Falò, vin brulè e tradizioni

BORGO TOSSIGNANO
A Tossignano sono le luci delle candele e del falò di San Nicolò ad aprire ufficialmente la stagione natalizia con l’accensione delle luminarie. Quest’anno il giorno dedicato al santo, che il calendario ricorda il 6 dicembre, è una domenica. “San Nicolò è una festa molto sentita a Tossignano – racconta Luciano Mosca, presidente della Pro Loco tossignanese -: i genitori portano i figli nella chiesa di San Girolamo per la benedizione, poi con i ceri in mano iniziano una processione che termina al grande falò. Questo viene acceso e mentre lo spettacolo di scintille e fiamme sale verso le stelle i partecipanti bevono il tradizionale vin brulè e mangiano le caldarroste”.

Le radici di questa ricorrenza sono da ricercare secoli e secoli fa: ci sono testimonianze del Seicento che parlano di già di questa usanza. Il santo a cui si fa riferimento è San Nicola da Bari, protettore degli studenti, la cui festa, celebrata in molti paesi europei, è un po’ un anticipo del Natale. Il grande falò, acceso dalle candele di tutti gli scolari del paese, brucia tutta la notte. Tutte le associazioni del paese sono coinvolte: chi dà una mano con il volantinaggio, chi al montaggio degli stand, chi si occupa della cucina.

Quest’anno la serata di festa avrà un’anteprima la sera precedente: sabato 5 dicembre, a partire dalle 20, inizierà un viaggio tra stelle e pianeti con la proiezione di “Un viaggio virtuale alla scoperta delle meraviglie del cielo che ci circonda”, a cura dell’associazione Astrofili Imolesi.
Domenica la festa si aprirà come di consueto con la benedizione degli studenti nella chiesa di Tossignano, alle 19.30, seguita dalla processione e accensione del falò. La manifestazione continuerà con la cena allo stand gastronomico, con polenta al ragù, piadina fritta, caldarroste, vin brulé e cioccolata calda. La festa si svolge presso il parcheggio della quercia scolpita, dove si erge la scultura progettata quindici anni fa da Giò Bert. Lo scultore, all’anagrafe Giovanni Bertozzi, lavorò il tronco antico ben 500 anni di una quercia caduta in un podere di Tossignano, trasformandola in una scultura che oggi è un po’ il simbolo del paese. “Il 6 dicembre è anche l’anniversario della morte di Giò Bert, scomparso lo scorso anno nella sua casa di Riolo Terme a 89 anni – ricordano dalla Pro Loco -. Abbiamo pensato di ricordarlo restaurando la sua opera, che nel corso degli anni si è rovinata. Abbiamo utilizzato gli ambienti nella nostra sede per vendere oggetti con lo scopo di raccogliere fondi per il restauro”.
L’incasso della serata andrà così devoluto al restauro e in parte alla scuola primaria Cesare Zavoli di Borgo Tossignano.

L’antica quercia scolpita realizzata da Giò Bert

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