BORSA DI STUDIO SILVIA LUCCHESE 2015 / GIULIA MARTELLI

CASTEL SAN PIETRO
Giulia Martelli III A

Un posto rilassante

Davanti a me c’è mia madre: una ragazzona, come si definisce lei, di circa 40 anni, alta con capelli corti e marroni e con occhi marroni. Mia madre è una persona parecchio socievole e per niente timida. Si cura e ci tiene al suo aspetto esteriore, ma senza mettersi troppo in mostra.

Qual è il tuo luogo del cuore?

“Il mio luogo del cuore è il lago di Garda, è un posto molto rilassante e in cui mi sento bene.”

Perché questo posto ti rilassa e ti fa sentire bene?

“Perché fin da quando ero piccola ci passavo le mie estati: quando ero piccolina ci andavo coi miei genitori, mia sorella e mio fratello; mi ricordo che ho imparato a nuotare proprio lì perchè mio fratello mi spingeva in acqua e io per sopravvivere ho imparato a nuotare. Invece quando ero più grandicella ci andavo insieme a mia zia con la sua mitica cinquecento, perchè i miei genitori avevano un bar e dovevano lavorare da mattina presto fino a sera tardi. Ho passato con le mie amiche delle serate bellissime nei localini sul lago, lontano dalla città caotica, dove abitavo.”

In che paesino andavi sul lago?

“Coi miei genitori e mia zia andavo a Lazise, dove è nato mio padre,dove l’acqua non è cristallina ma piena di alghe, invece con le mie amiche giravamo un po’ da pertutto.”

Perché da un posto così bello, tranquillo e dove stavi bene ti sei trasferita a Osteria Grande?

“Perché anche ad Osteria Grande c’è il laghetto! Ahahahaha… A parte gli scherzi… Mi sono trasferita ad Osteria grande perchè dopo cinque anni di ‘Verona-Bologna, Bologna-Verona’ mi sono stancata di fare la pendolare.”

In che senso “la pendolare”?

“Ho conosciuto mio marito Massimo nel lontano 1993 e non ci siamo più lasciati.”

Vi siete conosciuti sul lago, a Verona o a Osteria Grande?

“Ci siamo conosciuti a Loret de Mar, in Spagna. Tornati nelle rispettive città abbiamo cominciato a telefonarci fino a che non abbiamo deciso di incontrarci a Bologna, una domenica. Mi ha fatto visitare questa splendida città e ci siamo salutati con la promessa che la domenica dopo, avrebbe contraccambiato la visita a Verona, cosa che ha fatto. Da quel weekend abbiamo iniziato a fare i pendolari, un weekend veniva lui a Verona e quello dopo andavo io a Bologna, vacanze trascorse insieme… ”

E poi?

“Sono stati anni bellissimi, anche perchè delle mie amiche hanno conosciuto degli amici di mio marito, perciò partivamo nel weekend in compagnia, spensieratamente.”

E poi?

“Nel corso degli anni avevamo inziato a sistemare la casa vecchia dei miei suoceri, perciò dopo aver fatto qualche domanda di lavoro mi sono finalmente trasferita a Osteria Grande, perchè ho trovato lavoro.”

A un certo punto si è aggiunto mio padre, un uomo di 45 anni, e mi ha detto gelosamente: “Perchè non chiedi anche a me quale è il mio luogo del cuore?”
Così mi è toccato continuare l’intervista con mio padre…

Quale è il tuo luogo del cuore?

“Penso che il luogo del cuore debba essere, anzi sia, dove si possa trovare serenità, emozioni coinvolgenti e dove si abbia voglia di andarci o di starci ogni volta che si ha bisogno di sentirsi accolti e protetti, tutte questi cose io le trovo a casa mia.”

Perché a casa tua?

“Perché a casa mia sento che c’è bisogno di me e questo mi compensa, nello stesso modo a casa mia trovo risposte a tutti i miei bisogni.”

Ha una storia in particolare, casa tua, per essere così speciale per te?

“Sì!”

Quale?

In questa casa ci sono nato e ci vivevo con i miei nonni, i miei genitori, i miei zii e i miei cugini, pensa che eravamo in dieci nella stessa famiglia; si mangiava tutti insieme e dopo cena si passava la serata chiacchierando o giocando a carte o guardando qualcosa in televisione, anche se era l’unica che c’era in casa ci si trovava sempre d’accordo su cosa guardare. Comunque di certo non ci si annoiava. Col tempo questa casa si è vuotata. Dopo averci lavorato molti anni, anche sacrificando molti sabati e domeniche, ho avuto la soddisfazione di tornarci a vivere ed averci creato la mia nuova famiglia. Quindi mi legano a lei oltre che a molti ricordi dell’infanzia, anche molte vicende e vicessitudini della mia vita.”

Quale episodio d’infanzia ti ricordi meglio?

“Non ho un episodio in particolare che mi è rimasto in mente, ci sono tanti frammenti, fra questi, le uscite la domenica coi miei genitori, le vacanze al mare, il primo giorno di scuola, le grandi nevicate d’inverno che permettevano a noi bambini di non andare a scuola e passavamo le giornate a giocare nella neve.”

Come vi divertivate voi bambini?

“Noi bambini ci divertivamo: andando in bicicletta, con la palla, giocando a nascondino o giocando ai vari giochi di gruppo, di sicuro senza il telefono o la televisione insomma ci arrangiavamo con quello che avevamo”

Quando mio fratello ha sentito la parola giochi è intervenuto subito per raccontarmi i sui giochi preferiti.

Quali sono i tuoi giochi o giocattoli preferiti?

Giacomo, un bambino di sei anni, che si definisce timido ma che è tutt’altro, mi ha risposto spavaldamente.

“I miei giochi preferiti sono: il calcio, saltare sul letto, giocare con il tablet, giocare a carte, giocare con le macchinine, correre, ballare, giocare con la wii, giocare a biliardino e altre cose così.”

Con questa risposta mi sono sorpresa di quanti giochi siano cambiati, dopo tutti questi anni, ma anche che alcuni giochi siano rimasti sempre quelli; in fondo se dai una palla ad un maschio lui è a posto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *