Dozza

Cultura e Spettacoli 10 Marzo 2018

Domani la Rocca di Dozza torna nuovamente una Civitas medievale per un giorno

La Rocca di Dozza diventa nuovamente una Civitas medievale con la seconda edizione della manifestazione che, tenutasi con successo alla fine dello scorso anno, ritorna domani, domenica 11 marzo dalle 10 alle 19.30.

Un”occasione per tuffarsi nel XIV secolo e vivere da vicino le attività artigianali dell”epoca. Organizzata dall”associazione Civitas alidosiana in collaborazione con diversi gruppi e artigiani, la rievocazione storica sarà una ricostruzione fedele dell”epoca medievale con gli armati, la vestizione del cavaliere, l”orafo, e la spezieria di Diotaiuti, che riproduce, grazie allo studio delle fonti, l”attività di uno speziale imolese realmente vissuto nel Trecento.

Il programma e le novità. Per questa nuova edizione, ci saranno delle novità, a cominciare dalla dimostrazione della lavorazione della seta e dalla ricostruzione delle attività dei fabbri della città di Bologna, realizzata a partire dagli statuti del 1300. Le attività e gli allestimenti saranno presenti durante l”intera giornata e ci saranno delle dimostrazioni e delle presentazioni ad orari stabiliti: alle 10.30 sarà di scena l”attività della spezieria di Diotaiuti, alle 11.30 il mestiere del sarto, alle 12.30 la produzione della seta dal baco al filo, alle 14.30 il cerusico, alle 15.30 la tintura della stoffa, alle 16.30 il lavoro dell”orafo, alle 17.30 l”arte del ceramista, e alle 18.30 la vestizione del cavaliere. Saranno presenti inoltre le attività dei fabbri, della cucina medievale e della produzione di zucchero, vino speziato e distillati. Non mancherà la caccia al tesoro per bambini con un piccolo premio per tutti i partecipanti. Alle iniziative parteciperanno Civitas alidosiana, Compagnia d”arme Compagnia delle 13 porte, Società delle arti, Ptickart – Ars Vascellari, Ars Balistarum, Liquorista Albimonte e Silvio Luciani.

Ingresso con il biglietto del museo: 5 euro, gratuito fino a 18 anni. Info: 0542/678240 o www.fondazionedozza.it.

r.c.

Nella foto: la cucina medievale

Domani la Rocca di Dozza torna nuovamente una Civitas medievale per un giorno
Cronaca 10 Marzo 2018

Domani torna la Stradozza, la camminata delle superdonne alla nona edizione

Donne di città e paesi vicini e lontani si danno appuntamento per la nona edizione della Stradozza, camminata non competitiva organizzata dall”associazione “Rina e le sue amiche” con lo scopo di raccogliere fondi per la tutela della salute femminile.

L”appuntamento. Appuntamento alle 8,30 in piazza Zotti a Dozza. Terminata la consegna delle pettorine (da restituire all”arrivo) e dei gadget a ricordo, si parte alle ore 9.30, si attraversa il paese, poi si percorrono la circonvallazione, via Felicione, via Vigne Nuove fino a via Scossabrillo e si giunge in via Emilia. Da qui, lungo la pista ciclabile, si attraversa Toscanella, passando da via Mattarella, per raggiungere il campo sportivo di via Nenni, dove saranno presenti il sindaco, il Gruppo folcloristico bandistico dozzese e i ragazzi della Dozzese Calcio.

Sono previste navette in entrambe le direzioni. Con le offerte raccolte da questa camminata si intende comprare un”attrezzatura per la prevenzione dell”incontinenza femminile da destinare al reparto di Urologia dell”ospedale di Imola. In caso di maltempo l”iniziativa sarà rinviata a domenica 18 marzo. Dalle ore 8.30, piazza Zotti. Info: 347 3227377 (Rina).

r.c.

Nella foto: un momento della Stradozza dello scorso anno

Domani torna la Stradozza, la camminata delle superdonne alla nona edizione

Da imbianchino ad artista, i muri antichi rinascono sulle tavole del dozzese Giuseppe Giaquinta

Da decoratore ad artista il passo non è lungo come sembra. O almeno non lo è stato per Giuseppe Giaquinta, siciliano trapiantato nel circondario imolese, fra Imola e Dozza, da ormai oltre metà della propria vita.

La sua storia inizia come tante storie di quella migrazione da sud a nord di cui è pieno il Belpaese: allora ventenne, Giaquinta, oggi quarantunenne, lascia Capo d’Orlando, nota cittadina di mare in provincia di Messina, per puntare alla grande Milano, con in tasca la professione di imbianchino.

«Dopo il primo trasferimento sono stato a Imola per un weekend e l’ho scelta per la vita – racconta –. Dal 2014 invece vivo a Dozza, paese originario di mia moglie. È merito loro, di mia moglie Margherita e della galleria d’arte a cielo aperto che è Dozza, se la mia vena artistica si è risvegliata e sviluppata fino a prendere il sopravvento».

Tu nasci come imbianchino, che percorso ti ha fatto arrivare alle opere che oggi realizzi, opere decorative che riproducono su tavola muri antichi?

«Lavorativamente parlando sì, sono nato come imbianchino, ma ho sempre desiderato fare il decoratore. Mio padre è restauratore, lavoro artigiano ma anche artistico, ed è stato lui il primo a mettermi in mano spatole e pennelli, strumenti che ho iniziato ad amare e che mi hanno fatto diventare imbianchino. A parte lui, quando ero piccolo non ho mai avuto un maestro. Per questo quando ho iniziato a lavorare ho potuto farlo seriamente solo come imbianchino, prima nella mia Sicilia poi trasferendomi. Poco dopo essere giunto a Imola mi sono messo in proprio ma poi, come è successo a tanti artigiani, la crisi economica ha messo in crisi anche me. Ma dalla crisi, grazie all’appoggio di mia moglie e all’ispirazione di Dozza, ho trovato la forza per tirare fuori la mia arte e puntare sulla mia manualità».

Passiamo dunque la parola all’artista: cosa realizzi?

«Ho una buona manualità dovuta al fatto che sono cresciuto nel laboratorio di mio padre e un amore innato per i muri, che per via del mio lavoro sono sempre stati il mio mezzo naturale. Unendo le due cose, io realizzo opere decorative che riproducono muri antichi. Il muro antico, sopravvissuto al tempo e al suo mutare, è deteriorato, sfumato, ma anche affascinante. È arte povera dalle decorazioni ricche, siano geometriche o floreali. Io cerco di riprodurre oggi, nei miei lavori su tavola, i muri antichi dei tempi passati di diversi stili e provenienze».

La tua tecnica?

«La tecnica è davvero mia. Non sono l’unico ad applicarla, chiaro, ma ho trovato la mia strada da me. Uso esclusivamente spatole e pennelli, con i quali riproduco il tempo passato strato dopo strato. I miei materiali preferiti sono la calce e la polvere di marmo ed altri minerali. Parto dalla texture del fondo riproducendo le tecniche antiche e tenendo conto delle ferite del tempo; poi disegno sopra il primo strato e coloro direttamente con le terre e le polveri pure fino ad ottenere lo strato finale che rappresenta il muro antico arrivato nel presente. Dopo la prima realizzazione casalinga, su richiesta di mia moglie, ho provato a fare qualche lavoro da mostrare e nel dicembre del 2016 sono stato invitato dal ristorante Piccola Osteria del Borgo a partecipare ad un’asta artistica per beneficenza con una mia opera, che è stata la più gettonata. È stata una soddisfazione che mi ha fatto capire che potevo puntare alle stelle, dopo avere provato le stalle della crisi».

E così hai aperto uno studio d’arte nella città d’arte…

«Inizialmente il mio laboratorio era la taverna di casa, poi un anno fa ho aperto lo studio con laboratorio nel borgo di Dozza, in via De Amicis 37. Nel corso dell’anno ho partecipato ad una estemporanea e diversi eventi organizzati dalla Pro Loco del paese e dalla Fondazione Dozza Città d’Arte. Ho preso parte anche alla Biennale del Muro Dipinto come assistente tecnico per gli artisti selezionati per due opere a Toscanella. Lì ho conosciuto il professor Marco Lazzarato, docente di ornati presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna, che ha apprezzato il mio lavoro e mi ha invitato a seguire i suoi insegnamenti; con lui ho scoperto le geometrie, uno stile artistico che fa letteralmente vibrare le mie pupille, ed anche diverse correnti artistiche decorative come l’arte celtica con le trecce, quella romana e greca ricche di geometrie pure, ma anche l’islamica ed altre grandi correnti antiche, anche floreali».

Dunque oggi la tua strada è puramente artistica?

«Accanto alle mie opere ho ricominciato a trattare i muri, ma per lo più come decoratore, portando la mia arte ma anche solo la mia manualità direttamente sui muri. Arte, del resto, è per me tramandare tecniche e conoscenze nel tempo, ora mi sento in grado di definirmi un artista ma con tanta strada ancora da fare».

mi.mo

Nella foto: Giuseppe Giaquinta con alcune sue opere nello studio a Dozza

Da imbianchino ad artista, i muri antichi rinascono sulle tavole del dozzese Giuseppe Giaquinta
Sport 1 Marzo 2018

Beach tennis, ai tricolori indoor Sofia Cimatti si prende la rivincita su Giulia Gasparri

Stavolta Sofia batte Giulia. L’eterno duello del beach tennis italiano e mondiale si è ripetuto anche nella finale del Campionato Italiano Indoor di beach tennis giocato a Faenza sui campi di quel Beach Park che ha visto la dozzese Sofia Cimatti, in coppia con la romana Flaminia Daina, imporsi in due set sulla mordanese Giulia Gasparri e la ravennate Federica Bacchetta. Giunte in finale dopo percorsi più (Gasparri-Bacchetta, sempre vincenti in 2 set) o meno (Cimatti-Daina vincenti al long tie-break in semifinale contro Valentini-Corbara) agevoli, le due coppie migliori del beach tennis mondiale in finale si sono affrontate in due set nei quali Cimatti ha sbagliato poco e niente, chiudendo con una palla corta di rovescio sul match point di un secondo set nel quale Gasparri-Bacchetta erano avanti 3-0, avevano sprecato la palla del 4-2 ed avevano poi chiuso sotto 6-4. 

r.s.

Nella foto (dalle pagine facebook): a sinistra Giulia Gasparri, a destra Sofia Cimatti

Beach tennis, ai tricolori indoor Sofia Cimatti si prende la rivincita su Giulia Gasparri
Economia 16 Febbraio 2018

Bitcoin, alla Cantina Assirelli di Dozza si può pagare con la moneta digitale

«Posso pagare in bitcoin?». In futuro questa domanda potrebbe diventare frequente. Da quando è stata inventata nel 2009, la più famosa moneta digitale ha toccato il suo valore massimo lo scorso dicembre quando, per comprarne una, servivano poco più di 19 mila dollari, mentre la quota investita a livello globale si aggirava sui 330 miliardi di dollari. In attesa di vedere se prenderà piede anche in Italia, c’è già chi si attrezza per non farsi trovare impreparato. Dal 10 febbraio scorso all’Azienda agricola Assirelli Cantina da Vittorio si possono fare acquisti anche con il proprio portafoglio digitale. «Abbiamo lanciato questa novità in occasione dell’apertura della mescita del vino nuovo – anticipa il ventiseienne Matteo Assirelli, che dal 2010 affianca il padre Vittorio nella gestione dell’azienda di famiglia in via Monte del Re -. Unire tradizione e innovazione è quello di cui hanno bisogno le piccole e medie aziende italiane. Abbiamo quindi deciso di dare un servizio in più alla nostra clientela, un po’ come è avvenuto anni or sono con l’introduzione del Pos. Accetteremo quindi pagamenti in bitcoin, ethereum o litecoin». Ovvero tre delle oltre mille criptovalute attualmente in circolazione sul web. La novità incuriosisce. «Ci siamo iscritti su due piattaforme, Coinbase e Bitpay, che consentono di effettuare transazioni in criptovalute – prosegue Assirelli -. L’accreditamento è stato veloce e abbiamo avuto conferma in un paio di giorni. Alle piattaforme faremo riferimento anche per le quotazioni. Proprio per garantire al cliente quella migliore, abbiamo optato per due piattaforme diverse».

Il convertitore istantaneo è indispensabile, anche perché il valore fluttua in maniera vertiginosa. Impossibile quindi fissare a priori il prezzo digitale di una bottiglia di buon Sangiovese. Al momento nessuno ha ancora chiesto di pagare in bitcoin, ma Assirelli non ha dubbi sui vantaggi legati a queste nuove modalità di pagamento. «Le transazioni in bitcoin – elenca – sono in genere molto più veloci rispetto a quelle tradizionali, possono essere istantanee o richiedere al massimo pochi minuti di attesa. Le spese di transazione sono minime, in alcuni casi persino gratuite. I pagamenti sono molto semplici, basta inserire il codice alfanumerico del destinatario e spedire il pagamento. Non occorre fornire informazioni personali e segrete (come ad esempio il codice Cvv delle carte di credito classiche), ma si usano due chiavi: una pubblica e una privata. Chiunque può vedere la chiave pubblica, che in realtà è il proprio indirizzo bitcoin, ma la chiave privata è segreta. Quando si invia un pagamento in criptovaluta, si “firma” l’operazione unendo la chiave pubblica e quella privata insieme, applicando così tra loro una funzione matematica. Questa operazione genera un certificato che conferma la transazione. Finché non fai vedere a nessuno la tua chiave privata, sei assolutamente al sicuro. Infine, è utile per ricevere pagamenti dall’estero: sono immediati in ogni parte del mondo e questo ci facilita sicuramente il lavoro».

Questa non è l’unica novità in chiave tecnologica che verrà a breve introdotta dall’azienda dozzese. «Il nostro obiettivo – aggiunge – è inserire un sistema di tracciamento dei nostri prodotti in bottiglia più pregiati tramite blockchain». E qui serve qualche delucidazione in più. Il termine blockchain, letteralmente «catena di blocchi», è la tecnologia informatica che permette, mediante l”uso della crittografia, di registrare le transazioni tra due parti in modo sicuro, verificabile e permanente. E’ sfruttando proprio questo tipo di tecnologia che negli ultimi nove anni si sono moltiplicate le monete digitali. Come si applica però la tecnologia blockchain al mondo del vino? «Realizzeremo un registro digitale – risponde Assirelli – che permetterà di tracciare e monitorare ogni passaggio che il nostro prodotto fa, dai vigneti alla lavorazione in cantina. Sarà un po’ il corrispettivo del registro di cantina e sarà caratterizzato dal fatto che non si potrà modificare. Abbiamo scelto di “tracciare” quattro tipi di vini in bottiglia, a cominciare dalla vendemmia 2018. Il registro sarà pubblicato sul nostro sito e tutti potranno consultarlo. Inoltre, ogni bottiglia sarà associata a un codice Qr, che verrà stampato sul retro dell’etichetta. Il cliente potrà verificare in tempo reale che il prodotto che andrà ad acquistare sarà realmente quello, senza nessun tipo di modifica. Questo permette di esaltare le caratteristiche del made in Italy».

L’innovazione, però, non è solo informatica. «Nel 2016 – continua – abbiamo iniziato a investire in modo consistente sulle attrezzature e i macchinari legati alla produzione del vino, rinnovando e migliorando la nostra filiera produttiva e spostandoci piano piano verso un miglioramento complessivo della nostra azienda, non legato all’aumento di produzione, ma al miglioramento qualitativo del nostro prodotto. Grazie a questo, riusciamo a seguire scrupolosamente la linea di produzione di ciascun vino nato in azienda. Abbiamo acquistato vasche in acciaio, vinificatori a temperatura controllata, frigo e impianto frigorifero con inverter per raffreddare e scaldare le vasche in base alla lavorazione, micro ossigenatore per affinamento. In questo modo possiamo adottare tecniche di lavorazione più precise, in grado di esaltare i profumi del vino. Da qui anche l’idea di dare la possibilità ai nostri clienti di seguire più da vicino il nostro lavoro, dato che ci sono sempre più appassionati – conclude – interessati a capire cosa succede in campo e in cantina».

lo.mi.

Nella foto: Matteo Assirelli e il padre Vittorio

Bitcoin, alla Cantina Assirelli di Dozza si può pagare con la moneta digitale
Cronaca 7 Febbraio 2018

Carabinieri sventano rapina da Zama calzature a Toscanella di Dozza, due arrestati

Tentata rapina da Zama calzature a Toscanella, sventata da una pattuglia dei Carabinieri di Dozza.

Ieri pomeriggio (martedì) una pattuglia è intervenuta al seguito di una segnalazione della Centrale operativa dei Carabinieri di Imola che riportava di quattro persone sospette nella zona commerciale di Toscabella dove sorge il negozio Zama calzature, di fronte al Mercatone Germanvox. Sul posto, quattro soggetti stavano di fatto attuando una rapina proprio ai danni del negozio di scarpe.

Nonostante l”inferiorità numerica i militari sono intervenuti, facendo scappare due componenti della banda ma riuscendo a fermare gli altri due, cittadini marocchini di 24 e 37 anni, poi rinchiusi in carcere. Durante l”arresto i due hanno opposto resistenza, ferendo i militari fortunatamente non in maniera grave. La refurtiva è stata restituita al legittimo proprietario.

I due malviventi arrestati sono risultati disoccupati e con precedenti di polizia relativi alla disciplina sull”immigrazione. In particolare nei confronti del più giovane è emerso un provvedimento di espulsione emesso dalla Prefettura di Catania.

r.c.

Nella foto: l”operazione dei Carabinieri presso Zama calzature

Carabinieri sventano rapina da Zama calzature a Toscanella di Dozza, due arrestati
Cronaca 1 Febbraio 2018

Mercatone, avvisi di fine indagine per otto persone per bancarotta fraudolenta

E’ passato un anno dalla notizia dell’indagine della guardia di finanza per bancarotta fraudolenta per distrazione che ha riguardato ex soci e amministratori del gruppo Mercatone Uno, accusati di aver «spogliato» la struttura commerciale per milioni di euro, attraverso una serie di sofisticate manovre finanziarie e societarie. Nei giorni scorsi, a otto di loro è stato notificato l’avviso di fine indagine, un atto che, di norma, prelude il rinvio a giudizio (oppure l’archiviazione del caso).

L’avviso è arrivato alle figlie del patron Romano Cenni, deceduto nel marzo dello scorso anno, ossia Elisabetta, Susanna e Micaela, al socio storico Luigi Valentini e al figlio Gianluca, a Ilaro Ghiselli, Giovanni Beccari ed Ettore Bandieri, amministratore delegato della Mercatone Uno Holding Srl dal 2009 al 2013, rientrato nell’inchiesta in un secondo momento. Stralciate, invece, le posizioni di Giuseppina Bosi, moglie di Cenni, e della figlia di Valentini, Cristina.

La ricostruzione fatta dalle fiamme gialle, effettuata anche grazie all’apporto dei tre commissari che stanno curando la procedura di amministrazione straordinaria del gruppo Mercatone Uno, esaminava alcune operazioni avvenute negli anni compresi tra il 2005 e il 2013. Operazioni che, come avevano precisato dalla guardia di finanza, sarebbero riconducibili «ad un unico disegno ideato e finalizzato a depauperare il patrimonio dell’azienda privandola tra l’altro delle garanzie per le esposizioni esistenti soprattutto verso il sistema bancario».

Secondo le indagini, coordiante dal pubblico ministero Michele Martorelli, attraverso una complessa riorganizzazione societaria sarebbe avvenuta la spoliazione del patrimonio immobiliare e un consistente flusso di denaro dal gruppo ai soci storici. Da una parte, gli immobili che ospitano i punti vendita del gruppo sarebbero stati trasferiti nel corso degli anni a società riconducibili a Cenni e Valentini per complessivi 170 milioni di euro, dall’altra gli indagati avrebbero aumentato i canoni d’affitto degli immobili e incassato «indebitamente» gli affitti delle sedi, assicurandosi introiti per oltre 100 milioni di euro.

Tutte queste operazioni, secondo le ipotesi degli inquirenti, avrebbero contribuito in maniera determinante a provocare il dissesto finanziario che ha condotto il gruppo Mercatone Uno a chiedere e ottenere l’ammissione alla procedura di amministrazione straordinaria speciale per le grandi imprese in crisi.

«Le cifre sono inferiori rispetto alle imputazioni iniziali. Ora  – sottolinea l’avvocato Luca Sirotti che, assieme alla collega Chiara Tebano, difende le tre figlie di Cenni – vengono contestate appropriazioni pari a circa 100 milioni di euro e non più quasi 300 milioni come emerso all’inizio dell’indagine. Questo perché gli inquirenti si sono concentrati maggiormente sulla distribuzione degli utili e non sul trasferimento degli immobili. Da parte nostra, respingiamo ogni accusa e ribadiamo che si è trattato di operazioni legittime, che dimostreremo nelle sedi opportune».

Da tutte queste operazioni, lo ricordiamo, è escluso il negozio di Toscanella di Dozza, che fa capo alla Siel Srl (Società italiana elettronica), controllata al 63 per cento dalla famiglia Cenni.

gi.gi.

Nella foto: il centro direzionale del gruppo Mercatone a Imola

Mercatone, avvisi di fine indagine per otto persone per bancarotta fraudolenta
Cronaca 29 Dicembre 2017

La scuola dell'infanzia di Dozza necessita lavori, dopo le vacanze di Natale le lezioni traslocano

La scuola dell”infanzia Toschi Cerchiari di Dozza necessita una corposa ristrutturazione e messa a norma e, dopo le vacanze di Natale, non riaprirà. In attesa dei lavori, gli studenti traslocano all”interno dello stabile della scuola elementare del capoluogo.

Complessivamente si tratta di opere per oltre 740 mila euro, almeno secondo l”ipotesi dell”Amministrazione dozzese che con uno degli ultimi atti del 2017, in Consiglio comunale, ha approvato all”unanimità una mozione proposta dal gruppo di maggioranza per chiedere alla Regione un finanziamento straordinario per la ristrutturazione della scuola in questione.

La necessità della corposa ristrutturazione è emersa durante l”analisi di vulnerabilità sismica della scuola, che ha portato alla decisione di chiudere la stessa e spostare le lezioni; dopo le vacanze di Natale, come detto, la scuola dell”infanzia riaprirà all”interno dello stabile della scuola elementare del capoluogo.

Il fabbricato da ristrutturare è oggi di proprietà comunale, dopo l”estinzione dell”Ipab “Casa dei bambini Toschi Cerchiari” (a seguito del decreto regionale numero 11 del 30/01/2017) che era il precedente proprietario.

“E” molto positivo che in questa situazione il Consiglio Comunale si sia dimostrato compatto per cercare di ridurre al minimo i tempi per la sistemazione di questo edificio che tanto rappresenta per la comunità dozzese”, ha commentato il sindaco Luca Albertazzi.

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La scuola dell'infanzia di Dozza necessita lavori, dopo le vacanze di Natale le lezioni traslocano

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