Articoli dell'autore: SabatoSera Redazione

Sport 20 Febbraio 2018

Intervista a Juan Rodriguez, primo colpo del mercato invernale dell'Ic Futsal

Non ha il fisico di un tanguero, anche perché al ballo più famoso del Sudamerica ha sempre preferito il reggaeton. Juan Rodriguez, primo colpo del mercato invernale targato Ic Futsal, è nato nel ’92 da padre spagnolo emigrato in Argentina e madre di origini italiane e ha cominciato a muovere i primi passi a Buenos Aires nel quartiere, o per meglio dire nel barrio, di Parque Avellaneda.

«Fino ai 15 anni mi dividevo tra calcio e futsal – racconta il laterale offensivo soprannominato gallego (galiziano), ovvero il modo con cui gli argentini chiamano chi, come lui, possiede anche il passaporto spagnolo -. Giocavo, come centrocampista o esterno destro offensivo, nel Deportivo Español, squadra della mia città di cui sono tifoso e che ora milita in Terza Divisione. Gli orari, purtroppo, non erano compatibili e, alla fine, scelsi di concentrarmi solo sul calcio a 5».

Il famoso poeta e scrittore Jorge Luis Borges, tuo concittadino, diceva che «ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per la strada, lì ricomincia la storia del calcio».

«I ragazzi giocano un po’ ovunque e, soprattutto, quelli dei quartieri più poveri riescono a sfondare perché hanno più fame degli altri. Buenos Aires, comunque, è una città incredibile e per me non ha eguali al mondo».

In carriera hai militato in patria nell’America del Sud, prima dell’esperienza al Santiago Futsal de España e, in Italia, al Noicattaro, formazione pugliese di A2.

«Ho giocato molte stagioni nella squadra della mia città, ma ho sempre sognato di trasferirmi un giorno in Spagna o in Italia, anche perché qui ho tanti amici come, ad esempio, Matias Rosa del Pescara. Al sud, comunque, ho notato che la gente assomiglia di più a noi sudamericani».

Sei qui da pochi mesi, ma che idea ti sei fatto della nuova squadra?

«Il livello è buono e, all’inizio, non riuscivo a capire come mai i punti in classifica fossero così pochi. Ora siamo in netta crescita e la salvezza è certamente possibile, ma bisogna essere ambiziosi e guardare le squadre davanti e non quelle dietro. In rosa ci sono tanti brasiliani e con gli argentini la rivalità è solo calcistica, perché a me piace il loro stile di vita e invidio la loro allegria».

Fin da subito il tecnico Pedrini ha puntato su di te.

«Fuori dal campo mi ha aiutato molto e, per me, queste qualità vengono prima rispetto a quelle da allenatore. Ero fermo da un mese, dopo la fine del campionato argentino, lui mi ha dato una preparazione e una dieta specifica e ora sto bene. Ho sentito subito la sua fiducia e lo ringrazio per la pazienza che ha avuto con me».

Imola, ovviamente, non è certo Buenos Aires. Come procede l’ambientamento?

«L’italiano è simile allo spagnolo, quindi non sto incontrando troppe difficoltà con la lingua. In generale, comunque, non è semplice perché mi manca la famiglia, gli amici e la mia ragazza che, per fortuna, mi raggiungerà tra poco. Imola è una città molto tranquilla, anche se a volte, non incontrando nessuno in giro, mi chiedo dove sia la gente. In casa abito con i miei compagni di squadra Lari e Magliocca e, vista la loro giovane età, sto facendo la prima esperienza da padre (ride, nda)».

Oltre al calcio ti piacciono altri sport?

«Li guardo quasi tutti alla tivù e da piccolo giocavo a tennis. Mi piace anche il paddle e un giorno forse proverò i nuovi campi vicino all’autodromo. Inoltre, ho una sorella e due fratelli più piccoli e adoro sfidarli alla Playstation».

Tra Puglia ed Emilia Romagna si può dire che tu abbia assaggiato due tra le migliori cucine del nostro Paese.

«Ho subito apprezzato la pasta. Non credevo che si potesse mangiarla tutti i giorni a pranzo, poi ho scoperto che usate un condimento diverso ogni volta. Anche la pizza è diversa perché qui è molto più sottile rispetto alla nostra».

La tradizione argentina, invece, si identifica spesso con l’asado e il mate.

«Una bella grigliata vorrei farla anche qui, ma non ho ancora trovato le carni giuste. Il mate, invece, me lo preparo spesso e penso piaccia anche a Pedrini».

Domanda scontata. Chi è il tuo idolo sportivo?

«Rispondo con una frase che si dice da noi: “io non giudico Maradona per quello che ha fatto con la sua vita, ma per quello che ha fatto con la mia”. Da solo ha portato un popolo intero sul tetto del mondo e non ha senso discutere se sia migliore lui o Messi».

In Argentina avete una bella tradizione anche nel basket.

«Infatti, per me, il migliore in assoluto è Manu Ginobili, che ha fatto la storia di questo sport e, nonostante l’età, è ancora competitivo ad alti livelli».

Lo sai che il capitano della squadra di basket dell’Andrea Costa Imola è il tuo concittadino Patricio Prato?

«Non lo sapevo. Seguo, invece, su Instagram il capitano dell’Imolese Gustavo Ferretti e mi piacerebbe, un giorno, andare a vederlo giocare».

Normale spendere due parole anche per un’altra personalità argentina importante come Papa Francesco.

«Viveva nel mio quartiere e, come arcivescovo di Buenos Aires, era presente alla mia Comunione. Oltretutto, tifa per il San Lorenzo e il loro campo è a cinque minuti da casa mia».

Il vostro senso di appartenenza alla nazione è molto forte. Cosa rappresenta per te la maglia albiceleste?

«Siamo campioni del mondo in carica ed è la camiseta più bella che ci sia. Qui la tengo vicina al letto e la guardo tutte le volte che mi sveglio. Sono stato convocato nelle selezioni giovanili e anche in quella maggiore ma, finora, ho disputato solo alcune amichevoli, oltre ad un torneo a settembre che abbiamo vinto in Thailandia».

Il 22 febbraio compirai 26 anni. Cosa sogni per il tuo futuro?

«A livello sportivo vorrei partecipare a un Mondiale. Più realisticamente, però, mi piacerebbe disputare un campionato al vertice con il club, un po’ come ha fatto Imola l’anno scorso. Fuori dallo sport, invece, vorrei, un giorno, sposarmi, avere dei figli e laurearmi in Scienze Motorie, visto che mi manca solo un anno e mezzo».

da.be.

Nella foto: Juan Rodriguez

Intervista a Juan Rodriguez, primo colpo del mercato invernale dell'Ic Futsal
Cultura e Spettacoli 20 Febbraio 2018

CooperAttivaMente, lo studente in alternanza scuola Leonardo Randi racconta l'incontro con Rumiz

All’interno della sala dell’Accademia pianistica internazionale di Imola, ospitata nella Rocca sforzesca di Imola, luogo già di suo suggestivo e fiabesco, è arrivato il giornalista e scrittore Paolo Rumiz. L’occasione di incontro è stata la presentazione del suo nuovo libro «La Regina del Silenzio» (La nave di Teseo), del quale ha discusso con il giornalista di sabato sera Paolo Bernardi in un’intervista che ha unito l’attualità alla fiaba e alla musica.
Proprio la musica di un pianoforte suonato da Francesco Comito, allievo dell’Accademia fondata e diretta dal maestro Franco Scala, ha introdotto al pubblico l’autore e dopo quasi due ore lo ha salutato, più dolcemente di come lo ha presentato, ma sempre (e non a caso) con brani tratti da «Quadri da un’esposizione» di Musorgskij.
«Sempre che le fiabe siano letteratura» si chiede Rumiz. Perché quella che ha scritto l’autore triestino è una fiaba, voluta per i suoi nipoti affamati di storie, ma anche per tutti gli adulti che vogliono ricercare dentro le fiabe un significato più profondo.

«La Regina del Silenzio» è una fiaba musicale, perché ormai della musica Rumiz non può più fare a meno: è arrivata nella sua vita come la Bora nella sua città e ha scombinato tutto. «Le musica interviene dove le parole falliscono». Per ogni capitolo del libro infatti è consigliato un ascolto di accompagnamento e all’interno della sua prosa sono nascosti versi che hanno cambiato, in parte, natura alla storia.
La fiaba narra di un viaggio affrontato da una bambina che vive in un regno dove la musica è stata proibita a tutti, così come le vocali, ogni suono cantilenato e musicale; attraverso tale viaggio si mette alla ricerca di un aiutante per sconfiggere la Regina del Silenzio e il suo esercito.
Le Forze del Male, che sia una fiaba o una vita reale, seminano ignoranza, necessaria a sottomettere popoli e menti. «Lo fecero Stalin, Hitler, Mussolini, capi di eserciti lontani, tiranni nell’antichità e tanti altri. Cancellarono la musica e i musicisti, bruciarono libri, uccisero artisti e pensatori, scrittori e bambini, nei quali è riposta la speranza del cambiamento».
Rumiz crede fermamente che in ogni fiaba devono esserci i cattivi, i potenti, i tiranni. «E’ necessario che i bambini leggano di mostri e assassini; faranno più velocemente i conti con quello che li aspetta nella vita e saranno pronti a combattere contro qualunque mostro incontreranno o contro qualunque mulino a vento».
La voce di Rumiz è chiara, lo sguardo commosso e colmo di passione per quello che racconta.

Rumiz nel viaggiare ha la sua dimensione umana prima ancora che professionale. Perché il viaggio? Per combattere l’ignoranza è necessario conoscere e per conoscere è necessario viaggiare e incontrare. Non importa chi si incontra, come avviene o in che momento della propria vita; l’importante è che avvenga un incontro con culture diverse, con persone distanti, con idee differenti. Non sono viaggiatori coloro che prendono un biglietto aereo per trovarsi dopo dodici ore a fare shopping sfrenato nei più grandi magazzini del mondo. Essi sono solo uomini propensi alla spesa e al consumo. Invece sono viaggiatori coloro che vedono il mondo come luogo dove non fermarsi, non sedersi e dove continuare a ricercare.
«Cos’è la vita se non l’incontro continuo con l’ignoto?» si chiede Rumiz, viaggiatore instancabile che il passare degli anni di certo non ha abbattuto. Le origini dell’uomo, ricorda Rumiz, sono nel viaggio; i pochi uomini che dall’Africa cominciarono a muoversi verso nuove terre compirono il viaggio che diede origine alla discendenza del genere umano e al popolamento di altri territori. 
I loro spostamenti a piedi, la caccia per la sopravvivenza, l’inizio dell’uso della parola, li mettevano a stretto contatto con la natura.

Mentre camminavano si accorgevano che tutta la natura che li circondava era musica, ogni loro lento passo, ogni piccolo movimento di animale, il suono delle loro voci perse tra interminabili praterie, il suono dei piedi sulla sabbia e sulla roccia. La capacità degli uomini viaggiatori è sempre stata percepire, scrutare e ascoltare meglio degli altri. Il viaggiatore ritorna alle origini dell’uomo, ritrova nel suo percorso i suoi antenati camminatori e si lega alla loro immagine, cercando di seguirli.
E’ tutto strettamente collegato: la musica, il viaggio, il dialogo e la conoscenza, dipendono l’una dalle altre. Ma prima di tutto viene l’ascolto, necessario a sentire i propri passi, i passi altrui, a comprendere le problematiche della società e a organizzare un esercito contro le Forze del Male, ovunque esse si trovino.
Nell’incontro con Paolo Rumiz si è potuto conoscere e ascoltare un uomo rinvigorito dalla musica, dal suono delle parole, dal ritmo del proprio corpo e che con il suono delle sue dita sulla tastiera ha creato una fiaba per bambini con l’augurio che la capiscano, che si mettano in marcia e che riportino la musica in ogni vita, ché: «Poca differenza vi è tra morti e vivi: senza musica non si vive».

Leonardo Randi*
*L’autore di questo articolo è Leonardo Randi, studente che frequenta la 3ª del liceo scientifico «Alberghetti» di Imola che ha frequentato la Cooperativa di giornalisti Corso Bacchilega per due settimane nella sua attività di alternanza scuola-lavoro dedicata alla conoscenza delle attività editoriale e giornalistica, in collaborazione con la professoressa Lea Marzocchi.

L”ARTICOLO E” STATO PUBBLICATO NEL NUMERO 6/2018 DEL 12 OTTOBRE 2018 DI SABATO SERA

L”intervento di Rumiz su “sabato sera”

La lettera del maestro Igor Coretti Kuret a “sabato sera” tra ringraziamenti e richieste

Imola

CooperAttivaMente, lo studente in alternanza scuola Leonardo Randi racconta l'incontro con Rumiz
Cultura e Spettacoli 20 Febbraio 2018

CooperAttivaMente, la lettera a “sabato sera' del maestro Coretti tra ringraziamenti e richieste: «Un’orchestra di ragazzi europei sempre alla ricerca di sostenitori»

Igor Coretti Kuret e il direttore artistico della European Spirit of Youth Orchestra ha scritto la lettera che riportiamo di seguito per sottolineare i valori che sono alla base dell’attività che Paolo Rumiz racconta qui.

Buonasera Bernardi,
la contatto, in seguito alla telefonata con Paolo Rumiz, per ringraziarla di aver ascoltato con attenzione e viva partecipazione il racconto di Paolo sulle vicende della nostra orchestra giovanile europea.
Una realtà iniziata a costruire nel 1988 – con il sostegno morale di due illustri musicisti, quali i Lord Yehudi Menuhin e Max Rostal (allora presidente e presidente onorario dell’Associazione europea dei maestri di strumenti ad arco Esta, European String Teachers Association della quale ero, allora, membro) – e realizzata nel 1993, dapprima come orchestra internazionale d’archi, formata da ragazzini tra gli 8 ed i 14 anni, allieve delle scuole di musica di Fiume, Koper-Capodistria, Ilisrka Bistrica, Izola, Nova Gorica, Trieste, Gorizia, Monfalcone, Padova, Monselice, Treviso e Venezia e successivamente, nel 1998, come orchestra sinfonica, formata da giovani musicisti dell’età tra gli 11 ed i 18 anni, provenienti dall’Austria, dalla Croazia, dalla Slovacchia, dalla Slovenia, dall’Ungheria, oltre che dall’Italia.
Le sarei, inoltre, infinitamente grato se, con un articolo pubblicato sul vostro giornale sabato sera, ci potesse aiutare nell’approccio del mondo cooperativo, viste le enormi difficoltà che la nostra orchestra (Esyo) incontra, nella sua perenne ricerca di sponsor e sostenitori.

Igor Coretti Kuret

Foto pubblicata su gentile concessione di Andrea Semplici

L”ARTICOLO E” STATO PUBBLICATO NEL NUMERO 6/2018 DEL 12 OTTOBRE 2018 DI SABATO SERA

CooperAttivaMente, la lettera a “sabato sera' del maestro Coretti tra ringraziamenti e richieste:  «Un’orchestra di ragazzi europei sempre alla ricerca di sostenitori»
Cronaca 20 Febbraio 2018

CooperAttivaMente, l'intervento di Paolo Rumiz che racconta l’Armata della musica: «La European Spirit of Youth Orchestra, metafora dell’Unione»

Vengono da Polonia, Austria, Serbia, Italia, Ucraina, Germania, Bielorussia, Ungheria, Slovenia, e ancora da Olanda, Romania, Macedonia. Persino dal Libano, che non è Europa, ma è il luogo dove Europa nacque. La bella figlia del re di Tiro, rapita da Giove e portata per amore in Occidente.
Ottantaquattro giovani fra i 13 e i 20 anni, di dodici nazioni, ospiti per le prove al Collegio del mondo unito, molti alla loro prima tournée sinfonica.
Migranti a loro modo, essi compiono un viaggio in musica e parole attraverso quell’universo di popoli, lingue, fiumi, mari e montagne che ha nome Europa. E’ la European Spirit of Youth Orchestra, l’unica che si riforma ogni anno e ogni anno si dissolve, seminando nei teatri del mondo talenti musicali che resteranno legati per sempre a questa irripetibile iniziazione. E’ la scommessa controcorrente di un maestro triestino, Igor Coretti Kuret.

In una tournée che la scorsa estate dal Piemonte e le Alpi ci ha portati fino a Roma, a Capua antica, Napoli, i Sassi di Matera, la Puglia profonda e i monti del terremoto in Appennino, abbiamo parlato di strade, sentieri, ferrovie, ponti, tracce, tratturi che hanno consumato milioni di scarpe, spostato milioni di vite e bagagli. Abbiamo celebrato insomma i cammini, a partire dalla grande Numero Uno, la Via Appia antica, che una pattuglia di esploratori ha riconsegnato all’Italia dopo decenni di oblio. Contro il nuovo rinascimento dei muri, abbiamo dato voce a chi migra per lavoro, amore, paura, curiosità, fame o semplice inquietudine.
Un modo, il nostro, anche per dire che l’Unione europea, che ci ha garantito settant’anni di pace, non è un regalo del cielo, ma qualcosa che un giorno potrebbe anche scomparire, come gli imperi dopo la Grande guerra.
Qualcosa che, per durare, va costruita giorno dopo giorno. Con pazienza, responsabilità e fatica. Esattamente come questa orchestra.

Con i suoni è impossibile competere perché i suoni sono l’essenza del mondo. Il tuono, il canto, il mormorio, il vento, la litania, il rimbombo, il brusio: è questo che fa unico il tuo viaggio. Anche il silenzio, quando la notte dilata i sensi e indica sentieri dimenticati coperti dalla polvere del tempo.
Europa è sinfonia, pentagramma. Il fruscio degli uliveti sotto la luna in Sardegna. Il canto del Reno che spumeggia nel cuore delle Alpi svizzere. La bora che fa cantare le scotte delle vele e accende voglia di frontiere. Il tuono dell’Atlantico sotto i faraglioni di Cornovaglia. I muezzin di Mazara in Sicilia, che cercano la sponda tunisina. I violini zingari sulle rive del Danubio.
Europa è il rintocco della campana di San Marco a Venezia che chiama i minareti di Costantinopoli perché il Bosforo è la continuazione del Canal grande. E’ lo sferragliare di un treno che fila verso il Mar Nero nella luce verde della sera, mentre le prime stelle paiono fiaccole celesti di un allucinato Van Gogh. 
Europa è il ventaglio di luce che, all’alba, in un monastero serbo, disegna pentagrammi nell’incenso attorno al fiato dei cantori, prima che il bosco si svegli, e merli e cinciallegre cantino le lodi di Lui.
E’ il canto rauco di un gallo tra i resti di un tempio nel Peloponneso, con una luna di pergamena che si inabissa nello Jonio. 
Europa, oggi chi canta più la tua leggenda? 
Il mito ci ricorda che sei una figlia dell’Asia, che sei la sponda dove tutto finisce, il giardino delle Esperidi. Sei il vento che strattona le vele di chi passa Gibilterra. Il coro favoloso delle visitatrici russe nella cripta di San Nicola di Bari. Il mormorio del Tago che sfocia in un estuario di luce a Lisbona, alla fine della Terra del tramonto, e ci indica il senso più antico del tuo nome.

Oggi parlare di Europa è far politica, ma io e la  European Spirit of Youth Orchestra non siamo di nessun partito.
Non portiamo voti. Ma offriamo a queste terre di confine il loro senso autentico. Quello che fu – e non è più – di Sarajevo, di Odessa, Alexandria. Essere punto di incontro delle culture che hanno fatto l’Europa. Il mondo slavo, latino, tedesco ed ebraico.
Il nostro è un discorso politico, nel senso più alto. Il tentativo di offrire alla politica una narrazione nuova, e più emozionale, dell’Europa, questa nostra patria comune così male amata.
Non è affatto un caso che tutto questo sia partito da Trieste. Le frontiere sentono l’Europa più dei grandi centri, e noi siamo Europa. Più di Bruxelles, Berlino, Roma, Madrid, Parigi.
Gli 84 ragazzi che compongono l’orchestra sono il nostro Hinterland. Lo ricostruiscono in musica, meglio di tanti discorsi.
Ci ricordano che non c’è Europa senza Oriente, e senza un orizzonte mediterraneo.

Paolo Rumiz

L”ARTICOLO E” STATO PUBBLICATO NEL NUMERO 6/2018 DEL 12 OTTOBRE 2018 DI SABATO SERA

CooperAttivaMente, l'intervento di Paolo Rumiz che racconta l’Armata della musica: «La European Spirit of Youth Orchestra, metafora dell’Unione»
Sport 19 Febbraio 2018

Basket A2, Imola spaventa la Fortitudo ma alla fine vince Bologna

Il derby della Città metropolitana rispetta gli equilibri… politici e di classifica con la Fortitudo che vince (83-81) dopo aver subito l”Andrea Costa nei primi due quarti e aver tremato nel finale in volata. I canestri da 3 di Alviti e Bell (15 punti a testa) mettevano Imola in scia di Bologna negli ultimi 30″. Dalla lunetta Bologna raccoglieva gli ultimi spiccioli e a 5 secondi dalla fine moriva il sogno di Imola che con Alviti da 3 ha cercato di vendicare il tiro di Mancinelli che aveva deciso il derby d”andata. Imola, guidata da Patricio Prato (21 punti dopo essere partito in quintetto) è naufragata nella seconda metà di partita sotto i colpi della premiata ditta Mancinelli & Cinciarini (21 e 19) ma ha avuto un sussulto finale che ha fatto nuovamente tremare i più nobili cugini.

Il primo quarto vede Alviti (7) protagonista nel + 9 di fine quarto (16-25). Nel secondo quarto si muovono anche gli americani di Imola e Maggioli, pur a mezzo servizio, fa pesare sotto le plance. La Fortitudo si perde nella difesa di Imola e il ritardo della Effe cresce fino al +17 per Imola (40-23) dopo un canestro di un molto positivo Gasparin a metà del quarto. L”enfasi di Prato (5 punti) mantiene Imola in vantaggio con doppia cifra all”intervallo (48-38).

Prato continua la sua partita monstre anche nel terzo parziale, ma è l”unico assieme a qualche sprazzo di Wilson a contrastare i biancoblù che con Amici confezionano la rimonta. Fortitudo avanti al 30° (68-66). L”ultimo quarto è infarcito di paure ed errori fino ad un finale di pathos che piace a Bologna e beffa Imola.

r.s.

Il tabellino

Fortitudo Bologna – Andrea Costa Imola 83-81

(16-25, 22-23, 30-18, 15-15)

Bologna: Mancinelli 21, Cinciarini 19, Amici 10, Chillo 7, Mccamey 7, Fultz 5, Gandini 4, Italiano 4, Rosselli 4, Pini 2. Ne: Montanari, Boniciolli.

Andrea Costa Imola: Prato 21, Alviti 15, Bell 15, Wilson 12, Maggioli 8, Gasparin 7, Simioni 3, Penna. Ne: Cai, Toffali, Turrini, Rossi.

Nella foto: Patricio Prato

Basket A2, Imola spaventa la Fortitudo ma alla fine vince Bologna
Cronaca 19 Febbraio 2018

Il Lions Club Val Santerno in favore dell'associazione Amare per l'auto mutuo aiuto dei reumatici

Un service per l”auto mutuo aiuto dei reumatici dell”associazione Amare. Si tratta, di fatto, di una donazione volontaria del Lions Club Val Santerno che ha destinato i fondi di una cena di beneficenza organizzata presso il Circolo Sersanti all”associazione imolese. Il contributo erogato servirà all”associazione per finanziare l”acquisto di una strumentazione specifica da donare allìambulatorio di Reumatologia di Imola.

Amare (Associazione Mutuo Aiuto Reumatici) ha come obiettivo quello di offrire aito alle persone affette da malattie reumatiche e di sensibilizzare il territorio riguardo le problematiche relative tali patologie. Le malattie reumatiche, infatti, comprendono oltre 100 differenti patologie di cui soffrono in Italia circa sei milioni di persone. Fondamentale al limite di limitare i danni della malattia degenerativa è la diagnosi.

I service, dal motto dei Lions “we serve”, sono invece azioni volontarie altruistiche che i soci rivolgono all”esterno del club stesso per rispondere ad alcune necessità della comunità di cui fanno parte.

Nella foto: il presidente del Lions Club Val Santerno Gabriele Vassura consegna il service a Lorena Tabanelli dell”assoziazione Amare

Il Lions Club Val Santerno in favore dell'associazione Amare per l'auto mutuo aiuto dei reumatici
Cronaca 19 Febbraio 2018

Furto all'outlet, arrestate due giovani bolognesi

C”è chi di domenica va a fare shopping e chi furti. E” il caso delle due ragazze bolognesi di ventiquattro e ventisei anni arrestate ieri pomeriggio per aver rubato circa 800 euro di abbigliamento in alcuni negozi dell”outlet di Castel Guelfo.

Le due sono state fermate dai carabinieri della stazione di Castel Guelfo mentre tentavano di darsi alla fuga a bordo di una Smart. Nell”auto è stata rinvenuta la refurtiva, poi riconsegnata ai proprietari.

Gli indumenti erano satati sottratti ai negozi con la tecnica della “borsa schermata”, una borsa appositamente modificata nel suo interno per eludere i sistemi antitaccheggio.

Dopo aver trascorso la notte agli arresti domiciliari, le due, madri e con precedenti di polizia, sono state condotte in tribunale per la convalida dell”arresto.

Nella foto: la refurtiva recuperata

Furto all'outlet, arrestate due giovani bolognesi
Cronaca 19 Febbraio 2018

Intensificati i controlli stradali dei Carabinieri nel weekend, denunciati due imolesi positivi all'alcol test

“Se guido non bevo” recitava uno slogan per la sicurezza stradale di qualche anno fa. Eppure restano frequenti, soprattutto nel weekend, i casi di automobilisti che si mettono al volante sotto l”effetto dell”alcol, atteggiamento che, oltre a conseguenze civili e penali, può mettere in pericolo la propria stessa vita e quella degli altri. Dal punto di vista medico, infatti, l”abuso di alcol causa una grave alterazione dello stato psicofisico.

Il Comando provinciale bolognese dei carabinieri ha da tempo intensificato i controlli alla circolazione stradale nei weekend, quando ancora troppi automobilisti si mettono alla guida di fatto ubriachi.

Due imolesi sono stati fermati e denunciati ieri e sabato notte percè positivi all”alcol test. Il primo, un sessantenne, guidava con un tasso alcolemico di 2,36 g/l, quattro volte superiore al limite di legge di 0,5 grammi per litro. Il secondo, invece, un trentaduenne di origine rumena, è stato fermato al seguito di un inseguimento: da una sala slot di via Selice è partita la segnalazione nei confronti di due individui molesti che, all”arrivo della pattuglia, sono scappati in auto facendosi inseguire dai carabinieri finendo poi con l”auto contro un muro in via della Cooperazione, fortunatamente senza conseguenze fisiche per i due. Il conducente della vettura, che è risultato non aver mai conseguito la patente, è stato sottoposto ad alcoltest, ed è risultato positivo con un valore di 2,41 g/l.

Intensificati i controlli stradali dei Carabinieri nel weekend, denunciati due imolesi positivi all'alcol test
Cronaca 19 Febbraio 2018

Violenza sulle donne, flash mob a Medicina

Ogni anno oltre cento donne, solo in Italia, vengono uccise da uomini. Migliaia sono poi i casi di violenza quotidiana denunciati. Quasi 7 milioni di donne hanno subito almeno un abuso nel corso della propria vita. Sono i dati che l”Istat ha diffuso in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne dello scorso novembre 2017.

Ma il contrasto alla violenza sulle donne non è da celebrare solo una volta all”anno. Per questo la sezione di Medicina dell”associazione PerLeDonne invita ad un flash mob in piazza Garibaldi il prossimo 10 marzo, per sensibilizzare su un fenomeno che ancora oggi in gran parte rimane sommerso.

“Tutti in piazza a Medicina a testimoniare la volontà di combattere la violenza sulle donne e sensibilizzare con una grande azione collettiva gli uomini e le donne medicinesi. Sarà un momento di serio impegno e al tempo stesso coinvolgimento musicale”, è l”invito delle volontarie di Medicina dell”associazione PerLeDonne per il prossimo sabato 10 marzo alle 16.

Durante la manifestazione sarà eseguita una coreografia della scuola di danza Grand Jetè di Lorenza Parlante. Chi volesse prendere parte al flash mob può partecipare alle prove, in programma domani 20 febbraio e martedì 6 marzo alle 20 presso la palestra interna al Palazzetto dello sport di Medicina.

La manifestazione è organizzata con la collaborazione di Vigili del fuoco, Croce rossa italiana, Protezione civile e Pro loco di Medicina che saranno presenti nel giorno del flash mob.

Nella foto: una manifestazione per l”8 marzo delle associazioni PerLeDonne e OltreAdamo

Violenza sulle donne, flash mob a Medicina
Sport 19 Febbraio 2018

Basket A2, stasera il derby Fortitudo Bologna-Andrea Costa. Il commento del capitano Patricio Prato

Questa sera (ore 20.30) l’Andrea Costa affronterà, al «Madison» di piazza Azzarita, la Fortitudo Bologna per la nona volta in campionato (più due di Coppa Italia), dove ha quasi sempre perso da 18 anni a questa parte e troverà una squadra ben diversa e lanciata, soprattutto dopo gli ultimi successi su Trieste e Verona, nonostante giochi senza un americano e in panchina ci sia il vice Stefano Comuzzo al posto di Stefano Boniciolli. 

In maglia biancoblù ci saranno due ex come Alessandro Amici, sempre vincente nelle sette occasioni in cui è stato avversario dei biancorossi e Matteo Chillo che la passata estate coach Cavina cercò, inutilmente, di portare a Imola. Gli avversari, costruiti per primeggiare, fino ai primi di dicembre soffrivano per vincere (come a Faenza con l’Andrea Costa) o perdevano due volte di fila (in casa con Ravenna e a Treviso), ma con il rientro di Chillo e l’innesto di Rosselli l’Aquila è sbocciata, infilando 9 vittorie su 11 che l’hanno riportata al vertice.

Nell’Andrea Costa che andrà a Bologna alla ricerca di una vera e propria impresa, ci sarà un Patricio Prato completamente ritrovato, grazie alla prestazione determinante contro Orzinuovi, arrivata dopo un periodo nel quale il «gaucho», per colpa di qualche acciacco fisico, era parso quasi in declino. «Questa prestazione – ammette il capitano biancorosso – mi soddisfa, perché ha interrotto un periodo non troppo buono, anche perché non sono stato bene per colpa di uno stiramento e poi per l’influenza. Ho faticato, ma più passa il tempo, più è complicato stare sempre al top e poi anche la squadra è diversa, per fare paragoni col passato recente. Però più delle mie prestazioni, è importante che vinca l’Andrea Costa per centrare i nostri obiettivi».

Che, con 22 punti a nove giornate dal termine, cambieranno come?

«Per saperlo bisognerebbe andare dal cartomante. A parte gli scherzi, non voglio tuffarmi in qualche sogno che poi potrebbe non realizzarsi. Meglio pensare a una partita per volta e poi vediamo. Prima pensiamo a salvarci matematicamente, che manca poco, poi ne parleremo. Giocando una partita per volta, se saremo bravi a mantenere un buon posto in classifica, poi ci penseremo».

Con quali aspirazioni andrete a Bologna? 

«Troveremo una squadra in gran forma, che vincendo a Verona ha confermato di attraversare un gran periodo, ma andremo al “palaDozza” per giocarcela, come ci è sempre capitato nelle ultime due stagioni. La partita è assai stimolante e noi dovremo essere bravi a metterci nella situazione migliore per giocarcela fino in fondo, come capitò all’andata a Faenza».

L”intervista completa su “sabato sera” del 15 febbraio.

p.p.

Nella foto: il capitano dell”Andrea Costa Patricio Prato

Basket A2, stasera il derby Fortitudo Bologna-Andrea Costa. Il commento del capitano Patricio Prato

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