Infermiera morta al Maggiore, tutti assolti

BORGO TOSSIGNANO-BOLOGNA
Tutti assolti in primo grado perché il fatto non sussiste. Si è concluso così, lunedì 13 aprile, il processo per la morte di Loredana Mainetti. Un decesso avvenuto all’ospedale Maggiore di Bologna il 25 settembre del 2010 a causa di una setticemia dopo l’asportazione di un polipo al duodeno. Mainetti, infermiera borghigiana, all’epoca aveva 59 anni. Per quel decesso erano finiti alla sbarra con l’accusa di omicidio colposo quattro medici, ossia Nicola D’Imperio, all’epoca primario del reparto di Gastroenterologia del Maggiore, Paola Billi, che fece materialmente l’intervento, Angela Alberani, medico di turno, e Carmelo Luigiano, presente anche lui in reparto il giorno dell’intervento. Il pubblico ministero Rossella Poggioli aveva chiesto la condanna ad un anno e mezzo per i primi tre e l’assoluzione per quest’ultimo.

Nell’attesa delle motivazioni della sentenza, si può comunque ritenere probabile che sia stata determinante la perizia superpartes richiesta dal giudice Paola Palladino. In sostanza, si riconosce che un accertamento radiologico (non eseguito) avrebbe potuto evidenziare le perforazioni, tuttavia ritengono che un intervento più precoce avrebbe avuto scarse possibilità di evitare il decesso. Questo perché Mainetti era portatrice di un batterio, la klebsiella pneumoniae, particolarmente resistente agli antibiotici. Con un intervento più tempestivo “le probabilità di un decorso favorevole sarebbero state maggiori, ma non avrebbero evitato con certezza il decesso, proprio per le caratteristiche del germe, con la rapidità del viraggio verso uno shock settico irreversibile”.

Nel 2013 i famigliari hanno raggiunto un accordo con l’Ausl di Bologna per un risarcimento da un milione di euro e, come di prassi, hanno così rinunciato all’accertamento della responsabilità civile.

Loredana Mainetti

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