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Cronaca 17 Gennaio 2019

Conclusi a Castel San Pietro i lavori per rettificare l'alveo del Sillaro e allontanarlo dalla strada comunale

Il corso del torrente Sillaro ha subito una lieve rettifica a ridosso della strada comunale Destra Sillaro, a 1,7 chilometri da San Clemente, nel territorio del comune di Castel San Pietro Terme. Non si è trattato di un evento spontaneo, ma dell”esito di un intervento che la Regione Emilia-Romagna ha compiuto per allontanare il torrente dalla strada.

L”erosione della sponda destra del Sillaro, infatti, aveva determinato un pericoloso avvicinamento del corso d”acqua alla sede stradale, che si trovava a meno di 10 metri. I lavori si sono dunque resi necessari per tutelare la strada comunale. A tal fine l”alveo di magra del torrente (ossia la porzione che resta bagnata anche in condizioni di magra) è stato deviato verso una posizione più centrale rispetto alla sua sede demaniale, con il risultato che il punto più vicino alla strada ora dista 95 metri.

Non è escluso, viste le caratteristiche della zona, che in futuro si rendano necessari altri interventi da parte del Comune. In quel tratto infatti, come scrive l”Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la protezione civile-Servizio Area Reno e Po di Volano nella comunicazione di conclusione dei lavori, «il torrente Sillaro scorre in un normale e ampio alveo demaniale pedecollinare a morfologia instabile, con predisposizione alla ramificazione e tendenza al deposito del materiale più grossolano e a possibili erosioni spondali, generate dai filoni di corrente dei depositi alluvionali».

Intanto il sindaco di Castel San Pietro, Fausto Tinti, sottolinea l”importanza dell”intervento realizzato dalla Regione «grazie alle puntuali azioni messe in campo dai consiglieri regionali Francesca Marchetti e Roberto Poli». «Il territorio prosegue Tinti – va monitorato e curato con attenzione e noi in questi anni l”abbiamo fatto, utilizzando tutte le risorse e le opportunità disponibili».

Soddisfatta «della positiva sinergia e collaborazione» si definisce anche la consigliera regionale castellana Francesca Marchetti, che aggiunge: «Vista la particolare natura del territorio, sarà importante anche in futuro valutare le necessità e ciò non può prescindere da azioni di prevenzione. Sono certa che si manterrà questa proficua relazione tra Comune e Regione, riducendo i disagi per la popolazione». (r.cro.)

Nella foto il Sillaro prima e dopo l”intervento

Conclusi a Castel San Pietro i lavori per rettificare l'alveo del Sillaro e allontanarlo dalla strada comunale
Cronaca 17 Gennaio 2019

Buona Settimana di Marco Raccagna: “Mediterraneo, il mare che Salvini pensa sia suo'

Fabrizio De Andrè, genovese di nascita e sardo di adozione, due luoghi in cui il mare «conta», è morto 20 anni fa: l’11 gennaio del 1999. E’ stato a mio avviso uno dei grandi poeti del novecento italiano, anche se lui preferiva «precauzionalmente» definirsi cantautore. Ha scritto canzoni bellissime e ha cantato gli ultimi, gli emarginati, l’impegno civile, la solitudine che si fa serenità per trovare l’amore e la libertà. Ci ha lasciato un album testamento, Anime salve, del 1996. Ci tornerò su.

Il 4 marzo 2018 le elezioni politiche hanno premiato Movimento5Stelle e Lega ed oggi il consenso dei due partiti sommati oscilla tra il 55% e il 58%. Un consenso ampio, che essi alimentano in un crescendo continuo di sfide e che stanno usando per «fare» poche e maldestre cose. Qui mi interessa il cosiddetto «decreto sicurezza», che ha introdotto nuove disposizioni in materia della concessione dell’asilo, abolendo di fatto la protezione per motivi umanitari, mentre i permessi di soggiorno dei richiedenti asilo non basteranno più per iscriversi all’anagrafe o avere una residenza, cosicché molti si troveranno per strada una volta usciti dai centri di prima accoglienza.

E mi interessa la chiusura «politica» dei porti italiani agli extracomunitari (non c’è decreto e le dichiarazioni via twitter ancora non contano giuridicamente…), donne incinta e bambini inclusi. Il luogo geografico in cui tutto ciò avviene è il mar Mediterraneo, il «mare Nostrum» degli antichi romani. Un luogo raccontato in modo differente e fantastico da Fernand Braudel (Il mediterraneo. Lo spazio e la storia, gli uomini e la tradizione) e da Predrag Matvejevic (Breviario Mediterraneo).Un mare che, nonostante il vicepremier Salvini probabilmente pensi sia proprio nostro, al contrario ha molte geografie e molte culture, e coltivazioni e fisionomie, e padroni, che a volte si aiutano e a volte si fronteggiano, oggi e nella storia.

Un mare che molti secoli fa conteneva il mondo, fino alle colonne d’Ercole, e che oggi è da esso contenuto. Un mare che dà acqua ad altri mari, che poi prendono altri nomi e appartenenze e parlano lingue diverse. Greci, arabi, romani, fenici, veneziani, pisani, genovesi, amalfitani e finanche celti, vichinghi e quanti altri lo hanno navigato, per scoperta e conquista, e ci hanno portato le proprie divinità, molte e spesso arrabbiate.Il Mediterraneo è da sempre un crocevia di genti, di commerci, di contatti e relazioni, di coste, di isole, di boe e approdi, di battaglie, di rotte. E’ un mare di arance e limoni, ulivi e cipressi, di sabbia portata dal vento e di immobili rocce, di trasparenze e burrasche. E’ il mare su cui si affacciano tre continenti e attraverso il quale, ben dopo l’anno 1000, la civiltà islamica spinse l’Europa a uscire dal Medioevo.Cosa è accaduto allora perché si arrivasse a urlare porti chiusi (!) e prima gli italiani (!)? Come si è giunti a rifiutare il soccorso a chi soccombe, prima a casa sua e poi nel mare Nostrum? Perché moli e banchine e spiagge e scogli si sono trasformati in luoghi impossibili da raggiungere o sui quali stendersi e morire, invece che trampolini per un tuffo nel mare? Perché il Mediterraneo da crocevia di storie e culture è diventato un mare immobile, pieno di scialuppe e gommoni e barche rotte, di solitudini e disperazioni che affondano e muoiono con lui e con tutta la civiltà, l’etica e la morale delle genti che lo abitano?

La sovrapposizione della paura del diverso, del migrante, di coloro che arrivano dall’altra sponda del mare Nostrum, alle crescenti disuguaglianze divenute insopportabili; il sommarsi dell’impoverimento di vastissimi strati della popolazione ad un’insicurezza totalizzante e a frustrazioni non più traducibili dalla politica tradizionale in proposte e azioni di governo sentite come condivise e rispondenti ai bisogni, tutto ciò ha travolto tutto e tutti. E l’odio, l’ignoranza che si erge a cultura dominante e forma un nuovo dizionario delle menti, il rancore verso gli altri, la ricerca di un nemico e un colpevole da accusare ogni volta che qualcosa non va, nella nostra vita quotidiana e personale o in quella di un intero Stato e del suo Governo, ha coperto tutto.La vergogna e quindi l’indignazione faticano a trovare espressione, in un’Italia già vista e in un’Europa colpevolmente indifferente.

Non abbiamo imparato nulla o quasi. E pensare che la storia qualcosa ci ha detto in un ultimo secolo con due guerre mondiali e molti disastri locali, tra cui quello di 25 anni fa stretto tra i Balcani e il mare dell’Intimità, il mar Adriatico. No, i muri tornano ad alzarsi, negli Stati Uniti, in Europa, nei porti, tra le genti che sono morte per abbatterli decenni orsono.

Le leggi se sono sbagliate si bocciano (se si hanno i numeri per farlo, naturalmente) o si cerca di modificarle. Quello che sta accadendo è purtroppo più in profondità. E’ nelle menti e nei cuori di ciascuno di noi e della moltitudine.Per questo credo non si possa restare a guardare. E non importa se non si è tutti uguali e la si pensa un po’ diversamente. Nei parlamenti, nelle piazze, sui social, nei congressi: ora sarebbe il caso di darsi la mano e gridare che c’è un Mediterraneo che affonda e che bisogna salvare.

E si potrebbe cantare con De Andrè «ricorda Signore questi servi disobbedienti alle leggi del branco, non dimenticare il loro volto, che dopo tanto sbandare è appena giusto che la fortuna li aiuti, come una svista, come un”anomalia, come una distrazione, come un dovere» (Smisurata preghiera da Anime salve, 1996).Buona settimana. (Marco Raccagna)

Buona Settimana di Marco Raccagna: “Mediterraneo, il mare che Salvini pensa sia suo'
Economia 17 Gennaio 2019

Accordo in Regione per la cassa integrazione straordinaria ai lavoratori di Eurocoop Service

Accordo in Regione per la cassa integrazione straordinaria per cessazione di attività ai lavoratori di Eurocoop Service. Lo comunica la Cgil di Imola in una nota, precisando che l”intesa è stata firmata il 15 gennaio tra l”Assessorato regionale, il commissario liquidatore dell”azienda che si trova in liquidazione coatta amministrativa e le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Ui, confederali e di categoria.

«Per salvaguardare 110 lavoratori – prosegue la nota – le organizzazioni sindacali hanno richiesto l”avvio della cassa integrazione straordinaria per cessazione di attività, stante la sussistenza dei requisiti inerenti i percorsi di politiche attive del lavoro per il personale in esubero ed in base alla delibera regionale 1653 del 11 ottobre 2018 con pagamento diretto da parte dell’Inps. Ora l’accordo dovrà essere perfezionato al Ministero del lavoro e preceduto da una accordo regionale con l”Agenzia per il Lavoro sul piano di gestione, volto alla salvaguardia occupazionale e alle politiche attive».

«Contestualmente, considerando la procedura di licenziamento collettivo aperta, l”unico criterio per la cessazione dei rapporti di lavoro e per usufruire della Cigs sarà quello della non opposizione al licenziamento da manifestarsi in modo certificato», aggiunge la nota della Cgil.

L”ultimo passaggio riguarda la Wegaplast di Toscanella, che nei giorni scorsi (leggi l”articolo del 14 gennaio) aveva deciso di sospendere il lavoro esterno in appalto a Eurocoop Service. «La Wegaplast sta affrontando una riorganizzazione aziendale ed ha appena sottoscritto un accordo di Cassa integrazione ordinaria – concludono dalla Cgil -. La stessa azienda si è resa disponibile a sottoscrivere, in caso di future assunzioni, un accordo di prelazione a favore dei dipendenti Eurocoop che operavano in appalto in Wegaplast». (r.eco.)

Nella foto la sede della Wegaplast

Accordo in Regione per la cassa integrazione straordinaria ai lavoratori di Eurocoop Service
Cultura e Spettacoli 17 Gennaio 2019

Davide Dalfiume e Marco Dondarini in scena a Dozza spiegano che «la comicità è una cosa seria»

«Chi ce l’ha fatto fare?» A rispondere a questa domanda un po’ retorica ed un po’ esistenziale saranno Davide Dalfiume e Marco Dondarini, in scena al teatro comunale di Dozza venerdì 18 gennaio. La domanda, infatti, non è altro che il titolo del secondo spettacolo (dopo Insieme per caso) del duo comico nato nel 2014 per volere dell’elaboratore elettronico del programma televisivo Zelig, dove l’attore e comico castellano e il bolognese Dondarini sono stati casualmente accoppiati per la trasmissione in cui poi hanno spopolato. «Merito di una grande complicità che fin da subito si è instaurata fra di noi – ricorda Dalfiume -. Ci siamo trovati subito, è vero, ma nel tempo abbiamo coltivato questo rapporto con impegno e dedizione ed oggi siamo ancora più affiatati sia in scena sia nella vita. Possiamo considerarci perfino amici».Quando Dalfiume parla è sempre difficile capire se stia scherzando o dicendo sul serio, oppure se stia raccontando una verità un po’ scomoda con quel poco di ironia che basta a confondere l’interlocutore, o ancora se dalla sua bocca stia uscendo un concetto così improbabile che forse non ha capito l’argomento o forse si è sbagliato ad esprimersi. O forse sta solo facendo il comico, perché per lui «la comicità è una cosa seria», come dice sempre. Alla stessa maniera, insieme al compagno di avventure Dondarini, il duo porta in scena in Chi ce l’ha fatto fare? una serie di situazioni tra realtà e comicità che spiazzano lo spettatore.

«In questo spettacolo, che ha appena debuttato, portiamo in scena personaggi nuovi e situazioni inedite – spiega Dalfiume -. In ogni situazione quotidiana si può nascondere una gag. Per ora lo spettacolo è andato in scena solo nel Veneto e nel capoluogo bolognese, significa che ci stiamo ancora lavorando, che è un work in progress, ma del resto una nostra caratteristica è proprio l’improvvisazione in scena, dove cerchiamo di dare una risposta alla domanda nel titolo rappresentando una serie di situazioni quotidiane fatte di impegni che tutti prendiamo e poi dimentichiamo perché li abbiamo presi, e non sappiamo più chi ce lo ha fatto fare, appunto».

Come due Don Chisciotte e Sancho Panza moderni, come si legge nella presentazione minimale dello spettacolo, che affrontano come possono i loro mulini a vento, cercando di portare a casa, integra, una lucidità che non hanno. Insomma siete confusi?

«Siamo tutti confusi, le persone di oggi vivono confuse – dice Dalfiume -. Si è persa di vista la semplicità della vita e noi la riportiamo in scena. Basti pensare alle piaghe della burocrazia o alla frenesia di tutti i giorni… E mi viene in mente un’altra domanda, citando il grande Totò: siamo uomini o caporali? Lo stesso spettacolo di prossima rappresentazione a Dozza rappresenta un tipo di comicità fresco che mantiene comunque un legame con la grande tradizione comica italiana».

Siamo uomini che abbiamo bisogno di più semplicità quindi? Di comicità?

«Oggi si fa tanto per cercare di essere felici, ma poi chi è felice? In questo senso la mia comicità è quella piccola e semplice del quotidiano, adatta a tutte le persone e a tutti i giorni. Una comicità che vuole creare buonumore, come il nome dell’associazione che ho contribuito a far nascere vent’anni fa proprio allo scopo di produrre e divulgare il buon umore».

Una bottega che oggi è diventata una realtà affermata e gestisce ben quattro teatri a Castel San Pietro, Conselice, Massa Lombarda e Dozza, l’ultimo entrato in ordine di tempo…

«Durante i primi anni di vita la Bottega del Buonumore era semplicemente uno spazio dove giocare in maniera donchisciottesca a fare teatro comico per gli avventori, più che per dei veri e propri spettatori. Eravamo a Mordano, era il 1998, e facevamo sketch e gag per ore per piccoli gruppi di persone o singoli individui che capitavano più o meno interessati. Provo tenerezza e nostalgia a ricordare quei tempi. Poi nel 1999 abbiamo dato vita all’associazione, che nel tempo è cresciuta ed oggi conta uno zoccolo duro di cinque persone e tante altre che ci affiancano per i vari progetti. La bottega, oggi, è un vero e proprio gruppo di lavoro fatto di persone specializzate nel proprio ruolo. Io ad esempio faccio il comico».

Non solo sulla scena…

«Non solo. All’interno della Bottega del Buonumore mi occupo anche di laboratori e corsi di comicità, non solo per imparare a far ridere ma più semplicemente per imparare a ridere ogni giorno. All’interno della Bottega del Buonumore c’è poi il numeroso gruppo del Buonumore Walking, che si occupa di passeggiare e trasmettere il buonumore, la salute e i corretti stili di vita camminando». (mi.mo.)

«Chi ce l’ha fatto fare?» va in scena al teatro comunale di Dozza venerdì 18 gennaio alle ore 21; biglietti 10 euro intero, 8 ridotto. Prenotazioni consigliate al numero 338/3183077.

L”intervista completa a Davide Dalfiume è sul «sabato sera» in edicola da giovedì 17 gennaio

Nella foto Davide Dalfiume e Marco Dondarini (si tratta della foto nella locandina dello spettacolo «Chi ce l”ha fatto fare?»)

Davide Dalfiume e Marco Dondarini in scena a Dozza spiegano che «la comicità è una cosa seria»
Cultura e Spettacoli 17 Gennaio 2019

Una mostra sulla Grande guerra nelle terre dell’Emilia Romagna

L’Istituto comprensivo 7, in collaborazione con l’Assemblea legislativa della Regione Emilia Romagna, domani venerdì 18 gennaio, alle ore 18, presso la scuola media Luigi Orsini in via Vivaldi 76, inaugura negli spazi espositivi della scuola la mostra #grandeguERra – L’Emilia Romagna tra fronte e retrovia, a cura di Mirco Carrattieri, Carlo De Maria, Luca Gorgolini e Fabio Montella. Terminate le celebrazioni degli anni del primo conflitto mondiale, l’Istituto ha deciso di aprire al pubblico l’esposizione proprio in corrispondenza del centenario dell’apertura dei negoziati di pace a Parigi.

La mostra ricorda i 100 anni dall’entrata in guerra dell’Italia e dal suo decorso, con particolare riferimento agli eventi emiliano-romagnoli. Durante la Prima guerra mondiale infatti la nostra regione fu, anche se in maniera limitata, teatro di guerra. Alcuni bombardamenti aerei e navali colpirono la costa adriatica fin dalla primavera 1915. L’Emilia Romagna, tuttavia, rappresentò soprattutto una grande retrovia rispetto al fronte principale della guerra italo-austriaca, cioè il fronte alpino. I ragazzi delle classi terze condurranno i visitatori nel percorso di visita, allietati dalle musiche originali a tema dell’Orchestra Orsini.

Durante la visita verranno letti brani dal libro La Grande guerra negli occhi di un bambino, di Giuseppe Boschet. Interverranno esponenti del mondo culturale imolese. La mostra rimarrà aperta fino al 28 febbraio 2019 e sarà visitabile dal pubblico e dalle classi interessate dal lunedì al sabato, ore 8-12, previo appuntamento al numero 0542 685100. L’iniziativa è organizzata in collaborazione con l’Auser. (re.cul)

Nella foto: la locandina dell”evento

Una mostra sulla Grande guerra nelle terre dell’Emilia Romagna
Cultura e Spettacoli 17 Gennaio 2019

Prorogata fino al 25 gennaio la mostra di artisti italiani della seconda metà del Novecento allestita a palazzo Machirelli

La mostra M”illumino d”arte, che presenta a palazzo Machirelli a Imola, in via Emilia 25, ventidue opere di artisti italiani del ”900 dalla Collezione Corelli Grappadelli sta riscuotendo una partecipazione tale che gli organizzatori hanno deciso di prolungarne l”apertura fino al 25 gennaio, giornata in cui, alle 18 alla Sala delle Stagioni, verrà anche presentato in anteprima il catalogo completo curato da Beatrice Buscaroli della Collezione Corelli Grappadelli. Promossa da Alba Progetti e da Ace Services in collaborazione con l”Alleanza delle Cooperative di Imola e il Comune, la mostra allestita al primo piano di palazzo Machirelli, sia nei locali dello Studio Alba Progetti che nelle sale dell’Alleanza delle Cooperative, ospita opere di noti artisti della seconda metà del Novecento quali Valerio Adami, Agostino Bonalumi, Massimo Campigli, Lucio Fontana, Renato Guttuso.

«Siamo onorati di aver offerto nuovamente il nostro contributo, attraverso questo evento, al programma di “Imola a Natale” coordinato dal Comune di Imola – dicono gli organizzatori della mostra -. Siamo giunti al quarto anno consecutivo di un progetto che vuole portare l’arte fuori dagli spazi ad essa tradizionalmente dedicati. La sfida è quella di convivere e dialogare con ambienti destinati per tutto l’anno ad altre funzioni, ambienti di lavoro e sale riunioni. E” stato così con Vanni Spazzoli (2015), Pier Giovanni Bubani (2016) ed Ermes Ricci (2017), e le mostre a loro dedicate hanno visto grande interesse e partecipazione. Dopo tre edizioni che hanno raccontato altrettanti artisti, abbiamo deciso quest”anno di raccontare la passione di un collezionista, attraverso le opere da lui raccolte per decenni. I collezionisti, gli appassionati, i sostenitori sono linfa vitale per l”arte. L”avvocato Giovanni Corelli Grappadelli unisce da sempre alla sua attività professionale una passione colta e competente per l”arte, particolarmente rivolta verso i protagonisti del Novecento e verso gli artisti contemporanei. E” un personaggio davvero straordinario e molto noto, in primis nella sua città di Lugo, per la quale si è fatto promotore di numerose e qualificate iniziative in ambito sociale, artistico e culturale. Alcune portano il nome della figlia Benedetta, prematuramente scomparsa alcuni anni fa».

La mostra è visitabile dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 18 (sabato e domenica su appuntamento, rivolgendosi allo 0542/24348).

Nella foto opera di Massimo Campigli, «Figura su sfondo scuro», 1964

Prorogata fino al 25 gennaio la mostra di artisti italiani della seconda metà del Novecento allestita a palazzo Machirelli
Cronaca 16 Gennaio 2019

Furto con spaccata alla farmacia Ponte Rizzoli di Ozzano

Furto con spaccata alla farmacia Ponte Rizzoli di via Pedagna, nella piccola frazione del Comune di Ozzano. L”episodio è avvenuto ieri sera, intorno alle 19.49, solo cinque minuti dopo la chiusura serale. Due malviventi incappucciati hanno prima sfondato la porta vetro con un mazza poi, una volta dentro, si sono impossessati soltanto della cassa, staccandola direttamente e portandola via.

Tutto nel giro di trenta secondi, così come testimoniano le telecamere di videosorveglianza che hanno ripreso la scena. «Hanno aspettato che una delle socie uscisse dopo la chiusura – commenta Chiara Cavina, un”altra delle titolari della farmacia -. L”allarme è scattato ma quando è tornata non c”era più nessuno. Hanno rubato l”incasso giornaliero e il fondo cassa proprio nel giorno in cui ha chiuso l”unica socia che non fa il versamento. La porta vetro, invece, è già stata riparata questa mattina». Sul furto stanno indagando i carabinieri. «Le telecamere sono ad alta definizione – prosegue – ma sarà molto difficile risalire agli autori perché, oltre ad essere incappucciati, indossavano anche i guanti. Quelle esterne, invece, hanno ripreso l”auto con cui poi sono scappati, ma purtroppo non si riesce a leggere la targa».

La farmacia di Ponte Rizzoli ha aperto con la nuova gestione il 30 maggio 2018 ed è la prima volta che si verifica un episodio simile. «Non era mai successo che subissimo un furto fuori dall”orario di apertura – conclude la Cavina – ma era già capitato invece che qualcuno ci rubasse qualcosa senza che ce ne accorgessimo. Furti in questa zona, comunque, ne capitano di frequente ma ci avevano avvisate quando decidemmo di prendere in gestione la farmacia». (d.b.)

Nella foto: la porta vetro della farmacia sfondata prima del furto

Furto con spaccata alla farmacia Ponte Rizzoli di Ozzano
Cronaca 16 Gennaio 2019

La Giunta di Imola perde un altro pezzo, l’assessora al Welfare Ina Dhimgjini dà le dimissioni

La Giunta di Imola perde un altro pezzo. Ina Dhimgjini, l’assessora al Welfare, oggi ha informato la sindaca Manuela Sangiorgi dell’intenzione di dare le dimissioni. Per ora non c’è ancora una lettera ufficiale ma sembra improbabile un ripensamento. «Ina mi ha informato di aver avuto un’opportunità lavorativa molto importante, è una ragazza ambiziosa e con delle grandi qualità e intende seguire il suo percorso di crescita professionale» commenta la sindaca. Spiaciuta per questa decisione? «E’ stato un fulmine a ciel sereno le qualità di Ina erano evidenti e le cose le stava portando avanti con competenze importanti».

In verità le voci che Dhimgjini fosse intenzionata a terminare l”esperienza imolese si stavano rincorrendo già da diversi giorni. In dicembre se ne è andato Ezio Roi, “sbattendo la porta” per disaccordi sulla gestione delle deleghe della sicurezza, ora questa seconda defezione fa sorgere il dubbio legittimo che qualcosa scriocchioli in Giunta da un punto di vista politico. «Non è una frattura per motivazioni politiche oppure operative – assicurano dal Comune -, con Roi c’era incompatibilità sull’operatività, con Ina completa sintonia tanto che ha dato disponibilità anche per il passaggio di consegne».

In attesa delle dimissioni ufficiali si dà comunque già per avviato il percorso per «trovare chi la sostituirà uomo o donna che sia». E per ora non si va oltre. Impossibile sapere se questa volta si «pescherà» sul territorio oppure si cercherà ancora una volta fuori casa. Dhimgjini, infatti, arrivava da Livorno, per la precisione dalla Giunta 5Stelle di Nogarin, della quale aveva fatto parte fino ai primi mesi dell’anno scorso.

Da riassegnare ci sono deleghe fondamentali, non solo da un punto di vista dei servizi comunali come le politiche sanitarie o sociali o quelle abitative, ma anche altre che facevano parte esplicitamente del mandato della Giunta Sangiorgi, come la disabilità o la famiglia. Poi ci sono pari opportunità, partecipazione, volontariato. (l.a.)

Ina Dhimgjini accanto alla sindaca Sangiorgi durante l”utlima riunione di Giunta del 2018, accanto a Dhimgjini l”assessore Patrik Cavina (foto tratta dal video postato da Sangiorgi il 24 dicembre sulla sua pagina Facebook ufficiale)

La Giunta di Imola perde un altro pezzo, l’assessora al Welfare Ina Dhimgjini dà le dimissioni
Cronaca 16 Gennaio 2019

Scattati i controlli dopo le segnalazioni sul taglio degli alberi lungo l'argine del Santerno a Castel del Rio

Si parla spesso dell’importanza della manutenzione delle sponde dei fiumi per prevenire le inondazioni e ridurre così il rischio idrico. Opere necessarie, ma che richiedono controlli puntuali, per evitare che un”azione fondamentale di tutela del territorio possa trasformarsi in corso d’opera in un disboscamento indiscriminato. Questa volta a finire sotto la lente di ingrandimento, su segnalazione dei coniugi Claudio Nicolini e Luisa Cottifogli, volontari delle Guardie ambientali metropolitane, sono stati i lavori di pulizia delle sponde del fiume Santerno, autorizzati dall’Arpae il 27 novembre e avviati sotto il ponte Alidosi la scorsa settimana.

L’intervento riguarda circa 49,94 ettari, da Castel del Rio a Codrignano, per un totale di 18,5 chilometri. In base all’atto firmato dall’Arpae, il primo tratto di 11 chilometri, da Castel del Rio fino al confine con il parco regionale Vena del gesso romagnola, prevede la «manutenzione straordinaria della vegetazione spondale al fine di riduzione del trasporto verso valle, contenimento robinia e ringiovanimento formazioni forestali». Qui è stato autorizzato «il taglio a scelta» lungo le sponde, pari al 40% della massa, riguardante alberi «maturi, pericolanti vetusti, inclinati o specie alloctone comela robinia».

Poi ci sono altri 7,5 chilometri, in questo caso all’interno del Parco regionale della Vena del gesso romagnola, sottoposto a misure specifiche di conservazione. Qui la concessione, che ha ottenuto anche il nulla osta del Parco, ha per scopo «l’aumento della naturalità e della sicurezza idraulica dei popolamenti arborei» ed è autorizzato«il taglio fitosanitario nei confronti di esemplari pericolanti o a rischio caduta o specie esotiche; il rispetto delle specie autoctone che fanno parte degli habitat individuati; una intensità di taglio al massimo del 30% su tutta la sponda boscata facente parte dell’area demaniale una volta l’anno dall’11 agosto al 19 febbraio; il taglio selettivo di tutta la vegetazione arborea qualora presente compresa entro l’alveo dimagra (ovvero la zona in cui scorre l’acqua durante i periodi di magra, ndr), con asportazione massima del 30% degli esemplari suscettibili di creare rischio idraulico».

La ditta esecutrice dei lavori, che ha ottenuto regolare concessione valida fino al 28 febbraio (e per la quale è previsto un canone di poco più di 5.200 euro per il 2018-19) è la Fluvial forest, con sede a Codogno, nel lodigiano, che si occupa di commercio all’ingrosso di legname, semilavorati in legno e legno artificiale. L’istanza presentata in prima battuta dalla società comprendeva anche «il taglio e prelievo della vegetazione arborea e arbustiva» lungo il Santerno fino a Mordano, per un totale di 93 ettari, ma per l’ultimo tratto, di 8 chilometri, non è stata concessa l’autorizzazione, si legge sui documenti, «perché in conflitto con il programma di manutenzione già progettato e approvato» dalla Regione Emilia Romagna.

«Venerdì 4 gennaio – riassume Luisa Cottifogli – Claudio ha scoperto per caso che nei pressi del ponte Alidosi si stava apprestando un cantiere. La ditta ha iniziato i lavori la mattina di lunedì 7 gennaio senza transennare e tabellare il cantiere e senza informare i cittadini e i frontalieri, come previsto dalla regolare concessione. L’unico frontaliero al quale è stata chiesta un’autorizzazione al transito è il contadino padrone del campo sul quale i mezzi potevano anche depositare il legname. Dal ponte Alidosi lunedì scorso ho assistito alle prime operazioni svolte dagli operai con motosega ed escavatore, senza la presenza sul luogo di un tecnico e senza una precedente selezione e segnalazione degli esemplari da abbattere, senza alcun rappresentante di Arpae o dell’amministrazione comunale. Gli operai erano privi di caschetto e protezione antitaglio, sul cantiere nessuna transennatura o indicazione. I primi due pioppi sono stati estirpati con le intere radici, come barbabietole, dalla forza dell’escavatore. Poi è stata la volta dell’abbattimento dell’intero pioppeto, anche con l’utilizzo della benna dell’escavatore, fatta salva un’unica quercia secolare che il contadino aveva chiesto di risparmiare. Chiamati i carabinieri locali, questi hanno richiesto la documentazione dei lavori e segnalato ai corpi competenti la situazione, fermando il cantiere in attesa del piano esecutivo. I lavori, dopo una breve pausa, sono comunque proseguiti finché solo mercoledì 9 gennaio finalmente sono intervenuti il sindaco con un tecnico comunale, due autorità tecniche di Arpae e il tecnico forestale della ditta».

Il 10 gennaio la sponda del fiume era una desolata distesa di tronchi accatastati, solcata dalle impronte dei cingoli. «Mi chiedo – prosegue Cottifogli – se la gestione del patrimonio pubblico una volta tanto possa essere fatta al meglio, come ad esempio è successo a Imola dopo la grande pienadel 2014. Chi è questa ditta alla quale Arpae, un ente regionale, ha affidato la pulizia di parte di Santerno, Lamone, Montone, Ronco, Sillaro? Un’azienda fondata nel 2017 con 1.000 euro di capitale sociale versato? Almeno questi sono i dati che si evincono dalla visura camerale della ditta e da una semplice ricerca online fra le concessioni rilasciate da Arpae. Il mio profondo rammarico – conclude- è constatare una così scarsa sensibilità alla tutela del patrimonio ambientale da parte dell’ente preposto a salvaguardarlo».

Dal canto loro, i sindaci dei comuni interessati dai lavori sugli argini del Santerno assicurano attenzione, ribadendo però che le aree coinvolte sono demaniali  eche la responsabilità è dunque di Arpae e della Regione.  (lo.mi. re.co.)

Il servizio completo è su «sabato sera» in edicola il 17 gennaio

Nella foto la situazione sull”argine del Santerno a giovedì 10 gennaio

Scattati i controlli dopo le segnalazioni sul taglio degli alberi lungo l'argine del Santerno a Castel del Rio
Cronaca 16 Gennaio 2019

“Orgoglioso delle piste ciclabili e di uno sviluppo che è ripartito', tempo di bilanci per il sindaco Lelli

Sviluppo alla viabilità ciclopedonale, revisione e ripresa della pianificazione urbanistica dopo il fallimento delle imprese edili. Secondo il sindaco Luca Lelli, sono due dei segni positivi di questi cinque anni. Lelli ha già annunciato l’intenzione di ricandidarsi per il secondo mandato con una lista civica. che si chiamerà Passione in Comune con la quale “andare oltre gli steccati ideologici”.

A quattro mesi dalle amministrative (fissate ad oggi per il 26 maggio) è tempo di bilanci. Di cosa è maggiormente orgoglioso di questi cinque anni da sindaco e cosa c’è ancora da fare a Ozzano?
«Tra le cose fatte metto il grande sviluppo che stiamo dando alle piste ciclopedonali, non era nel nostro programma ma siamo stati bravi ad approfittare del bando periferie, e per fortuna non siamo finiti tra quelli bloccati dal Governo, e del bando ciclovie della Regione per Ponte Rizzoli. Un’altra cosa, che spero si vedrà a breve, è la pianificazione urbanistica. Cinque anni fa nel giro di pochi mesi ci sono stati i fallimenti Di Giansante e della coop. Cesi, due degli attori dello sviluppo del ventennio precedente, che si sono portati dietro anche altri, come Sucina. Così della pianificazione approvata nel 2012 non è partito nulla, in più c’erano fallimenti e subentri, cantieri bloccati, una fase delicata che abbiamo gestito, ritengo nel migliore dei modi, e nel 2017 abbiamo potuto rifare il Poc inserendo gli interventi che servivano».  

Quali sono le differenze rispetto alla vecchia pianificazione urbanistica?
«Essenzialmente due: nel nuovo Poc le fideiussioni sono al cento per cento e la separazione tra i tempi di esecuzione delle opere pubbliche e i relativi interventi di espansione urbanistica, questi ultimi si possono anche non fare. Così, in primavera dovrebbero partire i lavori di De Toschi per il quarto braccio della rotonda di Tolara da via Nardi, per i quali abbiamo approvato l’esecutivo in Giunta a metà dicembre. Un altro progetto che sono contento di aver concluso è il Ramazzini, oggetto di svariate inaugurazioni con problemi e ritardi. Ora nell’edificio è operativo il Poliambulatorio del Ramazzini sul lato via Emilia, la sede dell’Ausl sul lato posteriore e a febbraio la Pubblica assistenza dovrebbe finalmente entrare nella sua sede, negli spazi sopra l’Ausl. Quanto era previsto nel protocollo è stato completato, inoltre, lo spostamento dell’Ausl ha portato ad affittare la vecchia sede di distretto all’Inps, che prima era a San Lazzaro, quindi un ulteriore servizio a Ozzano a disposizione dei cittadini».  

A parte i fallimenti dei colossi dell’edilizia, quando è diventato sindaco lo scenario della zona industriale era desolante quanto a capannoni sfitti, ora no. A chi deve dire grazie?
«Devo dire grazie al tessuto produttivo locale che è fautore del rilancio a partire dalla realtà più grande, l’Ima, seguita dalla seconda azienda del territorio, che è Fatro. Poi ci sono tutti gli altri imprenditori fino ai più piccoli e ai commercianti, gente che tiene vivo il territorio. Se l’economia non fosse ripartita non avremmo avuto effetti apprezzabili, ma senza l’impegno del territorio non sarebbe stato sufficiente. E a Ozzano parliamo di aziende manifatturiere, ricchezza tangibile, posti di lavoro. Non a caso la recente ricerca della Città metropolitana sulla fragilità demografica, economica e sociale hanno stabilito che Ozzano è il comune meno fragile di tutta l’area. Questo è dovuto alla presenza robusta delle aziende che portano reale ricchezza sul territorio». (l.a.)

L”intervista completa è stata pubblicata sul “sabato sera” del 10 gennaio.

Nella foto Luca Lelli

“Orgoglioso delle piste ciclabili e di uno sviluppo che è ripartito', tempo di bilanci per il sindaco Lelli

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