Imola

Cronaca 7 gennaio 2018

L’Andrea Costa dona 200 peluches alla pediatria imolese

Al reparto di Pediatria dell”ospedale di Imola Santa Maria della Scaletta la Befana è arrivata… Con le scarpe da basket. In occasione dell”Epifania, infatti, una delegazione composta da giocatori e staff tecnico guidata dal coach Demis Cavina e dal direttore sportivo Tommaso Bergamini ha consegnato circa 200 peluches all”Ausl imolese.

I pupazzi erano stati donati dai tifosi biancorossi in occasione dell”iniziativa “Teddy Bear Toss” durante la partita Andrea Costa Imola Basket-De Longhi Treviso. Per chi non lo sapesse o non fosse pratico di pallacanestro, si tratta di un”usanza in voga da una decina di anni negli Stati Uniti che da qualche anno ha preso piede anche nel basket italiano: al primo canestro della partita gli spettatori hanno lanciato i peluches in campo. Sul parquet imolese ne sono stati raccolti circa 200, poi consegnati agli operatori del reparto della pediatria imolese.

“Siamo molto contenti quando lo sport scende in campo per solidarietà – commenta il coach Cavina -. E” una iniziativa che per noi ormai sta diventando una tradizione alla quale ci fa molto piacere partecipare e ci permette di donare un sorriso con un”azione concreta”.

“L”Andrea Costa è parte della città e in questa occasione ha regalato sorrisi e momenti di serenità ai bambini – è il ringraziamento del direttore generale dell”Ausl Andrea Rossi -. Siamo entusiasti di questo dono che permette ai nostri piccoli pazienti di attenuare la paura di visite ed esami e rende un po” più piacevole la permanenza nel reparto. Nei prossimi giorni consegneremo i peluche ai bambini dopo un attento controllo della corrispondenza alle norme di sicurezza”.

Nelle foto: la delegazione dell”Andrea Costa con i peluches dell”iniziativa “Teddy Bear Toss”. Per chi legge da www.sabatosera.it anche i giocatori biancorossi con il “sacco della Befana”

Imola

L’Andrea Costa dona 200 peluches alla pediatria imolese
Cronaca 7 gennaio 2018

Un anno senza guerra, a Imola la conferenza internazionale

Un anno senza guerra passa da Imola. Si chiama “2020 A Year Without War” il progetto di cui fa parte l”omonima associazione no-profit imolese che organizza proprio ad Imola la prima conferenza internazionale per informare e sensibilizzare il pubblico mondiale sull”intento dell”associazione, il prossimo 12 gennaio. Sulla falsariga del nome, lo scopo dell”associazione “2020 A Year Without War” è quello di raggiungere per l”anno 2020 un accordo diplomatico di cessate il fuoco fra Stati, che possa in primis far riflettere sull’importanza di riconvertire almeno parte della spesa militare che annualmente tutti i Paesi destinano alla produzione di armi che, fortunatamente, non dovranno essere utilizzate.

Per gli organizzatori “non si tratta di utopia bensì di utilitarismo – spiegano Lorenzo Marchetti, presidente di A year without war Italia, con sede a Imola, e Marta Taroni, vicepresidente, entrambi imolesi -. Di fatto si tratta di riconfermare il Patto di Parigi di rinuncia alla guerra del 1928, impegnando non solo i governi nazionali ma tutti i cittadini in prima persona, rendendoli partecipi. Per questo è importante divulgare la nostra idea pubblicamente e non solo presso gli organi diplomatici”.

Da qui l”idea di organizzare la conferenza internazionale, il prossimo 12 gennaio dalle 18 a Palazzo Sersanti, in piazza Matteotti 8. L’evento vedrà la partecipazione di importanti nomi della diplomazia e del diritto internazionale, fra cui il fondatore americano di “2020 A Year Without War” e docente di filosofia politica al Santa Barbara City College Joseph White, il docente di diritto internazionale a Yale Scott Saphiro, l’ex principal administrator del Consiglio d’Europa Guido Orlandini e la giornalista e vice responsabile de La Nazione di Perugia Erika Pontini.

Il programma prevede alle 18,30 la tavola rotonda sul tema “Perchè 2020 A Year Without War è importante per tutti noi”, apericena e un momento didattico dedicato alle scuole con la partecipazione, per la prima edizione della conferenza, del liceo scientifico imolese. L’ingresso alla manifestazione è libero.

Nella foto: Lorenzo Marchetti e Marta Taroni dell”associazione A year without war Italia

Imola

Un anno senza guerra, a Imola la conferenza internazionale
Sport 6 gennaio 2018

Futsal serie A, Imola-Castello spreca troppo e Rieti espugna la Cavina

Il 2018 parte con una sconfitta per l”Ic Futsal che viene battuta alla Cavina con un sonoro 5-0 per mano di Rieti, nonostante l”esordio del capitano Igor Vignoli, tornato in riva al Santerno dopo la parentesi al Faventia.

I ragazzi di Pedrini, senza Castagna squalificato, giocano forse il miglior primo tempo della stagione, sprecando però troppe occasioni da gol (alcune anche da pochi passi) e, sorprendentemente, vengono puniti due volte, poco prima dell”intervallo, dal cinismo dei laziali. Nella ripresa, i padroni di casa cercano in tutti i modi rientrare in partita ma vengono subito zittiti dal tris ospite. L”espulsione per somma di ammonizioni di Vignoli e il tentativo di giocare con il portiere di movimento, dato lo svantaggio, permettono così a Rieti di arrotondare fino al definitivo 5-0 finale.

L”Ic Futsal, con questa sconfitta, rimane ovviamente ancora ferma a 12 punti e invischiata nella lotta per non retrocedere. Sabato 13, però, ci sarà un vero e proprio scontro salvezza a Milano, contro i padroni di casa che, al momento (con la partita contro la Lazio da giocare domani) occupano l”ultimo posto della classifica. Prima, però, Borges e compagni saranno di scena, martedì 9 alle 21, a Pistoia per il terzo turno di Coppa Divisione.

Ic Futsal – Rieti 0-5 (0-2)

Imola-Castello: Juninho, Ferrugem, Rodriguez, Borges, Saura, Salado, Vignoli, Ceh, Lari, Liberti, Magliocca, Battaglia. All. Pedrini.

Rieti: Garcia Pereira, Joaozinho, Betao, Romano, Nicolodi, Paulinho, Esposito, Corsini, Schininà, Caetano, Rafinha, Luciani. All. Bellarte. 

Marcatori: 18”31”” p.t. Betao (R), 19”05”” Corsini (R), 2”12”” s.t. Nicolodi (R), 11”40”” Joaozinho (R), 15”45”” Corsini (R).

Ammoniti: Vignoli (I), Borges (I), Nicolodi (R) 

Espulso: al 3”05”” del s.t. Vignoli (I) per somma di ammonizioni 

Nella foto (di Patrick Morini): Saura in azione

Futsal serie A, Imola-Castello spreca troppo e Rieti espugna la Cavina
Cronaca 4 gennaio 2018

Amministrazione comunale, si è dimesso il sindaco Daniele Manca. Cosa succede

Oggi pomeriggio il sindaco Daniele Manca ha rassegnato le dimissioni da primo cittadino “per alto senso delle istituzioni: non intendo affrontare una campagna elettorale nazionale con la fascia tricolore addosso. Chi ha questa responsabilità e questo onore dev”essere sopra le parti”.

Veloce è stato il bilancio di questi dieci anni, affrontato già prima di Natale con l”approvazione del bilancio.

Cosa succede ora

Le dimissioni saranno effettive fra venti giorni, quando non saranno più revocabili. Fino a quel momento il sindaco potrà cambiare idea in ogni momento.

Il 24 gennaio, dunque, saranno presentate al Prefetto che le accoglierà nominando con ogni probabilità un commissario fino alle elezioni che si terranno fra aprile e giugno (la data che circola, ma ancora ufficiosamente, è il 27 maggio). Da quel momento la giunta sarà sciolta e anche gli assessori decadranno e si potranno concentrare sulla campagna elettorale.

Le reazioni

Duro e minaccioso l”attacco dell”ex candidato sindaco grillino Claudio Frati – “Se toccherà a noi vi verremo a cercare per quello che avete fatto” -, accusando poi il sindaco di non aver pensato alla città, ma solo alla sua carriera. 

Accusa portate avanti anche da Simone Carapia (Lega Nord) e Nicolas Vacchi (Forza Italia) a cui il sindaco dimissionario ha risposto così (guarda il video):

Foto Isolapress

Amministrazione comunale, si è dimesso il sindaco Daniele Manca. Cosa succede
Cronaca 1 gennaio 2018

L’azienda imolese Emc è tra i fornitori del colosso canadese dell’aviazione Bombardier

Alla Emc quella telefonata dal Canada proprio non se l’aspettavano. L’ufficio acquisti del colosso Bombardier, con sede a Montréal e famoso nel mondo per i suoi aerei antincendio Canadair, stava cercando macchine lucidatrici per realizzare le lussuose finiture interne del nuovo modello Global 7000, il jet privato più grande al mondo. E forse, i prodotti realizzati in via Brodolini facevano proprio al caso loro. “E’ una storia che potrebbe avere per titolo L’ape che incanta l’elefante” esordisce con soddisfazione Ivano Coveri, amministratore unico di Emc, dove oggi lavorano 29 dipendenti.

Bombardier, invece, di dipendenti ne conta circa 66 mila e nel 2016 ha realizzato un fatturato di 16,3 miliardi di dollari. Oltre agli aerei costruisce treni e con la sua divisione trasporti è presente anche in Italia, a Roma, Palermo e Vado Ligure. “Forse ci hanno visti a qualche fiera del settore – ipotizza Coveri – anche se non si sono presentati ai nostri commerciali. Di solito, i tecnici di aziende così grandi e con alle spalle un ufficio acquisti imponente, non vogliono apparire, per non essere disturbati. Comunque ci hanno contattato loro per avere un’offerta. Oltre a noi erano in ballo altre due imprese italiane e una tedesca. E alla fine hanno scelto noi. Mi piace pensare che siamo stati scelti per avere presentato la miglior tecnologia e finitura per i loro lussuosi arredi”.

Tra settembre e ottobre i tecnici Emc sono partiti per il Québec per consegnare e installare due linee automatiche con macchine Rotoplus. “Queste – dettaglia il produttore – consentono di ottenere finiture di altissima qualità su vernici e una rifrazione della luce vicina a quella degli specchi. Tra i nostri clienti abbiamo chi produce ad esempio pianoforti, pannelli per cucine e bagni. Se gli specchi riflettono il 100 per cento della luce, i prodotti trattati con le nostre macchine si avvicinano al 98 per cento”.

Il bireattore, presentato in anteprima al Las Vegas a inizio ottobre, inizierà a solcare i cieli nella seconda metà di quest”anno. Al momento sono in costruzione otto esemplari, quattro dei quali ordinati nel 2011 dalla compagnia australiana AvWest. Per l’assemblaggio e per completare gli interni, la compagnia canadese ha inaugurato in novembre un Centro d’eccellenza costato 65 milioni di dollari e annunciato l’assunzione di mille lavoratori specializzati, operai, artigiani e ingegneri, da impiegare tra Montréal e Toronto. Con un’autonomia di 13 mila chilometri, il jet potrà trasportare 8 passeggeri da Londra a Singapore e da Dubai a New York senza scalo. I mobili e i rivestimenti, in cui ci si potrà quasi specchiare, saranno installati nelle quattro lussuose suite, più spaziose del 20% rispetto alla media, che comprendono anche una camera da letto matrimoniale, una cucina super accessoriata e una zona relax per l’equipaggio. Tutti gli spazi, inoltre, sono dotati di connessione Internet ultraveloce. Oltre a essere il jet privato più grande al mondo sarà anche uno dei più costosi. Per acquistarlo serviranno infatti oltre 60 milioni di dollari.

Nella foto: l”amministratore unico di Emc Ivano Coveri (primo a destra) con lo staff dell”azienda imolese alla Fiera di Hannover

Imola

L’azienda imolese Emc è tra i fornitori del colosso canadese dell’aviazione Bombardier
Cronaca 30 dicembre 2017

Basket A2: Andrea Costa chiude senza il botto, ko con Montegranaro

Imola non riesce a stravolgere il pronostico contro Montegranaro che vince 79-70 l”ultima partita del 2017. L”Andrea Costa, ancora priva del suo capitano Patricio Prato ha giocato un buon primo quarto tenendo in equilibrio il punteggio (24-23 alla prima sirena). Nella seconda metà del secondo quarto i marchigiani spezzano l”equilibrio e vanno ad un vantaggio in doppia cifra, trascinati da un ottimo Valerio Amoroso (28 punti e 12 rimbalzi alla fine). Dopo l”intervallo Montegranaro continua a volare fino a +16 (51-35 al 22”). Le fiammate di Wilson, un paio di recuperi di Penna e Alviti ricuciono il punteggio a cavallo del 30” e Imola si porta a un possesso di ritardo dopo una tripla di Penna (66-63 al 33”). Montegranaro però regge l”urto con il solito Amoroso e si riporta a distanza di sicurezza fino al +9 finale.

Il tabellino

Montegranaro – Andrea Costa Imola Basket 79-70
(24-23; 46-35; 61-56) 

MONTEGRANARO: Rivali, Campogrande 5, Maspero 2, Treier 4,
Zucca 2, Corbett 18, Amoroso 28, Powell 14, Gueye 6.  Angellotti ne, Scocco ne. All.: Ceccarelli.

IMOLA: Bell 11, Alviti 16, Maggioli 6, Cai ne, ne, Wiltshire Wilson 14, Gasparin 5, Toffali, Rossi, Penna 16, Simioni 2. Turrini ne. All.: Cavina.

Nella foto: Bell e Alviti (Isolapress)

Imola

Basket A2: Andrea Costa chiude senza il botto, ko con Montegranaro
Cronaca 29 dicembre 2017

Liceo scientifico quadriennale, al via la sperimentazione da settembre

Il liceo scientifico imolese è ufficialmente rientrato nella sperimentazione del diploma in quattro anni anzichè cinque. Il progetto presentato dal dirigente del polo liceale Lamberto Montanari è stato approvato oggi e partirà con una classe del liceo scientifico già con il prossimo anno scolastico al via a settembre.

Quella del diploma in quattro anni per licei e istituti tecnici è una delle novità della legge 107 sulla “buona scuola” che prevede l’avvio per cento classi in tutta Italia dall’anno scolastico 2018/19. “Una modifica che ci mette al pari di tanti altri Paesi europei consentendo l’uscita da scuola a 18 anni – spiega Montanari -. Naturalmente, un anno in meno di lezioni presuppone un cambiamento nel metodo di lavoro e una spinta verso l’innovazione e la tecnologia applicate alla didattica. Non si tratta solo di condensare cinque anni in quattro”.

Come detto, una sola classe partirà con la sperimentazione dal prossimo settembre, per un totale di massimo 25 studenti, come deliberato dal consiglio di istituto. In caso giungessero più richieste dei posti disponibili, la scuola si occuperà di una graduatoria sulla base della valutazione di uscita dalla secondaria di primo livello. Gli studenti che sceglieranno l”opzione quadriennale, inoltre, dovranno firmare un patto di responsabilità col quale si impegnano a stare al passo con il percorso più intenso di quello tradizionale.

“Il piano di studi prevede cinque ore settimanali in più – spiega Montanari – ma anche un calendario più lungo, anticipato di una settimana a settembre, e l”alternanza scuola-lavoro dal secondo anno. Saranno inseriti nel piano di studi tutte le componenti tradizionali dell”istruzione, come laboratori, stage e scambi con l”estero, ma saranno potenziati il peer tutoring, il cooperative learning e il blendend learning per puntare al tutoraggio fra studenti e sulle tecnologie. L”esame di stato al termine dei quattro anni sarà lo stesso del percorso di studi tradizionale, per cui scegliere questo nuovo percorso significa impegnarsi di più, ma sono certo che molti studenti apprezzeranno l”idea di affacciarsi al mondo universitario con un anno di anticipo”.

A breve l”intero progetto sperimentale sarà pubblicato sul sito della scuola. Gli studenti potranno scegliere se prendere parte alla sperimentazione quadriennale entro un mese a partire dal prossimo 16 gennaio 2018.

Imola

Liceo scientifico quadriennale, al via la sperimentazione da settembre
Cronaca 29 dicembre 2017

Dolci per le Feste e la novità del Panettoro. Le idee del pasticcere del Dulcis Matteo Coralli

«Per le feste tradizione e innovazione possono andare a braccetto. Si può mangiare un buon panettone artigianale con sapori diversi da quelli classici. Poi per chi è indeciso tra panettone e pandoro, abbiamo inventato il Panettoro, tutto da scoprire». Matteo Coralli, 36 anni, titolare della pasticceria Dulcis di Imola, racconta così la sua idea di dolce per le ricorrenze.

La «folgorazione» per la pasticceria è arrivata nelle stagioni fatte al prestigioso hotel Mare Pineta di Milano Marittima durante le vacanze estive della scuola alberghiera a Castel San Pietro. Poi, grazie a uno stage scolastico che lo ha fatto conoscere, da neodiplomato sbarca alla corte di chef Valentino Marcattilii, al San Domenico di Imola. «Fui destinato alla brigata dei primi, che è la prima che finisce il proprio lavoro – racconta Coralli -. Ogni volta andavo a curiosare e osservare la preparazione dei dolci. Così lo chef, notando il mio interesse, mi chiese se ero interessato a provare. Gli spiegai che avevo provato e mi piaceva. Così, dopo due mesi ai primi, affiancai per un anno il pasticcere di allora poi presi il suo posto. Fu un’esperienza molto importante che durò quattro anni e mezzo. Inoltre, durante la chiusura estiva del ristorante a cui attaccavo le altre mie ferie, arricchivo il mio bagaglio di conoscenze in cucina con esperienze in importanti ristoranti francesi, in Costa Azzurra».

Nel 2004 il grande passo e l’apertura della pasticceria Dulcis.
«Ho provato, è andata bene. Puntai sulla qualità»
Su cosa ha puntato?
«Sulla qualità e sul presentare i prodotti in maniera il più innovativa e intrigante possibile. Inoltre abbiamo portato una ventata d’aria fresca anche nell’estetica. Questo è un mestiere in cui devi tenere viva la curiosità che ti dà modo di inventare, sperimentare e creare qualcosa di nuovo».
A chi si ispira?
«Per quanto riguarda l’estetica ai pasticceri francesi, uno fra tutti Pierre Hermé. Se invece parliamo di gusto e abbinamenti, a Gino Fabbri che ha un rinomato locale a Bologna ed è il presidente dell’Accademia maestri pasticceri italiana».
Insomma il gusto italiano.
«Lo preferisco a quello francese perché la loro tradizione li porta su dolci molto grassi, dolci, con tanta panna e burro. Sono belli e buoni, ma dopo il secondo cucchiaino si accusa un po’ di pesantezza. In questo i nostri dolci sono molto più piacevoli da mangiare».
Quali sono i suoi ingredienti preferiti?
«Mi piace molto la frutta secca da lavorare: mandorle, nocciole, pistacchi. Prediligo il cioccolato francese che al palato è un po’ più ricco di acidità. Il burro è una materia prima importantissima per fare una buona prima colazione, anche se non lo usiamo in purezza, ma con miscele di margarine senza grassi idrogenati e fatte con oli pregiati».
Che cosa significa per lei un dolce?
«Sicuramente chi lo mangia deve chiudere gli occhi, avere un accenno di sorriso e avere la voglia di mangiarne un altro. Deve mettere di buon umore».
Quali sono i cavalli di battaglia del suo locale?
«Il nostro tiramisù, la torta Dulcis che è una mousse di cioccolato con uno strato di panna profumato alla menta. Poi la torta Baccanale, nata qualche anno fa, che è una mousse di mascarpone, cioccolato fondente con una glassa all’amarena. L’ultima novità che sta riscoprendo un discreto successo è la rivisitazione della torta di riso che ho presentato a Sweet Bologna qualche settimana fa (dove è arrivato terzo sia nella giuria tecnica, sia in quella popolare, Nda)».
A Natale il buon umore è d’obbligo, come il dolce. Quali dolci consiglia?
«Partiamo dalla tradizione, ossia pandori e panettoni, che però può essere rivisitata. I panettoni si possono fare in tanti modi: dal classico al pera e cioccolato, all’albicocca, con le noci, col pistacchio… insomma ci si può sbizzarrire a creare gusti e abbinamenti particolari. Il pandoro fa parte della nostra tradizione, ma è più complesso trovarlo artigianale: non siamo in molti a farlo. Inoltre l’anno scorso abbiamo lanciato il Panettoro».
Che cos’è e com’è venuta l’idea?
«È nato per gioco. Una sera Valentino del San Domenico mi ha fatto una battuta “Ma questo che cos’è? Un panettone o un pandoro?” Risposi: “Un Panettoro”. Così abbiamo pensato a come farlo ed eccolo qua. È l’impasto del pandoro, cotto nello stampo del panettone, glassato con una pasta di mandorle e cotto come il panettone. Sta piacendo tanto».
E in casa cosa consiglia per Natale?
«Il mio pandoro guarnito con un mascarpone fatto in casa e un po’ di cioccolata calda».
Per il cenone di Capodanno cosa fa scoprire ai clienti per stupire gli amici?
«Propongo il croquembouche, una piramide di bignè caramellati farciti con la crema chantilly. E’ un classico dolce delle feste francese molto conviviale e divertente da mangiare in un contesto simile».
Per l’Epifania è più difficile.
«Non si scappa, è una festa per i bambini quindi caramelle e biscotti».

Nella foto: il pasticcere del Dulcis Mattia Coralli

Imola

Dolci per le Feste e la novità del Panettoro. Le idee del pasticcere del Dulcis Matteo Coralli
Cronaca 28 dicembre 2017

L’informatica è il domani, ma per chi studia è già l’oggi. Intervista a Emanuele Rossi, universitario e stagista per Google

“Si può dire che l’informatica sia il futuro, ma in verità, per chi la studia, l’informatica è già il presente”, esordisce Emanuele Rossi, ventunenne imolese e studente di informatica presso l”università inglese Imperial college di Londra, all’inizio dell’intervista via Skype che gli abbiamo chiesto per indagare quello che sembra essere il settore di studio e lavoro di più recente e rapido sviluppo.

Emanuele, anzitutto perché Londra?
“Ho iniziato a pensare a soluzioni alternative all’università italiana già in terza superiore, mentre frequentavo il liceo scientifico imolese. Avevo il sogno di studiare informatica negli Stati Uniti, ma lì le migliori università sono molto restrittive quanto a numero di studenti stranieri ammessi e proibitive per i costi. Così ho optato per una soluzione più accessibile ma che mi garantisse una buona reputazione nel percorso di studi e mi facesse crescere dal punto di vista personale e linguistico: le migliori università inglesi sono ben più note e quotate agli occhi delle grandi aziende e studiando lì anziché in Italia avrei avuto più opportunità per essere notato”.

Infatti la scorsa estate hai lavorato per Google…
“Esatto, per la precisione nel team del play store di Google, il luogo dove i due miliardi di utenti del sistema operativo per smartphone Android scaricano le applicazioni. Ho lavorato nel comparto strutturale per lo sviluppo e la programmazione del dietro le quinte dell’interfaccia che gli utenti navigano, quello che serve, in pratica, per rendere lo strumento efficiente per un grandissimo numero di persone contemporaneamente”.

Che esperienza è stata? Racconta…
“Ho fatto uno stage retribuito per tre mesi nella Silicon valley, dove Google ha la sede principale e dove l’ottanta per cento della popolazione lavora nell’informatica e nelle tecnologie. E’ stato come avverare il sogno che avevo alle superiori: un luogo, pur essendo un ambiente di lavoro nel mio caso, dove si impara tanto ogni giorno, anticonvenzionale per gli stan-dard italiani perché non ci sono orari e tutti discutono di tutto alla pari, compresi i capi. Ho conosciuto un ambiente di lavoro serio ma non stressante, anzi, stimolante e molto produttivo. Informatica non è stare ad un computer senza parlare con anima viva”.

Come hai ottenuto la possibilità di lavorare per Google?
“Tramite un application form (modulo di richiesta) inviato direttamente all’azienda, che poi mi ha preselezionato per un colloquio attraverso il quale mi ha valutato e scelto. Molto utile è poi stato avere una reference, una referenza firmata da qualcuno che già lavora per l’azienda in questione, ma non funziona come la cosiddetta spintarella all’italiana. Si tratta di un documento complementare ad application form e curriculum che permette all’azienda di scremare con maggiore facilità le tante richieste: Google, ad esempio, ne riceve un milione all’anno. E permette al candidato di ottenere più facilmente un colloquio. Ma da lì in poi il candidato viene giudicato solo sulla base alle sue abilità. La mia reference l’ha firmata Federico Galassi, un imolese che lavora per Google a Zurigo. Alla fine sono stato selezionato solo al termine di tre ore di colloqui. A mia volta, poi, ho scritto una reference per un’altra imolese, Matilde Padovano, che studia a Cambridge ed è già stata presa da Google per la prossima estate. L’azienda punta molto sui giovani in formazione”.

Tornando al tuo percorso di studi, di cosa ti occupi?
“Al momento sto studiando informatica generale, l’equivalente della triennale italiana. Sto frequentando il terzo anno e mi laureerò a giugno. Successivamente ho intenzione di specializzarmi in artificial intelligence (intelligenza artificiale) e machine learning (apprendimento della macchina), campo dell’informatica già affermato nel presente e che credo si svilupperà più di tutti gli altri nei prossimi cinquant’anni”.

Di che cosa si tratta?
“E’ un settore molto vario il cui obiettivo è quello di creare software in grado di imparare senza che vengano esplicitamente programmati. Le sue applicazioni vanno dalla personalizzazione del web alla reazione di auricolari in grado di tradurre da una lingua ad un’altra in tempo reale, agli assistenti personali digitali, all’auto che guida da sola, a software in grado di predire a quali malattie una persona sia incline semplicemente analizzando il suo dna. Ed è proprio quest’ultimo il settore che credo possa servire di più all’uomo e nel quale vorrei dare il mio contributo, anche se non voglio pormi limiti. Al momento mi sto già occupando di un progetto di intelligenza artificiale all’università: creare un software in grado di comprendere una persona ed i suoi gusti sulla base del suo profilo social su Instagram, un classico problema di machine learning, appunto. Per un essere umano è molto semplice fare delle ipotesi su una persona che non conosce sulla base di cosa le piace, cosa legge e cosa scrive, ma è davvero complesso per una macchina simulare il pensiero umano. Qualche esempio è già sperimentabile su Netflix (web tv a pagamento) o su Amazon (azienda di commercio online) che cercano di suggerire all’utente quello che potrebbe interessargli sulla base di quanto già visto o visualizzato”.

C’è qualcosa che da Imola ti porterai sempre dentro, ovunque andrai?
“Imola è la mia casa e mi ha insegnato tanto. Durante gli anni delle superiori, un’attività che mi ha fatto crescere tanto sono state le Olimpiadi di matematica ed informatica alle quali ho partecipato grazie al liceo scientifico. Sono state davvero un punto di svolta per me, perché mi hanno permesso di aprire gli occhi rispetto un livello più ampio dello studio e della conoscenza e al tempo stesso un livello più alto ed oggettivo della competizione e valutazione. Molte persone in gamba che conosco e che studiano e lavorano nell’informatica hanno partecipato alle olimpiadi al liceo. Con altri quattro imolesi, Francesco Capponi, Federica Freddi, Pietro Pelliconi e Andrea Dalmonte, ho anche creato un gruppo per condividere i nostri percorsi con gli alunni delle nostre ex scuole superiori e dare la possibilità agli studenti di ampliare gli orizzonti e scegliere consapevolmente quale strada seguire e dove. Io ho scelto Londra perché mi offre maggio-ri opportunità in campo informatico rispetto all’Italia, ma ogni disciplina presenta una vasta gamma di scelta fra università di alto livello. Insomma, non c’è solo Bologna, anche se è a due passi da casa. Oggi facciamo anche parte del progetto Mentors4U, iniziativa di mentoring (formazione) inizialmente dedicata agli universi-tari ma che grazie al nostro contributo si sta aprendo anche alle scuole superiori. L’obiettivo è quello di ripetere i nostri incontri nelle scuole non solo a livello locale, ma su scala nazionale”.

Confermi, dunque, che nell’informatica ci sono buoni sbocchi lavorativi?
“Per capirlo pienamente bisogna ampliare lo sguardo ad un orizzonte globale. All’estero è già il settore che dà i maggiori sbocchi lavorativi. L’informatica è tutto oggi”.

Nella foto: l”imolese Emanuele Rossi, primo a destra, al campus di Google con alcuni colleghi stagisti vicino alla statua simbolo di Android Imola

L’informatica è il domani, ma per chi studia è già l’oggi. Intervista a Emanuele Rossi, universitario e stagista per Google
Sport 28 dicembre 2017

Basket, Matteo Marchi alla prima da fotografo ufficiale Nba

La prima volta non si scorda mai. Allora, dopo un paio di Olimpiadi (Londra e Rio), migliaia di partite fotografate fra campionati italiani, europei e mondiali, l”imolese Matteo Marchi si è fatto uno dei più bei regali della sua carriera per Natale, quando ha fatto la sua prima partita da fotografo ufficiale Nba in New York – Philadephia.

A inizio dicembre aveva curato un servizio su Lebron James sulla versione italiana della rivista ufficiale Nba.

Il sogno americano era iniziato a ottobre…

…e già a novembre aveva visto le prime grandissime soddisfazioni con il suo scatto del play di Boston Isaiah Thomas scelta dalla prestigiosa agenzia “gettyimages” come foto Nba della settimana.

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Basket, Matteo Marchi alla prima da fotografo ufficiale Nba

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