Pesche, produttori disperati

RAVENNA
La crisi della frutta estiva, in particolare di pesche e nettarine, sta portando alla disperazione centinaia di aziende agricole emiliano romagnole. Lo dichiara Giancarlo Minguzzi, presidente di Fruitimprese Emilia Romagna, associazione che riunisce le grandi imprese private commerciali dell’ortofrutta della regione per un fatturato di 900 milioni di euro/anno e il 60% di export.
I prezzi di vendita alla produzione continuano a restare sotto i 20 centesimi al chilo, causando una perdita reale per i produttori di 4 mila euro all’ettaro. “Le cause della crisi sono note: i bassi consumi legati ad una estate ‘pazza’ per il clima, la concomitanza produttiva del sud con il nord Italia, ma anche una maggiore offerta spagnola che invia sui mercati nord europei, e Germania in particolare, tonnellate di pesche con prezzo ‘aperto’, da determinare. Diventa così impossibile concordare con le catene distributive qualsiasi prezzo, così si può solo subire”.
“A tutto ciò si aggiunge – continua Minguzzi – una forte concorrenza anche da parte di altre regioni italiane, con danno per la peschicoltura romagnola. Per difendere i nostri prodotti estivi che, oltre a pesche e nettarine sono anche susine albicocche meloni e cocomeri, occorre differenziare oltre a calibro e colore anche con il grado brix (lo zucchero contenuti nei frutti). Questo perché le annate di crisi stanno diventando sempre più frequenti, quindi occorre alzare il tiro della qualità su produzioni che evidentemente non incontrano sempre il gusto e l’apprezzamento dei consumatori”.
“Le insegne della distribuzione inglese, ad esempio, da sempre chiedono più qualità e anche quest’anno la pagano almeno sufficientemente, ma pretendono 9 o 10 gradi brix a seconda delle catene”. Minguzzi conclude: “Questo salto di qualità si può, si deve fare, superando qualsiasi appartenenza di bandiera; ne va del futuro dell’economia agricola di gran parte della Romagna”.

Giancarlo Minguzzi, presidente di Fruitimprese Emilia Romagna

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