Articoli dell'autore: SabatoSera Redazione

Cronaca 28 Agosto 2018

Virus West Nile, ordinanza del Comune di Imola per la prevenzione e il controllo dell'infezione

Il virus West Nile, purtroppo, è un tema di grande attualità quest”estate e il Comune di Imola ha emesso un’ordinanza urgente, firmata dalla sindaca Manuela Sangiorgi, per interventi di lotta contro la zanzara e per la prevenzione ed il controllo dell’infezione mediante trattamenti adulticidi nei luoghi frequentati da persone particolarmente a rischio. L’ordinanza è stata emessa «preso atto dell’eccezionalità e della gravità del fenomeno segnalato dalla Regione e dall’Ausl di Imola, tale da costituire un concreto ed effettivo rischio accertato per la salute dei cittadini e che determina quindi l’urgenza di imporre prescrizioni idonee ad evitare diffusioni del fenomeno». 

Il provvedimento è rivolto a tutti i soggetti gestori, responsabili o che comunque ne abbiano l’effettiva disponibilità di ospedali, case di cura, case di riposo, case famiglia, strutture socio-assistenziali, centri sociali e altri luoghi di aggregazione di persone anziane con presenza di spazi verdi utilizzati dagli utenti. Nello specifico, l’ordinanza prevede che i soggetti debbano eseguire immediati interventi adulticidi contro le zanzare con cadenza settimanale fino al 30 settembre 2018, utilizzando prodotti registrati come presidi medico-chirurgici o biocidi, privilegiando formulati a base di piretrine naturali e piretroidi anche in associazione con piperonil butossido, senza solventi pericolosi.

Inoltre devono affidare i trattamenti ad una ditta specializzata del settore, conservando la documentazione attestante l’effettuazione dei trattamenti, da esibire agli organi competenti alla vigilanza e affiggere nelle aree interessate dai trattamenti, con anticipo di almeno 24 ore, i cartelli informativi che riportino la data e l’ora del trattamento e consentirne il riutilizzo non prima che siano trascorse 24 ore dall’esecuzione. Infine si devono attenere alle modalità indicate nelle «Linee guida regionali per un corretto utilizzo dei trattamenti adulticidi contro le zanzare» (leggi qui).

Ai trasgressori sarà inflitta la sanzione pecuniaria da € 25,00 a € 500,00 fatte salve eventuale violazioni di carattere penale. Per ogni informazione ci si può rivolgere all’Ufficio Ambiente del Comune (via Cogne 2- tel. 0542 602283, pec urbanistica.ambiente@pec.comune.imola.bo.it).

r.c.

Nella foto: il Comune di Imola

Virus West Nile, ordinanza del Comune di Imola per la prevenzione e il controllo dell'infezione
Cronaca 28 Agosto 2018

Virus West Nile, altri tre casi registrati nel territorio. Gli aggiornamenti dell'Ausl di Imola

Altri tre casi del virus West Nile sono stati registrati nel nostro territorio nel corso della scorsa settimana. Salgono quindi a 7, come aggiornato dall”Ausl di Imola, i casi segnalati fino ad ora: sei casi clinici e un paziente asintomatico individuato grazie alla positività riscontrata su una donazione di sangue, ma nessuno di essi è da considerare critico.

I tre pazienti sono un uomo di 64 anni di Molinella ricoverato nell”ospedale di Imola, un uomo di 56 anni di Medicina ricoverato all”ospedale Sant”Orsola di Bologna e una donna di 67 anni di Imola dimessa dall”ospedale di Imola nella giornata di ieri.

A Medicina si erano già verificati due casi (una 94enne già stata dimessa dall’ospedale di Budrio e un 78enne tuttora ricoverato a Bologna). Resta invece all’ospedale di Castel San Pietro un castellano di 77 anni che dovrà fare un percorso riabilitativo in quanto non ha ancora ripreso la normale attività motoria. «Nessuna delle persone che hanno contratto il virus nel nostro territorio è in pericolo di vita» rassicurano dall’Ausl. Altrove, la febbre da West Nile ha avuto anche esito mortale (4 nel ferrarese, 1 a Lugo e 1 a Faenza), ma si trattava sempre di anziani già debilitati.

r.c.

Nella foto: l”ospedale di Imola

Virus West Nile, altri tre casi registrati nel territorio. Gli aggiornamenti dell'Ausl di Imola
Cronaca 28 Agosto 2018

Maltempo, centinaia di migliaia di euro di danni per l'agricoltura secondo Coldiretti

Il maltempo e la grandine che ha colpito nel weekend scorso la zona di Sesto Imolese, Medicina e Castel Guelfo e che il 21 luglio aveva scatenato nella stessa area una violenta bomba d”acqua, ha causato, dopo questi due eventi straordinari in un mese, danni di centinaia di migliaia di euro all’agricoltura.

È quanto emerge da un primo monitoraggio di Coldiretti Bologna che ha avviato nelle zone colpite le verifiche per la richiesta dello stato di calamità. «Chicchi di grandine della dimensione di grosse noci – informa Coldiretti provinciale – hanno colpito le campagne distruggendo le coltivazioni prossime alla raccolta, in particolare i frutteti, pere, mele e kiwi soprattutto. La grandine si è accanita in modo particolare nelle frazioni imolesi di Sesto e Spazzate Sassatelli, nel comune di Medicina e in maniera meno pesante, ma ugualmente dannosa, nella zona di Castelguelfo, dove la grandine era mista ad acqua».

La grandine è uno dei eventi più temuti dagli agricoltori in questo momento perché rischia di far perdere un intero anno di lavoro in pochi minuti. In questi giorni, infatti, è stata appena avviata la raccolta delle uve precoci, seguita da quella delle mele e delle pere. Per queste ultime la quantità di grandine che si è abbattuta sui frutteti in maniera più violenza ha fatto cadere a terra i frutti e quelli che sono rimasti sugli alberi sono completamente rovinati, distruggendo il lavoro di un intero anno. «Siamo di fronte – sottolinea Coldiretti Bologna – ad un cambiamento del clima che negli decenni ha portato ad una maggiore frequenza degli eventi estremi e ad un sfasamento delle stagioni che comporta rischi pesanti per i nostri agricoltori, per i quali diventa fondamentale l’adozione di adeguate coperture assicurative per far fronte ad eventi sempre più imprevedibili».

r.c.

Su «sabato sera» in edicola giovedì 30 agosto un commento degli agricoltori delle zone colpite.

Nella foto: i danni del maltempo

Maltempo, centinaia di migliaia di euro di danni per l'agricoltura secondo Coldiretti
Cronaca 28 Agosto 2018

“E!State liberi' 2018, partito il secondo gruppo di ragazzi per i campi sui terreni confiscati alle mafie'

E” partito in questi giorni dalla stazione di Imola anche il secondo gruppo di 15 ragazze e ragazzi che parteciperanno ai campi di impegno e formazione sui terreni confiscati alle mafie. “E!State liberi” è il nome del progetto, promosso dal Nuovo Circondario Imolese e dai 10 Comuni membri, finanziato dalla Regione Emilia Romagna (ai sensi della legge regionale 14/2008) e che si avvale della collaborazione dell”associazione Libera del Circondario.

A salutare i ragazzi, che hanno tra i 16 e i 28 anni e sono residenti nei 10 comuni, c”era l”assessore alla Scuola del Comune di Imola, Claudia Resta. Destinazione di questo secondo campo (il primo si è svolto dal 26 luglio all”1 agosto ad Afragola) è Maiano di Sessa Aurunca, in provincia di Caserta.

L”esperienza proseguirà fino al 2 settembre.Tre i momenti di attività previsti dai campi: lavoro, studio delle tematiche relative alla lotta alle mafie, incontro con il territorio per uno scambio interculturale. I volontari hanno la possibilità di formarsi e di consolidare la propria cultura della legalità, contribuendo con il loro lavoro al riutilizzo dei beni confiscati. Inoltre, i campi servono a rinnovare la memoria di chi è morto per combattere le mafie. 

A Maiano di Sessa Aurunca i giovani imolesi lavoreranno sul bene confiscato “Alberto Varoni”, gestito dalla Cooperativa sociale “Al di là dei sogni”. Un bene suddiviso in tre lotti: quello dove vengono ospitati i campisti è di 7 ettari ed è composto da una struttura abitativa, una palestra, un agriturismo e un ristorante sociale, un laboratorio di trasformazione dei prodotti agricoli a marchio Nco (Nuova Cooperazione Organizzata) per la realizzazione dell’iniziativa “Facciamo un pacco alla camorra” e una fattoria didattica sociale.

I partecipanti all”esperienza si dedicheranno a varie attività, come la coltivazione biologica e la raccolta di ortaggi, la collaborazione all’interno della cucina, l”affiancamento all’interno dell’impianto di trasformazione dei prodotti agricoli, la cura e manutenzione del Giardino dei Sensi e del Cammino dei 100 passi, attività di riqualificazione del bene, l”attività di rivalutazione del fiume Garigliano e del parco Ulisse. Nel pomeriggio invece si svolgeranno gli incontri formativi, che aiuteranno i ragazzi a comprendere la storia del territorio e le forme di resistenza alla criminalità organizzata attualmente attive nella realtà casertana. I volontari dormiranno in una camerata all”interno della palestra.

I ragazzi partecipanti a questo secondo campo, accompagnati da Daniele Fabbri, si chiamano Daniele Fabbri, sono Sofia Alberici, Elena Baroncini, Matilde Bianconcini, Maria Bianca Broccoli, Anna Cristofori, Ottavia Draghetti, Virginia Farina, Anna Georges, Andrea Lullo, Sara Petrini, Lucia Medri, Beatrice Musa, Leah Rota, Fabio Veroli e Kilian Ziegler.

Nella foto i ragazzi davanti alla stazione di Imola con l”assessore Claudia Resta

“E!State liberi' 2018, partito il secondo gruppo di ragazzi per i campi sui terreni confiscati alle mafie'
Cultura e Spettacoli 28 Agosto 2018

Musei, viaggio nel patrimonio archeologico di Imola conservato nel complesso di Sante Zennaro

Il complesso del Sante Zennaro ospita anche il deposito archeologico dei Musei civici imolesi. Si trova sul retro dell’edificio occupato dal centro Casa azzurra, per persone con disabilità. Qui, nel seminterrato, sono custoditi i reperti portati alla luce negli scavi effettuati a Imola negli ultimi quarant’anni.

«Nel 2005 – racconta l’archeologa dei Musei civici, Laura Mazzini – finalmente si è deciso di riunire al Sante Zennaro il materiale in precedenza sparso tra più sedi, dalle scuole Carducci, al deposito comunale in via del Lavoro, da palazzo Tozzoni all’Osservanza.  I reperti hanno così trovato una degna sistemazione, in attesa dell’allestimento del nuovo museo archeologico all’interno del complesso di San Domenico. La proprietà dei reperti è statale – sottolinea -. Il compito della Soprintendenza è tutelare il patrimonio comune e preservarlo per le future generazioni. I musei civici collaborano alla tutela e valorizzazione del patrimonio, che appartiene a tutta la comunità». Il deposito è dotato di grandi vetrate e tavoli, su cui miriadi di frammenti attendono di essere ricomposti. Sulle scaffalature sono ordinati contenitori e documenti, con l’indicazione dei singoli scavi. Ci sono poi vetrine e teche, che custodiscono i reperti già restaurati. Una sorta di «anteprima» museale.

Alle attività di riordino partecipano anche otto volontari, che ogni lunedì mattina, dalle ore 9 alle 12, si ritrovano qui con l’archeologa. «Sono una spalla importante – aggiunge -. Alcuni di loro hanno scelto di frequentare anche il corso che organizziamo con Università Aperta sulla storia dell’arte e l’archeologia del territorio imolese. Ultimamente, inoltre, abbiamo potuto contare sulla collaborazione della restauratrice Susanna Marabini, che indica ai volontari le tecniche migliori per la pulizia dei materiali».  

La necropoli umbra
Alla destra dell’ingresso lo sguardo è attratto da un paio di grandi teche basse e rettangolari. Sotto le spesse lastre di vetro ci sono due tombe della necropoli umbra scoperta nel 1977 durante i lavori per la costruzione dell’Ospedale Nuovo. «In quella occasione – dettaglia l’archeologa Laura Mazzini – furono scoperte circa settanta tombe, a inumazione, con ricchi corredi. La presenza di questa popolazione è documentata in Romagna a partire dalla prima metà del VI secolo avanti Cristo e per tutto il secolo successivo e copre un areale che si estende dall’area centro italica alla fascia medio adriatica. Le tombe a inumazione erano disposte in circoli. Solo uno di questi è stato individuato interamente e scavato. Le sepolture presentavano diverse tipologie: il corpo poteva essere deposto direttamente in terra, in cassa lignea e in un solo caso in un tronco di albero. I defunti erano supini, con il corredo prevalentemente a destra e ai piedi. Punte di lancia e giavellotti erano quasi sempre presso il capo. Spesso si trovano oggetti frammentati, forse legati al rituale. A volte il corredo era fuori dalla cassa».

l mosaico della «domus del rasoio»
Appoggiata a una parete, spicca una grande porzione di mosaico. Le tessere chiare si alternano a quelle scure, a formare bei motivi geometrici. Scopriamo che si tratta di un pavimento. «Nel 2001 – ci racconta l’archeologa Laura Mazzini -, durante i lavori di ristrutturazione del museo di San Domenico, sono emersi i resti di una domus databile tra il I e il II secolo dopo Cristo. E’ stata chiamata “domus del rasoio” per il ritrovamento in loco di un antico rasoio in ferro, con manico in bronzo configurato a testa di pantera  

La piazza dei Riario
Molti ricorderanno gli scavi che nel 2006 trasformarono temporaneamente piazza Matteotti in un sito archeologico. All’epoca ci fu molta curiosità per i rinvenimenti, come dimostrò la grande partecipazione degli imolesi alle visite guidate organizzate per condividere nell’immediato con la città le scoperte fatte. Poi è calato il silenzio. Al Sante Zennaro abbiamo ritrovato una porzione della pavimentazione originaria della piazza, di fine 1400, fatta realizzare dai Riario. 

La tomba dipinta scoperta sotto il monumento
Sempre nel 2006, sotto il basamento del  monumento  ai  Caduti,  a  una  profondità di circa quattro metri, gli archeologi hanno scoperto una singolare tomba dipinta. «Era prossima all’abside della chiesa di San Lorenzo – ci spiega la Mazzini – che occupava buona parte dell’area, prima dei lavori avviati dai Riario per la costruzione di palazzo Sersanti e dell’ampia piazza antistante, da allora mantenutasi inalterata». La tomba è stata restaurata ed è ancora oggetto di studio. (lo.mi)

Il servizio completo è su «sabato sera» del 23 agosto

Nella foto l”archeologa Laura Mazzini durante una visita guidata

Musei, viaggio nel patrimonio archeologico di Imola conservato nel complesso di Sante Zennaro
Sport 28 Agosto 2018

L'imolese Andrea Bartolini ha testato un tratto della pista «mondiale» di motocross all'autodromo. IL VIDEO

Il Mondiale di motocross si sta avvicinando e fervono i preparativi all”autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola per rendere unica la tappa imolese in calendario il prossimo 29-30 settembre.

I lavori stanno interessando, ovviamente, anche la mitica curva della Rivazza e chi se non il campione del mondo di cross Andrea Bartolini, imolese doc, poteva testare questa parte del tracciato MXGP?

In attesa di vedere dal vivo Tony Cairoli e gli altri, godetevi il video! L”adrenalina è già al massimo.

Per informazioni clicca quiPer informazioni sui biglietti clicca qui.

r.s.

Nella foto (dal profilo Instagram dell”autodromo di Imola): Andrea Bartolini in «volo» sul tracciato della Rivazza

L'imolese Andrea Bartolini ha testato un tratto della pista «mondiale» di motocross all'autodromo. IL VIDEO
Cronaca 28 Agosto 2018

La Regione finanzia con oltre un milione di euro tre impianti sportivi di Medicina, Dozza e Mordano

Oltre un milione di euro, più precisamente un milione e 76 mila euro. A tanto ammonta il finanziamento stanziato dalla Regione Emilia Romagna del quale potranno beneficiare i Comuni di Medicina, Dozza e Mordano per riqualificare, o ricostruire ex novo, i propri impianti sportivi.

Gli enti locali, infatti, nei mesi scorsi avevano partecipato al bando regionale, attraverso il quale da viale Aldo Moro avevano stanziato oltre 30 milioni di euro per contribuire a finanziare progetti per migliorare l’offerta di strutture dedicate alla pratica motoria e sportiva. Il cofinanziamento poteva coprire fino al 50% della spesa dell’intervento, per un massimo di 500 mila euro. Inoltre, gli interventi interessati possono essere partiti già dall’inizio del 2018, ma devono concludersi tassativamente entro la fine del 2020.

Medicina, ha ottenuto il cofinanziamento massimo ammissibile, ossia 500 mila euro, che servi-ranno per demolire e ricostruire, raddoppiandola, la palestra al servizio della scuola media Simoni. Oltre all’edificio principale che conterrà un campo da basket regolamentare, sono previsti anche una piccola palestra da 80 metri quadrati, spogliatoi, bagni, infermeria, uffici, depositi e vani tecnici. Complessivamente, si tratta di un intervento da oltre un milione e mezzo di euro. Oltre alle risorse stanziate dalla Regio-ne, l’ente locale può contare su altri 811 mila euro «liberati» nei mesi scorsi dal Governo dell’ex premier Gentiloni dai vincoli del pareggio del bilancio comunale in favore di interventi sull’edilizia scolastica (plessi e impianti sportivi) e, infine, su 280 mila euro di risorse statali che derivano dalla programmazione nazionale dell’edilizia scolastica. «Vogliamo affidare i lavori entro il 2018 e avviare il cantiere nel 2019» dice il vicesindaco e assessore ai Lavori pubblici, Matteo Montanari.

Anche a Mordano l’intervento sulla palestra comunale del capoluogo è legato allo svincolo di ulteriori risorse dal pareggio di bilancio. Da notare che non si tratta di risorse aggiuntive che lo Stato elargisce agli enti locali, bensì del suo benestare all’utilizzo di risorse che un comune già possiede come avanzo, ma che non può spendere perché, così facendo, le uscite supererebbero le entrate. «Si tratta di lavori che ci consentiranno di ottenere il certificato di prevenzione (porte tagliafuoco e altro), ma anche la fasciatura di alcuni pilastri per ottenere un migliora-mento sismico, il rifacimento della pavimentazione e la costruzione di una nuova tribuna accessibile anche ai disabili, anche se i posti a sedere però scenderanno dagli attuali 200 a circa 120» dettaglia il sindaco, Stefano Golini. Complessivamente, l’intervento ha un costo di 162 mila euro che, tra l’altro, l’ente locale aveva già coperto interamente tramite l’accensione di un mutuo con l’Istituto per il credito sportivo (a tasso zero per i primi 150 mila euro).

Infine Dozza, che ha ottenuto ben 495 mila euro, ossia la metà dei 990 mila euro necessari per i lavori di adeguamento del bocciodromo di via Amendola a Toscanella, destinato a diventare una sorta di piccolo palazzetto. Il progetto prevede innanzitutto la bonifica della copertura in amianto e l’adeguamento antincendio, sismico e impiantistico della struttura, ma anche l’abbattimento delle barriere architettoniche portando allo stesso livello la zona bar e quella del gioco delle bocce, nonché un ampliamento di 300 metri quadrati dove realizzare nuovi spogliatoi, servizi igienici e un magazzino. (gi.gi.)

L’articolo completo è su «sabato sera» del 23 agosto

Nella foto il rendering della nuova palestra della scuola media Simoni di Medicina

La Regione finanzia con oltre un milione di euro tre impianti sportivi di Medicina, Dozza e Mordano
Economia 28 Agosto 2018

E' tempo di vendemmia in Emilia Romagna: bene quantità e qualità, per gli addetti ecco i voucher

Buone prospettive per la vendemmia 2018 che, come avviene da qualche anno, parte con una decina di giorni di anticipo. Lo dice Coldiretti Emilia Romagna, che prevede per questa stagione il ritorno alla normalità produttiva, dopo il calo del 23% registrato nel 2017 a causa della situazione climatica.

“La produzione – sottolineano dall”associazione – dovrebbe tornare a circa 7 milioni di quintali, con una qualità di ottimo livello, grazie anche al sole che ha caratterizzato le ultime settimane di maturazione”.

Inoltre, per l”organizzazione della raccolta i produttori possono contare sul ritorno dei voucher, uno strumento agile e flessibile, che semplifica l”assunzione di manodopera per periodi limitati.

La Coldiretti regionale fa poi il punto sulle diverse varietà di uva: “È già avanti la vendemmia delle uve destinate alla spumantizzazione (Pinot, Chardonnay, Moscato) ed è pronta al via la raccolta dei vini bianchi classici: Albana, Trebbiano, Pignoletto, Ortrugo, Malvasia, per ricordare i più importanti. Nella prima decade di settembre inizierà inoltre la vendemmia delle uve per i vini rossi, dal Sangiovese al Gutturnio, dal Lambrusco al Merlot, fino al Cabernet che chiude la vendemmia”.

Proseguendo con le previsioni, la maggior crescita a livello quantitativo è attesa in Romagna, ad eccezione delle aziende che hanno subito grandinate tra fine giugno e inizio luglio.  Qui la produzione è in aumento su tutte le varietà di vino, mentre nel bolognese crescono i bianchi e risultano in leggero calo i rossi.

L”alta qualità delle uve è inoltre la base essenziale per ottimi vini. Coldiretti sottolinea che poco meno della metà dei vini della regione, vale a dire una percentuale del 48,9%, è destinata alla produzione di vini Doc (21,4%) e Igt (27,5%), mentre la restante percentuale (51,1%) contempla vini da tavola e vini varietali.

In totale i vini Doc sono 18, quelli Igt 9, mentre due, Albana di Romagna e Pignoletto classico dei Colli bolognesi, sono i vini che si avvalgono della denominazione di origine controllata e garantita (Docg).

Per completare il panorama dei numeri, l”associazione ricorda che “in Emilia Romagna ci sono 51 mila ettari di vigneto, coltivati da 19 mila aziende, più di un terzo delle quali (35%) vende direttamente al consumatore. Quella della vendita diretta del vino è una tendenza in continuo aumento negli ultimi anni anche come risposta alle richieste dei consumatori di conoscere personalmente il produttore, scoprire le caratteristiche del prodotto e visitare il territorio di origine”.

“Il comparto vitivinicolo in Emilia Romagna – conclude Coldiretti regionale – rappresenta oltre il 6% della Plv regionale, dà lavoro a 150 mila addetti e nel 2017 ha contribuito alle esportazioni per un valore di oltre 320 milioni di euro”.

E' tempo di vendemmia in Emilia Romagna: bene quantità e qualità, per gli addetti ecco i voucher
Cronaca 27 Agosto 2018

Speciale acqua, come funzionano i sistemi di depurazione e le fognature nel Circondario imolese

Ancor oggi in Italia ci sono ben 74 comuni che scaricano le acque reflue senza prima averle depurate, perché sprovvisti di reti fognarie o sistemi di trattamento delle acque reflue. Per questo l’Italia è stata più volte bacchettata dall’Unione europea: nel 2002, 2006 e 2014. E’ successo anche di recente.

Solo l’Emilia Romagna e il Molise sono risultate in regola e quindi non sono coinvolte dalla sentenza della Corte di giustizia dell’Ue, arrivata il 31 maggio scorso, che ha condannato l’Italia a pagare una multa di 25 milioni di euro, con un rincaro di 30 milioni per ogni sei mesi di ritardo con cui si adeguerà alle norme comunitarie, cosa che sarebbe dovuta avvenire entro la fine del 2000, dunque quasi 18 anni fa. Il procedimento si riferisce ai nuclei abitati urbani con una portata di acque reflue equivalente a più di duemila abitanti, dove non è garantito il raggiungimento degli obiettivi di qualità nella depurazione fissati con la direttiva 91/271 Cee del 1991 sui sistemi di raccolta e trattamento delle acque reflue urbane.

«Già prima che fosse attivata la  procedura  comunitaria, la Regione era impegnata per assicurare il massimo dell’efficienza in tutti gli impianti e adeguarli alle norme – ha sottolineato l’assessore regionale alle Politiche ambientali, Paola  Gazzolo -. Abbiamo programmato per tempo gli interventi e li abbiamo realizzati nel rispetto di chiari obiettivi ambientali e di sostenibilità, con un grande  lavoro  di squadra svolto insieme ad Atersir, ai Comuni e ai gestori del servizio idrico: è la prova della serietà nelle scelte e nell’attenzione al raggiungimento degli obiettivi ambientali e di sostenibilità previsti dall’Europa. Per il futuro siamo al lavoro per attuare, con Atersir e i gestori, il piano degli investimenti destinati a migliorare la depurazione delle acque reflue anche nei centri più piccoli, al di sotto dei 2 mila abitanti equivalenti».

Questo ci ha dato  lo spunto per andare a vedere in dettaglio come è organizzata la gestione delle acque reflue nei dieci comuni del circondario imolese. Il circondario imolese può contare su 676 chilometri di rete fognaria, 84  sollevamenti fognari per far superare ai liquami i dislivelli nella rete e 7 impianti di depurazione. Un patrimonio, lo ricordiamo, di proprietà del Consorzio Ami e  gestito da Hera. Per quanto riguarda il circondario imolese, nel 2018 il gruppo Hera ha previsto di investire 1 milione e 159 mila euro sui depuratori e 1 milione e 82 mila euro sugli impianti di sollevamento e sulle reti fognarie. Anche il ConAmi contribuisce a finanziare parte degli interventi, stanziando risorse che vanno a sommarsi a quanto investe direttamente il gruppo Hera. Nell’anno in corso ConAmi destinerà 1 milione e 285 mila euro per investimenti su impianti di depurazione e reti fognarie. (lo.mi)

L’articolo completo è su «sabato sera» del 23 agosto

Nella foto l”area del depuratore di via Lughese a Imola

Speciale acqua, come funzionano i sistemi di depurazione e le fognature nel Circondario imolese
Cronaca 27 Agosto 2018

Speciale acqua, storia di una battaglia dimenticata: evitare che il Santerno venisse “imbottigliato'

Forse in pochi si ricordano della prima battaglia fatta sul nostro territorio in difesa dell’acqua pubblica. Era il 1989 quando la società Panna, produttrice di acqua minerale, aveva avviato lavori per captare, in un terreno di sua proprietà, le acque delle sorgenti del Riàteri, all’epoca primo affluente del Santerno, che scende dal monte Gazzaro verso la zona di Castro San Martino, a pochi chilometri dal passo della Futa e in territorio del comune di Firenzuola.

Tra i primi a protestare ci fu il Cai e sulle pagine di “sabato sera” l’allora direttore Giorgio Bettini diede voce e ampio spazio alle associazioni ambientaliste.

Anche i Comuni di Imola e della vallata, la Comunità montana, la provincia di Bologna e la Regione si mossero. Si aprì così un acceso dibattito e la società, un po’ per il clamore suscitato e un po’ per l’aspetto forse poco remunerativo di tutta l’operazione, alla fine non attuò il progetto. (lo.mi.)

L’articolo completo è su «sabato sera» del 23 agosto

Nella foto uno degli articoli che il «sabato sera» dedicò all”argomento

Speciale acqua, storia di una battaglia dimenticata: evitare che il Santerno venisse “imbottigliato'

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