Giro di fatture false gestito da un imolese, sotto sequestro villa con piscina e uno yacht

IMOLA-FAENZA
Una villa con piscina e uno yacht ancorato nelle Marche, sono parte dei beni per un valore di 2,3 milioni di euro posti sotto sequestro dalla guardia di finanza ad un imolese denunciato per frode fiscale per un giro di fatture false per sponsorizzazioni e consulenze. Insieme all’imolese, in passato pilota di motociclismo seppur non figura di primo piano, sono state denunciate altre 22 persone, tra cui titolari di aziende o attività tra l’imolese e il ravennate. Complessivamente le fiamme gialle hanno individuato un giro di oltre 16 milioni di euro sottratti a tassazione e violazioni dell’Iva per circa 3 milioni.

L’indagine è scaturita da un controllo fiscale eseguito nei confronti di un imprenditore faentino. Le fiamme gialle della città romagnola hanno accertato che l’imprenditore aveva utilizzato svariate fatture relative ad operazioni inesistenti emesse da diverse società con sede a Roma, ma risultate semplici “cartiere”, cioè “scatole vuote” senza una reale attività economica o aziendale. Le “cartiere” romane sono risultate gestite dall’imolese che, controllando anche altre imprese “fantasma”, alcune con sede in Ucraina e Slovenia, aveva organizzato la sistematica emissione di false fatturazioni. Formalmente le “cartiere” erano intestate ad altri, cosiddette “teste di legno”, che si prestavano a tale ruolo dietro pagamento di piccole somme di denaro.

I settori scelti erano quelli delle sponsorizzazioni sportive, delle ricerche di mercato e delle consulenze aziendali. “Sono attività che si prestano perché il valore effettivo è difficile da quantificare – spiega il tenente colonnello Andrea Fiducia della Finanza -. Comunque l’intera gestione era condotta dall’imolese dalla propria abitazione, nella quale aveva creato un ufficio con utenze telefoniche dedicate, server, fax”. Ad esempio sponsorizzazioni di team motociclistici o eventi in realtà mai effettuati o solo in minima parte, nonché consulenze commerciali o aziendali, ricerche di mercato che replicavano semplicemente pubblicazioni, tesi di laurea o altri documenti scaricati da internet e modificati. A fronte delle false fatturazioni, l’imolese garantiva il ritorno in contanti di una percentuale del pagamento effettuato, pattuito in base ad un vero e proprio “tariffario” che prevedeva il trattenimento di una quota a titolo di “provvigione” per il “servizio” reso.

Visto quanto scoperto, il sostituto procuratore bolognese, Flavio Lazzarini, ha richiesto ed ottenuto dal giudice l’emissione del decreto di sequestro dei beni dell’ex pilota imolese. Oltre alla barca e alla villa, anche soldi, un’auto sportiva, un’altra abitazione e due garage.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *