Tartufi, Alfiero Amaducci, “cercatore” doc

IMOLA
Di norma il vero cercatore di tartufi parla poco, ama la solitudine e non pubblicizza mai troppo le sue scoperte. Figuriamoci se gli si prova a chiedere quali sono le zone più “fruttuose”. Non lo rivelerà nemmeno dietro lauto compenso. Con queste premesse l’intervista ad Alfiero Amaducci, tartufaio per passione da una vita, non si prospetta delle più facili. Coinvolto dall’amico Vittorio Chioma, per anni vertici della geriatria-lungodegenza all’ospedale di Imola, ha però accettato di raccontarci qualche dettaglio della sua attività di cercatore.

Assieme ai suoi lagotti, che addestra lui stesso, parte alle prime luci dell’alba per controllare le tartufaie, vanghetto d’ordinanza in pugno, seguendo una ideale mappa impressa nella mente dopo anni di esperienza. Secondo il cercatore, nel nostro circondario si riescono a fare “buchi grossi”, cioè ritrovamenti di peso. “Il 2015 è stato un anno triste – prosegue – ma sono riuscito a trovare una palla di tartufo bianco da 330 grammi. Anche nel nostro territorio si trovano tartufi buoni, soprattutto in vallata, da Borgo in su, lungo tutto l’Appennino”.

La nostra è zona di tartufo bianco, quello più pregiato e costoso, ma anche quello più difficile da riprodurre all’interno delle tartufaie coltivate. Si raccoglie da settembre a gennaio. Il prezzo varia a seconda delle annate e può oscillare tra i 50 e i 500 euro all’etto.

Altre curiosità sono su “sabato sera” in edicola dal 30 giugno

Alfiero Amaducci

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *