Imola

Cultura e Spettacoli 23 aprile 2018

Cinzia Ravaglia racconta cosa sono Sarqi e Baladi, Sufi e Baghra, le danze orientali

Oltre la pancia nuda c”è di più. I balli orientali comprendono infatti numerosi stili diversi fra loro, che differiscono per ritmi più o meno lenti, musiche, strumenti utilizzati, ed anche abiti ed accessori. Non tutti prevedono pance nude come la più nota danza del ventre. Solo per citare alcuni stili, esistono il Sarqi, il Baladi o Sayydi, il Saabi e il Baghra, stile tipo Bollywood che nel mese di maggio sbarca a Imola grazie ad un workshop ospitato presso la scuola Area 111 di Imola dove insegna anche Cinzia Ravaglia, grande appassionata di danze orientali che qualcuno forse conoscerà anche per il comic burleque, un misto fra sensualità e comicità, vista al programma tv Italias got talent.

Appassionata di balli orientali da oltre metà della propria vita, Cinzia Ravaglia è insegnante di discipline orientali da vent”anni, e racconta: Le danze orientali fanno lavorare contemporaneamente sul corpo e il suo equilibrio e sulla consapevolezza di sé e dello spazio. In maniera del tutto opposta dalla danza classica, le danze orientali si basano su armonia e flessibilità, che sono tuttaltro che doti semplici da imparare ed esprimere, per apprenderle servono anni e sarebbe indicato proporle già nelle scuole.

Nel corso degli anni Ravaglia ha conseguito numerose specializzazioni orientali, dalla danza del ventre alla danza sufi, quella caratterizzata da giri concentrici pressoché infiniti che punta allequilibrio del corpo e della psiche. Il sufi è una disciplina che innalza, che punta ad eliminare le paure lavorando in maniera intima sulla ricerca del proprio spazio personale nello spazio fisico spiega . Più in generale, invece, le danze orientali sono utili perché insegnano a lavorare sullisolamento muscolare, ovvero nel far lavorare una sola parte del corpo alla volta, e poi sulla coordinazione, perché i singoli movimenti orizzontali, verticali e sagittali appresi vanno uniti fra loro. Sono però danze complesse, perché solo dopo aver imparato i movimenti si uniscono i passi e le varie tecniche.

AllArea 111 Ravaglia segue classi di differenti livelli, da principianti ad avanzati, più le coreografie per gli spettacoli della sua compagnia Demetra oriental dance group composta da una quarantina di persone, donne di differenti età. Spesso per le mie allieve la danza orientale diventa una medicina per piccole problematiche di tutti i giorni, dalla corretta postura al giusto atteggiamento nei confronti della vita continua . Anche gli spettacoli sono una sfida, metafora della vita e di come va affrontata. Ma non va mai dimenticato laspetto ludico e divertente del ballo, per questo ho ideato, a partire dal prossimo anno, il corso di danza del ventre madre-figlia, come opportunità per fare movimento e divertirsi fra femmine.

mi.mo

Nella foto: un gruppo di ballerine della compagnia Demetra oriental dance group

Cinzia Ravaglia racconta cosa sono Sarqi e Baladi, Sufi e Baghra, le danze orientali
Sport 23 aprile 2018

Autodromo, una sola apertura prevista anche questa settimana

All’autodromo Enzo e Dino Ferrari proseguono le date di apertura al pubblico. Questa settimana, l’unica giornata in cui è previsto l’accesso è domani dalle 18.45 alle 20. E’ ovviamente consentito l’accesso alla pista a piedi e con mezzi meccanici non a motore.

r.s.

Nella foto: appassionati in pista durante un”apertura

Autodromo, una sola apertura prevista anche questa settimana
Cultura e Spettacoli 23 aprile 2018

«I nostri prof di ciclismo», gli assi del pedale imolese in un libro della Bacchilega editore

Una raccolta di articoli di Nino Villa darà vita a un libro sui ciclisti del territorio imolese passati al professionismo, che verrà presto pubblicato da Bacchilega editore. Di seguito riportiamo l’introduzione al libro scritta dall’autore.

Da bambino mi piaceva molto assistere alle gare che a fine anni ‘40, inizi ‘50 si correvano nel circuito  di viale Dante, viale Zappi, strada dei birocciai (via Boccaccio ghiaiata) e via Goldoni. Erano gare per uomini e donne e mi affascinava lo scorrere veloce dei gruppi e dei mezzi. Il passaggio del Giro d’Italia nel 1953 fu ancora più emozionante, perché riuscii a vedere Coppi ed anche il nasone di Ferdy Kubler. Il 1° maggio del 1956 mio padre ed altri amici del bar Rivola mi portarono a vedere la gara di Varignana che vinse Mario Monti e salghì ed Sass (il pavimentista di Sasso Morelli) che correva per la Felsineo di Bologna. I protagonisti dovevano essere Ronchini, Baldini e Pambianco ma si ritirarono sotto un impietoso acquazzone.

Quella data rappresenta l’inizio del grande amore, che a volte  ha fatto soffrire ma non  ha mai tradito, per lo sport della bicicletta e sono state tante le gare di esordienti, allievi, dilettanti e professionisti seguite successivamente, per strada o in tv. Molti amici o compagni di scuola come Salvatore Mongardi gareggiavano tra gli esordienti, con la mia sportivissima famiglia andavamo a vedere le corse di Diego Ronchini, di Franco Costanzi, del casalese Battista Monti o del bubanese Olindo Gardelli – che poi è stato mio compagno di squadra tra i cicloamatori – ed anch’io avrei voluto iniziare a correre ma una congiura tra mia madre e il dott. Ricci che faceva le visite di idoneità, me lo impedì. A diciannove anni cominciai per vendetta col rugby, in mischia, ma vent’anni dopo venuto in possesso della bici di mio padre scomparso troppo presto, iniziai la carriera cicloturistica e cicloamatoriale. Abitavo a Bologna e cominciai per caso a scrivere di sport per le pagine dell’Unità Emilia-Romagna e a fare le cronache sportive di “ntv”. Venivo a Imola per la Coppa Placci e una la seguii sulla macchina del giornale assieme al grande Ginetto Sala. Posso dire di aver iniziato al giornalismo il Ct Davide Cassani ed ho conosciuto il commissario tecnico più medagliato di tutti, il grande Alfredo Martini. Era un piacere visitare il personale museo di Luciano Pezzi, parlando con lui anche di cose più importanti per la sua esperienza partigiana.

Ho intervistato anche gli olimpionici sovietici Viktor Kapitonov e Serghey Soukouroutchenko, oltre a Gimondi, Adorni, Moser, Saronni, Bugno, Fondriest, Bettini, Ballerini e tanti altri, anche al San Silvestro d’Oro nel modenese, che metteva i campioni sulla bilancia per pareggiare il peso con prodotti alimentari. Tornato a Imola, sabato sera  mi ha dato l’opportunità di scrivere dello sport locale e naturalmente il ciclismo è sempre stato tra i preferiti. Nel 2013, ho proposto a Paolo Zanelli, caporedattore dello sport, il ritratto di tutti i ciclisti imolesi passati al professionismo, ma in questa rassegna mi sembra giusto aggiungervi anche il biker azzurro Mirko Pirazzoli e Patrizia Zulato, che ha partecipato ad un Tour femminile nei primi anni 2000, oltre ai suiveurs più noti e che molto hanno dato allo sport che amiamo. E’ venuta fuori questa raccolta di ritratti e di ricordi che vuole essere memoria storica per i datati come me e uno strumento di conoscenza della storia del ciclismo imolese per chi, più giovane, oltre che a pedalare vuole conoscere le radici di questo nostro amore faticoso e spesso sofferente ma sempre appagante.

ni.vi.

I lettori di «sabato sera» possono prenotare il libro presso la redazione di viale Zappi 56 C al prezzo di lancio di 9 euro anziché 12

Nella foto: Marco Pantani e Fabiano Fontanelli in un momento di relax

«I nostri prof di ciclismo», gli assi del pedale imolese in un libro della Bacchilega editore
Cronaca 22 aprile 2018

La storia degli aerei ricognitori «Pippo» e «Cicogna», terrore della popolazione durante la guerra

Nell’aprile del 1945 atterrarono ad Imola i primi aeroplani; i primi e gli ultimi, probabilmente. Si trattava di quegli aerei da ricognizione con l’ala sopra, detti anche «Cicogne», dotati di macchine per riprese fotografiche, che facevano anche il servizio postale, trasportavano feriti, ecc. Volavano alti nel cielo, sia di giorno che di notte, solitari, sorvolando le zone di combattimento e soprattutto le retrovie tedesche per individuare la presenza di truppe, di automezzi in movimento, di basi e depositi di rifornimenti e poi, ogni tanto, lasciavano cadere una bomba, seminando il panico tra i soldati tedeschi e naturalmente anche tra la popolazione civile.

Nel libro di Guglielmo Cenni dal titolo Imola sotto il terrore della guerra, l’autore annota puntualmente i fatti di cronaca cittadina tra il luglio del 1943 e l’aprile 1945. Quei velivoli, dagli imolesi erano chiamati «Pippo» perché il nome tecnico era Piper, che in inglese si pronuncia «paiper», ma in tedesco si pronuncia «piper». Per cui, ogni volta che si sentiva il caratteristico e inconfondibile rombo, i soldati tedeschi dicevano: «Piper! Piper!», per intendere l’aereo che stava spiando dall’alto. La parola «piper» per gli imolesi divenne allora simpaticamente e affettuosamente «Pippo». La presenza di quell’aereo divenne famigliare, anche se le sue azioni portavano spesso danni e morti. Dopotutto si era in guerra, in quel terribile inverno 1944-45 che passammo chiusi tra le mura della città, coi campi minati tutt’attorno, il razionamento dei viveri, il mercato nero e migliaia di sfollati venuti dalla campagna. Benvenuti quindi i voli dei Pippo sulle nostre teste; almeno davano speranza. C’era anche il coprifuoco, l’obbligo di mantenere l’oscurità, con degli addetti che giravano per controllare anche le case private.

Erano azioni di tutti i giorni, quelle compiute dai Pippo, che nell’inverno 1944-45 partivano da Castel del Rio, da una pista spianata alla meglio su di un ampio terrazzo naturale circa un chilometro a nord del paese. Decollavano e atterravano in poco spazio. Quello di Castel del Rio non fu l’unico campo del genere allestito nella vallata del Santerno, poiché mano a mano che il fronte avanzava anche i servizi delle retrovie si spostavano. Ad Imola liberata, i campi di atterraggio furono addirittura due: uno a fianco della strada Montanara, dove oggi si trovano i campi da rugby, l’altro verso Faenza, in via Gratusa. Sul campo della Montanara atterrarono soltanto i Piper, in quello di via Gratusa invece hanno atterrato anche alcuni bimotori.

Il 15 aprile nel podere Santo Spirito, dove era situata la base dei rifornimenti, arrivarono le ruspe la mattina presto. Cominciarono ad abbattere le piante, a colmare i fossi e a livellare il terreno e nel pomeriggio atterrarono i primi aerei. C’era sempre un notevole traffico di aerei, che arrivavano e partivano. Quando c’era troppo fango, per asciugare il terreno i militari usavano cospargerlo di benzina e darvi fuoco. Anche da quelle parti un aereo fu abbattuto dalla contraerea piazzata sulla strada di Zello e andò a cadere proprio dove ora c’è l’albergo Olimpia. Quei campi di atterraggio rimasero in funzione forse una ventina di giorni, poi tutto si spostò verso nord. La vita molto lentamente ricominciò, i contadini ripresero a lavorare, i fossi furono riaperti e degli «aeroporti» del Santerno non rimase più nulla.

ve.mo.

L”articolo completo su «sabato sera» del 19 aprile.

Nella foto: un aereo da osservazione decolla da un campo di atterraggio di pianura

La storia degli aerei ricognitori «Pippo» e «Cicogna», terrore della popolazione durante la guerra
Sport 22 aprile 2018

Motor Legend Festival, oggi l'ultimo giorno della grande rievocazione show all'autodromo

Sole, caldo, grandi personaggi e bolidi del passato in pista. Il Motor Legend Festival si conferma come qualcosa di unico che sta richiamando da venerdì tanti appassionati e pubblico tra i paddock e le tribune (queste ultime ad ingresso gratuito). La prima edizione dell’evento sta riscuotendo molto successo. Oggi, ultimo giorno, il momento culminante sarà alle ore 14.45 l”inizio della gara 2 del 1° Gran Premio Historic Formula 1 di San Marino riservato alle vetture da F1 che gareggiarono fra la metà degli anni ”60 e la metà degli anni ”80. Al via 24 monoposto di proprietà di ricchi collezionisti, fra le quali Lotus, Cooper, Williams, Brabham, Arrows, Shadow, Tyrrell, Ensign, Fittipaldi Ats, Tecno, Merzario ed Hesketh. Gara 1 ieri è stata vinta dalla Williams dell’irlandese Mike Cantillon davanti a quella del francese D’Asembourg e alla Lotus di Thornton, dopo un iniziale predominio del poleman O’Connell costretto al ritiro con la sua ATS.

Venerdì, il giorno dell”avvio anche il saluto del presidente Fia Jean Todt. Gli incontri con i protagonisti hanno confermato l’interesse che c’è attorno al passato prossimo delle corse. Ieri al ricordo di Elio De Angelis hanno preso parte sia Riccardo Patrese sia René Arnoux, si sono scoperti aspetti sconosciuti del grande pilota romano, vincitore del Gran Premio San Marino nel 1985. Subito dopo Giacomo Agostini e Mario Donnini hanno parlato dell’esperienza dell’asso bergamasco nel motomondiale e al Tourist Trophy, mentre Riccardo Patrese, Erik Comas, Emanuele Pirro, René Arnoux, Pierluigi Martini e Arturo Merzario, hanno ricordato episodi divertenti della carriera di Ayrton Senna.

Un autentico tripudio per chi non ha dimenticato i campioni e i gioielli che hanno fatto la storia del motorismo. Tra tutte ovviamente le Ferrari senza dimenticare la sfilata dei campioni di motociclismo, guidati da Giacomo Agostini in sella alla sua MV Agusta del 1970. In tanti hano partecipato in particolare alle varie esibizioni, come per l”appunto Patrese, Merzario, Pirro e tanti altri. Antipasto ideale per il gran finale di oggi dove sono attesi Jacky Ickx, Mauro Forghieri, Paolo Barilla e la Ferrari 312B.

Oggi il costo del biglietto è 27 euro. L’accesso alle tribune, come detto, è gratis. Altre informazioni e il programma completo sul sito del Motor Legend Festival (r.s.)

Foto dalla pagina Fb ufficiale di MotorLegendFestival

Motor Legend Festival, oggi l'ultimo giorno della grande rievocazione show all'autodromo
Sport 21 aprile 2018

Calcio serie D, ingresso gratuito per vedere l'Imolese. Il presidente Spagnoli parla dei play-off e del possibile ripescaggio

L”Imolese perde per l”ennesima volta a Piancastagnaio (2-1 con rete del momentaneo vantaggio rossoblù di Borrelli) e consegna al Rimini, vittorioso 3-2 in casa contro il Romagna Centro con il gol decisivo firmato dall”ex Ambrosini, la vittoria del campionato con tre giornate di anticipo. Per la formazione allenata da Massimo Gadda ora c’è un secondo posto da difendere e, soprattutto, i play-off da vincere, alla luce delle intenzioni della società di puntare al ripescaggio. Andando per ordine, i punti di vantaggio sul Fiorenzuola, terzo in classifica, sono ora 6; con tre giornate ancora da giocare ne bastano dunque 4 per conquistare matematicamente la seconda posizione. L’imperativo è farne già 3 domani col Sasso Marconi; stadio Romeo Galli, inizio ore 15 (ingresso gratuito).

Per quel che riguarda l’idea della società di chiedere il ripescaggio per giocare la prossima stagione in serie C, c’è da registrare un’importante accelerazione sulla messa a norma del Romeo Galli per il calcio professionistico. La settimana scorsa l’Imolese ha ottenuto il via libera per presentare un progetto relativo all’adeguamento dell’illuminazione ai canoni richiesti in serie C. La documentazione dovrà passare obbligatoriamente dalla Sopritendenza di Bologna e da lì ottenere tutti i permessi per dare il via ai lavori. E’ evidente che questa mossa prelude a passi importanti nelle direzione del ripescaggio. «Ma prima dobbiamo vincere i play-off – ha precisato il presidente Lorenzo Spagnoli -. E prima ancora c’è da difendere questo secondo posto. Quella di domani contro il Sasso Marconi è una partita da vincere».

Ritornando all’ipotesi ripescaggio, potrebbero esistere maggiori possibilità rispetto all’anno scorso?

«Intanto bisognerà vedere quali saranno i parametri di ripescaggio. Al momento, non essendoci un presidente federale, è tutto in alto mare. L’importante per noi adesso è metterci nelle condizioni di essere pronti nel caso si aprano spiragli. Dobbiamo essere preparati a ragionare sui costi e su tutto il resto che ne consegue. Intanto partiamo col cercare di adeguare il Romeo Galli alla categoria superiore».

La strada quindi è ancora lunga e irta di difficoltà.

«Per prima cosa dobbiamo vincere i play-off. E’ un traguardo imprescindibile se si vuole proseguire col resto. Questo lo devono sapere tutti. E so che non è facile aggiudicarsi i play-off per due anni di seguito. Ma dobbiamo provarci con tutte le nostre forze».

L’idea di dare continuità al progetto di quest’anno è ancora in piedi?

«Certamente. Siamo convinti di avere un gruppo di ragazzi valido. Importante anche a livello umano. Quindi ci piacerebbe proseguire con questo progetto tecnico».

r.s.

L”articolo completo su «sabato sera» del 19 aprile.

Nella foto: la dirigenza dell”Imolese in tribuna al Romeo Galli, ovvero Fiorella Poggi, il presidente Lorenzo Spagnoli e il direttore sportivo Filippo Ghinassi

Calcio serie D, ingresso gratuito per vedere l'Imolese. Il presidente Spagnoli parla dei play-off e del possibile ripescaggio
Sport 21 aprile 2018

Basket A2, ultimo giorno di… scuola per l'Andrea Costa. Un rebus il futuro di coach Cavina

Proprio nel giorno in cui ha tagliato il traguardo dei 30 punti in classifica e subito dopo aver vinto la tredicesima sfida casalinga (battendo Montegranaro), l’Andrea Costa ha scoperto che ogni sogno residuo di play-off era svanito. La vittoria di Udine (prossima avversaria degli imolesi nel turno conclusivo) sul campo di Trieste, ha tolto significato alla sfida di domani sera («palaCarnera», ore 18) e così, a 40’ dal termine, la stagione dei biancorossi si chiude in anticipo e al decimo posto. Forse a Imola qualcuno ci è rimasto male, ma tra questi non c’è Demis Cavina, che invece è molto soddisfatto della stagione vissuta dalla sua squadra. «Provo grande soddisfazione – spiega il tecnico castellano – per questa annata che, con pizzico di fortuna in più, potevamo chiudere al play-off o almeno giocarcelo fino in fondo».

Come valuti la stagione?

«E’ una delle migliori della mia carriera, per il lavoro svolto, per il miglioramento dei giocatori e per la serenità con cui abbiamo centrato l’obiettivo».

Quanto c’è di tuo in questa annata?

«Non vi rispondo. Dallo scorso luglio ho messo tutto me stesso in questa avventura, senza spaventarmi per le responsabilità che mi hanno dato. Ogni elogio lo condivido con le persone che hanno sposato questo progetto».

Come è stato questo ritorno a casa?

«E’ andato ben oltre le più rosee aspettative, anche se portarsi a casa il lavoro non è stato facile. Talvolta mi sono arrabbiato con l’ambiente, ma solo quando mi hanno toccato i giocatori, o mosso critiche ingiuste. Sono contento di avere sbroccato dopo la sconfitta di Verona, che poi è diventata una tappa importante della nostra stagione».

Cosa vi siete detti te e Domenicali nelle ultime settimane?

«Il nostro rapporto è continuo e non servono tante riunioni per pianificare il futuro. Dopo Udine ci prenderemo una bella pausa, in cui Domenicali lavorerà sugli obiettivi e i conti del club e poi ci ritroveremo per parlare di fatti concreti».

Quale sarà la nuova… Fabriano, dove andasti nel 2006 dopo il primo addio all’Andrea Costa?

«Chi mi conosce sa che sono imprevedibile e testardo e così come fu sorprendente la scelta di tornare a Imola la passata estate, potrebbe esserlo anche quella di restare quando tanti mi danno per partente».

Quando deciderai?

«Dopo un periodo di riflessione e dopo aver fatto un quadro globale (con la famiglia, la società e i dirigenti) della situazione».

Esagera chi dice che dalla tua scelta dipenderà il futuro dell’Andrea Costa?

«Esagera molto, perché questa società esiste da 50 anni (e da più di 20 è in serie A), a prescindere dagli allenatori e dai giocatori che sono passati».

p.p.

L”articolo completo su «sabato sera» del 19 aprile.

Nella foto: coach Cavina

Basket A2, ultimo giorno di… scuola per l'Andrea Costa. Un rebus il futuro di coach Cavina
Cultura e Spettacoli 21 aprile 2018

Il film sul cardinale Giacomo Lercaro prodotto dall'imolese Lab Film in onda su Tv2000

«Nessuno nel mondo è chiamato a essere spettatore. Allo stadio sì, in teatro sì, ma nella vita no. Nessuno può essere soltanto spettatore». Questa frase del cardinale Giacomo Lercaro è in evidenza nella locandina del film “Secondo lo Spirito”, che racconta la storia dell”uomo di chiesa che metteva al centro il servizio e la povertà. Diretto da Lorenzo K. Stanzani e prodotto dall”imolese Mauro Bartoli per Lab Film, dopo la proiezione ieri in Vaticano sarà visibile domani su Tv2000 (canale 28) alle ore 21.

Secondo lo Spirito è un documentario di 74 minuti sulla vita di Lercaro, vescovo di Bologna dal 1952 al 1968 che, sull’altare della cattedrale, fece scrivere «Se condividiamo il pane celeste, come non condivideremo il pane terreno?». Infatti il cardinale sostenne sempre l”importanza della povertà della Chiesa: lo fece anche al Concilio Vaticano II, di cui fu uno dei quattro moderatori. Guidò la riforma liturgica, promosse la collegialità fra Papa e vescovi, un mondo del lavoro solidale ed equo, e un nuovo confidente rapporto fra Chiesa e mondo in una continua ricerca della pace e del bene comune. «La Chiesa non può essere neutrale di fronte al male, da qualunque parte esso venga: la sua via non è la neutralità, ma la profezia»: è una frase contro la guerra che Giacomo Lercaro pronunciò il 1° gennaio 1968, in piena guerra del Vietnam, e che Papa Francesco ha citato nel corso della sua recente visita a Bologna.

Definito da alcuni giornalisti dell”epoca «cardinal senza paura», Lercaro impegnò la sua vita sui principi di condivisione, povertà, pace e riforma: il film Secondo lo Spirito è «un documentario su Giacomo Lercaro e sulle sue “P”, come ha avuto modo di ricordare l’attuale Papa in visita a Bologna – si legge nel sito di presentazione lercaroilfilm.it -: P di Parola, in quanto fu capofila della riforma liturgica; P di Pane, quello celeste da condividere sull’altare, e quello terreno che egli ha sempre condiviso con i bisognosi fino a ospitarne centinaia nella sua arcidiocesi e con cui ha convissuto tutta la vita; P di Povertà perché com’egli disse al Concilio “la Chiesa è soprattutto dei poveri e dev’essere povera, anche di potere”; e la P di Pace, ch’egli imparò a perseguire come bene supremo nel dialogo con tutti, persino con i comunisti, che pure aveva duramente avversato fino a qualche anno prima». (r.c.)

Nelle foto il cardinale Lercaro sulla locandina del film, Lorenzo K. Stanzani e Mauro Bartoli

Il film sul cardinale Giacomo Lercaro prodotto dall'imolese Lab Film in onda su Tv2000
Cronaca 21 aprile 2018

Neurochirugia su una donna incinta nel medioevo, la scoperta su uno scheletro trovato sotto la via Emilia a Imola

Spesso si viene a conoscenza delle scoperte archeologiche nel momento dello scavo. Si fanno le prime ipotesi, poi dei reperti per lungo tempo non si sa più nulla. Molti scheletri rinvenuti nel nostro territorio e ritenuti particolarmente interessanti, ad esempio, vengono inviati al laboratorio di archeo-antropologia e antropologia forense dell’Università di Ferrara. E’ successo anche per i resti di una donna e del bimbo che aveva in grembo, rinvenuti nel 2010 in via Emilia a Imola durante la posa dei tubi del teleriscaldamento, nel tratto che da piazza Ferri arriva fino a via Fratelli Bandiera. In particolare, nei pressi della chiesa di San Giacomo, furono ritrovate delle tombe a cassa laterizia con copertura alla cappuccina, ossia con tegole spioventi. Una scoperta risalente all’epoca longobarda (VII-VIII secolo dopo Cristo).

Nell’estate del 2017, e per i successivi sei mesi, il suo scheletro è stato studiato e nel febbraio di quest’anno i risultati dell’indagine sono stati messi nero su bianco in un articolo all’interno della rivista World Neurosurgery della Federazione mondiale di neurochirurgia. Gli autori sono le antropologhe Alba Pasini e Vanessa Samantha Manzon, la viceditettrice del Dipartimento di Sicenze biomediche e chirurgo specialistiche dell’Università di Ferrara, Emanuela Gualdi, e l’archeologo Xabier Gonzales Muro, che si è occupato dello scavo.«Dalle analisi è emerso che le ossa sono di una donna di età compresa tra i 25 e i 35 anni e alta circa un metro e 60 – spiega l’antropologa Alba Pasini -. Le ossa più piccole, invece, sono di un feto arrivato alla trentottesima settimana di gestazione, quindi quasi al termine della gravidanza».

Perché questa scoperta è considerata così importante?
«Quella tomba – risponde la Pasini – mostra due eventi piuttosto rari nella letteratura archeo-antropologica relativa all’epoca altomedioevale, ossia la trapanazione del cranio e l’espulsione del feto (ovviamente già morto, ndr) in seguito al decesso della madre. Per quanto riguarda il primo, in tutta Europa sono stati scoperti altri 4 o 5 casi, mentre per il “parto in bara” si contano una decina di casi in tutto il mondo e questo è il primo in Italia. Queste due evidenze ci hanno portato a riflettere sulla loro correlazione».

A cosa serviva la trapanazione?
«Si tratta di una pratica che avveniva già nell’Età del bronzo, durante la preistoria, ed è proseguita fino al Novecento. Era un metodo usato in caso di sintomi quali ipertensione a livello del cranio, febbre alta e convulsioni. Tutti e tre, tra l’altro, si possono manifestare in caso di eclampsia, la sindrome ipertensiva più comune in gravidanza. Sono sintomi che a livello osseo non si vedono, la nostra è solo un’ipotesi, tuttavia il fatto che lei fosse incinta ci fa credere che la trapanazione possa essere avvenuta per questo motivo, visto che serviva per alleggerire la pressione sanguigna. Il fatto che questa operazione neurochirurgica sia stata effettuata in questo particolare periodo storico così “buio” per la scienza, ossia l’alto medioevo, è la dimostrazione che certe tecniche venivano applicate ugualmente, anche nei piccoli centri».

La trapanazione potrebbe aver provocato la morte della donna?
«L’analisi ossea ci ha confermato che è morta 5-7 giorni dopo questa pratica perché abbiamo riscontrato dei segni che testimoniano l’inizio di un processo di guarigione nell’osso. La trapanazione potrebbe aver provocato un’infenzione, così come la donna potrebbe essere morta per l’aggravarsi dell’eclampsia, oppure per un problema insorto durante il travaglio. Dall’analisi ossea non possiamo saperlo con certezza».

La seconda particolarità di questo ritrovamento è appunto il feto, espulso dal corpo della donna dopo che lei era morta, già nella tomba.
«Il feto era a testa in giù, con le gambe ancora all’interno del bacino della madre, mentre testa e scapole erano già all’esterno. E’ raro vederlo perché le ossa di un neonato sono molto fragili, ma si tratta di un processo del tutto naturale durante la decomposizione del corpo. In particolare, nella fase cosiddetta enfisematosa, vengono prodotti dei gas da cui dipendono alcuni fenomeni quali lo svuotamento della vescica, la fuoriuscita delle feci e, come in questo caso, lo svuotamento dell’utero».

Ora cosa succederà ai due scheletri? Verranno esposti, magari a Imola?
«Per il momento sono ancora nel nostro laboratorio a Ferrara. Il nostro lavoro è ultimato, ma spetterà alla Soprintendenza decidere cosa farne». (gi.gi.)

L”articolo completo sul “sabato sera” del 19 aprile 2018.

L’antropologa Alba Pasini

Neurochirugia su una donna incinta nel medioevo, la scoperta su uno scheletro trovato sotto la via Emilia a Imola
Cultura e Spettacoli 21 aprile 2018

Naturalmente, orti e giardini, eventi e visite guidate al verde della città

L”edizione 2018 di Naturalmente Imola, manifestazioni dedicata al verde e all”aria aperta, ad «Orti e giardini tra le mura» e non solo, comincia domani, domenica 22 aprile, con un”escursione in mezzo alla natura. Dalle 10 si terrà un”escursione alla scoperta delle numerose specie di uccelli del bosco della Frattona e dei loro particolari canti, guidati da un esperto ornitologo della Lipu (ritrovo in via Suore, informazioni e prenotazioni al Ceas allo 0542 602183).

La manifestazione è organizzata dal Comune in collaborazione con associazioni ed enti del territorio tra cui l’associazione «Nel Giardino, nella Natura» e sostenuta fin dalla prima edizione dal contributo della  Cooperativa Clai di Imola e della Fondazione Cassa di Risparmio di Imola.

Fino all”8 giugno ci sarà modo di dedicarsi alla scoperta di angoli più o meno nascosti della città, di godere di degustazioni di prodotti eno-gastronomici del territorio e di prendere parte a momenti di spettacolo che amplificano le bellezze dei luoghi in cui si tengono.

Al centro di tutto, come da sottotitolo della rassegna, i giardini, quelli di particolare interesse naturale, artistico, paesaggistico e storico inseriti nel Circuito Grandi Giardini Italiani, e quelli più piccoli, privati, curati tanto da creare vere e proprie «chicche» di natura. Tra i primi, si segnalano il Giardino ornamentale di Palazzo Varignana (con visita guidata il 28 aprile), quello della Villa Montericco Pasolini Dall’Onda (visita guidata il 5 maggio), quello di del parco della Villa Monteverde (12 maggio), di Villa la Babina a Sasso Morelli (26 maggio) e di palazzo Palazzo Fantini a Tredozio (2 giugno). Le visite, che iniziano alle 15.30, sono arricchite dai momenti musicali con la Nuova scuola di musica Vassura Baroncini e da degustazioni di vini, salumi Clai e prodotti del territorio (per partecipare occorre prenotare allo 0542/55711).

L”associazione «Nel Giardino, nella Natura» propone le visite ai giardini privati dei suoi associati, a Imola e dintorni (ogni domenica dal 6 maggio al 3 giugno inclusi, con inizio alle ore 10, posti limitati e prenotazioni allo 0542/55711).

Naturalmente Imola rappresenta anche un’occasione per ammirare il palazzo Vescovile nel grandioso rifacimento affidato nel 1766 dal cardinale Giovanni Carlo Bandi a Cosimo Morelli, le preziose collezioni del Museo diocesano, e l’antico orto-giardino con piante ornamentali e orticole (sabato 19 maggio alle ore 15.30, ingresso a offerta libera a favore della Caritas, prenotazioni allo 0542/55711).

Tra i tanti eventi in programma, si può segnalare «Giardini Segreti», un percorso tematico nel cuore della città, una visita guidata itinerante alla scoperta delle corti e dei giardini nascosti dei palazzi storici imolesi (domenica 6 maggio alle ore 10 e alle 16 con partenza da palazzo Tozzoni).Non mancheranno, poi, gli appuntamenti nella corte maggiore di palazzo Tozzoni, il cui verde è oggetto di studio e riqualificazione da parte di «Nel Giardino, nella Natura» che, nel fine settimana del 19 e 20 maggio, allestisce una mostra dal titolo «Giardini in vaso» con allestimenti temporanei di piante di diverse tipologie arricchita da contenitori decorativi per vasi e complementi d’arredo per giardini creati dall’artista bolognese Silvia Zagni.

Continua anche la partnership con il mondo della scuola e in particolare con il corso di laurea in Verde ornamentale e tutela del paesaggio dell’Università di Bologna che ha sede a Imola, che l”11 maggio ospita alle 9.30 la Giornata del tappeto erboso sportivo e alle 17.30 la conferenza dal titolo «La dea Flora: forza rigeneratrice della natura, simbolo di bellezza e femminilità», e l’Istituto tecnico agrario Scarabelli-Ghini, che il 5 maggio celebra la Festa degli alberi. Oltre all”apertura, in programma ci saranno poi molte attività del Ceas imolese e con visite guidate al bosco della Frattona.

Il programma completo è consultabile su www.comune.imola.bo.it e www.visitareimola.it.

Lo troverete anche nelle rubriche degli appuntamenti di “sabato sera”, www.sabatosera.it e sull”applicazione AppU Imola.

Naturalmente, orti e giardini, eventi e visite guidate al verde della città

Seguici su Facebook

ABBONATI AL SABATO SERA

Font Resize
Contrast