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Cronaca 4 Settembre 2018

Vaccini e scuole, nell'imolese tra nidi e materne solo un centinaio i bimbi non in regola. Primi in regione per la copertura

Ieri mattina primo giorno di attività per i nidi e le scuole d’infanzia comunali dopo la pausa estiva (le materne statali inizieranno con tutte le altre scuole il 17). L”Azienda usl di Imola ha colto così l’occasione per fare il punto su vaccinazioni e obblighi in vigore nella nostra regione, dopo le circolari ministeriali estive che hanno creato qualche dubbio.  

In generale, la Delibera 1391 emessa il 27 agosto dalla Giunta dell’Emilia Romagna ha chiarito che i bambini (fascia 0-6 anni) non in regola con gli obblighi vaccinali non possono frequentare nidi e materne. L’Azienda usl imolese ora segnala che “dai controlli svolti sui registri degli iscritti alle scuole di infanzia e materne del nostro territorio (minori da 0 a 6 anni) sono solo 58 i bambini residenti non in regola e poco meno di 50 i non residenti che dovranno portare a scuola il certificato vaccinale, non essendo presenti nella nostra Anagrafe”.  

Il nostro circondario è tra quelli che ha ottenuto il miglior risultato di copertura vaccinale complessiva contro difterite, tetano, poliomielite ed epatite B tra i nati nel 2016, 2015 e 2014. A comunicarlo soddisfatta è la stessa Azienda usl: “Meglio di Imola soltanto Ferrara e Parma”. “Siamo molto contenti – spiega Roberto Rangoni, responsabile prevenzione malattie infettive -. Volendo fare un paragone sportivo, abbiamo vinto molte medaglie nelle varie categorie vaccinali raggiungendo percentuali al di sopra della soglia di sicurezza stabilita dall”Organizzazione mondiale della sanità (95%). Il miglior risultato regionale lo abbiamo ottenuto con il vaccino morbillo-parotite-rosolia per i nati 2014 (quota 98,2%) e i nati 2015 (quota 97%)”. 

Come detto, i bambini che non presentano alcuna documentazione vaccinale non vengono ammessi ai nido o alle materne. Per quanto riguarda i bambini in attesa di vaccinazione, la delibera precisa che coloro per i quali risulta essere stato prenotato un appuntamento prima dell’avvio dell’anno scolastico non possono frequentare finché non portano la documentazione e risultano sospesi. I bimbi che, invece, hanno un appuntamento già fissato per una data successiva all’inizio dell’anno scolastico (l’Ausl di Imola segnala che in questi giorni “sta fornendo appuntamenti per le vaccinazioni a libero accesso con termine il 30 settembre”) possono essere ammessi ma solo fino alla data dell’appuntamento; al rientro a scuola dovranno presentare la documentazione, altrimenti saranno anch’essi sospesi.

In entrambi i casi i bambini possono mantenere l’iscrizione e per quanto riguarda il relativo pagamento della retta scolastica la decisione è affidata «ai singoli enti gestori delle strutture» dice la delibera regionale.   

“I risultati raggiunti premiano l’intenso impegno dei nostri professionisti, medici igienisti e pediatri, infermieri e assistenti sanitarie – ha detto il direttore generale Andrea Rossi – , nonché la sensibilità e ricettività dei nostri cittadini verso questo importante tema”. Lo scorso anno l’Ausl ha effettuato circa 20.000 vaccinazioni a minori da 0 a 18 anni e fino ad oggi 322 colloqui informativi su richiesta esplicita dei genitori.

Vaccini e scuole, nell'imolese tra nidi e materne solo un centinaio i bimbi non in regola. Primi in regione per la copertura
Cronaca 4 Settembre 2018

Inaugura giovedì 7 settembre a Imola la comunità diurna per la salute mentale “Franca Ongaro Basaglia'

Sarà inaugurata ufficialmente venerdì 7 settembre la comunità diurna «Franca Ongaro Basaglia», funzionante da aprile nei locali del complesso «Lolli». Il bando per l’affidamento del vecchio centro diurno sanitario gestito dall’Ausl è stato fatto nel 2017 e l’aggiudicazione è andata alla Cooperativa sociale Tragitti. La comunità dispone di un massimo di 20 posti, è aperta di norma dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 17.30, ma osserva aperture straordinarie il sabato, la domenica o nelle ore serali in base a progetti e attività specifiche. Vi lavorano quattro operatori e un coordinatore, che si alternano in base ai turni: uno più dello standard stabilito dalla Regione.

Patrizia Turci, presidente della cooperativa Tragitti, riconosce un merito all’Ausl, quello di non avere fatto un’aggiudicazione al massimo ribasso. «La nostra ottica e la nostra filosofia – spiega la Turci – si riassumono con questa espressione: autodeterminazione della persona. Tutte le attività che svolgiamo, quelle in continuità con il periodo precedente e quelle che abbiamo avviato noi, si programmano ragionandole con le persone che frequentano la comunità. Si tratta dunque di condivisioni, sulla base degli interessi e dei bisogni, non di organizzazione a priori».

Ciascun ospite è inserito dal centro di Salute mentale ed è titolare di un progetto riabilitativo individuale calibrato su di lui. A questo punto, continua la presidente, «la comunità, al suo interno e dopo un periodo di osservazione e conoscenza, elabora un ulteriore progetto che contiene analisi dei bisogni, obiettivi specifici, interventi. Il progetto, in un’ottica di empowerment, è condiviso con la persona ma anche con il Dsm, l’utente e i suoi familiari, insomma con tutte le persone coinvolte nel percorso di cura. Formalmente la condivisione si sostanzia con la firma di tutte le parti».

Le attività svolte, è opportuno sottolinearlo, non sono l’obiettivo, bensì altrettanti strumenti per per-seguire il fine che è l’autonomia, la risocializzazione della persona. «Esiste un concetto nella lingua inglese che non è traducibile perfettamente in italiano: la parola è recovery – dice ancora Patrizia Turci -. Possiamo spiegarlo così: non si tratta tanto di un percorso di guarigione clinica, ma di un percorso dinamico e individuale attraverso cui la persona si prende la responsabilità della propria vita, attivando tutte le risorse che le permettono di viverla pienamente. La persona sviluppa cioè quelle strategie che permettono non solo di tenere sotto controllo i sintomi ma anche di combattere l’esclusione sociale. Qui sta un altro punto qualificante del nostro modo di lavorare, che è l’integrazione con il territorio. In un momento difficile, in cui si intensificano gli attacchi alla legge 180, è importante riaffermare questa volontà. La comunità non si chiude, non fa tutto all’interno, ma usa strumenti e infrastrutture del territorio».

Questa filosofia viene applicata interagendo con quanto accade in città. Durante Imola in Musica, ad esempio, è stato organizzato un concerto all’interno della comunità, per permettere alla comunità di essere attraversata dalla città, ma accade anche il contrario. Con l’attività artistica, una di quelle svolte in continuità perché era praticata anche all’epoca del centro diurno e si avvale dell’apporto di un maestro d’arte, ci sono sbocchi esterni, attraverso le mostre e la vendita dei quadri.

«Abbiamo già organizzato una mostra alla Casa della salute di Castel San Pietro, inaugurata dal sindaco Fausto Tinti e stiamo lavorando a un’altra mostra a Medicina, nella Casa della salute locale – elenca la Turci -. Stiamo prendendo contatto con associazioni del territorio, con la “Van Gogh” già collaboriamo, perché garantisce la commercializzazione dei quadri e permette di dare ulteriore senso al lavoro svolto nel laboratorio di pittura. Con la vendita dei quadri le persone possono avere anche un’entrata. Io c’ero quando ancora esisteva l’ospedale dell’Osservanza: anche allora i pazienti dipingevano, ma i disegni venivano buttati. Oggi si mettono in mostra, si portano fuori e se qualcuno è interessato se ne ricava qualcosa. Non stiamo parlando di redditi alti, ma di dignità. Un quadro è finito addirittura in Inghilterra». (r.c.)

Il servizio completo è su «sabato sera» del 30 agosto

Nella foto alcuni dipinti realizzati dagli ospiti della comunità diurna

Inaugura giovedì 7 settembre a Imola la comunità diurna per la salute mentale “Franca Ongaro Basaglia'
Cronaca 30 Agosto 2018

Vaccini, i chiarimenti della Regione per l'iscrizione dei bambini agli asili nido e scuole dell'infanzia

Vaccini, la Regione conferma l’obbligo per i bambini che frequentano nidi e scuole per l’infanzia nel territorio emiliano romagnolo e chiarisce cosa deve fare chi ha presentato l’autodichiarazione per accedere alle strutture. «La nostra posizione è sempre stata molto chiara: tutelare la salute pubblica e in particolate quella dei bambini, in ogni caso, soprattutto i più deboli – dichiara l’assessore alla Salute, Sergio Venturi -. Per questo, prima Regione in Italia, abbiamo introdotto l’obbligo vaccinale per l’iscrizione ai nidi, approvando una legge ormai due anni fa e i dati ci danno ragione: la copertura vaccinale complessiva contro le quattro malattie per le quali introducemmo l’obbligo (difterite, tetano, poliomielite ed epatite B) ha superato il 97% tra i nati nel 2016, ben oltre la soglia di sicurezza del 95% indicata dall’Organizzazione mondiale della sanità, superata anche dai bimbi nati nel 2014 e 2015. Allo stesso tempo, come istituzione prendiamo atto delle decisioni prese in sede nazionale, rispettandole e dando indicazioni che possano aiutare genitori e famiglie, senza rinunciare a far valere la nostra posizione negli ambiti che ci competono, perché la tutela della salute non deve diventare terreno di scontro politico».

Il documento con le indicazioni per essere ammessi agli asili nido e alle scuole per l’Infanzia, approvato dalla Giunta regionale, affronta in particolare il tema delle autodichiarazioni attestanti le avvenute vaccinazioni o la richiesta di prenotazione delle vaccinazioni stesse, presentate in base alle direttive contenute in una circolare dei ministeri della Salute e dell’Istruzione dell’Università e Ricerca del 6 luglio scorso. A questo proposito si specifica che non ci saranno problemi nel caso in cui la famiglia presenti successivamente il certificato dell’avvenuta vaccinazione oppure la prenotazione per effettuarla, né se la prenotazione è stata fatta prima dell’inizio della frequenza a scuola, purché sia successivamente consegnato l’attestato di avvenuta vaccinazione e sempre prima che il bambino cominci a frequentare. Nessuna difficoltà anche per chi ha la prenotazione per una data successiva all’inizio della scuola, a condizione che poi alla scuola sia consegnata la certificazione.

Tra le cose messe in chiaro dalla Giunta regionale, ci sono ancora il mantenimento dell’iscrizione nei casi in cui la frequenza venga sospesa per la mancata vaccinazione in caso di prenotazione (il pagamento delle rette è invece questione affidata ai gestori).

Quanto ai controlli sulle autodichiarazioni, l’assessore Venturi assicura che la Regione è a disposizione per i controlli, grazie a un’anagrafe vaccinale aggiornata che permette verifiche puntuali e l’eventuale accertamento della falsità delle stesse. «Nel qual caso – aggiunge Venturi – la denuncia diventerà un atto dovuto».Tutte le indicazioni sono aggiornate allo stato attuale della legislazione, ovvero con il decreto Milleproroghe per ora approvato al Senato, che prevede il rinvio di un anno dell’obbligo di vaccinazione. Se lo stesso testo venisse infatti confermato dalla Camera con lo stesso testo, in Emilia-Romagna varrebbe comunque la legge regionale e ai nidi potranno avere accesso solo i bambini vaccinati.

«Non possiamo infatti permetterci di vanificare gli straordinari risultati raggiunti dopo aver approvato una legge che, lo ribadisco, garantisce la salute dei più piccoli, soprattutto di quelli più indifesi», spiega l’assessore.

A supportare la posizione della Regione Emilia-Romagna, come anticipato dall”assessore, ci sono i dati, che attestano una copertura vaccinale in aumento. A meno di due anni dall’approvazione della legge regionale (novembre 2016), la copertura complessiva contro difterite, tetano, poliomelite ed epatite B ha infatti raggiunto il 97,1% tra i nati del 2016 (l’aggiornamento si farà al 31 dicembre 2018). Per i nati nel 2014 e 2015 le coperture, calcolate al 31 dicembre 2017 e rivalutate al 30 giugno 2018, registra il superamento della soglia di sicurezza del 95% fissata dall’Oms, a partire dalle quattro già inserite nella legge regionale: difterite (96,1% per i nati nel 2015 e 96% per quelli nel 2014); polio (96,2% per entrambe le classi d’età); tetano (96,3% e96.6%), epatite b (95,9% e 95.6%). Poi le altre: pertosse (96,1% e 96%), emofilo b (95,1% e 94,2% per i nati nel 2014, i soli a non arrivare ancora al 95%), e MPR – morbillo-parotite-rosolia (95% e 95,2%).

La foto è tratta dal sito della Regione Emilia-Romagna

Vaccini, i chiarimenti della Regione per l'iscrizione dei bambini agli asili nido e scuole dell'infanzia
Cronaca 22 Agosto 2018

Virus West Nile, tre casi nel circondario imolese

Salgono a tre le persone residenti nel circondario imolese che hanno contratto il virus West Nile, la malattia trasmessa all’uomo dalla zanzara Culex pipiens (quella comune, non la tigre, che può causare invece Chikungunya, Dengue e Zika), che può provocare febbre, cefalea e rigidità nucale, portando in alcuni casi fino alla morte, come successo nel ferrarese e nel faentino a persone anziane, già debilitate da altre patologie. Per quanto ci riguarda da vicino, fanno sapere dall”Ausl di Imola, nessuno è in pericolo di vita.

L”ultimo in ordine di tempo è un medicinese di 78 anni tuttora ricoverato a Bologna, per il quale la conferma della contrazione del virus è arrivata nello scorso fine settimana, dopo che erano stati effettuati gli accertamenti di prassi sui campioni di sangue al Crrem (Centro di riferimento regionale per le emergenze microbiologiche). In precedenza, invece, altre due persone avevano contratto il virus. La prima è un’anziana residente a Medicina, già dimessa venerdì 17 agosto dall’ospedale di Budrio. A lei si aggiunge un 77enne di Castel San Pietro, ricoverato all’ospedale di Imola il 7 agosto e nei giorni scorsi trasferito a Castello, dove dovrà fare un percorso riabilitativo in quanto non ha ancora ripreso la normale attività motoria.

«Riteniamo che l”attività di precauzione sia fondamentale soprattutto in questi casi e sin da subito il Comune di Imola si è attivato per fornire ai cittadini imolesi tutte le indicazioni, già precedentemente divulgate dall”Azienda USL, da adottare nonché per intensificare la rete di sorveglianza che già opera con impegno su questo fronte – spiega l”assessore alla Sanità Ina Dhimgjini -. Ringrazio ovviamente per l”impegno quotidiano profuso l”Azienda USL di Imola e tutti i professionisti della stessa».

gi.gi.

Virus West Nile, tre casi nel circondario imolese
Cronaca 22 Agosto 2018

E' entrato in servizio il nuovo elisoccorso con visori speciali per rafforzare il sistema di intervento sul territorio

E” entrato in servizio il giorno di ferragosto un nuovo elicottero dotato di tecnologia Nvg (Night Vision Goggles), ovvero visori a intensificazione di luce posizionati sui caschi dei piloti, che permetterà di utilizzare anche le basi di decollo e atterraggio non illuminate con modalità operative analoghe a quelle diurne e in piena sicurezza. In pratica questa innovazione mette a disposizione sistemi di ausilio alla visione notturna in grado di «amplificare» i segnali luminosi attraverso l’effetto fotoelettrico.

La corsa per salvare una vita, o rendere meno negativa una prognosi, può contare dunque su una risorsa in più, all’interno del piano di potenziamento dell’elisoccorso in Emilia-Romagna, servizio che nel 2017 ha effettuato 3.213 missioni e 1.960 ore di volo. «Non solo disponiamo di una tecnologia in più- spiega l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Sergio Venturi – ma siamo anche in anticipo con il nostro programma di ampliamento del numero delle piazzole di atterraggio. Delle 142 nuove aree, individuate insieme alle Ausl e alle Conferenze territoriali socio-sanitarie,destinate a diventareoperative nel periodo 2018-2019,120 lo sono già a tutti gli effetti. E dunque non solo partiremo con un numero assai più rilevante rispetto ai programmi, ma a fine biennio arriveremo a 180 circa: almeno venti in più rispetto al previsto».

r.c.

Nella foto: un”immagine aerea di atterraggio 

E' entrato in servizio il nuovo elisoccorso con visori speciali per rafforzare il sistema di intervento sul territorio
Cronaca 2 Agosto 2018

Sanità, all'ospedale vecchio un servizio di maggior continuità assistenziale per imolesi e mordanesi

Novità importanti per la sanità imolese e soprattutto per i cittadini. Da mercoledì 1 agosto tutti gli assistiti dei medici di famiglia di Imola e Mordano potranno accedere all’Ambulatorio di continuità assistenziale diurna presso l’ospedale vecchio di Imola (in via Caterina Sforza 3, nella palazzina di fronte al centro prelievi). Di fatto si tratta di un ampliamento del cosiddetto servizio Internucleo, attivo oramai da sette anni, nel quale i medici danno la loro disponibilità a ruotare nei turni di apertura dell’Ambulatorio. Ora possono usufruirne anche coloro il cui medico di riferimento non ha aderito all’accordo (anche se va sottolineato che sono già ben 47 su 51). «Questo servizio è integrativo e non si sostituisce al lavoro dei medici di medicina generale – sottolinea il direttore generale dell’Ausl di Imola, Andrea Rossi -, ma consente di ampliare la disponibilità anche per le piccole urgenze. Non è nemmeno un Pronto soccorso bis, ma può esserne l’alternativa in molti casi grazie alla presenza dei medici, degli infermieri e dei volontari dell’Auser».

Rossi si riferisce al fatto che, problema annoso, un numero notevole di persone continua a rivolgersi al Pronto soccorso per i casi non di emergenza, i famosi codici bianchi, allungando inutilmente le file e aggravando il lavoro dei sanitari. «Controlleremo come andrà questa attività – aggiunge Rossi – fino alla conclusione dell’accordo prevista a fine 2019. Per noi rappresenta un piccolo ulteriore passo verso la costruzione di una Casa della salute all’interno dell’ospedale vecchio».

L’accesso è gratuito e diretto (senza prenotazione). L’Ambulatorio è attivo dal lunedì al venerdì dalle ore 12 alle 17, nei prefestivi e festivi dalle ore 8 alle 20. Durante la settimana è presente un medico di medicina generale, mentre dalle ore 8 alle 12 del sabato e dei prefestivi sono due. Il nuovo accordo prevede che nei giorni prefestivi e nei festivi, dalle ore 8 alle 20, siano i medici di continuità assistenziale (ex guardia medica) a garantire l’apertura. Tra l’altro, nei periodi di maggior bisogno, come durante il periodo della stagionale epidemia influenzale, sarà possibile garantire l’apertura di ben due ambulatori, con altrettanti medici. Agli assistiti dei pediatri di libera scelta, cioè ai bambini, l’accesso all’Ambulatorio è garantito dalle ore 12 del sabato e dei prefestivi e dalle ore 8 alle 20 di domenica e festivi, però in questo caso rimane attiva la disponibilità telefonica del pediatra dalle 8 alle 10 dei prefestivi. Infatti, gli ambulatori individuali e quelli dei gruppi dei medici di famiglia coinvolti continueranno ad operare normalmente, ma la disponibilità telefonica, prima prevista per il sabato mattina dalle ore 8 alle 10, è sostituita dalla possibilità di accedere al nuovo servizio.

Quando è bene rivolgersi a questo servizio? Nei casi in cui vi siano problemi di salute indifferibili ma non di emergenza quando gli ambulatori dei propri medici di famiglia sono chiusi. E’ possibile effettuare visite mediche e fare certificati indifferibili, prescrizioni di farmaci. In generale è utile per tutte quelle richieste che si farebbero al medico di famiglia, ma che non possono attendere l’apertura del suo ambulatorio (ad esempio le ricette per le terapie continuative se abbiamo finito i farmaci senza accorgercene). Il medico dell’Ambulatorio di continuità assistenziale può accedere alla cartella personale di tutti gli assistiti interessati.

d.b.

L”articolo completo su «sabato sera» del 2 agosto.

Nella foto: da sinistra, i medici Anna Lucia Colazzo e Danilo Pasotti, il direttore dell”Ausl Rossi e l”assessora Dhimgjini

Sanità, all'ospedale vecchio un servizio di maggior continuità assistenziale per imolesi e mordanesi
Cronaca 1 Agosto 2018

Montecatone, l’Ausl accoglie la richiesta del Comune, avviso pubblico per i candidati a direttore generale

Sembrava cosa fatta, invece è arrivata l’ennesima battuta d’arresto. Decisamente travagliato l’approdo di Mario Tubertini alla direzione generale della Montecatone Rehabilitation Institute Spa, l’ospedale imolese eccellenza nella riabilitazione delle mielolesioni e cerebrolesioni. Un approdo annunciato e condiviso nell’ottobre scorso dall’allora sindaco Manca e dal direttore generale dell’Ausl di Imola, Andrea Rossi, poi impantanatosi prima in difficoltà previdenziali e contrattuali, ora nella richiesta di procedere con un avviso di selezione pubblica prima dell’affidamento dell’incarico. Richiesta giunta dal socio di minoranza della Spa pubblica, il Comune di Imola (che detiene l’1% mentre il 99% è dell’Ausl).

Il 21 luglio, in occasione della cerimonia di inaugurazione dei lavori di ampliamento, alla presenza della sindaca di Imola, Manuela Sangiorgi, il presidente del Cda di Montecatone, Giovanni Pieroni, aveva dichiarato che «la nomina e definizione dell’incarico del nuovo direttore generale» sarebbero avvenute durante l’assemblea degli azionisti già fissata per il 30 luglio. Invece, qualche giorno dopo, è sopraggiunta la lettera del Comune.

«In considerazione del fatto che è cambiata la rappresentanza legale del socio di minoranza ci è parso opportuno concordare le modalità di affidamento dell’incarico, a dimostrazione della piena comunanza di intenti dei soci – motiva il direttore generale dell’Ausl, Andrea Rossi in una nota congiunta con il Comune -. Montecatone è una risorsa di eccellenza del nostro territorio, della Regione e di tutto il Paese ed è pertanto fondamentale che la modalità di scelta del professionista a cui sarà affidata la gestione complessiva sia completamente condivisa, come peraltro è sempre avvenuto in passato» conclude Rossi.

Pubblicato l’avviso e raccolte le candidature verranno valutati i requisiti con curricula e colloqui ma senza fissare una graduatoria. Poi l’assemblea dei soci sceglierà dalla rosa chi preferisce. Questo prevede il bando uscito il 31 luglio per una procedura che dovrà concludersi entro il 10 settembre. In pratica, diversa la forma, uguale la sostanza. Non a caso, sempre nella nota congiunta, è precisato che «lo Statuto societario non prevede la necessità di una procedura pubblica per l’affidamento di questo incarico».

Dal canto suo, Ina Dhimgjini, assessora al Welfare, è soddisfatta: «Apprezziamo il recepimento da parte dell’Azienda usl di Imola di un elemento innovativo, che va a validare delle figure di nomina non più in tornata diretta ma con un processo di selezione per il quale è stato incisivo il ruolo dell’Amministrazione comunale nella modifica procedurale» si legge nella nota.

A questo punto c’è da chiedersi se Tubertini presenterà la sua candidatura. Ha tempo fino al 17 agosto per pensarci. Di certo Tubertini, 62 anni, originario di Castel San Pietro, già direttore generale dell’Ausl di Imola poi dell’Irst oncologico di Meldola e ora al vertice dell’Irsst analogo friulano, è tra gli iscritti all’elenco nazionale di idonei alla nomina di direttore generale di Azienda sanitaria come richiesto dai requisiti per la selezione (ci sono poco più di 600 persone in tutta Italia). (l.a.)

Nella foto grande l”ospedale di Montecatone, nell”altra Mario Tubertini parla con Gian Piero Belloni, direttore dall”Area critica, durante l”inaugurazione del 21 luglio

Montecatone, l’Ausl accoglie la richiesta del Comune, avviso pubblico per i candidati a direttore generale
Cronaca 31 Luglio 2018

Quest’estate le cicale son troppo rumorose? Secondo l’esperto dell'Ausl è tutto nella norma

Il frinire delle cicale, insieme al rumore delle onde del mare, è da sempre il simbolo dell’estate. Il loro «canto» ad alcuni concilia il sonno, ma buona parte della popolazione non ne apprezza il continuo sottofondo, che quest’estate appare particolarmente intenso. Abbiamo chiesto a Massimo Gaiani, tecnico della prevenzione dell’Ausl di Imola, qualche delucidazione. Gaiani è un appassionato di insetti e fa parte del gruppo regionale per la prevenzione della zanzara tigre.

Si tratta solo di un’impressione o le cicale quest’anno sono particolarmente fastidiose?
«Possono sembrare particolarmente fastidiose ma non è così: siamo nella norma. La sensazione è collegata alla frequenza del loro frinire, che in Italia si avvicina agli 80 decibel, ma in Australia (le cicale possono essere di varie tipologie) possono raggiungere anche i 100 decibel. Tutto questo rumore non è altro che un dialogo tra il maschio e la femmina, al fine di completare il ciclo di riproduzione. Il maschio emette un suono più forte al quale la femmina risponde in maniera più debole. Le cicale sono animali solitari, dunque è necessario che si richiamino per l’accoppiamento».

Per produrre un suono così forte non saranno certo degli insetti dalle dimensioni minuscole… 
«In effetti la cicala misura intorno ai 4/5 centimetri. Sono animali particolari che possono vivere anche 15 anni nella loro fase larvale sotto terra, poi il caldo stimola il passaggio alla fase adulta che li porta ad uscire in superficie durante l’estate. In seguito  effettuano la muta e infine completano il ciclo di riproduzione. Vivono sugli alberi quali il pino o l’ulivo. Nella nostra città si possono trovare gli esoscheletri, ovvero la pelle mutata e abbandonata, sui tigli dei viali».

Sono dannose per gli alberi che le ospitano, dunque necessitano un controllo?
«Non si tratta di elementi dannosi in quanto non trasmettono virus né alle piante, né all’uomo. Inoltre non danneggiano gli alberi sui quali vivono, ma li sfruttano per trarne nutrimento, attraverso la loro proboscide. Le cicale poi sono utili al resto dell’ecosistema perché allo stadio larvale sono il sostentamento delle talpe, mentre in quello adulto vengono predate in particolare dagli uccelli».

Qualcuno potrebbe chiedersi se esiste un modo per spostarle fuori dal centro abitato per ridurre un po’ il loro rumoroso canto
«Ci vorrebbe il pifferaio magico per mettere in atto un piano simile. Questi insetti non vivono in colonie e a differenza di mosche e zanzare, che posso attirare e catturare rispettivamente con anidride carbonica e sostanze zuccherine ad esempio, le cicale non vengono attratte da nessun odore in particolare. Inoltre non essendo animali dannosi  non c’è motivo di spostarle. Noi dobbiamo lavorare perché l’equilibrio naturale venga mantenuto». (se.zu.)

Nelle foto gli esoscheletri di cicala che affollano i tigli imolesi

Quest’estate le cicale son troppo rumorose? Secondo l’esperto dell'Ausl è tutto nella norma
Cronaca 24 Luglio 2018

Montecatone, taglio del nastro per la nuova terapia sub intensiva e per la piscina destinata alla riabilitazione

L’istituto di Montecatone cresce per rispondere sempre meglio alle esigenze di un grande centro di cura per le lesioni al midollo spinale per le cerebrolesioni.

Sabato scorso sono state inaugurati il nuovo edificio che ospita l’unità operativa sub intensiva e la ristrutturata piscina per la idrokinesiterapia, due interventi inseriti in un corposo programma di ampliamento e risistemazione della struttura. I fondi utilizzati derivano tutti da mutuo e da utili di gestione della Montecatone Rehabilitation Institute Spa. 

Il nuovo edificio, in particolare, ha il pregio di permettere l’accorpamento dei due reparti dell’area critica, terapia intensiva e sub intensiva, precedentemente situate su piani diversi dell’edificio storico. In questo modo sono stati ampliati notevolmente gli spazi di assistenza, garantendo una maggiore integrazione tra assistenza e controllo medico, un utilizzo migliore delle persone e delle tecnologie, con migliori condizioni di comfort per pazienti, familiari e operatori.

La presenza di un’area critica è molto importante per Montecatone, perché permette di prendere in carico al più presto i pazienti con lesioni complesse e con quadri clinici critici, garantendo una precoce attivazione del percorso riabilitativo e l’attivazione della qualificata equipe multiprofessionale (medici, fisioterapisti, terapisti occupazionali, logopedisti, assistenti sociali, psicologi) dell’istituto.  La palazzina si estende su tre piani, due di circa 400 metri quadri ciascuno ed il terzo ad uso locale tecnico di circa 200 metri quadri.

Il centro dell’attività è al primo piano, dove si trovano nove stanze, due doppie e sette singole, per complessivi 11 posti letto. E’ inoltre disponibile una palestra per l’attività riabilitativa, che rende possibile lo svolgimento in autonomia di attività per le quali finora si usavano gli spazi messi a disposizione dalle altre unità operative. Al piano terra, ancora al grezzo, si svilupperà l’attività di diagnostica, con la presenza delle apparecchiature per risonanza magnetica e tac.

La nuova unità sub intensiva è completa di dotazioni tecnologiche di alto livello, dai monitor multiparametrici, che facilitano la gestione e la lettura dei parametri clinici ai letti multicare, dotati di un’ampia gamma di funzioni legate alla movimentazione e cambiamenti posturali, al fine di agevolare i trattamenti riabilitativi precoci e personalizzati. Anche le stanze sono complete di attrezzature per il monitoraggio continuo dei pazienti e ogni posto letto ha una propria tivù, per creare un ambiente il più possibile familiare. Inoltre, nella progettazione del nuovo edificio sono state tenute in conto le esigenze di mitigazione dell’impatto sul paesaggio e sono state adottate soluzioni per assicurare la migliore integrazione con l’edificio storico e con l’ambiente circostante. 

L’intervento ha consentito, infine, di realizzare un nuovo accesso al parco tramite una piccola corte interna che vede anche la presenza di un giardino zen comprensivo di panchine, oltre che di ripensare l’ingresso ambulanze: in futuro gli arrivi e le partenze in ambulanza avverranno tramite un ingresso riservato, direttamente dentro la struttura, aumentando le condizioni di confort termico e climatico rispetto a prima.  

Oltre all’unità sub intensiva sabato scorso, alla presenza della sindaca di Imola, Manuela Sangiorgi, è stata inaugurata anche la piscina di idrokinesiterapia. Costruita nel 2001, la vecchia struttura non era infatti più sufficiente per i pazienti e per il personale riabilitativo. La ristrutturazione, completata nei primi mesi dell’anno, oltre al rinnovamento completo dei servizi spogliatoi e bagno, ha portato alla realizzazione di una nuova vasca, più grande di quella esistente e uno spazio di lavoro più ampio per ospitare in compresenza più pazienti e professionisti.  La vasca è stata allargata a 54 metri quadri rispetto ai precedenti 28, con una conformazione open space, con tre diversi livelli di altezza dell’acqua che permettono di diversificare, personalizzare e mirare i  percorsi riabilitativi.

L’ambiente della piscina dispone di postazioni di lavoro con getti d’acqua, nuoto controcorrente e idromassaggio, oltre che di corrimani e altre attrezzature. Si può entrare in acqua con rampa, camminamento e utilizzando la carrozzina fino ad una profondità d’acqua di 60 centimetri, oppure con sollevatore a soffitto.

Passando infine all’illuminazione, i locali ricevono luce diretta solo nelle ore mattutine quindi, per evitare una luce eccessiva e permettere una buona visione del nuovo giardino interno, sono state montate tende regolabili elettricamente. Le finestre in corrispondenza della quota dell’acqua sono state allargate per sfruttare al massimo la luce naturale, mentre l’illuminazione artificiale è incassata nel controsoffitto. I colori tenui e chiari delle pareti hanno lo scopo di aumentare la luminosità degli ambienti ricordando i colori del cielo e delle nuvole. 

Nelle foto: il taglio del nastro, la nuova terapia sub intensiva dall”interno e la facciata dell”edificio esterno fronte giardino

Montecatone, taglio del nastro per la nuova terapia sub intensiva e per la piscina destinata alla riabilitazione
Cronaca 19 Luglio 2018

Sanità, «Nessuna ipotesi prevede la fusione dell’Ausl di Imola con Bologna»

Tocca a Giuliano Barigazzi, presidente della Conferenza territoriale metropolitana e assessore alla Sanità del Comune di Bologna, togliere ogni dubbio agli imolesi su cosa li aspetta dalla «sanità del futuro» alla bolognese. 

Nelle quattro ipotesi di scenario presentate, riusciamo davvero a salvare l’autonomia dell’Ausl di Imola, in particolare se si procedesse con la nuova Azienda ospedaliero universitaria e la nuova Azienda sanitario-universitaria?
«Non è necessaria la fusione per nessuna delle ipotesi messe in campo. Le due a cui si riferisce sono sulle alte specialità e non comportano che si debba fondere l’Ausl di Bologna con Imola. Molti degli strumenti organizzativi, dai distretti con i Dipartimenti di continuità, se vuole, l’Azienda di Imola li può realizzare senza alcun bisogno di fusioni. Vista anche la richiesta del territorio di mantenere una propria autonomia, mi pare che il documento vada in quella direzione».

In effetti da tempo Imola chiede il rispetto dell”autonomia della propria Azienda sanitaria come garanzia per i servizi del territorio. Un impegno sul quale già l”ex sindaco Manca, oggi senatore, si è speso non poco. (l.a.) 

Altri particolari sul “sabato sera” del 19 luglio.

Nella foto l’assessore Giuliano Barigazzi

Sanità, «Nessuna ipotesi prevede la fusione dell’Ausl di Imola con Bologna»

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