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Cronaca 4 dicembre 2018

La Giunta Sangiorgi perde un pezzo, commenti e ipotesi dietro l'uscita di scena di Roi

Dunque Ezio Roi non è più l’assessore alla Legalità e alla Sicurezza del Comune di Imola. Dopo un weekend di voci, articoli di stampa, post social, la prima bufera attraversata dalla maggioranza imolese a 5 Stelle ha azzoppato la Giunta Sangiorgi, che ora si ritrova con un uomo in meno. Parliamo di prima vera bufera, anche se a dire la verità qualche turbamento si era già registrato: il repentino avvicendamento nella carica di capogruppo tra l’eletto della prima ora, Fabrizio Favilli (guarda caso il più fermo sostenitore di Roi) e l’attuale Valerio Giovetti, la nomina a capo di gabinetto di Nicoletta Folli in un primo momento annunciata ma poi tramontata, con la sindaca che rinuncia completamente alla figura del capo di gabinetto. Tutte partite gestite senza grossi strascichi, perlomeno pubblici.

Questa volta è andata diversamente. Le motivazione ufficiale viene dalle parole pronunciate da Roi nella conferenza stampa convocata, sempre in Comune, per annunciare le sue dimissioni: «Una differente visione della strategia politica da adottare per il governo della città di Imola sul tema sicurezza». Piuttosto fredda la replica della Sangiorgi con la rassicurazione sulla «totale comunione d’intenti con tutte le forze dell’ordine che presenziano il nostro territorio», che pare suffragare la versione di Roi.

Ma altri segnali fanno pensare ad una lettura diversa della vicenda e invitano a guardare alle pesanti critiche che da destra, dall’area Lega, da mesi vengono inviate all’indirizzo di Roi. In particolare il lungo monologo pubblicato sul proprio profilo Facebook dall’ex capogruppo Fabrizio Favilli, che pare invitare a guardare fuori dal Movimento 5 Stelle per trovare la genesi della vicenda. «Una parte della nostra giunta è sotto attacco costante dal punto di vista personale», scrive tra le altre cose Favilli. «Tra tutti, Ezio Roi è stato messo nel mirino per la sua delega alla sicurezza. Ezio – prosegue Favilli – sta toccando i nervi scoperti di un sistema che altri vorrebbero lasciare coperto. Un sistema che altri, compreso chi della sicurezza ne fa un cavallo di battaglia a livello nazionale (si, parlo del centro-destra), vogliono lasciare così com”è. Quello che l”assessore Ezio Roi ha fatto è stato innanzitutto di chiedere un tavolo di confronto con le forze dell”ordine: chiedere dati, chiedere numeri, e le motivazioni per cui i numeri a Imola sono così disastrosi in termini di reati, furti e danneggiamenti in primis. E da lì partire per trovare soluzioni congiunte. Magari si, chiedendo uno sforzo in più agli agenti… ma questo ora è necessario. Vi sembra qualcosa di sbagliato? Vi sembra che a Imola la situazione furti e danneggiamenti sia sotto controllo? È assurdo che la Lega si metta contro chi sta cercando di riportare la legalità e la sicurezza». Il giorno dopo, la condivisione dello stesso Roi sulla sua pagina, accompagnata da poche amare parole: «Per coloro che non sanno, invito alla lettura del commento di Fabrizio, assolutamente non suggerito da me in alcun modo. Credo che interpreti bene lo spirito del M5S a Imola e dei tempi nuovi».

Quasi un avallo all’ipotesi che dietro l’uscita di scena non ci sia altro che l’ingombrante presenza della Lega, alleata a Roma ma all’opposizione a Imola. Che la Lega non vedesse di buon occhio Roi lo dicono non solo le critiche piovute su di lui dai consiglieri del Carroccio nelle settimana scorse, ma anche la stessa dichiarazione a caldo post dimissioni del segretario imolese Marco Casalini: «Le tardive ma ormai necessarie dimissioni dell’ex assessore Roi aprono oggi le porte a nuovi scenari per la città di Imola». E ancora: «Quando Roi lamenta che la Lega doveva utilizzare gli strumenti istituzionali per porre delle domande, gli ricordo che quando è stato fatto sono arrivate sterili risposte che parevano più un contentino che una vera risposta». Ma stiamo parlando di una forza che, a Imola, sta all’opposizione e non è troppo tenera con chi siede tra i banchi della maggioranza e qui, invece, la si ritiene in grado di esercitare una certa influenza sulla prima cittadina e almeno su una parte della Giunta.

A questo punto sarà interessante capire come si risolverà il «vuoto» in Giunta, chi sarà il nuovo assessore e come saranno riassegnate le deleghe. Sarà un segnale per capire anche quali sono le posizioni dentro al Movimento e i rapporti di forza all’interno del gruppo consiliare. La vicenda Roi ha evidenziato forse un problema di tenuta nella maggioranza che governa la città?

Azzardata l’ipotesi che si stia preparando nella sostanza, se non formalmente, una riedizione del patto di governo romano giallo-verde (la Lega con i suoi voti ha portato alla vittoria i 5Stelle il 24 giugno a Imola ma senza apparentamento vero e proprio e finora si è sempre tenuta le mani libere su critiche e opposizione)? Forse non a caso Daniele Marchetti, consigliere comunale e regionale della Lega, si è affrettato ieri a comunicare di aver presentato un “suo pacchetto sicurezza” che porta “a livello locale i contenuti del Decreto Salvini, convertito recentemente in legge. Potenziamento della videosorveglianza, Daspo urbano, contrasto ai parcheggiatori abusivi e agli accattoni”. (l.a. m.t.)

Nella foto, da sinistra Ezio Roi e Manuela Sangiorgi nel momento dell”entrata in Giunta a luglio, a destra Daniele Marchetti (Lega Nord)

La Giunta Sangiorgi perde un pezzo, commenti e ipotesi dietro l'uscita di scena di Roi
Cronaca 3 dicembre 2018

La Giunta Sangiorgi perde un pezzo, l'assessore Roi si dimette: “Diversità di vedute'. La replica della sindaca

«Se sono un intralcio, mi tolgo di mezzo». Con queste parole l’assessore alla Legalità e Sicurezza del Comune di Imola, Ezio Roi, ha rassegnato le sue dimissioni irrevocabili dall’incarico affidatogli appena la scorsa estate dalla neoeletta sindaca Manuela Sangiorgi. Lo ha annunciato lui stesso, convocando questa mattina una conferenza stampa dopo che da tempo si rincorrevano rumors di attrito e divergenze politiche in Giunta.

«Recentemente è emersa, fra me e la sindaca, una differente visione della strategia politica da adottare per il governo della città di Imola – ha detto Roi -. Volevo dare il mio contributo per migliorare la qualità della vita dei cittadini imolesi, ma se non posso attuare la mia politica d’urto nei confronti dei problemi di microcriminalità diffusa che mi sono stati segnalati dai cittadini stessi, allora non posso più fare l’assessore, devo cambiare mestiere». Roi è tra gli uomini nella squadra Sangiorgi sin dall”inizio, ovvero da quando venne presentata la proposta di Giunta durante la campagna elettorale come costume del M5S.

La divergenza sarebbe nata, stando a quanto dice l”ormai ex assessore, da una lettera da lui inviata a tutte le forze dell’ordine imolesi per chiedere maggiori controlli notturni. «La sindaca aveva forse in mente una strategia più diplomatica e non ha apprezzato il mio gesto». Una decisione che avrebbe dunque, poco o nulla a che fare con le frequenti polemiche della Lega imolese nei confronti del lavoro ritenuto poco soddisfacente dell’assessore alla Sicurezza, tema fra i più cavalcati dalla compagine del segretario Salvini tanto a livello nazionale quanto locale.

Prontamente la sindaca ha affidato la sua replica ad una nota stampa nella quale, annunciando l”intenzione di assumere pro tempore le deleghe di Roi (oltre a Legalità e Sicurezza ci sono anche Immigrazione, Centro storico e Frazioni), ha assicurato che «le preventive dimissioni dell’assessore Roi non spostano minimamente la nostra costante attenzione al riguardo di una pianificazione di primaria importanza focalizzata, in primis, al contrasto della piaga della microcriminalità nella nostra città».

Sangiorgi ha concluso con una notazione che appare, in effetti, molto “diplomatica”, rimarcando come la «comunione d’intenti con tutte le forze dell’ordine che presenziano il nostro territorio è totale per l’applicazione di un percorso condiviso votato alla massima sicurezza e all’assoluta salvaguardia di ogni cittadino». (mi.mo.)

Nella foto l”ormai ex assessore Roi nella conferenza stampa in cui ha annunciato le dimissioni

La Giunta Sangiorgi perde un pezzo, l'assessore Roi si dimette: “Diversità di vedute'. La replica della sindaca
Cronaca 21 novembre 2018

Imola rinuncia alla prelazione sulle quote di Area Blu, via libera a Mordano. «L’obiettivo era cambiare il presidente»

Finalmente si è chiuso almeno uno dei fronti apertisi in tema di partecipate dopo il cambio di colore al vertice della Giunta imolese. Imola ha deciso di ritornare sui suoi passi e non eserciterà il diritto di prelazione sulle azioni di Area Blu Spa messe in vendita dalla provincia di Forlì – Cesena (un pacchetto pari allo 0,2105% cioè 2.895 azioni). Questo permetterà a Mordano di acquistarle, come era già sua intenzione, allo scopo di affidare alla società di via Mentana la gestione del semaforo e degli autovelox sulla Lughese; ogni azione costerà  5,18 euro, per un totale di 14.996,10 euro.

Ieri sera in Consiglio comunale l”assenso definitivo alla delibera, dopo l’annuncio del vicesindaco Patrik Cavina in Commissione Bilancio venerdì scorso. «Il nostro obiettivo era cambiare il presidente di Area Blu, cosa che è stata fatta, per questo avevamo approvato in luglio la delibera per esercitare il diritto di prelazione – ha motivato il vicesindaco che ha la delega alle Partecipate-, ma ora riteniamo che Area Blu possa essere utile anche ad altri Comuni del territorio».

A meno di un mese fa risale la nomina a presidente e amministratore delegato di Alessandro Ambrosini (che ha preso il posto del dimissionario Vanni Bertozzi) su indicazione della sindaca Manuela Sangiorgi, come previsto dallo statuto in virtù della maggioranza in capo agli imolesi (che possiedono 1.221.550 azioni, pari all’88,8090%). Gli altri soci di Area Blu sono ConAmi (37.429 azioni, 2,7212%), Città metropolitana di Bologna (33.418 azioni, 2,4296%), Provincia di Forlì – Cesena (ad oggi 33.418 azioni, 2,4296%), Castel San Pietro (20.051 azioni, 1,4578%), Medicina (13.565 azioni, 0,9860%), Circondario imolese (9.358 azioni, 0,6803%) e Dozza (6.684 azioni, 0,4859%).

In sostanza, la situazione si è sbloccata una volta sistemata la pratica del cambio di poltrone, ma non manca chi ci legge un riflesso della schiarita sul fronte del Consorzio Ami, dove proprio Mordano è stato tra coloro che hanno votato a favore del riparto delle riserve voluto da Imola. (l.a.)

Nella foto Patrik Cavina

Imola rinuncia alla prelazione sulle quote di Area Blu, via libera a Mordano. «L’obiettivo era cambiare il presidente»
Cronaca 21 novembre 2018

Congresso Unione territoriale Pd: tre al momento i candidati alla segreteria, giovedì 22 alle 13 il termine per presentare le firme

Il congresso dell’Unione territoriale del Partito democratico si svolgerà da sabato 24 novembre a martedì 11 dicembre. E fino a oggi risultano tre candidature alla carica di segretario dell’Unione territoriale. Mercoledì della settimana scorsa, 14 novembre, si era riunita infatti la direzione territoriale per l’approvazione del regolamento congressuale. E in quella sede tre dei componenti presenti avevano esplicitato l’intenzione di candidarsi: si tratta di Marco Panieri, attuale capogruppo dem nel Consiglio comunale di Imola; di Marcello Tarozzi, già capogruppo dem nel Consiglio comunale di piazza Matteotti nella precedente legislatura; e di Antonio Colucci, responsabile digitale e della comunicazione politica del Pd di viale Zappi.

Candidature che, però, per diventare effettive devono essere formalizzate (entro le ore 13 di domani, giovedì 22 novembre) presso la commissione congressuale, nella sede di viale Zappi 58, corredate dalle firme di almeno il 3% degli iscritti all’Unione territoriale alla data del 31 dicembre 2017, corrispondente all’incirca ad una sessantina di firme. Dopo di che la commissione congressuale dovrà verificare sussistenza dei requisiti e autenticità delle firme, ammettendo i candidati.

Il congresso dell’Unione territoriale imolese riguarderà i Circoli dei dieci comuni del circondario: ovvero Borgo Tossignano, Casalfiumanese, Castel del Rio, Castel Guelfo, Castel San Pietro Terme, Dozza, Fontanelice, Imola, Medicina e Mordano. Come detto, i congressi di Circolo si svolgeranno dal 24 novembre all’11 dicembre. Vi potranno partecipare iscritti e simpatizzanti.

Ogni Circolo, oltre a rinnovare i propri organismi dirigenti (segretario e comitato direttivo), dovrà esprimere i propri componenti sia alle Assemblee delle Unioni comunali sia all’Assemblea territoriale. I candidati, sia a segretario di Circolo sia a segretario dell’Unione territoriale, avranno a disposizione 15 minuti per presentare le proprie proposte politico-organizzative. Potranno votare, a scrutinio segreto, solo gli iscritti. Potranno votare sia i tesserati 2017 che abbiano rinnovato l’iscrizione per il 2018 entro il giorno di svolgimento della riunione del proprio Circolo, sia i nuovi tesserati iscrittisi almeno 12 giorni prima dell’inizio dello svolgimento delle riunioni di Circolo.Terminati i congressi di Circolo si insedierà l’assemblea dell’Unione territoriale, già convocata per giovedì 13 dicembre, alle ore 18.

Un servizio più ampio si potrà leggere su «sabato sera» del 22 novembre

Congresso Unione territoriale Pd: tre al momento i candidati alla segreteria, giovedì 22 alle 13 il termine per presentare le firme
Cronaca 29 ottobre 2018

Nomine ConAmi, prosegue lo stallo sulla formazione del nuovo Cda tra Imola e gli altri Comuni del consorzio

Le avvisaglie estive del confronto tra il Comune di Imola della nuova giunta pentastellata a guida Sangiorgi e gli altri Comuni sta prendendo la forma del conflitto costante a suon di sgarbi o presunti tali (mancata presentazione agli incontri programmati). A cui seguono prese di posizione vicendevoli, comunicati, lettere fino ai messaggini sui social e sit-in dei vari sostenitori. C’è grande con-fusione sotto il cielo per le nomine nelle partecipate ed enti vari.

Uno stallo politico che rischia di avere serie ripercussioni pratiche. In particolare per quanto riguarda il ConAmi. Venerdì 19 ottobre c’è stata l’ennesima puntata. La sindaca Manuela Sangiorgi, impegnata in conferenza stampa sul Baccanale (ha tenuto per sé la delega alla Cultura), ha delegato l’assessore alla Legalità e Sicurezza Ezio Roi a rappresentarla nell’assemblea nella quale si doveva decidere il nuovo Consiglio di amministrazione del Consorzio. La conclusione è stata un nulla di fatto.

Gli altri sindaci hanno esplicitato tutto il loro disagio con due duri comunicati che vedono Imola isolata rispetto agli altri (perlomeno tra i 20 su 23 presenti il 19 ottobre). L’assessore Roi «ha ritrattato l’accordo unanimemente condiviso con la sindaca Sangiorgi» scrivono nero su bianco quindici sindaci, (per quanto riguarda il nostro circondario da Castel San Pietro, Medicina, Borgo Tossignano, Fontanelice, Casalfiumanese, Mordano, Castel Guelfo).

L’accordo prevedeva due candidati scelti da tutti «per rappresentare anche i numerosi piccoli comuni, oltre ai tre candidati indicati da Imola, Romagna Faentina-Toscana e Circondario Imolese-Bassa Romagna. La proposta condivisa prevedeva anche che il Comune di Imola esprimesse la presidenza. Questa giravolta del Comune di Imola smentisce quanto concordato con la sindaca mettendola quindi in minoranza nella sua stessa Giunta e rendendola non più credibile. Questo tentativo del Comune di Imola di impossessarsi del Cda del ConAmi – aggiungono -, sono imbarazzanti ed impresentabili a livello istituzionale in quanto pretende di esprimere maggioranze politiche “del Movimento 5 Stelle” in un organo gestionale di un ente pubblico economico».

A stretto giro sono arrivate analoghe dichiarazioni dagli altri quattro sindaci presenti, i «civici» (per quanto ci riguarda Dozza e Castel del Rio): «Siamo delusi nell’assistere ad uno squallido teatrino». In questi due mesi «di riunioni e di inutili perdite di tempo non siamo ancora riusciti ad analizzare i profili e le competenze dei candidati in campo. Che senso ha pubblicare un bando aperto a tutti i cittadini se poi la nomina deve essere fatta in maniera uni-laterale dall’Amministrazione comunale di Imola? Anziché parlare di rappresentanze territoriali, competenze specifiche e strategie industriali si sta alimentando un dibattito che sembra mirato esclusivamente alla spartizione delle poltrone».

Imola detiene il 66,13% delle quote del ConAmi. Lo Statuto (articolo 26) richiede che Cda e presidente siano eletti «a scrutinio palese, sulla base di una proposta sottoscritta da almeno un quinto degli enti consorziati, con il voto favorevole di tanti soci che rappresentino almeno il 70% delle quote di partecipazione ed almeno la metà degli enti consorziati». In sintesi, Imola da sola non basta, tutti gli altri non possono far nulla senza Imola.

Qualcuno sostiene che sia pensato per mettere in difficoltà la Giunta imolese «non allineata» secondo la retorica dell’accerchiamento dei pentastellati da parte dei Comuni a guida centrosinistra, altri semplicemente che non è giusto permettere ad uno solo di decidere su attività essenziali per i servizi di 22 Comuni. Tanto per capirci, l’accordo prevedeva che Imola scegliesse il presiden-te, ma sui nomi doveva mediare. Pescando dal mazzo dei 34 che si erano proposti con l’avviso di selezione pubblica, i nomi cari a Sangiorgi erano quelli dell’avvocato bolognese già candidato 5Stelle Giulio Cristofori, dell’attivista del movimento antidiscarica Cinzia Morsiani, ricercatrice e docente di biologia, e di Luciano Pirazzoli, dipendente della sede di Molinella dell’azienda svedese Ovako, che negli anni ’80 fu consigliere comunale dei socialdemocratici a Imola.

Gli altri sindaci avevano rilanciato con una richiesta di attenzione da un lato per i piccoli Comuni, dall’altro per competenze e continuità (qualcuno proponeva nomi del Cda dimissionario come l’avvocato specializzata in imprese, Francesca Cardelli Nanni, o Mirko Minghini, vice e direttore di filiale della Banca di Imola). Nell’assemblea del 19 non sono stati fatti nomi ma Imola ha sostenuto la possibilità di sceglierne tre su cinque.

Per chi non lo sapesse, al Consorzio Ami fanno capo reti e impianti, di proprietà di 23 Comuni tra imolese e ravennate, di gas, acqua, elettricità e la discarica di Imola, affidati per la gestione ad Hera Spa (nonché 108 milioni di azioni sempre di Hera Spa che producono da soli oltre 10 milioni di entrate ogni anno). Lo scorso 5 giugno il «forziere» ConAmi ha distribuito 8 milioni e 100 mila euro di utili in quota parte ai Comuni soci, in crescita rispetto all’anno precedente. Le note vicende legate alla discarica Tre Monti hanno fatto scendere in parte i ricavi, nello specifico quanto paga Hera per l’utilizzo dell’impianto, da 2,5 milioni del 2015 a 1,4 milioni nel 2017 per effetto della diminuzione dei conferimenti. (l.a.) 

L”articolo completo è su «sabato sera» del 25 ottobre

Nella foto l”ingresso del ConAmi in via Mentana a Imola

Nomine ConAmi, prosegue lo stallo sulla formazione del nuovo Cda tra Imola e gli altri Comuni del consorzio
Cronaca 18 ottobre 2018

ConAmi, Acer, Area Blu… i giorni caldi delle nomine tra discussioni e perdite di tempo. Le posizioni di Imola e degli altri Comuni

C’è grande confusione sotto il cielo delle nomine nelle partecipate ed enti vari. Le avvisaglie estive del confronto tra il Comune di Imola della nuova giunta pentastellata a guida Sangiorgi e gli altri Comuni sta prendendo la forma del conflitto costante a suon di sgarbi o presunti tali (mancata presentazione agli incontri programmati). A cui seguono prese di posizione vicendevoli, comunicati, messaggini sui social dei vari sostenitori o lettere. Venerdì scorso non sono bastate cinque ore di riunione informale ai 23 sindaci soci del Consorzio Ami per uscire con una decisione più o meno concordata sui nomi dei cinque del Cda. Il prossimo round, con la convocazione dell’Assemblea dei soci vera e propria, è previsto per domani, venerdì 19, e le previsioni non sono confortanti, considerando che la seconda puntata della riunione, fissata per martedì 16 ottobre, è saltata su richiesta all’ultimo minuto del Comune di Imola, cosa, inutile dirlo, che ha fatto arrabbiare più di un sindaco.  

Al Comune di Imola di solito spetta indicare il presidente, agli altri almeno due nomi del Cda. Di fatto, una trattativa dove la sindaca di Imola pesca i preferiti dal mazzo dei 34 che si sono proposti dopo l”avviso di selezione pubblica di un mese fa (i nomi fatti sono quelli dell’avvocato bolognese già candidato 5Stelle Giulio Cristofori ma anche dell’attivista del movimento antidiscarica Cinzia Morsiani o di Luciano Pirazzoli, dipendente della sede di Molinella dell’azienda svedese Ovako, che negli anni ’80 fu consigliere comunale dei socialdemocratici). Gli altri sindaci hanno rilanciato con una richiesta di attenzione al territorio, piccoli Comuni compresi (l’idea è che ci sia almeno un nome indicato dall’area ravennate e uno dalla zona Castello-Medicina), senza dimenticare competenza e magari continuità (partendo da qualcuno del Cda dimissionario come Francesca Cardelli Nanni o Mirko Minghini). Richieste che in un clima meno teso parrebbero di cautela per un ente che maneggia la «cassaforte» dalla quale lo stesso Comune di Imola vuole attingere (vedi la richiesta di dividere le riserve per chiudere il bilancio 2018). Si vedrà. Per una proposta di Cda occorre il sostegno di almeno 5 Comuni soci.  

Non è facile mantenere la barra dritta e ragionare davvero nel merito di curriculum, quote rosa, incompatibilità e competenze. Il clima deteriorato delle ultime settimane ha trasformato tutto in una querelle politica 5 Stelle (Imola) contro «vecchia politica» (gli altri Comuni), secondo la retorica che vede Sangiorgi l’unica non «conforme» (cioè non Pd). Dimenticando, ad esempio, che Dozza ha una giunta eletta a suo tempo in contrapposizione esplicita ai dem. Proprio il sindaco di Dozza, Luca Albertazzi, oggi ha inviato una lettera in cui stigmatizza «il teatrino sfociato in inutili perdite di tempo», poi da un lato apre a Sangiorgi ricordando che «l’innovativa iniziativa del Comune di Imola sfociata nella pubblicazione di un bando pubblico per l’individuazione di tre membri del CdA deve essere sfruttata a pieno, con l’individuazione di profili competenti, adeguati, portatori di idee e capacità. Se non sarà così si tratterà di un’occasione persa». Ma dall’altro sottolinea che «ha proposto, fin dai primissimi confronti, che almeno un membro del Cda si dedichi a curare i rapporti con i Comuni medio-piccoli» perché «l’interesse primario è quello dei cittadini e dei territori». In sintesi, cerca di trovare un punto di equilibrio nella mediazione politica. 

Ma nel frattempo è esploso il caso Acer. Nel Cda della società regionale che gestisce le case di edilizia pubblica sedeva in «quota circondario di Imola» Carmela Cappello, già candidata sindaco del centrosinistra. In luglio ha dato le dimissioni per evitare incompatibilità col nuovo ruolo di consigliera comunale. Per Acer a Bologna aspettano un’ulteriore proposta di un nominativo che deve essere una donna per rispettare le quote rosa in Cda (da ricordare che questa attenzione per l”imolese deve comunque sottostare all”approvazione di Bologna).

Martedì scorso alla riunione prevista in Circondario la sindaca Sangiorgi non si è presentata («si è limitata ad inviare una mail con il nome indicato da Imola», ovvero Sabrina Ujcic, già dipendente Acer). Gli altri, invece, hanno scelto, sempre dalla rosa del bando di interesse promosso in estate dal Comune di Imola, l’avvocato Fabiola Salucci, forlivese con studio anche a Castel San Pietro. In verità i sindaci presenti erano solo sei su dieci e Dozza ha precisato che ci sono state due astensioni, tra cui la loro. Comunque sia, arrabbiatura immediata di Imola, o meglio del M5S che ha tuonato: «Nessuna considerazione della volontà del Comune capofila» che «ha proposto una figura con un profilo tecnico e di formazione di assoluta valenza». «Il nome indicato da Imola è quello di una ex dipendente di Acer uscita dall’Ente sbattendo la porta – ha ribattuto senza mezzi termini Onelio Rambaldi, sindaco di Medicina e ad oggi presidente del Circondario -. Non è sembrato per nulla opportuno ai sindaci avallare un’indicazione tanto scellerata». 

E la prossima settimana, il 23 ottobre tocca ad Area Blu, c’è il presidente e amministratore delegato da nominare e anche qui il percorso si presenta in salita. Il nome gradito a Imola sarebbe quello di Alessandro Ambrosini, varie esperienze in alcune ditte della zona. (l.a.)

Nella foto la sede del ConAmi in via Mentana

ConAmi, Acer, Area Blu… i giorni caldi delle nomine tra discussioni e perdite di tempo. Le posizioni di Imola e degli altri Comuni
Cronaca 16 ottobre 2018

Tutti i Consiglieri comunali di Ozzano (o quasi) devolvono il gettone di presenza alla scuola

I Consiglieri comunali di Ozzano hanno donato il compenso dei loro gettoni di presenza all”Istituto comprensivo della cittadina. Lo comunica il Comune in occasione della tradizionale cerimonia di premiazione degli alunni meritevoli avvenuta venerdì scorso.

“E” stato uno dei primi temi a cui mi sono dedicato subito dopo la mia nomina – ricorda il sindaco Luca Lelli -. In uno dei primi Consigli comunali approvammo un ordine del  giorno proposto congiuntamente da tutti i gruppi consiliari, con la sola eccezione del Movimento 5 Stelle, dove si proponeva di devolvere l”importo dei gettoni di presenza alle sedute consiliari a favore di una giusta causa strettamente legata al nostro territorio”. La delibera consiliare risale al settembre del 2014. A Ozzano l”importo del gettone di presenza è di 21,98 euro a seduta che, moltiplicato per tutti i consiglieri che hanno aderito e per le sedute annue del Consiglio, mediamente una al mese, porta “ad una cifra che supera i 3500 euro l”anno” precisano dal Comune.

“Decidemmo di devolvere il  compenso all”Istituto comprensivo di Ozzano che lo avrebbe utilizzato per premiare giovani studenti meritevoli, residenti nel nostro comune, che avevano ottenuto risultati scolastici di rilievo (10 e 10 e lode all”esame di Stato della terza media) ed anche per altre attività di corredo alla didattica come l”abbattimento dei costi per il sostenimento dell”esame in lingua inglese Ket e la partecipazione ai costi dei viaggi di istruzione a favore di famiglie disagiate” precisa Lelli.  

“Sono orgoglioso che la maggior parte dei consiglieri di questo mandato continuino ad aderire a questa iniziativa rinunciando al compenso derivante dai gettoni di presenza – conclude Lelli – ai nostri ragazzi. Per noi consiglieri si tratta di una piccola ma significativa rinuncia ma per i nostri ragazzi rappresenta uno stimolo importante a fare bene, studiare con profitto e migliorarsi.”

Nella foto la premiazione degli alunni meritevoli con gli insegnanti e i consiglieri Riccardo Beatrice e Claudio Garagnani

Tutti i Consiglieri comunali di Ozzano (o quasi) devolvono il gettone di presenza alla scuola
Cronaca 16 ottobre 2018

La storia di Sara Rouibi, giovane consigliera comunale di origini algerine che studia diritto delle migrazioni

Sara Rouibi, classe 1991, laureata in Giurisprudenza (attualmente frequenta un master sul diritto delle migrazioni), è la più giovane consigliera comunale di Castel San Pietro. E’ stata eletta con il Partito democratico quando ancora non aveva compiuto 23 anni, facendosi portavoce delle istanze delle fasce più giovani.

La storia della sua famiglia affonda le radici nella travagliata situazione sociale e politica dell’Algeria, paese di origine dei genitori, dei primi anni Novanta: il padre si trasferì a Castel San Pietro a fine anni Ottanta, raggiungendo il fratello che svolgeva gli studi nel bolognese. Poi, nel 1990, arrivò anche la moglie, esattamente un anno prima dello scoppio della guerra civile in Algeria, un terribile conflitto fratricida che si sarebbe prolungato fino al 2002.

Sara è nata a Castello, vivendo i primi anni della sua vita tra la realtà pacifica dell’Italia e quella violenta e precaria che i suoi parenti tratteggiavano nelle lunghe telefonate dall’Algeria. La passione per la politica deriva sicuramente dall’avere sperimentato le insicurezze e le difficoltà con cui gli immigrati di seconda generazione convivono ogni giorno. Da giugno cura una rubrica sul blog www.strisciarossa.it, nato dalla volontà di alcuni giornalisti appartenenti alla sinistra italiana. Si chiama «Diario di un’italiana» e raccoglie le storie di giovani figli di immigrati, una prospettiva differente per guardare al fenomeno delle migrazioni.

Quanto hanno influito le origini della sua famiglia e la sua formazione sulla scelta dell’area politica di appartenenza?
«Ho imparato molto presto a conoscere il valore della democrazia, soprattutto perché avevo la possibilità di raffrontare la situazione di uno stato libero e democratico come l’Italia a quella dell’Algeria, devastata dalla guerra. Questa consapevolezza, unita all’interesse per i diritti dell’uomo, mi ha indirizzato sia verso gli studi di Giurisprudenza che verso l’area politica di centrosinistra».

Come ha vissuto la sua condizione di italiana figlia di stranieri?
«Ho acquisito la cittadinanza italiana solo a sedici anni, ma non mi sono mai considerata differente dagli altri ragazzi. Ho lottato molto con le mie radici algerine, le vedevo come qualcosa di negativo che mi impediva di essere accettata. E’ stato solo maturando e studiando, in particolare la storia italiana e quella algerina, che ho imparato a conoscermi veramente e a considerare le due identità che convivono in me come una ricchezza».

Ha mai vissuto situazioni discriminatorie o episodi di razzismo?
«Episodi razzisti non ne ho mai vissuti e da questo punto di vista Castello è un luogo in cui i valori dell’accoglienza e della solidarietà sono tuttora centrali. Di certo ho sempre avvertito una certa differenza, come se dovessi colmare un gap tra me e gli altri, ma non ho mai riscontrato atteggiamenti ostili verso di me. Forse negli anni dell’adolescenza in cui ho portato il velo sono stata guardata con un po’ più di sospetto. Poi, diventando maggiorenne, ho scelto di toglierlo». (ri.ra.)

L”intervista completa è su «sabato sera» dell”11 ottobre

La storia di Sara Rouibi, giovane consigliera comunale di origini algerine che studia diritto delle migrazioni
Cronaca 15 ottobre 2018

La Festa itinerante del Pd chiude stasera a Zolino con l'ex ministro dell'Interno Marco Minniti

Il congresso nazionale del Partito Democratico si incrocia con l”ultimo appuntamento della Festa democratica itinerante organizzata dalla Federazione del Pd di Imola. Per il gran finale è atteso stasera, con inizio alle 21, al centro sociale di Zolino in via Tinti a Imola, l”ex ministro dell”Interno del Governo Gentiloni, Marco Minniti, oggi deputato e fortemente tentato di rispondere sì alla richiesta di correre per la segreteria del partito che gli è stata rivolta in questi giorni da diversi sindaci democratici.

Nella serata di chiusura, Minniti affronterà il tema «Insieme per superare le paure dell’Italia». Da ministro, lo ricordiamo, aveva lavorato per una gestione dell’immigrazione che andasse oltre l’emergenza, coniugando l’accoglienza con diritti e doveri, legalità e sicurezza e l’avvio di una collaborazione con gli stati africani che aveva portato ad una diminuzione del 20% dei migranti sbarcati già nei primi nove mesi del 2017.

«Questa Festa è stato un modo per recuperare la dimensione di un partito popolare che vuole stare in mezzo alla gente – ha commentato qualche giorno fa il segretario reggente del Pd imolese Roberto Visani -. Dobbiamo reimparare a cogliere le preoccupazioni, la rabbia e le paure senza esasperarle ma indicando un’idea nuova di comunità mettendo al centro il lavoro, l’educazione, la legalità e le fragilità sociali».

L”allora ministro Marco Minniti un anno fa a Imola in occasione della Festa nazionale de l”Unità

La Festa itinerante del Pd chiude stasera a Zolino con l'ex ministro dell'Interno Marco Minniti
Cronaca 12 ottobre 2018

Il senatore Daniele Manca (Pd) sulla manovra del Governo: «Assistenzialismo e debiti, film già visto»

«Tanta assistenza e poca crescita». Questa è la sintesi critica di Daniele Manca sulla nota di aggiornamento al documento di programmazione economica approvata dal Governo il 27 settembre e presentata nei giorni scorsi alle Camere. Per due mandati sindaco di Imola e da marzo eletto al Senato per il Pd, Manca fa parte della Commissione Bilancio del Senato e siede all’opposizione rispetto alla maggioranza giallo-verde. Mancano ancora i dettagli, cioè come si declineranno davvero e quali aggiustamenti saranno necessari per realizzarli, ma il nocciolo c’è tutto. Secondo Manca il «governo del cambiamento sta mandando in onda un film molto simile a quelli in voga negli anni Ottanta del secolo scorso che ci ha portato vicini alla bancarotta nel 1992».

C’è stato un bel balletto di numeri soprattutto sulle coperture, quali sono i dati, ad oggi, e quali gli elementi critici o da salvare?
«La manovra di bilancio vale più o meno 40 miliardi nel 2019 e un ammontare simile negli anni successivi. Come si pensa di coprirli? Con un condono (chiamato poeticamente «pace fiscale»), una spruzzata di tagli ai ministeri, l”abolizione di alcune agevolazioni fiscali, 10 miliardi da ipotesi di privatizzazioni e tanto deficit, che in percentuale sul Pil si stima passerà da 1,2 a 2,4 nel 2019; da 0,7 a 2,1 nel 2020; da 0,5 a 1,8 nel 2021. In tre anni sono almeno 80 miliardi di debito pubblico in più. Per cosa verranno usati? In gran parte per assistenza e previdenza, cioè 16 miliardi tra reddito di cittadinanza e quota 100 per le pensioni, e 12,5 miliardi per bloccare l”aumento di Iva e accise nel 2019. Per la crescita solo le briciole: 3,5 miliardi di risorse aggiuntive per gli investimenti pubblici nel 2019 e poco altro per gli investimenti privati. Tutto tace su scuola, università, ricerca e sviluppo. Il futuro, insomma, è assente. Si finanziano processi che spingono verso un costosissimo assistenzialismo per favorire il consenso in vista delle elezioni europee del 2019. Di Maio ha detto che sconfiggerà la povertà, ma io credo che per farlo davvero occorrano formazione e presa in carico, lavoro e crescita». (l.a.) 

L’intervista completa sul “sabato sera” dell’11 ottobre. 

Nella foto Daniele Manca

Il senatore Daniele Manca (Pd) sulla manovra del Governo: «Assistenzialismo e debiti, film già visto»

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