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La casa di Tabanlì

La casa di Tabanlì

La casa di Tabanlì

La casa di Tabanlì

IMOLA
Casa sua sembrava la sede di una società ciclistica, dappertutto coppe, medaglie, foto e diplomi: i trofei accumulati in 43 anni di attività agonistica, con parecchie centinaia di gare disputate. Stiamo parlando di Aldo tabanelli, chiamato «Tabanlì», che all’età di 15 anni vinse il Campionato imolese allievi sul circuito di viale Dante e venne portato in trionfo, come mostra la foto. Fra le sue vittorie spiccano il primo posto a Losanna nel 1950 al Criterium internazionale dilettanti, il terzo al Campionato nazionale dilettanti di Roma del 1953, poi, nel 1965 e nel 1966, è stato campione italiano veterani.

Pallavoliste all’alba

Pallavoliste all’alba

Pallavoliste all'alba

Pallavoliste all’alba

IMOLA
Quella che vediamo può considerarsi la prima squadra femminile imolese di pallavolo. Nata all’interno della Uisp all’inizio degli anni ’50, svolse attività sportiva per circa un decennio, tra i risultati più prestigiosi c’è un primo posto ai Campionati provinciali e un terzo posto a quello regionale. “Molte lavoravano già in fabbrica – ricorda Anna Tassinari – così l’allenamento lo si faceva al mattino alle 6 (il campo fu prima alle Acque Minerali, a fianco del tennis, poi nel cortile della palestra Savonarola) oppure dopo, la sera tardi. Qualcuno, come Concetta e sua cugina, veniva appositamente da Giardino in bicicletta». In alto da sinistra: Fernanda Fagiolini, Bruna Balducci, Concetta Landi, Anna Tassinari e Federici. In basso: Rina Pelliconi, Paola Falconi, Bruna Minardi e Lidia Serasini

La foto insieme prima della guerra

La foto insieme prima della guerra

La foto insieme prima della guerra

La foto insieme prima della guerra

IMOLA – SESTO IMOLESE
Siamo nel 1915: la guerra è alle porte. Arcangelo Ravanelli, un mezzadro di Sesto Imolese sa che fra pochi giorni gli arriverà la cartolina del richiamo alle armi e lo aspetta il fronte. Allora, con la moglie Anna Maria Susini e la figlia Iride, viene a lmola, per una foto ricordo: un quadro di famiglia che può essere l’ultima foto insieme. Dettaglio interessante sono gli abiti: semplici eppure eleganti, ma bisogna tener conto che i contadini, con le lotte delle leghe rosse, avevano conquistato molti nuovi diritti e una divisione dei prodotti mediamente al 60%.

La piazza del mercato

La piazza del mercato

La piazza del mercato

La piazza del mercato

CASTEL DEL RIO
L’origine della piazza del mercato di Castel del Rio risale al Medioevo, ovvero a prima ancora che fosse costruito, nel XVI secolo, il palazzo Alidosi che si vede sullo sfondo. La foto risale agli anni Trenta e mostra ancora il vecchio acciottolato e alcune testimonianze di quella che era la vita del paese prima che dello spopolamento della montagna. A sinistra spicca la figura di un calzolaio, col grembiale bianco, e il suo aiutante (a Castel del Rio vi erano ben due botteghe di cazolai); e a destra “la bréca” (il somarello), il mezzo di trasporto più diffuso. E sullo sfondo le prime automobili.

Imola dal Castellaccio

Imola dal Castellaccio

Imola dal Castellaccio

Imola dal Castellaccio

IMOLA
Una panoramica di Imola scattata alla fine degli anni Trenta dalla cima del Monte Castellaccio. In primo piano si vede la tribuna del campo sportivo comunale (Campo Sillano) che fu distrutta dai tedeschi prima della ritirata alla fine della Seconda guerra mondiale. Più vicino si vedono i campi da tennis e un campo in terra battuta per il gioco della pallacanstro. Sulla riva sinistra del fiume si distinguono le strutture della “macadora”, il frantoio della ghiaia posto al termine dell’attuale via Boccaccio. Guardando verso il centro della città si vede la distesa di orti che circondava la parte meridionale di Imola

Una vecchia “mezza quaresima”

Una vecchia “mezza quaresima”

Una vecchia

Una vecchia “mezza quaresima”

IMOLA
I festeggiamenti di mezza quaresima, in particolare il rito popolare della Segavecchia, pare risalgano all’alto medioevo. A lmola si fecero dei bellissimi carri nel periodo fra gli anni ’20 e ’30. Nel 1931 fece epoca il carro, che vediamo nella foto, realizzato dal Circolo Artigiani. Si vede un bel carro rustico con sopra una enorme brocca da vino, due botti e quattro giovanotti in costume romagnolo. Al timone del carro era appeso uno stendardo con sopra gli stemmi dei Comuni della Regione e sopra la «cavéja cantaréna» simbolo della Romagna. Ai piedi del carro stavano una trentina di canterini romagnoli nei tradizionali costumi delle arti e dei mestieri del nostro popolo.

Il giorno della Cresima

Il giorno della Cresima

Il giorno della Cresima

Il giorno della Cresima

IMOLA – GIARDINO
Il giorno della Cresima era uno di quelli memorabili, per i bambini e le bambine di un tempo. Le famiglie, anche quelle di condizione più modesta, si imponevano grandi sacrifici, pur di garantire la cerimonia e i festeggiamenti. La foto ricordo che pubblichiamo risale al 16 agosto 1942, ed è stata scattata dopo la cerimonia della Cresima alla chiesa di Giardino. Le femmine, in abito lungo, bianco, sono separate dai maschi, che sono in giacca e calzoni corti o vestiti alla marinara. Al centro il vescovo di Imola, monsignor Tribbioli, a sinistra il parroco don Liberio e a destra il dottor Gandolfi.

Donne e ragazzi al lavoro, gli altri al fronte

Donne e ragazzi al lavoro, gli altri al fronte

Donne e ragazzi al lavoro, gli altri al fronte

Donne e ragazzi al lavoro, gli altri al fronte

IMOLA
Nell’estate del 1941 la raccolta delle susine in un podere di proprietà di Balducci, in via Reggiana. Al lavoro ci sono donne, bambini, un vecchio (il terzo da destra, seminascosto dall’albero). L’unico uomo relativamente giovane è il proprietario, al centro della foto, mentre pesa il raccolto. Tutti gli uomini sono stati chiamati alle armi, magari al fronte e i lavori agricoli pesano sulle donne e sui bambini. In pimo piano, a destra nella foto, Vera Gavanelli, che ha offero la foto, allora bambina.

La Virtus in serie A

La Virtus in serie A

La Virtus in serie A

La Virtus in serie A

IMOLA
Questa è la formazione con la quale la Virtus si presentò in serie A nel 1960. Erano tempi in cui giocare a pallacanestro, anche a livelli così elevati, era un fatto dilettantistico. Del resto, quanti professionisti troveremmo oggi disposti a giocare con qualsiasi tempo nel cortile della palestra Savonarola? E quanti abbonamenti potrebbe raccogliere una società che si presentasse senza un qualsiasi campo coperto, come accadeva a Imola fino ai primi anni Settanta? In alto da sinistra: Santi, Ricci, Gollini, Fanti, Palmonari, Ferrari, Boschi e Suzzi; in basso: Guadagnini, Manuelli, Galli, Degli Esposti, Bernardi e Montuschi

La frana in via Codrignano

La frana in via Codrignano

La frana in via Codrignano

La frana in via Codrignano

IMOLA
Una “malattia” forse non ancora del tutto guarita neanche ai nostri giorni, quella della via Codrignano a monte della Tosa. Lo smottamento del terreno, dovuto all’escavazione della ghiaia nel letto del Santerno, arrecava pericoli e disagi. Il problema si trascinò per anni e gli abitanti organizzarono diverse manifestazioni. E anche i bambini, come si vede, si sentivano coinvolti.

Scapoli contro ammogliati

Scapoli contro ammogliati

Scapoli contro ammogliati

Scapoli contro ammogliati

IMOLA
A proposito di grandi sfide, la partita di calcio tra scapoli e ammogliati ha sempre rappresentato, nei tempi passati, motivo di interesse e di divertimento. Nel 1948 una sfida del Bar Sport, disputata al campo sportivo comunale, si concluse con la vittoria degli sposati per 1 -0. Nella foto lo scambio dei doni: il capitano degli sposati Dino Buldrini offre della verdura (a significare la scarsa propensione degli avversari per il sesso femminile, reale o presunta), mentre il capitano degli scapoli, Paoletti, offre agli sposati un bel paio di corna. Sullo sfondo a sinistra Dante Pelliconi e a destra Guerra.

Perseguitati dal fascismo

Perseguitati dal fascismo

Perseguitati dal fascismo

Perseguitati dal fascismo

IMOLA
Giulio Scomparcini, il primo in piedi a destra, nel 1922 era garzone di barbiere quando, in occasione della seconda spedizione fascista ad Imola, fu sorpreso in negozio a leggere «l’Unità». Scomparcini visse giorni difficili e fu costretto a emigrare a Milano. Nel 1938, alla Pirelli Bicocca, dove lavorava, avvenne uno scontro tra fascisti e il nucleo clandestino comunista. Ci furono arresti e un processo che si concluse con diverse condanne. Scomparcini fu assolto. Nel primo anniversario della conclusione del processo fu organizzata una gita al lago di Varese: era il 10 ottobre 1939. Da sinistra in piedi: Felice Cislaghi, Bruno Bersani, Giulio Scomparcini. Seduti: Galbiati, Caldarola, Grimaldi, Gavazzi, Bernocchi e Lazzarini.

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