Cinghiali e storni sono peggio del lupo

FONTANELICE-CASTEL DEL RIO
La Regione spinge l’acceleratore sulla prevenzione per ridurre i danni della fauna selvatica alle produzioni agricole e agli allevamenti. Con il nuovo Programma regionale di sviluppo rurale mette a disposizione altri 3 milioni di euro che serviranno per l’acquisto di recinzioni e altri strumenti di difesa.

La Regione dal 2008 ha investito per l’acquisto di recinzioni (e altri presidi di difesa) assegnati poi in comodato d’uso agli agricoltori, circa 3 milioni e 400.000 euro. Le nuove risorse serviranno per finanziare al 100 per cento nuovi interventi. Verranno erogate attraverso 2 o 3 bandi, di cui il primo è atteso nella prima metà del prossimo anno.

“Oggi la Regione ha a disposizione una mappatura puntuale del territorio, che ci permette di sapere dove sono le maggiori concentrazioni di animali. Sono sicura che anche grazie a questi dati, indispensabili per un’azione mirata, riusciremo a confermare il trend di riduzione dei danni attualmente in atto” ha spiegato oggi a Bologna l’assessore regionale all’Agricoltura, caccia e pesca Simona Caselli.

Per quanto riguarda, in particolare, i danni imputabili ai lupi, specie protetta, risultano stabili (circa 150 mila euro all’anno) e in merito a questo sono stati assegnati proprio in questi giorni 128.644 euro a 48 aziende agricole zootecniche di collina e montagna per installare recinzioni, dissuasori acustici e luminosi, l’acquisto di cani da pastore, con una copertura del 100 per cento del costo ritenuto ammissibile. Tra queste anche aziende di Castel del Rio e Fontanelice (insieme ad altre di Grizzana Morandi, Monghidoro e Monterenzio, sei in tutto, hanno ottenuto complessivamente 17 mila euro). E altri finanziamenti sono in arrivo. Con l’ultimo assestamento di bilancio infatti la Regione ha previsto 200 mila euro per scorrere la graduatoria e finanziarie altre 86 aziende che avevano partecipato al bando della scorsa estate.

Ma la specie più impattante per l’agricoltura è il cinghiale, pur a fronte, in base sempre ai dati, di una diminuzione dei danni nel 2015. Questi risultati possono essere ulteriormente migliorati sia sul fronte della prevenzione, che del controllo della popolazione animale. La Regione con una nota precisa: “Per quanto riguarda i territori aperti alla caccia del cinghiale (nei quali la titolarità è in capo agli Atc sia per quanto riguarda la gestione della fauna selvatica, che il risarcimento dei danni), da qualche anno il calendario venatorio regionale consente di cacciare questo animale dal 15 aprile al 31 gennaio. Inoltre è prevista una soglia di danno massima tollerabile, oltre la quale è possibile introdurre misure quali anche l’attivazione di piani di prelievo straordinari. Uno degli obiettivi è la completa rimozione del cinghiale da tutte le zone non vocate”.

“Sono invece costantemente in diminuzione da alcuni anni i danni provocati dagli altri ungulati come capriolo, daino e cervo – aggiungono sempre dalla Regione -. Un risultato dovuto alla soglia di densità di capi fissata dalla pianificazione regionale 2013-2014 e che andrà migliorando nel quinquennio di validità degli strumenti di pianificazione”.

Tra le specie più impattanti anche lo storno, che provoca gravi danni alla viticoltura e frutticoltura. “Tuttavia si tratta di una specie protetta, il cui prelievo è ammesso solo in deroga ed è regolato da una direttiva europea e dal parere vincolante dell’Ispra (l’Istituto per la prevenzione e la ricerca ambientale). Il mancato rispetto di tale parere comporta una procedura d’infrazione comunitaria. Le possibili sanzioni possono arrivare anche al mancato trasferimento di risorse del Psr, con conseguenze che possono dunque gravare direttamente sugli stessi agricoltori” concludono dalla Regione.

Un discorso a parte va fatto per la nutria. Dall’agosto dello scorso anno, infatti questo roditore a seguito di una modifica alla legge nazionale, non è più considerato parte della fauna selvatica quindi i danni causati non sono più risarcibili.

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