Articoli dell'autore: SabatoSera Redazione

Sport 3 Gennaio 2018

Basket e beneficenza stasera al Ruggi. In campo Andrea Costa, Virtus Spes Imola e Raggisolaris Faenza

Questa sera, al palaRuggi, il basket e la beneficenza scendono in campo per il 1° triangolare “Un due tre… stelle”, evento patrocinato dal Comune di Imola e seguito da Radio RCB. Si parte alle 20 con la prima partita in programma ovvero Andrea Costa – Raggisolaris Faenza, mentre alle 21 sarà il turno del derby tra Virtus Vis Spes Imola e Andrea Costa. Chiude la manifestazione, alle 22, la sfida tra la Raggisolaris Faenza e la Virtus Vis Spes Imola.

La biglietteria sarà aperta dalle 19 e il costo del biglietto di ingresso sarà di 10 € (omaggio per gli Under 15), con il ricavato che sarà devoluto all”associazione «La Giostra» – Associazione famiglie di persone in situazione di handicap Onlus che opera principalmente ad Imola con lo scopo aiutare i disabili e le loro famiglie, promuovendo iniziative che favoriscono l’integrazione scolastica, lavorativa e sociale.

Il regolamento del triangolare fa riferimento alle norme Fip attualmente in vigore e ogni incontro durerà 2 tempi da 10” ciascuno, con l’eventuale over time in caso di pareggio al termine delle due frazioni. Al termine della manifestazione, oltre ai partecipanti, saranno premiati l”mvp, il top scorer e il miglior giovane della serata. Durante le gare, all’interno del PalaRuggi, non saranno ammessi tamburi e striscioni proprio in virtù dello scopo benefico della manifestazione.

Nella foto: la locandina dell”evento

Basket e beneficenza stasera al Ruggi. In campo Andrea Costa, Virtus Spes Imola e Raggisolaris Faenza
Economia 3 Gennaio 2018

Cevico, da vino di massa a vino di qualità col nuovo presidente Marco Nannetti (intervista)

“Puntiamo su innovazione e qualità per dare maggiore valore aggiunto ai nostri soci, con particolare riferimento all’export. L’obiettivo nei prossimi dieci anni è di arrivare ad imbottigliare tutto il nostro vino. Per fare ciò servono alleanze per andare all’estero, crescere in Italia e lavorare tutti insieme sulla qualità percepita del vino romagnolo”. Marco Nannetti, eletto a dicembre presidente di Cevico al posto di Ruenza Santandrea, ha le idee chiare su come fare a sviluppare nei prossimi anni il consorzio vitivinicolo che raggruppa oltre 5.000 piccoli viticoltori (con una dimensione media tra gli 1,7 e gli 1,8 ettari di vigneto).

Dunque lavorerà per concludere il percorso di imbottigliare tutto il vino dei soci?

“Negli ultimi dieci anni Cevico ha lanciato l’imbottigliato e quest’anno superiamo i 720.000 ettolitri. Nei prossimi dieci vogliamo raggiungere il 100 per cento della produzione. Vogliamo ottenere un maggiore valore aggiunto e con l’imbottigliato lo otteniamo grazie a un rapporto più solido col mercato figlio di un grande lavoro sulla qualità. Abbiamo vini d’eccellenza come dimostrano anche i tre bicchieri del Gambero Rosso con il sangiovese delle Rocche Malatestiane. Quest’anno il plusvalore ai soci è stato di 6 milioni di euro, non uno scherzo. Per ottenere questo facciamo investimenti importanti”.

Da vino di massa a vino di qualità. La Romagna è pronta?

“Sì, è un percorso che passa dalla valorizzazione dei nostri vini ed un racconto valoriale dei territori. Abbiamo tutte le carte in regola per vocazione, storia, cultura, territorio, gastronomia e know how. Insomma abbiamo tutti gli elementi che compongono i prodotti del made in Italy di qualità”.

Pensa ad alleanze con altri grandi operatori del settore, magari proprio in Romagna?

“Ci sono le condizioni affinché tutti i grandi players romagnoli si adoperino nella logica della ricerca del valore aggiunto e della valorizzazione delle produzioni, abbandonando col tempo la gestione del vino romagnolo come commodities”.

E il rapporto coi piccoli produttori quale deve essere?

“Siamo convinti che le piccole realtà locali che producono vini di altissima eccellenza e pregio siano una risorsa fondamentale per la crescita del territorio. Non c’è nessuna antitesi, siamo complementari. Tra l’altro noi rappresentiamo cinquemila piccolissimi produttori che tutti i giorni svolgono un’attività da veri artigiani del vino, seguendo la guida degli agronomi di Cevico”.

Il suo legame con Imola è molto forte come dimostra il progetto che ha portato alla riqualificazione della cantina dello Scarabelli. Come arrivò questa idea?

“E’ stata una congiunzione astrale molto particolare. Come Masselina (una cantina d’eccellenza in località Serra a Castel Bolognese, quindi al confine con territorio imolese, Ndr) avevamo intenzione di costruire una nuova cantina ed esattamente in quel periodo fui contattato dall’istituto Scarabelli, proprio in virtù dei buoni rapporti e ricordi da ex allievo, per capire se poteva esserci da parte nostra un interesse al subentro nella gestione della cantina didattica. Risposi subito “Sì, dobbiamo guardarci”. Così abbiamo temporaneamente abbandonato l’idea di costruire una nuova cantina e abbiamo ristrutturato e ampliato la struttura didattica esistente, garantendo ai ragazzi un percorso didattico qualificato per il personale nostro che lì opera, per le attrezzature che lì abbiamo allocato e per i vini di alto pregio di tenuta Masselina che facciamo. Abbiamo avvicinato questi ragazzi al mondo del lavoro e individuato, anche assieme a loro, progetti di grandissimo valore, come ad esempio il progetto Sommosso presentato all’ultimo Vinitaly”.

Sempre la tenuta Masselina è al centro di un progetto ambizioso. Quali sono le prossime tappe?

“Entro l’estate 2018 saranno definitivamente conclusi i lavori di recupero della struttura già esistente, che sarà un gioiello in termini di recettività enoturistica e di produzione e affinamento vini. Avrà una barricaia sotterranea e sarà la prima struttura del territorio per funzionalità e dimensioni a produrre vini metodo classico spumante. Questi sono due esempi concreti di come ci stiamo impegnando come gruppo sul nostro territorio”.

Passando ai nostri vini, avete investito molto nella valorizzazione del trebbiano. Perché?

“E’ la varietà più usata a livello europeo per la spumantizzazione. Finora nella nostra regione si è venduto soprattutto sfuso, è il momento di valorizzarlo in casa nostra. Con il successo del Vollì abbiamo dimostrato che si può fare”.

Il ruolo del sangiovese?

“Ha potenzialità enormi. Bisogna saperlo lavorare in base ai mercati a cui è proposto. In Romagna ti aspetti un sapore, mentre, ad esempio per l’estero piace più ammorbidito e più rotondo. Inoltre stiamo rinnovando la linea dei vini Galassi, legando ancor di più il marchio al territorio grazie anche a un restyling dell’etichetta in cui abbiamo inserito i mosaici di Dioniso del museo archeologico romano di Sarsina. Anche questo è un modo per valorizzare territorio e vino”.

Lei è vicepresidente del consorzio del pignoletto, un vitigno in forte crescita…

“E’ una risposta eccellente anche per la viticoltura in collina. Sta crescendo in doppia cifra a volume e valore. Ormai è un must delle bollicine italiane”.

L’albana è destinata alla nicchia?

“Spero e credo di no. Ha un percorso di valorizzazione diverso, più legato alle tradizioni, ma noi ci crediamo molto”.

Grandi investimenti li avete fatti sul biologico. Che risultati sta dando?

“Il progetto B.io sta dando ottimi risultati. In un anno e mezzo è cresciuto del 20 per cento a volume e a valore. Crediamo che la sostenibilità sia un valore tipico della cooperazione imprescindibile in agricoltura, non solo quando si parla di biologico”.

Infine uno sguardo sul mondo della cooperazione. Il vostro settore è già organizzato come Alleanza, mentre il resto del movimento va al rallentatore. Come la vede?

“E’ una strada obbligata, per noi è impensabile fare un passo indietro: bisogna guardare al futuro e non al passato. E bisogna farlo uniti. Auspico una accelerazione dati i risultati importanti ottenuti”.

Nella foto: Ruenza Santandrea e Marco Nannetti

Cevico, da vino di massa a vino di qualità col nuovo presidente Marco Nannetti (intervista)
Cronaca 2 Gennaio 2018

Lavori sulle tubature a Fossatone, l’intera zona artigianale sarà collegata al depuratore

L’intera area artigianale di Fossatone, frazione di Medicina a due passi dalla San Vitale, nel giro di qualche mese verrà collegata al depuratore. Un intervento atteso da tempo che «consentirà di rendere più attrattiva e accogliente quell’area» dice con una punta di orgoglio il vicesindaco e assessore ai Lavori pubblici, Matteo Montanari. Tra l’altro, questi lavori si intersecano con la presa in carico da parte del Comune della zona più vecchia del comparto, quella di via Passo Pecore e Torricelli, rimasta in capo ai privati per quasi trent’anni.

I lavori in corso, iniziati in ottobre, sono quelli ad opera di Hera che consentiranno di collegare il sistema fognario di Fossatone alla rete che recapita al depuratore di Medicina, operazione che consentirà finalmente di non avere più deroghe per scaricare direttamente nei fossi oppure vasche ad hoc realizzate dalle singole aziende. «L’intervento è composto da due lotti – dettagliano da Hera –. Il primo prevede la posa di condotte fognarie lungo via Leonardo da Vinci, per una lunghezza di 650 metri, mentre il secondo la realizzazione di un impianto di sollevamento e la posa nei terreni di campagna delle condotte fognarie per una lunghezza complessiva di circa 850 metri, fino al collegamen-to alla rete esistente in prossimità dell’abitato di Fossatone». Si tratta di opere che dovrebbero concludersi nel giro di sei mesi, quindi entro l’inizio della primavera, tuttavia «potrebbero protrarsi a causa del recente ritrovamento di reperti archeo-logici in prossimità della via San Vitale».

Complessivamente, si tratta di un’opera da 660 mila euro (Iva esclusa). Il primo lotto da 270 mila euro è a carico di Hera che lo finanzia tramite la tariffa del ciclo idrico, mentre il secondo lotto da 390 mila euro è finanziato in parti uguali da Conami e dalla Regione Emilia Romagna, quest’ultima per mezzo delle risorse statali provenienti dai residui dell’Accordo di programma quadro per la tutela delle acque e gestione integrata delle risorse idriche. Proprio l’imminenza del collegamento delle fognature della zona artigianale di Fossatone al depuratore ha permesso di sbloccare la situazione dell’area che fa capo al Consorzio Passo Pecore (dal nome della strada che, assieme a via Torricelli, lo definisce). «Tutto è stato possibile grazie alla collaborazione delle aziende che volevano risolvere la situazione e del Comune che, grazie anche agli uffici competenti, ha supportato con forza il Consorzio nei vari passaggi» dice il vicesindaco.

In effetti, la lottizzazione artigianale delle vie Passo Pecore e Torricelli è partita all’inizio degli anni Novanta, ma finora è sempre rimasta in capo ai privati del Consorzio. «Il passaggio al Comune non era mai stata possibile perché i consorziati non avevano mai adempiuto a certi lavori – dice Alessandro Ghini, titolare dell’azienda che produce insegne luminose Gemineon e consigliere del Consorzio dal 2016 (il presidente è Raffaele Ricci) –. Negli anni ci sono stati molti cambi di proprietà e anche alcune persone decedute. In particolare dal 2006 al 2012 c’è stato molto “immobilismo” sui lavori da fare. Non è stato facile rintracciare tutti i proprietari, che oggi sono 16 o 17 società, e convincerli che era giunto il momento di completare le opere, ma ci siamo rimboccati le maniche. I lavori di Hera hanno consentito un’accelerata e a breve stipuleremo davanti a un notaio la cessione delle aree dal Consorzio al Comune, dal quale comunque abbiamo già ottenuto formalmente il via libera alla presa in carico».

Nei mesi scorsi, infatti, i consorziati hanno pagato una lunga serie di opere, dalla sistemazione del manto stradale alla segnaletica, dalla pulizia e implementazione della rete fognaria del comparto alla messa a norma dei lampioni stradali, fino ai parcheggi. Per le aziende che hanno la sede in via Passo Pecore e in via Torricelli i vantaggi non si limiteranno quindi al collegamento fognario con il depuratore. «Complessivamente abbiamo speso circa 140 mila euro – prosegue Ghini –. A breve il Consorzio chiuderà, dobbiamo soltanto finire di recuperare qualche pendenza da parte di alcune società .Finora l’unico servizio che avevamo era la raccolta dei rifiuti, ora beneficeremo ad esempio anche dell’illuminazione pubblica e della riparazione delle buche stradali. Tutto il comparto ne guadagnerà e sarà più qualificato».

Nella foto: i lavori di asfaltatura realizzati dal Consorzio «Passo Pecore».

 

Lavori sulle tubature a Fossatone, l’intera zona artigianale sarà collegata al depuratore
Cronaca 1 Gennaio 2018

L’azienda imolese Emc è tra i fornitori del colosso canadese dell’aviazione Bombardier

Alla Emc quella telefonata dal Canada proprio non se l’aspettavano. L’ufficio acquisti del colosso Bombardier, con sede a Montréal e famoso nel mondo per i suoi aerei antincendio Canadair, stava cercando macchine lucidatrici per realizzare le lussuose finiture interne del nuovo modello Global 7000, il jet privato più grande al mondo. E forse, i prodotti realizzati in via Brodolini facevano proprio al caso loro. “E’ una storia che potrebbe avere per titolo L’ape che incanta l’elefante” esordisce con soddisfazione Ivano Coveri, amministratore unico di Emc, dove oggi lavorano 29 dipendenti.

Bombardier, invece, di dipendenti ne conta circa 66 mila e nel 2016 ha realizzato un fatturato di 16,3 miliardi di dollari. Oltre agli aerei costruisce treni e con la sua divisione trasporti è presente anche in Italia, a Roma, Palermo e Vado Ligure. “Forse ci hanno visti a qualche fiera del settore – ipotizza Coveri – anche se non si sono presentati ai nostri commerciali. Di solito, i tecnici di aziende così grandi e con alle spalle un ufficio acquisti imponente, non vogliono apparire, per non essere disturbati. Comunque ci hanno contattato loro per avere un’offerta. Oltre a noi erano in ballo altre due imprese italiane e una tedesca. E alla fine hanno scelto noi. Mi piace pensare che siamo stati scelti per avere presentato la miglior tecnologia e finitura per i loro lussuosi arredi”.

Tra settembre e ottobre i tecnici Emc sono partiti per il Québec per consegnare e installare due linee automatiche con macchine Rotoplus. “Queste – dettaglia il produttore – consentono di ottenere finiture di altissima qualità su vernici e una rifrazione della luce vicina a quella degli specchi. Tra i nostri clienti abbiamo chi produce ad esempio pianoforti, pannelli per cucine e bagni. Se gli specchi riflettono il 100 per cento della luce, i prodotti trattati con le nostre macchine si avvicinano al 98 per cento”.

Il bireattore, presentato in anteprima al Las Vegas a inizio ottobre, inizierà a solcare i cieli nella seconda metà di quest”anno. Al momento sono in costruzione otto esemplari, quattro dei quali ordinati nel 2011 dalla compagnia australiana AvWest. Per l’assemblaggio e per completare gli interni, la compagnia canadese ha inaugurato in novembre un Centro d’eccellenza costato 65 milioni di dollari e annunciato l’assunzione di mille lavoratori specializzati, operai, artigiani e ingegneri, da impiegare tra Montréal e Toronto. Con un’autonomia di 13 mila chilometri, il jet potrà trasportare 8 passeggeri da Londra a Singapore e da Dubai a New York senza scalo. I mobili e i rivestimenti, in cui ci si potrà quasi specchiare, saranno installati nelle quattro lussuose suite, più spaziose del 20% rispetto alla media, che comprendono anche una camera da letto matrimoniale, una cucina super accessoriata e una zona relax per l’equipaggio. Tutti gli spazi, inoltre, sono dotati di connessione Internet ultraveloce. Oltre a essere il jet privato più grande al mondo sarà anche uno dei più costosi. Per acquistarlo serviranno infatti oltre 60 milioni di dollari.

Nella foto: l”amministratore unico di Emc Ivano Coveri (primo a destra) con lo staff dell”azienda imolese alla Fiera di Hannover

Imola

L’azienda imolese Emc è tra i fornitori del colosso canadese dell’aviazione Bombardier
Cronaca 31 Dicembre 2017

Capodanno, dieci idee per stasera per chi ancora non ha deciso cosa fare

Il conto alla rovescia, anche se non proprio quello finale, è già iniziato: fra 12 ore si saluta l”anno vecchio e si accoglie quello nuovo, che inizierà con la Bulgaria alla presidenza di turno dell”Unione Europea e l”entrata in vigore del nuovo regolamento Ue sui “Novel Food” che consentirà la vendita nel vecchio continente di prodotti per uso alimentare come insetti interi o parti di essi.

Ma come festeggiare il passaggio dall”anno vecchio al nuovo?

Nel circondario ci sono diverse possibilità. A Imola e Castello l”appuntamento è con gli spettacoli di fuochi d”artificio, a cavallo della mezzanotte, rispettivamente alla Rocca sforzesca e sotto il Cassero; ad Imola, poi, si prosegue con il festone di capodanno del Natale Zero Pare al mercato ortofrutticolo, con musica live e dj set.

A Medicina, invece, come da tradizione, si brucia il vecchione, come buon augurio per salutare le cose vecchie ed accogliere quelle nuove che porterà il nuovo anno.

Anche a Bologna a mezzanotte si da fuoco ad un vecchione, in piazza Maggiore, alto dieci metri, con l”accompagnamento musicale del cantautore latinense Calcutta.

A Ferrara, invece, a bruciare è il castello estense, ma solo metaforicamente, grazie ad uno spettacolo pirotecnico-musicale che promette grandi effetti speciali.

Nella riviera romagnola il capodanno si festeggia in musica, con proposte per tutti i gusti. A Rimini Nina Zilli e Daniele Silvestri omaggiano la grande musica italiana, in piazza a Cesena si alternano i Nomadi e Paolo Cevoli, a Cesenatico si balla sotto le stelle con Mirko Casadei.

A Parma si festeggia al Gran galà di Capodanno al Teatro Regio, dove risuoneranno arie e duetti dalle opere di Verdi, Rossini, Puccini, Bellini, Giordano, Gounod, Lehár, insieme a brani orchestrali di Strauss e Cajkovskij. Parte dell’incasso della serata sarà devoluto in beneficenza, mentre al termine sarà servita una Cena di Gala. Per chi, invece, vuole brindare al nuovo anno all”aperto, in piazza Garibaldi potrà assistere al concerto del rapper e volto noto della tv Fedez.

Infine, l”appuntamento a Forlì è in piazza Saffi, dalle 23, insieme alla band Bluebeaters per una serata all”insegna della gastronomia, musica e pattinaggio sul ghiaccio.

Capodanno, dieci idee per stasera per chi ancora non ha deciso cosa fare
Cronaca 30 Dicembre 2017

Basket A2: Andrea Costa chiude senza il botto, ko con Montegranaro

Imola non riesce a stravolgere il pronostico contro Montegranaro che vince 79-70 l”ultima partita del 2017. L”Andrea Costa, ancora priva del suo capitano Patricio Prato ha giocato un buon primo quarto tenendo in equilibrio il punteggio (24-23 alla prima sirena). Nella seconda metà del secondo quarto i marchigiani spezzano l”equilibrio e vanno ad un vantaggio in doppia cifra, trascinati da un ottimo Valerio Amoroso (28 punti e 12 rimbalzi alla fine). Dopo l”intervallo Montegranaro continua a volare fino a +16 (51-35 al 22”). Le fiammate di Wilson, un paio di recuperi di Penna e Alviti ricuciono il punteggio a cavallo del 30” e Imola si porta a un possesso di ritardo dopo una tripla di Penna (66-63 al 33”). Montegranaro però regge l”urto con il solito Amoroso e si riporta a distanza di sicurezza fino al +9 finale.

Il tabellino

Montegranaro – Andrea Costa Imola Basket 79-70
(24-23; 46-35; 61-56) 

MONTEGRANARO: Rivali, Campogrande 5, Maspero 2, Treier 4,
Zucca 2, Corbett 18, Amoroso 28, Powell 14, Gueye 6.  Angellotti ne, Scocco ne. All.: Ceccarelli.

IMOLA: Bell 11, Alviti 16, Maggioli 6, Cai ne, ne, Wiltshire Wilson 14, Gasparin 5, Toffali, Rossi, Penna 16, Simioni 2. Turrini ne. All.: Cavina.

Nella foto: Bell e Alviti (Isolapress)

Imola

Basket A2: Andrea Costa chiude senza il botto, ko con Montegranaro
Economia 29 Dicembre 2017

Cambio al vertice di Cevico, Santandrea lascia la presidenza (intervista)

“Lascio un’impresa con ottimi bilanci, un nuovo presidente giovane e preparato con al suo fianco una squadra di altissimo livello con un grande spirito cooperativo. Sapranno fare benissimo, spero molto meglio di me: sarà, voltandomi indietro, la soddisfazione maggiore. Dopo 12 anni era semplicemente il momento giusto”. Ruenza Santandrea, faentina, 63 anni, lascia la presidenza come ha gestito Cevico, con lo sguardo volto al futuro. Al suo posto è stato eletto l’imolese Marco Nannetti. La ex numero uno rimane comunque alla guida del settore vino dell’Alleanza delle cooperative italiane.

Arrivata ai vertici di una realtà che vendeva quasi solo vino sfuso – perché in Romagna si era sempre fatto così, specie in pianura -, ringraziò il suo predecessore per averle insegnato tanto sul mondo della cooperazione vitivinicola, si rimboccò le maniche e in poco più di un decennio ha ribaltato dalla testa ai piedi il consorzio, facendo diventare Cevico una delle punte di diamante del mondo dell’enologia: un’impresa che imbottiglia la stragrande maggioranza del suo vino dopo aver accompagnato i coltivatori in un cambio di mentalità epocale che li ha portati a ragionare sulla qualità delle uve e non più sulla quantità.

Manager decisa, preparata, in molti la descrivono dura e leale nelle trattative. Nonostante questo approccio deciso, è stata capace di creare una squadra solida e di qualità “con la quale mi sono confrontata, in maniera aperta, ogni giorno. Avevamo punti di vista diversi, ma tutti un obiettivo comune: ossia valorizzare il sudore dei nostri soci”. E’ fatica strappare a Santandrea un bilancio, ma questa volta fa (quasi) un’eccezione.

In questi dodici anni ha messo le ali alla cooperativa. Quali considera i principali successi?

“Chiunque può vedere le cose fatte e ognuno le giudica come vuole. Io preferisco guardare alle cose che non sono riuscita a fare, a partire dalla percezione che si ha della viticoltura romagnola. Qualcosa comunque sta cambiando in questo senso: basta guardare quanti vini in più troviamo nei ristoranti, a partire da quelli della Riviera, dove fino a dieci anni fa era quasi bandito. Si è lavorato sulla cifra stilistica dei nostri principali vitigni e questo ha pagato. Mi fa estremamente piacere che il vino romagnolo sia quello cresciuto maggiormente, dopo Puglia e Sicilia, nei primi otto mesi dell’anno”.

Che Cevico lascia?

“Una cooperativa ben strutturata patrimonialmente, nella classe dirigente, nell’idea di mercato e capace di portare avanti un concetto di sostenibilità a 360°”.

Nel 2005 era però un’altra impresa. Tanto vino sfuso e poca redditività. Come ha cambiato il paradigma?

“E’ stato un processo lento. Abbiamo lavorato molto coi nostri soci, che hanno il grande merito di essersi fatti coinvolgere e di aver creduto in un cambio difficile. Noi rappresentiamo i più piccoli vignaioli italiani: i soci delle nostre cantine hanno 1,7 ettari di vigneto a testa. L’obiettivo era massimizzare il valore da corrispondere loro. Lo abbiamo fatto puntando sull’imbottigliato, in particolar modo per l’estero. Abbiamo investito in agronomi che hanno scelto insieme ai nostri soci le zone più vocate per ogni tipo di vitigno. Insieme al lavoro in cantina ci ha permesso di ottenere parecchi premi e riconoscimenti (l’ultimo i tre bicchieri del Gambero Rosso per il sangiovese delle Rocche Malatestiane, Ndr) per la qualità che siamo in grado di esprimere. Dall’altro lato abbiamo lavorato molto sull’aspetto commerciale per far capire questa qualità: su questo versante le difficoltà maggiori le abbiamo avute in Italia dove, a differenza dell’estero, si pensa che chi fa brick non sappia fare buon vino. Oltralpe invece viene visto come un servizio aggiuntivo, come dovrebbe essere. Comunque nel 2005 ereditai la guida di un’impresa che era stata capace di essere innovativa fin dalla sua nascita, che si basava sulla non concorrenza con le cooperative socie del consorzio, che tuttora conferiscono a noi il 100 per cento del prodotto”.

La cosa che la rende più orgogliosa?

“Aver messo Cevico in condizione di avere una grande squadra che la guiderà in futuro. Le cooperative hanno il dovere di pensare al ricambio dei propri vertici. La gioia più grande sarà vedere crescere questa impresa nei prossimi anni”.

In che mani lascia Cevico?

“Marco (Nannetti, Ndr) sarà un ottimo presidente perché è una persona preparata nella gestione, ma ha anche una profonda consapevolezza su che cosa significa essere una cooperativa”.

Come si è arrivati al suo nome?

“Mi fu segnalato dall’allora responsabile degli affari legali, Claudio Sangiorgi, come suo possibile successore. “E’ un ragazzo in gamba, fai una chiacchierata con lui”, mi disse. Era molto ferrato nella legislazione vitivinicola, ma mostrò subito doti importanti di relazione con le persone e una corretta idea della cooperazione. Ci ha messo passione, competenza e idee, facendosi ben volere e stimare da soci, consiglieri e dipendenti di Cevico. Si è autoselezionato. A me ha sempre fatto comodo avere al fianco persone in gamba, capaci di risolvere problemi e non crearli: l’ho sempre considerato un enorme valore aggiunto, anche se il confronto è sicuramente più faticoso”.

Che farà da grande?

“Tante bellissime cose. Per il momento rimango coordinatrice del settore vino dell’Aci dove c’è tanto lavoro da fare. Abbiamo appena concluso il primo Festival del vino cooperativo a Milano: è stato un successo oltre ad ogni mia aspettativa, con tanti giovani interessati e un format all’insegna della libertà del gusto. E’ emersa la nostra vera anima: piccoli in vigna e grandi sul mercato. Inoltre – conclude Ruenza Santandrea – in Cevico mi hanno chiesto di seguire ancora alcuni progetti speciali e non c’è motivo di non farlo”.

Nella foto: Ruenza Santandrea

Cambio al vertice di Cevico, Santandrea lascia la presidenza (intervista)
Cronaca 29 Dicembre 2017

La scuola dell'infanzia di Dozza necessita lavori, dopo le vacanze di Natale le lezioni traslocano

La scuola dell”infanzia Toschi Cerchiari di Dozza necessita una corposa ristrutturazione e messa a norma e, dopo le vacanze di Natale, non riaprirà. In attesa dei lavori, gli studenti traslocano all”interno dello stabile della scuola elementare del capoluogo.

Complessivamente si tratta di opere per oltre 740 mila euro, almeno secondo l”ipotesi dell”Amministrazione dozzese che con uno degli ultimi atti del 2017, in Consiglio comunale, ha approvato all”unanimità una mozione proposta dal gruppo di maggioranza per chiedere alla Regione un finanziamento straordinario per la ristrutturazione della scuola in questione.

La necessità della corposa ristrutturazione è emersa durante l”analisi di vulnerabilità sismica della scuola, che ha portato alla decisione di chiudere la stessa e spostare le lezioni; dopo le vacanze di Natale, come detto, la scuola dell”infanzia riaprirà all”interno dello stabile della scuola elementare del capoluogo.

Il fabbricato da ristrutturare è oggi di proprietà comunale, dopo l”estinzione dell”Ipab “Casa dei bambini Toschi Cerchiari” (a seguito del decreto regionale numero 11 del 30/01/2017) che era il precedente proprietario.

“E” molto positivo che in questa situazione il Consiglio Comunale si sia dimostrato compatto per cercare di ridurre al minimo i tempi per la sistemazione di questo edificio che tanto rappresenta per la comunità dozzese”, ha commentato il sindaco Luca Albertazzi.

Dozza

La scuola dell'infanzia di Dozza necessita lavori, dopo le vacanze di Natale le lezioni traslocano
Cronaca 29 Dicembre 2017

Liceo scientifico quadriennale, al via la sperimentazione da settembre

Il liceo scientifico imolese è ufficialmente rientrato nella sperimentazione del diploma in quattro anni anzichè cinque. Il progetto presentato dal dirigente del polo liceale Lamberto Montanari è stato approvato oggi e partirà con una classe del liceo scientifico già con il prossimo anno scolastico al via a settembre.

Quella del diploma in quattro anni per licei e istituti tecnici è una delle novità della legge 107 sulla “buona scuola” che prevede l’avvio per cento classi in tutta Italia dall’anno scolastico 2018/19. “Una modifica che ci mette al pari di tanti altri Paesi europei consentendo l’uscita da scuola a 18 anni – spiega Montanari -. Naturalmente, un anno in meno di lezioni presuppone un cambiamento nel metodo di lavoro e una spinta verso l’innovazione e la tecnologia applicate alla didattica. Non si tratta solo di condensare cinque anni in quattro”.

Come detto, una sola classe partirà con la sperimentazione dal prossimo settembre, per un totale di massimo 25 studenti, come deliberato dal consiglio di istituto. In caso giungessero più richieste dei posti disponibili, la scuola si occuperà di una graduatoria sulla base della valutazione di uscita dalla secondaria di primo livello. Gli studenti che sceglieranno l”opzione quadriennale, inoltre, dovranno firmare un patto di responsabilità col quale si impegnano a stare al passo con il percorso più intenso di quello tradizionale.

“Il piano di studi prevede cinque ore settimanali in più – spiega Montanari – ma anche un calendario più lungo, anticipato di una settimana a settembre, e l”alternanza scuola-lavoro dal secondo anno. Saranno inseriti nel piano di studi tutte le componenti tradizionali dell”istruzione, come laboratori, stage e scambi con l”estero, ma saranno potenziati il peer tutoring, il cooperative learning e il blendend learning per puntare al tutoraggio fra studenti e sulle tecnologie. L”esame di stato al termine dei quattro anni sarà lo stesso del percorso di studi tradizionale, per cui scegliere questo nuovo percorso significa impegnarsi di più, ma sono certo che molti studenti apprezzeranno l”idea di affacciarsi al mondo universitario con un anno di anticipo”.

A breve l”intero progetto sperimentale sarà pubblicato sul sito della scuola. Gli studenti potranno scegliere se prendere parte alla sperimentazione quadriennale entro un mese a partire dal prossimo 16 gennaio 2018.

Imola

Liceo scientifico quadriennale, al via la sperimentazione da settembre
Cronaca 29 Dicembre 2017

Dolci per le Feste e la novità del Panettoro. Le idee del pasticcere del Dulcis Matteo Coralli

«Per le feste tradizione e innovazione possono andare a braccetto. Si può mangiare un buon panettone artigianale con sapori diversi da quelli classici. Poi per chi è indeciso tra panettone e pandoro, abbiamo inventato il Panettoro, tutto da scoprire». Matteo Coralli, 36 anni, titolare della pasticceria Dulcis di Imola, racconta così la sua idea di dolce per le ricorrenze.

La «folgorazione» per la pasticceria è arrivata nelle stagioni fatte al prestigioso hotel Mare Pineta di Milano Marittima durante le vacanze estive della scuola alberghiera a Castel San Pietro. Poi, grazie a uno stage scolastico che lo ha fatto conoscere, da neodiplomato sbarca alla corte di chef Valentino Marcattilii, al San Domenico di Imola. «Fui destinato alla brigata dei primi, che è la prima che finisce il proprio lavoro – racconta Coralli -. Ogni volta andavo a curiosare e osservare la preparazione dei dolci. Così lo chef, notando il mio interesse, mi chiese se ero interessato a provare. Gli spiegai che avevo provato e mi piaceva. Così, dopo due mesi ai primi, affiancai per un anno il pasticcere di allora poi presi il suo posto. Fu un’esperienza molto importante che durò quattro anni e mezzo. Inoltre, durante la chiusura estiva del ristorante a cui attaccavo le altre mie ferie, arricchivo il mio bagaglio di conoscenze in cucina con esperienze in importanti ristoranti francesi, in Costa Azzurra».

Nel 2004 il grande passo e l’apertura della pasticceria Dulcis.
«Ho provato, è andata bene. Puntai sulla qualità»
Su cosa ha puntato?
«Sulla qualità e sul presentare i prodotti in maniera il più innovativa e intrigante possibile. Inoltre abbiamo portato una ventata d’aria fresca anche nell’estetica. Questo è un mestiere in cui devi tenere viva la curiosità che ti dà modo di inventare, sperimentare e creare qualcosa di nuovo».
A chi si ispira?
«Per quanto riguarda l’estetica ai pasticceri francesi, uno fra tutti Pierre Hermé. Se invece parliamo di gusto e abbinamenti, a Gino Fabbri che ha un rinomato locale a Bologna ed è il presidente dell’Accademia maestri pasticceri italiana».
Insomma il gusto italiano.
«Lo preferisco a quello francese perché la loro tradizione li porta su dolci molto grassi, dolci, con tanta panna e burro. Sono belli e buoni, ma dopo il secondo cucchiaino si accusa un po’ di pesantezza. In questo i nostri dolci sono molto più piacevoli da mangiare».
Quali sono i suoi ingredienti preferiti?
«Mi piace molto la frutta secca da lavorare: mandorle, nocciole, pistacchi. Prediligo il cioccolato francese che al palato è un po’ più ricco di acidità. Il burro è una materia prima importantissima per fare una buona prima colazione, anche se non lo usiamo in purezza, ma con miscele di margarine senza grassi idrogenati e fatte con oli pregiati».
Che cosa significa per lei un dolce?
«Sicuramente chi lo mangia deve chiudere gli occhi, avere un accenno di sorriso e avere la voglia di mangiarne un altro. Deve mettere di buon umore».
Quali sono i cavalli di battaglia del suo locale?
«Il nostro tiramisù, la torta Dulcis che è una mousse di cioccolato con uno strato di panna profumato alla menta. Poi la torta Baccanale, nata qualche anno fa, che è una mousse di mascarpone, cioccolato fondente con una glassa all’amarena. L’ultima novità che sta riscoprendo un discreto successo è la rivisitazione della torta di riso che ho presentato a Sweet Bologna qualche settimana fa (dove è arrivato terzo sia nella giuria tecnica, sia in quella popolare, Nda)».
A Natale il buon umore è d’obbligo, come il dolce. Quali dolci consiglia?
«Partiamo dalla tradizione, ossia pandori e panettoni, che però può essere rivisitata. I panettoni si possono fare in tanti modi: dal classico al pera e cioccolato, all’albicocca, con le noci, col pistacchio… insomma ci si può sbizzarrire a creare gusti e abbinamenti particolari. Il pandoro fa parte della nostra tradizione, ma è più complesso trovarlo artigianale: non siamo in molti a farlo. Inoltre l’anno scorso abbiamo lanciato il Panettoro».
Che cos’è e com’è venuta l’idea?
«È nato per gioco. Una sera Valentino del San Domenico mi ha fatto una battuta “Ma questo che cos’è? Un panettone o un pandoro?” Risposi: “Un Panettoro”. Così abbiamo pensato a come farlo ed eccolo qua. È l’impasto del pandoro, cotto nello stampo del panettone, glassato con una pasta di mandorle e cotto come il panettone. Sta piacendo tanto».
E in casa cosa consiglia per Natale?
«Il mio pandoro guarnito con un mascarpone fatto in casa e un po’ di cioccolata calda».
Per il cenone di Capodanno cosa fa scoprire ai clienti per stupire gli amici?
«Propongo il croquembouche, una piramide di bignè caramellati farciti con la crema chantilly. E’ un classico dolce delle feste francese molto conviviale e divertente da mangiare in un contesto simile».
Per l’Epifania è più difficile.
«Non si scappa, è una festa per i bambini quindi caramelle e biscotti».

Nella foto: il pasticcere del Dulcis Mattia Coralli

Imola

Dolci per le Feste e la novità del Panettoro. Le idee del pasticcere del Dulcis Matteo Coralli

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