Le storie dei deportati

IMOLA
Il volume “La deportazione politica e civile nel Terzo Reich dall’archivio dell’Aned imolese” verrà presentato sabato 14 dicembre, alle ore 17, presso la sala delle Stagioni, in via Emilia 25. L’iniziativa, presieduta dal presidente dell’Anpi Bruno Solaroli, prevede il saluto del sindaco di Imola Daniele Manca e l’introduzione dell’autore Marco Orazi. La presentazione del libro sarà la cornice di un particolare momento di intensità ed emozione quale la presenza di tre ex deportati nei campi di concentramento nazisti: Vittoriano Zaccherini, Augusto Dall’Osso e Virginia Manaresi hanno infatti accettato di raccontare davanti al pubblico la loro tragica esperienza, i primi due nel campo di Mauthausen e la terza nel lager di Bolzano.
Le tre testimonianze, assieme a quella di Franco Dall’Osso, arricchiscono lo studio compiuto nelle cartelle personali che compongono l’archivio della sezione imolese dell’Aned. 240 deportati civili, di cui 27 inviati nel sistema concentrazionario nazista sotto il controllo delle Ss, in quanto prigionieri politici (16 deceduti); 201 lavoratori coatti (14 deceduti) rastrellati dai tedeschi e fascisti della Rsi e inviati in Germania per soddisfare la produzione bellica del Terzo Reich. Infine vi sono 12 deportati che sono rimasti nel lager di Bolzano perché nel febbraio del 1945 le linee ferroviarie che collegavano i diversi lager erano distrutte dai bombardamenti alleati. Numeri a cui si debbono aggiungere i 1.200 internati militari imolesi.
“Dietro questi numeri si racchiudono i destini di tanti nostri concittadini che per mesi hanno sofferto le violenze, le intimidazioni, la fame, il lavoro massacrante, il tutto finalizzato all’annientamento psicologico e fisico ad opera di un regime – quella della Germania nazista – che negava ogni diversità ed ogni più semplice diritto. La forza di volontà, la fede, solidi ideali, uniti spesso alla buona sorte hanno fatto sì che molti di loro sopravvivessero. Sono così stati un antidoto contro il male, un sentimento che, come sosteneva Hannah Harendt, può essere inconsapevole e radicato in tutti noi – ecco perchè così insidioso – e che persone come Vittoriano, con i loro racconti, hanno contribuito ad esorcizzare e disinnescare dal bagaglio mentale e culturale di migliaia di giovani studenti”.

La copertina del libro e Vittoriano Zaccherini con un gruppo di imolesi in visita al campo di Mauthausen

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