Castel San Pietro Terme

Cultura e Spettacoli 12 Febbraio 2018

Musica e teatro, la storia della castellana Silvia Gisani

La storia di Silvia Gisani racconta di una dedizione completa alla musica e al canto e della sua missione di trasmettere il valore dell’esecuzione canora attraverso l’insegnamento. Per i castellani interessati alla scena teatrale e musicale cittadina è praticamente impossibile non conoscerla: ha fatto parte del Corpo bandistico come sassofonista e dal 2001 dirige il coro amatoriale Casual Gospel, con cui ha, tra le altre cose, partecipato a diverse edizioni dalla rassegna musicale castellana I suoni degli angeli e con cui ha allietato le serate del paese mettendo in piedi operette e spettacoli teatrali, come la più recente Par fourtouna ch’ai è la muttua, commedia dialettale che ha riscosso molto successo tra il pubblico. Silvia, dal canto suo, è un contralto, con una formazione lirica e una passione per l’operetta e per il teatro in generale. E ora si è dedicata alla musica leggera come voce dell’orchestra Attenti a noi 2.

Ma la sua più grande vocazione rimane l’insegnamento. Ed è stato proprio questo l’argomento principale della nostra conversazione, tenutasi nel suo studio musicale tappezzato di fotografie e attestati raccolti in trent’anni di attività. «Specializzandomi nella cura della voce – inizia a raccontare – ho compreso il vero significato del detto di Sant’Agostino: “canta che ti passa”. Perché il canto che fa bene all’anima non è quello a squarciagola, bensì quello fondato sull’esecuzione e sulla tecnica. Lo insegno sempre ai miei allievi, sia che vogliano diventare professionisti, sia che vogliano semplicemente divertirsi: alla base di tutto sta la respirazione, che permette di cantare meglio e lasciarsi trasportare dalla musica».

Qual è l’approccio allo studio musicale delle nuove generazioni?

«Mi trovo spesso a spiegare ai giovani che la tecnica canora è ancora importante, sebbene sappia che la televisione dice tutt’altro. Nei programmi come X-Factor o Amici si predilige molto di più la storia personale; il fatto di cantare o suonare bene passa un po’ in secondo piano, o arriva comunque in seconda battuta. La voce, poi, di per sé è uno strumento complicato da insegnare, perché lo studente possiede già un bagaglio di aspettative che a volte si ha paura di disattendere, per non scoraggiarlo. Alcuni si aspettano di fare il karaoke! Però, una volta che riesco a spiegare l’importanza di studiare gli originali, piuttosto che la cover trovata su Youtube, e che è necessario prendersi cura della propria voce, le reazioni dei ragazzi sono ottime».

Ha tratto soddisfazioni da questa attività di insegnamento?

«Assolutamente sì. Oltre ad avere permesso ad alcuni miei ragazzi di inseguire il sogno del professionismo, ho vissuto situazioni in cui la musica ha significato tanto per i miei allievi. Il complimento più bello l’ho ricevuto da una casalinga: mi disse che il canto le era risultato più utile di una seduta dallo psicologo, le aveva donato la pace che cercava. Un altro mio allievo, con una brutta storia di bullismo alle spalle, ha ritrovato il sorriso cantando. E’ stata una soddisfazione immensa, ho avuto davvero una dimostrazione del potere della musica».

E cosa mi può dire del suo rapporto personale con la musica?

«La musica mi ha sempre sostenuto, anche nelle occasioni peggiori. Quando mi ritrovai a cantare e a recitare la sera dopo il funerale di mio padre mi diede una grande spinta nel metabolizzare il lutto. Penso che nell’esecuzione musicale, così come nel teatro, ci sia una specie di magia: per un certo lasso di tempo ti rende un’altra persona, e le uniche emozioni che contano sono quelle che scateni nel pubblico. Le proprie passano in secondo piano».

Ci racconti come ha mosso i primi passi nel mondo della musica?

«Ho iniziato a sognare di fare la cantante fin da piccolissima: costringevo mio cugino Loris ad assistere ai miei spettacoli in cameretta. Per me era una questione molto seria e mi dava anche quasi fastidio che i miei la vedessero come un gioco. Inizialmente suonavo principalmente il sassofono e il pianoforte, al mondo del canto mi introdusse la professoressa Ada Contavalli. Sarebbe più corretto dire che mi costrinse. L’altro mio maestro fu il compianto padre Callisto, frate e maestro della corale Santa Maria in Viara nel convento di Castel San Pietro. Poi c’è stato il conservatorio. Ci ho sempre messo tutta me stessa e, ovviamente, il successo non è arrivato perché, quando il treno è passato per me, io avevo altri pensieri».

L”intervista completa su “sabato sera” dell”8 febbraio.

r.r.

Nella foto: Silvia Gisani

Musica e teatro, la storia della castellana Silvia Gisani
Cronaca 11 Febbraio 2018

La miglior maschera del Carnevale di Venezia 2018 è del castellano Simone Fracca

La miglior maschera del Carnevale di Venezia 2018 è… il Bianconiglio in stile veneziano di Simone Fracca, parrucchiere quarantenne di Castel San Pietro che da ormai una decina di anni vive una grande passione per il Carnevale della città lagunare, e al quale ogni anno partecipa con sgargianti abiti in stile disegnati da lui stesso. Dopo il secondo posto guadagnato a sorpresa due anni fa (quando nemmeno si era iscritto al concorso, ma era stato pescato fra il pubblico per partecipare alla sfilata), quest’anno Fracca, accompagnato da due amiche-damigelle, ha partecipato regolarmente al concorso, vincendolo.

«Partecipare al Carnevale di Venezia è sempre una grande emozione e soddisfazione personale – commenta – ma quest’anno sono particolarmente lieto di aver vinto con una maschera di gruppo, disegnata per me e le mie amiche che ci tenevano a sfilare ad uno dei carnevali più famosi d’Italia e del mondo».

Simone Fracca e il Carnevale di Venezia. Oltre ad essere uno fra i più antichi e più noti, il Carnevale di Venezia è famoso per le maschere, manufatti dietro cui si poteva celare chiunque indipendentemente da ceto sociale, sesso o religione. Anche il castellanno Simone Fracca da ben undici anni partecipa alla festa in maschera nella laguna veneta. Quarant’anni, abita a Osteria Grande, di professione fa il parrucchiere e ha un salone a Ozzano Emilia. Nei giorni del Carnevale, però, lo si trova a Venezia, dietro ad una maschera sfarzosa sempre diversa, tanto che ormai è riconosciuto dagli addetti al lavori come una delle maschere tradizionali e perenni di Venezia.

Simone, come nasce questa tua passione per il Carnevale?

«In un certo senso nasce per caso. Nonostante avessi sempre detestato il carnevale per il chiasso e il caos dei carri, dei coriandoli, della schiuma e degli scherzi, sono stato convinto da amici ad andare al Carnevale di Venezia come spettatori ed è stato amore a prima vista. Quello di Venezia è un Carnevale di pura arte ricco di fascino e bellezze che camminano letteralmente per strada. Incontrare una maschera in una calle (così si chiamano le strette viuzze veneziane, ndr) è emozionante. Sono tornato a casa già convinto di voler partecipare come maschera l’anno successivo».

Undici anni di fila con 11 maschere diverse e tutte disegnate da te?

«Esatto. Disegno abiti, per hobby e per le amiche, da sempre. Per il mio primo Carnevale veneziano da maschera volevo affittare un bell’abito, ma i prezzi sono a dir poco alti, si parla di diverse centinaia di euro al giorno. Con una cifra simile avrei potuto ideare io stesso il mio abito e così ho fatto, disegnandolo e cercando le stoffe e le decorazioni che avevo in mente. Per la parte sartoriale ho potuto contare sulla presenza di una sarta in famiglia che tuttora mi segue anno per anno nella mia “impresa” di ideare un costume sempre diverso. Alle decorazioni e ai dettagli invece penso io direttamente. Dopo ogni Carnevale inizio a disegnare l’abito successivo, ispirato dall’aria di festa veneziana. Anche i tessuti spesso li cerco a Venezia, dove c’è un tessutaio che vende stoffe particolari e antiche. Molto tempo lo passo a cercare i complementi e le decorazioni. Alla fine, investo ogni anno un migliaio di euro in materiali, ma gli abiti restano a me. Essendo prodotti del mio ingegno ne sono geloso, li conservo ognuno nel suo baule. Forse un giorno, quando ne avrò di più, potrei pensare di farci una mostra o una sfilata, ne ho già organizzate».

Quali abiti ti hanno dato più emozione?

«Due anni fa con un abito tutto dorato che riprendeva un lampadario tipico veneziano, sulla mia testa in polistirolo, ed una giacca corta con lo strascico lungo a balze ho vinto il secondo premio del concorso di maschere più belle (il primo premio sono due biglietti per il celebre Ballo del Doge, mentre per gli altri non è previsto alcun premio, ndr). Senza che nemmeno mi fossi iscritto, sono stato scelto fra il pubblico ed ho avuto accesso diretto alla finale. E’ stato un onore. Ma uno degli abiti più impegnativi che ho ideato e indossato è senza dubbio quello argentato con un vero mosaico in specchio sulla schiena alquanto pesante ma di grande effetto sotto il sole. L’anno scorso invece ero un baronetto bianco e nero con un pavone in testa e il trucco d’arte direttamente sul viso. Mostrare il volto è stato strano, anche perché il fascino di celarsi dietro una maschera è imbattibile, così come l’essere muto e comunicare solo con gli occhi ha il sapore della fiaba. Ogni anno mi concentro su un colore diverso».

Come si riesce a muoversi nell’affollato Carnevale di Venezia con abiti così ingombranti?

«Quando una maschera sfila è come quando davanti a Mosè si aprono le acque: la folla si fa da parte per ammirarti e i fotografi si accalcano ai lati per immortalarti. E’ magico. Chiaramente una maschera impiega molto più tempo per raggiungere un posto e non solo per la presenza di tanta gente ma anche, e soprattutto, per le pause foto. Ad esempio, per attraversare piazza San Marco serve un’ora. Ma dar mostra di sé è parte del gioco ed è parte di quel che mi piace fare al Carnevale di Venezia. Da qualche anno partecipo per più giorni, dormendo in un hotel in centro, e dopo 4 o 5 ore di sfilata per le vie e le calle di Venezia vado in albergo a riprendere fiato, togliere i tacchi e ricaricarmi per continuare. Il Carnevale di Venezia è magico anche di sera e di notte, quando molti fotografi ti chiedono di posare per le loro foto. Anche per quest’anno ho già diversi appuntamenti per diversi scatti con fotografi che, nel corso degli anni, ho conosciuto. Da quando sono entrato “nel giro” ricevo anche inviti a sfilate private e feste esclusive, ma il vero Carnevale che mi ha fatto innamorare è quello per le strade e per le calle tipiche, in mezzo alla gente che da tutto il mondo sceglie Venezia per la magia di quella festa».

mi.mo

Nella foto: la miglior maschera del Carnevale di Venezia 2018, il Bianconiglio in stile veneziano di Simone Fracca

La miglior maschera del Carnevale di Venezia 2018 è del castellano Simone Fracca
Cultura e Spettacoli 9 Febbraio 2018

Carnevale, a Castello è Popolare (e si festeggia di sabato)

Sarà un «Carnevale Popolare» quello che animerà Castel San Pietro domani sabato 10 febbraio. È questo, infatti, il tema della 14a edizione del Carnevale sul Sillaro che ha così invitato a rivisitare le maschere tradizionali in chiave moderna o gli eroi “pop” della nostra epoca, siano essi personaggi reali o fittizi. Il primo passo è stato il concorso per la realizzazione della locandina della festa, vinto dalla classe prima della scuola primaria «Don Luciano Sarti» con un elegante Balanzone dotato di i-phone e un simpatico Pulcinella che tiene con una mano una chitarra elettrica e con l’altra una pizza. Ora tocca alla sfilata e al concorso delle maschere, per il quale ci si potrà anche ispirare alle due maschere castellane Sgambillo e Pigidoro, o a personaggi della tradizione carnevalesca, utilizzando preferibilmente materiale riciclato per la realizzazione dei costumi (iscrizione gratuita al concorso).

La partenza del Carnevale è alle 14.30 all”ex stazione delle corriere da dove, alle 15, partirà la sfilata per le vie del centro storico che arriverà in piazza XX Settembre: qui, alle 16.45, ci sarà la premiazione delle maschere valutate da una giuria itinerante e alle 17, al primo piano del municipio, sarà inaugurata la mostra con i disegni di tutte le classi che hanno partecipato al concorso dei disegni e le relative premiazioni.

Il programma. Per tutto il pomeriggio non mancheranno giostre per bambini, animazioni, intrattenimenti e dolcezze. In più alle 16, nell’area del teatro Cassero, si terrà lo spettacolo di burattini «Farse della tradizione» a cura della Compagnia I Burattini della Commedia.

E’ il secondo anno che il Carnevale castellano si tiene di sabato, con i negozi aperti. Per consentire lo svolgimento della manifestazione in sicurezza, ci sarà il divieto di circolazione con rimozione forzata dei veicoli dalle 13 alle 17 in via Matteotti e piazza Galileo Galilei, e dalle 13 alle 20 in piazza Martiri Partigiani (zona ex taxi), piazza Galvani e nel tratto di via San Martino compreso fra via Pietro Inviti e piazza Acquaderni.

r.c.

Nella foto: un momento del Carnevale castellano 2017

Carnevale, a Castello è Popolare (e si festeggia di sabato)
Cronaca 8 Febbraio 2018

Fondazione Carisbo finanzia la sistemazione del Convento dei Cappuccini e del Santuario di Poggio. Il punto dei lavori

La Fondazione Carisbo ha deliberato un contributo da 25 mila euro per finanziare i lavori di risistemazione, attualmente in corso, del Convento dei Frati Minori Cappuccini e del Santuario della Beata Vergine di Poggio. Il primo riceverà 10 mila euro, il secondo 15 mila.

Il punto dei lavori nel capoluogo. L”intervento alla chiesa del Convento dei Cappuccini è quasi concluso, manca la tinteggiatura per la quale deve arrivare parere positivo sul colore da parte della Soprintendenza di archeologia, belle arti e paesaggio. Complessivamente sull”edificio, risalente al 1640, sono state consolidate e messe in sicurezza le tre cappelle sul fronte nord per un totale di 250 mila euro. L”intervento è stato sostenuto grazie ad una raccolta fondi.

Il punto dei lavori a Poggio. Al Santuario della Beata Vergine di Poggio è in corso un intervento di sistemazione interna ed esterna atto a risolvere un problema di infiltrazioni di acqua piovana e conseguente umidità. Contemporaneamente si intende recuperare l”antico dipinto del 1500 venuto alla luce durante i lavori. L”intervento, per un totale di 260 mila euro, è in buona parte finanziato dalla Cei ma anche sostenuto grazie ai contributi della comunità e di realtà “amiche” del santuario.

“Il Convento dei Frati Cappuccini e il Santuario di Poggio sono due realtà che stanno particolarmente a cuore all”Amministrazione comunale e a tutta la nostra comunità – afferma il sindaco Fausto Tinti -. Il Convento dei Frati Cappuccini è da sempre al centro della vita culturale e sociale, oltre che religiosa, della città. Il profondo rapporto di affetto che da sempre esiste fra i castellani e i frati è un valore importante, che vogliamo custodire e valorizzare. Il Santuario è un luogo di culto strettamente legato a Don Luciano Sarti, che ne fu il rettore, una figura molto amata nel territorio, per la quale è stato avviato il processo di beatificazione, un luogo che potrà anche essere sempre di più valorizzato all”interno di percorsi turistici, culturali e religiosi. L”attenzione generosa della Fondazione Carisbo è importante ma va anche ricordato che la raccolta fondi non è ancora conclusa, ed invitiamo i cittadini e gli operatori economici a continuare a donare“.

mi.mo

Nella foto: il Santuario della Beata Vergine di Poggio

Fondazione Carisbo finanzia la sistemazione del Convento dei Cappuccini e del Santuario di Poggio. Il punto dei lavori
Cronaca 8 Febbraio 2018

Carrera, Vallisi ancora presidente ma “solo per un anno'

Il direttivo dell”associazione castellana Club Carrera, che gestisce la nota corsa di macchinine a spinta umana che si tiene ogni anno a settembre da oltre sessant”anni, è stato quasi interamente rieletto. Nonostante gli appelli per passare il testimone a nuove facce giovani, infatti, non ci sono state candidature.

Squadra vincente non si cambia, verrebbe da pensare. A votare il presidente Andrea Vallisi sono stati 13 dei 15 team aventi diritto (un team ha espresso altra preferenza, mentre il team Tricolore ha annunciato il ritiro e quindi si è astenuto dalla votazione). Ma – precisa Vallisi – «ho accettato l’incarico da presidente per un solo altro anno, il 2018, per evitare un commissariamento, o qualcosa del genere».

E per evitare sorprese, l’ha fatto mettere a verbale (lo statuto dell’associazione prevede mandati di presidenza da 1 a 3 anni). Oltre al presidente è stato confermato l’intero direttivo ad eccezione di Sandro Tomba e Simone Maglio, irrevocabili sulla già presa decisione di lasciare l’incarico e l’impegno. Il nuovo direttivo 2018, dunque, conta cinque elementi: il presidente Vallisi, il vicepresidente Andrea Tozzi e poi Sabrina Ferri, Marco Schiaffino e Claudio Camporesi. Il problema è che, malgrado le insistenze e gli appelli, non ci sono state candidature.

«Da un lato – continua Vallisi – si tratta di una gratificante dimostrazione di fiducia nei confronti del lavoro mio e dell’intero direttivo, ma dall’altro dispiace che nessuno si sia fatto avanti, nonostante la richiesta mia e degli altri componenti del direttivo di passare il testimone».

Presidente, il fatto che non si sia fatto avanti nessuno denota forse un problema di ricambio generazionale all’interno della Carrera?

«Non esattamente. Piuttosto denota un problema di volontariato. Fanno parte dell’associazione molte persone: considerando le tante figure di cui è composto ogni team saremo duecento associati. Fra questi ci sono molti giovani. La Carrera, infatti, sta vivendo una nuova passione agonistica e tanti giovani castellani vogliono esserci, farne parte. Ma vogliono un ruolo nei team e non nell’organizzazione o nella direzione. E poi ci sono diversi personaggi che conoscono la Carrera e ne fanno parte da anni; magari non corrono più ma non vogliono né lasciarla né mettersi in gioco davvero. Capisco che l’impegno di presiedere l’associazione o far parte del direttivo possa spaventare per l’enorme mole di lavoro necessaria per organizzare la sempre tanto attesa manifestazione… Ma se teniamo alla Carrera bisogna che qualcuno se ne occupi, che ci siano più persone disposte a contribuire con il proprio lavoro volontario. Perché essendo la Carrera una passione, vive di lavoro volontario. Né io né gli altri componenti del direttivo volevamo continuare ancora questo impegno, ma non si è presentata altra scelta e per senso del dovere siamo ancora qui. Ma si tratta di una soluzione estrema, è davvero l’ultimo anno. Ho fatto la mia parte, voglio passare il testimone ed occuparmi a pieno titolo della squadra che alleno, le Ovette».

Cosa potrà cambiare in un solo anno?

«Ho messo a verbale che per fare la Carrera non servono solo i team; spero che qualcuno capisca il messaggio e si metta a disposizione, altrimenti il prossimo anno saremo punto e a capo. Ma senza il Club Carrera non si potrà organizzare la manifestazione».

mi.mo

Nella foto: il presidente del Club Carrera Andrea Vallisi

L”intervista completa è su “sabato sera” dell”8 febbraio.

Carrera, Vallisi ancora presidente ma “solo per un anno'
Cronaca 4 Febbraio 2018

Fondazione Carisbo in aiuto del Convento dei Frati Cappuccini e del Santuario di Poggio

La Fondazione Carisbo ha deciso di destinare 10 mila euro al Convento dei Frati Minori Cappuccini e 15 mila euro al Santuario della Beata Vergine di Poggio, due edifici oggetto attualmente di impegnativi e costosi lavori di ristrutturazione. A dare la notizia è stato il Comune di Castel San Pietro con una nota.

“Sono due realtà che stanno particolarmente a cuore all’Amministrazione comunale e a tutta la nostra comunità – afferma il sindaco Fausto Tinti -. Il Convento dei Frati Cappuccini è da sempre al centro della vita culturale e sociale, oltre che religiosa, della città”. Invece il Santuario è “strettamente legato a Don Luciano Sarti – ha ricordato Tinti -, che ne fu il rettore, una figura molto amata nel territorio, per la quale è stato avviato il processo di beatificazione, un luogo che potrà essere sempre di più valorizzato all’interno di percorsi turistici, culturali e religiosi”.

“I lavori alla Chiesa del Convento dei Cappuccini sono quasi terminati – precisa la nota del Comune -. Manca solo la tinteggiatura esterna, per la quale si attende, da parte della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio, il parere sul colore da applicare”. L’edificio, risalente al 1640, necessitava di un consolidamento delle tre cappelle laterali poste sul fronte nord, lungo la via Tanari, del costo di oltre 250mila euro, una spesa per la quale i Frati non possono contare né su sovvenzioni, né sull’8 per mille e proprio per questo nei mesi scorsi è stata avviata una raccolta fondi tra cittadini e aziende del territorio col sostegno e la promozione del Comune stesso.

Diversa la situazione del Santuario di Poggio dove occorre risolvere un problema di umidità e infiltrazioni di acqua piovana, che interessa in particolare la facciata a destra dell’ingresso principale, e recuperare anche un antico dipinto murale risalente probabilmente al 1500 venuto alla luce nei mesi scorsi. Un intervento per il quale occorrono in tutto 260 mila euro, in buona parte già finanziati dalla Cei, e per il resto con i contributi anche in questo caso di donatori privati o aziende e della comunità della frazione di Poggio.

Fondazione Carisbo in aiuto del Convento dei Frati Cappuccini e del Santuario di Poggio
Cronaca 3 Febbraio 2018

Le Terme di Castello riaprono a metà febbraio, proseguono i lavori nell'area inalazioni

«Le Terme riapriranno il 12 febbraio per le visite mediche e il 19 per fanghi, piscine e fisioterapia. Il 19 marzo ripartirà anche il settore delle cure inalatorie in uno dei due spazi nell’interrato che normalmente viene utilizzato ad inizio stagione, poi quando avremo l’afflusso maggiore, intorno a maggio, sarà pronto anche il nuovo reparto, dato che i lavori si concluderanno a fine aprile». Stefano Iseppi, amministratore delegato della società Terme di Castel San Pietro Spa, sintetizza così l’intervento di ristrutturazione e ammodernamento in atto e iniziato a metà dicembre, durante la chiusura invernale.

In tutto si spenderanno «circa 1 milione e mezzo per l’acquisto di 100 nuove macchine che permetteranno di gestire meglio le richieste dei pazienti – continua Iseppi – per le irrigazioni nasali, ad esempio, potremo avere anche la polverizzazione sonica. Inoltre sono stati rifatti gli spazi per le polverizzazioni sulfuree, secca e umida, e salsobromoiodica. Avremo anche uno spazio dedicato alle cure dei bambini e una sala d’aspetto dove nell’attesa possono giocare».

Complessivamente verranno sistemati circa 1000 metri quadrati di edificio. Dall’agosto scorso l’Anusca, l’Associazione nazionale ufficiali di Stato civile e anagrafe, che ha sede e un hotel quattro stelle sull’altro lato di viale Terme, possiede il pacchetto di maggioranza di Terme Spa.

l.a.

Nella foto: le Terme d Castel San Pietro

Le Terme di Castello riaprono a metà febbraio, proseguono i lavori nell'area inalazioni
Cultura e Spettacoli 2 Febbraio 2018

L'artista castellana Anna Boschi festeggia i 50 anni di carriera con una mostra sulla Poesia Visiva

Artista più che pittrice, per via delle numerose e diverse sperimentazioni che hanno naturalmente segnato il proprio percorso artistico che lanno scorso ha tagliato il traguardo dei cinquantanni di carriera, Anna Boschi si definisce emiliana per non dover dividere la propria provenienza bolognese con la scelta, fatta ormai ventiquattro anni fa, di vivere e lavorare a Castel San Pietro. Dallo scorso anno, ad ennesimo compimento di una lunga carriera, si occupa insieme al marito Gianni Cermasi, centocinquantotto anni in due, dello studio darte FC inaugurato negli spazi sotto labitazione, in via Tanari 1445/b, una vera e propria galleria artistica dove organizzare ed ospitare mostre e performance teatrali. Qui, con vista sugli antichi pini marittimi di via Tanari sulle colline castellane, lartista ospita fino al 4 marzo la mostra di poesia visiva con opere di artisti internazionali che fanno parte della propria collezione personale di libri dartista, poesia visiva e mail art denominata Mailartmeeting archives.

Come nasce la sua passione per larte?

«Ho sempre portato larte dentro di me e con me. Fin da bambina, quando viaggiavo con la famiglia o partivo per le vacanze, nella mia valigia non sono mai mancati fogli e colori per dipingere. Da ventenne, poi, ho frequentato il Centro darte Mascarella, dove mi sono formata con Alcide Fontanesi fino alla mia prima mostra personale ad Imola, nel 1974. Da lì ho capito che avrei dovuto e potuto fare dellarte la mia vita, per questo ho deciso di frequentare il Dams per farmi una cultura artistica personale. Lincontro con la poesia visiva, linguaggio artistico della Neoavanguardia che fonde parola e disegno, è stato per me decisivo: ho trovato libertà di forme espressive, materiali, temi, scopi che non mi ha più fatta fermare, sempre esplorando nuove vie. Le mie opere in un certo senso erano già poesia visiva anche prima di conoscere la corrente, che poi ho abbracciato con tutta me stessa. O meglio, io sono sempre stata unartista verbo-pittorica, perché ho sempre affiancato la parola al disegno, mentre tecnicamente la poesia visiva è nata dalla parola affiancata dallimmagine. Per i primi anni, inevitabilmente, ho fatto vari lavoretti per sostenere la mia carriera artistica. Allora anche mio marito, che si è sempre occupato di progettazione tecnica, dipingeva. Gli anni sono passati sempre caratterizzati da un buon apprezzamento di critica e pubblico che sono il vero compenso dellartista, e dal 1982 in poi mi sono occupata solo di arte».

Dopo cinquantanni di carriera ancora che cosapuòdire di avere raggiunto?

«La ricerca artistica è unevoluzione continua che porta sempre a nuove opportunità ma mai ad un traguardo. Con questo spirito mi sono approcciata anche alla mail art, network ideato da Rat Johnson sulla base della già esistente forma artistica che viaggiava a mezzo posta. In pratica un artista indice e pubblica un progetto cui tutti gli altri artisti possono prendere parte inviando il proprio lavoro sul tema e secondo le misure o regole decise da chi ha ideato il progetto. Costui, poi, raccoglie ed espone i lavori, dando agli artisti partecipanti traccia dellevento cui hanno liberamente scelto di partecipare con la propria arte (la mail art diventa tale, cioè arte, solo dopo essere stata spedita, e spesso coinvolge francobolli, cartoline, carta, tecniche di collage, ma anche oggetti di uso comune, Ndr). La mail art è una vera scuola darte che insegna a uscire dai propri schemi artistici, conoscere ed apprezzare laltro e farsi ispirare. A Castello ho fatto diversi progetti di mail art, ad esempio nel 1999 uno sullottocentesimo compleanno della città che ha raccolto quasi trecento lavori da ventisei diversi Paesi. Io oggi non posso più occuparmi di indire nuovi progetti, non posso fare solo mail art. Ma è stato un bellissimo percorso che purtroppo nessuno, artista castellano o gruppo darte, ha mantenuto vivo».

Quali sono altri periodi o lavori della sua carriera che ricorda con particolare soddisfazione?

«Anche se ho avuto una vita personale sfortunata per via di alcuni momenti difficili, non posso certo lamentarmi della mia carriera. Più volte mi ha regalato momenti memorabili, esperienze incredibili, opportunità grandiose. Tra gli eventi di grande prestigio cui ho partecipato ci sono la Triennale di Bologna del 2000, la cinquantesima Biennale di Venezia, la London Biennale 2004. Ho ricevuto il premio alla carriera nel corso della rassegna Arte in Arte e Mestieri di Suzzara. Ho esposto e sono presente in numerose collezioni pubbliche e private in Italia e allestero. Il viaggio a New York per il Dada Meeting invitata dalla galleria di Ray Johnson è stata unesperienza indimenticabile e arricchente. Del resto la mia ispirazione è quotidiana e perenne, giunge da tutto quello che accade intorno a me vicino o lontano, mi occupo di sociale, di umanità, di qualunque cosa ragiono nella mia mente. Così sono nate alcune delle mie proposte artistiche più belle, come i Progetti In-consci realizzati in risposta alla crisi della poesia visiva sollevata al convegno di un museo che poi ha esposto le mie opere, con cui sono tornata alla forma geometrica pura contaminata di poesia. O come My Moticos, progetto con le buste di mail art ricevute negli anni, pure artistiche, esposto perfino a Tel Aviv. Attualmente, invece, sto lavorando ad un progetto di lettere virtuali, una sorta di mail art personale arricchita di elementi tecnologici. E per la stagione 2018 dello Studio darte FC, appena iniziata, ho numerosi progetti, al fine di divertirmi giocando con larte ma anche divulgarla».

Fino al 4 marzo, infine, dieci artisti internazionali da quattro continenti partecipano alla mostra PoesiaVisiva/Visual Poetry a cura di Anna Boschi allestita nello spazio espositivo Studio d’Arte FC in via Tanari 1445/b a Castel San Pietro, con il patrocinio di Comune e Pro Loco di Castel San Pietro Terme. Gli artisti sono Fernando Aguiar (Portogallo), Dmitry Babenko (Russia), John M. Bennett (Usa), Bartolomè Ferrando (Spagna), Michael Fox (Germania), Kimmo Framelius (Finlandia), Ma Desheng (Francia), Shigeru Tamaru (Giappone), Cornelis Vleeskens (Australia), Reid Wood (Usa). «Ho scelto questi artisti le cui opere sono presenti nel mio archivio “MailArtmeeting Archives”, perché particolarmente rappresentativi nella visual poetry – afferma Anna Boschi -. Quasi tutti praticano poesia sperimentale, poesia visiva, performance e anche il digitale. In mostra una ventina di opere di varie tecniche. Fra le opere più curiose, quella dell’artista cinese contemporaneo Ma Desheng che vive in Francia da oltre 20 anni, che presenta un libro-installazione che si dipana sul pavimento a fisarmonica per oltre sei metri».

La mostra è visitabile fino al 4 marzo dal martedì alla domenica ore 17-19.30. Info: 051/948177.

mi.mo.

Nella foto: l”artista Anna Boschi nel suo nuovo studio

L'artista castellana Anna Boschi festeggia i 50 anni di carriera con una mostra sulla Poesia Visiva
Cronaca 1 Febbraio 2018

Fausto Tinti è il vicensindaco metropolitano. La decisione dopo le dimissioni di Manca

Il sindaco di Castel San Pietro, Fausto Tinti, ha preso il posto di Daniele Manca nella Giunta metropolitana. Una notizia che era nell”aria e che è stata confermata dalla riassegnazione delle deleghe fatta oggi dal sindaco metropolitano Virginio Merola.

Una revisione resa necessaria dalle dimissioni del sindaco di Imola e vicesindaco metropolitano Manca, candidato alle elezioni del 4 marzo. Primo effetto quindi, come detto, l”ingresso nella Giunta di palazzo Malvezzi di Tinti e anche di Raffaele Persiano consigliere del Comune di Bologna.

A Tinti è stato assegnato il ruolo di vicesindaco e le deleghe al Personale (prima in capo a Manca) e Programmazione Risorse Umane (nuova delega). A Persiano, invece, vanno la Polizia provinciale (prima in capo a Marco Monesi presidente del Consiglio comunale di Castel Maggiore) e il Coordinamento metropolitano politiche della sicurezza (nuova delega). Inoltre sempre Marco Monesi, oltre alle delega precedente con la denominazione di Mobilità sostenibile, mantiene anche la Viabilità e assume la Pianificazione (prima in capo a Manca). Il sindaco Merola ha tenuto per sè le nuove deleghe all”Agenda metropolitana per lo sviluppo sostenibile e Insieme per il lavoro.

La Giunta è formata anche da Daniele Ruscigno (sindaco di Valsamoggia), Elisabetta Scalambra (consigliere comunale di Castenaso), Giampiero Veronesi (sindaco di Anzola dell”Emilia) e Luca Lelli (sindaco di Ozzano dell”Emilia) che segue le Politiche per la casa, Edilizia istituzionale, Affari istituzionali, Politiche di semplificazione amministrativa, Modelli aggregativi di funzioni e servizi.

l.a.

Nella foto il sindaco Fausto Tinti nel suo ufficio nel municipio di Castel San Pietro 

Fausto Tinti è il vicensindaco metropolitano. La decisione dopo le dimissioni di Manca
Cronaca 31 Gennaio 2018

Omicidio in villa a Palesio, un anno dopo è arrivata la confessione dell'assassino

A un anno di distanza dall’omicidio, il ventiseienne Desmond Newthing ha confessato di essere colui che il 3 gennaio del 2017 aveva ucciso a coltellate l’imprenditore Lanfranco Chiarini nella sua villa di Palesio, sulle colline tra Castel San Pietro e Ozzano Emilia. La confessione è arrivata lunedì 29 gennaio nel corso della prima udienza del processo con rito abbreviato (una formula chiesta dall’avvocato Andrea Speranzoni, che difende il ventiseienne, e che prevede la riduzione di un terzo dell’eventuale pena al termine del processo).

Davanti al giudice, Newthing ha ammesso che l’omicidio sarebbe avvenuto al culmine di una lite durante la quale si sarebbe discusso anche delle prospettive di lavoro del ventiseienne. A un certo punto, Chiarini gli avrebbe intimato di lasciare la casa minacciandolo con un coltello e, nel disarmarlo, il giovane si sarebbe ferito alla mano. Poi il delitto e, infine, la fuga. Chiarini era stato trovato in camera da letto, in mutande (i due quella sera avevano avuto un rapporto sessuale). Fondamentali per risalire all’identità dell’assassino furono il suo dna trovato in alcune tracce di sangue, i tabulati telefonici e le immagini delle telecamere lungo la via Emilia.

Newthing fu fermato dieci giorni più tardi dai carabinieri in stazione a Bologna e da allora si era chiuso nel silenzio. Era arrivato in Italia nel 2015 e aveva un permesso di soggiorno per motivi umanitari valido fino a giugno 2017, perché nel suo paese d’origine, la Nigeria, era stato perseguitato in quanto omosessuale. Da un annetto era ospite di un centro di seconda accoglienza a Castenaso, non distante dal colorificio Colba, di cui Chiarini era uno dei titolari. La figlia dell’imprenditore si è costituita parte civile difesa dall’avvocato Massimo Leone. La prossima udienza è fissata per il 23 marzo.

gi.gi.

Nella foto: la villa dell”omicidio

Omicidio in villa a Palesio, un anno dopo è arrivata la confessione dell'assassino

Cerca

Seguici su Facebook

ABBONATI AL SABATO SERA