a livello di gioco non mi hanno assolutamente impressionato, anche se hanno fatto qualcosa di grande a livello di continuità di risultati».

Ai rossoblù quindi cosa può essere successo?

«Le sono girate male parecchie cose, basti pensare ai tanti infortuni che hanno avuto in attacco Ferretti e Titone e poi anche Belcastro nel girone di ritorno ha saltato 7 partite: ad Imola in questi anni si è alzata molto l’asticella ed anche il fatto che i gol segnati da Ferretti siano considerati qualcosa di normale o di sottotono rispetto al previsto, lo fa capire».

Si può mettere una… pezza?

«Adesso l’Imolese deve provare a vincere i play-off e può farcela, poi magari si penserà al ripescaggio e potrebbe risentirsi l’attaccamento della città alla propria squadra, anche passando dalla presenza di giocatori di Imola con la maglia rossoblù. Ho sempre in mente la partita di andata: quando segnai, ci fu più esultanza per il mio gol da parte dei miei amici che per il gol con il quale l’Imolese pareggiò quella partita…».

an.mir.

L”articolo completo su «sabato sera» del 19 aprile.

Nella foto (Isolapress): da sinistra, Daniele Ferri dopo l”intervento al ginocchio. A destra lo stesso Ferri al Galli in un contrasto con Torta

Calcio, intervista all'imolese Daniele Ferri dopo l'operazione al ginocchio. «Vorrei più giocatori di Imola in rossoblù»
Cultura e Spettacoli 23 aprile 2018

Le danze orientali come sport, intervista alle campionesse Gaia Chillo e Giulia Guccini

A differenza di quanto si potrebbe pensare, la danza orientale non è un ballo esclusivamente singolo: per sei anni negli ultimi sette, cioè dal 2011 e fino allo scorso anno (ad eccezione del 2014), le castellane Gaia Chillo e Giulia Guccini si sono laureate campionesse italiane di Oriental dance duo della Fids, Federazione italiana danza sportiva.

Si tratta di una disciplina agonistica basata sui molteplici fondamenti delle diverse discipline orientali e premia la coreografia e la sincronizzazione della coppia. “Oriental dance è una disciplina culturale oltre che sportiva – spiega Chillo – che valuta non solo la bravura tecnica ma anche la contestualità di costumi ed accessori”. Per tre anni, dei sette di medaglie, le due hanno vinto il primo premio con coreografie e costumi ideati da loro stesse, così come anche l’anno scorso quando hanno trionfato con lo show oriental dance ispirato al film Memorie di una geisha.

Come nasce una così grande passione per la danza orientale?

«Entrambe balliamo da quando eravamo adolescenti, condividiamo la stessa passione anche perché siamo amiche fin dalla nascita – racconta Guccini –. Prima abbiamo imparato i balli latino-americani e poi ci siamo date al sincro moderno, disciplina coreografica. Per scherzo abbiamo seguito le nostre mamme, anche loro amiche, ad un corso di danza del ventre e dopo la diffidenza iniziale ci siamo appassionate. Così dal gioco siamo passate all’agonismo».

Cosa cambia fra ballare per gioco e ballare come una vera disciplina sportiva?

«Amiamo la danza a prescindere – precisa Chillo – ma ballare come disciplina aggiunge una sfida nella sfida: da un lato devi imparare alla perfezione le tecniche, i movimenti e il contesto, che nella danza orientale è oggetto di valutazione perché all’interno della stessa materia vi sono molteplici sfumature. Poi devi dare sfogo alla fantasia per realizzare la tua personalissima esibizione ed interpretazione di una cultura ricca e stimolante come quella orientale. Per ogni coreografia, da quando abbiamo iniziato a idearle da noi, va scelta la musica giusta, i movimenti e i passi indicati, l’abbigliamento più idoneo e gli eventuali accessori permessi a seconda del grado di esperienza della competizione. Avendo avuto entrambe una formazione di balli moderni, nelle nostre prime esibizioni, ad esempio, peccavamo di spettacolarità, mentre la danza orientale è una disciplina più composta e questa sua caratteristica fa parte dell’arte che è. Abbiamo dovuto trovare la giusta via di mezzo fra espressività e imperturbabilità».

Essere grandi amiche vi ha aiutato?

«Senza dubbio – concordano –. Caratterialmente siamo i due lati della stessa medaglia, ci compensiamo a vicenda, ci stimoliamo e ci diamo forza quando serve. Abbiamo raggiunto un tale livello di complicità che ci capiamo con uno sguardo, cosa che aiuta sia a ideare coreografie buone, sia ad improvvisare».

Quali difficoltà avete trovato nel vostro percorso?

«Provenendo dai balli moderni, nelle discipline orientali ci siamo scontrate con differenze importanti: ad esempio il tempo di ritmo e movimento non è strettamente cadenzato come in altri stili, dove a percussione corrisponde passo. Nel ballo orientale è tanto importante seguire il tempo quanto la melodia, in un certo senso devi lasciarti trasportare. Questo rende il sincro ancora più complesso ma anche emozionante, e non c’è cosa più bella di fare qualcosa che ti emoziona con qualcuno che ti emoziona – ammette Chillo –. È proprio perché si tratta di una disciplina emozionante che riesce ad emozionare lo spettatore».

Nella vita, oltre a ballare per passione, studiano e lavorano. Giulia, ventiquattrenne, è laureata in Scienze motorie e sta frequentando la magistrale per specializzarsi nell’ambito riabilitativo; inoltre è istruttrice in palestra ed insegnante di ginnastica. Gaia Chillo, venticinquenne, si sta invece preparando per fare l’insegnante della scuola dell’infanzia e lavora contemporaneamente in un asilo nido e un pub.

«Crescendo aumentano gli impegni – non nascondono le ballerine – e proprio recentemente si è sciolto il gruppo di danze orientali della scuola Ballando Ballando, nel quale eravamo ormai solo in cinque a continuare lo studio della disciplina. Come spesso accade, forse per colpa delle mode che cambiano, qualche anno fa eravamo molte di più a praticare danze orientali».

«Ma da esperta di scienze motorie voglio consigliare le danze orientali per i molteplici benefici che la danza del ventre può donare alla mobilità articolare e alla spina dorsale – aggiunge Guccini –. Non solo può migliorare fisicamente i piccoli dolori della schiena, ma dal punto di vista mentale, rilassa e dona una maggiore consapevolezza corpo-mente».

«Noi comunque non vogliamo assolutamente abbandonare la danza orientale, ma per quest’anno non gareggeremo – concludono –. Ci prendiamo un anno sabbatico e poi torneremo in pista per sport, passione, amicizia».

mi.mo

Nella foto: le due ballerine ai campionati italiani a Rimini nel 2013

Le danze orientali come sport, intervista alle campionesse Gaia Chillo e Giulia Guccini
Cultura e Spettacoli 23 aprile 2018

Cinzia Ravaglia racconta cosa sono Sarqi e Baladi, Sufi e Baghra, le danze orientali

Oltre la pancia nuda c”è di più. I balli orientali comprendono infatti numerosi stili diversi fra loro, che differiscono per ritmi più o meno lenti, musiche, strumenti utilizzati, ed anche abiti ed accessori. Non tutti prevedono pance nude come la più nota danza del ventre. Solo per citare alcuni stili, esistono il Sarqi, il Baladi o Sayydi, il Saabi e il Baghra, stile tipo Bollywood che nel mese di maggio sbarca a Imola grazie ad un workshop ospitato presso la scuola Area 111 di Imola dove insegna anche Cinzia Ravaglia, grande appassionata di danze orientali che qualcuno forse conoscerà anche per il comic burleque, un misto fra sensualità e comicità, vista al programma tv Italias got talent.

Appassionata di balli orientali da oltre metà della propria vita, Cinzia Ravaglia è insegnante di discipline orientali da vent”anni, e racconta: Le danze orientali fanno lavorare contemporaneamente sul corpo e il suo equilibrio e sulla consapevolezza di sé e dello spazio. In maniera del tutto opposta dalla danza classica, le danze orientali si basano su armonia e flessibilità, che sono tuttaltro che doti semplici da imparare ed esprimere, per apprenderle servono anni e sarebbe indicato proporle già nelle scuole.

Nel corso degli anni Ravaglia ha conseguito numerose specializzazioni orientali, dalla danza del ventre alla danza sufi, quella caratterizzata da giri concentrici pressoché infiniti che punta allequilibrio del corpo e della psiche. Il sufi è una disciplina che innalza, che punta ad eliminare le paure lavorando in maniera intima sulla ricerca del proprio spazio personale nello spazio fisico spiega . Più in generale, invece, le danze orientali sono utili perché insegnano a lavorare sullisolamento muscolare, ovvero nel far lavorare una sola parte del corpo alla volta, e poi sulla coordinazione, perché i singoli movimenti orizzontali, verticali e sagittali appresi vanno uniti fra loro. Sono però danze complesse, perché solo dopo aver imparato i movimenti si uniscono i passi e le varie tecniche.

AllArea 111 Ravaglia segue classi di differenti livelli, da principianti ad avanzati, più le coreografie per gli spettacoli della sua compagnia Demetra oriental dance group composta da una quarantina di persone, donne di differenti età. Spesso per le mie allieve la danza orientale diventa una medicina per piccole problematiche di tutti i giorni, dalla corretta postura al giusto atteggiamento nei confronti della vita continua . Anche gli spettacoli sono una sfida, metafora della vita e di come va affrontata. Ma non va mai dimenticato laspetto ludico e divertente del ballo, per questo ho ideato, a partire dal prossimo anno, il corso di danza del ventre madre-figlia, come opportunità per fare movimento e divertirsi fra femmine.

mi.mo

Nella foto: un gruppo di ballerine della compagnia Demetra oriental dance group

Cinzia Ravaglia racconta cosa sono Sarqi e Baladi, Sufi e Baghra, le danze orientali
Sport 23 aprile 2018

Autodromo, una sola apertura prevista anche questa settimana

All’autodromo Enzo e Dino Ferrari proseguono le date di apertura al pubblico. Questa settimana, l’unica giornata in cui è previsto l’accesso è domani dalle 18.45 alle 20. E’ ovviamente consentito l’accesso alla pista a piedi e con mezzi meccanici non a motore.

r.s.

Nella foto: appassionati in pista durante un”apertura

Autodromo, una sola apertura prevista anche questa settimana
Cultura e Spettacoli 23 aprile 2018

«I nostri prof di ciclismo», gli assi del pedale imolese in un libro della Bacchilega editore

Una raccolta di articoli di Nino Villa darà vita a un libro sui ciclisti del territorio imolese passati al professionismo, che verrà presto pubblicato da Bacchilega editore. Di seguito riportiamo l’introduzione al libro scritta dall’autore.

Da bambino mi piaceva molto assistere alle gare che a fine anni ‘40, inizi ‘50 si correvano nel circuito  di viale Dante, viale Zappi, strada dei birocciai (via Boccaccio ghiaiata) e via Goldoni. Erano gare per uomini e donne e mi affascinava lo scorrere veloce dei gruppi e dei mezzi. Il passaggio del Giro d’Italia nel 1953 fu ancora più emozionante, perché riuscii a vedere Coppi ed anche il nasone di Ferdy Kubler. Il 1° maggio del 1956 mio padre ed altri amici del bar Rivola mi portarono a vedere la gara di Varignana che vinse Mario Monti e salghì ed Sass (il pavimentista di Sasso Morelli) che correva per la Felsineo di Bologna. I protagonisti dovevano essere Ronchini, Baldini e Pambianco ma si ritirarono sotto un impietoso acquazzone.

Quella data rappresenta l’inizio del grande amore, che a volte  ha fatto soffrire ma non  ha mai tradito, per lo sport della bicicletta e sono state tante le gare di esordienti, allievi, dilettanti e professionisti seguite successivamente, per strada o in tv. Molti amici o compagni di scuola come Salvatore Mongardi gareggiavano tra gli esordienti, con la mia sportivissima famiglia andavamo a vedere le corse di Diego Ronchini, di Franco Costanzi, del casalese Battista Monti o del bubanese Olindo Gardelli – che poi è stato mio compagno di squadra tra i cicloamatori – ed anch’io avrei voluto iniziare a correre ma una congiura tra mia madre e il dott. Ricci che faceva le visite di idoneità, me lo impedì. A diciannove anni cominciai per vendetta col rugby, in mischia, ma vent’anni dopo venuto in possesso della bici di mio padre scomparso troppo presto, iniziai la carriera cicloturistica e cicloamatoriale. Abitavo a Bologna e cominciai per caso a scrivere di sport per le pagine dell’Unità Emilia-Romagna e a fare le cronache sportive di “ntv”. Venivo a Imola per la Coppa Placci e una la seguii sulla macchina del giornale assieme al grande Ginetto Sala. Posso dire di aver iniziato al giornalismo il Ct Davide Cassani ed ho conosciuto il commissario tecnico più medagliato di tutti, il grande Alfredo Martini. Era un piacere visitare il personale museo di Luciano Pezzi, parlando con lui anche di cose più importanti per la sua esperienza partigiana.

Ho intervistato anche gli olimpionici sovietici Viktor Kapitonov e Serghey Soukouroutchenko, oltre a Gimondi, Adorni, Moser, Saronni, Bugno, Fondriest, Bettini, Ballerini e tanti altri, anche al San Silvestro d’Oro nel modenese, che metteva i campioni sulla bilancia per pareggiare il peso con prodotti alimentari. Tornato a Imola, sabato sera  mi ha dato l’opportunità di scrivere dello sport locale e naturalmente il ciclismo è sempre stato tra i preferiti. Nel 2013, ho proposto a Paolo Zanelli, caporedattore dello sport, il ritratto di tutti i ciclisti imolesi passati al professionismo, ma in questa rassegna mi sembra giusto aggiungervi anche il biker azzurro Mirko Pirazzoli e Patrizia Zulato, che ha partecipato ad un Tour femminile nei primi anni 2000, oltre ai suiveurs più noti e che molto hanno dato allo sport che amiamo. E’ venuta fuori questa raccolta di ritratti e di ricordi che vuole essere memoria storica per i datati come me e uno strumento di conoscenza della storia del ciclismo imolese per chi, più giovane, oltre che a pedalare vuole conoscere le radici di questo nostro amore faticoso e spesso sofferente ma sempre appagante.

ni.vi.

I lettori di «sabato sera» possono prenotare il libro presso la redazione di viale Zappi 56 C al prezzo di lancio di 9 euro anziché 12

Nella foto: Marco Pantani e Fabiano Fontanelli in un momento di relax

«I nostri prof di ciclismo», gli assi del pedale imolese in un libro della Bacchilega editore
Sport 23 aprile 2018

Pallavolo B2 femminile, la Csi Clai Imola ko contro la capolista. Sabato prossimo si gioca i play-off

IMOLA

Se non fosse per il fatto che non conta nulla per smuovere la classifica, aver vinto un set con la già promossa Capannori, la Csi Clai Imola potrebbe sorridere e pensare all”impresa nella sconfitta in trasferta per 3-1, visto che le toscane avevano perso solo otto set nelle precedenti 23 partite.

Sono dunque rimandati al prossimo fine settimana i festeggiamenti per i play-off quando, alla penultima giornata (che si giocherà in contemporanea su tutti i campi sabato 27 aprile alle 21), Imola ospiterà Rimini. In caso di vittoria l”accesso alla post season sarebbe matematica.

r.s.

Nottolini Capannori – Csi Clai Imola: 3-1 (25-14, 25-17, 26-28, 25-9).
Capannori
: Mutti 8, Miccoli (L), Magnelli 13, Coselli 17, Renieri n.e., Puccini 20, Degma 2, Roni n.e., Bonasera 9, Bresciani 3, Chericoni F. 1, Chiavacci (L), Marsili 1, Maltagliati. All.: Becheroni.
Imola: Rapisarda, Devetag 5, Bombardi n.e., Cavalli 1, Ferracci 4, Folli 1, Ricci Maccarini (L2), Melandri 6, Tamburini 1, Collet 11, Tesanovic 6, Magaraggia (L1). All.: Turrini.

Pallavolo B2 femminile, la Csi Clai Imola ko contro la capolista. Sabato prossimo si gioca i play-off

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