La siccità preoccupa l’agricoltura. La Bonifica fa gli straordinari, regge il Cer e la Regione dichiara lo stato di crisi

IMOLA
Le scarse piogge degli ultimi mesi stanno mettendo a dura prova le falde acquifere e i nostri campi tanto che i consorzi di bonifica hanno già distribuito una quantità d’acqua che solitamente si raggiunge a metà luglio. A salvare la situazione – per ora – è solo il Cer (Canale emiliano romagnolo) che prende l’acqua dal Po.

Il presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini ha così deciso di dichiarare, ieri, con un decreto, lo stato di crisi idrica per l’intero territorio regionale. Il provvedimento stabilisce la priorità dell’uso idropotabile dell’acqua nel caso in cui sia destinata a più utilizzi. Invece, per le esigenze dell’agricoltura, la Giunta regionale ha previsto la possibilità di derogare agli attuali limiti di prelievo della risorsa idrica per accelerare le procedure di realizzazione delle urgenze. Questo in attesa che il Consiglio dei Ministri riconosca lo stato di emergenza nazionale, come richiesto dalla Regione pochi giorni fa. L’istruttoria dovrebbe concludersi lunedì.

L’allarme sulle falde arriva dall’Anbi Emilia Romagna (l’associazione delle bonifiche della nostra regione), forte degli ultimi rilievi registrati direttamente dai suoi esperti operanti nei Consorzi di Bonifica: “i dati rilevati in campo negli ultimi giorni ci dicono che a livello regionale le falde sono completamente scariche e che i livelli raggiunti sono, in quasi tutti i territori della Regione, al di sotto di quelli registrati durante l’inverno. A questo punto la situazione inizia ad essere davvero preoccupante: quantità di acqua nelle falde praticamente nulla, riserve negli invasi quasi azzerate e a differenza delle annate maggiormente siccitose 2011-2012 si aggiunge che tale stato di crisi è arrivata a giugno quando l’agricoltura ha bisogno di massimo apporto di acqua che si protrarrà fino a tutto il mese di agosto”.

In questo momento solo il Canale Emiliano Romagnolo (Cer) conserva disponibilità di acqua, finché gli sarà possibile il prelievo dal fiume Po che ha anch’esso registrato un calo rilevante.

La situazione nel comprensorio del Consorzio di bonifica della Romagna Occidentale la situazione è leggermente meno drammatica ma sono in funzione h24 da diversi giorni sia le reti distributive in pressione che l’alimentazione dei vettori irrigui a cielo aperto (ossia i canali di scolo che, grazie a opportune opere di regolazione collocate lungo il loro percorso, vengono adibiti alla funzione di adduttori per la distribuzione idrica alle aziende agricole che fanno capo al Consorzio). “Ad oggi sono già stati distribuiti circa 16 milioni di mq di acqua, un 20% in più rispetto allo stesso periodo del 2016. In pratica un livello che si raggiunge a metà luglio. Fino ad ora si è riusciti a soddisfare tutte le richieste pervenute” dicono dal Consorzio. Nel distretto collinare e montano, però, la situazione è più grave. La ventina di invasi interaziendali realizzati proprio allo scopo di costituire una riserva d’acqua da utilizzare nei periodi come questo, con i corsi d’acqua naturali che non riescono a soddisfare il fabbisogno idrico delle colture, stanno svolgendo appieno la loro funzione. “Chi, però, non può attingere a tali invasi si troverà costretto a fare scelte importanti per salvare le coltivazioni” concludono dal Consorzio.

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