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Economia 10 Dicembre 2018

La Regione premia la Florim, l'azienda ceramica che ha uno stabilimento produttivo anche a Mordano

La Florim, azienda ceramica di Fiorano Modenese presente con uno stabilimento produttivo anche a Mordano, ha vinto il «premio speciale cultura» nell’ambito del «Premio Er.Rsi Innovatori Responsabili» promosso dalla Regione Emilia Romagna.

Il trofeo, consegnato qualche giorno fa nel corso dell’evento finale del concorso, che si è svolto alla Polveriera di Reggio Emilia, è stato assegnato al progetto Florim Gallery, uno spazio di 9.000 metri quadri situato nella sede principale dell’azienda, a Fiorano Modenese.

La Gallery è stata inaugurata nel 2013 ed è nata dalla ristrutturazione di vecchi capannoni, trasformati in un contenitore di eventi moderno ed elegante, dotato di ampi spazi. Dall’apertura, ha ospitato oltre 90 eventi e 60.000 presenze, conquistandosi il titolo di salotto culturale del distretto ceramico. Non a caso nella motivazione del premio è stato scritto che la Florim Gallery è “Uno spazio che si traduce nel frutto generoso di una visione imprenditoriale lungimirante, capace di investire sulla crescita e lo sviluppo culturale del proprio territorio, offrendo uno spazio innovativo di straordinaria bellezza dove si incontrano i valori della cultura e del lavoro”.

L’azienda Florim, fondata oltre 50 anni fa, ha 1.400 dipendenti e registra un fatturato di oltre 400 milioni di euro. Era già stata premiata al «Premio Er.Rsi Innovatori Responsabili» nel 2015 per il Centro «Salute&formazione», in collaborazione con l’ospedale di Sassuolo e nel 2016 per la scuola di formazione interna «Master in Florim».

Nella foto la consegna del riconoscimento a Reggio Emilia

La Regione premia la Florim, l'azienda ceramica che ha uno stabilimento produttivo anche a Mordano
Economia 2 Dicembre 2018

L'azienda metalmeccanica Mas ha festeggiato i suoi primi 40 anni regalandosi un nuovo look

E’ un’azienda che non dimostra la sua età, anche perché, in occasione dei suoi primi 40 anni, si è concessa un nuovo look, più accattivante e al passo coi tempi. La metamorfosi dell’azienda metalmeccanica Mas, sigla che sta per Macchine attrezzature speciali, si è compiuta nell’arco degli ultimi mesi ad opera degli dell’A2 Studio Gasparri e Ricci Bitti architetti associati di Imola, in collaborazione con Mario Giberti, il progettista che segue l’azienda dal 1986, da quando cioè è stato costruito il primo nucleo dell’attuale sede.

La ristrutturazione ha riguardato l’esterno dello stabilimento di via Spallicci, l’ingresso principale, la reception e gli uffici al primo piano. «Nel 2017 abbiamo compiuto 40 anni di attività, così ci è venuta l’idea di rifare il look dello stabilimento» spiega Erik Salvatori, che assieme al cugino Marco rappresenta la seconda generazione alla guida dell’azienda fondata dai rispettivi padri, Silvano e Romeo. A entrare nel merito dei dettagli progettuali sono gli architetti Antonio Gasparri e Andrea Ricci Bitti, che a Imola hanno firmato, ad esempio, il «cubo di luce» oggi sede di Acantho ed Herambiente, la riqualificazione della sede di Hera Comm e l’Auditorium 1919 della Sacmi.

«La sfida – illustrano gli architetti – era “rianimare” un edificio dalle soluzioni obsolete, trasformandolo in un complesso moderno e fortemente connotato, senza però modificarne i volumi e l’architettura. Grazie a un nuovo involucro, realizzato con pannelli di alluminio anodizzato tagliati al laser e agganciati a una semplice struttura metallica alla parete esterna, abbiamo donato al volume una nuova anima e una nuova identità. In questo doppio ruolo di confine e interfaccia, la nuova “pelle” assume una duplice valenza: elemento di rivestimento e protezione, funzionale anche al risparmio energetico dato che il rivestimento metallico nasconde un cappotto di 15 centimetri, e strumento di relazione e interfaccia verso il mondo esterno. Abbiamo così pensato a una soluzione che dal punto di vista architettonico permettesse, con un giusto budget, di raggiungere l’obiettivo». (lo. mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 29 novembre

Nella foto l”esterno dello stabilimento Mas dopo la ristrutturazione

L'azienda metalmeccanica Mas ha festeggiato i suoi primi 40 anni regalandosi un nuovo look
Economia 23 Novembre 2018

Grazie all'impegno di Ima e Marchesini group dal fallimento Stampi a Monghidoro è nata la Caima

Un’azienda spolpata da una serie di gestioni fallimentari ora riparte grazie all’impegno dell’ozzanese Ima Spa e di Marchesini group. Perdere posti di lavoro rappresenta un dramma per tutti i territori, soprattutto per quelli di montagna. Così la vicenda che ha portato alla nascita qualche settimana fa della Caima Srl di Monghidoro è diventata un simbolo di quello che si può fare per cercare di dare una mano alla ripresa economica.

A finanziare la Caima c’è una newco partecipata al 20% dai due big del packaging, come detto l’ozzanese Ima e Marchesini, che ha sede principale a Pianoro. Per il restante 60%, in quote paritetiche, i sub-fornitori Cat Progetti e Iema. Al timone della Caima c’è Daniele Ferrari, titolare di Epsol, anch’essa azienda consociata del gruppo Ima, con sede a Ozzano in via Tolara di Sotto.

In passato la Caima si chiamava Arcotronics, azienda leader nei circuiti a transistor con tre sedi nella montagna bolognese e ben 150 milioni di euro di fatturato. Numeri che attirarono gli appetiti della multinazionale americana Kemet, che nel 2011 decise però di chiudere la fabbrica di Monghidoro lasciando a casa un centinaio di lavoratori. Poi arrivò l’imprenditore lodigiano Elvio Turchetto, salutato come un salvatore, che diede vita a Stampi group, ma dopo pochi anni cominciò a non pagare gli stipendi: mesi ininterrotti di scioperi e infiniti tavoli di crisi con sindacati e istituzioni, fino al definitivo fallimento a marzo 2017 con un’ottantina di lavoratori a spasso. Oggi si riparte, seppur in piccolo, con soli 10 dipendenti. (ti.fu.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 22 novembre

Nella foto l’inaugurazione di Caima Srl lo scorso 28 ottobre

Grazie all'impegno di Ima e Marchesini group dal fallimento Stampi a Monghidoro è nata la Caima
Economia 23 Novembre 2018

Il neo Cavaliere Alberto Vacchi ha tagliato il nastro del nuovo capannone della Bc Srl di Claudio Betti

C’era emozione e soddisfazione negli occhi di Claudio Betti, mentre lo scorso 16 novembre veniva inaugurato il nuovo capannone che consentirà di ampliare la vicina sede della Bc Srl, l’azienda da lui fondata nel 1974 assieme alla moglie Franca Bettini e che oggi, oltre a dare lavoro a 40 addetti, vede impegnate al proprio interno tre generazioni della stessa famiglia, i tre figli dei fondatori e i nipoti. Qui il pane quotidiano è la meccanica di precisione, nelle sue più moderne declinazioni tecnologiche, che consentono di ottenere componenti per macchine automatiche.

All’attivo l’azienda di via Pasquala ha ben 17 brevetti nel campo della meccanica e del polimero. La quasi totalità del personale è costituita da giovani tecnici formati all’Istituto Alberghetti di Imola. L’azienda infatti è solita inserire con regolarità neodiplomati all’interno del proprio organico, prima attraverso tirocini e poi con contratti stabili. Principale cliente e partner di eccellenza è l’ozzanese Ima, leader mondiale nella produzione di macchine automatiche, che nel 1993 è entrato anche nella compagine societaria della Bc, tramite l’acquisizione di una quota del 30%. Oggi le lavorazioni su particolari meccanici realizzati in esclusiva per Ima rappresentano quasi l’80% del fatturato complessivo. Ecco perché l’onore del taglio del nastro è spettato al presidente e amministratore delegato di Ima, Alberto Vacchi, che ha visitato i nuovi spazi produttivi, l’ufficio progettazione per le nuove tecnologie e l’ingegnerizzazione dei particolari, più il laboratorio all’avanguardia, in cui si svolgono i test sui pezzi eseguiti e sui prototipi.

«Quando sono partito non avrei mai immaginato di essere qui, dopo quasi 45 anni, a inaugurare un nuovo spazio lavorativo per affrontare nuove sfide – ha detto l’amministratore delegato Claudio Betti, ringraziando le maestranze, la famiglia Vacchi, Ima e i tanti collaboratori che hanno contribuito alla crescita dell’azien-da -. L’eccellenza e l’innovazione sono sempre state la stella polare della Bc e lo saranno anche nel futuro, con lo sviluppo del 3D printing e di nuovi investimenti tecnologici».

All’inaugurazione dell’ampliamento della Bc abbiamo colto l’occasione per chiedere al presidente e amministratore delegato di Ima, Alberto Vacchi, di recente insignito Cavaliere del lavoro, di parlarci del legame tra Ima e Bc.

Qual è l’importanza di una azienda come la Bc per la crescita di Ima e del territorio?
«L’importanza è grandissima e lo è per due motivi: primo, perché all’interno di una realtà come Bc esiste una competenza diffusa, difficilmente riscontrabile in tante altre realtà. Attraverso questo tipo di competenza, Ima, così come altre aziende simili a Ima e tutto il territorio, può beneficiare di nuovi traguardi per l’applicazione di nuove idee tecnologiche nella realizzazione dei propri prodotti. Se Ima è dove è, e se tante aziende sono dove sono, lo devono a realtà come Bc, che è riuscita a sfidare le tecnologie in epoche non sospette, quindi già da di-versi anni, riuscendo a realizzare componentistica meccanica con nuove idee, dando la possibilità di raggiungere livelli di competitività molto maggiori rispetto al passato. Quindi attraverso realtà come Bc riusciamo veramente a costruire un indotto territoriale di primissima eccellenza, forse tra i migliori che possiamo riscontrare in ambito europeo».

Eccellenza e innovazione sono termini che ricorrono spesso quando si parla di Ima e Bc. Cosa c’è qui di tanto innovativo?
«Il macchinario è fondamentale, ma è la testa che fa funzionare il macchinario in quel certo modo che dà il valore aggiunto. Qui in Bc, a partire da Claudio Betti a tutta la famiglia e a tutti i collaboratori di Claudio, si riescono a immettere nuove idee e nuovi salti tecnologici nell’applicazione delle tecnologie esistenti e credo sia questa la grande forza di questa realtà». (lo.mi.)

Il servizio completo è su «sabato sera» del 22 novembre

Nella foto Alberto Vacchi taglia il nastro del nuovo capannone della Bc Srl

Il neo Cavaliere Alberto Vacchi ha tagliato il nastro del nuovo capannone della Bc Srl di Claudio Betti
Economia 19 Novembre 2018

Nasce l'olio extravergine d'oliva dei Colli di Bologna, tra i produttori anche tre aziende del circondario imolese

Sentore di pomodoro, cardo e carciofo, con note amare e piccanti ben evidenti, un carattere fruttato da leggero a medio-intenso e un alto contenuto in polifenoli. E’ il sapore dell’olio extravergine dei Colli di Bologna che, abbandonato il primigenio nome di «olio felsineo», riunirà al suo interno l’oro verde prodotto sull’arco collinare della Vena del gesso, che si estende dall’imolese fino a Bologna.

L’idea è della rete di imprese nata poco più di un anno fa con lo scopo di valorizzare la produzione olivicola della provincia di Bologna, di connotarla con un marchio e di dotarla, in prospettiva, dell’Indicazione geografica protetta. La rete è stata costituita da sei aziende agricole del bolognese, tre delle quali del nostro circondario: Podere Pratale di Borgo Tossignano, la società Rossi Frantoio imolese, l’azienda Assirelli Vittorio e Matteo di Dozza. Oltre a queste ci sono l’azienda agricola Bonazza-Sapori del podere di San Lazzaro, le bolognesi Ca’ Scarani e Società 1997, quest’ultima della famiglia di Alberto Vacchi, amministratore delegato dell’ozzanese Ima. Nel corso del 2018 si è aggiunta anche Agrivar, l’azienda agricola della società Palazzo di Varignana.

«Lo scorso anno – ci aggiorna il presidente della rete, Ermanno Rocca – è stata fatta una molitura comune dei prodotti di tutti gli associati, per avere un’idea del tipo di olio che avremmo ottenuto. Gli associati alla rete potranno scegliere se realizzare blend o un olio monovarietale, anche perché il disciplinare sarà orientato a qualificare l’area geografica e le sue cultivar».

L’obiettivo è riuscire a far arrivare questo nuovo prodotto sul mercato all’inizio del 2019, con un marchio collettivo, percorso obbligato per il lungo e complesso iter burocratico verso l’Igp. ( lo.mi.)

Il servizio completo è su «sabato sera» del 15 novembre

Nasce l'olio extravergine d'oliva dei Colli di Bologna, tra i produttori anche tre aziende del circondario imolese
Economia 14 Novembre 2018

Aster Coop inaugura domani 15 novembre a Castel San Pietro il nuovo magazzino da 10.000 metri quadri

Grazie alla vicinanza al casello autostradale, Castel San Pietro Terme si conferma sempre più territorio vocato al  trasporto e alla logistica industriali. E’ di poche settimane fa l’inaugurazione del nuovo magazzino di Decathlon Italia, il gigante del retail sportivo, già presente nell’area industriale Ca’ Bianca e trasferitasi poco più in là, in una struttura più spaziosa costruita dalla società bresciana Fap Investments in via Henry Ford 4, dalla parte dell’outlet village.

Ebbene, il prossimo 15 novembre, alle 17.30, verrà inaugurato un altro magazzino  frutto di un accordo tra Aster Coop, cooperativa di Udine attiva da 40 anni nella logistica, e Centrale Adriatica, la società cooperativa che si occupa della logistica per le cooperative di consumatori di Alleanza 3.0.

Si tratta di un centro per lo stoccaggio, la preparazione e la distribuzione, su 10.000 metri quadri, che gestirà 5 milioni di colli a servizio dei negozi di Coop Alleanza 3.0.Il centro logistico, anch’esso situato in via Henry Ford, ma al numero 9, occuperà 36 lavoratori.

«La nascita di questo nuovo centro logistico – ha commentato il sindaco di Castel San Pietro, Fausto Tinti – rappresenta un importante segnale di fiducia nel nostro territorio da parte dell’imprenditoria cooperativa, che sceglie di investire e creare nuovi posti di lavoro nel nostro Comune».

Aster Coop inaugura domani 15 novembre a Castel San Pietro il nuovo magazzino da 10.000 metri quadri
Economia 14 Novembre 2018

La Nupi, azienda con sedi anche a Imola e Castel Guelfo, impegnata a Genova dopo il crollo del ponte Morandi

Nupi Industrie Italiane, l’azienda subentrata nel 2015 a Nupigeco e specializzata nello sviluppo e produzione di tubazioni polimeriche per il settore industriale e petrolchimico, ha partecipato al progetto di ripristino della viabilità dopo il crollo del ponte Morandi di Genova.

Il coinvolgimento dell’azienda, che ha sedi a Castel Guelfo, Imola e Busto Arsizio, ha riguardato in particolare i lavori sul lungomare Canepa, diventato una via alternativa dove far confluire il traffico. Nupi Industrie Italiane è fornitrice delle tubazioni in polietilene per il nuovo gasdotto e per il fangodotto, la struttura avveniristica (di solito usata nelle miniere) che servirà per trasportare lo smarino, il materiale di risulta degli scavi della nuova Gronda autostradale, il tratto progettato per raddoppiare l’esistente A10 nel punto di attraversamento del comune di Genova.

«Il fangodotto – spiega l’azienda – è fondamentale per trasportare lo smarino bagnato ed evitare così che l’amianto eventualmente presente nelle rocce possa essere dannoso».

Il cantiere, che dalla fine di agosto ha lavorato 24 ore su 24 su tre turni, ha chiuso con 45 giorni di anticipo rispetto ai tempi previsti. L’ampliamento della carreggiata ha così reso più scorrevole il traffico in quella zona di città, invasa dai mezzi dopo il crollo del ponte Morandi. Il lungomare Canepa ha riaperto il 7 ottobre scorso.

Nella foto tubazioni in polietilene

La Nupi, azienda con sedi anche a Imola e Castel Guelfo, impegnata a Genova dopo il crollo del ponte Morandi
Economia 13 Novembre 2018

Castel San Pietro, inaugurata la nuova struttura logistica di Decathlon costruita in soli due anni

Decathlon ha inaugurato la nuova struttura logistica con una grande festa, alla quale ha partecipato una nutrita delegazione dell’Amministrazione comunale di piazza XX Settembre guidata dal sindaco Fausto Tinti.

«Ringraziamo Decathlon per aver dato fiducia alla nostra Amministrazione, puntando ancora su Castel San Pietro Terme», ha detto Tinti, senza peraltro rinunciare a rivendicare (per sè, per i colleghi di Giunta e per i tecnici comunali) i meriti per i risultati positivi sin qui raggiunti: «In questi quattro anni, con questa Amministrazione – ha tenuto infatti a sottolineare il primo cittadino castellano – abbiamo realizzato l’insediamento o lo sviluppo nel territorio comunale di un’azienda ogni sei mesi»: oltre a Decathlon, l’elenco comprende anche Turolla-Danfoss, Alce Nero, Cartotecnica Moreschini, Teko-Telecom, Bio-on, Robopac, Sacmi, Walvoil, Marchesini. «E lavoreremo fino all’ultimo giorno per insediarne altre», ha aggiunto Tinti, senza però svelare il nome del prossimo arrivo.

Decathlon, gruppo francese di rilevanza mondiale specializzato nella produzione e distribuzione di articoli sportivi, conta oggi in Italia 120 negozi, 2 stabilimenti produttivi e 4 depositi logistici, per oltre 7 mila dipendenti. I centri logistici sono a Basiano (Mi), Maddaloni (Ce), Brandizzo (To) e, da fine 2005, a Castel San Pie-tro. Prima in via degli Artigiani, nella zona Ca’ Bianca, e ora in via Henry Ford. La nuova struttura è notevolmente più grande, al fine di poter gestire in futuro la crescita della rete commerciale, con apertura di nuovi punti-vendita, e l’aumento dei prodotti da trattare.

In verità è stata Fap Investments (società bresciana d’investimento attiva nel campo immobiliare, detenuta al 50% da Fernova Srl, riconducibile alla famiglia Ferrari, e per il restante 50% dalla società Arcese Immobiliare Srl, appartenente alla famiglia Arcese) a realizzare concretamente la struttura in soli due anni, fra procedure, costruzione e consegna. «Dovevamo essere rapidi ed efficienti – ha detto ancora Tinti – e ci siamo riusciti, grazie a Fap, guidata da Fausto Ferrari, e alla nuova generazione del nostro ufficio tecnico, guidato da Angelo Premi, con il fondamentale contributo di Barbara Emiliani, Manuela Mega, Manuela Mongardi e Fausto Zanetti. Una squadra competente e determinata che sta traguardando una linea politica che è quella di portare lavoro nel nostro territorio».

Tempi brevi, anzi brevissimi per un Paese, l’Italia, ove la burocrazia imperversa sovrana con i suoi tempi biblici. Per costruire la nuova piattaforma logistica di Fap-Decathlon è stato individuato infatti un percorso nell’ambito del Piano strutturale comunale che, sfruttando la normativa nazionale di snellimento delle procedure per le imprese, ha consentito di ridurre i tempi di rilascio del permesso di costruire, istruendo contemporaneamente le fasi urba-nistiche. 

L”articolo completo è su «sabato sera» dell”8 novembre

Nella foto il sindaco Fausto Tinti con Felice Di Domenica, responsabile di Decathlon Italia

Castel San Pietro, inaugurata la nuova struttura logistica di Decathlon costruita in soli due anni
Economia 12 Novembre 2018

La TeaPak raddoppierà gli spazi nella nuova sede lungo via Gambellara. Il cantiere previsto a primavera

Per i dettagli occorrerà attendere il completamento del progetto esecutivo. Per ora ci sono il terreno, un lotto di 42 mila metri quadri lungo via Gambellara ac-quistato a metà ottobre dalla Cti, e il permesso di costruire. E’ qui che nel 2019 TeaPak, l’azienda imolese controllata dalla multinazionale statunitense Yogi Tea, leader in Europa per tisane e infusi bio, realizzerà la sua nuova sede.

Fondata nel 1991, TeaPak miscela e confeziona i prodotti Yogi Tea per Europa, Africa e Medio Oriente. Conta un centinaio di dipendenti, in maggioranza giovani donne (l’età media è di 37 anni), e oggi occupa un immobile di 6 mila metri quadri, in via Colombarotto. Da diversi anni il business di Yogi Tea cresce in modo costante a doppia cifra e quello di TeaPak va di pari passo. Già negli anni scorsi in via Colombarotto è stato necessario ottimizzare gli spazi sia per supportare l’espansione dell’area produttiva sia per implementare la lavorazione a monte del confezionamento, con il trasferimento dalla Germania a Imola del processo di miscelazione delle materie prime provenienti da tutto il mondo.

Nel 2017 l’azienda imolese ha superato il mezzo miliardo di bustine di tisane prodotte, con un ritmo di crescita che ha reso sempre più esigui gli spazi attuali. «Siamo partiti con uno studio di fattibilità che è durato due anni, periodo durante il quale sono state valutate numerose opzioni» così l’azienda racconta come si è sviluppato il progetto della nuova sede. In un primo tempo è stata presa in considerazione anche la possibilità di decentrare la produzione in altre zone d’Italia o addirittura all’estero. Poi, grazie all’impegno della precedente Amministrazione comunale a garantire pratiche veloci nel quadro del progetto Manufacturing zone restart e grazie al sostegno di Confartigianato, la proprietà dell’azienda si è convinta a rimanere e ad ampliarsi a Imola, investendo a lungo termine sul nostro territorio «per garantire ai dipendenti presenti e futuri di TeaPak una nuova sede produttiva, flessibile abbastanza da supportare la crescita già prevista».

Per TeaPak, che in questo modo potrà trasferire tutte le attività dall’immobile oggi in affitto, si tratta di un investimento ingente, anche se al momento l’azienda non fornisce cifre. L”obiettivo è quello di dare il via alla gara di appalto nel periodo invernale e di iniziare i lavori di costruzione con il ritorno della bella stagione, nel 2019. (lo.mi.) 

L”articolo completo è su «sabato sera» dell”8 novembre

Nella foto l”attuale stabilimento TeaPak in via Colombarotto

La TeaPak raddoppierà gli spazi nella nuova sede lungo via Gambellara. Il cantiere previsto a primavera
Economia 12 Novembre 2018

Via Gambellara, al via entro fine dicembre i lavori per costruire un parco, dei parcheggi e una rotonda

Lavori in vista lungo via Gambellara sul terreno compreso tra il canile e via Bicocca. A metà ottobre la Cooperativa trasporti Imola lo ha venduto all’azienda TeaPak, che vi costruirà la sua nuova sede. I primi mezzi in azione saranno però della stessa Cti, alla quale competono le opere di urbanizzazione: un parco pubblico, parcheggi e un intervento sulla viabilità, con la costruzione di una rotonda all’incrocio tra via Gambellara e via Bicocca.

«Il lotto in questione era un terreno agricolo edificabile di 57 mila metri quadri, dove la nostra controllata Caci coltivava ad anni alterni grano e girasoli – dettaglia il presidente di Cti, Luca Montroni -. Lo scorso anno, tra primavera e novembre, qui sono stati effettuati alcuni scavi archeologici dalla Soprintendenza, che al termine ha dato il suo nulla osta». Oltre ad alcune sepolture di età romana, sono stati ritrovati i resti di una cascina, databile tra il I secolo avanti Cristo e il VI secolo dopo Cristo. I reperti, su cui sono ancora in corso gli studi, sono oggi conservati al deposito archeologico all’interno del Sante Zennaro.

«TeaPak ha acquistato un’area di 42 mila metri quadri – prosegue il presidente – e la parte restante, di circa 15 mila metri quadri e oggetto di convenzione con il Comune, sarà quella dove andremo a realizzare le opere di urbanizzazione. Si tratta di due fasce di terreno alle estremità nord e sud del lotto, una più verso il canile e l’autostrada, l’altra costeggiante via Bicocca. I lavori che ci competono inizieranno entro fine dicembre. In queste settimane stiamo definendo la cantierizzazione e il cronoprogramma dei lavori. Entro ottobre 2019, comunque, è prevista la cessione di quei terreni al Comune».

La prima parte dei lavori riguarderà la realizzazione di parcheggi e di un bacino di laminazione delle acque all’angolo fra via Bicocca e Gambellara. Un’opera, questa, obbligatoria quando si realizzano nuove urbanizzazioni. «Eviterà che le acque piovane si riversino direttamente nei canali di scolo, prevenendo gli allaga-menti» spiega il presidente. Accanto al bacino è prevista un’ottantina di posti auto. «La superficie destinata a parcheggio è di 3.100 metri quadri – aggiunge -. Dalla parte opposta, più vicina al canile, sarà invece creato un parco pubblico su una superficie di circa 6 mila metri quadri, con un piccolo accesso per le macchi-ne che si occuperanno della manutenzione del verde».

Qui si farà anche un’area sgambatura cani, che sarà senz’altro apprezzata dagli utenti a quattro zampe del vicino canile municipale. In una fase successiva Cti interverrà sul riassetto di via Gambellara. (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» dell”8 novembre

Nella foto l”area sulla quale TeaPak costruirà la sua nuova sede

Via Gambellara, al via entro fine dicembre i lavori per costruire un parco, dei parcheggi e una rotonda

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