Articoli dell'autore: SabatoSera Redazione

Cronaca 7 Febbraio 2018

I dirigenti scolastici imolesi domani sera per “Imola che vorrei'

La seconda iniziativa di “Imola che vorrei” dà la parola ai dirigenti scolastici.

In primavera gli imolesi saranno chiamati al voto per il rinnovo del Consiglio comunale e l’elezione del sindaco, perciò è necessaria la massima partecipazione dei cittadini sia nel manifestare le loro opinioni. A questo fine il Centro studi De Gasperi, il Centro studi Luigi Einaudi, l’associazione Imprese e professioni organizzano una serie di incontri con associazioni, istituzioni formative e culturali. La conoscenza, l’istruzione, la formazione delle risorse umane costituiscono un grande valore sociale e un capitale che ne accresce la competitività.

Mettere al centro la qualità del sistema di istruzione scolastica, universitaria e di formazione costituisce un obiettivo strategico per il futuro del nostro territorio e sarà il tema dell’incontro con i dirigenti degli istituti scolastici e del polo universitario imolesi, secondo appuntamento del ciclo Imola che vorrei.

Gli invitati. Fulvio Andalò (sabato sera) e Andrea Ferri (Nuovo diario messaggero) intervisteranno Gian Maria Ghetti (Scarabelli-Ghini), Enrico Michelini (Paolini-Cassiano), Vanna Maria Monducci (Alberghetti), Lamberto Montanari (Rambaldi-Valeriani-Alessandro da Imola), Patrizia Tassinari (Università di Bologna).

Appuntamento domani giovedì 8 febbraio, ore 18-20, presso la sala delle Stagioni, in via Emilia 25.

r.c.

Nella foto: il liceo scientifico imolese

I dirigenti scolastici imolesi domani sera per  “Imola che vorrei'
Cronaca 7 Febbraio 2018

Nella “nuova' stazione ferroviaria a breve i tornelli per accedere ai binari-VIDEO

In occasione della presentazione ufficiale del corposo intervento di restyling e riqualificazione della stazione ferroviaria di Imola, ieri Luca Cavacchioli, direttore produzione Emilia Romagna di Rfi, ha ricordato che «a breve anche Imola sarà dotata di tornelli videosorvegliati per il controllo automatizzato degli accessi ai binari». Si tratta di un progetto che riguarda altre 620 stazioni italiane. L”obiettivo è fare in modo che si possa arrivare ai binari e salire sui treni solo se in possesso di biglietto o autorizzazione. 

Per Imola c’è una complicazione col sottopasso del quarto binario, in realtà ciclopedonale di collegamento tra piazzale Marabini e l’area ex Cogne. «Stiamo valutando in accordo col Comune perché non è facile mettere tornelli in una zona di transito – ha spiegato Cavacchioli -, ci sono diverse ipotesi, ad esempio suddividere parte del sottopasso». Tra i punti in sospeso anche il bando per trovare qualcuno interessato a riaprire l’edicola.

l.a.

La foto e il video mostrano come si presenta la stazione ferroviaria oggi

Nella “nuova' stazione ferroviaria a breve i tornelli per accedere ai binari-VIDEO
Pillole 7 Febbraio 2018

Lavori con i vimini alla scuola di san Prospero

Questa foto risale al 1939 e ritrae la classe della maestra Pasini alla scuola elementare di San Prospero. Gli alunni sono impegnati in un”attività che oggi si potrebbe pensare insolita, la realizzazione di oggetti ottenuti intrecciando il vimine. Allora, in una scuola di campagna, il fatto non appariva così strano: molti svolgevano lo stesso lavoro a casa come normale impegno domestico e tanti avevano a disposizione la materia prima, recuperata dalle piante che crescevano lungo i fossi ricchi d”acqua.

Lavori con i vimini alla scuola di san Prospero
Cronaca 7 Febbraio 2018

Sacmi, donata una nuova speciale sedia motorizzata alla Croce Rossa di Imola

Una nuova speciale sedia motorizzata  è la donazione che Sacmi ha effettuato alla Croce Rossa di Imola e che consentirà agli operatori sanitari, che ogni anno percorrono oltre 50 mila km trasportando più di 2.900 persone,  di intervenire presso le numerose abitazioni di Imola ancora prive di ascensore e dove risiedono spesso anziani con difficoltà o disabilità motorie.

La sedia Extra Ergolift, installata su un’ambulanza che effettua quotidianamente servizio di taxi sanitario, è la versione motorizzata della sedia cingolata scendiscale Extra e presenta un telaio leggero, leve e maniglioni di presa telescopici, braccioli rivestiti e poggiapiedi anteriori, oltre a cingoli lunghi e ad alta aderenza che consentono l’appoggio sicuro su tre gradini e quattro ruote.

«Grazie a questo supporto – spiega Frabrizia Fiumi, presidente della Croce Rossa imolese – possiamo garantire la salita e la discesa del paziente in modo rapido e sicuro anche sulle scale più strette e ripide, riducendo gli sforzi degli operatori e soprattutto garantendo al paziente il massimo comfort possibile”. Con portata sino a 200 kg nella configurazione di trasporto motorizzata e 230 in quella manuale, la speciale sedia è utilizzabile anche in caso di pioggia e condizioni climatiche avverse. Dobbiamo riconoscere le nuove esigenze della nostra comunità dove si assiste a un progressivo invecchiamento della popolazione e ad un parallelo incremento del bisogno di cure, specialmente nel campo dell’assistenza domiciliare. Ringraziamo Sacmi che con questo supporto ci consente di svolgere il nostro lavoro in modo più efficiente e sicuro, nell’interesse della salute e della dignità dei pazienti”.

«La donazione Sacmi – osserva il presidente di Sacmi Imola, Paolo Mongardi – si inserisce in un contesto più ampio di azioni quotidiane che la Cooperativa compie per sostenere il diritto delle persone alla salute sia sul nostro territorio sia laddove le condizioni sociali non consentono il rispetto dei più elementari diritti di accesso alle cure, all’istruzione, al cibo. Azioni che vedono Sacmi impegnata con progetti nei Paesi in via di sviluppo ma anche sul nostro territorio, dove si assiste a una preoccupante crescita delle persone anziane e sole, bisognose di assistenza domiciliare, persone a cui va garantito non solo l’accesso alle cure ma anche la massima dignità proprio in ragione della loro condizione di persone vulnerabili».

d.b.

Nella foto: la sedia motorizzata donata dalla Sacmi alla Croce Rossa

Sacmi, donata una nuova speciale sedia motorizzata alla Croce Rossa di Imola
Cronaca 7 Febbraio 2018

Guida sicura in autodromo per i carabinieri, i corsi proseguiranno anche nel 2018

Guida sicura non solo per i cittadini ma anche…per i carabinieri. Lo scorso mese di dicembre, infatti, sono stati completati i primi Corsi di Guida Sicura d’Emergenza presso l’autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola per gli autisti delle Aliquote Radiomobili delle Compagnie della Legione Carabinieri Emilia Romagna.

Le sessioni si basavano su lezioni teorico/pratiche sulle tecniche di guida da adottare in situazioni di emergenza operativa, con l’impiego di specifiche attrezzature, in modo da alzare sia il livello di efficienza dei militari che per aumentare la sicurezza delle persone e ridurre i casi di incidenti durante gli interventi. Nello specificio l’attività si è focalizzata principalmente sulla giusta posizione di guida, la frenata d’emergenza, il controllo della sbandata e il mantenimento della corretta traiettoria in curva in ragione delle diverse condizioni atmosferiche e del fondo stradale.

I corsi proseguiranno anche nel 2018 grazie alla volontà del Consiglio di Amministrazione della società Formula Imola S.p.a., ed in particolare del Presidente Uberto Selvatico Estense, per concretizzare la collaborazione con le forze dell’ordine al fine di migliorare il servizio offerto ai cittadini. «L’Autodromo di Imola ha un rapporto di collaborazione consolidato con le Forze dell’Ordine – commenta il direttore generale dell”Autodromo Pier Giovanni Ricci – e l’Arma dei Carabinieri contribuisce da sempre in maniera capillare e fondamentale alla sicurezza di spettatori e addetti ai lavori in occasione dei nostri eventi. In questa ottica ritengo che gli spazi della struttura siano idonei per questi Corsi di Guida Sicura di Emergenza, che svolgono una funzione sociale e di sicurezza per tutti i cittadini. Questa collaborazione rientra in un progetto più ampio sui temi della educazione alla legalità e alla corretta condotta di guida, e sono allo studio diverse iniziative che vedranno la luce nei prossimi mesi».

d.b.

Nella foto: la torre Dekra dell”Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola

Guida sicura in autodromo per i carabinieri, i corsi proseguiranno anche nel 2018
Economia 7 Febbraio 2018

Curriculum e colloquio, i consigli dei direttori del personale di quattro grandi aziende

Per una sera i ruoli si sono invertiti e a dover rispondere alle domande sono stati proprio coloro che, per lavoro, ogni giorno fanno domande ai candidati in cerca di assunzione. I direttori del personale e Human resources delle aziende Crif, Curti, Hera e Sacmi sono stati «interrogati» lo scorso 25 gennaio, in occasione dell’iniziativa Jobsmart, giovani al lavoro, organizzata dal Comitato giovani soci della Bcc ravennate forlivese & imolese, seconda di tre puntate che aveva al centro il tema della ricerca del lavoro e per obiettivo dare consigli pratici su come affrontare curriculum vitae e colloquio. Tra il pubblico di una sala Bcc al completo c’erano anche molti studenti al quinto anno dell’Istituto Paolini. L’evento è stato inoltre promosso all’interno degli Istituti Alberghetti, Ghini, del liceo scientifico Valeriani e del Ciofs.

«Oggi non esiste più il cv, ma i cv – entra nel merito Federico Ulisse Giva, responsabile Personale, Mercato, Innovazione e Staff di controllo del gruppo Hera -. Quello cartaceo è solo uno degli strumenti a disposizione; può essere postato, ad esempio, su LinkedIn (il social network che connette i professionisti, Ndr), Facebook, sul sito Alma Laurea o sul portale dell’azienda prescelta. Il vantaggio è che il cv in questo modo può essere aggiornato velocemente e adattato alla realtà per cui ci si sta proponendo. Ma attenzione a non scrivere cose diverse. Tutte le versioni devono essere unite da un fil rouge. Lo stesso vale per le foto. Meglio se si vede la figura per intero e se sono professionali».

In altre parole, niente selfie in bagno, al parco o con gli occhiali da sole. Coerenza, semplicità, originalità e sintesi sono le caratteristiche che piacciono di più agli addetti ai lavori. «A video mi colpiscono molto i cv scritti in bianco su sfondo nero – prosegue il manager -. Di solito ho a disposizione 20 o 30 secondi per vedere se un cv va bene oppure no e una caratteristica che incuriosisce può giocare a favore. Fra poco si arriverà anche a meno di qualche secondo, grazie a un robot in grado di scannerizzare i cv in base ai nostri criteri di scelta e che li scremerà. Ogni anno facciamo circa 500 selezioni, il che significa vagliare circa 3 mila candidati».

Per chi ogni giorno deve scorrere decine e a volte centinaia di curricula, l’immediatezza fa la differenza. «La prima impressione è quella che conta – conferma Chiara Errigo, Human resources senior manager di Crif e responsabile della funzione Human resources del nascente campus aziendale a Varignana -. Un cv non deve essere ridondante. Mi piacciono quelli semplici, in formato classico, con blocchi ben separati e ben chiari, dove riesco a trovare subito le informazioni che cerco. E’ importante far arrivare subito a chi legge le informazioni rilevanti». Alessandro Vicentini, direttore Human resources di Curti, cita un esempio concreto: «La personalizzazione è fondamentale. Qualche giorno fa, ad esempio, mi è arrivato un cv scritto a mano, in bella calligrafia, non troppo lungo. Mi ha colpito anche perché era chiaro che la persona si era documentata ed era interessata al nostro gruppo. Un cv di una pagina e mezza al massimo, denota capacità di sintesi. Chi ha più esperienze, dopo una breve presentazione, può inserire cinque o sei righe per ognuna, cominciando da quella attuale e andando a ritroso». L’originalità sta anche nell’evitare le frasi fatte: la formula «capacità di team building» è ormai inflazionata. Meglio valutare qualcosa di più originale.

Occhio anche a quello che si pubblica sui propri profili social. Se si sta cercando un lavoro, l’esposizione sul web può giocare più o meno a favore. «Anche le aziende guardano i social per vedere quante “facce” hanno i candidati – svela Mauro Berantelli, direttore Human resources del gruppo Sacmi -. L’importante è essere sinceri. Non c’è niente di peggio che riscontrare caratteristiche diverse da quelle dichiarate. Io, ad esempio, guardo cosa fanno i giovani nel tempo libero, i loro hobby e la disponibilità a fare cose diverse durante l’iter scolastico come tirocini, esperienze all’estero, l’Erasmus, se si sono studiate le lingue anche per conto proprio. Ciò dimostra curiosità, voglia di crescere, conoscenza del diverso, che sono per noi presupposti fondamentali».

Se non sono reali, evitare di inserire competenze magniloquenti. Meglio poche, ma vere. Durante il colloquio il selezionatore farà presto a capire dove sta la verità. Agli addetti ai lavori 30 secondi bastano per capire se un curriculum è da cestinare o meno. Lo stesso brevissimo lasso di tempo molte volte basta anche a decretare l’esito di un colloquio di lavoro, anche se per fortuna c’è ancora chi pensa, come Berantelli, che «se porti una persona a colloquio, merita attenzione. Il giudizio basato sulla prima impressione può essere rischioso». Nella lista degli errori da evitare al primo posto c’è il ritardo. «Mi infastidisce – dice perentorio Vicentini -. Se l’appuntamento è alle ore 14, non si può arrivare alle 14.05. Può capitare, ma allora in questi casi si può almeno avvisare». Anche arrivare troppo in anticipo, d’altra parte, non è un segnale positivo. Un altro passaggio cruciale è la stretta di mano. «Deve avere la giusta intensità – prosegue -, non fare male, ma nemmeno essere molle. Basta fare qualche prova prima». Tensione permettendo, presentarsi con un sorriso può essere già un buon biglietto da visita. «Non si può essere arrabbiati al primo colloquio – aggiunge -. In genere guardo anche a come il candidato risponde quando gli offro qualcosa da bere. Per me sono primi segnali».

Superato l’impatto iniziale, un elemento su cui i direttori concordano è il grado di interesse dimostrato verso l’azienda. «E’ importante essere informati – sottolinea Berantelli -, dimostrare di sapere cosa fa l’azienda in questione e con chi si ha a che fare. Sembra un’ovvietà, ma non lo è. Lo stesso vale per l’abbigliamento; deve essere adatto al contesto e a quello che si sta facendo». L’idea che un candidato debba solo rispondere alle domande è superata. Meglio essere curiosi, per non subire il colloquio in modo passivo. Ovvio che al primo incontro le domande non devono contemplare gli argomenti stipendio, tipo di contratto, ferie e straordinari. «La preparazione su ciò che fa l’azienda è fondamentale – esplicita Errigo con un esempio -. Sono bene accette tutte le domande che mi fanno capire che la persona vuole conoscere meglio cosa facciamo, le caratteristiche del ruolo, la formazione necessaria a supporto del percorso professionale. Di solito guardo se la persona è presente nel dialogo e cerco di capire se si troverebbe bene da noi. Una volta, dopo aver presentato l’azienda e il ruolo che cercavamo, ho chiesto alla candidata cosa ne pensasse, ottenendo per cinque o sei volte la stessa risposta poco esaltante: “Carino”…». Altre domande possono essere, ad esempio «qual è la collocazione all’interno dell’organizzazione, quali sono gli obiettivi della figura che si sta cercando, quanto tempo si ha a disposizione per svolgere l’attività richiesta» aggiunge Vicentini.

«Bisogna avere ben chiaro che cosa si vuole – dice Giva-. Se non si è davvero disposti a fare trasferte e si afferma il contrario, si percepisce». Può anche capitare di essere messi virtualmente alla prova. «Spesso uso la tecnica Star (situazione, compiti, azioni, risultati) – prosegue – che permette di capire quali comportamenti sono stati messi in atto in un determinato contesto e quali risultati sono stati ottenuti». E dopo il colloquio? «Se passa un mese – concordano i direttori – è legittimo richiamare per avere un riscontro». Se non è andato a buon fine, nulla vieta di riprovarci tempo dopo, inviando di nuovo il cv. «L’importante è non scoraggiarsi – conclude Giva – e può essere utile restare in contatto con il selezionatore su LinkedIn». Anche all’interno della stessa azienda, la situazione può cambiare nel giro di qualche mese…

lo.mi.

Nella foto: gli organizzatori e i relatori della serata del 25 gennaio scorso

 

Curriculum e colloquio, i consigli dei direttori del personale di quattro grandi aziende
Cronaca 6 Febbraio 2018

La coabitazione è il futuro, a Imola dal 2002 esiste il «Condominio solidale» di via Bucci

Coabitazione come antidoto alla solitudine e per andare incontro al bisogno di assistenza di una popolazione sempre più anziana. In Emilia Romagna i residenti con più di 65 anni sono oltre un milione, di cui quasi 570 mila con più di 75 anni. E le previsioni demografiche indicano nei prossimi vent’anni una crescita complessiva della popolazione anziana (65 e oltre) di circa il 28%. Anche per questo la Regione sta puntando sulle formule che dovrebbero ritardare il più possibile l’ingresso nelle strutture protette. Un tema trattato anche nel recente convegno dal titolo Prima della non autosufficienza: nuove forme di abitare sociale e domiciliarità.

Su questo fronte Imola ha fatto da apripista a livello non solo regionale, ma nazionale, nel lontano 2002, con la realizzazione del Condominio solidale di via Bucci; un’esperienza pilota che negli anni seguenti ha attirato l’attenzione anche di trasmissioni come Report e Speciale Tg1. A questa esperienza negli anni si sono aggiunti il Condominio di «buon vicinato» a Borgo Tossignano, attivo dal 2013 (8 alloggi monofamiliari dove vivono 12 persone, più 1 alloggio per la famiglia tutor), e gli appartamenti protetti a Medicina (17 alloggi che ospitano 23 utenti, senza famiglia tutor), tutti gestiti dall’Asp Circondario imolese. «La caratteristica comune di questi progetti – spiega la direttrice dell’Asp, Stefania Dazzani – è rappresentata da una residenzialità assistita, data da piccoli appartamenti, monolocali o bilocali, con il supporto di servizi interni o esterni, al fine di ritardare o evitare per quanto possibile l’istituzionalizzazione. Le diverse realizzazioni costituiscono una risposta per le persone con ridotta autonomia, in condizione di fragilità e sono una soluzione intermedia tra l’assistenza domiciliare e la casa residenza. L’inserimento nel servizio è legato al progetto formulato dall’assistente sociale responsabile del caso e condiviso con l’utente. Può essere anche a tempo indeterminato, trattandosi di soluzione tesa a favorire la domiciliarità delle persone anziane e/o disabili, anche parzialmente non autosufficienti».

A Imola il Condominio solidale comprende 12 appartamenti dedicati all’utenza anziana e adulta con disabilità, più uno, che viene concesso in comodato gratuito alla famiglia tutor (al momento non presente). Nei primi anni di attività è stato occupato da una famiglia di origini straniere, che faceva da punto di riferimento per gli abitanti del condominio. L’anziano (o adulto) ospite degli alloggi protetti è tenuto a compartecipare ai costi del servizio in base alle proprie condizioni economiche, determinate tenendo conto dell’Isee. «Nel 2016 – dettaglia Laura Barelli, responsabile dell’area Imola per l’Asp – al Condominio solidale hanno soggiornato complessivamente 17 utenti. Attualmente sono accolti 9 anziani (dai 66 ai 91 anni) e 3 adulti prossimi all’età anziana, portatori di invalidità. A completamento, sta facendo l’ingresso un ulteriore anziano». Durante la giornata, dalle ore 7 alle 20, è presente un operatore professionale del servizio di assistenza domiciliare gestito dal consorzio Comunità solidale. Inoltre, dal lunedì al venerdì (ore 9-10) è attivo l’ambulatorio infermieristico, gestito dai volontari Auser e Anteas.

La famiglia tutor viene scelta in collaborazione con una associazione no profit, con cui Asp si convenziona. «Privilegiamo il rapporto con l’associazionismo – prosegue Barelli – perché è più efficace e favorevole per la famiglia che si inserisce e che in questo modo non è sola, ma affiancata anche dai volontari dell’associazione».

L’individuazione della famiglia avviene attraverso un bando pubblico, emesso dall’Asp, a cui rispondono le associazioni interessate a questo tipo di collaborazione. «La famiglia non svolge una attività di tipo assistenziale – precisa Barelli -, ma instaura con i condomini un rapporto su base volontaria. In questi quasi 17 anni di esperienza il modello iniziale si è trasformato. Quando siamo partiti l’utenza era tutta composta da anziani. Poi negli anni il servizio è stato esteso anche a quella parte di popolazione che a causa di malattia invalidante ha necessità analoghe. Così abbiamo rimodulato il tipo di assistenza fornita e il tipo di apporto. Oggi, ci stiamo spostando sul concetto di custode sociale, una famiglia non più bloccata giorno e notte a vigilare, ma a cui far riferimento, ad esempio, per allertare il 118 (ora di notte funziona il telesoccorso, Ndr) o attivare l’Asp se c’è un problema di manutenzione urgente in un appartamento. Ha una funzione di collegamento e rappresenta un fattore di sicurezza, mentre l’aiuto materiale viene svolto dagli operatori professionali e dai volontari». Inoltre, il Condominio solidale è anche un punto di riferimento per gli abitanti del quartiere circostante. «L’ambulatorio infermieristico, aperto sin dall’inizio anche alla popolazione del quartiere Marconi, è rimasto un aspetto positivo. Nel tempo, poi, si sono sviluppati progetti di socializzazione, anche in collaborazione con il vicino centro sociale Giovannini, che coinvolgono persone dall’esterno, anziane e giovani. Come succede, ad esempio, ogni giovedì attraverso un’iniziativa di buon vicinato».

lo.mi.

Nella foto: uno degli alloggi all”interno del «condominio solidale» di Imola

La coabitazione è il futuro, a Imola dal 2002 esiste il «Condominio solidale» di via Bucci
Cronaca 6 Febbraio 2018

Lotta allo spreco alimentare, a Imola il Banco alimentare recupera 18 milioni di pasti. L'impegno di Coop Alleanza 3.0

Si è celebrata lunedì 5 febbraio la Giornata nazionale della lotta allo spreco alimentare. In Emilia Romagna tale attività viene supportata da alcuni attori tra i quali il più importante, per numeri, è la Fondazione Banco Alimentare Emilia Romagna con sede a Imola. Grazie ai volontari del Banco nel 2017 sono state recuperate oltre 9 milatonnellatedi derrate alimentari corrispondenti a oltre 18 milioni di pasti donati ai bisognosi.«Una storia lunga 26 anni di contrasto alla povertà – dice il presidente del Banco Alimentare Emilia Romagna, Stefano Dalmonte – attraverso il recupero delle eccedenze alimentari da diverse fonti ha da settembre 2016 un “nuovo alleato”: la legge Gadda. E proprio l’onorevole Maria Chiara Gadda ha presentato tale legge a Imola l’anno scorso in occasione della Festa Nazionale del Pdal Lungofiume e la buona notizia e che la legge funziona».

Con l’entrata in vigore della legge Gadda, le donazioni e il recupero sono aumentati. Secondo la ReteBanco Alimentare le donazioni delle eccedenze dalla Grande distribuzione organizzata (Gdo) hanno segnato una crescita del 21,4 per cento nel periodo ottobre 2016 – ottobre 2017. «Dopo l’entrata in vigore della legge 166, abbiamo riscontrato un progressivo cambio di cultura degli operatori della filiera, concretamente testimoniato dall’aumento dei punti vendita disponibili e per quantità di alimenti recuperati», commenta in una nota Andrea Giussani, presidente di Banco Alimentare Nazionale.

Anche Coop Alleanza 3.0 riferisce che l’incidenza media delle eccedenze alimentari è dimezzata rispetto a quella registrata dal resto della grande distribuzione, sottolineando come le donazioni siano aumentate del 15% rispetto all’anno precedente: 6 mila tonnellate di derrate alimentari donate a più di 900 associazioni, per un valore pari a 28 milioni di euro e la realizzazione di campagne di sensibilizzazione condotte anche dalle aziende, nell’ambito di progetti educativi o di responsabilità sociale, attivati nelle scuole, nelle famiglie, sui social network.

p.b.

Nelle foto: la raccolta di alimentari all”ingresso del Centro Leonardo

Lotta allo spreco alimentare, a Imola il Banco alimentare recupera 18 milioni di pasti. L'impegno di Coop Alleanza 3.0
Cultura e Spettacoli 6 Febbraio 2018

Erf, questa sera il pianista Francesco Nicolosi sul palco del teatro Stignani

Il magistrale pianista Francesco Nicolosi nell’interpretazione di un’antica sfida tra due grandi pianisti: Sigismund Thalberg e Franz Liszt. I virtuosismi andranno in scena stasera alle 21 al teatro Stignani di Imola, nell”ambito della rassegna invernale curata da Emilia Romagna Festival.

«Thalberg e Liszt nacquero a due mesi di distanza – spiegano le note al concerto -. Furono virtuosi del pianoforte. Dalla carriera pirotecnica, dalla tecnica perfetta e dall’interpretazione personalissima, si incrociarono a Parigi nel palazzo della principessa Belgiojoso. In un’epoca in cui i virtuosi girovagavano come cavalieri erranti per le corti d’Europa, fu organizzata una sfida: chi, tra Thalberg e Liszt, sarebbe risultato eccezionale? Il duello, raccontano i cronisti, fu un duello sorprendente. Thalberg prendeva le melodie di Rossini e le mescolava al pianoforte in un turbine di dita. Liszt, il grande Liszt, sentiva la musica fin nelle ossa, nell’aspetto del volto, nel fiato e nel colore della pelle. La principessa Belgiojoso il giorno dopo deliberò: “Thalberg è il migliore del mondo; Liszt è unico”. Il duello non lasciò, quindi, né morti né feriti: solo vincitori, musica, ed epica bellezza».

Il programma che Nicolosi proporrà vede, tra l”altro, Casta Diva dalla Norma di Bellini, Souvenir di Un Ballo in Maschera di Verdi op. 81, Rigoletto. Paraphrase de concert ancora di Verdi. Francesco Nicolosi è uno dei massimi esponenti della scuola pianistica partenopea. Si è esibito nelle più importanti sale da concerto del mondo, dalla Queen Elizabeth Hall alla Wigmore Hall di Londra, dalla Victoria Hall di Ginevra alla Radio Nacional di Madrid, fino al Teatro alla Scala o all’Accademia di Santa Cecilia di Roma. Oltre che in tutta Europa ha effettuato tournée in Islanda, Russia, Stati Uniti, Canada, Messico, Argentina, Singapore, Giappone e Cina ed è stato ospite dei più esclusivi festival. L’autorevole critico e musicologo Paolo Isotta ha scritto di lui: «Bisogna riconoscere che nessuno oggi gli può essere accostato per la luminosità del suono, la capacità di cantare e legare (…) egli va considerato uno dei migliori pianisti viventi». Ricopre attualmente la carica di direttore artistico del Premio Pianistico Internazionale Sigismund Thalberg e fino al 2014 è stato direttore artistico della rassegna concertistica «I concerti d’Estate di Villa Guariglia», del Festival «Jeux d’art» a Villa d’Este, del Festival Roccaraso in Musica e dei Corsi Internazionali di Alto Perfezionamento e Formazione Musicale con sede a Napoli e Roma. È stato insignito di numerosi e prestigiosi premi alla carriera. Da gennaio 2015 è direttore artistico dell’Ear Teatro Massimo Bellini di Catania.

Biglietto da 20 a 12 euro, ridotto da 17 a 10. i ragazzi delle scuole imolesi fino a 19 anni 1 euro, gratuito sotto i 10 anni. Info: 0542/25747, www.erfestival.org

Nella foto (tratta dalla sua pagina facebook): il pianista Francesco Nicolosi

Erf, questa sera il pianista Francesco Nicolosi sul palco del teatro Stignani
Cronaca 6 Febbraio 2018

Record di presenze turistiche 2017: Imola 216 mila, e tutti i comuni vanno più forte di Bologna

Una invasione di turisti nel 2017. Il comune più grande del circondario ha toccato quota 215.993 presenze nel 2017. Un +18,7% a cui fanno compagnia dati importanti anche per le altre realtà dell”imolese: dalle 100.111 di Castel San Pietro (prima volta sopra centomila) alla costante tenuta di Dozza (oltre 13 mila presenze) alla crescita esponenziale degli altri comuni imolesi che arrivano assieme a oltre 25 mila presenze con una impennata del 42%.I dati appena pubblicati dalla Regione confermano un deciso aumento dei flussi turistici per tutti i Comuni del territorio, superiori rispetto anche alla città di Bologna che cresce del 13,6% rispetto al 2016. Va ricordato che le linee guida della Destinazione Turistica Bologna Metropolitana, il nuovo soggetto titolare delle strategie del turismo della Città Metropolitana, prevedevano per i prossimi 3 anni un obiettivo di crescita del 3,5% annuo.

Per Imola Faenza Tourism Company, la società che ha messo in sinergia soggetti pubblici e privati nella commercializzazione del territorio dei comuni imolesi e faentini. Anche questi ultimi hanno raggiunto nel 2017 record di presenze: Faenza con 191.094 presenze ha segnato un + 5,5% rispetto al 2016, Casola Valsenio (+31,9%), Brisighella (+14,4%), Riolo (+13,9%).«Nel complesso si tratta di un importante risultato – spiega il direttore di If, Erik Lanzoni – frutto della sinergia tra pubblico e privato a cui la nascita di Imola Faenza Tourism Company ha dato un ulteriore impulso andando a ricoprire un ruolo operativo e mettendo in essere azioni di promo-commercializzazione in Italia ed all’estero. Inoltre l’aggregazione del territorio imolese e faentino ha anticipato le strategie della nuova legge regionale che chiede di allargare la promozione non più solo sui singoli prodotti, ma a territori più estesi per valorizzare l’integrazione delle eccellenze. Motor Valley, Food Valley e Wellens Valley continueranno ad essere i principali prodotti trasversali che ci caratterizzano ai quali si aggiungono le offerte artistico-culturali e quelle legate al turismo “leisure”, attività outdoor, sviluppo del cicloturismo e del turismo esperienziale».

p.b.

Nelle foto: i Fantaveicoli in piazza Matteotti a Imola

Record di presenze turistiche 2017: Imola 216 mila, e tutti i comuni vanno più forte di Bologna

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