Cultura e Spettacoli

Cultura e Spettacoli 16 novembre 2018

Valentina Monti apre questa sera i concerti jazz al Circolo Sersanti

Ritorna la musica dal vivo al Circolo Sersanti di Imola, che ospita e promuove un ciclo di concerti di jazz, blues, rock blues e di musica brasiliana in collaborazione con il Combo Jazz Club e con Jeko Music per dar vita a serate che vogliono essere un appuntamento informale «da club» rivolto in particolare a un pubblico di appassionati.

Questa sera, venerdì 16 novembre, alle 21 si esibirà il Valentina Monti Jazz 4et, con la cantante che sarà sul palco insieme al pianista Enrico Pelliconi, al contrabbassista Henrique Molinario e al batterista Giacomo Scheda. Il quartetto, attivo in questa formazione dal 2016, è composto da musicisti che da anni dedicano la loro attività prevalentemente al jazz. Proporranno un repertorio che sarà un viaggio tra grandi brani del jazz più classico, tra ballad e swing, rielaborati dal punto di vista di una vocalist affascinata da grandi interpreti come Ella Fitzgerald, Carmen McRae e Sarah Vaughan, con uno sguardo sempre rivolto al soul e al blues, generi nei quali la voce di Valentina Monti (che, tra l’altro, è anche voce solista femminile dell’Imola Big Band) trova spazi sonori ideali.

Due settimane dopo torna al Circolo il contrabbassista Roberto Bartoli con il progetto Quai des Brumes. Insieme al clarinettista Federico Benedetti e al chitarrista Tolga During, esaminerà le contaminazioni tra musica gipsy, atmosfere balcaniche e klezmer, canzone francese e naturalmente tanto jazz, insomma quel crogiuolo di culture che si potevano incontrare nella Parigi dei tempi di Django Reinhardt.

Il 21 dicembre sarà protagonista l’Inner City Group composto da Andrea Bonetti al piano/synth, Fabio Mazzini alla chitarra, Luca Pasotti al basso e Andrea Tedaldi alla batteria: propone un repertorio  che spazia da classici del jazz firmati da personaggi come  Scofield e Coltrane a composizioni originali, filtrati attraverso  un energico jazz funk ricco di sfumature e groove.

L’ingresso è di 5 euro per una prima consumazione di bevande.

Sono poi previste tre serate di jam session a cura del Collettivo Ipa, con ingresso gratuito: il 4 dicembre, l’8 gennaio e il 5 febbraio – sempre alle 21 – la musica nascerà dal talento di Fabio Landi, pianoforte, Alessandro Petrillo, chitarra, Jader Berti, contrabbasso, Franco De Fazio,  batteria, e numerosi ospiti.

Informazioni e prenotazioni: 0542/22207.

Nella foto, di Isolapress, Valentina Monti

Valentina Monti apre questa sera i concerti jazz al Circolo Sersanti
Cultura e Spettacoli 15 novembre 2018

«L'Italia del latte» e le mille sfumature del Baccanale a Imola. IL VIDEO (1^ parte)

E” iniziato il 3 novembre scorso e, fino al 25, Imola si colora di bianco per l”edizione 2018 del Baccanale. Per tre settimane la città, infatti, è la capitale de «L’Italia del latte» dove risuonano sapori e gusti a tema. Non mancano le proposte dei ristoranti e dei bar, le degustazioni, gli assaggi, gli incontri, i laboratori, gli spettacoli e le mostre.

Il programma completo e tutti i menù sono online sul sito www.baccanaleimola.it e visibili sull”applicazione gratuita per smartphone AppU. Informazioni: 0542/602207. (d.b.)

Nella foto: il Baccanale a Imola

«L'Italia del latte» e le mille sfumature del Baccanale a Imola. IL VIDEO (1^ parte)
Cultura e Spettacoli 15 novembre 2018

Arte e matematica unite nella mostra di Gabriele Gelatti a Castello

Una serie di dipinti basati sulle geo-metrie del «numero aureo» per mettere in mostra il progetto di un’architettura dove si fondono arte e matematica e dove l’edificio sacro è dedicato al mistero della natura, fonte di comune ispirazione per la creazione artistica e la ricerca matematica. È l’esposizione  dell’artista genovese Gabriele Gelatti allestita alla galleria comunale d’arte moderna di Castel San Pietro intitolata Il tempio d’oro e organizzata in occasione del Convegno nazionale «Incontri con la matematica».

Gelatti ha realizzato il suo progetto facendo sì che «le forme e i colori delle cose che la luce rende visibili» veicolino «il mistero che sente chi contempla la natura, nell’atomo, nel fiore, nell’uomo, nella galassia. L’arte e la matematica sono manifestazioni del medesimo stupore dinanzi al mistero della bellezza», come scrive: «Nel progetto di edificazione del Tempio d’Oro confluiscono un decennio di ricerche sulle corrispondenze della mente umana con le proprietà archetipe dei numeri e delle geometrie della proporzione aurea».Scrive Bruno D’Amore nel testo critico per l’esposizione: «Metafora del tempio è dunque qualsiasi altro luogo specifico, pensato e costruito per raccogliere spiritualità, sogni, traguardi ultramondani. Ma deve essere un luogo concreto, non solo ideale, per lo meno tanto concreto da essere identificabile non solo da chi l’ha pensato e realizzato, ma anche da chi lo frequenta o anche solo lo visita o solo ne conosce l’esistenza. Gelatti costruisce il suo tempio, riconoscibile, identificabile, la cui sacralità è l’arte, intrisa di una visione razionale della stessa, permeata di studi scientifici che la rendono sacrale, come succedeva alle credenze ancestrali e poi egizie, sumere, babilonesi, maya che non solo imponevano una venerazione acritica del credo, ma sue interpretazioni scientifiche, soprattutto aritmetiche, geometriche e astronomiche. Il tempio è dunque una metafora dei luoghi dell’arte, ma di questa specifica visione dell’arte, sacrale ma in forma pagana, puntuale porto d’arrivo di navi spirituali destinate a viaggi sorprendenti, a cambiare la storia del senso della vita umana (…)».

La galleria comunale è in via Matteotti 79. La mostra sarà inaugurata giovedì 15 novembre alle 17 e visitabile dal 15 al 18 novembre e dal 24 al 25 dalle 14 alle 19.

Nella foto un particolare dell’immagine della locandina della mostra

Arte e matematica unite nella mostra di Gabriele Gelatti a Castello
Cultura e Spettacoli 14 novembre 2018

Gianluca Afflitti e la passione per i viaggi che l'ha portato in tutti i continenti: «Sono curioso del mondo»

In un”intervista Jovanotti, parlando dei suoi giri per il mondo, disse che per viaggiare non sono tanto indispensabili i soldi quanto avere il tempo per farlo. Gianluca Afflitti, classe 1967, viaggiatore da sempre, è la dimostrazione che si può partire pur dovendo fare i conti con un lavoro impegnativo come quello del lattoniere.

Afflitti, titolare dell’azienda omonima con il fratello Massimiliano, riesce ad organizzare almeno quattro viaggi all’anno, scegliendo sempre mete particolari, alla ricerca di emozioni e sensazioni nuove, che immortala in fotografie, che gli hanno valso numerosi riconoscimenti. «Sono curioso del mondo, cerco colori, situazioni strane», ci racconta seduto davanti al computer con il quale studia gli itinerari e dove ha già preparato il programma dei viaggi fino al 2021. Noi l’abbiamo incontrato alla vigilia della partenza per l’Australia, l’obiettivo è vedere la migrazione dei granchi rossi a Christmas Island.

Quando hai capito che il viaggio sarebbe stata una costante della tua vita?
«A 16 anni. Nel 1983 in sella ad una Honda Xl 125 sono partito alla volta della Spagna con un gruppo di amici, ho girato tutta la penisola fino ad Alicante. Dormivamo negli allora parador, cercando di vedere gli angoli più particolari del Paese. Fino ai 26 anni la moto è stato il mezzo privilegiato per i miei viaggi, anche se chiaramente la cilindrata è andata aumentando, passando al 250 fino al 750. Dopo gli amici dei primi viaggi, la presenza fissa è sempre stata Elena, la mia compagna, che ha condiviso con me questa passione. Oggi ho una Kawasaki 1500 custom. Ma oggi le mete che mi attirano ora necessitano di un volo aereo…».

Quali mete ricordi più volentieri dei viaggi in sella alla moto?
«Ho girato tanto, tutta Europa tranne la Russia, poi sono andato fino in Kurdistan e sono arrivato a Capo Nord. In Scandinavia ci sono tornato un’altra volta in inverno, senza moto, appositamente per dormire nell’hotel di ghiaccio, una struttura che viene costruita ogni anno, con stanze, sculture, spazi ricavati completamente nel ghiaccio, a Kiruna, la città più settentrionale e fredda della Svezia. Anche il Messico l’ho girato in moto; era il 1999, allora era ancora possibile noleggiare una moto e attraversare tutto il Paese, oggi non sarebbe possibile perché ad ogni passaggio di regione viene chiesto di cambiare il mezzo. In Messico abbiamo anche avuto una piccola avventura mentre eravamo su una strada in mezzo al nulla: la moto mi è andata in riserva e poi si è fermata. Dopo una lunga attesa è passata un’auto, però non erano in grado di aiutarci, così sono salito con loro lasciando Elena da sola a badare alla moto. Arrivati al primo paese, dopo un viaggio di un’ora, non c’era nessun meccanico. Però noto un camioncino scassato e tre uomini seduti attorno al tavolo del bar pieno di birre. A quel punto decido di offrirgli dei soldi per farmi accompagnare con il camion a recuperare la moto. Devo aver dato loro molto di più di quanto fossero abituati, perché ci hanno accompagnato per un bel pezzo, sistemata la moto, per vedere che tutto andasse bene. Più che altro, sono stato fortunato perché Elena c’era ancora… e non mi ha mandato a quel paese. Ripensandoci, forse siamo stati un po’ incoscienti» (r ide).

L’impressione è che in questa passione per il viaggio sia più importante il «muoversi», «l’andare» della destinazione.
«Sicuramente ogni viaggio deve essere itinerante. In passato non prenotavo nulla, l’unica cosa che non cambiava era la meta, poi il percorso poteva variare, se c’erano stimoli interessanti. In Turchia, verso metà degli anni ’90, due romani incontrati per caso mi segnalarono una località che mi incuriosì. Così mi ritrovai con la moto in mezzo agli ovili finché arrivammo ad una caletta sulla Costa Turchese. Un paesino di una decina di case. Quando ho chiesto di cosa vivessero mi spiegarono che ormai erano per lo più allevatori: il pescatore più anziano non usciva ormai più in mare, ma gli sarebbe piaciuto usare ancora la barca. Così mi sono offerto di accompagnarlo e siamo partiti su una specie di chiatta. Al rientro i paesani avevano allestito una tavola in piazza, io ed Elena siamo stati messi ai posti d’onore di quella che è diventata una festa. Questo è il bello del viaggiare, incontrare persone e situazioni insolite, un modo di estraniarsi dalla vita normale».

Quando hai deciso che era ora di cambiare mezzo per viaggiare?
«Quando ho scoperto la subacquea e la fotografia. A quel punto le mete da raggiungere sono diventate tali che era necessario salire su un aereo».

Pensi anche tu che per viaggiare non sia necessario investire una fortuna?
«Se ci si organizza per tempo oggi con Internet si trovano voli a costi accettabili, anche per mete lontane. Ad esempio ad agosto sono stato nella Papua indonesiana passando da Bali. I biglietti li ho acquistati a gennaio per 530 euro. Devo dire che negli ultimi dieci anni, fra viaggi vinti grazie a concorsi fotografici ed altri ai quali partecipo come fotografo esperto, il costo del viaggio è ammortizzato… Certo nei periodi in cui rimango a casa risparmio perché non amo molto andare al cinema e ancora meno al bar. Poi, come dicevo, anche progettare i viaggi per me è un divertimento».

Puoi dire di aver viaggiato in tutto il mondo?
«Sicuramente in tutti i continenti più di una volta, anche se non ancora in tutti i Paesi». (fa.vi.)

L”intervista completa è su «sabato sera» dell”8 novembre

Nelle foto momenti di viaggio di Gianluca Afflitti e della compagna Elena

Gianluca Afflitti e la passione per i viaggi che l'ha portato in tutti i continenti: «Sono curioso del mondo»
Cronaca 13 novembre 2018

Acqua liquida su Marte, a Imola ne parla l'astrofisico Roberto Orosei

Su Marte c’è un lago sotterraneo di acqua salata. La scoperta, annunciata la scorsa estate con grande risonanza mondiale, è frutto delle indagini compiute con il radar italiano Marsis (Mars advanced radar for subsurface and ionosphere sounding) installato a bordo della sonda europea Mars Express, un progetto guidato da Roberto Orosei, ricercatore dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf).

Delle molteplici conseguenze della scoperta dell’acqua su Marte parlerà lo stesso Orosei, nell’ambito della conferenza dedicata a L’esplorazione di Marte e la ricerca della vita,  organizzata dagli Astrofili Imolesi. «Quella dell’acqua su Marte è una scoperta di grande rilevanza – spiega Orosei -. Dal punto di vista scientifico avere certezza della presenza di acqua su Marte significa che potremo, un giorno, organizzare missioni per andare a prendere campioni in grado di attestare se sul pianeta rosso esiste la vita così come la conosciamo noi, seppur primordiale o in forma batterica».

Mercoledì 14 novembre, alle ore 20.30, Sala Bcc, via Emilia 212. (Redazione cronaca)

Nella foto: Roberto Orosei

Acqua liquida su Marte, a Imola ne parla l'astrofisico Roberto Orosei
Cultura e Spettacoli 12 novembre 2018

Il Wroclaw Baroque Ensemble porta Bach al teatro Stignani per l'Erf

Il Wroclaw Baroque Ensemble, orchestra barocca con sede nella città polacca Breslavia, sarà protagonista del prossimo appuntamento di Erf#StignaniMusica. Martedì 13 novembre alle 21, nel teatro comunale imolese in via Verdi, il direttore Andrej Kosendiak guiderà l’ensemble a cui si aggiungeranno il soprano Aldona Bartnik, il controtenore Matthew Venner, il tenore Karol Kozlowski e il baritono Jerzy Butryn per un programma di cantate di Johann Sebastian Bach. Saranno, infatti, proposte «Ich habe genug BWV 82», «Ich bin vergnügt mit meinem Glücke BWV 84» e «Aus der Tiefen rufe ich, Herr, zu dir BWV 131» del compositore tedesco.

Il Wroclaw Baroque Ensemble è un ensemble in residenza al National Forum of Music di Wroclaw, fondato da Andrej Kosendiak, suo direttore artistico fin dagli inizi. Collabora con musicisti della Wroclaw Baroque Orchestra, oltreché con cantanti e strumentisti provenienti dalla Polonia e dall’Europa, principalmente dalla Repubblica Ceca, dal Regno Unito e dalla Germania. Il Wroclaw Baroque Ensemble predilige il repertorio barocco, con particolare attenzione alla musica polacca, dalle composizioni da camera all’oratorio fino al canto. Matthew Venner, il controtenore, è uno dei più quotati e richiesti al mondo, appartenente a moltissimi ensemble di musica barocca e antica, sia da solista che da accompagnatore. Aldona Bartnik, il soprano, dopo aver studiato al Reale Conservatorio presso L’Aia, si è specializzata nella interpretazioni di musica antica. Ha approfondito gli studi con i migliori insegnanti e si è diplomata a Breslavia in violino e in canto classico. Il tenore Karol Kozlowski è diplomato sia in canto che in scultura all’Università di Varsavia. Già solista all’Opera di Breslavia, ha debuttato con Strauss e proseguito con Mozart, Rossini e Verdi. Il baritono Jerzy Butryn, invece, ha completato, distinguendosi per il valore, tutto il cursus honorum dei diplomi di canto, partecipando anche alla masterclass per i giovani talenti promossa dall’Accademia dell’Opera di Breslavia.

Biglietto da 20 a 12 euro, ridotto da 17 a 10, biglietto a 1 euro per gli studenti imolesi e per gli allievi della Vassura Baroncini. Info: 0542/25747.

Nella foto (di Lukasz Rajchert) il Wroclaw Baroque Ensemble

Il Wroclaw Baroque Ensemble porta Bach al teatro Stignani per l'Erf
Cultura e Spettacoli 11 novembre 2018

Le antiche tradizioni del mese di novembre, tra festività religiose, credenze popolari e piatti tipici

Il primo giorno di novembre, Ognissanti, è una grande festività religiosa dedicata a tutti i santi, ma nella tradizione pagana (Romagna, terra celtica) si festeggiava il Capodanno, col ritorno sulla terra dei defunti. I Celti erano un popolo dedito all’agricoltura e alla pastorizia per cui la fine dell’estate, con la fine dei raccolti, diventava anche la fine dell’anno: la fine di una stagione per iniziarne una nuova: l’inizio dell’anno nel calendario contadino.

Quando la Chiesa impose le proprie regole e il proprio calendario liturgico, dedicò il giorno 1 ai Santi e il 2 alla commemorazione dei defunti. E’ rimasta però l’usanza pagana di fare opere di bene in memoria dei defunti e cioè la «fava dei morti». Un tempo si cuocevano fave, ceci, fagioli e lupini da mangiare in famiglia e da offrire ai poveri che quel giorno chiedevano l’elemosina, la carité di mort, e che in cambio dicevano preghiere per i defunti della famiglia.

La mattina del giorno dei morti i bambini dovevano alzarsi presto per andare al cimitero, perché dopo i genitori dovevano lavorare. Partivano da casa che era ancora buio, con tanta voglia di dormire ancora, ma li consolava l’idea che tra le bancarelle dei fiori c’era spesso qualcuno che vendeva castagne, brustulline e lupini. Nelle campagne c’era poi un’usanza molto antica, quella di rifare i letti con lenzuola pulite perché i defunti, così voleva la tradizione, per un giorno sarebbero ritornati sulla terra fra i loro cari, sarebbero ritornati a riposare nei loro letti.

Sarebbero ritornati a visitare le loro case e allora occorreva lasciare anche la tavola apparecchiata e il fuoco acceso, perché potessero mangiare e riscaldarsi. I Celti credevano infatti che alla vigilia di ogni nuovo anno il Signore della Morte, il Principe delle Tenebre, chiamasse a sé tutti gli spiriti dei morti e che tutte le leggi dello spazio e del tempo fossero sospese e quindi fosse permesso al mondo degli spiriti di unirsi al mondo dei viventi. Un’antica usanza di questo periodo dell’anno è dunque quella delle «fave dei morti», che si riallaccia probabilmente alla cultura dei Celti. Ma perché proprio il nome «fava»? Che cosa ha a che fare questa pianta erbacea leguminosa, coi dolci e con quei biscotti che troviamo in questi giorni nelle botteghe dei fornai, nelle bancarelle dei mercati e naturalmente nelle case dove ancora vi è l’usanza di fare i dolci?

La fava è una specie erbacea, originaria dell’Asia occidentale, coltivata per i semi, utilizzati a scopo alimentare e consumati soprattutto freschi, crudi o cotti. E’ una pianta annuale diffusa anche nella pianura Padana, seminata generalmente in marzo e raccolta in estate. Secondo gli antichi, le fave, quelle vere, i semi commestibili di color verdastro, contenevano le anime dei morti, quindi erano cibo di rito nella ricorrenza. Presso i Romani le fave erano sempre presenti nei conviti funebri, cotte nell’acqua con l’osso di prosciutto. La fava si offriva alle Parche, a Plutone e a Proserpina ed era celebre per le cerimonie superstiziose. I fiori della fava erano considerati un segno lugubre e le fave, i semi, soprattutto quelli neri, erano considerati un’offerta funebre. Gli Egizi invece consideravano questo legume cosa immonda, quindi non la mangiavano e nemmeno osavano toccarla. (ve.mo.)

L”articolo completo è su «sabato sera» dell”8 novembre

Le antiche tradizioni del mese di novembre, tra festività religiose, credenze popolari e piatti tipici
Cultura e Spettacoli 10 novembre 2018

Un «Sogno d'aria» per i più piccoli apre la stagione teatrale al Magazzino Verde di Medicina

Dopo la festa di apertura, entra nel vivo la stagione di teatro per bambini e ragazzi al Magazzino Verde di Medicina. Curata da La Baracca – Testoni Ragazzi, vede il primo spettacolo in cartellone domenica 11 novembre alle 16.30: si tratta di una produzione della stessa Baracca intitolata Sogno d’aria e dedicata ai bambini da 1 a 5 anni. Roberto Frabetti dà vita ad uno spettacolo poetico, pioniere del teatro per la prima infanzia, fatto di sorprese continue e basato su un gusto surreale per la libera associazione mentale e l’assurdo.

Un soffio d’aria anima gli oggetti, conducendo il protagonista in uno spazio nuovo, forse pieno di doni. «L’aria è l’elemento che dà vita: porta parole, odori, musica. Muta lo spazio, lo trasforma, rendendo pieno ciò che prima era vuoto» racconta Roberto Frabetti, autore e interprete di quello che è un omaggio all’emozione e alla curiosità, al piacere della scoperta, alla forza dell’immaginazione.

Biglietti: intero 6 euro, ridotto fino a 14 anni e soci Coop Reno 5 euro. Informazioni:  051/4153718 dal martedì al venerdì dalle 14 alle 17.

Nella foto Roberto Frabetti in scena

Un «Sogno d'aria» per i più piccoli apre la stagione teatrale al Magazzino Verde di Medicina
Cultura e Spettacoli 10 novembre 2018

Il complesso monumentale dell'Osservanza: il 10 novembre presentazione del libro sulla storia e punto sui lavori in corso

E” in programma oggi 10 novembre, dalle 16 alle 18, una conferenza nella chiesa dell”Osservanza a Imola, con l”obiettivo di presentare il libro sulla storia del complesso monumentale e fare il punto sui lavori presenti e futuri.

La prima parte, dopo i saluti delle autorità, è dedicata alla presentazione del «Libro ove saranno notate le cose degne di memoria di mano in mano dalli reverendi padri Guardiani pro tempore per notizia de’ posteri, appartenenti a questo convento di Santa Maria delle Grazie, detto volgarmente dell’Osservanza dei padri Minori Osservanti ora Riformati di San Francesco, cominciando dall’anno 1466, in cui li sudetti religiosi furono chiamati in Imola», curato da Riccardo Pedrini, archivista Provincia di Sant’Antonio Ofm e pubblicato dall”editrice Il nuovo diario messaggero. La presentazione è introdotta e moderata dal vicedirettore dell”Archivio Diocesano, Andrea Ferri.

Nella seconda parte si procederà, invece, all”illustrazione dello stato dei lavori di recupero del complesso. Attualmente è in corso un intervento sul primo chiostro e sul santuario che contiene l”immagine della Madonna delle Grazie, finanziati dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Imola. Nel chiostro si sta procedendo al ripristino dell’intonaco, alla tinteggiatura e all’installazione di una illuminazione mirata a valorizzare al meglio le lunette affrescate, mentre nel santuario sarà realizzato un nuovo impianto di riscaldamento. Nell”occasione si farà il punto anche sui finanziamenti, tra i quali figura un cospicuo contributo concesso dalla Conferenza Episcopale Italiana. 

La parte dedicata ai lavori sarà aperta dal saluto del parroco di San Cassiano all’Osservanza, canonico Emilio Moretti, che lascerà poi la parola al canonico Antonello Caggiano Facchini, direttore dell’Ufficio Diocesano per i Beni Culturali, a Maurizio Barelli, presidente del Comitato RestaurOsservanza e a Stefania Campomori, progettista e direttore dei lavori delle opere di restauro.

Il complesso monumentale dell'Osservanza: il 10 novembre presentazione del libro sulla storia e punto sui lavori in corso
Cultura e Spettacoli 9 novembre 2018

All'interno del Baccanale, il Banco d'assaggio porta cento vini in degustazione

Saranno cento i vini protagonisti del XXV Banco d’assaggio dei vini e dei prodotti agroalimentari dell’Imolese, in programma venerdì 9 (ore 18-22), sabato 10 (ore 17-22) e domenica 11 novembre (ore 17-21) al Museo di San Domenico. L’appuntamento propone la degustazione a scelta tra cento etichette in rappresentanza dell’eccellenza dei vini del territorio ed è organizzato dall’amministrazione comunale in collaborazione con Associazione italiana sommeliers Romagna – Delegazione di Imola, associazione Voluptates, Strada dei vini e sapori dei Colli d’Imola, Comitato Doc Colli d’Imola, con la partecipazione dell’Istituto Alberghiero «B. Scappi» di Castel San Pietro. Il visitatore riceverà all’ingresso una sacca e un calice e una scheda con sette coupon al costo di 10 euro. Si potranno pertanto selezionare sette vini da degustare tra i cento presenti in rassegna consultando il carnet di degustazione ove sono elencati tutti i vini, raggruppati per singola cantina.

Nei tre giorni del Banco d’assaggio, all’interno della prestigiosa Sala del capitolo dell’ex convento domenicano sono previste degustazioni guidate di vini presenti in rassegna. In particolare, venerdì 9 novembre alle ore 20.30 ci sarà la presentazione della realtà produttiva e degustazione dei vini della cantina Trapan della città di Pola (Croazia), ospite dell’anno del Banco d’assaggio, sabato 10 novembre alle 19 si darà vita a una degustazione guidata di vini Doc Colli d’Imola tra quelli presenti in rassegna, e domenica 11 novembre alle 18 Marzia Bellino, già concorrente MasterChef Italia, preparerà un dulce de leche mentre alle 18.30 sarà presentato il libro Albana. Una storia di Romagna (Feltrinelli 2018) con gli autori Giovanni Solaroli e Vitaliano Marchi e con degustazione di diverse Romagna Albana prodotte sul territorio della zonazione Doc Colli d’Imola e il dulce de leche in abbinamento a Romagna Albana Passito. La partecipazione alle degustazioni guidate è libera per coloro che partecipano al Banco d’assaggio e si aggiunge alle sette degustazioni previste. Oltre al vino, alcune aziende produttrici locali presenteranno i loro prodotti agroalimentari, proposti anche in forma di degustazione, a pagamento.

Nella foto (di Isolapress) un gruppo di amici al Banco d”assaggio del 2017

All'interno del Baccanale, il Banco d'assaggio porta cento vini in degustazione

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