Cronaca

Si affermano le società per ordinare cibi online e riceverli a domicilio: il fenomeno è partito da Ozzano

Si affermano le società per ordinare cibi online e riceverli a domicilio: il fenomeno è partito da Ozzano

Foodora, Glovo, Deliveroo o Just Eat sono le nuove società nate e prosperate nell’era di internet per acquistare cibi online che poi vengono consegnati dai famosi rider. Alcuni siti di food-delivery hanno una diffusione internazionale, altri nazionale o locale. Il trasporto avviene principalmente in bicicletta, da qui anche il termine ciclofattorini, per ovviare i limiti delle Ztl, ma anche con motorini.

A Ozzano era il 2012 quando Gabriele Casali, esperto informatico, e Nicolò Boninsegna, allora studente di ingegneria, inventarono Magnyando.it, un sito web che si può definire l’antesignano delle piattaforme di food-delivery odierne. Un vero reperto archeologico per i tempi di Internet ma evidentemente l’idea era interessante perché, a soli tre mesi dalla sua comparsa, quando contava già un centinaio di ristoranti «adottati» e diverse migliaia di abbonati, Mangyando venne acquisita dalla Florital Srl di Venezia, azienda leader nello stoccaggio di prodotti ittici che l’anno prima, nel 2011, aveva fatturato 220 milioni di euro.

La transazione è valsa ai due ozzanesi 200 mila euro. Il nuovo proprietario in seguito ha chiuso il sito web, mantenendo però l’idea di base, ossia quella di accumulare crediti sulla piattaforma on-line spendibili poi in ordinazioni in ristoranti convenzionati, un metodo applicato nei siti di Florital. Poi è arrivata Pizzabo. Un’app creata quasi per gioco da Christian Sarcuni, ex-studente di ingegneria a Bologna, originario di Matera, venduta guarda caso a Just Eat per 51 milioni di euro, che successivamente ha chiuso l’app inglobandone alcune funzioni e buona parte dei dipendenti del capoluogo.

Pizzerie e ristoranti del circondario imolese e dintorni sono presenti ad oggi solo su Just Eat (quelle imolesi sono una dozzina). L’interesse è essenzialmente commerciale, utilizzano il sito come luogo dove essere trovati facilmente, sono però gli stessi dipendenti del ristorante ad effettuare le consegne: più che rider, dei normali pony-pizza. «Paghiamo al sito Just Eat una percentuale per ogni ordine – spiegano dalla pizzeria Sole e Luna di Ozzano -, così siamo facilmente contattabili da un cliente che naviga su internet».

Consegne effettuate dal personale interno anche a Imola, come nel caso di Sinestesie Food d’Autore, per citarne uno. «L’app di Just Eat viene usata dal cliente per fare l’ordine. Noi decidiamo se accettarla, quasi sempre l’accettiamo, valutando distanza e orario. Poi la consegna la facciamo io o mia moglie Federica», dice Luca Paesani titolare di Sinestesie.

Una scelta furba considerando che l’8 per cento degli italiani (pari a circa 4,4 milioni di persone) utilizza almeno una volta al mese i servizi on-line di consegna del cibo a casa cotto o in forma di spesa. E’ quanto afferma la Coldiretti sulla base degli ultimi dati Ismea/Nielsen dai quali emerge che si tratta di un’abitudine che coinvolge prevalentemente i consumatori nella fascia di età 25/34 anni. Oggi i siti più gettonati che si contendono il mercato nazionale italiano sono Just Eat, Foodora, Deliveroo, ma non mancano realtà locali con forte penetrazione nelle aree di riferimento. (ti.fu)

L’articolo completo è su «sabato sera» del 30 agosto

Nella foto i marchi di alcune società web di food-delivery

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