Niente calendari osé in officina all’Ima

OZZANO EMILIA
Nelle officine meccaniche i calendari osé hanno sempre trovato un chiodo dove venire appesi. Vuoi vicino a una fresa oppure ad un tornio, in quelle che ancora ce l’hanno. Ma all’Ima Spa di Ozzano Emilia, e in tutte le aziende che ad essa fanno capo, non è più così. Calendari e immagini di donne nude non si possono più appendere. “Un risultato – precisa l’azienda – che è giunto senza un esplicito divieto”. La motivazione è semplice. “Partner e clienti stranieri non capiscono”. A dare la notizia è stato Massimo Ferioli, direttore dei servizi di staff Ima, nel corso del convengo “Gender Community”, la scorsa settimana a Bologna, sulle pari opportunità. In quell’occasione, il calendario osé è stato descritto come un retaggio del passato, legato ad un mondo industriale per molti versi superato, un po’ come il concetto di fabbrica fordista del secolo scorso, da molto tempo superato e sostituito dal modello di produzione che i sociologi chiamano “toyotista”. “Quella del superamento dei calendari osé – ha spiegato Ferioli – è solo una delle azioni avviate in casa Ima sui temi che legano donne e lavoro. I calendari non si capiva se venivano messi per goliardia, machismo anni ’70 o insensibilità”. Da qui la decisione di affrontare una discussione con gli operai. “Sarebbe stato troppo facile mettere un divieto, e così si è optato per parlare con i dipendenti del fatto che clienti e fornitori stranieri non capiscono quando all’interno di uno stabilimento si trovano di fronte a certi calendari. I nostri partner arabi, americani e cinesi vedono il mondo in un altro modo. Agli operai l’azienda ha detto, ‘a voi magari è una cosa che fa ridere, ma a loro no’. I dipendenti hanno capito e tolto i calendari», ha concluso il manager.
Immagini osé a parte, l’impegno dell’Ima sul terreno delle pari opportunità è più ampio. Il gruppo guidato da Alberto Vacchi sta coinvolgendo circa 300 dipendenti donne in un percorso di formazione, che spazia dall’ambito normativo al coaching, per raccogliere proposte che aiutino l’azienda sul valore del personale femminile. Perché il calendario senza veli in officina marca il territorio, dicendo “questo spazio è per uomini duri” e di conseguenza non aiuta l’inclusione, non solo dei partner stranieri, ma anche delle donne che lavorano in azienda. Appare pleonastico parlarne, eppure in un paese dove i tassi di impiego femminile sono ancora agli ultimi posti delle classifiche europee, un minimo di discussione va fatta.
“Grazie a progetti apripista, come il coaching e lo stop ai calendari osé – conclude il manager Ima – abbiamo trovato donne con tante idee, sperando di aver dato una scossa. Ora aspettiamo che la situazione si sedimenti”.

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