Economia

Economia 16 febbraio 2018

Bitcoin, il parere dell'economista Alberto Forchielli: «Fenomeno destinato a passare»

Per capire meglio il fenomeno dei bitcoin, tutto legato al web, abbiamo interpellato l’economista di origini imolesi Alberto Forchielli, che da Bangkok, dove risiede, ha risposto al nostro appello con la consueta disponibilità. «Innanzitutto – ci spiega – il bitcoin non è una valuta; considerarlo tale è un tragico equivoco. Non può essere paragonato all’euro o al dollaro perché non è emesso da una Banca centrale, dietro non c’è la garanzia di un Governo, né una politica monetaria, non ha un tasso di interesse. Non c’è nemmeno trasparenza. Chi c’è dietro? Perché lo fa? Cosa vende? Di solito, le monete digitali sono emesse da società concorrenti per finanziare lo sviluppo delle proprie tecnologie blockchain, sistemi che permettono di immagazzinare e trasmettere dati sul web in modo sicuro e non modificabile. E’ come se una start-up per finanziarsi, anziché cedere quote societarie – esemplifica – si mettesse a vendere i soldi del Monopoli».

Forchielli aveva già affrontato l’argomento bitcoin lo scorso 18 dicembre, in una delle sue numerose video-chat con l’economista Michele Boldrin, docente di Economia alla Washington University di Saint Louis, nel Missouri. La chiacchierata, visibile sul canale Youtube di Forchielli, ha un sottotitolo che la dice lunga: Dove il mito e la bolla si mescolano allegramente. Nel video, i due economisti innanzitutto concordano sulla necessità di tenere separato l’aspetto monetario dalla tecnologia blockchain, su cui si basa l’uso delle monete digitali. La tecnologia, affermano, è effettivamente interessante perché consente di trasmettere dati o effettuare transazioni in sicurezza. Questo grazie al fatto che una blockchain (in italiano catena di blocchi) costruisce su migliaia di computer una lunga sequenza crittografica di dati. Per alterare una parte della catena, occorre alterare tutte le componenti andando a ritroso, cosa piuttosto complessa anche per gli hacker più esperti. Non a caso, grandi banche e istituzioni come il gruppo borsistico statunitense Nasdaq stanno già lavorando sullo sviluppo di questo tipo di tecnologia. «Resta da vedere – dicono – se una di queste blockchain si imporrà sulle altre e se le Banche centrali decideranno di adottarla come standard, cominciando anche a fissare delle regole e a renderla trasparente».

Diverso invece è, per loro, il discorso bitcoin. «L’effetto bolla è pazzesco» constatavano quando il suo valore era ancora al massimo. Coincidenza o lungimiranza, sta di fatto che da quel momento in poi il valore del bitcoin ha cominciato a cadere in picchiata. «I bitcoin non sono una valuta, ma un deposito di valore – hanno motivato -. Si reggono sulle aspettative ottimistiche del mercato e valgono fintanto che ci sono persone che ne riconoscono il valore. Un po’ come succede con i francobolli da collezione. Se si comincia a vendere, si rischia l’effetto valanga. Ogni bitcoin corrisponde a un numero primo; il consumo di energia computazionale e il tempo necessario per calcolarne di nuovi cresce in modo esponenziale, con un impatto impressionante in termini di emissioni di anidride carbonica. Dall’altra parte le monete digitali danno la possibilità di effettuare transazioni su una determinata blockchain, con il vantaggio di non dover passare da un intermediario tradizionale, come una banca».

Al telefono, Forchielli sintetizza il concetto con un altro esempio. «La criptovaluta è la declinazione finanziaria dei grillini – afferma -. Tutti quelli che dicono che è una bella cosa, sono contro le banche. I delusi dal mondo finanziario e dai poteri forti hanno creato un mondo parallelo, inventandosi queste criptovalute. Che, tra l’altro, sono ideali per le transazioni che non devono lasciare traccia, come quelle più turpi che avvengono sul dark web, l’“internet nascosto”, utilizzato ad esempio dai trafficanti di armi, organi o droga. Il successo del bitcoin è figlio anche dell’eccesso di liquidità sui mercati. Chi non sapeva dove mettere i soldi, ha investito nelle tecnologie blockchain e così sono entrati miliardi». Gli atteggiamenti dei vari Governi mondiali sono contrastanti. «Il Giappone sta cavalcando il fenomeno – aggiunge – in Cina e Corea le criptovalute sono proibite. Negli Stati Uniti c’è scetticismo».

E mette in guardia. «Il fenomeno è destinato a passare, un po’ come successo nel ’600 in Olanda, con la bolla speculativa sui prezzi dei bulbi di tulipani». Nell’ultimo mese il bitcoin ha perso il 52% del suo valore, ma intanto sul web si moltiplicano i trader che propongono guadagni stratosferici. Un far west digitale, in cui è difficile e rischioso orientarsi. «Definirlo far west è un complimento» conclude Forchielli. Anche perché se i soldi sono digitali, le truffe non sono da meno. Come accaduto a Coincheck, una delle più importanti piattaforme online giapponesi utilizzate per lo scambio di criptovalute: in seguito a un presunto attacco hacker, si è vista sottrarre un portafoglio digitale con l’equivalente di oltre 400 milioni di dollari.

lo.mi.

Nella foto: l”economista Alberto Forchielli

Bitcoin, il parere dell'economista Alberto Forchielli: «Fenomeno destinato a passare»
Economia 16 febbraio 2018

Bitcoin, alla Cantina Assirelli di Dozza si può pagare con la moneta digitale

«Posso pagare in bitcoin?». In futuro questa domanda potrebbe diventare frequente. Da quando è stata inventata nel 2009, la più famosa moneta digitale ha toccato il suo valore massimo lo scorso dicembre quando, per comprarne una, servivano poco più di 19 mila dollari, mentre la quota investita a livello globale si aggirava sui 330 miliardi di dollari. In attesa di vedere se prenderà piede anche in Italia, c’è già chi si attrezza per non farsi trovare impreparato. Dal 10 febbraio scorso all’Azienda agricola Assirelli Cantina da Vittorio si possono fare acquisti anche con il proprio portafoglio digitale. «Abbiamo lanciato questa novità in occasione dell’apertura della mescita del vino nuovo – anticipa il ventiseienne Matteo Assirelli, che dal 2010 affianca il padre Vittorio nella gestione dell’azienda di famiglia in via Monte del Re -. Unire tradizione e innovazione è quello di cui hanno bisogno le piccole e medie aziende italiane. Abbiamo quindi deciso di dare un servizio in più alla nostra clientela, un po’ come è avvenuto anni or sono con l’introduzione del Pos. Accetteremo quindi pagamenti in bitcoin, ethereum o litecoin». Ovvero tre delle oltre mille criptovalute attualmente in circolazione sul web. La novità incuriosisce. «Ci siamo iscritti su due piattaforme, Coinbase e Bitpay, che consentono di effettuare transazioni in criptovalute – prosegue Assirelli -. L’accreditamento è stato veloce e abbiamo avuto conferma in un paio di giorni. Alle piattaforme faremo riferimento anche per le quotazioni. Proprio per garantire al cliente quella migliore, abbiamo optato per due piattaforme diverse».

Il convertitore istantaneo è indispensabile, anche perché il valore fluttua in maniera vertiginosa. Impossibile quindi fissare a priori il prezzo digitale di una bottiglia di buon Sangiovese. Al momento nessuno ha ancora chiesto di pagare in bitcoin, ma Assirelli non ha dubbi sui vantaggi legati a queste nuove modalità di pagamento. «Le transazioni in bitcoin – elenca – sono in genere molto più veloci rispetto a quelle tradizionali, possono essere istantanee o richiedere al massimo pochi minuti di attesa. Le spese di transazione sono minime, in alcuni casi persino gratuite. I pagamenti sono molto semplici, basta inserire il codice alfanumerico del destinatario e spedire il pagamento. Non occorre fornire informazioni personali e segrete (come ad esempio il codice Cvv delle carte di credito classiche), ma si usano due chiavi: una pubblica e una privata. Chiunque può vedere la chiave pubblica, che in realtà è il proprio indirizzo bitcoin, ma la chiave privata è segreta. Quando si invia un pagamento in criptovaluta, si “firma” l’operazione unendo la chiave pubblica e quella privata insieme, applicando così tra loro una funzione matematica. Questa operazione genera un certificato che conferma la transazione. Finché non fai vedere a nessuno la tua chiave privata, sei assolutamente al sicuro. Infine, è utile per ricevere pagamenti dall’estero: sono immediati in ogni parte del mondo e questo ci facilita sicuramente il lavoro».

Questa non è l’unica novità in chiave tecnologica che verrà a breve introdotta dall’azienda dozzese. «Il nostro obiettivo – aggiunge – è inserire un sistema di tracciamento dei nostri prodotti in bottiglia più pregiati tramite blockchain». E qui serve qualche delucidazione in più. Il termine blockchain, letteralmente «catena di blocchi», è la tecnologia informatica che permette, mediante l”uso della crittografia, di registrare le transazioni tra due parti in modo sicuro, verificabile e permanente. E’ sfruttando proprio questo tipo di tecnologia che negli ultimi nove anni si sono moltiplicate le monete digitali. Come si applica però la tecnologia blockchain al mondo del vino? «Realizzeremo un registro digitale – risponde Assirelli – che permetterà di tracciare e monitorare ogni passaggio che il nostro prodotto fa, dai vigneti alla lavorazione in cantina. Sarà un po’ il corrispettivo del registro di cantina e sarà caratterizzato dal fatto che non si potrà modificare. Abbiamo scelto di “tracciare” quattro tipi di vini in bottiglia, a cominciare dalla vendemmia 2018. Il registro sarà pubblicato sul nostro sito e tutti potranno consultarlo. Inoltre, ogni bottiglia sarà associata a un codice Qr, che verrà stampato sul retro dell’etichetta. Il cliente potrà verificare in tempo reale che il prodotto che andrà ad acquistare sarà realmente quello, senza nessun tipo di modifica. Questo permette di esaltare le caratteristiche del made in Italy».

L’innovazione, però, non è solo informatica. «Nel 2016 – continua – abbiamo iniziato a investire in modo consistente sulle attrezzature e i macchinari legati alla produzione del vino, rinnovando e migliorando la nostra filiera produttiva e spostandoci piano piano verso un miglioramento complessivo della nostra azienda, non legato all’aumento di produzione, ma al miglioramento qualitativo del nostro prodotto. Grazie a questo, riusciamo a seguire scrupolosamente la linea di produzione di ciascun vino nato in azienda. Abbiamo acquistato vasche in acciaio, vinificatori a temperatura controllata, frigo e impianto frigorifero con inverter per raffreddare e scaldare le vasche in base alla lavorazione, micro ossigenatore per affinamento. In questo modo possiamo adottare tecniche di lavorazione più precise, in grado di esaltare i profumi del vino. Da qui anche l’idea di dare la possibilità ai nostri clienti di seguire più da vicino il nostro lavoro, dato che ci sono sempre più appassionati – conclude – interessati a capire cosa succede in campo e in cantina».

lo.mi.

Nella foto: Matteo Assirelli e il padre Vittorio

Bitcoin, alla Cantina Assirelli di Dozza si può pagare con la moneta digitale
Economia 13 febbraio 2018

Privacy, stasera un incontro alla Cna sulla protezione dei dati informatici per le imprese

Da maggio ci saranno nuove regole sulla privacy sancite dal regolamento Ue sulla protezione dei dati (Gdpr) che entrerà in vigore dal 25 maggio con i relativi principi, diritti e oneri. Qual è l’impatto della nuova normativa? Cosa si deve fare, non solo dal punto di vista tecnologico, ma anche e soprattutto dal punto di vista organizzativo e legale? Privacy, Cosa cambia? Saranno questi gli argomenti dell’incontro dal titolo Imprese e nuovo regolamento privacy: cosa cambia? L’iniziativa, con la collaborazione di Cna Ambiente sicurezza qualità, aiuterà gli imprenditori a capire meglio le nuove regole, in un incontro aperto a tutte le imprese e gratuito per gli associati Cna. Appuntamento questa sera, ore 18.30, sala riunioni della sede territoriale Cna Imola, via Pola 3.

r.e.

Privacy, stasera un incontro alla Cna sulla protezione dei dati informatici per le imprese
Economia 10 febbraio 2018

Cefla, grazie C-Led ecco la super serra dove coltivare pomodori in inverno

Stanchi di mangiare pomodori olandesi (che non ha proprio il clima della Puglia, ma tantissime serre) tutto inverno? Ora, grazie alla tecnologia dell”imolese C-Led, start-up della cooperativa Cefla di Imola, arrivano sulle tavole i primi pomodori italiani coltivati in inverno. Ciò è possibile grazie alle avanzate tecnologie sviluppate da C-Led e fornite alla Fri El Greenhouse, una delle serre più tecnologiche d’Italia, situata a Ostellato, in provincia di Ferrara. Qui sono installate 25 mila lampade Inter-Light (brevettate da C-Led) lunghe ciascuna 2,5 metri, per un totale di oltre 62 km di speciali corpi illuminanti Led. All’interno della serra il clima, in termini di temperatura e salubrità dell’aria, umidità, e luce, viene regolato da un un sofisticato sistema automatico che consente un monitoraggio molto preciso dei parametri climatici. L’impianto di irrigazione, ad alta efficienza, consente il risparmio di enormi quantità d’acqua e le piante crescono rigogliose e sane. La serra e tutta l’impiantistica sono alimentate da energia ottenuta mediante un impianto di cogenerazione a biomasse.

Cefla, grazie C-Led ecco la super serra dove coltivare pomodori in inverno
Economia 7 febbraio 2018

Curriculum e colloquio, i consigli dei direttori del personale di quattro grandi aziende

Per una sera i ruoli si sono invertiti e a dover rispondere alle domande sono stati proprio coloro che, per lavoro, ogni giorno fanno domande ai candidati in cerca di assunzione. I direttori del personale e Human resources delle aziende Crif, Curti, Hera e Sacmi sono stati «interrogati» lo scorso 25 gennaio, in occasione dell’iniziativa Jobsmart, giovani al lavoro, organizzata dal Comitato giovani soci della Bcc ravennate forlivese & imolese, seconda di tre puntate che aveva al centro il tema della ricerca del lavoro e per obiettivo dare consigli pratici su come affrontare curriculum vitae e colloquio. Tra il pubblico di una sala Bcc al completo c’erano anche molti studenti al quinto anno dell’Istituto Paolini. L’evento è stato inoltre promosso all’interno degli Istituti Alberghetti, Ghini, del liceo scientifico Valeriani e del Ciofs.

«Oggi non esiste più il cv, ma i cv – entra nel merito Federico Ulisse Giva, responsabile Personale, Mercato, Innovazione e Staff di controllo del gruppo Hera -. Quello cartaceo è solo uno degli strumenti a disposizione; può essere postato, ad esempio, su LinkedIn (il social network che connette i professionisti, Ndr), Facebook, sul sito Alma Laurea o sul portale dell’azienda prescelta. Il vantaggio è che il cv in questo modo può essere aggiornato velocemente e adattato alla realtà per cui ci si sta proponendo. Ma attenzione a non scrivere cose diverse. Tutte le versioni devono essere unite da un fil rouge. Lo stesso vale per le foto. Meglio se si vede la figura per intero e se sono professionali».

In altre parole, niente selfie in bagno, al parco o con gli occhiali da sole. Coerenza, semplicità, originalità e sintesi sono le caratteristiche che piacciono di più agli addetti ai lavori. «A video mi colpiscono molto i cv scritti in bianco su sfondo nero – prosegue il manager -. Di solito ho a disposizione 20 o 30 secondi per vedere se un cv va bene oppure no e una caratteristica che incuriosisce può giocare a favore. Fra poco si arriverà anche a meno di qualche secondo, grazie a un robot in grado di scannerizzare i cv in base ai nostri criteri di scelta e che li scremerà. Ogni anno facciamo circa 500 selezioni, il che significa vagliare circa 3 mila candidati».

Per chi ogni giorno deve scorrere decine e a volte centinaia di curricula, l’immediatezza fa la differenza. «La prima impressione è quella che conta – conferma Chiara Errigo, Human resources senior manager di Crif e responsabile della funzione Human resources del nascente campus aziendale a Varignana -. Un cv non deve essere ridondante. Mi piacciono quelli semplici, in formato classico, con blocchi ben separati e ben chiari, dove riesco a trovare subito le informazioni che cerco. E’ importante far arrivare subito a chi legge le informazioni rilevanti». Alessandro Vicentini, direttore Human resources di Curti, cita un esempio concreto: «La personalizzazione è fondamentale. Qualche giorno fa, ad esempio, mi è arrivato un cv scritto a mano, in bella calligrafia, non troppo lungo. Mi ha colpito anche perché era chiaro che la persona si era documentata ed era interessata al nostro gruppo. Un cv di una pagina e mezza al massimo, denota capacità di sintesi. Chi ha più esperienze, dopo una breve presentazione, può inserire cinque o sei righe per ognuna, cominciando da quella attuale e andando a ritroso». L’originalità sta anche nell’evitare le frasi fatte: la formula «capacità di team building» è ormai inflazionata. Meglio valutare qualcosa di più originale.

Occhio anche a quello che si pubblica sui propri profili social. Se si sta cercando un lavoro, l’esposizione sul web può giocare più o meno a favore. «Anche le aziende guardano i social per vedere quante “facce” hanno i candidati – svela Mauro Berantelli, direttore Human resources del gruppo Sacmi -. L’importante è essere sinceri. Non c’è niente di peggio che riscontrare caratteristiche diverse da quelle dichiarate. Io, ad esempio, guardo cosa fanno i giovani nel tempo libero, i loro hobby e la disponibilità a fare cose diverse durante l’iter scolastico come tirocini, esperienze all’estero, l’Erasmus, se si sono studiate le lingue anche per conto proprio. Ciò dimostra curiosità, voglia di crescere, conoscenza del diverso, che sono per noi presupposti fondamentali».

Se non sono reali, evitare di inserire competenze magniloquenti. Meglio poche, ma vere. Durante il colloquio il selezionatore farà presto a capire dove sta la verità. Agli addetti ai lavori 30 secondi bastano per capire se un curriculum è da cestinare o meno. Lo stesso brevissimo lasso di tempo molte volte basta anche a decretare l’esito di un colloquio di lavoro, anche se per fortuna c’è ancora chi pensa, come Berantelli, che «se porti una persona a colloquio, merita attenzione. Il giudizio basato sulla prima impressione può essere rischioso». Nella lista degli errori da evitare al primo posto c’è il ritardo. «Mi infastidisce – dice perentorio Vicentini -. Se l’appuntamento è alle ore 14, non si può arrivare alle 14.05. Può capitare, ma allora in questi casi si può almeno avvisare». Anche arrivare troppo in anticipo, d’altra parte, non è un segnale positivo. Un altro passaggio cruciale è la stretta di mano. «Deve avere la giusta intensità – prosegue -, non fare male, ma nemmeno essere molle. Basta fare qualche prova prima». Tensione permettendo, presentarsi con un sorriso può essere già un buon biglietto da visita. «Non si può essere arrabbiati al primo colloquio – aggiunge -. In genere guardo anche a come il candidato risponde quando gli offro qualcosa da bere. Per me sono primi segnali».

Superato l’impatto iniziale, un elemento su cui i direttori concordano è il grado di interesse dimostrato verso l’azienda. «E’ importante essere informati – sottolinea Berantelli -, dimostrare di sapere cosa fa l’azienda in questione e con chi si ha a che fare. Sembra un’ovvietà, ma non lo è. Lo stesso vale per l’abbigliamento; deve essere adatto al contesto e a quello che si sta facendo». L’idea che un candidato debba solo rispondere alle domande è superata. Meglio essere curiosi, per non subire il colloquio in modo passivo. Ovvio che al primo incontro le domande non devono contemplare gli argomenti stipendio, tipo di contratto, ferie e straordinari. «La preparazione su ciò che fa l’azienda è fondamentale – esplicita Errigo con un esempio -. Sono bene accette tutte le domande che mi fanno capire che la persona vuole conoscere meglio cosa facciamo, le caratteristiche del ruolo, la formazione necessaria a supporto del percorso professionale. Di solito guardo se la persona è presente nel dialogo e cerco di capire se si troverebbe bene da noi. Una volta, dopo aver presentato l’azienda e il ruolo che cercavamo, ho chiesto alla candidata cosa ne pensasse, ottenendo per cinque o sei volte la stessa risposta poco esaltante: “Carino”…». Altre domande possono essere, ad esempio «qual è la collocazione all’interno dell’organizzazione, quali sono gli obiettivi della figura che si sta cercando, quanto tempo si ha a disposizione per svolgere l’attività richiesta» aggiunge Vicentini.

«Bisogna avere ben chiaro che cosa si vuole – dice Giva-. Se non si è davvero disposti a fare trasferte e si afferma il contrario, si percepisce». Può anche capitare di essere messi virtualmente alla prova. «Spesso uso la tecnica Star (situazione, compiti, azioni, risultati) – prosegue – che permette di capire quali comportamenti sono stati messi in atto in un determinato contesto e quali risultati sono stati ottenuti». E dopo il colloquio? «Se passa un mese – concordano i direttori – è legittimo richiamare per avere un riscontro». Se non è andato a buon fine, nulla vieta di riprovarci tempo dopo, inviando di nuovo il cv. «L’importante è non scoraggiarsi – conclude Giva – e può essere utile restare in contatto con il selezionatore su LinkedIn». Anche all’interno della stessa azienda, la situazione può cambiare nel giro di qualche mese…

lo.mi.

Nella foto: gli organizzatori e i relatori della serata del 25 gennaio scorso

 

Curriculum e colloquio, i consigli dei direttori del personale di quattro grandi aziende
Economia 2 febbraio 2018

Giovani in cerca di lavoro, le figure più ricercate da quattro grandi aziende

Quali sono le figure più ricercate dal mondo del lavoro? La domanda è stata girata ai direttori del personale e Human resources delle aziende Crif, Curti, Hera e Sacmi durante l’iniziativa “Jobsmart, giovani al lavoro”, organizzata dal Comitato giovani soci della Bcc ravennate forlivese & imolese, seconda di tre puntate che aveva al centro il tema della ricerca del lavoro e per obiettivo dare consigli pratici su come affrontare curriculum vitae e colloquio. Tra il pubblico molti studenti delle superiori di Imola.

Le risposte? Giovani con formazione tecnica e disposti a viaggiare, ingegneri, matematici, specialisti in materie prime, esperti in automazione, progettisti elettrici, elettronici e informatici sono i profili ricercati dalla Sacmi. Il candidato ideale deve conoscere l’informatica, l’inglese e avere motivazione, passione, curiosità, flessibilità e adattabilità al cambiamento, propensione all’apprendimento continuo, capacità di relazione, capacità di lavorare in gruppo, idee e propositività. Dal 1° febbraio è online la nuova versione aggiornata del sito www.careers.sacmi.com, dove consultare le posizioni aperte e inviare la propria candidatura.

Crif, che fornisce servizi di supporto a banche e aziende su rischio di credito e analisi dati, ha al momento 16 posizioni lavorative aperte, consultabili sul sito www.crif.it.

Il gruppo Curti, che progetta e produce macchine automatiche, cerca montatori meccanici trasfertisti che abbiano alta proattività, ottima capacità di comunicazione e conoscenza della lingua inglese. Attraverso il sito www.curti.it è possibile inviare la propria candidatura spontanea.

Hera Trading, la società del gruppo Hera che opera sui mercati all’ingrosso di gas ed energia elettrica, sta cercando giovani da inserire in organico. In forte espansione, Hera Comm, cerca area manager e agenti di commercio per la vendita diretta e indiretta. Inoltre, sono sempre più richiesti i data scientist, per l’analisi dati e gli esperti di sicurezza nella trasmissione dati. Ulteriori informazioni nella sezione «Lavora con noi» del sito www.gruppohera.it.

lo.mi.

Giovani in cerca di lavoro, le figure più ricercate da quattro grandi aziende
Economia 2 febbraio 2018

Un 2017 positivo per la Sacmi che cresce e investe nel distretto modenese

Sacmi archivia un altro anno più che positivo, con il mercato Italia che, per il solo Ceramics, il business più rilevante del gruppo, fa un balzo in avanti di oltre il 23% in termini di volumi. Questo grazie anche alle sinergie con il distretto modenese della ceramica. «La straordinaria crescita del mercato Italia nel biennio – spiega Giuseppe Miselli, responsabile commerciale Italia della divisione Ceramica di Sacmi – conferma e rafforza il ruolo di Sacmi come principale partner tecnologico del distretto. I costanti investimenti in nuovi progetti, in particolare legati alla tecno-digitalizzazione delle soluzioni in ottica 4.0, hanno rafforzato la fiducia dei nostri clienti e questo si riflette nella costante crescita dei dipendenti diretti delle società Sacmi, che hanno sede in questo territorio».

Nel 2017 le persone impiegate nelle dieci aziende del gruppo con sede tra Fiorano (Modena) e Casalgrande (Reggio Emilia) hanno superato le 700 unità. «In chiusura di un altro anno particolarmente felice per il gruppo Sacmi – conferma il presidente Paolo Mongardi – dobbiamo sottolineare il valore della storica sinergia con il distretto, che si è concretizzata di recente in nuovi e importanti investimenti in persone e unità produttive». E’ dello scorso 21 dicembre l’acquisizione del 100% delle quote della Cmc di Casalgrande, storico protagonista del distretto nell’ambito delle costruzioni meccaniche per ceramiche e automazioni industriali, fornitore di sistemi di trasporto per lastre-piastrelle per la linea Continua+,  cui dipendenti sono passati in un solo esercizio da 45 a 62 unità. A ciò si aggiunge una nuova struttura (nella foto), costata 6 milioni e 800 mila euro, presso cui l’azienda si trasferirà entro aprile prossimo.

Sacmi Forni investirà a Sassuolo 3 milioni e 200 mila euro per il recupero dell’area ex Continental, 14 mila metri quadri coperti, dove la produzione dei nuovi forni entrerà a regime entro il 2018. A Fiorano cresce il ruolo di Nuova Sima quale società di supporto al business Sacmi per tutte le attività legate al fine linea, e in particolare alla logistica delle grandi lastre, con 164 dipendenti e un buon numero di ulteriori assunzioni deliberate di recente. «Il 2017 – sottolinea Claudio Marani, direttore generale del gruppo Sacmi – ha rafforzato una direzione di sviluppo che Sacmi ha intrapreso da tempo, quella della ricerca di nuove soluzioni legate ai sistemi di controllo, alla sensoristica, all’automazione, alle nuove logiche di stoccaggio e gestione del magazzino. Tale rivoluzione è partita dal Ceramics, il nostro business più grande e importante, e si riflette in modo trasversale in tutte le attività del gruppo».

Nella foto: la nuova struttura della Sacmi

Un 2017 positivo per la Sacmi che cresce e investe nel distretto modenese
Economia 31 gennaio 2018

Cavim: «Il 2018 sarà decisivo per il futuro della Cantina». Intervista al nuovo presidente Baldisserri

Il 2018 sarà un anno decisivo per Cavim, la Cantina viticoltori imolesi di via Correcchio, l’anno in cui si dovrà capire se la cooperativa, che conta 447 soci viticoltori, sarà ancora in grado di affrontare il mercato da sola o se dovrà optare per altre soluzioni. A descriverci lo stato di fatto è Maurizio Baldisserri, il nuovo presidente eletto lo scorso novembre e fresco di insediamento, avvenuto l’8 gennaio. Oltre a Baldisserri fanno parte del nuovo Consiglio di amministrazione i vicepresidenti Giovanni Faccioli e Massimo Nardini, più i consiglieri Andrea Bofondi, Cristian Dal Re, Gaudenzio Dongellini, Claudio Folli, Luca e Tiziano Pedini, Vincenzo Pinna e Maurizio Pirazzoli. Di questi, solo uno, Massimo Nardini, faceva parte anche del precedente Cda; un forte segnale di discontinuità rispetto al recente passato. «Quella appena conclusa è stata un’annata burrascosa – conferma Baldisserri, andando subito al punto -. La stagione 2016 è stata liquidata ai soci il 25 per cento in meno rispetto alla media del mercato e delle altre cantine. Questo per una serie di cause che stiamo ancora cercando di mettere bene a fuoco. Di certo si è scaricato su un solo anno l’effetto di situazioni di vecchia data, tra cui un insoluto derivante dal fallimento di una ditta nostra cliente che imbottigliava vino. Da qui, la richiesta, da parte della base sociale giustamente preoccupata, di un cambiamento dei vertici prima della scadenza naturale del mandato, che sarebbe dovuto arrivare a fine 2018».

Se il presidente è già operativo, è invece ancora vacante il ruolo del direttore, che da quasi un anno è ricoperto in via provvisoria dall’enologo Gabriele Zuccari dopo le improvvise dimissioni, avvenute la scorsa primavera, di Cesare Pasini che per trent’anni ha ricoperto questo ruolo. «Ringraziamo Zuccari per il lavoro che sta facendo – tiene a sottolineare Baldisserri -, in attesa di trovare una soluzione. Stiamo cercando una figura che innanzitutto condivida gli obiettivi del Cda, con buone capacità di organizzare il lavoro e di far stare Cavim sul mercato».

Ora il rischio di perdere soci è più che concreto. «Finora non se ne è andato nessuno – precisa Baldisserri -. La preoccupazione è che la cantina non sia più in grado di dare risposte all’altezza del suo scopo, ovvero vendere il prodotto conferito e garantire una remunerazione all’altezza delle aspettative dei soci. Quest’anno contiamo di fornire il prezzo definitivo della stagione 2017 già prima della vendemmia e quindi in anticipo rispetto al solito, perché dobbiamo capire al più presto se la Cantina ha ancora ragione di esistere da sola sulla piazza o se deve avviare collaborazioni con altri. Mi rendo conto che è una grande responsabilità, ma non ci deve spaventare. Il nuovo Cda lavora in modo molto unito; per me, tutti i consiglieri devono sentirsi coinvolti come “vicepresidenti vicari”. Il nostro primo obiettivo è analizzare tutti gli aspetti gestionali e portare ai soci i numeri dell’azienda. Il bilancio, dicono le banche, è sano; le attrezzature per portare avanti l’attività ci sono; le capacità pure. Non appena avremo capito in che direzione muoverci, dovremo farlo subito, perché è questo che ci chiedono i soci. Lo scopo è molto chiaro: dare risultati immediati ai soci, perché non abbiamo appelli e nemmeno un piano B. La via d’uscita è soltanto una: dare soddisfazione a chi lavora». E a chi sta pensando di lasciare la cooperativa replica: «Mancano più di otto mesi alla vendemmia. Abbiamo tutto il tempo per capire se continuare a portare l’uva in Cavim può essere la soluzione migliore o se non ci sono più le condizioni per farlo. Parliamone, entriamo nei problemi e vediamo se si possono risolvere. Perché le scelte dettate dalla paura o dall’emotività non sempre sono quelle giuste». E d’altro canto, la stagione 2017 pare si chiuderà bene. «Quest’anno il mercato sta andando bene – puntualizza – siamo a metà della nostra commercializzazione diretta e i prezzi sono buoni, anche se, a causa della siccità, delle grandinate e del freddo subito dopo Pasqua, i quantitativi sono minori rispetto al 2016 di circa il 30 per cento. Il fatturato 2017 dovrebbe chiudersi attorno ai 10 milioni di euro, in crescita rispetto agli 8 milioni del 2016. Tra l’altro, ora siamo anche a buon punto con l’ammortamento delle spese sostenute nel 2005 per ammodernare e ampliare la cantina; negli anni abbiamo già pagato oltre la metà dell’investimento, cosa che ci ha permesso di recuperare circa un euro e mezzo a quintale per l’uva conferita dai soci. Sarebbe un peccato vanificare gli sforzi fatti fino a oggi».

A inizio agosto Cavim, la cui produzione media è di 230 mila quintali di vino all’anno, ha sottoscritto un accordo con la Cantina sociale Forlì Predappio, che a sua volta vinifica circa 500 mila quintali di uve e conta circa 2.800 soci. L’accordo, che finora ha comunque garantito l’indipendenza di Cavim, ha la durata di un anno. «La collaborazione sta andando bene e riguarda soprattutto l’assistenza commerciale. Ma è ancora fuori luogo – conclude – ipotizzare una eventuale fusione con questa o con altre realtà».

lo.mi.

Nella foto: il nuovo presidente della «Cavim» Maurizio Baldisserri davanti alla sede di via Correcchio

Cavim: «Il 2018 sarà decisivo per il futuro della Cantina». Intervista al nuovo presidente Baldisserri
Economia 23 gennaio 2018

Coop. Ceramica di Imola quasi alla dimensione ottimale

Solidarietà, investimenti e rilancio. Sono queste le direttrici su cui si muove la Cooperativa Ceramica d’Imola che lo scorso 8 gennaio ha rinnovato per altri 4 mesi i contratti di solidarietà per 1.069 dipendenti su 1.222 fino al prossimo 7 maggio.

L”ACCORDO

L’accordo consente di evitare operazioni più drastiche a fronte dei 150 esuberi ancora dichiarati dall’impresa imolese che già da anni considera tra le mille e le millecento unità la sua dimensione ottimale, adeguata al nuovo paradigma di mercato. La riduzione d’orario sarà al massimo il 60% delle 40 ore previste dal contratto e l’azienda si farà carico dell’anticipo di trattamento integrativo dell’Inps.
Le previsioni dei vertici dell’ape per il 2018 sono di arrivare ad una produzione complessiva di 19,5 milioni di metri quadrati di piastrelle e un fatturato di vendita complessivo di 255 milioni di euro, che significherebbe una crescita intorno al 4% rispetto al 2017 che per il secondo anno consecutivo chiuderà in utile, mostrando così di aver superato la fase più critica della sua storia ultra centenaria.
Da inizio 2013 ad oggi, senza licenziamenti collettivi, l’organico della storica impresa imolese si è ridotto di 577 unità, visto che cinque anni fa contava ancora 1.799 persone in organico.

USCITE INCENTIVATE

Insieme alla solidarietà, sindacati e cooperativa firmeranno in questi giorni un altro accordo di uscite volontarie incentivate per un totale di cento persone che sarà valido a partire dal 22 gennaio fino al 31 luglio prossimo. L’intesa ricalca quella scaduta a fine 2017 che ha portato all’uscita di 88 lavoratori (anche grazie all’avvio del nuovo impianto Florim che ha assunto 55 persone, di cui vari ex Coop. Ceramica) su cento posti disponibili. Il nuovo patto prevede dunque bonus fino a 25.000 euro (lordi), ma con varie tipologie trattabili.
Il tutto serve per avvicinarsi il più in fretta possibile alla dimensione ottimale dell’organico, visto che alla scadenza di quest’ultimo periodo di solidarietà, rimarranno solo cinque mesi di ammortizzatori fino alla fine del quinquennio, quindi fino a settembre 2020. L’azienda ha già comunicato il numero di addetti necessari per organizzare i reparti da maggio in poi. La previsione è di un calo tra il 27% e il 28% dell’orario lavorato (e quindi della retribuzione). Per questo è stata formata una commissione tecnica, composta dagli Rsu, che terrà monitorata la situazione in modo tale da fare presente alla cooperativa la necessità di inserimento di personale dove ne risultasse la necessità.

GLI INVESTIMENTI

Nel frattempo, continuano gli investimenti, come confermato dal presidente Stefano Bolognesi nel numero di sabato sera del 12 ottobre scorso, che sono ammontati a 25 milioni di euro nel 2017 e saranno almeno altrettanti nel prossimo biennio. Sistemato lo stabilimento di Faenza, gioiellino del gruppo con l’alta gamma, nel 2018 si lavorerà al miglioramento dei siti produttivi sulle rive del Santerno, coerentemente con la strategia aziendale che punta sulla qualità, sul servizio e sul design. 
Sette milioni di euro verranno spesi a Borgo Tossignano dove saranno orientati i grandi formati con la sospensione e successiva alienazione del forno 5, la demolizione del parcheggio verticale, l’inserimento di una nuova rettifica e di una lappatrice, la costruzione di una porzione di capannone di circa 600 metri quadri, l’inserimento di una linea di spacco e di rettifica per i formati 120×120 e 75×150.
Nove milioni di euro serviranno invece per il miglioramento delle caratteristiche produttive dello stabilimento di Imola – Alta Gamma attraverso la sostituzione di due linee di pressatura e smalteria obsolete e l’inserimento di una nuova pressa ed essicatoio. Verrà sostituita una vecchia pressa con una di nuova concezione. Contemporaneamente verrà rimosso il vecchio parcheggio a binari, predisposta l’area per l’inserimento di un nuovo forno la cui attivazione è prevista per gennaio 2019 e la sospensione dell’attività dell’attuale forno prevista per la fermata invernale di fine anno.

Christian Fossi

Il servizio completo su sabato sera in edicola.

Coop. Ceramica di Imola quasi alla dimensione ottimale
Economia 23 gennaio 2018

3elle, probabile rimborso più alto per i creditori chirografari

Anche la liquidazione della 3elle, avviata nell’ottobre 2015, sta facendo il suo corso. Il 2017 è stato caratterizzato dalla vendita di un primo capannone in via Nenni, acquisito dal gruppo Isaf per la propria azienda Euroclinic che vi si è trasferita da Castel Bolognese, mentre nel luglio scorso la Deco Industrie di Bagnacavallo si è aggiudicata lo stabilimento di via Nenni dove 3elle produceva infissi in Pvc, finestre speciali, persiane e dove era situata la linea di verniciatura. Sempre lo scorso anno, all’interno dell’ex sede della controllata Sirelle, in via Bacchini, si è insediata (in affitto) la californiana Label-Aire, con l’ufficio commerciale in precedenza collocato in Danimarca.

In capo alla procedura di liquidazione restano l’immobile «dell’ulivo» in via Nenni (nella foto), dove c’erano l’auditorium e la sala mostra 3elle, più la sede principale, in via Togliatti 93, dove oggi lavora 3elleN, che tre anni or sono ha affittato il vecchio ramo d’azienda. Al momento, il liquidatore giudiziale Marco Ori ha chiesto al tribunale l’autorizzazione alla proroga dell’affitto d’azienda per un altro anno. «Per quanto riguarda gli immobili – ci aggiorna Ori – non sono pervenute offerte e ad oggi non sono state calendarizzate altre aste».

Sul fronte creditori, la prima tranche di pagamenti, che ha riguardato i creditori privilegiati, in primis i dipendenti, è avvenuto nella primavera 2016. Il secondo riparto, destinato a professionisti, agenti e cooperative, è avvenuto la scorsa estate. L’importo finora complessivamente distribuito ai creditori ammonta a circa 4 milioni e 460 mila euro. Infine, una buona notizia. «E’ in corso ora un terzo riparto – aggiunge il liquidatore – che riguarda il creditore ipotecario e i creditori con privilegio generale mobiliare. La procedura ad oggi ha realizzato circa 11 milioni e mezzo di euro rispetto alle somme stimate di circa 8 milioni di euro, quindi circa 3 milioni e mezzo in più, mentre restano da realizzare secondo le stime altri 10 milioni e mezzo. Per rispettare le previsioni fatte dal commissario giudiziale, la procedura ha un margine di 3 milioni e mezzo di euro per assorbire eventuali minusvalenze sul realizzo dei restanti 10 milioni e mezzo. L’aspettativa è – conclude – che possano essere rispettate le sue previsioni ed anzi migliorato il riparto ai creditori chirografari». Ai quali, lo ricordiamo, era stato prospettato il pagamento di appena il 13% della somma spettante.

lo.mi.

Nella foto: l”immobile in via Nenni

3elle, probabile rimborso più alto per i creditori chirografari

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