Giovani musulmani italiani e integralismo

DOZZA-IMOLA
Cosa spinge un giovane a sostenere il califfato nero, il progetto di guerra e morte dello Stato islamico (Isis)? Ogni volta che un attentato ci tocca da vicino, vedi quanto accaduto a Parigi oppure al museo di Tunisi, chiediamo ai musulmani «di casa nostra» di tranquillizzarci. Quando in un Paese arabo o musulmano accadono fatti gravi legati all’integralismo, e qui la lista si aggiorna quotidianamente, dallo Yemen alla strage nell’università kenyota di Garissa, ci interroghiamo sul perché. Dubbi e timori che ci hanno assalito anche nei giorni scorsi, alla notizia che un marocchino imolese di 41 anni, con due figli nati nella nostra città, la settimana scorsa è stato espulso e rimpatriato con l’accusa di aveva aderito a pratiche integraliste.

Noi ne abbiamo parlato con Bahija Afouzar, 28 anni, avvocato (è in attesa del risultato dell’esame di abilitazione) che collabora con il Tribunale dei minori di Bologna. E’ arrivata in Italia a otto anni con i genitori, originari del Marocco, da tredici anni abitano a Toscanella di Dozza, in famiglia ci sono altri cinque figli, il padre è commerciante import export e la madre casalinga. Afouzar fa parte anche del direttivo nazionale e regionale dei Giovani di Partecipazione spiritulità musulmana (Psm), un’associazione culturale e religiosa, analoga ad altre associazioni cattoliche tanto per capirci, che un mese fa ha riunito al centro sociale La Stalla di Imola ben 220 ragazzi dai 15 ai 30 anni provenienti da tutta l’Emilia Romagna, una trentina del nostro circondario.

Afouzar non ha mai avuto contatti diretti con degli integralisti e dice: “Non so che “percorso” fanno, penso tramite Internet, magari si sentono isolati. Io so solo che tutto questo non ha niente a che fare con l’Islam, perché l’Islam è rispetto per gli altri e per l’essere umano, come ci ha insegnato il nostro profeta Maometto”.
L’intervista completa è su “sabato sera” in edicola dal 9 aprile

Bahija Afouzar

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