Economia

Economia 5 luglio 2018

Food blogger e influencer web le nuove modalità di promozione dei prodotti CLAI

Nonostante siano passati più di vent’anni (erano i primi anni Novanta), chi non ricorda gli sketch di Giovanni Rana alle prese con Marilyn Monroe o Stalin? Allora la scelta dell’imprenditore della pasta fresca di apparire in prima persona negli spazi pubblicitari televisivi e della carta stampata, come testimonial di se stesso e della genuinità del proprio prodotto, fu tanto inusuale quanto vincente: l’intuizione di un marketing personalizzato, infatti, lo rese noto al grande pubblico e trasformò il piccolo pastificio aperto nel 1961 nell’odierno colosso dell’alimentare, che vanta una sede produttiva anche oltreoceano.Le strategie di marketing e pubblicità possono notevolmente influire sul successo di un’azienda.

In pratica, non solo è importante che gli ingredienti del prodotto di un’azienda agroalimentare siano buoni, ma anche che le basi del proprio marketing aziendale siano attuali o addirittura possano precorrere i tempi. Lo sa bene la cooperativa agricola Clai, che da qualche anno ha scelto di differenziare il proprio marketing aziendale puntando contemporaneamente sulle pubblicità tradizionali, quelle online e gli eventi in store.Da un anno a questa parte, inoltre, ha affidato il ruolo di direttore marketing a Gianfranco Delfini, già impegnato nel settore per il salumificio Fratelli Veroni.

«Al mio arrivo ho trovato un’azienda con una buona presenza sul web e sui social network – racconta Delfini -, da un lato maggiore rispetto alla media del settore salumi, dall’altro strutturata attraverso contenuti differenziati e di qualità come ricette, consigli per l’uso dei prodotti e quiz attraverso cui far interagire il pubblico con il marchio. Un’ottima base di partenza per strutturare progetti mirati ai target da conquistare».

Dallo scorso anno Clai collabora con alcuni food blogger, non solo dei recensori ma in alcuni casi vere e proprie star del web. Le opinioni di alcuni contano così tanto da fare marketing?
«Per il secondo anno collaboriamo con una decina di food blogger fra i più seguiti d’Italia, provenienti da differenti regioni, che ogni settimana propongono nel nostro sito e nei loro spazi online proprie ricette realizzate con i nostri prodotti. La forza dei food blogger è la loro naturalezza, ognuno ha il proprio stile di cucinare e comunicare e per questo ognuno di loro raggiunge un pubblico diverso. C’è perfino chi taglia il salame senza preoccuparsi della forma obliqua cui in Emilia Romagna facciamo grande attenzione, ma è proprio la diversità la vera ricchezza. In pratica attraverso i food blogger ci raccontiamo zona per zona. E partendo dal web riusciamo ad arrivare nelle microaree dei consumatori veri. L’opposto dello spot televisivo». (mi.mo.)

L”intervista completa è sul “sabato sera” del 5 luglio

Nella foto i food blogger che ad aprile hanno partecipato al “Blogger Day” organizzato nella sede del “Sonia Peronaci Factory” a Milano

Food blogger e influencer web le nuove modalità di promozione dei prodotti CLAI
Economia 5 luglio 2018

Deloitte premia la cooperativa Clai per performance e impegno verso le persone

Fra le motivazioni con cui la Clai, cooperativa della frazione di Sasso Morelli, è stata premiata fra le “Best managed companies” da Deloitte, azienda di consulenza e revisione prima al mondo in termini di ricavi e numero di professionisti, c’è l’impegno verso le persone, oltre alla strategia, le competenze e le performance. Un impegno che «si basa sulla continuità generazionale, cioè sulle persone e sulla trasmissione di conoscenze e competenze, sulla crescita di anno in anno, con nuove assunzioni di giovani, e sulla sostenibilità», ha spiegato il direttore generale Pietro D’Angeli ritirando il premio alla Borsa di Milano. E grazie a questa politica aziendale, l’età media dei circa 500 lavoratori della cooperativa agroalimentare non supera i 43 anni di età. «Le nuove assunzioni sono importanti per la crescita aziendale, ma per poter assumere – rimarca D’Angeli – occorre che l’azienda sia in crescita. Clai negli ultimi anni ha centrato l’obiettivo di vendere di più sia in Italia sia all’estero. E grazie a questa crescita costante, dal 2001 al 2017 il nostro organico è cresciuto da 359 a 493 persone».

Chi assumete?
«Da un lato, per certi ruoli cerchiamo personale qualificato con esperienza; dall’altro, giovani anche alla prima esperienza lavorativa. Per questa seconda ricerca è efficace il rapporto di collaborazione instaurato con le scuole. Molte delle nostre professionalità tecniche provengono dal corso di laurea in Tecnologie alimentari dell’università di Bologna. Ad esempio i responsabili dei nuovi settori Ricerca e Sviluppo e Qualità sono neolaureati che hanno da poco concluso il percorso di studi. Ci è capitato anche di essere oggetto di tesi da parte di alcuni laureandi, sia sui prodotti sia sull’organizzazione cooperativa. Nei settori della produzione, invece, assumiamo neodiplomati che iniziano il percorso di formazione interno all’azienda che li potrà poi portare a crescere e fare carriera. All’interno dei nostri punti-vendita ospitiamo spesso giovani studenti degli istituti alberghieri di Castel San Pietro e Riolo Terme per stage e tirocini lavorativi. I giovani sono una presenza importante per mantenere giovane un’azienda, non solo nell’età media del personale ma anche per la freschezze delle idee e una diversa visione del mondo; ma per noi è altresì importante l’intergenerazionalità, il dialogo fra generazioni diverse, la maniera di una volta per tramandare il sapere artigianale».

Un valore tipico della cooperazione…
«Crediamo davvero nei valori della cooperazione. Da noi le persone sono importanti e cerchiamo di farle stare bene non per buonismo ma perché crediamo che sia il modo più efficace e più efficiente per una corretta e sana gestione aziendale. Siamo stati fra le prime aziende del territorio ad adottare un sistema retributivo integrativo sulla base di obiettivi aziendali prestabiliti; abbiamo una politica che va incontro alle esigenze degli studenti e delle neomamme con orari ridotti e possibilità di turni; dallo scorso anno abbiamo attivato una piattaforma di welfare aziendale per fornire servizi ai nostri dipendenti. Per noi – conclude D’Angeli – questa politica aziendale non genera maggiori costi ma migliori conti». (mi.mo.)

Altri particolari sul “sabato sera” del 5 luglio

Nella foto i trofei della Deloitte per le best managed companies  

Deloitte premia la cooperativa Clai per performance e impegno verso le persone
Economia 5 luglio 2018

Telecomunicazioni, le figure professionali più ricercate. I progetti di Teko Telecom

Cercasi ingegneri delle telecomunicazioni, elettronici e del software. Se siete indecisi su quale facoltà universitaria puntare, meglio dare un’occhiata ai progetti di Teko Telecom, che entro la fine del 2020 prevede di assumere ben 260 addetti, di cui 90 laureati (o con titoli superiori), per lo sviluppo di sistemi ad alta integrazione con 5G del segnale cellulare, lo sviluppo e la produzione di sistemi di alimentazione in fibra ottica, lo sviluppo e realizzazione di antenne per segnale cellulare. «Già negli ultimi due anni – dettaglia Marco Della Mora, che in Teko Telecom dirige l’ufficio legale – abbiamo introdotto in azienda una quarantina di ricercatori, ingegneri e tecnici con elevata specializzazione. Il nostro bacino di riferimento è quello della facoltà di Ingegneria delle telecomunicazioni. Collaboriamo molto con l’Università di Bologna, il Centro di ricerca interdipartimentale Ciri e diversi altri atenei. Purtroppo, le facoltà in questione non riescono a fornire un numero di laureati sufficiente a coprire le nostre necessità. Per questo la nostra ricerca si svolge anche fuori regione».

L’età media dei dipendenti di Teko Telecom è 36 anni. «Per trovare i migliori addetti – prosegue – seguiamo diversi canali. La ricerca è estesa a tutta Italia e all’estero, anche se cerchiamo di privilegiare chi è già sul territorio e chi vuole restare nel territorio d’origine. Spesso gli incontri avvengono attraverso i “careers day”, occasioni di incontro tra università e aziende dove la risposta di studenti, neolaureati e ricercatori è entusiastica. Al momento cerchiamo ingegneri sviluppatori software, firmware ed hardware con competenze in radiofrequenze e nei protocolli di comunicazione wireless più evoluti. Inoltre, cerchiamo tecnici meccanici per il testing a supporto dell’attività di ricerca e sviluppo».

Ingegneri giovani, ma anche non al primo impiego. «L’azienda segue comunque i nuovi assunti, per migliorare la loro preparazione, introducendoli ad attività lavorative specialistiche» conclude Della Mora. (lo.mi.) 

Nella foto: sala con pannello dedicato a Guglielmo Marconi nello stabilimento produttivo di Teko Telecom in via Emilia Ponente

Telecomunicazioni, le figure professionali più ricercate. I progetti di Teko Telecom
Economia 5 luglio 2018

Teko Telecom, nuova sede e un «museo» in via Emilia a Castello

Nel terreno su cui sorgerà il nuovo stabilimento di Teko Telecom, azienda di telecomunicazioni della multinazionale americana Jma Wireless, c’è già il cartello dei lavori in corso. L’area lungo la via Emilia Levante, in precedenza di proprietà Piana, è di circa 40 mila metri quadri. «Qui – spiega Marco Della Mora, responsabile dell’ufficio legale di Teko Telecom – realizzeremo il nuovo stabilimento produttivo, che dovrà coprire le nostre esigenze di sviluppo e sostituire, ingrandendolo, quello che ora è in due stabili separati: nella sede di proprietà in via Meucci, di circa 3 mila metri quadri, oggi abbiamo la ricerca e sviluppo, mentre in un secondo capannone in affitto in via Emilia Ponente 380, di circa 5 mila metri quadri, abbiamo la parte produttiva. Nella sede lavorano 70 addetti, mentre nel secondo stabile abbiamo circa 110 unità. Non è comunque escluso che, dopo la realizzazione della nuova struttura, sia per noi necessario mantenere anche i siti attuali come ulteriore cassa di espansione».

Gli interventi più importanti riguardano il circuito di Indianapolis, gli stadi di Torino, Milano e Roma, l’aeroporto di Vienna, gli stadi Tottenham a Londra e King Fahd a Riad in Arabia Saudita. La sfida dei prossimi anni sarà il 5G, le tecnologie di quinta generazione che permetteranno prestazioni e velocità ancora più elevate rispetto alle odierne. «Il 5G diventerà di uso comune nel 2020 – dettaglia Della Mora – ma siamo già al lavoro per preparare per tempo le infrastrutture e rendere compatibili gli standard attuali con i requisiti richiesti ovvero un’alta capacità di trasmissione dati, capillarità della diffusione della rete, qualità del servizio molto elevata. Da qui la necessità degli operatori di rivedere e aggiornare le reti, per renderle capaci di sopportare il carico. Il nostro compito è rendere fruibili le tecnologie per gli operatori telefonici, che sono i nostri clienti. La complessità aumenta con l’aumentare delle richieste e una maggior complessità comporta la necessità di investire di più nella ricerca per aumentare competenze e capacità. Ricerca e tecnologia sono per noi elementi imprescindibili per migliorare e rimanere sul mercato».

Anche per questo, l’azienda prevede di creare 260 posti di lavoro entro la fine del 2020. In virtù dei suoi piani di investimento e sviluppo industriale, del valore complessivo di circa 22 milioni e mezzo di euro, Teko Telecom è una delle 14 imprese a cui la Regione ha concesso fondi, nell’ambito di uno specifico bando finalizzato a promuovere ricerca, sviluppo e innovazione in Emilia Romagna. Per Teko Telecom il contributo pubblico è di quasi 2 milioni e 300 mila euro. «La realizzazione del nuovo stabilimento – precisa Della Mora – non rientra tra gli interventi finanziati dalla Regione, ma è funzionale al progetto di ricerca e sviluppo presentato; il piano industriale complessivo, che include l’acquisizione del terreno, la costruzione del nuovo stabile e l’acquisto di impianti e macchinari costituisce un investimento rilevante per il gruppo Jma Wireless».

Se per l’avvio del cantiere del nuovo stabilimento si dovrà attendere il 2019, in una porzione dell’area, invece, sono già cominciati i lavori. «Il nuovo sito ha anche un’area più piccola, di circa 3 mila metri quadri, dove stiamo ristrutturando due caseggiati preesistenti – aggiunge -. Lì vorremmo realizzare un punto d’incontro con i clienti, dedicato alla tecnologia e alla tradizione del territorio. Teko Telecom ha un forte legame con le radici tecnologiche del bolognese, luogo d’origine di Guglielmo Marconi, una delle pietre miliari delle telecomunicazioni, e dell’Università di Bologna. L’idea è dare rilievo al modo in cui la tecnologia più evoluta parta da un legame con il passato, con una ricaduta importante sulla comunità per l’indotto e il numero di addetti che verrà coinvolto».

Un luogo molto simile a un museo, quindi. «Ci piacerebbe fosse aperto al pubblico – conclude – ma d’altro canto non è questa la nostra attività principale. E’ più probabile che tali spazi saranno aperti su richiesta per visite guidate ad hoc e con modalità di accesso ancora da definire. Stiamo ancora valutando questo aspetto. I lavori dovrebbero concludersi entro la fine dell’anno».(lo.mi.)

L”articolo completo su «sabato sera» del 28 giugno.

Nella foto (Isolapress): l”area in via Emilia Levante dove «Teko Telecom» realizzerà il nuovo punto d”incontro con i clienti e la nuova sede

Teko Telecom, nuova sede e un «museo» in via Emilia a Castello
Economia 4 luglio 2018

Alla Cefla premio di risultato anche per gli interinali nel rinnovo del contratto aziendale

Dopo oltre un anno di trattative, lo scorso 28 giugno la direzione aziendale di Cefla, Rsu e sindacati territoriali sono giunti al rinnovo del contratto integrativo aziendale, che riguarda oltre mille lavoratori nel territorio imolese. L’importante risultato ha raccolto il 91,6% dei consensi dei diretti interessati.

«L’accordo, che avrà una durata triennale – informano Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil territoriali – prevede per la parte economica la conferma di un premio di risultato variabile allargato a tre parametri (redditività, produttività ed efficienza), che può raggiungere un valore di 2.900 euro, a cui si aggiunge, dopo quasi trent’anni, l’aumento dei superminimi collettivi aziendali non assorbibili, pari a 600 euro a partire da luglio 2018».

Inoltre, in via sperimentale, viene introdotto un «premio di assiduità», che incentiva chi fa poche assenze, dal valore complessivo, a regime, di ulteriori 600 euro aggiuntivi, erogati semestralmente.Novità assoluta per Cefla, il premio di risultato verrà garantito anche a tutti i lavoratori forniti dalle agenzie interinali, con un anticipo mensile di 50 euro, che produrrà già a partire dal mese di luglio un aumento, per questi lavoratori precari, di oltre 80 euro.

Per Fim, Fiom e Uilm «questo è un obiettivo che risponde all’esigenza di unificare un mondo del lavoro sempre più disgregato e frammentato dove inoltre, con l’estensione della polizia sanitaria integrativa Cefla, dal valore di 346 euro a partire dal 1° gennaio 2019, prima era prevista solo per i lavoratori con una anzianità superiore a 4 anni, permette di allargare diritti a tutti i lavoratori presenti in azienda». (r.e.)

Nella foto un reparto della coop. Cefla

Alla Cefla premio di risultato anche per gli interinali nel rinnovo del contratto aziendale
Economia 4 luglio 2018

Alla Coop. Ceramica orario ridotto per 300 per evitare 90 esuberi, ipotesi di accordo innovativa

Si prospetta una novità per la Cooperativa Ceramica d’Imola. Lunedì scorso, in tarda serata e dopo 14 ore di trattativa, sindacati e vertici aziendali sono arrivati ad un’ipotesi di accordo che consentirà di evitare circa 90 licenziamenti. Un documento, siglato da Femca-Cisl, Filctem-Cgil e Uiltec-Uil di Imola e Faenza, che ora deve essere sottoposto al voto dei lavoratori per diventare operativo.

In sintesi prevede la riduzione di orario di lavoro per 300 dipendenti; a tutti loro, però, la cooperativa integrerà in busta paga una parte del reddito (da un minimo di 125 a un massimo di 240 euro al mese) e coprirà totalmente la contribuzione che verrebbe meno con la riduzione d’orario. L’importo verrà versato al Fondo di previdenza integrativo di settore, Foncer, o ai fondi pensionistici privati scelti dai lavoratori.

«Si tratta di un accordo innovativo a livello nazionale, oserei dire storico – sottolinea Tiziana Roncassaglia, della Filctem-Cgil di Imola -. La trattativa durava da mesi. Fin dal 2013 si sapeva che gli ammortizzatori sociali sarebbero arrivati al termine. Nell’ultimo quinquennio, infatti, Coop. ceramica ha usufruito dei 36 mesi di contratto di solidarietà, previsti dalla legge e in scadenza a fine luglio. Crediamo di aver ottenuto il miglior risultato possibile e va dato merito all’azienda, che stanzierà risorse per tutelare lavoratori che altrimenti sarebbero stati licenziati».

Dall’inizio del 2012, da Coop. ceramica sono usciti circa 750 addetti, in base a piani industriali mirati all’efficientamento e al miglioramento del processo produttivo. L’uscita è stata accompagnata da incentivi economici. A questo fine, negli ultimi anni l’azienda ha destinato oltre 25 milioni di euro. Coop. ceramica è stata una delle prime aziende che già nel 2008 ha condiviso con il sindacato l’utilizzo del contratto di solidarietà sull’intera platea dei dipendenti (all’epoca 2.200), con l’obiettivo di evitare licenziamenti e salvaguardare il patrimonio industriale del territorio.La riforma degli ammortizzatori di tre anni fa, riducendo la durata e il livello di copertura della cassa integrazione e del contratto di solidarietà, ha lasciato imprese e sindacati pochi strumenti per gestire crisi e riorganizzazioni complesse.

«Servono strumenti che aiutino queste esperienze e sperimentazioni – sottolinea dal canto suo Giordano Giovannini, segretario generale Filctem-Cgil Emilia Romagna -; servono misure che aiutino e sostengano forme di riduzione degli orari e di re-distribuzione del lavoro. Governo e Parlamento aiutino chi fa politiche di responsabilità sociale e di difesa e sviluppo dell’occupazione, anziché continuare a defiscalizzare e decontribuire a pioggia le imprese, anche quando licenziano o promuovono finto welfare aziendale. L’accordo sulla riduzione d’orario in Cooperativa ceramica dimostra questo» conclude. (lo.mi.)

Altri dettagli su “sabato sera” in edicola dal 5 luglio.

Nella foto la sede della Coop. Ceramica d”Imola

Alla Coop. Ceramica orario ridotto per 300 per evitare 90 esuberi, ipotesi di accordo innovativa
Economia 3 luglio 2018

Florim, a Mordano un secondo forno per i formati oversize tra gli investimenti del 2018

La Florim ha dato alle stampe il bilancio di sostenibilità 2017, il report annuale che offre una sintesi dei risultati ottenuti dall’azienda in ambito economico, sociale e ambientale. «Siamo giunti alla decima edizione del nostro bilancio di sostenibilità, traguardo che segna un periodo di enormi cambiamenti all’interno del gruppo che ebbero inizio proprio quando la crisi epocale, che ha investito l’economia mondiale, iniziava a mietere vittime e a terrorizzare i mercati», sottolinea il presidente Claudio Lucchese.

Dieci anni, peraltro, di crescita ininterrotta per il gruppo modenese, che conta tre stabilimenti produttivi (a Fiorano, Mordano e a Clarksville, negli Stati Uniti) e diversi negozi, magazzini e uffici in giro per il mondo, occupando oltre 1.400 dipendenti. Come conferma anche l’esercizio 2017, chiuso con ricavi netti per 424,8 milioni di euro (+4,5% rispetto al 2016), margine operativo lordo di 123,1 milioni (+14,9%), investimenti totali per oltre 103 milioni e un utile netto di 57,8 milioni (contro i 49,4 di un anno prima). E nonostante il record assoluto di investimenti, anche la posizione finanziaria netta è migliorata, passando nel giro di un anno da 12,5 milioni di rosso a un’eccedenza di liquidità pari ad 20 milioni di euro. «Non posso che esprimere grande soddisfazione nel leggere i numeri economici e finanziari che, da quel nebuloso 2008 fino ad oggi, hanno disegnato una curva in continuo miglioramento in tutte le variabili fondamentali», commenta Lucchese.

La produzione di grandi lastre in gres porcellanato, leitmotiv dei recenti investimenti, è diventata il motore della crescita in volumi e di redditività registrati dal gruppo. Degli oltre 103 milioni di investimenti spesi nel 2017, oltre 70 milioni sono serviti per realizzare in comune di Mordano una nuova fabbrica 4.0. Oltre ai traguardi raggiunti, il bilancio di sostenibilità elenca poi i traguardi da raggiungere. «Senza dubbio – spiega ancora Lucchese – la sfida continua ad essere molto impegnativa per il costante mutamento negli equilibri di mercato e impone altissima concentrazione per raggiungere gli obiettivi che ci prefiggiamo».

Ecco perché, restando in tema oversize, a fine anno è partito un grande cantiere nella sede principale di Fiorano per la realizzazione di una costruzione di 48.000 metri quadri destinata alla lavorazione di grandi formati e alla logistica, altro esempio di industria 4.0. Per quanto riguarda la sede mordanese nel corso del 2018 verrà avviata invece la riqualificazione della storica palazzina uffici e delle spedizioni, verrà installato un secondo forno all’interno del nuovo capannone 4.0, verrà modernizzato il reparto macinazione smalti con impianti a basso consumo energetico governati da un software innovativo, verrà installato un impianto per il recupero ed il riutilizzo dei fanghi industriali e realizzata una vasca interrata per l’accumulo di acqua piovana da utilizzare nel processo produttivo. 

r.e.

L”articolo completo su «sabato sera» del 28 giugno.

Nella foto: il forno per grandi lastre lungo oltre 170 metri

Florim, a Mordano un secondo forno per i formati oversize tra gli investimenti del 2018
Economia 28 giugno 2018

Connessione ultraveloce in fibra ottica, Open Fiber utilizzerà le reti Hera per la posa. Meno disagi per gli scavi

Open Fiber e Gruppo Hera hanno firmato i contratti per lo sviluppo dell’infrastruttura in fibra ottica che consenta velocità di connessione fino a 1 Gbps (1000 Megabit al secondo) nei comuni di Imola e Modena. In concreto Open Fiber, la società costituita nel 2016 da Enel e Cassa depositi e prestiti per sviluppare la banda ultralarga in tutto il territorio nazionale, potrà contare sulla capillarità di 300 chilometri di infrastrutture di rete gestite da Hera, metà a Imola e altrettanti a Modena, per le attività di posa. 

A Imola il piano di sviluppo di Open Fiber prevede un investimento di circa 8,5 milioni di euro per la copertura della città. I primi cantieri sono stati aperti lo scorso autunno e l’obiettivo è completare il tutto entro 18 mesi dall’avvio dei lavori. In totale saranno cablate quasi 25.000 unità immobiliari.

La convenzione siglata a suo tempo con il Comune stabilisce le modalità di scavo e ripristino, come previsto dal decreto ministeriale del 2013. Ora, grazie alla collaborazione con il Gruppo Hera, gestore dei servizi a rete sul territorio, Open Fiber potrà utilizzare cavidotti e infrastrutture sotterranee già esistenti per limitare il più possibile scavi ed eventuali disagi per la viabilità e cittadini. L’obiettivo è ottimizzare modalità e tempi di lavoro, oltre a autorizzazioni e piano dei lavori.

L’accordo prevede una concessione per l’utilizzo delle infrastrutture di rete della durata di vent’anni, prorogabile eventualmente per altri venti, oltre al contributo tecnico da parte delle professionalità di Hera per la realizzazione del progetto. 

Il cablaggio di Imola rientra in un più ampio piano di investimenti per l’Emilia Romagna, che comprende anche Bologna, Ravenna, Cesena, Piacenza, Forlì, Ferrara, Rimini, Reggio Emilia, Modena e Parma oltre a numerosi comuni dell’hinterland bolognese. 

La fibra ottica di Open Fiber consentirà una velocità di connessione fino a 1000 Megabit al secondo, sia in download che in upload. L’intervento di predisposizione è a totale carico di Open Fiber e non comporta costi per i cittadini.

Nel momento in cui questi ultimi vorranno attivare la connessione nel proprio appartamento dovranno rivolgersi ad un gestore telefonico, che dovrà garantire l’allacciamento, questa volta a carico del cliente. Open Fiber infatti non vende servizi in fibra ottica direttamente al cliente finale, ma è attivo solo nel mercato all’ingrosso, offrendo l’accesso a tutti gli operatori di mercato interessati.

Da notare che Open Fiber sta lavorando per portare la rete veloce anche in 1268 unità immobiliari pubbliche e private di Castel del Rio, comprese quelle isolate, entro il 2018. Una nuova infrastruttura in fibra ottica di quasi 60 chilometri per un investimento da un milione e 660 mila euro, reso possibile grazie alla convenzione firmata tra il ministero per lo Sviluppo economico, la Regione, il Comune alidosiano e Infratel Italia, società in house del Ministero. Open Fiber infatti si è aggiudicata la prima gara per la realizzazione e la gestione di una rete a banda ultra larga nelle cosiddette “aree bianche”, di cui Castel del Rio fa parte insieme ad altri 3043 comuni di Emilia Romagna, Abruzzo, Lombardia, Molise, Toscana e Veneto iscritti al bando di gara. Open Fiber realizzerà anche in questo caso la rete pubblica e ne avrà la concessione per 20 anni, curandone anche la manutenzione. (l.a)

Connessione ultraveloce in fibra ottica, Open Fiber utilizzerà le reti Hera per la posa. Meno disagi per gli scavi
Economia 26 giugno 2018

Brutta sorpresa dai diamanti da investimento. Una ventina di risparmiatori si è rivolta a Federconsumatori

La volatilità dei mercati e i rendimenti bancari sempre più esigui hanno fatto sì che in questi ultimi anni i diamanti siano diventati anche un bene rifugio, così come lo era il mattone prima della crisi del settore immobiliare. Per alcuni risparmiatori, anche imolesi, l’acquisto delle preziose pietre si è tramutato in una brutta sorpresa quando si è scoperto non solo che i diamanti venivano venduti a prezzi superiori rispetto al reale valore di mercato, ma anche che non era poi così facile rientrare in possesso del capitale investito, senza contare le alte commissioni di uscita.

In pratica, l’acquisto veniva presentato come un investimento sicuro e redditizio a lungo termine (10-20 anni). Le curve di rendimento mostrate dagli intermediari non erano però basate su listini internazionali di riferimento, come ad esempio Rapaport e Idex, ma sulle quotazioni che le stesse società pubblicavano periodicamente all’interno di spazi pubblicitari sul Sole24ore e Milano finanza. E se nel frattempo il risparmiatore decideva di rientrare in possesso del capitale investito, occorreva sperare che gli stessi intermediari trovassero altri compratori. Secondo l’Autorità, il fatto che l’investimento fosse proposto attraverso gli istituti di credito dava credibilità alle informazioni contenute nel materiale promozionale delle due società, inducendo i consumatori all’acquisto senza effettuare ulteriori accertamenti, sulla base della fiducia riposta nella banca e nei suoi funzionari. In totale la sanzione è stata di oltre 15 milioni di euro: 2 milioni per Idb, 4 milioni per Unicredit, 3,35 milioni per Banco Bpm, 1 milione per Dpi, 3 milioni per Intesa San Paolo, 2 milioni per Mps.

Dopo le multe, è scattato il ricorso al Tar, che dovrà pronunciarsi in merito. Tra i risparmiatori coinvolti ci sono anche degli imolesi, che dalla fine dello scorso anno hanno cominciato a rivolgersi alla sede locale di Federconsumatori. «All’inizio si trattava di richieste sporadiche – spiega la referente, Lavinia Lo Scalzo – poi, a seguito di trasmissioni tv che segnalavano la problematica, si è intensificato il flusso di persone che si rivolge al nostro sportello, in media un paio alla settimana. Le pratiche avviate, ad oggi, sono una ventina, ma la sensazione è che la vicenda riguardi molte più persone».

lo.mi.

L”articolo completo su «sabato sera» del 21 giugno.

Brutta sorpresa dai diamanti da investimento. Una ventina di risparmiatori si è rivolta a Federconsumatori
Economia 26 giugno 2018

L'azienda guelfese Ecobologna si amplia e asfalta le strade. Nuove assunzioni in vista

Quadruplicare la quantità di inerti conferiti e, parallelamente, impegnarsi ad asfaltare le strade adiacenti l’impianto. E’ questo il succo della richiesta (e relative prescrizioni) della conferenza dei servizi che si è chiusa positivamente e che consentirà di ampliare l’attività alla Ecobologna Srl, azienda al civico 8 di via Chiusa, al confine tra Castel Guelfo e Castel San Pietro. Ora, come ultimo passo formale, si attende la delibera di Giunta regionale che approverà l’ampliamento del quantitativo dei materiali che è possibile recuperare.

L’impianto è di proprietà dei fratelli Fabio e Simone Castori e si occupa del recupero dei rifiuti non pericolosi derivati da demolizioni, inerti e terre da scavo. «Recuperiamo materiale sia grossolano che fino – spiega Fabio Castori -. Gli inerti così lavorati possono essere usati come stabilizzato da posare prima dell’asfalto oppure come sabbiella fine a protezione dei tubi, mentre la terra, opportunamente vagliata, può servire nei giardini e, più grossolana, come rilevato nelle costruzioni stradali o ferroviarie». La quantità di materiale trattato, però, può essere ben di più nell’area da 57 mila metri quadrati di via Chiusa. «Finora potevamo recuperare 20 mila tonnellate all’anno – spiega Fabio Castori -. Due anni fa, però, abbiamo dovuto chiudere l’attività a luglio perché avevamo già esaurito il quantitativo autorizzato, mentre nel 2017 dilazionando di più siamo arrivati a settembre». Da qui l’esigenza di chiedere un aumento. «Dal 2019 potremo arrivare a 90 mila tonnellate annue – prosegue Castori -. Per il 2018, invece, avremo un aumento graduale legato ad alcuni interventi decisi in conferenza dei servizi».

In sostanza, fino a fine settembre Ecobologna Srl potrà trattare altre 20 mila tonnellate, ma «in questo lasso di tempo dovremo aver fatto i lavori di ampliamento da 12 mila metri quadri del piazzale che fungerà da stoccaggio degli inerti lavorati e da magazzino delle nostre attrezzature, nonché aver realizzato vasca di laminazione, nuova fognatura e recinzione. Per noi si tratta di un investimento da 300 mila euro. Solo ultimate queste opere, ci verranno concesse altre 20 mila tonnellate». Nel frattempo, come definito in accordo con il Comune, la società ha già fatto i primi e più urgenti rappezzi in via Brina e in via Chiusa, ma, come stabilito in conferenza dei servizi, si impegnerà anche in futuro. «Dovremo occuparci delle asfaltature periodiche nel percorso che seguono i camion per venire in azienda, ossia via Chiusa (dal civico 8 fino all’incrocio con via Brina), via Brina e via Poggio, a garanzia delle quali verseremo al Comune di Castel Guelfo una fideiussione da 140 mila euro – aggiunge il titolare -. Invece per gli Stradelli Guelfi dovremo contribuire in una percentuale da definire rispetto alle manutenzioni che deciderà di effettuare annualmente la Città metropolitana (proprietaria della strada, ndr) nel tratto dall’incrocio con via Poggio fino alla rotonda all’altezza della via San Carlo. In via Brina allargheremo la strada di circa un metro in corrispondenza dei due punti più stretti e, se necessario, faremo alcune piazzole di interscambio».

Tutte queste attività renderanno necessario anche un aumento di personale. «Oggi abbiamo quattro dipendenti, ma con l’ampliamento servirà sicuramente un operaio in più già da fine anno e poi altri 1 o 2 nel 2019» conclude Castori.

gi.gi.

L”articolo completo su «sabato sera» del 21 giugno.

Nella foto: Fabio e Simone Castori

L'azienda guelfese Ecobologna si amplia e asfalta le strade. Nuove assunzioni in vista

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