Tensioni nella Cgil, il segretario Paolo Stefani si è dimesso. Intervista esclusiva su “sabato sera”

IMOLA
Paolo Stefani, il segretario della Camera del lavoro di via Emilia, ha rassegnato le dimissioni. Irrevocabili. Tutto è accaduto venerdì scorso. Stefani ha convocato per il tardo pomeriggio i segretari di categoria preannunciando una propria comunicazione , ma senza specificarne l’argomento. Parterre una volta tanto gremito, segno che quello che di lì a poco avrebbe detto il segretario generale non sarebbe stato esattamente un fulmine a ciel sereno visto il crescendo di litigi, specialmente degli ultimi tempi.

Stefani ha letto un proprio documento lungo alcune pagine, spiegando le motivazioni della sua decisione. Una sorta di j’accuse politico accolto con un silenzio tombale, dall’inizio alla fine, anche perché il segretario ha spiegato che non vi sarebbe stato dibattito: era solo la comunicazione della sua decisione, punto. Alla fine l’abbraccio di Davide Baroncini, segretario del Nidil e presidente del Comitato direttivo confederale, da sempre esponente della minoranza, e le strette di mano in segno di stima e riconoscenza di un paio di categorie. Nulla di più.

E’ la seconda volta di seguito che la piccola ma potente (per numero di iscritti, circa 20 mila) Camera del lavoro di Imola deve far fronte alle dimissioni anticipate del proprio segretario generale. Era già accaduto alla fine del 2013, quando l’allora segretaria generale, Elisabetta Marchetti, annunciò (a sorpresa) le proprie dimissioni per entrare a far parte della Giunta comunale del rieletto sindaco Daniele Manca.

Marchetti era stata eletta segretaria generale nel luglio 2006 succedendo a Sauro Dal Pane e poi rieletta nel marzo del 2010. Lo statuto della Cgil prevede che il mandato dei segretari duri 4 anni, concedendo un massimo di due mandati consecutivi. Quindi il suo secondo (e ultimo) mandato sarebbe scaduto comunque da lì a pochi mesi. Tant’è che la situazione fu subito risolta, dopo la consultazione a norma di statuto, con l’elezione alla carica di segretario generale di Paolo Stefani, già componente della segreteria confederale ove ricopriva l’incarico di organizzatore. In altre parole, il numero due nell’organigramma della Camera del lavoro. Pochi mesi dopo, a marzo 2014, Stefani è stato poi confermato segretario generale, mandato che sarebbe scaduto nel 2018, col prossimo congresso. E invece… altre dimissioni anticipate di un segretario generale.

Ma chi è Paolo Stefani? 54 anni, diplomato, ha iniziato l’attività sindacale nel 1988 come delegato nell’allora Cir Anthos, oggi divisione della Cefla dopo l’incorporazione nella cooperativa di via Bicocca. Distaccato alla Fiom nel 1986, ha fatto tutta la gavetta fino a diventare segretario generale della categoria dei metalmeccanici nel 2002, poi confermato quattro anni dopo. Come detto, nel 2010 è entrato a far parte della segreteria confederale guidata da Elisabetta Marchetti con l’incarico di responsabile organizzazione e coordinatore dei servizi. Come detto, a fine 2013 l’elezione a segretario generale, carica poi confermata l’anno successivo, in occasione del congresso.

I motivi delle dimissioni?
«La Cgil – spiega Stefani – deve stare al passo coi tempi, deve quindi produrre un cambiamento per essere in grado di garantire le migliori risposte a chi rappresenta. E’ lì che sono nati i problemi, perché il rinnovamento va condiviso come idea, con i nostri valori che sono importanti, e portato avanti assieme, tutti quanti, e non solo una parte o qualcuno».

L’intera intervista, concessa in esclusiva a “sabato sera” potrà essere letta sul prossimo numero del settimanale in edicola da giovedì 19 ottobre

Nella foto: Paolo Stefani

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