Economia

Economia 17 aprile 2018

Cresce l'export italiano di bici, ma Maurizio Bombi di Cicli Cinzia ha dubbi sul futuro

Le biciclette italiane ripartono dall’artigianato. E’ quanto emerge dal rapporto Artibici 2018 realizzato da Confartigianato e presentato lo scorso mese a Milano all’interno di un evento dedicato alle due ruote a pedale chiamato, non a caso, The bicycle renaissance, il rinascimento della bicicletta.

Dal rapporto emerge che, con oltre un milione e settecentomila bici complete vendute, nel 2017 è l’Italia il primo Paese Ue per esportazioni davanti a Portogallo e Paesi Bassi. Un quadro positivo che però si fonda su realtà di piccole e medie dimensioni, con ben 2.062 imprese delle complessive 3.098 del settore bici.

Ben diversa è la condizione delle aziende italiane produttrici di biciclette, che nel tempo hanno chiuso i battenti o spostato la produzione all’estero per far fronte a costi inferiori e garantirsi la sopravvivenza all’interno del mercato: è il caso degli storici marchi Atala e Bianchi.

Una scelta ormai attuale che, spostandoci nella sfera locale del settore bici, l’azienda Cicli Cinzia di Osteria Grande non vuole invece nemmeno considerare, come spiega in maniera chiara Maurizio Bombi, proprietario, insieme al cugino Sergio Maccaferri, dell’azienda di famiglia di via Lombardia, che nel 2017 ha festeggiato i cinquant’anni di attività. “Siamo dell’idea che Cicli Cinzia produrrà finché potrà produrre qui, dove siamo nati – taglia corto convinto -. Il mercato dimostra che oggi un’azienda come la nostra non può sopravvivere se non abbassa il prezzo dei propri prodotti, inevitabilmente abbassando il costo della manodopera andando a produrre all’estero, oppure se non trova un’altra soluzione”.

Eppure oggi la bicicletta è un mezzo di trasporto di moda, sia come alleato della salute sia come mobilità alternativa…

“Vero, la bici è un prodotto che va. Al di là dei dati di vendita, lo dimostra ad esempio la grande attenzione nella realizzazione di nuove piste ciclabili. Ma i negozi vendono in larga parte brand americani, comunque made in China, a discapito dei marchi italiani, come noi ma anche come Torpado o Bottecchia, ormai ridotti ad una nicchia. Anche i grandi investimenti di un numero sempre più grande di città nei servizi di bike sharing dimostrano che è il tempo della bici. Servizi che, però, da un lato fanno concorrenza ai produttori e ai venditori e dall’altro sono anch’essi in mano ai colossi cinesi”.

Sempre per motivi di costi?

“Certamente. La manodopera cinese ha un costo decisamente più basso di quello di molti Paesi ed influisce sul prezzo del prodotto finito in una maniera che rasenta la concorrenza sleale (recentemente la Commissione europea ha aperto un’indagine sulla presunta concorrenza sleale delle e-bike cinesi proposte nel mercato europeo a prezzi più bassi di quelli di produzione, Ndr). Noi oggi cerchiamo di fare i cinesi in Italia, tenendo bassi i costi e marginalizzando il guadagno, ed al contempo cerchiamo una strada per far vivere la nostra azienda anziché farla semplicemente sopravvivere”.

Quali sono oggi i numeri di Cicli Cinzia?

“Siamo passati dalle oltre mille bici al giorno prodotte fino al 2005 alle 600 del 2016. L’anno scorso è terminato il nostro contratto con Decathlon, che ha optato per produrre altrove la bici a marchio B-Twin che per dieci anni abbiamo realizzato noi. Oggi quella bici è fatta in Portogallo, dove i costi di produzione sono di molto inferiori anche se si tratta sempre di un Paese europeo. E’ la globalizzazione che porta le aziende ad andare a produrre dove gli costa meno. Oggi Cicli Cinzia produce 230 biciclette finite al giorno e conta appena una trentina di dipendenti, mentre negli anni d’oro sono stati oltre cento. E purtroppo il futuro davanti a noi appare ancora più difficile; dal prossimo anno dovremo scendere ancora di personale. Un peccato, perché non ci manca la capacità ma soffriamo per i costi”.

L”intervista completa a Maurizio Bombi, che delinea il futuro ed anche qulche idea per la salvezza dell”azienda Cicli Cinzia, è su “sabato sera” del 12 aprile.

mi.mo.

Nelle foto: bici Cicli Cinzia e i titolari dell”azienda Maurizio Bombi e Sergio Maccaferri

Cresce l'export italiano di bici, ma Maurizio Bombi di Cicli Cinzia ha dubbi sul futuro
Economia 17 aprile 2018

E' uscito «Muovete il culo!», il nuovo libro dell'economista imolese Alberto Forchielli rivolto ai giovani

Muovete il culo! è il titolo spiazzante del nuovo libro, uscito il 12 aprile, a firma dell’economista di origini imolesi Alberto Forchielli. Come spiega il sottotitolo, si tratta di una «lettera ai giovani, perché facciano la rivoluzione in un Paese di vecchi». Un titolo, come spiega l’autore, «scelto di getto» per cercare di scuotere ancora una volta le coscienze dei ventenni e trentenni di oggi, dopo i due volumi precedenti Trova lavoro subito!, pubblicato nel 2015, e Il potere è noioso, del 2016. «Questo è l’ultimo tentativo disperato che faccio, poi basta – promette Forchielli -. In questi anni li ho osservati, i giovani. Alcuni sono ammirevoli, cercano di darsi da fare. Però, ho l’impressione che non siano la maggioranza e questo è un dramma. Dicono “questo non lo faccio perché mi sfruttano”, rifuggono dai lavori manuali o da qualunque forma di sacrificio. Credo che una fetta importante di giovani sia alquanto pigra, indolente e viziata, per di più non si rende conto del futuro tragico che la aspetta. Se non cominci a lavorare presto e anche a poco, ti ritrovi a trent’anni, dopo aver rifiutato tutti i lavori, senza nessuna professionalità. E nessuno ti darà lavoro se non hai esperienza».

Nel nuovo libro Forchielli aggiunge due alternative: restare, ma puntando ad esempio sui mestieri ormai dimenticati, oppure percorrere la strada dell’illegalità. Istigazione a delinquere? «Ho chiesto anche il parere di un avvocato prima della 
pubblicazione – spiega -. Ho voluto ampliare il discorso per chi non se la sente o non ce la fa ad andare all’estero, cosa che comunque rimane l’opzione numero uno. Se si rimane in Italia, è legittimo scegliere mestieri come il calzolaio… che fa le scarpe per Ferragamo, però. Perché questa repulsione per i mestieri manuali? Come chi fa la scuola alberghiera e poi non va a lavorare nel settore perché non vuole essere impegnato il sabato e la domenica… Non mi piace una società così, bisogna cercare di rivoluzionare questo Paese partendo dall’etica del lavoro, senza schifare le scuole professionali o prendere una laurea tanto per prenderla. Oggi poi la forbice si è stretta. L’Inghilterra della Brexit non è più una possibilità, l’America stringe sull’immigrazione, l’Asia ormai è solo degli asiatici. C’è poi un terzo modo per far fronte alla situazione in cui si trova l’Italia ovvero scendere nell’illegalità: lavorare in nero, magari prendendo la nazionalità a Tonga».

Nei giorni scorsi dalla sua pagina Facebook Forchielli ha commentato la notizia della difficoltà degli operatori turistici della riviera a trovare personale per l’imminente stagione estiva. «Ragazzi, Muovete il culo!» ha esortato. Ne è scaturito un dibattito tra i suoi followers. «Il paese si è impoverito – commenta dal canto suo Forchielli -. Nel 1971 mi comprai il Gilera 125 andando a raccogliere pere e pesche. Quarant’anni fa il passaggio dallo studio al mondo del lavoro era un grande salto, con quello che si guadagnava ci si poteva permettere qualcosa. Oggi invece è un salto in giù. Si sta meglio in famiglia, te la passi meglio sul divano di casa. Il problema, però, è che se non cominci da qualche parte e se non lo fai subito, poi non lo fai più. Bisogna avere il coraggio di affrontare la vita per quanto difficile sia oggi. Niente teoria o teoremi. Questa – conclude – è solo la verità».

lo.mi.

Nella foto: Alberto Forchielli in un selfie dal Vietnam

E' uscito «Muovete il culo!», il nuovo libro dell'economista imolese Alberto Forchielli rivolto ai giovani
Economia 15 aprile 2018

Il presidente dell'Abi Antonio Patuelli a Imola per parlare del ruolo delle banche sul territorio

Banche, strumenti per lo sviluppo locale e la promozione del territorio, è l”argomento che Antonio Patuelli, presidente dell’Abi e già insignito nel 2017 del Grifo d”Oro Città di Imola, affronterà assieme al condirettore de Il Resto del Carlino, Beppe Boni. L’obiettivo degli organizzatori è fornire una visione il più possibile concreta sul ruolo che il sistema bancario può svolgere a supporto delle imprese e dei professionisti per i loro investimenti e i nuovi progetti.

Appuntamento domani, alle ore 17.30, a palazzo Sersanti, piazza Matteotti 8. 

r.e.

Nella foto: Antonio Patuelli

Il presidente dell'Abi Antonio Patuelli a Imola per parlare del ruolo delle banche sul territorio
Economia 5 aprile 2018

Il gelo ha bruciato la produzione di albicocche, l'allarme degli agricoltori – VIDEO

Il gelo di fine febbraio ha messo in ginocchio per l’ennesima volta i produttori di albicocche, in particolare quelli della vallata del Santerno, dove le temperature sono scese oltre i dieci gradi sottozero. «Posso affermare, senza timore di essere smentito, di aver perso oltre il 90 per cento della produzione – esordisce Domenico Errani, che nella vallata del Santerno ha 12 mila piante su 17 ettari, 16 dei quali certificati biologici -. E da adesso in avanti posso solo rischiare di perdere la totalità del raccolto».

Le varietà precoci mature già in maggio sono evidentemente più esposte ai rigori invernali, anche le varietà tardive hanno però risentito delle basse temperature. Lo stesso Errani mostra nel video che ci ha mandato (pubblicato sul sito del sabato sera) gli effetti sulle gemme, in cui pistillo e ovario sono necrotizzati per il gelo. “Gelo e campagna a rischio”, l’allarme di Coldiretti e Cia Imola«La campagna 2018 dell’albicocca è a forte rischio». A lanciare l’allarme sono state nei giorni scorsi le organizzazioni agricole che ieri, 4 aprile, hanno incontrato l’assessore regionale all’Agricoltura, Simona Caselli, assieme ai tecnici dell’assessorato.

Imola è leader in Italia nella produzione di albicocche con 1.100 ettari coltivati, pari al 20% della superficie che in Emilia Romagna è destinata a questa coltura e all’8 per cento a livello nazionale. «Purtroppo – constata Coldiretti Bologna – dopo i prezzi al di sotto dei costi di produzione del 2016, la grandinate e la siccità del 2017, con prezzi sempre non remunerativi, anche il 2018 è partito sotto i peggiori auspici. Già lo scorso anno gli inceppi e i bizantinismi nei complicati procedimenti parlamentari non avevano consentito il riconoscimento dello stato di calamità per la grandinata».

Lo stato di calamità consente infatti di attivare i finanziamenti del Fondo di solidarietà nazionale previsti dal decreto 102/2004 a sostegno delle imprese agricole, le cui produzioni sono danneggiate da calamità naturali ed eventi climatici avversi. «Ci auguriamo – afferma il presidente di Coldiretti Bologna, l’imolese Antonio Ferro – che quest’anno sia riconosciuta l’eccezionalità dell’evento, anche perché, purtroppo, a fine febbraio non era stato ancora raggiunto l’accordo tra le compagnie di assicurazione e i Consorzi di difesa per la campagna assicurativa, che avrebbe consentito ai produttori di assicurarsi. Se da una parte sul fronte delle assicurazioni ci sono novità positive come l’abbassamento della soglia di indennizzo e l’aumento del contributo sulle polizze, dall’altro occorre che le polizze siano calate nella realtà produttiva con strumenti chiari e comprensibili e che siano soprattutto snelle, visto che ancora oggi ci sono agricoltori che stanno facendo i conti con le polizze agevolate del 2015».

Sulla stessa lunghezza d’onda anche la Cia di Imola. «Ci vorranno giorni per fare una ricognizione che delinei la reale situazione delle campagne – commenta il presidente, Giordano Zambrini -. Ci troviamo di nuovo con il reddito delle aziende agricole messo a dura prova, ma anche le ripercussioni sull’indotto saranno significative, in quanto in alcune zone il raccolto è stato compromesso totalmente. L’Unione europea prevede lo strumento assicurativo come unica arma a difesa delle colture colpite dalle calamità atmosferiche, purtroppo, però, le procedure sono alquanto farraginose e complicate, senza tener conto dei programmi informatici che ancora oggi non funzionano a pieno regime. Solleviamo quindi nuovamente la necessità di un provvedimento normativo – esorta Zambrini – in grado di superare questa situazione paradossale che non favorisce, da parte delle imprese, il ricorso all’assicurazione». A farsi portavoce in Regione delle preoccupazioni delle associazioni di categoria e degli agricoltori è stato il consigliere regionale Roberto Poli. «Occorre ricercare tutte le azioni possibili a tutela della produzione di albicocche e delle imprese agricole – dichiara -. Per questo ho contattato l’assessore Caselli, promuovendo l’incontro del 4 aprile».

Altri particolari e testimonianze di agricoltori sul “sabato sera” in edicola dal 5 aprile.


lo.mi.

Nella foto uno degli agricoltori colpiti, Maria Montefiori nel suo campo a Posseggio

Il gelo ha bruciato la produzione di albicocche, l'allarme degli agricoltori – VIDEO
Economia 4 aprile 2018

Viaggio nell'Industria intelligente, anche «sabato sera» presente al tour nella Sacmi

Lo sviluppo della fabbrica intelligente darà una nuova interpretazione e un nuovo significato al rapporto uomo-macchina. Applicando infatti l’intelligenza artificiale alle varie componenti della vita produttiva delle imprese è possibile realizzare soluzioni, dette di «smart manufacturing», prima non percorribili.

Di questo si è parlato in Sacmi lo scorso 21 marzo, durante il convegno, a cui era presente anche «sabato sera», dal titolo Tecnologie e soluzioni predittive per l’Industria intelligente, iniziativa rivolta agli addetti ai lavori, in particolare a responsabili dell’innovazione e responsabili Ricerca e sviluppo del settore manifatturiero. Attraverso una serie di interventi, sia teorici che pratici, è stato posto l’accento su come e perché la sfida dell’Industria 4.0 sia da cogliere e quali sono i vantaggi raccolti da chi, come Sacmi, la sta veramente attuando ormai da tempo. Nel 2017 in Italia gli ordini di macchine 4.0 sono cresciuti dell’86% e le stime per il 2018 indicano un aumento medio del 6,5%. L’industria nazionale di macchine utensili, dell’automazione e della robotica vale, tra esportazioni e consumi interni più di 6 miliardi di euro. Al termine del convegno, i partecipanti hanno effettuato una visita guidata all’interno dell’azienda di via Selice.

Il «tour» ha riguardato il reparto macchine utensili, la nuova stazione di collaudo macchine pesanti, dove sono installati i portali Zeiss, il laboratorio ceramico e il nuovo Innovation lab, struttura creata nel 2017 e già selezionata dalla Regione Emilia Romagna tra i progetti ammessi alla prima fase del bando per l’attrazione degli investimenti in settori avanzati dell’industria regionale. Obiettivo dell’Innovation lab è sviluppare conoscenze e competenze innovative e «tecnologie abilitanti» in ottica 4.0, come, ad esempio, sistemi innovativi per il controllo di processo, con cui si intende migliorare il controllo della qualità dei prodotti, misurando tutti i parametri durante il ciclo di lavorazione. Compito dell’Innovation lab è anche quello di formare le figure professionali necessarie a gestire questo tipo di progetti. A regime, la struttura vedrà un team di almeno 30 persone, con competenze trasversali che comprendono ingegneria informatica, meccanica e fisica, chimica, matematica (data scientist), automazione ed esperti di gestione impianti. Intanto, dopo l’esperienza di successo in Italia, un progetto analogo è al via presso la spagnola Sacmi Iberica.

Durante la visita guidata nel ruolo di cicerone si sono avvicendati il vicepresidente Sacmi, Giuliano Airoli, e il responsabile Ricerca e sviluppo della divisione Automazione, Gildo Bosi.

lo.mi.

Su «sabato sera» del 29 marzo uno speciale di due pagine con tante immagini.

Nella foto (Isolapress): la Sacmi Innovation Lab

Viaggio nell'Industria intelligente, anche «sabato sera» presente al tour nella Sacmi
Economia 29 marzo 2018

Sciopero Mediaworld, domani sarà interessato il negozio di Imola

Sciopero di otto ore domani, venerdì, 30 marzo, nel punto vendita Mediaworld nel Centro Leonardo. Lo comunica la Filcams-Cgil di Imola: “Il punto vendita imolese – precisa Veruska Grementieri  – nel 2015 è stato interessato da una riorganizzazione, che ha determinato una riduzione del personale di circa dieci dipendenti, che attualmente sono una ventina. Lo sciopero interessa tutti i punti vendita, anche quello del nostro territorio, contro la decisione unilaterale dell”azienda (gruppo Mediamarket) di trasferire le lavoratrici e i lavoratori dei negozi in chiusura di Grosseto e Milano centrale e delle aree interessate dal contratto di solidarietà. Non possiamo avere la certezza che la stessa sorte non tocchi anche ai dipendenti imolesi, che non vorrebbero essere informati dall”oggi al domani della chiusura del loro punto vendita come accaduto ai colleghi che attualmente stanno subendo le decisioni dell”azienda”.

La mobilitazione dei dipendenti dei negozi Mediaworld italiani, compreso quello di Imola, era stata resa nota già qualche giorno fa. Uno sciopero proclamato dai lavoratori con il sostegno di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs dell’Emilia Romagna. In regione ci sono oltre 350 lavoratori e dieci punti vendita che fanno capo a Mediamarket, che sta attraversando una crisi e una riorganizzazione aziendale con chiusure e contratti di solidarietà su tutto il territorio nazionale.

r.c.

Nella foto il negozio Mediaworld di Imola

Sciopero Mediaworld, domani sarà interessato il negozio di Imola
Economia 28 marzo 2018

Mobilitazione dei lavoratori Mediaworld per la riorganizzazione aziendale

Oltre ai lavoratori dei centri commerciali e dei supermercati mobilitati contro le aperture festive, nei prossimi giorni potrebbero incrociare le braccia anche i dipendenti dei negozi Mediaworld, compreso quello di Imola.

Otto ore di sciopero in modo articolato e improvviso sono state proclamate dai lavoratori con il sostegno di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs dell’Emilia Romagna «contro la decisione unilaterale dell”azienda (Mediamarket) di trasferire i dipendenti dei punti vendita in chiusura e delle aree interessate da contratto di solidarietà». 

In Emilia Romagna ci sono oltre 350 lavoratori e dieci punti vendita che fanno capo a Mediamarket, che sta attraversando una crisi e una riorganizzazione aziendale con chiusure e contratti di solidarietà su tutto il territorio nazionale. Il Mediaworld imolese, in verità, «al momento non è coinvolto ma solo perché ha già subito la ristrutturazione con il dimezzamento dello spazio vendita e una diminuzione del personale» precisano dalla Cgil imolese. 

Mediamarket da tre anni ha annunciato «di voler unificare la rete vendita e l’online attraverso l’omnicanalità, ma abbiamo assistito solo alla confusione organizzativa e al peggioramento delle condizioni di lavoro e, conseguentemente, al peggioramento del servizio – spiegano i sindacati regionali -. Il conto degli errori fatti viene impropriamente presentato ai lavoratori».

La lista dei problemi secondo Filcams, Fisascat e Uiltucs parte dallo «spostamento improvviso della sede, l’annuncio della fine del contratto di solidarietà, la chiusura improvvisa di Grosseto e di Milano Centrale, le minacce di trasferimento, la mancanza di informazioni sul bilancio e su quali siano gli altri negozi che non hanno la sostenibilità economica, la riduzione delle maggiorazioni domenicali insieme all’eliminazione del bonus».

r.c.

Nella foto il negozio Mediaworld di Imola

Mobilitazione dei lavoratori Mediaworld per la riorganizzazione aziendale
Economia 28 marzo 2018

Sciopero contro supermercati e centri commerciali aperti a Pasqua e Pasquetta

Continua la battaglia dei sindacati contro le aperture di supermercati e centri commerciali durante le giornate festive. In occasione di Pasqua e Pasquetta, Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil dell’Emilia Romagna hanno proclamato uno sciopero per domenica 1 e l’astensione dal lavoro per lunedì 2 aprile, invitando «i lavoratori del commercio e gli addetti di tutte le attività svolte all’interno dei centri commerciali ad aderire».

Nel nostro circondario non si hanno notizie di attività che rimarranno aperte il giorno di Pasqua, mentre a Pasquetta operativi Famila, Obi, Lidl e Pam a Imola e il Mercatone a Toscanella di Dozza.

«La disponibilità al lavoro festivo è una scelta libera e autonoma di lavoratrici e lavoratori – precisano i sindacati -. Recenti sentenze confermano questa nostra impostazione, secondo la quale il datore di lavoro non può imporre al dipendente di lavorare in una giornata festiva e definisce illegittima l”eventuale sanzione disciplinare a punizione del rifiuto al lavoro festivo, se non vi sia stato preventivamente un assenso di quest’ultimo».

Questa la posizione portata avanti sin dalla liberalizzazione degli orari del commercio introdotta nel 2011 con il decreto «Salva Italia». Nell’ultima legislatura una proposta era stata presentata in Commissione Industria, Commercio e Turismo del Senato, ma si ipotizzava «la chiusura in sole 6 festività, sostanzialmente non risolveva  il problema».

«Le liberalizzazioni sono sbagliate – concludono i sindacati -, non aiutano la crescita economica, non creano nuova occupazione, producono dumping tra piccola e grande distribuzione, svendono le festività, svuotano i centri storici delle città a favore delle cittadelle del consumo, sviliscono la qualità del lavoro spezzettando la prestazione lavorativa e costringendo i dipendenti ad orari ben poco concilianti con le necessità di riposo».

Allo sciopero ha dato il suo sostegno anche il Partito comunista italiano di Bologna per la dignità del lavoro e invitano i “consumatori a disertare i centri commerciali nelle giornate dell”1 e 2 aprile”.

r.c.

Sciopero contro supermercati e centri commerciali aperti a Pasqua e Pasquetta
Economia 28 marzo 2018

Gimatt, l'azienda ozzanese aumenta l'utile e vuole premiare gli azionisti

Gimatt, la società ozzanese che si occupa delle macchine automatiche per l’imballaggio dei prodotti derivati dal tabacco (e, in particolare, dei cosiddetti prodotti reduced-risk di nuova generazione), ha chiuso decisamente bene il primo bilancio dopo lo scorporo da Ima e la sua quotazione nel segmento Star di Piazza Affari, avvenuta nel novembre 2017.

In forte crescita ricavi e utile: i ricavi netti sono saliti a 151,8 milioni di euro (+51,2%) e l’utile d’esercizio ha raggiunto 44,1 milioni di euro (+62%). «I brillanti risultati conseguiti da Gimatt nell’anno della quotazione in Borsa – ha commentato Sergio Marzo, presidente della società di via Tolara di sotto – riflettono il trend di crescita del settore tabacco, in particolare dei prodotti di nuova generazione a rischio ridotto. Siamo particolarmente soddisfatti dei risultati ottenuti: i ricavi e gli utili conseguiti confermano il dinamismo di Gimatt e la sua capacità di proporre soluzioni altamente innovative per il packaging dei prodotti derivati del tabacco».

La quota export è stata superiore al 72%, con ottimi risultati in Europa e in Asia. Molto bene anche il mercato domestico, cresciuto del 13%. Se l’andamento degli ordini troverà conferma nei prossimi mesi, si stimano ricavi superiori a 180 milioni di euro. «Cresciamo rapidamente all’interno del mercato di riferimento e continuiamo ad investire in ricerca e sviluppo: l’innovazione rappresenta infatti l’elemento trainante del nostro percorso di crescita. Le prospettive per il 2018 sono positive: i primi due mesi evidenziano una buona performance e confermano la nostra fiducia nella favorevole evoluzione dell’esercizio in corso. Alla prossima assemblea di bilancio – ha concluso il presidente – proporremo la distribuzione di un dividendo di 0,42 euro per azione premiando così gli azionisti che hanno creduto nello sviluppo di questa società giovane e dinamica, con ottime prospettive di crescita».

r.e.

Nella foto: l”officina dell”azienda Gimatt

Gimatt, l'azienda ozzanese aumenta l'utile e vuole premiare gli azionisti
Economia 25 marzo 2018

Fabiola Zoffoli della Fattoria Romagnola è delegata provinciale Coldiretti Donne Impresa

E” un”imolese, Fabiola Zoffoli, della Fattoria Romagnola, la nuova delegata provinciale di Coldiretti Donne Impresa Bologna. Oggi le imprese agricole a guida femminile sono 2.108, oltre il 10% del totale delle circa 20.000 aziende “in rosa” censite in provinca. L’assemblea per l”elezione di Donne Impresa, l’associazione di Coldiretti che rappresenta le aziende agricole guidate da donne manager, è stata l”occasione anche per fare il punto su tutto il settore.

Da anni l”impegno è volto a “coniugare la sfida con il mercato, il rispetto dell’ambiente, la qualità della vita e lo sviluppo di aziende multifunzionali con attività che spaziano dalla produzione alla trasformazione dei prodotti, dall’agriturismo alle fattorie didattiche, fino al progetto di Coldiretti di Educazione alla Campagna Amica che porta il mondo agricolo a diretto contatto con gli alunni delle scuole” dicono da Coldiretti.

E l”azienda di Zoffoli che sulle colline di Imola rappresenta proprio una di queste attività. “La Fattoria Romagnola da anni collabora con il progetto di Coldiretti di Educazione alla Campagna amica nelle scuole, unisce l’allevamento di maiali, pecore e polli all’attività agrituristica e di fattoria didattica“. Inoltre Zoffoli esercita anche l’attività di agrichef, titolo conseguito al primo corso di agrichef dell’Emilia Romagna promosso da Terranostra, l’associazione agrituristica di Coldiretti, e Campagna Amica “per formare una figura professionale a tutto tondo, esperta anche in marketing e comunicazione, in grado di raccontare ad un cliente sempre più attento ed esigente la storia di un prodotto e la cultura del territorio che lo ha fatto nascere”.

Zoffoli ha iniziato ad occuparsi del settore dopo il matrimonio e ha detto di aver “rispolverato il diploma di maestra decidendo, grazie alla legge di Orientamento, di dare il via all’attività di fattoria didattica. Credo pienamente nel valore della multifunzionalità – ha dichiarato la neo delegata – vera leva per valorizzare il nostro lavoro e la nostra cultura e fonte di reddito e innovazione per le nostre aziende e ritengo che le donne imprenditrici siano particolarmente vocate a favorire la multifunzionalità in agricoltura. sono sicura che con il sostegno delle colleghe e di Coldiretti possiamo fare un lungo cammino”.

L”assemblea ha eletto Zoffoli all”unanimità; sarà affiancata dalle vicedelegate Emanuela Armaroli dell’azienda agricola Valbona di Sant’Agata Bolognese e Julie Marie Blaho, dell’azienda agricola Flizzone di Gaggio Montano.

r.c.

Nella foto Fabiola Zoffoli

Fabiola Zoffoli della Fattoria Romagnola è delegata provinciale Coldiretti Donne Impresa

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