Cultura e Spettacoli

Silvana Bissoli, l'artista imolese che incide ulivi sul legno

Silvana Bissoli, l'artista imolese che incide ulivi sul legno

La bellezza della natura e la bellezza dell’arte. Unite ed esaltate, in modo anche fisico, nelle opere di Silvana Bissoli, pirografista imolese originaria del veronese e legata inscindibilmente al Salento. Un giro d’Italia per un’artista che ha fatto dell’ulivo l’elezione della sua anima e della sua espressività e che crea con la tecnica della pirografia, ovvero dell’incisione tramite calore: su legno, nel suo caso, ma si potrebbe fare anche su altri materiali, ad esempio cuoio o sughero. Tecnica antichissima che veniva utilizzata grazie a ferro rovente, si avvale oggi di moderni strumenti detti pirografi, con punte di metallo che si scaldano con la corrente elettrica e che permettono di incidere il legno, con tanti piccoli trattini o puntini che creano le figure. «L’ulivo è un linguaggio con cui posso comunicare con tutti i popoli del Mediterraneo – si racconta -. Si trova nella mitologia, nella religione. Simboleggia la pace, la resistenza, la rinascita. Quello con l’ulivo è stato un incontro totalmente casuale ma che ha risposto pienamente a un mio bisogno di esprimermi ed essere pienamente me stessa».

Se l’incontro con l’ulivo avviene grazie ad una compagna di università che la ospita a casa sua in Salento per una vacanza, l’espressione artistica arriva più tardi e si concretizza anche con un bel laboratorio che Silvana ha aperto quindici anni fa a Imola, in via Carradori 11, dove lavora e dove tiene mostre e presentazioni di libri: L’ulivo e la luna. «Sono veronese di nascita – spiega -, ma vivo a Imola dal 1975 per amore. Ho studiato Scienze politiche a Bologna perché ho sempre avuto l’esigenza di comunicare, ma poi ho capito che non era quella la strada giusta per me. Ho seguito l’arte. Ho incontrato gli ulivi attraverso una compagna di università che mi ha ospitato a casa sua a Otranto quando avevo circa ventitré anni. Dalla realtà veneta sono stata catapultata in un mondo che non mi sembrava nemmeno Italia, magico con le case bianche, la vita in una masseria… è un’esperienza che mi ha segnata. Poi il Salento ritornava prepotentemente nella mia vita, tra le mie amicizie, con mio fratello che ha sposato una salentina… Fino a che, mentre mi dedicavo alla famiglia e al volontariato, ho incontrato un artista, Giorgio Fersini, che mi ha insegnato la pirografia. Così ho iniziato lo studio dell’ulivo, e nel 2003 ho realizzato il sogno di aprire il laboratorio L’ulivo e la luna, con l’ulivo che è sostanza e radici e la luna che è sogno: sono due componenti essenziali nella vita. È vero che i sogni non sempre si realizzano ma senza sogni non si fa niente».

Nel laboratorio imolese sono esposti diversi lavori di Silvana, tavole di legno dove gli ulivi si animano, spiccano e sembrano quasi uscire dal supporto per allungare i propri rami verso chi li guarda, in un abbraccio salvifico. «L’albero dell’ulivo ha importanza e significato in ogni sua parte, dalle radici alle foglie. Tramite l’ulivo riesco a parlare di ogni tema, guerra, pace, amore, amicizia, attraverso le forme. Per le tavole, utilizzo più che altro il pioppo perché è chiaro: il legno nel tempo scurisce quindi ho bisogno di partire col chiaro. Ho un pirografo con cui incido il legno, in pratica scrivo con il fuoco. È un lavoro lentissimo, che non si cancella. Se la tavola è grande, faccio i contorni con la matita per impostare il lavoro. Tutti i miei ulivi sono reali quindi li devo trovare, non me li invento».

Dalle mani di Silvana prendono vita ulivi che sono madri che abbracciano, giovani amanti, uomini stanchi, dolci animali. Un lavoro a cui Silvana è particolarmente legata è Getsemani, dove gli ulivi sono Gesù e gli apostoli. «Purtroppo il vero campo che ho identificato con Getsemani, dove ho trovato gli ulivi che poi ho rappresentato, è bruciato in estate. Si è salvato, però, l’ulivo che ho identificato con Gesù. E proprio a questo, avendo rifatto la tavola con Gesù come se io ci fossi entrata dentro, ho dedicato la mostra che attualmente è esposta al Castello Aragonese di Otranto (dal 5 aprile al 30 maggio), che ho intitolato E poi fui solo. Passo dopo passo verso dove, con un messaggio che vuole essere positivo perché Gesù si è salvato, e ponendo sempre l’attenzione sulla salvaguardia degli ulivi, un tema importantissimo».

Importante anche Il mondo, un’opera che rappresenta la terra che soffre, con il simbolo della pace che la abbraccia. Si tratta, infatti, di un mappamondo in legno con inciso un ulivo che l’avvolge: «È un blocco di faggio, e ho avuto urgenza nell’inciderlo, perché il ciocco di legno bagnato può fare crepe: me l’hanno consegnato integro ma ha iniziato subito a rompersi. Poi, però, mi sono accorta che il legno mi dava i confini, creava la mappa della Terra, le crepe sono la sofferenza, c’è movimento. Io ho fatto l’ulivo che abbraccia».

s.f.

L”articolo completo su «sabato sera» in edicola dal 25 aprile.

Nella foto: a sinistra Silvana Bissoli con «il mondo» e a destra l”opera «getsemani»

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