G8, vice questore in Cassazione

IMOLA-GENOVA
Luca Cinti, oggi vice questore in forze al Commissariato di via Mazzini, nel 2001 era comandante del Settimo reparto mobile di Bologna all’epoca del G8 di Genova. Cinti è in attesa che la Cassazione si pronunci sul suo ricorso, dopo una condanna in appello per falsa testimonianza. Un procedimento nato dalla costola di un processo in merito a quanto avvenne a Genova in piazza Manin il 20 luglio 2001.

Il reparto che comandava caricò i manifestanti e arrestò due ragazzi spagnoli accusandoli di resistenza. I quattro poliziotti responsabili dell’arresto hanno sempre sostenuto che i due fossero armati di spranga e molotov, ma durante le udienze del processo un video ha scagionato gli spagnoli in questione portando alla condanna definitiva degli agenti (4 anni di reclusione e 5 anni di interdizione dai pubblici uffici, sono attualmente sospesi dal servizio). Cinti durante il processo testimoniò di aver visto il momento dell’arresto a piazza Manin e confermò che uno dei due manifestanti aveva in mano una spranga, di fronte al filmato, però, sostenne che quelli ritratti non erano i due arrestati dai suoi uomini. Da qui l’imputazione per falsa testimonianza.

Ma Cinti è convinto che tutto sia nato da un errore: i due spagnoli finirono in carcere, mentre i due con la spranga fermati dai suoi uomini a piazza Manin vennero rilasciati. In pratica ci fu uno scambio di verbali e di persona. La sua tesi, però, non ha convinto il giudice né in primo grado né in appello: è stato condannato a 2 anni, e ora attende la Cassazione il 7 maggio. Il vice questore confida nella Cassazione perché “per essere condannato per la legge devi mentire sapendo di mentire, cosa che non è mai stata dimostrata”.

L’articolo complesto su “sabato sera” in edicola dal 23 aprile

Polizia e blindato dei carabinieri al confine della zona recintata con i container durante il G8

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *