Articoli nella categoria: Località

#nomobile#

Economia 20 gennaio 2018

Da un garage al mondo della moda, da mezzo secolo la Gemineon produce insegne per aziende

Percorrendo la San Vitale di notte, appena oltrepassata la frazione medicinese di Fossatone, non si può non notare la scritta «Gemineon». L’insegna, pur non trovandosi direttamente sulla strada provinciale, è molto ben visibile. E non potrebbe essere diversamente, visto che si tratta di un’azienda che da oltre cinquant’anni produce insegne luminose di qualunque tipo. Tra gli ultimi lavori che portano la sua firma, ci sono ad esempio la facciata della Robopac in zona Ca’ Bianca e la Berardi Bullonerie a Poggio Piccolo, due realtà che si sono dotate entrambe di nuovi stabilimenti produttivi e che per la scritta luminosa con il nome dell’azienda hanno deciso di rivolgersi alla Gemineon Srl.

Dagli anni Novanta l’azienda ha sede nella zona artigianale di Fossatone, in un fabbricato da 2.500 metri quadrati in via Torricelli, dove attualmente lavorano una decina di dipendenti. Il titolare è Alessandro Ghini, figlio dei fondatori Giuseppe, originario di Borgo Tossignano, e Tamara Viale. «Inizialmente – racconta Alessandro Ghini -, i miei genitori aprirono l’azienda in un garage nel quartiere Santa Viola, alla periferia di Bologna». Il nome, decisamente curioso, è la fusione di due parole. La più intuitiva è la seconda, «neon», la tecnologia che per anni ha caratterizzato il mondo delle insegne, oggi praticamente del tutto soppiantata dal led («il neon è rimasto un mercato di nicchia, per artisti o amatori del prodotto»). La prima parola, invece, deriva da «Gemini», ovvero il programma di volo umano nello spazio intrapreso dagli Stati Uniti tra il 1963 e il 1966, proprio quando fu fondata la società. «Inizialmente, i miei genitori si proponevano come produttori di semilavorati conto terzi, quindi non si interfacciavano con il cliente finale – prosegue Ghini -. Lo stesso modo di lavorare proseguì anche quando, nel 1982, l’azienda si trasferì in un capannone da 600 metri quadri a Castenaso». Alessandro entrò in azienda nel 1990, dopo il diploma, e «due anni più tardi ci fu il cambio di passo» rivendica Ghini. Innanzitutto, la Gemineon cominciò a proporre le sue insegne direttamente ai clienti finali e acquistò anche il terreno sul quale sarebbe sorto il nuovo stabilimento a Fossatone. «Fu una scelta puramente economica, perché si spendeva meno rispetto altrove – spiega il titolare -. L’inaugurazione avvenne nel 1996».

Da allora l’azienda, il cui fatturato si attesta su 1,5 milioni di euro all’anno, ha ampliato il proprio bacino di clientela. «Lavoriamo prevalentemente con società italiane, anche se il nostro materiale va anche all’estero» dice Ghini. Tra gli ultimi grandi lavori fatti, ad esempio, nel 2014 c’è la sostituzione in tutto il territorio italiano delle insegne della catena alberghiera Nh. Nel 2007, invece, lo stesso era avvenuto per le insegne in tutti gli stabilimenti europei della Cnh del gruppo Fiat. Ma non sono mancate neppure insegne di farmacie a Bologna, Trento e Trieste e del settore bancario (Gemineon si è occupata ad esempio del cambio di insegne da Credito Romagnolo a Rolo Banca e anche di quelle della Banca di Imola). Uno degli ambiti più redditizi è però quello dell’alta moda, dove lavora per nomi quali Gucci, Fendi, Bulgari, Diesel e Moncler. «In questo caso facciamo spesso anche gli espositori illuminati per i prodotti».

Ma come nasce l’idea di un’insegna? «In realtà, spesso è il cliente a darci il progetto di cosa vuole e con quali colori, che spesso richiamano quelli societari» dice Ghini. Ovviamente, ci sono colori più o meno «leggibili». Nel nostro territorio, ad esempio, «bisogna considerare anche la presenza della nebbia – dice Ghini -. Con queste condizioni, le scritte blu tendono a sparire, mentre il bianco resta in assoluto il colore più visibile e anche il più utilizzato».

E per il futuro? «Stiamo investendo di più sul mercato degli espositori perché c’è una discreta richiesta – spiega il titolare -. Inoltre, vogliamo capire se sarà possibile lavorare di più con l’estero, visto che con la crisi economica si è un po’ perso il rinnovo ciclico dell’immagine dell’azienda. In questo caso, però, in quei Paesi servirebbero delle sedi almeno parzialmente produttive».

gi.gi.

Nella foto: lo stabilimento della Gemineon a Fossatone di Medicina

Da un garage al mondo della moda, da mezzo secolo la Gemineon produce insegne per aziende
Sport 20 gennaio 2018

Akaki, il piccolo Insigne georgiano incanta nelle giovanili dell'Imolese

Sarà complicato ricordare il suo cognome, ma state pur certi che se lo vedrete giocare, il suo talento resterà ben impresso nella vostra mente. Stiamo parlando di Akaki Dekanosidze, fantasista georgiano classe 2001, nuovo gioiellino del settore giovanile dell’Imolese.

Il 16enne è arrivato la scorsa estate al Centro Bacchilega dall’Asd San Giorgio, società napoletana (di San Giorgio a Cremano, appunto), colpendo tutto l’ambiente rossoblù per il suo talento e la sua spensieratezza. Lo scugnizzo georgiano ricorda un po’ il suo idolo Lorenzo Insigne: non solo nel modo di giocare, ma anche nel tipico accento napoletano.

Quello che però ha colpito gli addetti ai lavori è proprio il suo talento, che l’ha portato addirittura alla convocazione nella Nazionale Under 17 del suo Paese, per uno stage in proiezione degli Europei 2018 di categoria. «E’ stata una sorpresa sia per il ragazzo, sia per noi – commenta il responsabile del settore giovanile rossoblù, Marco Montanari -. E’ arrivato un fax dalla Federazione georgiana e ovviamente siamo rimasti molto contenti. Hanno visto Akaki in una partita contro il San Marino e devo dire che in quella circostanza ha fatto veramente un’ottima prestazione».

Raccontaci com’è arrivato all’Imolese.

«Akaki è stato visto dal nostro capo-osservatore Antonio Piazza nella sua società, l’Asd San Giorgio. Il club napoletano è affiliato alla Sampdoria e questo aveva permesso al ragazzo di fare alcuni provini con i blucerchiati. Purtroppo per lui lo status da extracomunitario ha bloccato i club professionisti: l’unico che ha provato ad inserirsi all’ultimo è stato il Benevento, ma Akaki ci aveva già dato la sua parola e l’ha mantenuta».

Assieme a lui in Nazionale ci saranno tanti ragazzi che giocano in club professionisti. Potrebbe arrivare in futuro una chance per lui?

«Ammetto che ho già avuto contatti con un paio di club prof per lui, ma ritengo che Akaki debba finire prima un percorso psicofisico importante che gli possa permettersi di non bruciarsi quando e se andrà via. L’obiettivo nostro è di fargli avere maggiori chance tra 3-4 mesi, al termine della stagione, così come per tutti i maggiori talenti del nostro settore giovanile. Se sono pronti per spiccare il volo, ben volentieri: altrimenti puntiamo a lanciarli nella nostra prima squadra».

Nell’annata 2001, che quest’anno partecipa al campionato regionale Allievi ed è allenata da mister Alberto Cardi, Akaki non è l’unico talentino da tenere sotto osservazione, giusto?

«Esatto. Ritengo sia giusto citare anche Simone Pasotti, che è stato convocato in Nazionale Under 17 Dilettanti; inoltre il difensore Luca Dalla Malva ha già esordito in prima squadra in Coppa Italia e altri attaccanti sono già sotto l’occhio di mister Gadda, che potrebbe convocarli per la prossima gara di Coppa».

Sarebbe davvero la perfetta ciliegina sulla torta per un settore giovanile che, negli ultimi anni, sta dimostrando la bontà del proprio progetto tecnico e umano, con la valorizzazione importante di molti ragazzi imolesi e non.

an.cas.

Nella foto: Akaki Dekanosidze

Akaki, il piccolo Insigne georgiano incanta nelle giovanili dell'Imolese
Cronaca 20 gennaio 2018

Tre bar del centro storico “visitati” dai ladri: nelle telecamere si vedono due persone

Brutta sorpresa ieri mattina per i gestori di tre locali del centro storico di Imola. I ladri hanno sfondato le vetrate di ingresso delle porte dei locali, poi sono entrati e hanno ripulito il fondo cassa. Si tratta del bar Roma e del Barcode che si trovano nella galleria sotto il palazzo del centro cittadino e dell”Opera Dulcis di piazza Matteotti, sotto il municipio.

I carabinieri stanno indagando per risalire ai colpevoli. All”Opera Dulcis hanno utilizzato una fioriera per spaccare il vetro della porta di ingresso, una tecnica analoga è stata utilizzata anche negli altri due locali. I ladri hanno fatto molti danni per un bottino irrisorio di poche centinaia di euro, dato che la maggior parte degli esercenti non lascia soldi in cassa durante la notte. I militari hanno dichiarato che stanno indagando “sulla criminalità locale, per scoprire l’identità dei responsabili ed evitare che possano colpire di nuovo”.

Molto utili dovrebbero essere le telecamere di videosorveglianza installate dal Comune di Imola nel centro storico. “L”analisi dei filmati è in corso – ha confermato il comandante della polizia municipale, Vasco Talenti ieri mattina -. Si vedono due persone e potrebbero far parte della stessa banda che nelle scorse sere ha messo in atto colpi simili in altre città lungo la via Emilia, ad esempio Forlì”.

Tre bar del centro storico “visitati” dai ladri: nelle telecamere si vedono due persone
Cronaca 20 gennaio 2018

E' stato approvato il progetto per la nuova palestra della scuola media Simoni

Ristrutturazione o nuova palestra per la scuola media Simoni? Questo era l’interrogativo che la scorsa estate si poneva il Comune di Medicina per decidere il futuro della struttura di via Battisti. Oggi, dopo aver affidato all’architetto Milena Mazzacurati dello studio bolognese Progetto 04 uno studio di fattibilità tecnica, l’ente locale ha deciso di proseguire con la seconda opzione, demolendo e ricostruendo una nuova palestra, più bella e decisamente più grande.

L’attuale struttura, infatti, risale al 1967. «E’ necessario sia adeguarla alla normativa per la prevenzione di incendi, sia intervenire con un miglioramento strutturale e sismico – spiega il vicesindaco e assessore ai Lavori pubblici, Matteo Montanari –. Intervenire sull’edifico esistente comporterebbe dei costi molto alti se paragonati alla possibilità di utilizzo di una struttura ormai datata e sotto molti punti di vista ormai poco funzionale per l’intensa attività che vi viene realizzata dalle scuole e dalle associazioni sportive di Medicina (in particolare pallacanestro e pallavolo)».

Da qui la decisione di procedere con la costruzione di una nuova palestra. Il primo passo è stata l’approvazione da parte della Giunta di un progetto di fattibilità tecnica ed economica e l’inserimento dell’intervento nel piano triennale delle opere, prevedendo una spesa di 1 milione e 90 mila euro nel 2018. L’intervento è decisamente consistente. Innanzitutto, si prevede la demolizione dell’attuale palestra da 650 metri quadri e la costruzione, al suo posto, di nuova palestra con tetto in legno lamellare da circa 1190 metri quadrati, in pratica quasi un raddoppio dell’attuale struttura. Il nuovo edificio avrà tre blocchi distinti ma collegati tra loro. L’edificio principale sarà quello al centro, che conterrà l’area di gioco di dimensioni tali da garantire la presenza di un campo da basket regolamentare e una zona spettatori con una piccola tribuna. Il secondo blocco sarà invece a due piani e ospiterà al piano terra un ufficio e quattro spogliatoi, mentre al primo piano ci saranno altri due spogliatoi e una piccola palestra di circa 80 metri quadrati «che potrebbe essere usata ad esempio al pomeriggio e alla sera dalle associazioni sportive per la ginnastica dolce» abbozza Montanari. Dalla parte opposta, invece, è previsto il terzo blocco, che sarà a un solo piano e conterrà servizi igienici, infermeria, depositi e vano tecnico.

«Questa nuova palestra porterebbe tanti vantaggi – dice Montanari –. Innanzitutto, una struttura sportiva a norma e corrispondente ai parametri fissati dal Coni, oltre che più funzionale grazie alla presenza di una seconda palestrina. Inoltre, grazie all’installazione di pannelli per la produzione dell’acqua calda e di energia elettrica, consentirebbe di contenere notevolmente i consumi energetici». Come detto, per costruirla occorrere oltre un milione di euro. Il Comune di Medicina ad oggi dispone di circa 280 mila euro di risorse statali che derivano dalla programmazione nazionale dell’edilizia scolastica. «Per il resto, contiamo di intercettare fondi attraverso bandi come quello regionale pubblicato di recente proprio per gli impianti sportivi – abbozza il vicesindaco –. Inoltre, chiederemo di poter liberare risorse bloccate dal patto di stabilità. Parallelamente, nei prossimi mesi vorremmo arrivare all’approvazione del progetto definitivo». Più facile, dunque, che si arrivi al cantiere vero e proprio non prima del 2019. «In ogni caso, per gli studenti non sarebbe un problema perché potrebbero utilizzare altri impianti, come il palazzetto dello sport» conclude Montanari.

gi.gi.

Nella foto: il rendering della nuova palestra nelle scuole Simoni

E' stato approvato il progetto per la nuova palestra della scuola media Simoni
Economia 20 gennaio 2018

Bolle di sapone della Dulcop, magia e passione senza tempo

La Dulcop International Spa di Idice, al confine tra Ozzano Emilia e San Lazzaro, è un’azienda che sin dalla sua fondazione nel 1938 è stata vocata ai prodotti per bambini (dolci e giochi) e che dalla fine degli anni Sessanta ha iniziato una formidabile ascesa che oggi li ha portati ad essere i primi produttori in Europa nella produzione delle bolle e dei famosi flaconi con la pallina all’interno del tappo.

Nello stabilimento di via Idice avviene tutta la produzione del tubetto «classico» da 60 millilitri, dallo stampaggio di flaconi, tappi e soffiatori in plastica fino alla realizzazione del liquido, all’assemblaggio e al confezionamento del prodotto finito. Un processo che la famiglia Melotti, proprietaria dell’azienda da sessant’anni, custodisce come un geloso segreto. A partire proprio dal liquido che consente di realizzare bolle perfette. «Si tratta di un bilanciamento tra acqua purificata microfiltrata, sapone e conservanti di origine naturale, derivati ad esempio dai residui della lavorazione di cocco, zucchero e altre materie vegetali – spiega senza svelare troppo Jacopo Orsi, responsabile marketing e licenze -. In ogni caso, nel nostro liquido non c’è il Kathon, un conservante altamente irritante spesso contenuto, oltre che in altre bolle di sapone, anche nei cosmetici, nei prodotti per la cura della pelle, per l’igiene personale e per la casa. Abbiamo investito molto in qualità, ottenendo le certificazioni di livello massimo del settore e preservando il made in Italy, che per noi è un valore aggiunto».

Per dare qualche numero, la Dulcop produce ogni giorno 400 mila tubetti e 40 mila litri di liquido per le bolle. Per produrre un tubetto occorrono appena 0,15 secondi. Ciò che sorprende è come il fatturato dell’azienda (15 milioni di euro nel 2016) resti alto e l’interesse per la bolla di sapone non muti nel tempo, da generazione a generazione. «E’ un gioco storico, facile e che regala emozioni con pochissimo – analizza Orsi -. Nonostante l’avvento dei videogame ha tenuto bene e, anche con la crisi economica, le vendite sono continuate, visto anche il prezzo contenuto». Ma i bambini non sono gli unici ad amare le bolle di sapone che, tra le altre cose, nel 2013 hanno solcato anche il red carpet della Mostra del cinema di Venezia per un evento a favore di Emergency al quale hanno partecipato, tra gli altri, Riccardo Scamarcio, la modella Eva Riccobono, il cantante Edoardo Bennato e il pasticcere Ernst Knam.

Se il tubetto è rimasto pressochè invariato nel tempo, l’azienda ha dovuto investire parecchie risorse per sfruttare l’uso delle licenze, dato che ad ogni personaggio dei cartoni è abbinato un prodotto diverso, per soddisfare le preferenze dei bambini. Nel catalogo 2018, ad esempio, ne compaiono ben 36, che includono personaggi Disney quali Topolino e Minnie e i protagonisti degli ultimi cartoni, ma anche i Paw Patrol (Nickelodeon), Hello Kitty (Sanrio), Spiderman (Marvel), Barbie (Mattel), Peppa Pig (eOne) e Minions (Universal), tanto per citarne alcuni.

Per il futuro, però, Dulcop sta pensando anche a una nuova frontiera. «Vogliamo avvicinarci ancora di più ai consumatori ed essere conosciuti anche con il nostro marchio – anticipa Orsi -. Per questo motivo, lanceremo anche la linea Neverending Bubbles che sarà legata ad un’applicazione di gioco interattiva chiamata Babbol per smartphone e tablet pensata per il nostro target di riferimento, ossia i bambini dai 3 agli 8 anni». L’idea, in pratica, è quella di «togliere la maschera» delle principesse delle favole o dei supereroi per mostrare direttamente l’azienda e farla conoscere anche a chi, magari, non sa di averla vicino a casa. «Ci sarà anche la possibilità di acquistarle on-line sul nostro sito» conclude Orsi.

gi.gi.

Bolle di sapone della Dulcop, magia e passione senza tempo
Cronaca 20 gennaio 2018

A Ozzano nuovo asfalto su 16 strade tra capoluogo e frazioni

«Siamo molto contenti che dal poco previsto inizialmente, grazie ad alcuni oneri di urbanizzazione e alla liberazione di risorse dal bilancio, siamo riusciti a raggranellare le risorse necessarie per asfaltare le strade che ne hanno più bisogno». C’è grande soddisfazione nelle parole del sindaco ozzanese, Luca Lelli, quando parla dei circa 300 mila euro (che sfiorano i 400 mila euro se si include l’Iva e la progettazione) destinati alla sistemazione dei tracciati tra capoluogo e frazioni.

Un risultato soddisfacente, considerando la poca manutenzione che l’ente locale è riuscito a fare negli ultimi due anni. «Nel triennio 2013-2015 avevamo fatto un affidamento da 700 mila euro, mentre nel 2016 non siamo riusciti a fare nulla – ammette Lelli -. Nel 2017, però, abbiamo affidato ad un tecnico esterno la mappatura del territorio che, partendo dalle nostre indicazioni, ci ha restituito un elenco di lavori da circa un milione di euro. Ovviamente – chiarisce il sindaco -, va oltre la nostra capacità di spesa. Da questa lista abbiamo però individuato le priorità sulle quali lavorare subito, ossia le strade più ammalorate o quelle più trafficate».

Complessivamente, si tratta di sedici interventi distinti, che interesseranno altrettante strade. «Non ci limiteremo a chiudere buche, bensì rifaremo dei tratti di strada» aggiunge il sindaco. Scorrendo l’elenco, le strade interessate sono sia nel capoluogo che in alcune frazioni (Ponte Rizzoli, Maggio, Mercatale e Settefonti). I due interventi più consistenti dal punto di vista economico, circa 40 mila euro ciascuno, sono quelli in via Olmatello (nel tratto nei pressi dell’incrocio con la via Emilia) e in via Sabbionara, strada che in parte ricade anche nel territorio del Comune di Medicina. A queste si aggiungono le vie Verde, del Partigiano, Claterna, Marconi, Moro, Mazzini, Galvani, Matteotti, Poggio e Mercatale Settefonti.

Poi è previsto il rifacimento del manto del parcheggio cosiddetto «ex Coop» di via Moro, nei pressi della rotonda di via Allende (14 mila euro) e il rifacimento di ciclabili e marciapiedi «come chiesto espressamente da alcuni cittadini» sottolinea il sindaco. Nello specifico, verranno risistemati gli autobloccanti della ciclabile di Maggio, nel tratto tra via San Pietro e lo stabilimento dell’Ima e il marciapiede nei pressi della rotonda di via Sant’Andrea. Inoltre, verrà realizzato un tratto di marciapiede lungo la via Emilia, nel tratto dove c’è il fabbricato con il bar Da Carlo (22 mila euro).

Ora è in corso la gara per affidare i lavori, il cui termine è fissato per fine gennaio. «Vorremmo fare i lavori in primavera – conclude Lelli -. Oltre alla cifra prevista per le prime sedici strade, abbiamo lasciato da parte 12 mila euro che, uniti al ribasso d’asta che contiamo di ottenere in corso di affidamento dei lavori, ci consentiranno di aggiungere altre vie nel corso dell’intervento» aggiunge il sindaco.

gi.gi.

Nella foto: l”asfalto rovinato in via Poggio

A Ozzano nuovo asfalto su 16 strade tra capoluogo e frazioni
Cronaca 20 gennaio 2018

Il flautista imolese Massimo Mercelli in concerto su Rai5 con Ramin Bahrami

L’Epifania che si è portata via le feste ha però portato in tv un omaggio al grande musicista e compositore tedesco Johann Sebastian Bach firmato da due soliti di raro pregio, il pianista iraniano Ramin Bahrami e il flautista imolese Massimo Mercelli. Il programma, dal titolo “Bahrami e Mercelli incontrano Bach”, va in onda su Rai5 dallo scorso 6 gennaio, appunto, ogni sabato alle 8.15 (con replica alle 18.40) per un totale di cinque puntate (prossimi appuntamenti 20 e 27 gennaio e 3 febbraio, mentre le puntate già andate in onda sono disponibili sul sito internet della Rai www.raiplay.it). Girate tra il Teatro comunale di Cagli, il museo Santa Croce di Umbertide e il complesso museale San Domenico a Forlì, le cinque puntate sono prodotte e dirette da Gabriele Cazzola e presentano diverse sonate del grande maestro di Eisenach raggruppate in base ad un filo logico sempre diverso che dà il titolo a ciascuna puntata (prima puntata “Musica polifonica per strumento monodico”, seconda puntata “Musica a corte”, terza puntata “I compiti a casa per Carl Phillipp Emmanuel Bach”, quarta puntata “Le sorprese di Bach non finiscono mai”, quinta puntata “Bach in concerto”).

A suonare i tanti brani proposti fra prove, registrazioni del disco per Decca/Universal e veri e propri live è il duo d’eccellenza formato da Bahrami, pianista considerato fra i più importanti interpreti viventi di Bach a livello internazionale, e il flautista nostrano Mercelli, fine musicista amato da grandi autori contemporanei che hanno composto per lui, da Michael Nyman al connazionale Ennio Morricone. Quelle presentate nel programma della Rai sono composizioni in cui l’ispirazione e la tecnica strumentale si intrecciano in maniera incomparabile e che sfruttano a fondo le risorse tecniche ed espressive del flauto, che all’epoca di Bach aveva appena iniziato l’evoluzione che l’avrebbe portato a diventare, oggi, uno degli strumenti più brillanti dell’orchestra. Si tratta di un repertorio per esperti ma al tempo stesso per amatori, presentato in forma non accademica bensì ricca di informazioni ed aneddoti che dispensano i due interpreti stessi nei molti momenti di dialogo utili a contestualizzare le opere, il compositore, il tempo storico in cui sono nate le tipiche musiche fuori dal tempo e dalle mode di Bach che tanto affascinano molti appassionati di buona musica.

Maestro Mercelli, cosa rappresenta Bach per la sua carriere?

“Ho iniziato da giovane proprio con Bach, che è stato il primo compositore a folgorarmi artisticamente – racconta il flautista cinquantottenne, diplomatosi al conservatorio di Bologna con il massimo dei voti a 19 anni –. Inoltre i molti compositori che hanno scritto brani per me hanno in comune lo stesso Bach come compositore preferito. In pratica Bach è nella mia vita da sempre, e ciclicamente si pone in primo piano come anche per questa esperienza televisiva”.

Che tipo di programma è, quello di Rai5?

“Si tratta di un programma fatto di grande musica e piccole curiosità, tecnica di altissimo livello  e umiltà, come richiesto dalle complesse partiture di Bach, ma anche informazioni di base utili tanto per ripassare quanto per conoscere il compositore tedesco. È un programma per tutti: interessante per gli appassionati e gli addetti ai lavori grazie ad alcune chicche musicali come i brani mai incisi e suonati per la prima volta o come i repertori firmati da Bach e figli, ma anche utile per chi non sa nulla e vuole scoprire il compositore tedesco contestualizzando le composizioni più e meno note che puntata dopo puntata presentiamo”.

mi.mo.

Nella foto: a sinistra, il flautista imolese Mercelli insieme al pianista iraniano Bahrami

Il flautista imolese Massimo Mercelli in concerto su Rai5 con  Ramin Bahrami
Sport 20 gennaio 2018

Dakar 2018, la castellana Giulia Maroni è in Sud America e sogna la Malesia

C’è chi il Rally Dakar lo fa e chi… Lo fa al seguito. Si tratta di Giulia Maroni, castellana che abita a Castel Guelfo e già nota per aver fatto e vinto due edizioni della gara di fuoristrada da estremo «Shemud» per equipaggi femminili (she, lei in inglese) nel fango (come suggerisce il nome stesso, mud) e nella giungla malese insieme all’imolese Barbara Naldoni.

Attualmente la Maroni è impegnata in uno dei rally di automobilismo e motociclismo più famosi al mondo, La Dakar anche nota in passato come Parigi – Dakar, al seguito del Team Garda Bikers che compete sulle due ruote, per il quale ha seguito la logistica e si occupa giorno per giorno del reportage. «Ha lavorato per mesi prima di partire per organizzare la spedizione dei mezzi e reperire tutti i documenti necessari per la partecipazione del team alla gara – spiega da Imola la compagna di avventure Barbara Naldoni -. Inoltre fa foto e raccoglie interviste, mantenendo i contatti con i media che raccontano la gara. Non è la prima volta che ricopre un incarico come questo, ha già seguito più volte la Rainforest Challenge malese ed altre gare internazionali di rally».

Giulia, trentunenne, vive di fuoristrada; ha iniziato praticamente appena presa la patente ed ha sempre lavorato per ritagliarsi un posto nel mondo del rally come pilota in gare femminili e copilota in competizioni maschili, ma anche come reporter e staff per altri team. Ha anche organizzato e condotto viaggi avventura nel deserto per tour operator specializzati nei rally. Nella parte finale della Dakar, iniziata lo scorso 6 gennaio da Lima, in Perù, Giulia Maroni e il suo team si trovano fra Chilecito e San Juan in attesa della tappa finale con arrivo a Cordoba, in Argentina, dopo oltre 8 mila chilometri percorsi fra Perù Bolivia e Argentina in un potpourri di mare e montagna (il picco è a 3.640 metri sul livello del mare), caldo e freddo. Per la storia questa è la quarantesima Dakar, che terminerà sabato 20 gennaio.

Non appena sarà tornata dall’esperienza in Sud America, Giulia Maroni dovrà organizzare la nuova partecipazione alla «Shemud» insieme a Barbara Naldoni. Il programma e l’itinerario dell”edizione 2018 non sono ancora noti ma, come nella precedente edizione, dovrebbe contare dodici equipaggi femminili e, inevitabilmente, tanto fango.Quali vincitrici della precedente edizione, quella del 2016 dato che nel 2017 la gara non ha avuto luogo, le due possono godere della sponsorizzazione dell’iscrizione, volo e albergo inclusi. «La nuova edizione della Shemud dovrebbe svolgersi in agosto, siamo in attesa di conferme da parte dell’organizzazione – anticipa la Naldoni, quarantacinquenne, che nella vita oltre a rallista per hobby è dipendente della Coop. Ceramica -. La sponsorizzazione dovuta alle precedenti vittorie è un buon aiuto per noi, perché per partecipare a questo tipo di gare sono necessari importanti fondi. Se volessimo partecipare a più gare, nel corso dell’anno, servirebbero più sponsor. Ma per ora puntiamo alla gara malese, una fuoristrada molto tecnica che si corre in 4×4 e che di solito conta anche alcune prove speciali dove è importante fare il minor numero di errori nel più breve tempo possibile. Non solo tecnica ma anche velocità».

mi.mo.

Nella foto: Giulia Maroni prima dell’inizio della dakar, in Peru’

Dakar 2018, la castellana Giulia Maroni è in Sud America e sogna la Malesia
Cronaca 20 gennaio 2018

Ascom Imola porta gli chef e la «cultura del cibo» nelle scuole

Ricette da chef, realizzate reinterpretando i piatti serviti nelle mese scolastiche e da preparare a casa con i genitori, ma anche laboratori rivolti alle famiglie, organizzati a scuola con gli chef. Anche questo è Cultura del cibo, il progetto promosso da Confcommercio Ascom Imola, che per il primo anno arriva anche nelle classi imolesi grazie alla collaborazione con il settore Scuole del Comune. «L’obiettivo – spiega Ascom Imola – è promuovere la cultura di una corretta e sana alimentazione e di valorizzare la qualità e genuinità dei prodotti del nostro territorio, nonché la professionalità degli operatori del settore, che offrono ai consumatori il meglio del gusto e dei sapori. Soprattutto grazie al successo e alla diffusione di programmi televisivi dedicati alla cucina, negli ultimi anni è infatti cresciuto l’interesse verso il cibo, ma non una adeguata attenzione alla sue differenti qualità nutritive. L’intento di questo progetto è quindi quello di fare leva sul generale interesse nei confronti della cucina, per concentrare l’attenzione e la conoscenza sui diversi cibi e ingredienti, creando una “cultura alimentare” proprio sulla scia di questa tendenza». Dieci ricette, proposte da altrettanti noti chef e pasticceri del territorio, quest’anno arricchiscono l’opuscolo Mangiamo insieme a scuola, che riporta il calendario dei piatti serviti giorno per giorno nelle mense scolastiche imolesi e che a inizio anno scolastico viene distribuito a tutti i piccoli utenti. Le ricette proposte dagli chef aderenti al progetto rivisitano in un’ottica diversa quelle del menu scolastico e i bambini possono provare a realizzarle a casa con l’aiuto dei genitori.

Il progetto prevede inoltre una serie di laboratori, che verranno svolti nei prossimi mesi. «A questa parte del progetto hanno aderito cinque scuole – dettagliano da Ascom Imola -: la primaria Cappuccini e le scuole d’infanzia Rodari, Pulicari, Pambera e Vespignani. In tutto si tratta di 13 classi, per un totale di 320 alunni, che svolgeranno 19 laboratori con i genitori in orario extrascolastico. I temi dei laboratori sono quattro: i frutti dimenticati; oggi la merenda la preparo io; l’officina delle spezie; la spesa consapevole». Il laboratorio più richiesto è quello sui frutti dimenticati, seguito a ruota da quello sulla merenda. «E’ il primo anno che proponiamo questo progetto alle scuole e non ci aspettavamo così tante adesioni» concludono da Ascom. Le dieci ricette del progetto, proposte dalla chef Marilena Tusone dell’Osteria del teatro a Imola, tratte dall’opuscolo Mangiamo insieme a scuola, sono scaricabili assieme anche dal sito www.comune.imola.bo.it, nella sezione Infanziaescuola/Mensa- scolastica/Materiali oppure dal sito www.culturacibo.it.

Su ”sabato sera” in edicola del 18 gennaio una delle dieci ricette del progetto.

Nella foto: filetto di branzino in crosta di patate e fiocchi di mais

Ascom Imola porta gli chef e la «cultura del cibo» nelle scuole
Cronaca 20 gennaio 2018

Discarica ferma, i rifiuti vanno al Frullo. Manara (ConAmi): “Massimo un mese o impatto sui costi'

La discarica Tre Monti è ferma, funziona solo nella parte relativa alla captazione e trattamento del biogas e per la gestione del percolato. Di fatto quanto compete al gestore per trent’anni una volta che un impianto del genere si satura e termina il conferimento dei materiali. Nel frattempo i rifiuti che buttiamo nei cassonetti ogni sera vengono portati dai compattatori fino al termovalorizzatore del Frullo a Granarolo dell’Emilia.

Questo è il risultato della sentenza della seconda sezione del Tar dell’Emilia Romagna che ha annullato il provvedimento della Giunta regionale sulla «Via del progetto per l’ampliamento della discarica Tre Monti: recupero volumetrico in sopraelevazione del 3° lotto nel comune di Imola». Il Tribunale amministrativo il 10 gennaio scorso ha accolto il ricorso di Wwf, Panda Imola e Legambiente Medicina e bocciato l’autorizzazione risalente a dicembre 2016 che aumentava la capienza della Tre Monti per ulteriori 375 mila tonnellate. Questo non solo ha annullato le potenzialità della discarica di accogliere altri rifiuti, ma ha portato anche a decadere le «autorizzazioni ambientali relative all”impianto» che erano contenute nello stesso provvedimento e che sono indispensabili per il funzionamento. Da qui la decisione del Comune di Imola di procedere immediatamente con un’ordinanza, in accordo con Arpae e Ausl, «per la messa in sicurezza» della discarica. Fatto ciò, il Comune si è poi messo alla finestra, limitandosi a dichiarare che per quel che riguarda il normale funzionamento della raccolta dei rifiuti «nulla cambierà sugli svuotamenti e sulla pulizia della città», in quanto da Regione ed Herambiente ha avuto «piena garanzia di assenza di disagi per la cittadinanza».

In pratica ha rimandato la palla nel campo della Regione competente per quanto riguarda la programmazione sui rifiuti. Così lunedì la Giunta dell’Emilia Romagna ha individuato i due impianti più vicini da utilizzare per i rifiuti del territorio che andavano alla Tre Monti: quelli dei dieci comuni dell’imolese sono stati indirizzati verso il Frullo, mentre quelli dell’area ravennate (Brisighella, Casola Valsenio, Castel Bolognese, Riolo Terme e Solarolo) al termovalorizzatore di Forlì. L’obiettivo dichiarato è “non accrescere i costi di smaltimento”. “La capacità di trattamento dei due impianti resta nel limite dei quantitativi massimi previsti e permette di garantire una efficace gestione della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti urbani – ha precisato l’assessore regionale all’Ambiente Paola Gazzolo, alla quale fa capo la procedura annullata -. Il termovalorizzatore di Granarolo garantiva già lo smaltimento dei rifiuti trattati nell’impianto di Imola: si tratta quindi, in questo caso, della conferma di un flusso esistente che subirà solo un leggero e temporaneo incremento. Quanto alla sentenza del Tar, siamo al lavoro per valutare provvedimenti che ci consentano di dare attuazione al Piano regionale di gestione dei rifiuti». 

Stefano Manara, presidente del ConAmi, confida nella Regione ma chiarisce: «I camion compattatori devono andare direttamente alla stazione di scarico del Frullo e questo incide sui costi e sull’efficacia, non sono fatti per percorrere lunghe distanze. E’ difficile fare un calcolo, non c’è un costo aggiuntivo significativo né impatti per i cittadini se i tempi saranno ridotti, diciamo un mese. Sono convinto che la Regione farà quanto serve per poter riutilizzare la Tre Monti dal momento che la ritiene strategica».

Altri particolari su “sabato sera” del 18 gennaio 2018.

l.a.

Discarica ferma, i rifiuti vanno al Frullo. Manara (ConAmi): “Massimo un mese o impatto sui costi'

Seguici su Facebook

ABBONATI AL SABATO SERA

Font Resize
Contrast