Castel San Pietro Terme

Cultura e Spettacoli 15 Febbraio 2018

Vittorio Sgarbi premia l'artista castellano Corrado Avanzi con l'esposizione di sue due opere a New York

L’artista castellano Corrado Avanzi, a distanza di pochi mesi dal Premio alla Carriera ricevuto nel corso della Biennale di Milano – International Art Meeting, è stato premiato dal Comitato ufficiale di Spoleto Arte, curato da Vittorio Sgarbi, per la sua partecipazione alla mostra “Bologna International Exhibition”, che si è tenuta nei giorni scorsi in concomitanza con Arte Fiera Bologna.

Con questo riconoscimento Avanzi avrà la possibilità di mostrare gratuitamente due sue opere, «Grotta di stalattiti» e «Lago di Poma», in video-esposizione alla «New York International Art Expo» che si terrà domenica 11 marzo al The Michelangelo Hotel, nel cuore della Grande Mela.

Corrado Avanzi realizza opere astratte in smalto su faesite che, per l’originalità dei temi e della tecnica, sono state apprezzate in numerose mostre personali e collettive. Lo scorso anno, sempre con Spoleto Arte, l”artista castellano è stato presente con alcune delle sue opere alle mostre di New York, Spagna, Francia, Malta, Milano, Venezia, Miami e Roma. «Le intense opere di Corrado Avanzi ci trasportano all’origine del mondo, alla forza di Madre natura, principio di ogni forma vitale – scrive Salvo Nugnes, presidente di Spoleto Arte – (…). Ogni elemento naturale viene raffigurato nella sua potenza ed intensità, travolgendo l’osservatore in un turbinio di emozioni. La sua tavolozza, carica di espressività, è portatrice di significati profondi e ci fa capire come l’essere umano sia in realtà solo una piccola parte del mondo e di come non possa far niente di fronte alla forza travolgente della Natura».

Per informazioni e visite alla galleria quadri di Corrado Avanzi: corrado.avanzi@alice.it.

d.b.

Nella foto: l”artista castellano Corrado Avanzi, a sinistra, insieme a Vittorio Sgarbi

Vittorio Sgarbi premia l'artista castellano Corrado Avanzi con l'esposizione di sue due opere a New York
Cronaca 15 Febbraio 2018

Mobilità sostenibile, a Castello prende forma “Emilia 4', la vera auto a energia solare

Dopo le gare per veicoli ad energia solare disputate in Australia, Cile, Emirati Arabi, Francia e Marocco, Onda solare si appresta quest’anno a partire alla volta degli Stati Uniti per affrontare una nuova sfida dedicata ai veicoli funzionanti con l’energia prodotta dal Sole. Ma, a differenza delle altre gare già corse, nelle quali l’associazione castellana ha guadagnato qualche podio ed anche due vittorie (la più recente l’anno scorso all’Albi eco race francese), all’American solar challenge in programma dal 14 al 22 luglio prossimi Onda solare parteciperà nella categoria cruiser per le vetture ad energia solare a 4 posti, non più solo prototipi.

Il sogno audace ed ambizioso di Onda solare sta prendendo forma proprio in queste settimane all’interno dell’officina castellana Metal Tig, dove tutto è iniziato più di dieci anni fa, e si chiama Emilia 4: si tratta del primo veicolo ad energia solare italiano a quattro posti che punta ad essere omologato per la strada. «Grazie al buon lavoro svolto negli anni con l’evoluzione di Emilia, nata come bicicletta a pedalata assistita da energia solare, poi diventata un prototipo concentrato di tecnica e tecnologia, siamo entrati a far parte di un progetto strategico biennale dell’università di Bologna per lo sviluppo di un vero veicolo ad energia solare – racconta Mauro Sassatelli, membro del direttivo di Onda solare ma di fatto patron dell’intero progetto insieme al pilota di Emilia Ruggero Malossi -. Grazie al sostegno dell’università e delle sue aziende collaboratrici, abbiamo potuto stilare un vero progetto integrato, facendo il salto qualitativo da realtà amatoriale a realtà professionale».

Il progetto dell’università di Bologna è finanziato dalla Regione, quindi di fatto Onda solare negli Stati Uniti rappresenterà al tempo stesso Unibo (la gara è dedicata alle università) e l’Emilia Romagna, «terra dei motori» (evidentemente anche alternativi). Ma rappresenterà anche, va detto, l’Italia e l’Europa, in quanto unico team tricolore e unico team proveniente dal Vecchio continente.

Per 3.460 chilometri, dal Nebraska all’Oregon, lungo la via della migrazione americana verso il Far west, Onda solare avrà contro le più prestigiose università statunitensi, canadesi, australiane e saudite. «Emilia 4 è già a buon punto – spiega Sassatelli -: gli stampi per il veicolo sono pronti, il telaio è quasi ultimato, il pannello solare del tetto è in costruzione, i motori sono in fase di realizzazione. I vari settori stanno procedendo contemporaneamente e confidiamo di poter testare l’auto in pista dal mese di marzo. Sarà ufficialmente presentata a maggio presso la galleria Ferrari, che sostiene mediaticamente il progetto; poi, a giugno, Emilia 4 partirà per l’America, pronta per la sfida vera».

Se, infatti, l’obiettivo del progetto universitario è la realizzazione della vettura secondo i più rigidi criteri di efficienza, lo scopo della partecipazione alla 7-giorni statunitense di gara di efficienza (non di velocità) è di testarla nella pratica. Alla trasferta prenderanno parte una ventina di persone fra tecnici, meccanici e piloti, con spese a carico dell’associazione. «Rispetto ad altri team più professionali, abbiamo un livello elettronicamente molto alto e grazie ai materiali da Formula Uno che utilizziamo saremo tra i veicoli più performanti in gara – continua Sassatelli -. E’ con questa ambizione che intendiamo contribuire a dimostrare che l’alternativa solare è una soluzione effettiva anche per il trasporto umano. Una volta tornati, poi, l’idea è davvero quella di omologare il veicolo secondo le normative europee, per vederlo circolare su strada».

I partner. Ad aderire al progetto dell’università di Bologna, e dunque a contribuire a realizzare Emilia 4, sono oggi i centri di ricerca industriali Cirimam e Ciriaero di Unibo, l’azienda riminese Scm e il suo centro di ricerca Crif e il consorzio interuniversitario Cineca. Accanto a questi collaborano poi numerose imprese da tutta la regione, fra cui la Curti meccanica di Castel Bolognese. Sempre oggi sostengono invece direttamente Onda solare alcune aziende del circondario: la carrozzeria Augusta e il Centro Arcobaleno di Castel San Pietro, Bergami di Castel Guelfo, Solmec di Castel Bolognese e la ditta e-Max con sede all’estero ma comunque del castellano Massimo Ronchi. In passato hanno contribuito anche altre realtà locali. Insieme al nucleo originale castellano, fanno parte dell’associazione una cinquantina di iscritti da ogni angolo d’Italia; complessivamente Onda solare è affiancata e sostenuta da un centinaio di persone e realtà diverse.

Emilia 4 è dunque l’ennesimo capitolo della storia delle macchine ad energia solare nate sul Sillaro. Una storia lunga un decennio, iniziata sulla scia delle esperienze tecniche maturate in tanti anni di Carrera, gara prettamente castellana per macchinine a spinta. Un piccolo gruppo di castellani ha cominciato a sognare la partecipazione alla competizione australiana per cicloveicoli a pedalata assistita ad energia solare, la World solar challenge. Sogno concretizzatosi nel 2005. E nonostante le difficoltà, anno dopo anno l’hobby è diventato la sfida stagionale. Ora il salto di qualità: sviluppare la tecnologia ad energia solare per i veicoli.

mi.mo

Nella foto: il rendering di Emilia 4

Mobilità sostenibile, a Castello prende forma “Emilia 4', la vera auto a energia solare
Cronaca 14 Febbraio 2018

Nidi d'infanzia, sabato open day a Castello e dintorni

Sabato 17, dalle 9.30 alle 12.30, è in programma l”open day per i nidi d”infanzia a Castel San Pietro e dintorni. La giornata, per conoscere le proposte educative e per incontrare le educatrici e i coordinatori pedagogici, interesserà i nidi comunali e quelli convenzionati. Saranno quindi coinvolti il Girotondo, in via Di Vittorio 28//A a Castel San Pietro, l”Arcobaleno di via Serotti 12 a Osteria Grande, il Don Luciano Sarti in via Palestro 32 a Castel San Pietro, La Casa di Mamma Oca di via Conventino 1531 a Gallo Bolognese e l”Arca di Noè in via Tolara di Sopra a Ozzano Emilia. Sono invitati tutti i genitori.

d.b.

Nidi d'infanzia, sabato open day a Castello e dintorni
Cronaca 14 Febbraio 2018

A Castello il 2018 è l’anno dei lavori nel centro storico: rotonda, parcheggi e la speranza di una nuova vita per l'ex autostazione

La Giunta Tinti ha in programma nuovi interventi per la riorganizzazione della sosta e della mobilità in centro storico e nelle immediate vicinanze da realizzarsi entro il 2018, ultimo anno solare di lavoro prima delle elezioni amministrative del prossimo anno.

Si tratta, di fatto, di interventi già annunciati, alcuni dei quali molto attesi dalla città (di seguito il dettaglio). L”unica novità, un cambio di rotta per la precisione, riguarda il destino prossimo dell”ex autostazione, l”edificio squadrato ai piedi del Cassero che funge da vetrina di accesso alla città.

Una nuova rotonda. E” il progetto più consistente ed atteso, e sostituirà l’attuale semaforo. «Eliminare il semaforo permetterà anche di collegare le piste ciclabili di via Scania e via dei Mille, riuscendo quindi a completare il percorso per il centro storico», spiega l’assessore alla Mobilità Tomas Cenni.

Nuovi parcheggi. Nel piano della sosta sarà aggiunto quest’anno una nuova area per il posteggio a nord, fra le vie Gramsci ed Emilia, dove già sorgono due parcheggi adiacenti ma separati da un’aiuola: il parcheggio ora accessibile da via Gramsci e di quello di «Villa Scardovi», dove ha sede l’omonimo centro polifunzionale. «Sarà un nuovo parcheggio da una cinquantina di posti – dettaglia Cenni – che darà accessibilità a via Cavour, nel borgo, dalla via Emilia. Inoltre rifaremo il primo tratto del marciapiede di via Cavour, come chiesto dai commercianti».

Progetto commercio. Un ultimo progetto riguarda il sostegno al commercio del centro storico, per il quale l”Amministrazione sta studiando un piano di affitti calmierati che preveda anche la semplificazione delle norme. «Da un sondaggio fatto con i commercianti e i proprietari immobiliari è emersa la necessità di semplificare norme quali il cambio di destinazione d’uso – spiega Cenni -. Stiamo strutturando un progetto di affitti calmierati con sgravio fiscale forse sulla Tari. Con il cambio della raccolta dei rifiuti in corso contiamo non solo di raggiungere l’obiettivo regionale di una maggior raccolta differenziata entro il 2020, ma anche di poter risparmiare sulle spese di gestione dei rifiuti già dal prossimo anno e poter così applicare delle scontistiche ai commercianti del centro; vedremo con quali criteri».

Riqualificazione sotto il Cassero. Da condividere con le associazioni di categoria c’è poi il progetto per la riqualificazione dell’area fra piazza Galvani (parcheggi e posteggi taxi) e piazza Martiri Partigiani (dove sorge l’ex autostazione) fino all’adiacente giardinetto. Si tratta, sostanzialmente, di ridisegnare «in maniera più ordinata» i parcheggi della piazza e – aggiunge Cenni – «rendere pedonale l’area dell’ex autostazione, proibendo il passaggio delle auto (oggi è possibile uscire dal parcheggio di via dei Mille non solo dall’ingresso ma anche passando dietro l’ex autostazione, Ndr) e la sosta nelle immediate vicinanze (accanto alla struttura, di fronte al bar, vi sono un paio di posteggi. Ndr)».

La novità. Per quanto riguarda l”ex autostazione nel dettaglio, considerata dai castellani una vetrina della città, l”Amministrazione Tinti cambia invece rotta rispetto all”idea sostenuta fin dai primi giorni del mandato politico per un concorso di idee preventivo alla decisione sul da farsi: «Alla luce della programmata riqualificazione dell”area potremmo decidere di pubblicare il bando per l”assegnazione dell”ex autostazione già nei prossimi mesi», anticipa Cenni.

La sostenibilità dei progetti 2018 e tutte le novità sulla riqualificazione dell”ex autostazione sono su “sabato sera” del 15 febbraio.

mi.mo

Nella foto: l”ex autostazione all”ingresso di Castel San Pietro Terme

A Castello il 2018 è l’anno dei lavori nel centro storico: rotonda, parcheggi e la speranza di una nuova vita per l'ex autostazione
Cultura e Spettacoli 12 Febbraio 2018

Musica e teatro, la storia della castellana Silvia Gisani

La storia di Silvia Gisani racconta di una dedizione completa alla musica e al canto e della sua missione di trasmettere il valore dell’esecuzione canora attraverso l’insegnamento. Per i castellani interessati alla scena teatrale e musicale cittadina è praticamente impossibile non conoscerla: ha fatto parte del Corpo bandistico come sassofonista e dal 2001 dirige il coro amatoriale Casual Gospel, con cui ha, tra le altre cose, partecipato a diverse edizioni dalla rassegna musicale castellana I suoni degli angeli e con cui ha allietato le serate del paese mettendo in piedi operette e spettacoli teatrali, come la più recente Par fourtouna ch’ai è la muttua, commedia dialettale che ha riscosso molto successo tra il pubblico. Silvia, dal canto suo, è un contralto, con una formazione lirica e una passione per l’operetta e per il teatro in generale. E ora si è dedicata alla musica leggera come voce dell’orchestra Attenti a noi 2.

Ma la sua più grande vocazione rimane l’insegnamento. Ed è stato proprio questo l’argomento principale della nostra conversazione, tenutasi nel suo studio musicale tappezzato di fotografie e attestati raccolti in trent’anni di attività. «Specializzandomi nella cura della voce – inizia a raccontare – ho compreso il vero significato del detto di Sant’Agostino: “canta che ti passa”. Perché il canto che fa bene all’anima non è quello a squarciagola, bensì quello fondato sull’esecuzione e sulla tecnica. Lo insegno sempre ai miei allievi, sia che vogliano diventare professionisti, sia che vogliano semplicemente divertirsi: alla base di tutto sta la respirazione, che permette di cantare meglio e lasciarsi trasportare dalla musica».

Qual è l’approccio allo studio musicale delle nuove generazioni?

«Mi trovo spesso a spiegare ai giovani che la tecnica canora è ancora importante, sebbene sappia che la televisione dice tutt’altro. Nei programmi come X-Factor o Amici si predilige molto di più la storia personale; il fatto di cantare o suonare bene passa un po’ in secondo piano, o arriva comunque in seconda battuta. La voce, poi, di per sé è uno strumento complicato da insegnare, perché lo studente possiede già un bagaglio di aspettative che a volte si ha paura di disattendere, per non scoraggiarlo. Alcuni si aspettano di fare il karaoke! Però, una volta che riesco a spiegare l’importanza di studiare gli originali, piuttosto che la cover trovata su Youtube, e che è necessario prendersi cura della propria voce, le reazioni dei ragazzi sono ottime».

Ha tratto soddisfazioni da questa attività di insegnamento?

«Assolutamente sì. Oltre ad avere permesso ad alcuni miei ragazzi di inseguire il sogno del professionismo, ho vissuto situazioni in cui la musica ha significato tanto per i miei allievi. Il complimento più bello l’ho ricevuto da una casalinga: mi disse che il canto le era risultato più utile di una seduta dallo psicologo, le aveva donato la pace che cercava. Un altro mio allievo, con una brutta storia di bullismo alle spalle, ha ritrovato il sorriso cantando. E’ stata una soddisfazione immensa, ho avuto davvero una dimostrazione del potere della musica».

E cosa mi può dire del suo rapporto personale con la musica?

«La musica mi ha sempre sostenuto, anche nelle occasioni peggiori. Quando mi ritrovai a cantare e a recitare la sera dopo il funerale di mio padre mi diede una grande spinta nel metabolizzare il lutto. Penso che nell’esecuzione musicale, così come nel teatro, ci sia una specie di magia: per un certo lasso di tempo ti rende un’altra persona, e le uniche emozioni che contano sono quelle che scateni nel pubblico. Le proprie passano in secondo piano».

Ci racconti come ha mosso i primi passi nel mondo della musica?

«Ho iniziato a sognare di fare la cantante fin da piccolissima: costringevo mio cugino Loris ad assistere ai miei spettacoli in cameretta. Per me era una questione molto seria e mi dava anche quasi fastidio che i miei la vedessero come un gioco. Inizialmente suonavo principalmente il sassofono e il pianoforte, al mondo del canto mi introdusse la professoressa Ada Contavalli. Sarebbe più corretto dire che mi costrinse. L’altro mio maestro fu il compianto padre Callisto, frate e maestro della corale Santa Maria in Viara nel convento di Castel San Pietro. Poi c’è stato il conservatorio. Ci ho sempre messo tutta me stessa e, ovviamente, il successo non è arrivato perché, quando il treno è passato per me, io avevo altri pensieri».

L”intervista completa su “sabato sera” dell”8 febbraio.

r.r.

Nella foto: Silvia Gisani

Musica e teatro, la storia della castellana Silvia Gisani
Cronaca 11 Febbraio 2018

La miglior maschera del Carnevale di Venezia 2018 è del castellano Simone Fracca

La miglior maschera del Carnevale di Venezia 2018 è… il Bianconiglio in stile veneziano di Simone Fracca, parrucchiere quarantenne di Castel San Pietro che da ormai una decina di anni vive una grande passione per il Carnevale della città lagunare, e al quale ogni anno partecipa con sgargianti abiti in stile disegnati da lui stesso. Dopo il secondo posto guadagnato a sorpresa due anni fa (quando nemmeno si era iscritto al concorso, ma era stato pescato fra il pubblico per partecipare alla sfilata), quest’anno Fracca, accompagnato da due amiche-damigelle, ha partecipato regolarmente al concorso, vincendolo.

«Partecipare al Carnevale di Venezia è sempre una grande emozione e soddisfazione personale – commenta – ma quest’anno sono particolarmente lieto di aver vinto con una maschera di gruppo, disegnata per me e le mie amiche che ci tenevano a sfilare ad uno dei carnevali più famosi d’Italia e del mondo».

Simone Fracca e il Carnevale di Venezia. Oltre ad essere uno fra i più antichi e più noti, il Carnevale di Venezia è famoso per le maschere, manufatti dietro cui si poteva celare chiunque indipendentemente da ceto sociale, sesso o religione. Anche il castellanno Simone Fracca da ben undici anni partecipa alla festa in maschera nella laguna veneta. Quarant’anni, abita a Osteria Grande, di professione fa il parrucchiere e ha un salone a Ozzano Emilia. Nei giorni del Carnevale, però, lo si trova a Venezia, dietro ad una maschera sfarzosa sempre diversa, tanto che ormai è riconosciuto dagli addetti al lavori come una delle maschere tradizionali e perenni di Venezia.

Simone, come nasce questa tua passione per il Carnevale?

«In un certo senso nasce per caso. Nonostante avessi sempre detestato il carnevale per il chiasso e il caos dei carri, dei coriandoli, della schiuma e degli scherzi, sono stato convinto da amici ad andare al Carnevale di Venezia come spettatori ed è stato amore a prima vista. Quello di Venezia è un Carnevale di pura arte ricco di fascino e bellezze che camminano letteralmente per strada. Incontrare una maschera in una calle (così si chiamano le strette viuzze veneziane, ndr) è emozionante. Sono tornato a casa già convinto di voler partecipare come maschera l’anno successivo».

Undici anni di fila con 11 maschere diverse e tutte disegnate da te?

«Esatto. Disegno abiti, per hobby e per le amiche, da sempre. Per il mio primo Carnevale veneziano da maschera volevo affittare un bell’abito, ma i prezzi sono a dir poco alti, si parla di diverse centinaia di euro al giorno. Con una cifra simile avrei potuto ideare io stesso il mio abito e così ho fatto, disegnandolo e cercando le stoffe e le decorazioni che avevo in mente. Per la parte sartoriale ho potuto contare sulla presenza di una sarta in famiglia che tuttora mi segue anno per anno nella mia “impresa” di ideare un costume sempre diverso. Alle decorazioni e ai dettagli invece penso io direttamente. Dopo ogni Carnevale inizio a disegnare l’abito successivo, ispirato dall’aria di festa veneziana. Anche i tessuti spesso li cerco a Venezia, dove c’è un tessutaio che vende stoffe particolari e antiche. Molto tempo lo passo a cercare i complementi e le decorazioni. Alla fine, investo ogni anno un migliaio di euro in materiali, ma gli abiti restano a me. Essendo prodotti del mio ingegno ne sono geloso, li conservo ognuno nel suo baule. Forse un giorno, quando ne avrò di più, potrei pensare di farci una mostra o una sfilata, ne ho già organizzate».

Quali abiti ti hanno dato più emozione?

«Due anni fa con un abito tutto dorato che riprendeva un lampadario tipico veneziano, sulla mia testa in polistirolo, ed una giacca corta con lo strascico lungo a balze ho vinto il secondo premio del concorso di maschere più belle (il primo premio sono due biglietti per il celebre Ballo del Doge, mentre per gli altri non è previsto alcun premio, ndr). Senza che nemmeno mi fossi iscritto, sono stato scelto fra il pubblico ed ho avuto accesso diretto alla finale. E’ stato un onore. Ma uno degli abiti più impegnativi che ho ideato e indossato è senza dubbio quello argentato con un vero mosaico in specchio sulla schiena alquanto pesante ma di grande effetto sotto il sole. L’anno scorso invece ero un baronetto bianco e nero con un pavone in testa e il trucco d’arte direttamente sul viso. Mostrare il volto è stato strano, anche perché il fascino di celarsi dietro una maschera è imbattibile, così come l’essere muto e comunicare solo con gli occhi ha il sapore della fiaba. Ogni anno mi concentro su un colore diverso».

Come si riesce a muoversi nell’affollato Carnevale di Venezia con abiti così ingombranti?

«Quando una maschera sfila è come quando davanti a Mosè si aprono le acque: la folla si fa da parte per ammirarti e i fotografi si accalcano ai lati per immortalarti. E’ magico. Chiaramente una maschera impiega molto più tempo per raggiungere un posto e non solo per la presenza di tanta gente ma anche, e soprattutto, per le pause foto. Ad esempio, per attraversare piazza San Marco serve un’ora. Ma dar mostra di sé è parte del gioco ed è parte di quel che mi piace fare al Carnevale di Venezia. Da qualche anno partecipo per più giorni, dormendo in un hotel in centro, e dopo 4 o 5 ore di sfilata per le vie e le calle di Venezia vado in albergo a riprendere fiato, togliere i tacchi e ricaricarmi per continuare. Il Carnevale di Venezia è magico anche di sera e di notte, quando molti fotografi ti chiedono di posare per le loro foto. Anche per quest’anno ho già diversi appuntamenti per diversi scatti con fotografi che, nel corso degli anni, ho conosciuto. Da quando sono entrato “nel giro” ricevo anche inviti a sfilate private e feste esclusive, ma il vero Carnevale che mi ha fatto innamorare è quello per le strade e per le calle tipiche, in mezzo alla gente che da tutto il mondo sceglie Venezia per la magia di quella festa».

mi.mo

Nella foto: la miglior maschera del Carnevale di Venezia 2018, il Bianconiglio in stile veneziano di Simone Fracca

La miglior maschera del Carnevale di Venezia 2018 è del castellano Simone Fracca
Cultura e Spettacoli 9 Febbraio 2018

Carnevale, a Castello è Popolare (e si festeggia di sabato)

Sarà un «Carnevale Popolare» quello che animerà Castel San Pietro domani sabato 10 febbraio. È questo, infatti, il tema della 14a edizione del Carnevale sul Sillaro che ha così invitato a rivisitare le maschere tradizionali in chiave moderna o gli eroi “pop” della nostra epoca, siano essi personaggi reali o fittizi. Il primo passo è stato il concorso per la realizzazione della locandina della festa, vinto dalla classe prima della scuola primaria «Don Luciano Sarti» con un elegante Balanzone dotato di i-phone e un simpatico Pulcinella che tiene con una mano una chitarra elettrica e con l’altra una pizza. Ora tocca alla sfilata e al concorso delle maschere, per il quale ci si potrà anche ispirare alle due maschere castellane Sgambillo e Pigidoro, o a personaggi della tradizione carnevalesca, utilizzando preferibilmente materiale riciclato per la realizzazione dei costumi (iscrizione gratuita al concorso).

La partenza del Carnevale è alle 14.30 all”ex stazione delle corriere da dove, alle 15, partirà la sfilata per le vie del centro storico che arriverà in piazza XX Settembre: qui, alle 16.45, ci sarà la premiazione delle maschere valutate da una giuria itinerante e alle 17, al primo piano del municipio, sarà inaugurata la mostra con i disegni di tutte le classi che hanno partecipato al concorso dei disegni e le relative premiazioni.

Il programma. Per tutto il pomeriggio non mancheranno giostre per bambini, animazioni, intrattenimenti e dolcezze. In più alle 16, nell’area del teatro Cassero, si terrà lo spettacolo di burattini «Farse della tradizione» a cura della Compagnia I Burattini della Commedia.

E’ il secondo anno che il Carnevale castellano si tiene di sabato, con i negozi aperti. Per consentire lo svolgimento della manifestazione in sicurezza, ci sarà il divieto di circolazione con rimozione forzata dei veicoli dalle 13 alle 17 in via Matteotti e piazza Galileo Galilei, e dalle 13 alle 20 in piazza Martiri Partigiani (zona ex taxi), piazza Galvani e nel tratto di via San Martino compreso fra via Pietro Inviti e piazza Acquaderni.

r.c.

Nella foto: un momento del Carnevale castellano 2017

Carnevale, a Castello è Popolare (e si festeggia di sabato)
Cronaca 8 Febbraio 2018

Fondazione Carisbo finanzia la sistemazione del Convento dei Cappuccini e del Santuario di Poggio. Il punto dei lavori

La Fondazione Carisbo ha deliberato un contributo da 25 mila euro per finanziare i lavori di risistemazione, attualmente in corso, del Convento dei Frati Minori Cappuccini e del Santuario della Beata Vergine di Poggio. Il primo riceverà 10 mila euro, il secondo 15 mila.

Il punto dei lavori nel capoluogo. L”intervento alla chiesa del Convento dei Cappuccini è quasi concluso, manca la tinteggiatura per la quale deve arrivare parere positivo sul colore da parte della Soprintendenza di archeologia, belle arti e paesaggio. Complessivamente sull”edificio, risalente al 1640, sono state consolidate e messe in sicurezza le tre cappelle sul fronte nord per un totale di 250 mila euro. L”intervento è stato sostenuto grazie ad una raccolta fondi.

Il punto dei lavori a Poggio. Al Santuario della Beata Vergine di Poggio è in corso un intervento di sistemazione interna ed esterna atto a risolvere un problema di infiltrazioni di acqua piovana e conseguente umidità. Contemporaneamente si intende recuperare l”antico dipinto del 1500 venuto alla luce durante i lavori. L”intervento, per un totale di 260 mila euro, è in buona parte finanziato dalla Cei ma anche sostenuto grazie ai contributi della comunità e di realtà “amiche” del santuario.

“Il Convento dei Frati Cappuccini e il Santuario di Poggio sono due realtà che stanno particolarmente a cuore all”Amministrazione comunale e a tutta la nostra comunità – afferma il sindaco Fausto Tinti -. Il Convento dei Frati Cappuccini è da sempre al centro della vita culturale e sociale, oltre che religiosa, della città. Il profondo rapporto di affetto che da sempre esiste fra i castellani e i frati è un valore importante, che vogliamo custodire e valorizzare. Il Santuario è un luogo di culto strettamente legato a Don Luciano Sarti, che ne fu il rettore, una figura molto amata nel territorio, per la quale è stato avviato il processo di beatificazione, un luogo che potrà anche essere sempre di più valorizzato all”interno di percorsi turistici, culturali e religiosi. L”attenzione generosa della Fondazione Carisbo è importante ma va anche ricordato che la raccolta fondi non è ancora conclusa, ed invitiamo i cittadini e gli operatori economici a continuare a donare“.

mi.mo

Nella foto: il Santuario della Beata Vergine di Poggio

Fondazione Carisbo finanzia la sistemazione del Convento dei Cappuccini e del Santuario di Poggio. Il punto dei lavori
Cronaca 8 Febbraio 2018

Carrera, Vallisi ancora presidente ma “solo per un anno'

Il direttivo dell”associazione castellana Club Carrera, che gestisce la nota corsa di macchinine a spinta umana che si tiene ogni anno a settembre da oltre sessant”anni, è stato quasi interamente rieletto. Nonostante gli appelli per passare il testimone a nuove facce giovani, infatti, non ci sono state candidature.

Squadra vincente non si cambia, verrebbe da pensare. A votare il presidente Andrea Vallisi sono stati 13 dei 15 team aventi diritto (un team ha espresso altra preferenza, mentre il team Tricolore ha annunciato il ritiro e quindi si è astenuto dalla votazione). Ma – precisa Vallisi – «ho accettato l’incarico da presidente per un solo altro anno, il 2018, per evitare un commissariamento, o qualcosa del genere».

E per evitare sorprese, l’ha fatto mettere a verbale (lo statuto dell’associazione prevede mandati di presidenza da 1 a 3 anni). Oltre al presidente è stato confermato l’intero direttivo ad eccezione di Sandro Tomba e Simone Maglio, irrevocabili sulla già presa decisione di lasciare l’incarico e l’impegno. Il nuovo direttivo 2018, dunque, conta cinque elementi: il presidente Vallisi, il vicepresidente Andrea Tozzi e poi Sabrina Ferri, Marco Schiaffino e Claudio Camporesi. Il problema è che, malgrado le insistenze e gli appelli, non ci sono state candidature.

«Da un lato – continua Vallisi – si tratta di una gratificante dimostrazione di fiducia nei confronti del lavoro mio e dell’intero direttivo, ma dall’altro dispiace che nessuno si sia fatto avanti, nonostante la richiesta mia e degli altri componenti del direttivo di passare il testimone».

Presidente, il fatto che non si sia fatto avanti nessuno denota forse un problema di ricambio generazionale all’interno della Carrera?

«Non esattamente. Piuttosto denota un problema di volontariato. Fanno parte dell’associazione molte persone: considerando le tante figure di cui è composto ogni team saremo duecento associati. Fra questi ci sono molti giovani. La Carrera, infatti, sta vivendo una nuova passione agonistica e tanti giovani castellani vogliono esserci, farne parte. Ma vogliono un ruolo nei team e non nell’organizzazione o nella direzione. E poi ci sono diversi personaggi che conoscono la Carrera e ne fanno parte da anni; magari non corrono più ma non vogliono né lasciarla né mettersi in gioco davvero. Capisco che l’impegno di presiedere l’associazione o far parte del direttivo possa spaventare per l’enorme mole di lavoro necessaria per organizzare la sempre tanto attesa manifestazione… Ma se teniamo alla Carrera bisogna che qualcuno se ne occupi, che ci siano più persone disposte a contribuire con il proprio lavoro volontario. Perché essendo la Carrera una passione, vive di lavoro volontario. Né io né gli altri componenti del direttivo volevamo continuare ancora questo impegno, ma non si è presentata altra scelta e per senso del dovere siamo ancora qui. Ma si tratta di una soluzione estrema, è davvero l’ultimo anno. Ho fatto la mia parte, voglio passare il testimone ed occuparmi a pieno titolo della squadra che alleno, le Ovette».

Cosa potrà cambiare in un solo anno?

«Ho messo a verbale che per fare la Carrera non servono solo i team; spero che qualcuno capisca il messaggio e si metta a disposizione, altrimenti il prossimo anno saremo punto e a capo. Ma senza il Club Carrera non si potrà organizzare la manifestazione».

mi.mo

Nella foto: il presidente del Club Carrera Andrea Vallisi

L”intervista completa è su “sabato sera” dell”8 febbraio.

Carrera, Vallisi ancora presidente ma “solo per un anno'
Cronaca 4 Febbraio 2018

Fondazione Carisbo in aiuto del Convento dei Frati Cappuccini e del Santuario di Poggio

La Fondazione Carisbo ha deciso di destinare 10 mila euro al Convento dei Frati Minori Cappuccini e 15 mila euro al Santuario della Beata Vergine di Poggio, due edifici oggetto attualmente di impegnativi e costosi lavori di ristrutturazione. A dare la notizia è stato il Comune di Castel San Pietro con una nota.

“Sono due realtà che stanno particolarmente a cuore all’Amministrazione comunale e a tutta la nostra comunità – afferma il sindaco Fausto Tinti -. Il Convento dei Frati Cappuccini è da sempre al centro della vita culturale e sociale, oltre che religiosa, della città”. Invece il Santuario è “strettamente legato a Don Luciano Sarti – ha ricordato Tinti -, che ne fu il rettore, una figura molto amata nel territorio, per la quale è stato avviato il processo di beatificazione, un luogo che potrà essere sempre di più valorizzato all’interno di percorsi turistici, culturali e religiosi”.

“I lavori alla Chiesa del Convento dei Cappuccini sono quasi terminati – precisa la nota del Comune -. Manca solo la tinteggiatura esterna, per la quale si attende, da parte della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio, il parere sul colore da applicare”. L’edificio, risalente al 1640, necessitava di un consolidamento delle tre cappelle laterali poste sul fronte nord, lungo la via Tanari, del costo di oltre 250mila euro, una spesa per la quale i Frati non possono contare né su sovvenzioni, né sull’8 per mille e proprio per questo nei mesi scorsi è stata avviata una raccolta fondi tra cittadini e aziende del territorio col sostegno e la promozione del Comune stesso.

Diversa la situazione del Santuario di Poggio dove occorre risolvere un problema di umidità e infiltrazioni di acqua piovana, che interessa in particolare la facciata a destra dell’ingresso principale, e recuperare anche un antico dipinto murale risalente probabilmente al 1500 venuto alla luce nei mesi scorsi. Un intervento per il quale occorrono in tutto 260 mila euro, in buona parte già finanziati dalla Cei, e per il resto con i contributi anche in questo caso di donatori privati o aziende e della comunità della frazione di Poggio.

Fondazione Carisbo in aiuto del Convento dei Frati Cappuccini e del Santuario di Poggio

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