Economia

Economia 3 settembre 2018

Lavo&Lavoro, la lavanderia che offre un'opportunità di riscatto anche ai detenuti della Dozza

Lavare i panni sporchi come metafora di riscatto sociale. Al carcere di Bologna la metafora è ora realtà grazie al progetto “Lavo&lavoro” realizzato e gestito dalla cooperativa sociale “I Quattro Castelli”, con sede legale a Castel San Pietro e stabilimento produttivo a Toscanella di Dozza. Un progetto che punta a garantire un futuro diverso per chi è costretto a vivere dietro mura invalicabili in attesa di aver saldato il proprio debito con la società.

Core business della cooperativa nata nel 2004 è la lavanderia industriale, nella quale lavorano 26 persone, di cui circa la metà con disabilità o disagio sociale. A questi si sono aggiunti da alcune settimane due detenuti del carcere bolognese della Dozza quali operatori della nuova lavanderia interna al carcere nata sulle ceneri della precedente grazie al progetto e all’investimento della cooperativa. Si tratta complessivamente di 450 mila euro sostenuti da un finanziamento di 35 mila euro da parte della Fondazione Cassa di risparmio di Bologna e dalla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, cui va aggiunto un finanziamento da 285 mila euro rimborsabile in sette anni da parte di Banca Etica. Il resto dell’investimento è stato coperto dalla cooperativa.

«La nuova lavanderia è dotata di macchinari per il lavaggio sanitario della biancheria e degli indumenti – spiega Nicola Sandri, socio della Quattro Castelli e responsabile del progetto in carcere -. Significa che la biancheria sporca in entrata e quella pulita in uscita sono trattate in settori diversi, separati da una barriera sanitaria in plexiglas che impedisce la contaminazione biologica fra tessuti. Inoltre abbiamo installato un depuratore che recupera circa il 60 per cento delle acque di processo da utilizzare nelle prime fasi dei successivi lavaggi e lavoriamo con la tracciabilità degli indumenti tramite chip e codici a barre per la garanzia del cliente e del nostro lavoro. Infine utilizziamo detersivi biologici. A pieno regime saremo in grado di nettare dieci quintali di indumenti al giorno su turno unico».

Quando le commesse saranno tali da far funzionare l’impianto a pieno regime, lavoreranno per la cooperativa sei detenuti, selezionati in collaborazione con l’ufficio educativo del carcere sulla base della disponibilità, della condotta e della durata della pena. Essendo la formazione professionale fra gli obiettivi del progetto, saranno «privilegiati» i detenuti con pena medio-breve. «Puntiamo a formare le persone che partecipano al progetto dando loro competenze lavorative spendibili una volta usciti dal carcere, presso lavanderia industriale o self service – spiega Sandri -. Inoltre il progetto punta ad annullare almeno in parte il debito economico dei detenuti, che altrimenti potranno saldare solo al termine della pena. Per questo una parte dello stipendio, che ammonta a circa 900 euro al mese per un part timedi 35 ore, viene trattenuta dall’amministrazione della casa circondariale».

Il presidente della Quattro Castelli, Roberto Accorsi, ha fortemente voluto il progetto da quando, nel 2014, la cooperativa ha tenuto un corso professionale proprio dentro al carcere della Dozza, nella preesistente lavanderia, equipaggiata solo per soddisfare le esigenze del carcere. Oggi, invece, la nuova lavanderia non solo copre le necessità interne ma lavora anche con una commessa esterna dell’azienda Servizi ospedalieri, titolare del contratto per il lavaggio degli indumenti degli anziani delle case di riposo e residenze di Asp Città di Bologna.  (mi.mo.)

L’articolo completo è su «sabato sera» del 30 agosto

Nella foto il personale della lavanderia

Lavo&Lavoro, la lavanderia che offre un'opportunità di riscatto anche ai detenuti della Dozza
Economia 28 agosto 2018

E' tempo di vendemmia in Emilia Romagna: bene quantità e qualità, per gli addetti ecco i voucher

Buone prospettive per la vendemmia 2018 che, come avviene da qualche anno, parte con una decina di giorni di anticipo. Lo dice Coldiretti Emilia Romagna, che prevede per questa stagione il ritorno alla normalità produttiva, dopo il calo del 23% registrato nel 2017 a causa della situazione climatica.

“La produzione – sottolineano dall”associazione – dovrebbe tornare a circa 7 milioni di quintali, con una qualità di ottimo livello, grazie anche al sole che ha caratterizzato le ultime settimane di maturazione”.

Inoltre, per l”organizzazione della raccolta i produttori possono contare sul ritorno dei voucher, uno strumento agile e flessibile, che semplifica l”assunzione di manodopera per periodi limitati.

La Coldiretti regionale fa poi il punto sulle diverse varietà di uva: “È già avanti la vendemmia delle uve destinate alla spumantizzazione (Pinot, Chardonnay, Moscato) ed è pronta al via la raccolta dei vini bianchi classici: Albana, Trebbiano, Pignoletto, Ortrugo, Malvasia, per ricordare i più importanti. Nella prima decade di settembre inizierà inoltre la vendemmia delle uve per i vini rossi, dal Sangiovese al Gutturnio, dal Lambrusco al Merlot, fino al Cabernet che chiude la vendemmia”.

Proseguendo con le previsioni, la maggior crescita a livello quantitativo è attesa in Romagna, ad eccezione delle aziende che hanno subito grandinate tra fine giugno e inizio luglio.  Qui la produzione è in aumento su tutte le varietà di vino, mentre nel bolognese crescono i bianchi e risultano in leggero calo i rossi.

L”alta qualità delle uve è inoltre la base essenziale per ottimi vini. Coldiretti sottolinea che poco meno della metà dei vini della regione, vale a dire una percentuale del 48,9%, è destinata alla produzione di vini Doc (21,4%) e Igt (27,5%), mentre la restante percentuale (51,1%) contempla vini da tavola e vini varietali.

In totale i vini Doc sono 18, quelli Igt 9, mentre due, Albana di Romagna e Pignoletto classico dei Colli bolognesi, sono i vini che si avvalgono della denominazione di origine controllata e garantita (Docg).

Per completare il panorama dei numeri, l”associazione ricorda che “in Emilia Romagna ci sono 51 mila ettari di vigneto, coltivati da 19 mila aziende, più di un terzo delle quali (35%) vende direttamente al consumatore. Quella della vendita diretta del vino è una tendenza in continuo aumento negli ultimi anni anche come risposta alle richieste dei consumatori di conoscere personalmente il produttore, scoprire le caratteristiche del prodotto e visitare il territorio di origine”.

“Il comparto vitivinicolo in Emilia Romagna – conclude Coldiretti regionale – rappresenta oltre il 6% della Plv regionale, dà lavoro a 150 mila addetti e nel 2017 ha contribuito alle esportazioni per un valore di oltre 320 milioni di euro”.

E' tempo di vendemmia in Emilia Romagna: bene quantità e qualità, per gli addetti ecco i voucher
Economia 27 agosto 2018

Oltre 120 mila euro dall'Unione Europea per il progetto Place Branding presentato dal Comune di Imola

Sono 121.324 euro e arriveranno dall”Unione Europea per finanziare il progetto Place Branding presentato dal Comune di Imola. La proposta elaborata dall”ente di via Mazzini quando era in carica la precedente amministrazione a guida Pd (assessore di riferimento per i Progetti europei era Annalia Guglielmi), ha infatti partecipato al bando Erasmus+ ed è stata ammessa a finanziamento. 

La notizia è stata comunicata in questi giorni al Comune dall”Agenzia nazionale Erasmus+. Il progetto si chiama “Brand-Ue: acquisire competenze di place branding, attraverso azioni di formazione professionale per aumentare l’attrattività delle Città Europee” e prevede un partenariato nel quale Imola sarà capofila. Della partita fanno infatti parte altre città europee, tra cui Forlì, le svedesi Trollhättan e Orust, la spagnola Ciudad Real, la croata Dubrovnik e la greca Rethymno.

Il “place branding” consiste nel costruire azioni mirate ad aumentare l’attrattività di un luogo, di una città, per attirare non solo turismo ma anche aziende e investimenti. Il progetto del Comune di Imola, messo a punto in collaborazione con Sern e con la rete Sweden and Emilia Romagna Network della quale lo stesso Comune fa parte, punta soprattutto sulla formazione.

Grazie al finanziamento ottenuto, Imola potrà organizzare attività di formazione per i propri funzionari, con l”obiettivo di renderli capaci di elaborare politiche e strategie in grado di migliorare l”attrattività del territorio, coinvolgendo non solo gli amministratori locali, ma anche aziende, associazioni di categoria, terzo settore, associazionismo.

Il progetto si compone di diverse attività, tra cui quattro incontri di coordinamento a livello europeo e tre corsi di formazione per funzionari pubblici che puntano a definire e condividere una strategia comune su come creare un “place brand” per attrarre più  investimenti e turismo. Non a caso il finanziamento arriva dal capitolo “partenariati strategici per lo scambio di buone pratiche nel settore della formazione professionale” del bando Erasmus+: tra i punti forti del progetto c”è infatti lo scambio di esperienze e di buone prassi fra le città partner, così da avere la possibilità di imparare dalle esperienze altrui strategie per aumentare le competenze e la collaborazione tra l”Amministrazione e tutti gli altri soggetti interessati a rendere il territorio sempre più attraente. 

La partenza ufficiale, con il primo incontro transnazionale al quale parteciperanno tutti i partner, avverrà a Imola tra fine ottobre e inizio novembre.

Nella foto la Rocca di Imola

Oltre 120 mila euro dall'Unione Europea per il progetto Place Branding presentato dal Comune di Imola
Economia 24 agosto 2018

L'azienda Walvoil raddoppia gli spazi e trasloca a Ca' Bianca

Da via San Giovanni nella zona artigianale di Osteria Grande all’angolo tra via Maestri del lavoro e via Salieri nella zona industriale Ca’ Bianca, a due passi dal casello dell’autostrada. Uno spostamento di pochi chilometri, ma che per la Walvoil significa sostanzialmente raddoppiare gli spazi a disposizione tra uffici e produzione. Nel nuovo capannone troveranno posto gli uffici, il reparto produttivo e l’area ricerca e sviluppo, che occuperanno complessivamente 16.500 metri quadrati coperti, un po’ più del doppio degli 8 mila utilizzati oggi a Osteria Grande. 

Walvoil in Italia è un colosso che dà lavoro a circa 1.300 persone ed è presente a Reggio Emilia, Riola di Vergato e a Osteria Grande. Tra i clienti, si annoverano ad esempio Caterpillar, New Holland e, più vicini a noi, la Toyota a Calderara e la Bonfiglioli di Forlì. Nonostante i passaggi societari degli ultimi anni, la fabbrica di via San Giovanni si occupa sempre della produzione di valvole e distributori oleodinamici in particolare per macchine movimento terra. «La nostra filosofia aziendale è quella di mantenere le eccellenze nei territori in cui si trovano le aziende che vengono assorbite dal gruppo» ci spiegano dalla direzione dello stabilimento di Osteria Grande -. Un anno e mezzo fa abbiamo iniziato a riflettere sul futuro di questa realtà. Nel gruppo Walvoil c’era un progetto di crescita e, quindi, necessità di spazi maggiori. Questo perché abbiamo bisogno di far fronte alle crescenti richieste del mercato, oltre al  grande lavoro svolto da Walvoil in ambito tecnico-commerciale. Da qui la ricerca di un sito dove costruire per espanderci. In zona Ca’ Bianca abbiamo trovato un buon equilibrio tra qualità e prezzo, ma soprattutto è un’area favorevole agli spostamenti, in particolare per la vicinanza all’ingresso in A14. Tra l’altro, abbiamo incontrato una grande disponibilità sia da parte dell’amministrazione, in particolare del sindaco di Castel San Pietro Fausto Tinti, sia dell’ufficio tecnico nell’aiutarci a trovare uno spazio adatto e a velocizzare le pratiche necessarie ad ottenere il permesso di costruire. Si può pertanto affermare che abbiamo trovato una controparte pubblica che si è spesa molto per mantenere una realtà nel territorio in cui è nata».

I tempi dell’operazione, inoltre, sono stati molto veloci. «L’interessamento all’area da parte di Walvoil risale allo scorso autunno e a gennaio di quest’anno è stato fatto il rogito – proseguono dall’azienda -. Nel mese di giugno sono cominciati i lavori e l’obiettivo è ultimare il cantiere nei primi mesi del 2019».

gi.gi.

L”articolo completo su «sabato sera» del 23 agosto.

Nella foto: il rendering del nuovo stabilimento a Ca’ Bianca

L'azienda Walvoil raddoppia gli spazi e trasloca a Ca' Bianca
Economia 17 agosto 2018

Alla Vertiv di Poggio Piccolo con il contratto integrativo ci sono anche i permessi per le cure termali

Un tempo era la Chloride Silectron, poi il nome è cambiato in Emerson Network Power e, dall’inizio dello scorso anno, si chiama Vertiv, dopo essere stata acquisita dal fondo statunitense Platinum equity.

L’attività dell”azienda è però sempre quella della progettazione di sistemi industriali Ups, gruppi di continuità che garantiscono l’autonomia anche in caso di interruzione di energia elettrica.

Nei giorni scorsi anche nell’azienda di via Fornace a Poggio Piccolo è stato rinnovato il contratto integrativo aziendale. Tra le misure adottate a beneficio dei dipendenti, 122 a cui si aggiungono i 218 dello stabilimento a Piove di Sacco in provincia di Padova, ci sono anche permessi retribuiti per visite mediche, esami e cure dentistiche.

Vengono inoltre riconosciute 16 ore annue di permesso retribuito anche per effettuare cure termali e terapie, purché finalizzate a reali esigenze terapeutiche e non collocabili al di fuori del normale orario di lavoro.

«Questo contratto – dettaglia il sindacalista Stefano Moni, della Fiom-Cgil di Imola – cerca di armonizzare i precedenti contratti in vigore all’ex Chloride e alla sede padovana. Il permesso per le cure termali era già in essere a Castel Guelfo ed è stato esteso allo stabilimento padovano».

L”articolo completo è su «sabato sera» del 2 agosto

Nella foto l”esterno dell”azienda

Alla Vertiv di Poggio Piccolo con il contratto integrativo ci sono anche i permessi per le cure termali
Economia 16 agosto 2018

Scuola e lavoro, ecco Its Maker, l'istituto che garantisce il 100% di occupazione ai diplomati

I dati usciti nei giorni scorsi dall’Its Maker (l’acronimo sta per istituto tecnico superiore) si possono leggere in due modi. La notizia è che il 100% degli studenti dell’anno appena concluso ha subito trovato un lavoro. Prima lettura: un record. Si tratta di corsi post diploma, durano 2000 ore spalmati su due anni di cui 800 ore svolte direttamente come tirocinio in azienda. Tra i partner principali di Its Maker, la cui sede a Bologna è in via Bassanelli 9/11, figurano anche Ima Spa di Ozzano e Sacmi di Imola. Seconda lettura: i ragazzi che scelgono un tale percorso di studio, alternativo alla laurea triennale, sono maledettamente pochi. Pochi perché il mercato del lavoro potrebbe assorbirne molti di più.

Se confrontiamo i numeri della situazione negli altri paesi europei balza all’occhio il paradosso. Il Regno Unito, che non è più un paese manifatturiero da almeno trent’anni, possiede un canale formativo professionalizzante, alternativo all”università, con più di 272 mila iscritti. In Spagna corsi analoghi sono frequentati da 400 mila ragazzi. Numeri più alti li troviamo in Francia, dove gli iscritti sono 529 mila. Tra tutte svetta la Germania, precursore del sistema di istruzione duale e locomotiva industriale dell’Europa che specializza fuori degli atenei quasi 770 mila ragazzi.

Gli Its italiani sono organizzati su scala provinciale, in una logica di sistema regionale. In Emilia Romagna ne esistono sette differenti, strutturati come fondazioni, che consentono di approfondire materie quali turismo, mobilità sostenibile, agroalimentare ed energia, tanto per citarne alcune. Per quanto riguarda l’Its Maker, è presente con quattro sedi (Bologna, Modena, Fornovo Taro e Reggio Emilia). Otto i corsi, che vanno dal tecnico superiore dei sistemi di controllo nella fabbrica digitale al tecnico superiore per materiali compositi e stampa 3D, solo per citarne due. Dal prossimo anno, si aggiungerà Forlì con il corso di tecnico superiore per industrializzazione dei processi e del prodotto.

Gli iscritti ai corsi dell’Its Maker sono 275. «Su Bologna gli studenti sono 75, a Modena 100, Fornovo Taro 50, Reggio Emilia 50» elenca Flavia Ferraro, tutor presso la sede di Bologna. E in Italia? «Nonostante siamo la seconda potenza manifatturiera in Europa, la settima economia mondiale – evidenzia il vice presidente di Confindustria per il Capitale umano, Giovanni Brugnoli – restiamo all’ultimo posto potendo annoverare i soli 8/9 mila studenti iscritti agli Its».

Ma cosa imparano gli studenti in corsi ibridi, a metà strada tra laurea e diploma?
«I giovani saranno in grado di gestire i protocolli di comunicazione fra le macchine, procedere alla loro verifica, al montaggio e all’installazione, anche nelle aziende dei clienti. Quindi dovranno essere disponibili a viaggiare, a fare i trasfertisti, a collaborare con gli uffici tecnici. E’ un lavoro che sarà la fabbrica del futuro» spiega Daniele Vacchi, dirigente e azionista Ima, nonché direttore di Its Maker.

L’esperienza degli studenti dell’Its Maker è dritta come un fuso, o quasi. Maurizio Melandri e Andrea Pezzi sono tra i diplomati delle passate sessioni ad avere avuto a stretto giro un contratto in tasca. Un approccio concreto alla vita che li ha portati a scartare l’idea di lunghi percorsi universitari, optando per uno stipendio il prima possibile e il traguardo di una vita autonoma.

«Avevo soltanto un anno di ingegneria alle spalle, dove presi una batosta – racconta Melandri, imolese di 23 anni, diplomato al liceo scientifico Valeriani –. Non vedevo una prospettiva a breve, ma tanti ingegneri “a spasso”, senza lavoro. Il corso all’Its Maker l’ho concluso il 15 luglio 2016. Il lunedì successivo, il 18, avevo già un posto di lavoro alla Amap Srl, un’azienda allora fornitrice Ima che successivamente è stata acquisita da quest’ultima. Ora lavoro in Ima e mi occupo di premontaggi e blisteratrici». Andrea, invece, perito elettronico sfornato dall’Itis di Porretta dove risiede, ha realizzato il suo desiderio di lavorare nel mondo del software: «Per me è il primo passo verso un percorso di programmazione e progettazione».

Le aziende che partecipano al progetto dell’Its Maker sono molte. Alcune come Ima e Sacmi con investimenti a fondo perduto. Altre fornendo insegnanti che provengono dagli uffici delle aziende stesse. Tra queste, oltre le suddette Ima e Sacmi, citiamo Gd, Aretè & Cocchi Technology, Marchesini Group, MG2 di Pianoro, Protesa di Imola, Schneider Electric. I percorsi, promossi e finanziati anche da Regione Emilia Romagna, ministero dell’Istruzione e Fondo sociale europeo, prevedono una quota di 200 euro a carico degli iscritti che passeranno le selezioni.

«Partecipiamo e collaboriamo con gli Its fin dalla loro nascita, siamo tra i soci fondatori dell’Its in meccatronica di Bologna, poi confluito nell’Its Maker», spiega Mauro Tozzola delle risorse umane Sacmi.  (ti. fu.)

L’articolo completo è su «sabato sera» del 2 agosto

Nella foto l”imolese Maurizio Melandri al lavoro in Ima

Scuola e lavoro, ecco Its Maker, l'istituto che garantisce il 100% di occupazione ai diplomati
Economia 14 agosto 2018

Cooperazione, la Sacmi è sempre più green con l'acquisto del 100% delle quote di Eurofilter

La Cooperativa Sacmi pensa green e acquisisce totalmente Eurofilter, azienda sassolese leader nei servizi ambientali per la ceramica e altri settori industriali. La decisione è stata comunicata in questi giorni dai vertici di Sacmi, che già deteneva il 20%.

Eurofilter è nata nel 1968 come azienda di servizio all”interno del distretto ceramico sassolese. Conta attualmente 60 addetti e si è affermata negli anni per la realizzazione di soluzioni per l”aspirazione delle polveri e per il trattamento delle acque reflue e di processo, dalla captazione e trattamento dei fumi ai recuperi termici. Con la piena acquisizione della proprietà, Sacmi intende puntare decisamente alla crescita ulteriore di una realtà che già conta 2.500 sistemi installati e che giocherà dunque un ruolo importante e trasversale per lo sviluppo di tutto il gruppo imprenditoriale, dato il peso sempre maggiore delle tematiche ambientali nell”industria 4.0.

“Sui temi ambientali sia il quadro normativo sia la sensibilità sono molto diffusi nel nostro distretto – spiega il direttore generale del Gruppo Sacmi, Claudio Marani – una delle sfide di oggi consiste nel portare questo tipo di approccio su tutti i mercati mondiali, sia quelli in cui l’implementazione di servizi ambientali rappresenta una novità assoluta, sia mercati anche molto vicini al nostro dove sia il quadro normativo sia la situazione di fatto all’interno dell’industria ceramica è decisamente più arretrata rispetto a quella che si riscontra nelle nostre aziende”.

“La scelta – ha dichiarato il presidente di Sacmi Imola, Paolo Mongardi – è motivata dalla necessità di investire su una realtà già importante e leader nel settore, con l’intenzione di farla crescere ancora, sfruttandone l’ampio patrimonio di competenze e know how maturato negli anni, con progetti e prospettive di potenziale interesse per tutti i settori di attività della capogruppo. L’operazione coglie inoltre la sostanziale evoluzione non solo del quadro normativo, già in Italia molto avanzato, quanto della sensibilità alle tematiche della sostenibilità e del green come chiave di volta per l’implementazione della prospettiva Industry 4.0”.

Il direttore generale Claudio Marani ha aggiunto che il controllo totale di Eurofilter “consentirà di programmare investimenti anche in nuovi business già presidiati dal gruppo”, dal beverage al metal powder, dal closures al packaging. In tutti i processi di lavorazione ci sono impiantisti a supporto della qualità dei processi e della salubrità dei luoghi di lavoro. Essere attrezzati per una proposta integrata e completa anche sotto il profilo dei servizi ambientali rappresenta un valore aggiunto per Sacmi, consapevoli che il tema dell’abbattimento degli inquinanti e della possibilità di avere sistemi puliti di trasporto sarà destinato ad avere un ruolo sempre maggiore sia in Italia sia all’estero”.

Negli anni Eurofilter, da azienda del territorio, si è trasformata in una realtà fortemente internazionalizzata, con interventi negli Stati Uniti, Messico, Sud America e Asia, al seguito di importanti imprese italiane del settore ceramico. Questa esperienza sarà una chiave per lo sviluppo del gruppo, con l”obiettivo non solo del recupero energetico e del rispetto delle norme, ma anche del riuso, come precisa il presidente Mongardi: “Ancora da parte del mondo industriale il tema della normativa ambientale viene vissuto come un peso. Eppure in tutti i settori ed in tutti i mercati si arriva ad un punto di rottura, in cui ci si rende conto come questo tipo di interventi siano in realtà un investimento irrinunciabile sotto il profilo della qualità del lavoro e dell’efficienza dei processi, dunque, in definitiva, della competitività”.

“La possibilità di operare all’interno del Global Network Sacmi – conclude il direttore del gruppo Sacmi – come azienda controllata al 100% consentirà ad Eurofilter di muoversi sul mercato con una struttura più forte, acquisendo nuove referenze nel mondo e facendosi trovare pronta alle evoluzioni, che possono essere anche piuttosto repentine, della normativa e della sensibilità ambientale”.

Nella foto esempi di presse con filtro

Cooperazione, la Sacmi è sempre più green con l'acquisto del 100% delle quote di Eurofilter
Economia 4 agosto 2018

Coop Cefla, in arrivo una vetrina sull'autostrada e le sale corsi per il settore medicale

Sempre a Imola in via Bicocca, Cefla ha già iniziato i lavori preliminari per la realizzazione di un nuovo edificio che ospiterà lo showroom e le sale corsi per la business unit Medical equipment.

«Vorremmo che fosse una vetrina sull’autostrada – anticipa il presidente di Cefla, Gianmaria Balducci -. L’obiettivo è ampliare lo showroom dedicato solo ai prodotti della business unit Medical equipment e l’area destinata all’accoglienza dei visitatori, creando un unico polo funzionale che accolga oltre alle sale espositive anche un centro per la formazione dei “dealer”, che si occupano di assistenza prodotti».

La nuova costruzione, di circa 3 mila metri quadri, di superficie e di altezza variabile da 3,80 a 10 metri sarà realizzata nella fascia di terreno fronte autostrada. L’edificio si svilupperà su due livelli: il piano terra, dedicato alle sale espositive, e un piano seminterrato, dedicato a sale corsi, collegati da una scala centrale. Anche questo intervento, così come gli altri realizzati da Cefla negli ultimi anni, è stato curato da Marco Bartolozzi e Federica Tabanelli, dello studio associato di ingegneria edile Tb di Imola. (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 26 luglio

Nella foto è evidenziata l”area del nuovo showroom

Coop Cefla, in arrivo una vetrina sull'autostrada e le sale corsi per il settore medicale
Economia 4 agosto 2018

Coop Cefla, sarà pronto a fine settembre il nuovo capannone in costruzione in via Bicocca

Lavori in corso nella sede Cefla di via Bicocca a Imola, dove sta per essere ultimato un nuovo capannone di circa 11 mila metri quadri all’interno dell’area che ospita gli stabilimenti produttivi delle divisioni Medical equipment (progettazione e realizzazione di attrezzature per il settore odontoiatrico e medicale) e Finishing (produzione di linee di finitura, verniciatura e nobilitazione di legno, vetro, plastica, metallo e fibrocemento). Da qualche mese si è trasferita qui anche la direzione aziendale, che in precedenza si trovava nel quartier generale di via Selice, dove restano le divisioni Impianti e Shopfitting (soluzioni d’arredo per la grande distribuzione).

Passando per via Bicocca è impossibile non notare il cantiere della nuova struttura. Il lato che dà sulla strada, ancora privo di parete, mette in mostra l’ampiezza della superficie interna. «Questo capannone è destinato a ospitare il nuovo polo di spedizione e logistica per le nostre business unit Medical e Finishing – ci spiega il presidente di Cefla, Gianmaria Balducci -. Un po’ per l’incremento dei volumi e un po’ per i tanti nuovi prodotti che verranno inseriti in gamma nel 2019, il nostro magazzino non era più in grado di stoccare tutto e già oggi dovevamo utilizzare anche spazi esterni all’azienda. Il nuovo immobile sarà ultimato entro fine settembre e questo ci permetterà di liberare spazio per le linee produttive».

L’ampliamento è il segno tangibile di una azienda che cresce a pieno ritmo. In ordine di tempo fa seguito al raddoppio, avvenuto nel 2014, della mensa al servizio dei 782 addetti di via Bicocca, oggi in grado di contenere 450 persone in contemporanea, e alla realizzazione del nuovo auditorium modulare da 500 posti, entrato in funzione alla fine dello scorso anno.

«Dai 350 milioni di fatturato nel 2013, lo scorso anno abbiamo raggiunto 528 milioni di euro» dice Balducci. A fare da traino, con 180 milioni di fatturato e una quota export pari all’80%, è proprio la business unit Medical, evoluzione della divisione Anthos della Cir, inglobata nel 1998. Nel giro di vent’anni, dai 2.252 riuniti venduti in 35 Paesi, Cefla è passata alle oltre 10 mila poltrone dentali che nel 2017 hanno raggiunto tutto il mondo.

L”articolo completo è su «sabato sera» del 26 luglio

Nella foto l”interno del nuovo capannone Cefla in costruzione in via Bicocca

Coop Cefla, sarà pronto a fine settembre il nuovo capannone in costruzione in via Bicocca
Economia 31 luglio 2018

Servizi ambientali, l'allarme del consorzio Astra: urge una soluzione per lo smaltimento dei rifiuti delle imprese

Rischia di bloccarsi la filiera del riciclo di plastica, carta e materiali inerti provenienti dalle imprese. A lanciare l’allarme è Astra, il consorzio faentino di operatori ambientali, leader in Emilia Romagna grazie ai servizi offerti da una trentina di imprese socie (tra cui le imolesi Cuti-Consai, Car, Zini Elio, la mordanese Remaind e la castellana Trascoop) e a 24 impianti di recupero, stoccaggio e smaltimento.

Mentre l’attenzione dell’opinione pubblica e degli enti è tutta rivolta ai rifiuti urbani, che però ammontano ad un quinto del totale, da inizio 2018 si è evidenziato un problema crescente, divenuto ormai critico, riguardante la gestione dei rifiuti speciali, ovvero dei rifiuti prodotti dalle aziende: termovalorizzatori e discariche faticano ad accogliere la quantità di rifiuti speciali non recuperabili e così i magazzini si sono via via saturati.

Il problema – spiegano dal consorzio faentino – presenta diversi aspetti. Da un lato c’è la riduzione degli impianti di destinazione ed il contemporaneo aumento di rifiuti determinato dalla ripresa economica. Dall’altro i Paesi esteri che prima assorbivano gran parte dei materiali di recupero, Cina in testa, hanno rallentato le importazioni. L’Italia, infatti, esporta una quota enorme dei rifiuti trattati. E stante così le cose, il materiale ipoteticamente recuperabile che non può essere collocato sul mercato non può che finire incenerito o in discarica.

Il problema non riguarda solo la plastica, ma anche la carta da macero. Il prezzo è sceso sotto la soglia di sostenibilità, al punto da non rendere economicamente sostenibili le operazioni di trattamento e trasporto alle cartiere. Anche la crisi edilizia incide, perché ha reso poco conveniente il recupero degli inerti. Non mancano inoltre i problemi tecnici, con una recente sentenza del Consiglio di Stato che ha ulteriormente complicato la materia, centralizzando le competenze autorizzative a livello nazionale e bloccando di fatto il rilascio di autorizzazioni per l’attivazione di impianti di recupero dei rifiuti.

«Alle istituzioni chiediamo di farsi carico del problema e prendere in esame azioni di sistema non più rinviabili. E in tal senso, abbiamo già cominciato a sensibilizzare i rappresentanti locali», spiega il direttore di Astra Servizi ambientali di Faenza, Boris Pesci.

L”articolo completo è su «sabato sera» del 26 luglio

Nella foto Boris Pesci, direttore di «Astra Servizi ambientali» di Faenza

Servizi ambientali, l'allarme del consorzio Astra: urge una soluzione per lo smaltimento dei rifiuti delle imprese

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