Imola

Sport 18 Gennaio 2019

Calcio serie C, date e orari delle prossime gare dell'Imolese fino a fine febbraio

Altre 6 volte di sabato e 2 di martedì: quasi sempre orari serali, ma c’è pure la Coppa Imola. Allora avanti di sabato, fino al termine di febbraio. L’Imolese conosce già gli orari da qui alla nona giornata di ritorno, che rispecchiano più o meno l’andamento visto nel girone d’andata: pochi pomeriggi, tante partite serali, a meno di cambiamenti dell’ultima ora che vi diremo con l’andare del tempo. Iniziamo allora con la ripartenza dopo la sosta, che prevede domani il match contro il Giana Erminio all’orario insolito delle 16.30. I rossoblù torneranno poi subito in campo a Teramo martedì 22 gennaio alle ore 20.30, mentre nella seconda settimana consecutiva al Romeo Galli giocheranno contro il Fano (sabato 26, ore 18.30).

La quinta di ritorno sarà sabato 2 febbraio a Pordenone (ore 16.30), mentre sabato 9 è prevista un’altra trasferta, quella a Gubbio delle ore 14.30 (finalmente…). Nel mezzo a questi due viaggi, ci sarà la parentesi casalinga di Coppa, contro la vincente di Entella – Carrarese (giocano tra loro mercoledì 30 gennaio alle 14.30). Più probabile incontrare i liguri che mercoledì hanno affrontato la Roma all’Olimpico, perdendo 4-0. La giornata numero 7 vede il ritorno a casa della squadra di Dionisi, che giocherà martedì 12 febbraio contro la Sambenedettese (ore 20.30), poi sabato 16 febbraio si andrà a Rimini (ancora alle 20.30), per chiudere il mese sabato 23 febbraio contro la Vis Pesaro (ore 20.30). (re.spo.)

Nella foto: il nuovo portiere dell”Imolese Alessandro Turrin

Calcio serie C, date e orari delle prossime gare dell'Imolese fino a fine febbraio
Cultura e Spettacoli 18 Gennaio 2019

Una mostra e la presentazione di un libro, CooperAttivaMente celebra il Giorno della Memoria con due appuntamenti

In vista del Giorno della Memoria del 27 gennaio anche la rassegna CooperAttivaMente propone due appuntamenti per non dimenticare alcune fra le pagine più buie della storia del Novecento.

Sabato 19 gennaio, alle ore 10.30, nella galleria del centro commerciale Leonardo, sarà inaugurata la mostra “Le leggi razziali fasciste”,  alla presenza di Anpi Imola e del Consiglio di Zona soci di Coop Alleanza 3.0. La mostra racconta, con immagini e testi, la nascita delle leggi razziali del governo Mussolini e la propaganda della rivista “La difesa della razza”. L”obiettivo dell”iniziativa è evidenziare le conseguenze, le proibizioni e la restrizione delle libertà individuali soprattutto per gli ebrei, raccontando anche l’Olocausto italiano e gli ebrei italiani mandati nei campi di concentramento tedeschi con l’aiuto dei fascisti. La mostra sarà visitabile da sabato 19 gennaio a domenica 3 febbraio 2019. Per maggiori informazioni rivolgersi ad Anpi Imola (imola@anpi.it).

Mercoledì 23 gennaio, alle ore 17.30, avrà luogo la presentazione, all”interno della libreria Coop del Centro Leonardo, il libro di Roberta Mira “Stragi naziste e fasciste nell’imolese 1943-1945” (Bacchilega editore), sviluppato a seguito di un’approfondita analisi dei fatti di sangue riguardanti il circondario imolese basata sulle singole schede di ogni avvenimento realizzate dall’autrice e da altri studiosi per l’Atlante delle stragi naziste e fasciste compiute tra l’estate del 1943 e la primavera del 1945 in Italia (il censimento è interamente consultabile online all’indirizzo www.straginazifasciste.it). 

CooperAttivaMente è il calendario di eventi ideato dal consiglio di Zona soci del Circondario imolese di Coop Alleanza 3.0 e Cooperativa Bacchilega, in collaborazione con Librerie.coop, per promuovere la cooperazione, la legalità e i corretti stili di vita e di consumo, obiettivi di volta in volta declinati attraverso appuntamenti per tutti i gusti e tutte le esigenze, per grandi e bambini, che potranno partecipare a presentazioni di libri, laboratori ed altri appuntamenti. (red.cu)

Una mostra e la presentazione di un libro, CooperAttivaMente celebra il Giorno della Memoria con due appuntamenti
Cultura e Spettacoli 18 Gennaio 2019

«La casa dell'aviatore», il romanzo di Katia Dal Monte ambientato a Villa Muggia

Per tanti imolesi, nel tempo, è stata luogo di visite clandestine, sempre dal sapore suggestivo, misterioso, con quel nome che sapeva tanto di romanzo: la casa dell’aviatore, prima ancora che Villa Muggia. Edificata in via Bel Poggio, sui declivi poco oltre l’attuale ospedale nuovo. Ora Katia Dal Monte (che si è occupata per molti anni dell’organizzazione della scuola di musica Vassura-Baroncini, fin dalla sua apertura, autrice di testi per musica e racconti) con il suo libro La casa dell’aviatore (Giraldi Editore) restituisce armonia, dolce distacco, pace a quell’invadere la casa, restituendoci con parole delicate una storia che in fondo è una favola, ma ben ancorata al terreno, come la tavola al centro della sala, per certi versi simbolo della vicenda. «Questa tavola è speciale… questa tavola è il centro della casa» dice Margaret, una delle protagoniste del romanzo. C’è poesia e malinconia, suggestione e tenerezza nelle pagine del libro che sarà presentato sabato 19 gennaio, alle 10.30, nella biblioteca comunale, dall’autrice insieme a Gabriella Pirazzini e Gianni Cascone, che firmano rispettivamente la prefazione e la postfazione.«E’ un luogo che mi ha colpito fin da ragazza, suggestivo e carico di poesia, che mi ha sempre attirato in modo incomprensibile, anche se vi sono entrata solo da adulta – spiega l’autrice -. Sono sempre stata affascinata dall’architettura razionalista, in particolare da quella abitativa ed incuriosita anche dalla figura dell’architetto Piero Bottoni, che l’ha progettata insieme a Mario Pucci. Così, partendo da quanto letto sulla casa e sulla famiglia, ha preso forma pian piano dentro di me questa storia, fantastica ma intrecciata alla realtà, che parte da quell’unica estate in cui la casa fu abitata, quella del 1938. Ed è stato come guardare dentro le finestre di questa casa e scorgere la vita delle persone che l’hanno abitata».

Protagonista è una ricca famiglia ebrea – con il padre, la madre Anna, i figli Giulio (l’aviatore) e Margaret -, che dopo quell’estate dovette nascondersi, causa le leggi razziali. Lasciando la casa abbandonata, poi alla mercé dell’occupazione tedesca e dei bombardamenti aerei degli Alleati, che hanno semi distrutto l’edificio, che da allora non è più stato né ristrutturato né, di conseguenza, abitato. Sono le voci ed i pensieri, immaginati dall’autrice, delle persone che l’hanno abitata in quell’unica estate a condurci lungo la vicenda, che si dipana nel 1938 per concludersi nel 2010, quando la nipote di Miriam, la figlia di Margaret, darà pace alle voci della memoria. Un racconto che diventa corale, con scambi epistolari fra i protagonisti, compreso l’architetto Piero Bottoni, che tra il 1936 ed il 1938 ha realizzato Villa Muggia, partendo dal recupero della sola parte monumentale dell’esistente casino di caccia del ‘700 e costruendovi tutto attorno un altro mondo abitativo, in stile razionalista. Una soluzione architettonica che ha reso unica la villa nel panorama nazionale, considerata un capolavoro di architettura razionalista, dandole fama anche a livello internazionale, per il suo far vivere la parte monumentale settecentesca come se fosse un museo all’interno della casa stessa, di cui godere affacciandosi dai vari nuovi ambienti dell’edificio.

L”articolo completo è sul «sabato sera» del 17 gennaio

Nella foto Katia Dal Monte con il suo libro

«La casa dell'aviatore», il romanzo di Katia Dal Monte ambientato a Villa Muggia
Cronaca 18 Gennaio 2019

Via le traduzioni in arabo dall'ospedale, il M5S vota la mozione della Lega. La precisazione dell'Ausl

Nel consiglio comunale di martedì sera, con i voti di Lega e 5Stelle e l’astensione del Pd, è stata approvata la mozione presentata dal consigliere del Carroccio, Daniele Marchetti affinché la cartellonistica delle strutture sanitarie sia solo in italiano e in inglese. Politicamente parlando la maggioranza, compatta, ha votato una mozione presentata da un partito, formalmente, all’opposizione, la Lega.

Tema del contendere, anch’esso di forma (o propaganda politica) più che sostanza, ovvero l’eliminazione dai cartelloni dell’ospedale delle indicazioni tradotte anche in arabo.  “Non si tratta di razzismo, anzi – ha detto Marchetti -: così non verranno discriminate tutte le etnie non arabofone presenti sul nostro territorio. Perché l”arabo e non il francese (molto diffuso, tra l”altro, nei Paesi francofoni dell”Africa) piuttosto che il cinese o il filippino?”. “Sia chiaro sin da ora che l”approvazione di questa mozione non comporterà alcun aumento di spesa pubblica – ha aggiunto Marchetti -: l”operazione riguarderà le installazioni per reparti di nuova apertura, le segnaletiche logorate o quelle oggetto di traslochi. E’ in questo modo, graduale, che arriveremo alla sostituzione completa della cartellonistica”. Insomma approvata la mozione del Comune di Imola ora secondo Marchetti l’Ausl di adeguerà. 

Ma su questo punto, l’Azienda sanitaria imolese ci ha tenuto a precisare con una nota che non è proprio così. La scelta di tradurre in arabo, francese ed inglese venne presa nel 2004, poi, “come chiarito in una nota informativa inviata al Comune di Imola il 12 dicembre, già da molti anni, dal 2010 circa, ogni qualvolta la segnaletica esige di essere sostituita la sola traduzione presente è quella in lingua inglese, pur restando presenti, residualmente e per la segnaletica dei punti di maggior afflusso, alcuni cartelli multilingue”.  

Il motivo? Troppe scritte e poco spazio complicavano la lettura invece di facilitarla. Per non parlare del fatto che le traduzioni in arabo possono essere diverse a seconda del paese. Da qui la scelta, più o meno contestuale, di affidarsi ai “codici colore”, comprensibili a prescindere dalla lingua e dall”età (tanto per capirci i famosi pallini a terra che disegnano i percorsi all’interno dell’ospedale). Una decisione che discende dal lavoro costante di aggiornamento che si fa sulla cartellonistica “attraverso il gruppo di lavoro con tecnici, comunicatori e cittadini del Comitato consultivo misto (Ccm) degli utenti definito “gruppo accesso ed equità” che sceglie, per l’appunto, le modifiche da fare nella cartellonistica (ad esempio per nuovi reparti o modalità di accesso)”.

Detto ciò, l’Ausl ci ha tenuto anche a ribadire che “si impegna costantemente a favorire l’orientamento di tutte le persone che a vario titolo accedono alle proprie strutture, garantendo a coloro che hanno maggiori difficoltà per qualsivoglia motivo, una attenzione ed un supporto particolari, per raggiungere obiettivi di massima equità e comprensibilità dei messaggi, senza alcuna velleità discriminatoria”. (l.a.)

Via le traduzioni in arabo dall'ospedale, il M5S vota la mozione della Lega. La precisazione dell'Ausl
Sport 18 Gennaio 2019

Ciaspolata notturna sulla neve organizzata dal Cai di Imola

Domani, sabato 19 gennaio, la sezione del Cai imolese organizza una «Ciaspolata notturna». La località sarà scelta in base all’innevamento e alle condizioni meteo. Il ritorno è previsto nella notte, oppure, a seconda della scelta della località, ci potrà essere la possibilità di pernottare in loco con escursione il giorno successivo.

La partenza è alle ore 16 dal parcheggio della Bocciofila, in viale Saffi. La durata della ciaspolata è di 4-5 ore, comprese le soste, con pranzo al sacco. Come attrezzatura, sono necessari scarponi e abbigliamento invernale, oltre a una lampada frontale, ciaspole, zaino con bevanda calda e cibo.

Per informazioni: Sante (tel. 345-5943608). La prenotazione è obbligatoria. (re.spo.)

Foto tratta dalla pagina facebook del Cai di Imola

Ciaspolata notturna sulla neve organizzata dal Cai di Imola
Cultura e Spettacoli 17 Gennaio 2019

Continua il jazz al Sersanti, i prossimi a salire sul palco sono i sei musicisti dell'Mbjq

Continuano gli appuntamenti con la musica jazz di qualità al Circolo Sersanti di Imola con una rassegna, realizzata in collaborazione con il Combo Jazz Club e Jeko Music, che ha lo scopo d’aprire i prestigiosi spazi del Circolo Sersanti di piazza Matteotti 8 al jazz appunto, ma anche al blues, al rock blues e alla musica brasiliana, proposti in una cornice informale da club aperta in particolare ad un pubblico giovanile d’appassionati. Il prossimo appuntamento vedrà esibirsi domani sera, venerdì 18 gennaio alle 21, l’Mbjq, ovvero il Massimo Bozi Jazz Quartet (che poi è un sestetto) con Bosi al pianoforte, Gigi Foschini alla chitarra, Davide Di Iorio al sax, Alberto Giovannini al basso, Roberto Bianconi alla batteria e con la cantante Daniela Peroni. Il gruppo  presenterà un repertorio dove, insieme ai brani  del trio E.S.P del celebrato pianista  svedese Esbjorn  Svensson e a quelli del chitarrista Wes Montgomery,  ci saranno composizioni di Joshua Redman e Roy Hargrove, standard soul, funky e brasiliani rivisitati  sempre in chiave jazzistica. Il 25 gennaio sempre alle 21 il palco sarà del Gajé Gipsy Swing: la violinista Elena Mirandola, il chitarrista Alessandro De Lorenzi e il contrabbassista Francesco Cervellati proporranno swing-jazz manouche, genere intramontabile che vede tra i suoi padri  il grande chitarrista  d’origine Django Reinhardt. Il 5 febbraio si terrà una jam session a cura del Collettivo Ipa con Fabio Landi al pianoforte, Alessandro Petrillo alla chitarra, Jader Berti al contrabbasso, Franco De Fazio alla batteria e ospiti (le jam session sono aperte a tutti i musicisti).

L’ingresso è di 10 euro per la prima consumazione (bevande). Per informazioni e prenotazioni: 0542/22207 o 347/2556571.

Nella foto i componenti del gruppo Mbjq

Continua il jazz al Sersanti, i prossimi a salire sul palco sono i sei musicisti dell'Mbjq
Cronaca 17 Gennaio 2019

Buona Settimana di Marco Raccagna: “Mediterraneo, il mare che Salvini pensa sia suo'

Fabrizio De Andrè, genovese di nascita e sardo di adozione, due luoghi in cui il mare «conta», è morto 20 anni fa: l’11 gennaio del 1999. E’ stato a mio avviso uno dei grandi poeti del novecento italiano, anche se lui preferiva «precauzionalmente» definirsi cantautore. Ha scritto canzoni bellissime e ha cantato gli ultimi, gli emarginati, l’impegno civile, la solitudine che si fa serenità per trovare l’amore e la libertà. Ci ha lasciato un album testamento, Anime salve, del 1996. Ci tornerò su.

Il 4 marzo 2018 le elezioni politiche hanno premiato Movimento5Stelle e Lega ed oggi il consenso dei due partiti sommati oscilla tra il 55% e il 58%. Un consenso ampio, che essi alimentano in un crescendo continuo di sfide e che stanno usando per «fare» poche e maldestre cose. Qui mi interessa il cosiddetto «decreto sicurezza», che ha introdotto nuove disposizioni in materia della concessione dell’asilo, abolendo di fatto la protezione per motivi umanitari, mentre i permessi di soggiorno dei richiedenti asilo non basteranno più per iscriversi all’anagrafe o avere una residenza, cosicché molti si troveranno per strada una volta usciti dai centri di prima accoglienza.

E mi interessa la chiusura «politica» dei porti italiani agli extracomunitari (non c’è decreto e le dichiarazioni via twitter ancora non contano giuridicamente…), donne incinta e bambini inclusi. Il luogo geografico in cui tutto ciò avviene è il mar Mediterraneo, il «mare Nostrum» degli antichi romani. Un luogo raccontato in modo differente e fantastico da Fernand Braudel (Il mediterraneo. Lo spazio e la storia, gli uomini e la tradizione) e da Predrag Matvejevic (Breviario Mediterraneo).Un mare che, nonostante il vicepremier Salvini probabilmente pensi sia proprio nostro, al contrario ha molte geografie e molte culture, e coltivazioni e fisionomie, e padroni, che a volte si aiutano e a volte si fronteggiano, oggi e nella storia.

Un mare che molti secoli fa conteneva il mondo, fino alle colonne d’Ercole, e che oggi è da esso contenuto. Un mare che dà acqua ad altri mari, che poi prendono altri nomi e appartenenze e parlano lingue diverse. Greci, arabi, romani, fenici, veneziani, pisani, genovesi, amalfitani e finanche celti, vichinghi e quanti altri lo hanno navigato, per scoperta e conquista, e ci hanno portato le proprie divinità, molte e spesso arrabbiate.Il Mediterraneo è da sempre un crocevia di genti, di commerci, di contatti e relazioni, di coste, di isole, di boe e approdi, di battaglie, di rotte. E’ un mare di arance e limoni, ulivi e cipressi, di sabbia portata dal vento e di immobili rocce, di trasparenze e burrasche. E’ il mare su cui si affacciano tre continenti e attraverso il quale, ben dopo l’anno 1000, la civiltà islamica spinse l’Europa a uscire dal Medioevo.Cosa è accaduto allora perché si arrivasse a urlare porti chiusi (!) e prima gli italiani (!)? Come si è giunti a rifiutare il soccorso a chi soccombe, prima a casa sua e poi nel mare Nostrum? Perché moli e banchine e spiagge e scogli si sono trasformati in luoghi impossibili da raggiungere o sui quali stendersi e morire, invece che trampolini per un tuffo nel mare? Perché il Mediterraneo da crocevia di storie e culture è diventato un mare immobile, pieno di scialuppe e gommoni e barche rotte, di solitudini e disperazioni che affondano e muoiono con lui e con tutta la civiltà, l’etica e la morale delle genti che lo abitano?

La sovrapposizione della paura del diverso, del migrante, di coloro che arrivano dall’altra sponda del mare Nostrum, alle crescenti disuguaglianze divenute insopportabili; il sommarsi dell’impoverimento di vastissimi strati della popolazione ad un’insicurezza totalizzante e a frustrazioni non più traducibili dalla politica tradizionale in proposte e azioni di governo sentite come condivise e rispondenti ai bisogni, tutto ciò ha travolto tutto e tutti. E l’odio, l’ignoranza che si erge a cultura dominante e forma un nuovo dizionario delle menti, il rancore verso gli altri, la ricerca di un nemico e un colpevole da accusare ogni volta che qualcosa non va, nella nostra vita quotidiana e personale o in quella di un intero Stato e del suo Governo, ha coperto tutto.La vergogna e quindi l’indignazione faticano a trovare espressione, in un’Italia già vista e in un’Europa colpevolmente indifferente.

Non abbiamo imparato nulla o quasi. E pensare che la storia qualcosa ci ha detto in un ultimo secolo con due guerre mondiali e molti disastri locali, tra cui quello di 25 anni fa stretto tra i Balcani e il mare dell’Intimità, il mar Adriatico. No, i muri tornano ad alzarsi, negli Stati Uniti, in Europa, nei porti, tra le genti che sono morte per abbatterli decenni orsono.

Le leggi se sono sbagliate si bocciano (se si hanno i numeri per farlo, naturalmente) o si cerca di modificarle. Quello che sta accadendo è purtroppo più in profondità. E’ nelle menti e nei cuori di ciascuno di noi e della moltitudine.Per questo credo non si possa restare a guardare. E non importa se non si è tutti uguali e la si pensa un po’ diversamente. Nei parlamenti, nelle piazze, sui social, nei congressi: ora sarebbe il caso di darsi la mano e gridare che c’è un Mediterraneo che affonda e che bisogna salvare.

E si potrebbe cantare con De Andrè «ricorda Signore questi servi disobbedienti alle leggi del branco, non dimenticare il loro volto, che dopo tanto sbandare è appena giusto che la fortuna li aiuti, come una svista, come un”anomalia, come una distrazione, come un dovere» (Smisurata preghiera da Anime salve, 1996).Buona settimana. (Marco Raccagna)

Buona Settimana di Marco Raccagna: “Mediterraneo, il mare che Salvini pensa sia suo'
Cultura e Spettacoli 17 Gennaio 2019

Una mostra sulla Grande guerra nelle terre dell’Emilia Romagna

L’Istituto comprensivo 7, in collaborazione con l’Assemblea legislativa della Regione Emilia Romagna, domani venerdì 18 gennaio, alle ore 18, presso la scuola media Luigi Orsini in via Vivaldi 76, inaugura negli spazi espositivi della scuola la mostra #grandeguERra – L’Emilia Romagna tra fronte e retrovia, a cura di Mirco Carrattieri, Carlo De Maria, Luca Gorgolini e Fabio Montella. Terminate le celebrazioni degli anni del primo conflitto mondiale, l’Istituto ha deciso di aprire al pubblico l’esposizione proprio in corrispondenza del centenario dell’apertura dei negoziati di pace a Parigi.

La mostra ricorda i 100 anni dall’entrata in guerra dell’Italia e dal suo decorso, con particolare riferimento agli eventi emiliano-romagnoli. Durante la Prima guerra mondiale infatti la nostra regione fu, anche se in maniera limitata, teatro di guerra. Alcuni bombardamenti aerei e navali colpirono la costa adriatica fin dalla primavera 1915. L’Emilia Romagna, tuttavia, rappresentò soprattutto una grande retrovia rispetto al fronte principale della guerra italo-austriaca, cioè il fronte alpino. I ragazzi delle classi terze condurranno i visitatori nel percorso di visita, allietati dalle musiche originali a tema dell’Orchestra Orsini.

Durante la visita verranno letti brani dal libro La Grande guerra negli occhi di un bambino, di Giuseppe Boschet. Interverranno esponenti del mondo culturale imolese. La mostra rimarrà aperta fino al 28 febbraio 2019 e sarà visitabile dal pubblico e dalle classi interessate dal lunedì al sabato, ore 8-12, previo appuntamento al numero 0542 685100. L’iniziativa è organizzata in collaborazione con l’Auser. (re.cul)

Nella foto: la locandina dell”evento

Una mostra sulla Grande guerra nelle terre dell’Emilia Romagna
Cultura e Spettacoli 17 Gennaio 2019

Prorogata fino al 25 gennaio la mostra di artisti italiani della seconda metà del Novecento allestita a palazzo Machirelli

La mostra M”illumino d”arte, che presenta a palazzo Machirelli a Imola, in via Emilia 25, ventidue opere di artisti italiani del ”900 dalla Collezione Corelli Grappadelli sta riscuotendo una partecipazione tale che gli organizzatori hanno deciso di prolungarne l”apertura fino al 25 gennaio, giornata in cui, alle 18 alla Sala delle Stagioni, verrà anche presentato in anteprima il catalogo completo curato da Beatrice Buscaroli della Collezione Corelli Grappadelli. Promossa da Alba Progetti e da Ace Services in collaborazione con l”Alleanza delle Cooperative di Imola e il Comune, la mostra allestita al primo piano di palazzo Machirelli, sia nei locali dello Studio Alba Progetti che nelle sale dell’Alleanza delle Cooperative, ospita opere di noti artisti della seconda metà del Novecento quali Valerio Adami, Agostino Bonalumi, Massimo Campigli, Lucio Fontana, Renato Guttuso.

«Siamo onorati di aver offerto nuovamente il nostro contributo, attraverso questo evento, al programma di “Imola a Natale” coordinato dal Comune di Imola – dicono gli organizzatori della mostra -. Siamo giunti al quarto anno consecutivo di un progetto che vuole portare l’arte fuori dagli spazi ad essa tradizionalmente dedicati. La sfida è quella di convivere e dialogare con ambienti destinati per tutto l’anno ad altre funzioni, ambienti di lavoro e sale riunioni. E” stato così con Vanni Spazzoli (2015), Pier Giovanni Bubani (2016) ed Ermes Ricci (2017), e le mostre a loro dedicate hanno visto grande interesse e partecipazione. Dopo tre edizioni che hanno raccontato altrettanti artisti, abbiamo deciso quest”anno di raccontare la passione di un collezionista, attraverso le opere da lui raccolte per decenni. I collezionisti, gli appassionati, i sostenitori sono linfa vitale per l”arte. L”avvocato Giovanni Corelli Grappadelli unisce da sempre alla sua attività professionale una passione colta e competente per l”arte, particolarmente rivolta verso i protagonisti del Novecento e verso gli artisti contemporanei. E” un personaggio davvero straordinario e molto noto, in primis nella sua città di Lugo, per la quale si è fatto promotore di numerose e qualificate iniziative in ambito sociale, artistico e culturale. Alcune portano il nome della figlia Benedetta, prematuramente scomparsa alcuni anni fa».

La mostra è visitabile dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 18 (sabato e domenica su appuntamento, rivolgendosi allo 0542/24348).

Nella foto opera di Massimo Campigli, «Figura su sfondo scuro», 1964

Prorogata fino al 25 gennaio la mostra di artisti italiani della seconda metà del Novecento allestita a palazzo Machirelli
Cronaca 16 Gennaio 2019

La Giunta di Imola perde un altro pezzo, l’assessora al Welfare Ina Dhimgjini dà le dimissioni

La Giunta di Imola perde un altro pezzo. Ina Dhimgjini, l’assessora al Welfare, oggi ha informato la sindaca Manuela Sangiorgi dell’intenzione di dare le dimissioni. Per ora non c’è ancora una lettera ufficiale ma sembra improbabile un ripensamento. «Ina mi ha informato di aver avuto un’opportunità lavorativa molto importante, è una ragazza ambiziosa e con delle grandi qualità e intende seguire il suo percorso di crescita professionale» commenta la sindaca. Spiaciuta per questa decisione? «E’ stato un fulmine a ciel sereno le qualità di Ina erano evidenti e le cose le stava portando avanti con competenze importanti».

In verità le voci che Dhimgjini fosse intenzionata a terminare l”esperienza imolese si stavano rincorrendo già da diversi giorni. In dicembre se ne è andato Ezio Roi, “sbattendo la porta” per disaccordi sulla gestione delle deleghe della sicurezza, ora questa seconda defezione fa sorgere il dubbio legittimo che qualcosa scriocchioli in Giunta da un punto di vista politico. «Non è una frattura per motivazioni politiche oppure operative – assicurano dal Comune -, con Roi c’era incompatibilità sull’operatività, con Ina completa sintonia tanto che ha dato disponibilità anche per il passaggio di consegne».

In attesa delle dimissioni ufficiali si dà comunque già per avviato il percorso per «trovare chi la sostituirà uomo o donna che sia». E per ora non si va oltre. Impossibile sapere se questa volta si «pescherà» sul territorio oppure si cercherà ancora una volta fuori casa. Dhimgjini, infatti, arrivava da Livorno, per la precisione dalla Giunta 5Stelle di Nogarin, della quale aveva fatto parte fino ai primi mesi dell’anno scorso.

Da riassegnare ci sono deleghe fondamentali, non solo da un punto di vista dei servizi comunali come le politiche sanitarie o sociali o quelle abitative, ma anche altre che facevano parte esplicitamente del mandato della Giunta Sangiorgi, come la disabilità o la famiglia. Poi ci sono pari opportunità, partecipazione, volontariato. (l.a.)

Ina Dhimgjini accanto alla sindaca Sangiorgi durante l”utlima riunione di Giunta del 2018, accanto a Dhimgjini l”assessore Patrik Cavina (foto tratta dal video postato da Sangiorgi il 24 dicembre sulla sua pagina Facebook ufficiale)

La Giunta di Imola perde un altro pezzo, l’assessora al Welfare Ina Dhimgjini dà le dimissioni

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