Economia

Economia 31 maggio 2018

Cims, il presidente Poli: “2017 anno difficile ma abbiamo voltato pagina”

Per la prima volta, da quando si sono accesi i riflettori sulla crisi della Cims, il presidente Giovanni Poli prende la parola pubblicamente in una nota stampa diffusa nei giorni scorsi per informare dell’approvazione del bilancio 2017 della Cooperativa intersettoriale montana Sassoleone, avvenuta durante l’assemblea sociale svoltasi il 24 maggio. «Il 2017 – commenta Poli – è stato un anno difficile per Cims, per la prima volta abbiamo avuto una perdita in bilancio. Le ragioni sono tante, prevalentemente legate a un mercato pubblico sempre più frammentato e con appalti al massimo ribasso, che non favoriscono chi opera nel pieno rispetto di regole e contratti. Ma abbiamo voltato pagina – assicura -. Uno dei temi sui quali sono personalmente impegnato è quello di contribuire a stemperare le tensioni tra i soci e all’interno dell’azienda, rassicurando clienti e fornitori sulla nostra solidità e capacità di gestire lavori complessi». 

Il presidente getta acqua sul fuoco, dunque, dopo l’alzata di scudi dei sindacati (Cgil e Cisl) proprio contro quelle «misure di riequilibrio economico» citate da Poli, in particolare le modalità con cui si è arrivati al taglio degli stipendi dei soci. Proteste poi culminate con lo sciopero e il presidio del 4 maggio, a cui ha aderito una quarantina di dipendenti. Motivo delle contestazioni è la scelta di decurtare per un anno, a partire dalla busta paga relativa al mese di marzo, il reddito imponibile, cosa che influisce sulla cassa edile, sulle pensioni dei lavoratori e che violerebbe i protocolli siglati con Anci ed Hera, in base ai quali le aziende coinvolte in appalti pubblici devono rispettare i minimi contrattuali previsti dalla contrattazione nazionale e locale. Si attende inoltre in questi giorni la data dell’incontro del Tavolo di crisi regionale, richiesto dagli stessi sindacati.  

Il bilancio 2017 della Cims segna una perdita di 355 mila euro, coperta però dal patrimonio della cooperativa, mentre il valore della produzione di 33,8 milioni di euro ha subito un calo di circa 6 milioni (-15,1%) rispetto ai 39,8 milioni del 2016. «Recentemente – spiega la nota – è stato varato il programma triennale, che prevede una stabilizzazione dei valori della produzione intorno ai 40 milioni di euro annui e il miglioramento della marginalità. Obiettivi alla portata già nel 2018 grazie anche al potenziamento della rete commerciale: la previsione è di chiudere l’esercizio in corso con una produzione di 39 milioni di euro, di cui 34 frutto di lavori già contrattualizzati e un preventivato nettamente superiore a quello dello stesso periodo dello scorso anno. Le azioni messe in campo per il miglioramento dell’efficienza, consentono una previsione positiva per il risultato d’esercizio del 2018».

Il consiglio d’amministrazione della Cims prevede quindi di superare le difficoltà già nell’anno in corso, dato che i provvedimenti messi in atto per il riequilibrio economico «con l’obiettivo prioritario di salvaguardare la continuità aziendale e l’occupazione» pare stiano producendo i risultati attesi. Le anticipazioni sull’andamento del 2018 sono state fornite nel corso dell’assemblea, a cui hanno partecipato 122 soci sui 165 aventi diritto al voto, pari al 73,94% del totale. Il bilancio è stato approvato all’unanimità. (lo.mi.)  

Altri particolari nell”articolo sul “sabato sera” del 31 maggio.

Nella foto Domenico Olivieri, presidente Aci Imola, e i vertici Cims: Giovanni Poli, presidente, Marco Gamberini, vicepresidente, Giampiero Bassi, direttore amministrativo, Adalberto Costantini, presidente collegio sindacale durante l’assemblea sociale

Cims, il presidente Poli: “2017 anno difficile ma abbiamo voltato pagina”
Economia 30 maggio 2018

Tre vini imolesi «da non perdere» nella guida Vinibuoni d’Italia del Touring

Ci sono anche tre produttori imolesi nella guida Vinibuoni d’Italia, curata da Mario Busso ed edita dal Touring club italiano. Sono nella rubrica «Vini da non perdere», dedicata alle «chicche» che si sono contraddistinte per «piacevolezza, corrispondenza al vitigno ed equilibrio».

Si tratta della Fattoria Monticino Rosso per la sua Romagna Albana Docg secco Codronchio 2015 («Naso dolce e accattivante di frutta candita e spezie dolci – questa la descrizione data dalla guida – ginepro e rosmarino, lavanda, zafferano e zenzero, la bocca è sapida, armonica, circolare e suadente vino che si fa ricordare»); l’Azienda agricola Giovannini per il Rubicone Igt Sangiovese Giogiò 2015 («Austero e autorevole, ottimo esempio di rispetto e di rigore, il Giogiò è intenso di anice e liquirizia, fiori di geranio ed erbe balsamiche, rotonda e morbida la sorsata, calda e avvolgente»); la cantina Tre Monti, per la Romagna Albana Docg secco Vigna rocca 2016 («Avvincente e pulitissima, tipica nota di frutta esotica, soprattutto ananas e tarassaco, bocca armonica e sapida, ampio ventaglio di abbinamenti col cibo»).

La tappa finale del tour che ha premiato oltre 70 etichette, tra i 415 migliori vini 2017 si è svolta presso l’Auditorium 1919 di Sacmi lo scorso 16 maggio. (lo.mi.)

Tre vini imolesi «da non perdere» nella guida Vinibuoni d’Italia del Touring
Economia 24 maggio 2018

Parte domani la Sagra dell’Agricoltura di Mordano. 10 giorni tra incontri, Miss, Palio e buon cibo

Miss, trattori e buona cucina romagnola. Comincia con un fine settimana ad alta intensità la 37ª Sagra dell’Agricoltura, in programma a Mordano da domani a domenica 3 giugno, giorno in cui si correrà il 35º Palio dei Borghi. Dieci giorni di appuntamenti pensati per tutta la famiglia, fra spettacoli, bellezza, cavalli e gastronomia di qualità. «Oltre alla rievocazione delle tradizioni storiche, dei vecchi mestieri, dei momenti culturali, dei convegni economici la Sagra è una grande occasione di festa e di incontro per tutta la famiglia», sottolinea Renato Folli, presidente del Comitato Sagra Agricoltura, che organizza la manifestazione, che continua da anni a destinare gli utili dell’evento a scopi benefici.

Una Sagra ben radicata nel territorio, che quest’anno ha perduto il suo fondatore e primo presidente, Giorgio Ravaglia. «Una persona determinata negli impegni che si assumeva, un “forgiatore” delle persone che aveva intorno», racconta commosso Folli. Da parte sua, il sindaco di Mordano, Stefano Golini, spiega che «la Sagra dell’Agricoltura rappresenta per la comunità di Mordano un appuntamento atteso per incontrarsi attorno ad un buon piatto di cucina romagnola, nel clima di festa e di comunità che si propaga spontaneo e coinvolgente ad ogni occasione di incontro. Una solida tradizione, una iniziativa della comunità che fa bene alla comunità per mantenere legami, relazioni, tradizioni, cultura, per promuovere il territorio e fare conoscere ad un pubblico più ampio le proprie eccellenze enogastronomiche, produttive e culturali».

r.c.

Il programma della Sagra dell”Agricoltura su «sabato sera» del 24 maggio.

Nella foto: da sinistra Stefano Golini, sindaco di Mordano, Renato Folli e Silvia Ercolani del Comitato Sagra dell”Agricoltura

Parte domani la Sagra dell’Agricoltura di Mordano. 10 giorni tra incontri, Miss, Palio e buon cibo
Economia 23 maggio 2018

Mercatone Uno, 55 punti vendita, sede di Imola, marchio e logistica a Shernon Holding

Il gruppo Mercatone Uno sarà diviso tra la Shernon Holding, una società costituita da un gruppo di imprenditori del settore, e Cosmo, noto gruppo nazionale, operante con il marchio Globo. Questo il piano presentato ieri ai sindacati dai commissari straordinari (Stefano Coen, Ermanno Sgaravato, Vincenzo Tassinari) dopo l’autorizzazione del ministero dello Sviluppo economico. «L’incontro si è svolto in un clima costruttivo e responsabile, nella consapevolezza che, con il contributo di tutti, sarà possibile  il rilancio di Mercatone Uno» hanno commentato i commissari straordinari con una nota. 

Nel dettaglio Shernon Holding acquisirà 55 punti vendita, oltre al marchio, alla logistica e alla sede di Imola, la grande torre che svetta sull”A14 accanto alla biglia di Pantani, mentre Cosmo altri 13 punti di vendita. Quindi sono stati aggiudicati 68 punti vendita, sui 74 oggetto del bando di cessione. Oltre ai 59 punti vendita attivi anche 9 di quelli attualmente chiusi.

Un esito che consentirà «la continuità aziendale e la salvaguardia di oltre 2.000 posti di lavoro» rivendicano i commissari straordinari aggiungendo che «ciò consentirà al Gruppo di superare la grave crisi che ne aveva determinato l’insolvenza, scongiurando, così, il fallimento. Fatti due conti con i lavoratori presenti, però, significa che sono previsti un migliaio di esuberi

Ora saranno le procedure di consultazione sindacale che dovranno approvare il piano per la cessione dei compendi aziendali che a quel punto diverrà definitiva e si metterà la parola fine alla lunga e complessa procedura durata anni e svoltasi «in un contesto molto complesso, peraltro caratterizzata dalla negativa congiuntura economica dei consumi e del settore di riferimento» come hanno fatto notare gli stessi commissari straordinari.

Tutto questo non ha mai interessato lo storico negozio di Toscanella di Dozza, che fa parte delle società in capo alla famiglia Cenni. (r.c.) 

Nella foto la sede di Imola del gruppo Mercatone Uno

Mercatone Uno, 55 punti vendita, sede di Imola, marchio e logistica a Shernon Holding
Economia 23 maggio 2018

Ceramica e design per Sacmi-Defranceschi, azienda mordanese di attrezzature per cantine vinicole

Ceramica e design. E’ questo il binomio del futuro per chi, come Defranceschi, produce macchinari al servizio dell’enologia. Fondata nel 1954 dalla famiglia che le ha dato il nome, l’azienda è stata poi acquistata all’asta nel 2016 dall’imolese Sacmi e da quest’ultima rilanciata nella nuova veste di fornitrice di attrezzature per cantine chiavi in mano. A circa un anno e mezzo dall’avvio della nuova gestione, abbiamo fatto il punto con il direttore generale, Daniele Marastoni. L’occasione è stata l’iniziativa all’Auditorium 1919 di Sacmi di qualche giorno fa, dove erano in programma il convegno “Vino e cantina” e la presentazione della guida del Touring club italiano “Vinibuoni d’Italia 2018”, a cui ha fatto seguito la visita allo stabilimento Defranceschi a Mordano. Seduti in platea, oltre 70 produttori – attuali e potenziali clienti del Gruppo che opera nel settore vino sin dai primi anni Duemila – interessati a cogliere l’occasione di questa tappa finale del tour “Vini Buoni d’Italia” per conoscere più da vicino il mondo Sacmi e le sue tecnologie al servizio del wine making: non solo singole macchine ma una vera e propria cantina chiavi in mano, dalla lavorazione delle uve all’imbottigliamento.

«Il mercato – spiega Marastoni – ha recepito la strategia di Sacmi, che ha cercato di dare risalto all’innovazione, in un mondo dove da anni mancava questo aspetto. Sono state riattivate tutte le attività di produzione di attrezzature per la ricezione delle uve, presse, serbatoi di stoccaggio e vinificazione». Le sinergie con il mondo Sacmi hanno poi aperto nuove possibilità: da Sacmi Verona provengono le etichettatrici, mentre da Sacmi Filling, in provincia di Parma, le linee per i cosiddetti imballaggi bag in box. «Per completare la fornitura degli impianti – aggiunge – nei mesi scorsi Defranceschi è riuscita a chiudere accordi con marchi prestigiosi come Protec, Padovan e Robopac». 

«Abbiamo chiuso il 2017 in linea con il budget prefissato – prosegue il direttore, senza però soffermarsi sui numeri – e l’obiettivo per il 2018 è di aumentare il fatturato del 30 per cento. Al momento stiamo studiando nuovi prodotti legati all’impiego della ceramica in enologia».

I risultati saranno presentati in autunno «alla fiera Vinitech di Bordeaux e all’Intervitis in Germania. Inoltre, in collaborazione con l’architetto Olivier Chadebost (che dal 2011 collabora con Defranceschi, Ndr), abbiamo in corso tre progetti, tutti in Francia, per la realizzazione di altrettante cantine di design. Oggi le cantine hanno necessità di differenziarsi e rispecchiare l’identità del produttore. Ecco perché anche il design è per noi un elemento importante». Uno dei progetti in questione riguarda il château Cheval blanc, a Saint-Emilion, nella zona di Bordeaux. (lo.mi.)  

Altri particolari nell’articolo su “sabato sera” di domani, 24 maggio. 

Nella foto un momento del convegno e il direttore generale Daniele Marastoni

Ceramica e design per Sacmi-Defranceschi, azienda mordanese di attrezzature per cantine vinicole
Economia 22 maggio 2018

Test in autodromo per Microlino, l'auto «mini»del gruppo imolese Tazzari

Nei giorni scorsi sulla pista dell’autodromo Enzo e Dino Ferrari ha sfrecciato Microlino, la microcar elettrica nata dalla partnership tra il gruppo imolese Tazzari e la svizzera Micro, specializzata nella produzione di monopattini elettrici. Sotto esame c’era il sistema frenante, caratterizzato da soluzioni derivate dal motorsport, come le sospensioni anteriori, dette «push-rod», che danno stabilità e dinamicità. «Da diversi mesi stiamo svolgendo i test omologativi – conferma il presidente del gruppo di via Selice, Erik Tazzari – siamo ormai verso la fine, prevista entro giugno».

Il veicolo, ispirato alla Isetta degli anni ’50, ha già all’attivo oltre 6 mila preordini. «Da inizio settembre – prosegue Tazzari – metteremo due Microlino preserie, omologate e targate, a noleggio presso il Flagstore Tazzari Ev al circuito di Imola. In questo modo potremo testare le reazioni del pubblico che guiderà il nuovo prodotto, in vista dell’imminente inizio produzione di serie. Entro quest’anno è prevista la produzione delle prime 500 Microlino “pioneer edition”».

A Imola Tazzari curerà la realizzazione dei veicoli per l’Europa. «Per tutti i mercati extra Ue – dettaglia il presidente – cerchiamo partner, a cui vendere le licenze di assemblaggio. Invieremo da Imola i kit completi da assemblare nei vari Paesi, avendo così poi anche una royalty per ogni veicolo venduto, di cui daremo il 50 per cento a Micro. Già avere a Imola la produzione per l’Europa sarà una bella sfida. Per questo prevediamo di assumere da 40 a 100 persone in più».

lo.mi.

Nella foto: Microlino

Test in autodromo per Microlino, l'auto «mini»del gruppo imolese Tazzari
Economia 20 maggio 2018

A Sant’Antonio ritorna il riso sui terreni della Partecipanza

«Oggi, dopo oltre 60 anni, torna a essere seminato il riso nella tenuta Vallona a Sant’Antonio di Medicina, all’interno della Partecipanza agraria di Villa Fontana». Con queste parole lo scorso 29 aprile l’imprenditore agricolo Luca Quartieri ha fissato sulla sua pagina Facebook un momento simbolico. Il riso è tornato proprio là dove un tempo si coltivava e dove le mondine lavoravano chine nell’acqua, intonando i loro canti.

A fine aprile Quartieri ha seminato quattro ettari, con la varietà Volano, fornita dalla Società italiana sementi. «Come l’anno scorso a Castel Guelfo abbiamo seminato in asciutta – spiega -. Quando le piantine saranno alte circa 20 centimetri, aggiungeremo l’acqua. La varietà di riso Volano è piuttosto recente, ma mi piacerebbe riportare qui proprio quelle di un tempo. E mi piacerebbe incontrare qualche testimone, che possa darmi qualche indicazione in proposito».

Soddisfatto il presidente della Partecipanza di Villa Fontana, Michele Filippini: «Vediamo positivamente le imprese agricole che vogliono sviluppare attività in maniera corretta ed esemplare – commenta -. L’idea è tornare a fare risaie, ma con una produttività e capacità di sviluppo diversa dal passato, innovativa. Questo è stato reso possibile anche grazie all’amministrazione della Partecipanza, che negli ultimi dieci anni ha investito quasi 300 mila euro per portare nuove condotte irrigue vicino a tutte le quote di terreno. Si tratta del “Progetto 500 metri”, attuato in collaborazione con il Consorzio di bonifica renana e quasi concluso, che ha permesso a molti agricoltori di irrigare meglio e con più comodità. Per realizzare la risaia, Quartieri ha poi svolto opere di derivazione, con manodopera e attrezzature proprie» conclude. (lo.mi.) 

Altri particolari e un articolo sulla storia del riso e delle mondine a Medicina sul “sabato sera” del 17 maggio.

Nella foto Luca Quartieri (al centro) con il fratello Andrea e il nipote Davide, durante la semina del riso

A Sant’Antonio ritorna il riso sui terreni della Partecipanza
Economia 19 maggio 2018

A Fontanelice la filiale del Bpma è a rischio chiusura, l'allarme del sindaco e dell'Anci

C’è preoccupazione a Fontanelice per la possibile chiusura ella filiale della banca Bpm (Banco popolare Milano) di corso Europa, l’unica presente nel territorio comunale, nella quale lavorano tre dipendenti. «Alcune settimane fa mi è arrivata lavoce di una possibile chiusura della banca entro fine anno – dice il sindaco, Athos Ponti -. Così il 2 maggio ho scritto al presidente del Cda del Bpm, Carlo Fratta Pasini, per chiedere conferma e cercare di congiurare la chiusura».

La settimana successiva, anche il presidente dell’Anci Emilia Romagna, Fabio Fecci, ha preso carta e penna e fattolo stesso. «Pur sapendo che si tratta di un’attività privata, consideriamola presenza dell’unico sportello bancario sul territorio comunale alla pari di altri servizi di pubblica utilità – scrive Fecci -. Per questo ci uniamo alla richiesta del sindaco pregandovi di fare il possibile per mantenere aperto un presidio territoriale importante come punto di riferimento economico/finanziario».

Anche nel 2016 la filiale sembrava in procinto di chiudere, fu fatta anche una raccolta firme e, alla fine, la banca restò aperta. «E’ una filiale che va bene, i clienti non mancano e non ci spieghiamo questa decisione, che per la comunità sarebbe una grave perdita – aggiunge Ponti -. Tra l’altro, è una banca storica, aperta 130 anni fa come Cassa di Risparmio di Imola, poi diventata Banca popolare di Verona e, infine, Bpm». Se chiudesse, i fontanesi troverebbero un’altra filiale del gruppo a Borgo Tossignano.«Ma per gli anziani non sarebbe certo comodo – conclude Ponti -. Al più si potrebbe ragionare per una rimodulazione degli orari». (gi.gi.)

A Fontanelice la filiale del Bpma è a rischio chiusura, l'allarme del sindaco e dell'Anci
Economia 18 maggio 2018

I mattoni fatti a Bubano vanno in tv con “Cambio Casa, Cambio Vita!” di Andrea Castrignano

I mattoni fatti a Bubano nello stabilimento Wienerberger “debuttano” in tv nel docu-reality “Cambio Casa, Cambio Vita!” che su La5 vede l’interior designer Andrea Castrignano come sempre impegnato a trasformare normali abitazioni in case da sogno.  

Wienerberger  è il più grande produttore al mondo di laterizi, un gruppo con un fatturato globale di oltre 3 miliardi di euro nel 2017 e 197 stabilimenti dislocati in 30 Paesi, quattro sono in Italia guidati per l”appunto da quello presente nella frazione mordanese. Le soluzioni proposte da Wienerberger spaziano dai blocchi portanti a quelli da tamponamento, oggi sempre più virati al risparmio energetico e alla tecnologia, dalla sicurezza in zona sismica all’isolamento acustico. 

La nuova stagione di “Cambio Casa, Cambio Vita!” va in onda tutti i venerdì alle 23.15 (e in replica il sabato alle 16.40 e la domenica alle 14.10) e Wienerberger è protagonista degli episodi di questa sera, venerdì 18 maggio, poi dell’1 giugno e del 6 luglio. In particolare, nella prima puntata di questa sera, dal titolo “Una cucina per Angela”, l’interior designer ha scelto per l’isolamento della stanza dei bambini Porotherm Plana+ Revolution spessore 8 cm, il cappotto in laterizio (struttura porosa e anima isolante in lana di roccia) che unisce in un unico prodotto i vantaggi dei materiali isolanti con quelli del laterizio. (l.a.)

Nella foto Andrea Castrignano con Massimo Sella di Wienerberger

I mattoni fatti a Bubano vanno in tv con “Cambio Casa, Cambio Vita!” di Andrea Castrignano
Economia 14 maggio 2018

Pac 2020-2027, al convegno Cia Imola l'europarlamentare Dorfmann: «Brexit pericolo per l'agricoltura, tagli ai fondi Ue»

La Politica agricola comune 2020-2027 è stata la protagonista sabato scorso al convegno in programma a palazzo Sersanti e organizzato dalla Cia Imola. «Questo iniziativa – ha spiegato il presidente di Cia Imola Giordano Zambrini –  è, solo l’inizio di un percorso che vuole dare gambe ad una progettualità nel nostro territorio che coinvolga tutti i settori e non solo quello agricolo. Gli agricoltori, infatti, non possono farsi carico da soli della tutela dell’ambiente perché tutti noi siamo custodi di un territorio da lasciare in condizioni migliori di oggi a chi verrà dopo di noi. Dai programmi e dalle proposte della nuova Pac vogliamo cogliere tutte le possibilità da trasferire anche nelle nostre aree. Dobbiamo, perciò, avere un metodo di lavoro e creare le condizioni alle aziende agricole di poter sopravvivere». 

Presente anche l’europarlamentare altoatesino e membro della Commissione Agricoltura Herbert Dorfmann. «A livello comunitario stiamo pensando a come portare avanti la Politica Agricola nel futuro. L’agricoltura riceve un terzo del budget dell”Unione Europea e il Commissario Europeo dell”Agricoltura Phil Hogan ha già proposto un taglio del 5% dei fondi causa un buco di 20-25 miliardi dovuti almeno per metà dalla Brexit. Personalmente posso dire che non sono d”accordo con questa decisione. L’idea è quella di sviluppare la Pac in maniera più chiara per renderla meno complicata rispetto a quella odierna. Una proposta piò essere quella di un nuovo modello di gestione dove l’Europa fissa le regole lasciando però agli Stati membri il modo di raggiungere gli obiettivi, pur cercando di mantenere il mercato il più comune possibile. Oggi la distribuzione dei fondi tra i vari Stati membri non è adeguata e si può pensare di creare criteri specifici di assegnazione. Un altro problema è il “Greening” che non accontenta né gli agricoltori né gli ambientalisti e cambiare il sistema, però, non vuol dire avere meno impegni ambientali. Va migliorata anche la burocrazia ed evitare che gli agricoltori possano ricevere i soldi dopo un’attesa troppo elevata. Infine è fondamentale migliorare i fondi disponibili per gestire le crisi e rompere il principio di annualità, aumentando così la possibilità di interventi futuri».

Ambiente è sinonimo di mutamenti climatici e cambiamenti globali. E’ questo quanto illustrato, in seguito, da Carlo Pirazzoli, professore ordinario al Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari Università di Bologna. «Le temperature negli ultimi 30 anni sono aumentate di 0.9 gradi e si è superata la soglia di sicurezza di CO2 nell’aria. A questa emergenza climatica bisogna rispondere in maniera adeguata e pensare in maniera diversa come, ad esempio, piantare specie resistenti alla siccità. Un suggerimento può essere anche quello di introdurre agricolture di precisione che rispettino l’ambiente, riducendo gli impatti delle colture intensive e l’utilizzo di fertilizzanti. Bisognerà attrezzare le imprese con strumenti e infrastrutture e, soprattutto, fare un corretto uso dell’acqua. In pratica somministrare ciò che serve al momento giusto perché l’acqua è indispensabile per produrre con qualità e in quantità. Anche le innovazioni sono importanti e bisogna avere l’umiltà di imparare da esse».

Quando si parla di innovazioni impossibile non pensare ai giovani e al mondo della scuola. «I ragazzi devono avere delle buone competenze – commenta Vanna Monducci, dirigente scolastico dell’Istituto Alberghetti di Imola – e bisogna formare delle persone in grado di adattarsi ai cambiamenti. Importante anche la capacità di lavorare in gruppo e relazionarsi con gli altri oltre a mettere in pratica ciò che si conosce. Le scuole devono porre ai propri studenti delle sfide per risolvere dei problemi e guardare così al domani perché solo quando escono dalla scuola sono a contatto con la realtà. In fondo si diventa davvero competenti solo quando si mettono in pratica le nozioni teoriche».

Ma com’è il mondo del lavoro in agricoltura per un giovane? «Non è così roseo come vogliono farci credere – spiega Stefano Calderoni, presidente Cia Ferrara -. Uno su dieci non ce la fa e dopo cinque anni chiude l’azienda. La statistica diventa uno su due se la persona non ha alle spalle una famiglia di agricoltori. Quello che ci viene prospettato non parla la pelle viva degli agricoltori ed è più una vocazione che un’esperienza felice. La crescita percentuale delle nuove imprese è aumentata, ma solo perché come contrappasso si sono dimezzate quelle già presenti. Tanti progetti come la Banca delle Terre non hanno portato benefici e partire da zero per un giovane è un’impresa quasi impossibile. Il nuovo programma si deve interrogare su questo e eliminare quelle barriere che esistono in agricoltura come i problemi nell’acquisto o nell’affitto della terra o nell’accesso ai crediti. Purtroppo solo chi lavora la terra sa davvero quanto sia dura».

Chiusura del convegno che spetta al presidente Cia Nazionale Dino Scanavino. «Il cambio generazionale è un punto della Pac che non è stato raggiunto e certamente bisognerà trovare delle soluzioni alternative. Visto che si parla di un taglio del budget l’efficienza della spesa è un qualcosa di importante per mitigare questa prospettiva. L’economia, infatti, si fa spendendo bene i soldi. La Pac attuale è complessa e, in certi casi, inaderente alla realtà. In vista del 2020-2027 il percorso è ancora lungo, ma nei prossimi mesi intensificheremo l’attività per creare una progettazione in grado di mettere in piedi una strategia che dia più voce agli agricoltori».

r.e.

Nella foto (di Stefano Manaresi): da sinistra, il moderatore del convegno e direttore del mensile Agricoltura Trentina Michele Zacchi, la dirigente scolastica Vanna Monducci, il presidente Cia Imola Giordano Zambrini, l”europarlamentare Herbert Dorfmann, il presidente di Cia nazionale Dino Scanavino, il professore ordinario del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari Università di Bologna Carlo Pirazzoli e il presidente Cia Ferrara Stefano Calderoni

Pac 2020-2027, al convegno Cia Imola l'europarlamentare Dorfmann: «Brexit pericolo per l'agricoltura, tagli ai fondi Ue»

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