L’asta per l’Rcr tarda, l’Effeti medita il trasloco

FONTANELICE-BOLOGNA
«Il giudice deve fissare al più presto l’asta per la vendita dell’azienda e degli immobili della Rcr in liquidazione, altrimenti Fontanelice e la vallata del Santerno rischiano di perdere un’azienda sana come l’Effeti». L’appello arriva dal vice sindaco e assessore alle Attività produttive di Fontanelice, Barbara Bonfiglioli, dal sindaco Athos Ponti, dal segretario imolese della Fiom-Cgil Stefano Pedini e dal rappresentante del lavoratori Stefano Moni.

Vicenda paradossale quella della Effeti. La vicenda nasce dalle ceneri dell’azienda meccanica Rcr. Con il fallimento, nel 2009, l’attività venne rilevata mediante contratto d’affitto d’azienda dalla newco Effeti Srl, che prese in locazione anche gli immobili di via del Lavoro e acquistò i macchinari. Da allora l’Effeti da una quindicina di addetti è arrivata a 40 (50 contando anche l’indotto), si è affermata con commesse da Cefla e Sacmi e oggi è pronta ad espandere il giro d’affari con nuovi investimenti.

Peccato che potrebbe farli lontano dalla vallata dato che per ben due volte il giudice fallimentare di Bologna ha fissato una data per l’asta del compendio (immobili e ramo d’azienda), sospendendo però in entrambi i casi le procedure alla vigilia del giorno stabilito. L’Effeti, alla quale a gennaio apparteneva l’unica offerta d’acquisto sul tavolo, ha impugnato la sospensiva e il giudice il 26 maggio le ha dato ragione. Ma da allora il tribunale fallimentare è silente: nuove date non ne sono state fissate.

Così, nell’incertezza di quanto sta accadendo, l’Effeti ha comunicato la disdetta a fine anno dei due contratti in essere (affitto dei capannoni e ramo d’azienda) e questo ovviamente è preludio di un trasferimento. «La prima conseguenza è che una decina di lavoratori, quelli che provengono da Rcr tornerebbero alla gestione fallimentare» precisa Pedini.

Da qui l’appello al giudice fallimentare a fissare un’altra data e in fretta. Anche per evitare che ramo d’azienda e immobili possano divenire oggetto di vendite separate, con la conseguenza di avviare possibili speculazioni finanziarie sul capannone. Un timore tutt’altro che campato in aria: in aprile è stata presentata una manifestazione d’interesse per l’immobile. «Ci stiamo muovendo per chiedere un incontro al giudice – conclude Ponti –. Non lasceremo nulla di intentato». Per fine agosto è stato fissato anche un Tavolo di crisi presso la Città metropolitana.

Altri particolari e il parere dell’Effeti sul “sabato sera” in edicola dal 4 agosto

Barbara Bonfiglioli, Athos Ponti, Stefano Pedini e Stefano Moni

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