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Cronaca 1 Luglio 2019

Al via la rassegna “Rocca cinema Imola' con un film musicato dal vivo. Sconto per i lettori di “Sabato sera' e AppU Imola

Primo appuntamento della rassegna “Rocca cinema Imola” alla Rocca sforzesca, questa sera, alle 21.30, con la proiezione del film muto “Il vento”, del regista svedese Victor Sjöström, con Lillian Gish, musicato dal vivo dal musicista e compositore imolese Giovanni Dal Monte.
«Metterò l’elettronica, che talvolta può essere concettuale, totalmente a servizio delle emozioni – spiega Dal Monte –, rendendola più soft, per far sì che le persone siano trasportate in una dimensione sognante».

Dal Monte ha portato nei teatri italiani “Nosferatu il vampiro”, di Friedrich Wilhelm Murnau (1998), e “Il vaso di Pandora”, di Georg Wilhelm Pabst (2005), rimusicati con proprie composizioni originali.
E ha composto brani per i film “Otto; Or, Up With Dead People” e “L.A. Zombie”, il cortometraggio “Offing Jack” e l’esibizione “Oscenity” di Bruce LaBruce.

Ingresso alla rassegna con il biglietto ridotto per i lettori del “Sabato sera” che presentano il coupon pubblicato sul settimanale o l’app AppU Imola scaricata sul proprio smartphone. (r.c.)

Altri particolari e un”intervista a Giovanni Dal Monte sul “Sabato sera due” del 27 giugno

Nella fotografia, una scena del film “Il vento”

Al via la rassegna “Rocca cinema Imola' con un film musicato dal vivo. Sconto per i lettori di “Sabato sera' e AppU Imola
Cultura e Spettacoli 27 Giugno 2019

Al documentario “At the matinée' di Giangiacomo De Stefano il premio del pubblico al Biografilm di Bologna

«Oggi è la città di Sex and the city, all’inizio degli anni ‘80 era la città di Taxi Driver. Raccontiamo anche questo affrontando la storia del più importante club rock del mondo». Giangiacomo De Stefano introduce così il documentario da lui diretto e sceneggiato, “At the matinée”, che narra, attraverso Walter Schreifels e la sua musica, cosa è stato il Cbgb negli anni ‘80 a New York. Il film, prodotto da La Sarraz Pictures e Sonne Film, ha conquistato il Premio del pubblico al recente Biografilm Festival di Bologna.

Con interviste, immagini, racconti, De Stefano fa scorrere la storia del club chiuso nel 2006 che, noto per The Ramones e Talking Heads, è stato reso grande anche dai matinée di punk hardcore degli anni ‘80. Walter Schreifels, produttore e musicista di diversi gruppi hardcore come i Gorilla Biscuits, accompagna lo spettatore in una storia che è quella di un luogo, di un genere musicale, ma anche di una città.«

É un racconto universale che punta lo sguardo su un club che ha ospitato incredibili eventi musicali – continua De Stefano -, ma al tempo stesso racconta New York e la sua creatività, i cambiamenti che ha vissuto. Il novantacinque per cento del film è ambientato a New York, ma abbiamo effettuato alcune riprese anche a Berlino e Bologna». Situato nel Lower East Side, il Cbgb venne fondato da Hilly Kristal nel 1973: le iniziali richiamavano la musica che inizialmente Kristal voleva ospitare – country, bluegrass e blues – ma ben presto fu il rock a imperversare. Il Cbgb, ad esempio, ospitò gli esordi di Patty Smith. A renderlo famoso furono anche i matinée, rassegne domenicali che, dal pomeriggio, ospitavano gruppi emergenti, in particolare hardcore punk, gene-re nato a fine anni Settanta a Los Angeles come reazione al punk britannico, e poi allargatosi in tutti gli Stati Uniti.

Il documentario, che è girato in inglese e sottotitolato in italiano, girerà diversi festival italiani e internazionali. «Da fine settembre sarà anche nelle sale – conclude il regista – e in autunno verrà trasmesso su Sky Arte. Stiamo inoltre lavorando per una distribuzione in televisione anche all’estero». (ste.f.)

Nella foto il regista Giangiacomo De Stefano con il premio conquistato

Al documentario “At the matinée' di Giangiacomo De Stefano il premio del pubblico al Biografilm di Bologna
Cronaca 20 Maggio 2019

Torna domani sera 21 maggio al cinema Centrale, dopo il successo della prima proiezione, “La regina di Casetta'

Dopo aver riempito la Sala Bcc lo scorso 4 aprile, con un’accoglienza entusiasmante, “La regina di Casetta”, il docu-film di Francesco Fei, torna in sala, sempre al cinema Centrale – Sala Bcc, in via Emilia 212, martedì 21 maggio, alle ore 21, per una nuova proiezione, questa volta nella programmazione normale della sala, con ingresso a pagamento. La proiezione sarà accompagnata da un intervento di Fabrizio Castellari, che è stato promotore dell’iniziativa precedente.

Il docu-film è dedicato a Casetta di Tiara ed è incentrato sulla vita di Gregoria Giorgi, la più giovane della manciata di residenti rimasti, insieme ai genitori Leonardo e Sonia, che nel paesino gestiscono un ristorante. Nel frattempo, “La regina di Casetta” ha collezionato numerosi successi, sia di pubblico, con parecchie proiezioni in varie località d’Italia, che di critica.

Ultimi riconoscimenti, in ordine di tempo, vengono dal Trento Film festival 2019, dove l’opera ha ottenuto ben due premi, il premio speciale Dolomiti Unesco e il premio Genziana d’Oro del Cai con la seguente motivazione: «Il coraggio e la coscienza dell’identità delle proprie radici non conoscono età: ce lo dimostra la protagonista di questo film che (…) guarda all’amore per la “propria” montagna. Non occorre avere alle spalle una vita dalla quale non ci si vorrebbe staccare, talvolta anche per una consuetudine di quotidianità: basta invece avere forte nel cuore la convinzione che la montagna dove si è nati ha bisogno di noi tanto quanto noi abbiamo bisogno di lei. La giovanissima protagonista non ci insegna l’attaccamento nostalgico, ma la visione verso il futuro». (r.cr.)

Nella foto la protagonista Gregoria Giorgi

Torna domani sera 21 maggio al cinema Centrale, dopo il successo della prima proiezione, “La regina di Casetta'
Cronaca 5 Aprile 2019

Sala gremita a Imola per la proiezione del docufilm «La Regina di Casetta». IL VIDEO

Tanti spettatori hanno fatto da cornice ieri sera, alla Sala Bcc Città & Cultura cinema Centrale di Imola, alla proiezione del docufilm «La Regina di Casetta» di Francesco Fei. Alla serata, organizzata dal Cai di Imola, da Università Aperta e dal nostro giornale, non potevano mancare Fabrizio Castellari, promotore dell”iniziativa, Gregoria Giorgi, protagonista del film, insieme ai genitori Leonardo e Sonia, ed il produttore del film Alessandro Salaorni.

Nella foto (Isolapress): gli spettatori durante la serata 

Sala gremita a Imola per la proiezione del docufilm «La Regina di Casetta». IL VIDEO
Cronaca 4 Aprile 2019

Stasera alla sala Bcc cinema Centrale il docu-film “La Regina di Casetta' con la giovanissima Gregoria Giorgi

E” tutto pronto alla Sala Bcc Città & Cultura cinema Centrale (via Emilia 212) per la proiezione del docu-film “La Regina di Casetta” di Francesco Fei. L”appuntamento è per questa sera, giovedì 4 aprile, alle 20.30, per conoscere la storia che ha per protagonista la giovanissima Gregoria Giorgi, intervistata da «sabato sera» nel numero del 28 marzo

La serata, organizzata dal Cai di Imola, da Università Aperta e dal nostro settimanale, sarà introdotta da Fabrizio Castellari, promotore dell”iniziativa e coordinata dalla giornalista di «sabato sera» Lara Alpi. Saranno presenti Gregoria Giorgi e il produttore del film Alessandro Salaorni, oltre ai genitori di Gregoria, Leonardo e Sonia. La serata è ad ingresso gratuito fino all”esaurimento dei 150 posti disponibili. 

La proiezione del docu-film, nella sala gentilmente concessa dalla Banca di Credito Cooperativo Ravennate Forlivese e Imolese, sarà un’occasione per approfondire anche la conoscenza di Casetta di Tiara, un piccolo paese sull’Appennino tosco emiliano, tra le valli del Santerno e del Senio, a 640 metri, posto nel territorio del comune di Palazzuolo sul Senio, ma facente parte, come parrocchia, del vicariato di Firenzuola.

Maggiori informazioni su questo caratteristico luogo montano sono pubblicate nel numero di «sabato sera» del 4 aprile.

Nella foto la giovanissima Gregoria Giorgi, protagonista del docu-film “La Regina di Casetta”

Stasera alla sala Bcc cinema Centrale il docu-film “La Regina di Casetta' con la giovanissima Gregoria Giorgi
Cronaca 18 Febbraio 2019

Il 21 febbraio a Bubano la proiezione del cortometraggio di Paolo Gentilella sul partigiano Dante Cassani

Dante e Paolo non si sono mai incontrati. Pur essendo entrambi di Bubano e quasi coetanei, appartengono a due epoche e mondi diversi: il primo al passato, il secondo al presente. Dante Cassani è caduto il 23 febbraio 1944 all’Albergo di Cortecchio, località nel comune di Palazzuolo sul Senio, durante uno scontro tra fascisti e partigiani della 36ª brigata Bianconcini Garibaldi, di cui faceva parte. Aveva solo 17 anni. Paolo Gentilella, invece, ha appena compiuto 20 anni. E’ al suo secondo anno di università, studia Scienze della comunicazione a Bologna, lavora part time per un artigiano, ha la passione per le arti visive, il cinema e la scrittura.

Paolo è il regista del cortometraggio “Volevamo essere liberi”, ispirato alla storia di Dante Cassani. La presentazione ufficiale si terrà giovedì 21 febbraio, alle 20.30, alla sala civica di Bubano. Lo abbiamo incontrato per chiedergli come è nato questo progetto, la sua opera prima.

Cosa sapevi di Dante Cassani prima di questa esperienza?
«A Bubano è una istituzione. Quando da piccolo giocavo nella piazza che porta il suo nome, ogni tanto mi fermavo alla lapide che lo ricorda. Già da bambino sapevo che è stato tra i primi partigiani a morire e che era morto giovane. Tre anni fa, passando in piazza per caso durante le celebrazioni del 25 Aprile, ho sentito una ragazza che leggeva la sua storia. Quelle parole mi hanno dato degli spunti visivi. E ho pensato che quella storia andava raccontata per immagini. Le prime idee le ho buttate giù in treno, poi ho scritto un soggetto».

Come hai fatto poi a tradurre quegli spunti in un cortometraggio?
«Mi sono rivolto al sindaco di Mordano, in cerca di finanziamenti e dell’appoggio del Comune. Attraverso l’assessorato alla Cultura sono entrato in contatto con l’Anpi di Mordano e di Imola, poi con il Cidra. Mi hanno dato fiducia e di questo li ringrazierò sempre. Così ho cominciato a lavorare alla sceneggiatura».

Seconda guerra mondiale e Liberazione non sono argomenti che oggi fanno molto presa sui giovani. Perché hai voluto cimentarti con un soggetto di questo tipo?
«E’ vero che oggi questi argomenti in genere non interessano i giovani. Un po’ forse è colpa di come vengono comunicati, ma è anche il motivo per cui ho voluto regalare alla mia comunità un progetto del genere. Un film fa entrare meglio nell’emotività dei personaggi. E mi fa piacere che la Rete degli studenti medi mi abbia chiesto di presentare il mio lavoro nelle scuole».

Come ti sei documentato?
«Il libro di Graziano Zappi “La rossa primavera” mi ha aiutato a capire com’era Bubano a quei tempi e a conoscere i volti dei partigiani. Attraverso il Cidra ho potuto consultare i documenti dell’epoca e conoscere anche le versioni non ufficiali della vicenda. Sempre il Cidra mi ha permesso di utilizzare i vestiti originali dei partigiani, così come gli accessori dell’epoca, fazzoletti, cinturoni, un binocolo. Altri costumi ci sono stati forniti dalla Compagnia quasi stabile di Bubano. Per fortuna durante le riprese non abbiamo perso niente…».

Dove e quando avete fatto le riprese?
«Abbiamo girato dal 13 al 16 settembre, in parte a Bubano e in parte in un casolare, messo a disposizione da una delle comparse, a Rapezzo, località non lontana da dove sono successi i fatti. Sono stati giorni molto intensi, abbiamo lavorato anche 11 ore di seguito, senza pause, per ottimizzare i tempi. Alla fine il cameraman aveva i calli alle mani. Poi da settembre fino a inizio febbraio c’è stata la parte di post produzione, il montaggio del girato e del suono, in collaborazione con il fonico, Francesco Baldisserri di Bubano. Giacomo Ronzani, che ha curato la fotografia, è di Massa Lombarda. Giuseppe De Salvia, invece, ha composto le musiche da zero».

Da chi è formato il cast?
«Molti sono amici di Imola e Mordano: Martina Medici, Alessandro Zanoni, Luca Mengoli. Gli attori erano in tutto dieci, ma dietro la macchina da presa eravamo molti di più. Tra loro Eugenio Andalò, segretario di edizione. L’attore che inter-preta Graziano Zappi, Alberto Pirazzini, è un mio vecchio amico di Lugo che studia al Piccolo Teatro di Milano. E’ stato lui a mettermi in contatto con altri aspiranti attori, tutti tra i 19 e i 22 anni. Tra questi c’è il protagonista che interpreta Dante, il romano Flavio Capuzzo Dolcetta». (lo.mi.)

L”intervista completa è su «sabato sera» del 14 febbraio

Nella foto Paolo Gentilella durante le riprese

Il 21 febbraio a Bubano la proiezione del cortometraggio di Paolo Gentilella sul partigiano Dante Cassani
Cultura e Spettacoli 14 Dicembre 2018

«Zen sul ghiaccio sottile» al Cappuccini. La regista Margherita Ferri sarà in sala. I progetti futuri

«Zen sul ghiaccio sottile» approda al cinema Cappuccini e questa sera in sala ci sarà anche la regista, Margherita Ferri, l’imolese trentaquattrenne, che l’ha scritto e diretto. Il film ha già avuto una prima proiezione a Imola, a novembre al Centrale, reduce dalla passerella alla 75a Mostra internazionale del Cinema di Venezia, ma ora ritorna per due giorni «carico» di altri premi e candidature (domani a Roma è in lizza tra le migliori opere prime ai Fabrique Awards della rivista di cinema Fabrique Du Cinema a Roma, punto di riferimento per il cinema giovane).  

«Zen sul ghiaccio sottile» è stato girato i soli 19 giorni alla fine dello scorso inverno a Fanano («la montagna» modenese), tra il suo palaghiaccio e la frazione di Fellicarolo, con qualche ripresa a Castiglione dei Pepoli (appennino bolognese). Gli attori sono tutti alla prima esperienza. 

La storia è quella di Maia/Zen, sedicenne che gioca a hockey e si ritrova in un corpo femminile in cui non si riconosce. Ci sono i compagni che la prendono in giro e Vanessa, di cui si innamora. C’è la ricerca della propria individualità e di un percorso di crescita, l”amore e il bullismo nelle scuole, l’omosessualità.

Il tema fa ancora discutere anche tra gli adolescenti…
«Ieri mattina abbiamo fatto una proiezione dedicata proprio alle scuole sempre al Cappuccini ed è andata benissimo, hanno partecipato circa 180 ragazzi dei licei delle scienze sociali. di Imola e Bologna, c’è stato un bel dibattito» racconta Ferri.

Su cosa stai lavorando ora?
«Sto lavorando ad un altro progetto ambientato nel mondo dello sport. Sempre in Emilia Romagna e sempre con tematiche lgtb con una produzione di Roma. Teniamo le dita incrociate!» 

«Zen» è il tuo primo lungometraggio di finzione dopo tanti documentari. Finzione ma sempre con tanto impegno. Le commedie leggere non ti attirano?
«Ma io sono una persona molto leggera, i miei film non sono per niente pesanti! Commedie in cantiere non ne ho, ma un giorno vorrei fare un film di super eroi emiliano romagnoli…».

La proiezione comincia alle ore 21 (via Cilla Clelia 12). Replica sabato 15 alla stessa ore. (l.a.)     

Nella foto la locandina del film e Margherita Ferri

«Zen sul ghiaccio sottile» al Cappuccini. La regista Margherita Ferri sarà in sala. I progetti futuri
Cultura e Spettacoli 5 Novembre 2018

In concorso al Festival dei Popoli di Firenze il documentario «Pentcho» dell'imolese Sonne Film

«Bratislava, 1940. È un mattino di sole di maggio quando dal porto sul Danubio si muove il Pentcho, un malandato battello a pale con a bordo 500 ebrei. Al timone c’è un ex capitano di sottomarini russo che si è assunto il compito di portare tutti in salvo lontano dalla vecchia Europa. Nessuno sa che per riuscire nell’intento dovranno superare frontiere inaccessibili, sabotaggi, acque minate, tempeste e che questa odissea alla fine si concluderà dopo quattro lunghissimi anni».

Viene presentato così Pentcho, il nuovo documentario prodotto dall’imolese Sonne Film, che sarà in concorso alla 59a edizione del Festival dei Popoli di Firenze, con proiezione lunedì 5 novembre alle 21.15 al cinema teatro Alfieri.

Il regista Stefano Cattini, già premiato al Festival dei Popoli e finalista presso il David di Donatello, a quasi ottant’anni di distanza da questi eventi poco noti, ripercorre il viaggio del Pentcho, attraverso interviste e racconti dei protagonisti di questo viaggio incredibile e con immagini tratte dal presente: «È la storia di un vecchio e sovraccarico battello fluviale – si legge nel comunicato stampa – costretto ad affrontare il mare aperto per fuggire dall’Europa nazista», la cui incredibile avventura «testimonia una delle pagine più belle dei tempi della Shoah e allo stesso tempo del ruolo imprescindibile avuto dalla Marina Militare Italiana, nel salvataggio dei fuggitivi dopo un rocambolesco naufragio».

Il documentario è prodotto da Sonne Film con Rai Cinema e Mosaic Films.

Nella foto il produttore Giangiacomo De Stefano della Sonne Film

In concorso al Festival dei Popoli di Firenze il documentario «Pentcho» dell'imolese Sonne Film
Cultura e Spettacoli 4 Novembre 2018

Premio alla migliore interpretazione per il corto «Mon clochard» dell'imolese Pezzoli al festival internazionale di Istrana

Un prestigioso riconoscimento per il cortometraggio «Mon clochard», ideato e realizzato dagli imolesi Gian Marco Pezzoli (regista) e Marta Bedeschi (sceneggiatrice), membri dell’associazione «Noi Giovani». L’opera ha infatti conquistato il 26 ottobre scorso, al 19° festival internazionale di cortometraggi «Fiaticorti» di Istrana (Treviso), il premio alla miglior interpretazione, assegnato al protagonista, l’attore Roberto Citran.

«Mon clochard» è stato girato un anno fa in un condominio di Imola. La storia è quella di Davide Mandelli (interpretato da Roberto Citran), un insegnante che abita in periferia, appunto in un condominio, dal quale esce per andare al lavoro o a fare la spesa, ma nel quale in realtà si trova intrappolato. Ad un certo punto nel cortile del condominio fa la sua comparsa un clochard di nome Leon (personaggio interpretato dall’altro attore protagonista, Giovanni Calcagno), che viene accolto con amore inspiegabile dagli altri condomini ma non da Davide, che anzi cova per lui un odio sempre crescente. E da quel momento realtà e finzione si mescolano.

Citran, di origini padovane e atteso a Imola dal 6 al 10 febbraio 2019 in uno spettacolo al teatro Ebe Stignani con Maria Amelia Monti, è stato premiato per la migliore interpretazione dalla giuria del festival, formata da Umberto Curi, Marco Segato e Alessandro Cinquegrani. Oltre a lui e a Calcagno, nel corto hanno recitato altri attori noti, come Bob Messini e Patrizia Piccinini, insieme ad alcune comparse locali.

A ritirare il premio al posto di Citran, impossibilitato a intervenire per un imprevisto, erano presenti Pezzoli e Bedeschi, che hanno commentato: «Siamo molto grati alla direzione artistica del Festival Fiaticorti e in particolare a Roberto, che fin dall’inizio ha appoggiato il nostro progetto. Il premio è meritatissimo e ci è dispiaciuto solo non poterlo condividere con lui. Mon Clochard ora sta continuando a girare per i Festival, ma per il 2019 è prevista una proiezione a Imola».

«Mon Clochard» è stato prodotto da Articolture, con il contributo dell’Associazione culturale imolese «Noi Giovani» e la collaborazione del Comune di Imola e della Fondazione Cassa di Risparmio di Imola. Fondamentale, per la riuscita del progetto, il finanzamento della Regione Emilia-Romagna (Film Commission), insieme al sostegno e alla co-produzione della Manufactory Productions e della Combo Cooperativa.

Orgoglioso del riconoscimento, infine, il presidente di «Noi Giovani», Vincenzo Rossi, che ha spiegato le ragioni del sostegno a progetti come quello di «Mon clochard» con la «volontà di promuovere la città e le sue eccellenze» e il «desiderio di favorire la nascita di nuove figure professionali, mettendo in luce le loro competenze e le attività degli enti che le sostengono». (r.c.)

Nella foto Citran e Pezzoli durante le riprese svolte a Imola

Premio alla migliore interpretazione per il corto «Mon clochard» dell'imolese Pezzoli al festival internazionale di Istrana
Cultura e Spettacoli 18 Ottobre 2018

Stasera a palazzo Sersanti la proiezione del film di Damiano Levati vincitore del Premio Città di Imola

Serata conclusiva, giovedì 18 ottobre, della XV edizione del Premio Città di Imola, assegnato al miglior film italiano presentato al TrentoFilmFestival, in programma alle ore 21, presso la sala Grande di Palazzo Sersanti. Promosso dalla sezione Cai di Imola, dalla Fondazione Cassa di Risparmio e dal Comune di Imola, quest’anno il premio è stato vinto dal film «Hansjörg Auer – no turning back »di Damiano Levati a cui è stato consegnato nell’ambito del festival il 5 maggio scorso.

Il programma della serata prevede, oltre alla proiezione del film, la partecipa-zione e gli interventi del regista e della vicepresidente del Festival di Trento, Nicoletta Favaron, nonché i saluti della sindaca, Manuela Sangiorgi, del vicepresidente della Fondazione Cassa di Risparmio, Fabrizio Miccoli, e del presidente della sezione Cai, Davide Bonzi.

La motivazione per cui è stata decisa l’assegnazione del premio afferma che «Hansjörg Auer ha esplorato l’arrampicata in solitaria come mai nessuno prima e la sua memorabile impresa sulla via «Attraverso il Pesce» in Marmolada ha lasciato un segno indelebile nella storia di questo particolare tipo di alpinismo. I trenta minuti del lungometraggio cercano appunto di raccontare, attraverso le parole misurate e sincere del protagonista, il percorso interiore che può spingere un uomo a rischiare la vita laddove un qualsiasi errore potrebbe rivelarsi fatale, pur di appagare quell’impulso che Auer descrive in modo suggestivo e inequivocabile: “Scalare montagne è il cibo della mia anima”.

L”articolo completo è su «sabato sera» del 18 ottobre

Stasera a palazzo Sersanti la proiezione del film di Damiano Levati vincitore del Premio Città di Imola

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