Cronaca

Fallimenti pilotati per non pagare l'Erario, sequestrati beni per 3 milioni di euro

Fallimenti pilotati per non pagare l'Erario, sequestrati beni per 3 milioni di euro

Un complesso immobiliare di oltre 1.600 metri quadrati a Castenaso con annessi 12 ettari di terreni, una villa a Roma, tre appartamenti in Sardegna a Santa Teresa di Gallura, le quote di una società immobiliare e due auto. Il tutto per un valore complessivo di quasi tre milioni di euro. E’ questo quanto sequestrato nei giorni scorsi dalla guardia di finanza di Bologna nel prosieguo dell’operazione «Pagherò», che nell’ottobre scorso aveva portato in carcere il ragioniere commercialista romano Alberto Trani e ai domiciliari i quattro fratelli Luca, Michael, Mirko e Roberto Rangoni, tutti residenti nell’hinterland bolognese, per una serie di fallimenti «pilotati» per evitare il pagamento delle imposte.

I sequestri, così come chiesto dal pubblico ministero Marco Forte, sono stati eseguiti nei confronti dei prestanome che avevano il ruolo di amministratori o liquidatori delle società coinvolte. In particolare, in questo caso si tratta di beni nelle disponibilità delle mogli di Trani e di Michael Rangoni. Per quanto ci riguarda da vicino, nel mirino delle fiamme gialle è finita anche la ditta «Trasporti e Logistica Rangoni» di via Molise a Osteria Grande, tuttora sottoposta a sequestro preventivo e affidata a un custode giudiziario, ossia il commercialista bolognese Stefano Reverberi. «L’attività dell’azienda sta proseguendo in sostanziale equilibrio e continuano a essere impiegati tutti e 56 i dipendenti» aggiorna Reverberi.

Tra l’altro, dopo la revoca della misura degli arresti domiciliari e dopo essere stati autorizzati dal giudice, sono tornati a lavorare in ditta anche tre dei quattro fratelli arrestati in autunno. «Due lavorano come autisti, mentre un altro è impiegato nel coordinamento dei servizi – prosegue Reverberi -. Soltanto Michael è stato licenziato. Ovviamente, il loro stipendio è stato ridimensionato rispetto al passato». Come si ricorderà, le indagini della polizia tributaria, che per un anno ha vagliato i bilanci e ha ricostruito passaggi societari, erano partite dal fallimento di una società di Castel San Pietro attiva nei trasporti, la Rangoni Trasporti Srl poi Trasporti Srl «che, dopo aver accumulato quasi sei milioni di debiti verso l’Erario, è stata spogliata dei propri beni e trascinata verso il fallimento, dichiarato dal tribunale di Bologna a gennaio del 2015».

Stando a quanto accertato, la società era stata «svuotata» lasciando solo i debiti, mentre l’attivo aziendale, mezzi, pacchetto clienti e crediti, era stato trasferito verso una nuova impresa riconducibile sempre alle stesse persone «ma le cui quote societarie e cariche amministrative risultavano intestate a prestanome nullatenenti». In tal modo, attraverso un meccanismo di bancarotte «a catena» venivano occultati i profitti, evase le imposte e frodato lo Stato. I sequestri, infatti, erano stati disposti a garanzia del credito erariale. Oltre ai quattro fratelli e al ragioniere, considerato il vero «regista» del sistema, per i quali sono scattate le misure cautelari, risultavano indagate altre cinque persone nel ruolo di prestanome. Secondo i finanzieri, nell’orbita del ragioniere romano, che ora si trova agli arresti domiciliari, gravitavano almeno un altro centinaio di società che «versano in una situazione di grave esposizione debitoria verso l’Erario per oltre 85 milioni e sulle quali sono in corso ulteriori approfondimenti».

gi.gi.

Nella foto: finanzieri in ottobre presso la ditta «Trasporti e logistica Rangoni» a Osteria Grande

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