Imola

Cultura e Spettacoli 16 novembre 2018

Valentina Monti apre questa sera i concerti jazz al Circolo Sersanti

Ritorna la musica dal vivo al Circolo Sersanti di Imola, che ospita e promuove un ciclo di concerti di jazz, blues, rock blues e di musica brasiliana in collaborazione con il Combo Jazz Club e con Jeko Music per dar vita a serate che vogliono essere un appuntamento informale «da club» rivolto in particolare a un pubblico di appassionati.

Questa sera, venerdì 16 novembre, alle 21 si esibirà il Valentina Monti Jazz 4et, con la cantante che sarà sul palco insieme al pianista Enrico Pelliconi, al contrabbassista Henrique Molinario e al batterista Giacomo Scheda. Il quartetto, attivo in questa formazione dal 2016, è composto da musicisti che da anni dedicano la loro attività prevalentemente al jazz. Proporranno un repertorio che sarà un viaggio tra grandi brani del jazz più classico, tra ballad e swing, rielaborati dal punto di vista di una vocalist affascinata da grandi interpreti come Ella Fitzgerald, Carmen McRae e Sarah Vaughan, con uno sguardo sempre rivolto al soul e al blues, generi nei quali la voce di Valentina Monti (che, tra l’altro, è anche voce solista femminile dell’Imola Big Band) trova spazi sonori ideali.

Due settimane dopo torna al Circolo il contrabbassista Roberto Bartoli con il progetto Quai des Brumes. Insieme al clarinettista Federico Benedetti e al chitarrista Tolga During, esaminerà le contaminazioni tra musica gipsy, atmosfere balcaniche e klezmer, canzone francese e naturalmente tanto jazz, insomma quel crogiuolo di culture che si potevano incontrare nella Parigi dei tempi di Django Reinhardt.

Il 21 dicembre sarà protagonista l’Inner City Group composto da Andrea Bonetti al piano/synth, Fabio Mazzini alla chitarra, Luca Pasotti al basso e Andrea Tedaldi alla batteria: propone un repertorio  che spazia da classici del jazz firmati da personaggi come  Scofield e Coltrane a composizioni originali, filtrati attraverso  un energico jazz funk ricco di sfumature e groove.

L’ingresso è di 5 euro per una prima consumazione di bevande.

Sono poi previste tre serate di jam session a cura del Collettivo Ipa, con ingresso gratuito: il 4 dicembre, l’8 gennaio e il 5 febbraio – sempre alle 21 – la musica nascerà dal talento di Fabio Landi, pianoforte, Alessandro Petrillo, chitarra, Jader Berti, contrabbasso, Franco De Fazio,  batteria, e numerosi ospiti.

Informazioni e prenotazioni: 0542/22207.

Nella foto, di Isolapress, Valentina Monti

Valentina Monti apre questa sera i concerti jazz al Circolo Sersanti
Cronaca 16 novembre 2018

Come affrontare il diabete a scuola: il 17 novembre a Imola un convegno promosso dall'associazione Glucasia

Si celebra il 14 novembre, in oltre 150 Paesi, la Giornata mondiale del Diabete. Questo giorno corrisponde alla data di nascita di Frederick Banting (il co-scopritore dell’insulina con Charles Best nel 1922). La campagna per la prevenzione e la sensibilizzazione al diabete, istituita nel 1991 dalla International diabetes federation e dall’Organizzazione mondiale della sanità, nel nostro Paese è promossa da Diabete Italia, in collaborazione con le associazioni di pazienti e con la partecipazione volontaria di centinaia di medici, infermieri, operatori sanitari e farmacisti.

Quest’anno il tema «Famiglia e Diabete» si concentra sull’importanza di una gestione partecipata e consapevole che coinvolge tutta la famiglia, la società in cui viviamo fino all’ambito scolastico. A Imola è la presidentessa dell’associazione Glucasia, Silvia Penazzi, a spiegare l’impegno dei volontari. «Dopo le due giornate di sabato 10 e domenica 11 novembre in cui Glucasia si è impegnata in collaborazione con gli operatori sanitari del Servizio diabetologico dell’Ausl di Imola ad effettuare gratuitamente più di 150 test glicemici e altrettanti screening di prevenzione del rischio insorgenza del diabete di tipo 2, vi invitiamo al prossimo appuntamento di sabato 17 novembre con un convegno in cui i vari relatori contribuiranno a chiarire gli aspetti legati al bambino con diabete a scuola. Sono argomenti importanti che riguardano da vicino il nostro territorio pertanto invitiamo tutti a partecipare e a portare domande, riflessioni a cui risponderemo alla fine del convegno».

Il titolo del convegno per esteso è «Diabete a scuola: come affrontarlo?» e si terrà dalle 9.45 alle 12 alla Sala delle Stagioni, via Emilia 25. Il diabete di tipo 1 (Dmt1) è una delle malattie croniche più frequenti dell’età scolare e prescolare. Nel convegno di sabato 17 novembre si approfondirà la tematica della gestione del bambino diabetico a scuola, precisando i compiti di tutte le figure coinvolte nella presa in carico, dal pediatra ospedaliero diabetologo al dirigente e al personale scolastico, oltre al tipo di assistenza sanitaria da attivare dopo la segnalazione del caso.

L’obiettivo è quello di mettere a fuoco la situazione attuale territoriale e le criticità presenti. A tal fine si presenterà un progetto sulla diagnosi precoce del diabete in età pediatrica, in collaborazione con la Regione, il cui obiettivo principale è sensibilizzare coloro che sono più a contatto coi bambini e giovani sui sintomi del diabete al fine di diagnosticarlo tempestivamente ed evitare gravi danni causati da complicanze anche mortali. La campagna si basa su poster multilingua, realizzati dalla Regione in collaborazione con Feder (Federazione diabete Emilia Romagna), che saranno distribuiti in tutte le scuole del territorio, poi nelle sale di attesa delle pediatrie, degli studi dei medici di medicina generale e in altri luoghi pubblici.

Silvia Penazzi inquadra la situazione sul nostro territorio e le sue criticità.«L’Ausl di Imola sta lavorando intensamente per la formazione nelle scuole – risponde Penazzi -, in particolar modo la dottoressa Laura Serra, dell’unità operativa Pediatria e Nido, sta spendendo molto tempo su questo versante. Dopo l’eliminazione della Pediatria di comunità, molti servizi, come le vaccinazioni e la formazione appunto, sono svolti direttamente dalle dottoresse dell’ospedale, in primis la dottoressa Serra, che deve far fronte a una mole di lavoro enorme, considerando il fabbisogno formativo crescente su questa malattia. Ora stiamo riorganizzando e strutturando un percorso formativo con le poche risorse a nostra disposizione, ma è giusto farlo, perché il bisogno di formazione è alto, dato l’aumento degli esordi di diabete nelle scuole e non possiamo pensare di utilizzare unicamente risorse sanitarie».

La presidentessa di Glucasia immagina altre figure da coinvolgere in questo percorso. «L’esperienza finora prodotta ci insegna che un’assistenza qualificata per alcune malattie croniche come il diabete di tipo 1 passa anche attraverso il coinvolgimento di altre figure professionali non sanitarie come quelle degli insegnanti i quali, attraverso un buon lavoro di rete, favoriscono un ruolo attivo della scuola nella gestione del diabete e l’autonomia del bambino stesso. Utilizzare solo figure sanitarie, oltre che non sostenibile, a nostro avviso non è neppure efficace ai fini dell’autonomia e della serenità dei bambini diabetici».

L”articolo completo è su «sabato sera» del 15 novembre

Come affrontare il diabete a scuola: il 17 novembre a Imola un convegno promosso dall'associazione Glucasia
Sport 16 novembre 2018

Calcio serie C, dopo sei anni le strade dell'Imolese e di Marco Tattini si separano

Con un breve e conciso comunicato stampa l”Imolese, nella giornata di ieri, ha comunicato la risoluzione consensuale del contratto tra la società rossoblù e l”attaccante Marco Tattini. «Tutta la società – si legge nella nota -, a partire dal presidente Lorenzo Spagnoli, desidera ringraziare “Tatto” per l’impegno profuso nelle sei stagioni in cui ha vestito la maglia dell’Imolese, augurandogli le migliori fortune per il prosieguo della carriera e ricordandogli che sarà sempre considerato un membro della famiglia rossoblù».

L”addio di un imolese doc come Tattini è solo l”ultimo in ordine di tempo. L”estate scorsa, infatti, lo stesso destino era toccato a Raffaele Franchini, mentre Alfonso Selleri lasciò la squadra nel 2016. (d.b.)

Nella foto (dalla pagina facebook di Marco Tattini): «Tatto» (a sinistra) insieme ad Alfonso Selleri in maglia Imolese

Calcio serie C, dopo sei anni le strade dell'Imolese e di Marco Tattini si separano
Cultura e Spettacoli 15 novembre 2018

«L'Italia del latte» e le mille sfumature del Baccanale a Imola. IL VIDEO (1^ parte)

E” iniziato il 3 novembre scorso e, fino al 25, Imola si colora di bianco per l”edizione 2018 del Baccanale. Per tre settimane la città, infatti, è la capitale de «L’Italia del latte» dove risuonano sapori e gusti a tema. Non mancano le proposte dei ristoranti e dei bar, le degustazioni, gli assaggi, gli incontri, i laboratori, gli spettacoli e le mostre.

Il programma completo e tutti i menù sono online sul sito www.baccanaleimola.it e visibili sull”applicazione gratuita per smartphone AppU. Informazioni: 0542/602207. (d.b.)

Nella foto: il Baccanale a Imola

«L'Italia del latte» e le mille sfumature del Baccanale a Imola. IL VIDEO (1^ parte)
Cronaca 15 novembre 2018

Da Black Monkey ad Aemilia: i processi che hanno confermato la presenza della 'ndrangheta in Emilia Romagna

La sentenza del processo Aemilia di mercoledì 31 ottobre ha comminato oltre 1.200 anni di carcere e la piena conferma dell’impianto accusatorio. Soprattutto ha confermato ancora una volta la presenza della ‘ndrangheta in Emilia Romagna. Una ‘ndrangheta che si infiltra nei settori economici, che si radica nell’economia e la sporca, ne cambia i meccanismi; una ‘ndrangheta che, per entrare ancora più in profondità, non si fa scrupoli ad usare la violenza: incendi, sequestri, minacce, estorsioni, danneggiamenti, omicidi e tentati omicidi, sfruttamento.

E’ una violenza che non sempre, però, si manifesta: è una violenza intrinseca. Sentito dai giudici della Corte di Aemilia, Enzo Ciconte, docente di storia della criminalità organizzata, aveva parlato dei mafiosi come «portatori di violenza»: per capire di avere a che fare con un mafioso non c’è bisogno che ci sia una pistola sul tavolo. A volte, infatti, il metodo mafioso si sviluppa senza violenza, «sapendo però che il soggetto è portatore della violenza e potrebbe tirare fuori la pistola». E’ il concetto che sta alla base della forza di intimidazione.

In molti, in troppi, hanno avuto una «idea bislacca», diceva sempre Ciconte, secondo la quale al Nord non c’erano le mafie. «Quante autorità hanno sostenuto che la mafia non c’era? E che il problema era di quei terroni che hanno rotto le scatole e sono venuti qui». La causa è dovuta, secondo l’esperto, alla corazza protettiva che si riteneva essere l’antidoto alle mafie, ma che invece è stata la causa del radicamento di esse: i soldi.a ricchezza dell’Emilia Romagna e del Nord ha tranquillizzato la maggior parte della popolazione che per tanto tempo – e ancora adesso – si sente immune da un radicamento vero e proprio.

Una buona parte di Emilia Romagna non si è svegliata con l’Operazione Aemilia, quando all’alba del 28 gennaio 2015 elicotteri e volanti con le sirene spiegate hanno svegliato interi paesi, non si è svegliata con l’inizio del processo Aemilia, non si è svegliata neanche con le importantissime sentenze del 31 ottobre. Una buona parte si è svegliata lunedì 5 novembre, quando a Pieve Modolena, in provincia di Reggio Emilia, Francesco Amato, condannato in Aemilia per associazione mafiosa, usura ed estorsioni, ha tenuto in ostaggio cinque persone per otto ore all’interno dell’ufficio postale del paesino, armato di coltello, perché riteneva ingiusta la sua condanna a 19 anni. E così, gran parte della popolazione, non tutta, si è accorta che la ‘ndrangheta emiliana fa paura.

Ma era proprio da un altro sequestro, quello ai danni di Et Toumi Ennaj, che era partito un altro importante processo di ‘ndrangheta: il processo Black Monkey. L’11 gennaio 2010 dall’hotel Molino Rosso di Imola parte una telefonata alle forze dell’ordine: un ragazzo denuncia un tentato sequestro ai suoi danni. Il tentativo di sequestro, in parte riuscito, è partito da un bar di Borgo Tossignano, dove Et Toumi viene «invitato» da Filippo Crusco, condannato in primo grado a tre anni, ad uscire. All’esterno li aspetta un suv bianco, sul quale il ragazzo marocchino viene costretto con la forza a salire. Arrivati all’hotel, poco dopo il casello autostradale di Imola, Et Toumi riesce a scappare e a rifugiarsi nella reception. Questo è il primo dei fatti che svelano le modalità della ‘ndrangheta, in un processo, Black Monkey – il primo grande processo di ‘ndrangheta in Emilia Romagna – lasciato da parte da quasi tutti i media, locali e non, che hanno contribuito a una grande disinformazione al riguardo.

Eppure il processo vede alla sbarra un clan, con a capo Nicola Femia detto Rocco – condannato a 26 anni in primo grado e poi diventato collaboratore di giustizia – che ha creato un vero e proprio impero del gioco d’azzardo, legale e illegale, non solo in Emilia Romagna. A partire da Conselice, in provincia di Ravenna, dove la famiglia si è trasferita nel 2002 da Marina di Gioiosa Ionica, ma anche in Veneto, Campania, Puglia, Calabria, Inghilterra e Romania. Secondo il pubblico ministero Francesco Cale-ca, il gioco d’azzardo era il «polmone finanziario dell’organizzazione».

Tutte le imprese di gioco d’azzardo che facevano capo a Femia avevano un mercato parallelo di schede contraffatte commercializzate su tutto il territorio nazionale. Ma, come in Aemilia, la violenza, a partire proprio dal sequestro tra Borgo Tossignano e Imola, non manca. In entrambi i processi la frase che probabilmente è stata più ripetuta è «non mi ricordo». Frase detta da imprenditori, da professionisti, da persone che, secondo quanto era stato riferito durante le indagini preliminari, erano state minacciate, intimidite, picchiate.

In Black Monkey, il proprietario di un bar con delle slot machine noleggiate da una delle aziende di Femia viene minacciato di morte («stai attento ché ti taglio la gola») dopo aver preso la decisione di cambiare società da cui prendere le slot: decide presto di ritirare la denuncia fatta per paura di ritorsioni e in aula durante la testimonianza dice di non ricordarsi l’accaduto. In Aemilia solo uno dei tredici lavoratori sfruttati dalla cosca durante la ricostruzione post-terremoto si è costituito parte civile.

«All’inizio non ero intimorito, ma ora sì: ho tre bambini. Sono stato avvicinato quando ho deciso di costituirmi parte civile, ora ho paura», ha detto in aula quell’unico operaio che ha deciso di denunciare lo sfruttamento subito. (so.na.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 15 novembre

Nella foto studenti di Libera davanti al tribunale di Reggio Emilia per seguire il processo Aemilia

Da Black Monkey ad Aemilia: i processi che hanno confermato la presenza della 'ndrangheta in Emilia Romagna
Cronaca 15 novembre 2018

Dopo Burioni, la rassegna CooperAttivaMente il 16 novembre parlerà di mafie e dei processi Aemilia e Black Monkey

La rassegna di CooperAttivaMente si occupa venerdì prossimo di mafie. «Processo Aemilia, oltre mille anni di condanne. E ora?» è il titolo dell’incontro che vede coinvolti Sofia Nardacchione (Libera Informazione), Daniele Borghi (Libera Emilia Romagna) ed Elisabetta Marchetti (Libera Imola), alle ore 18 alla Sala delle Stagioni in via Emilia 25.

Un incontro che, oltre a segnare la prima uscita della neo referente imolese dell’associazione fondata da don Ciotti, vuole essere l’occasione per dare l’informazione più precisa e puntuale sull’’ndrangheta in Emilia Romagna, un fenomeno criminale che cresce nell’ombra e che nella indifferenza trova la spinta per diventare sempre più forte.

I processi Aemilia e Black Monkey hanno stabilito che il fenomeno mafioso si è radicato in Emilia Romagna in questi anni. Come si capisce dall’articolo di questa pagina di Sofia Nardacchione, le mafie sono presenti e attive in questo territorio.

L’impegno di CooperAttivaMente (il cartellone voluto dal Consiglio di zona dei soci Coop Alleanza 3.0 e dalla coop. Bacchilega, editrice del «sabato sera») è quello di informare e promuovere la cooperazione, i suoi valori di legalità e corretti stili di vita.

Il tutto passando da incontri di qualità che stanno riscuotendo grande partecipazione di pubblico come è avvenuto giovedì scorso in occasione della presentazione del libro «Balle mortali» di Roberto Burioni (Rizzoli editore). Il professore che lotta contro la disinformazione scientifica che produce fenomeni pericolosi, come i no-vax, ha intrattenuto il pubblico che ha gremito la Sala delle Stagioni giovedì 8 novembre.

Nella foto la Sala delle Stagioni piena per Roberto Burioni

Dopo Burioni, la rassegna CooperAttivaMente il 16 novembre parlerà di mafie e dei processi Aemilia e Black Monkey
Cronaca 15 novembre 2018

La sindaca Sangiorgi: “Una società in house per la raccolta dei rifiuti a Imola? Prima vediamo i costi'

«Stiamo predisponendo una manifestazione di interesse per chiedere a diverse società che si occupano di raccolta dei rifiuti quali sono i costi e ponderare un’alternativa ad Hera, ma se non ci saranno delle convenienze o si evidenzieranno problemi, non procederemo». Queste le risposte della sindaca Manuela Sangiorgi durante la Commissione Ambiente sollecitata dalla minoranza Pd, alla luce della delibera approvata il 21 luglio scorso dal Consiglio comunale. Delibera che ricalcava un preciso impegno elettorale della maggioranza 5 Stelle di Imola: arrivare alla gestione autonoma della raccolta dei rifiuti con una società in house.

«Posso promettervi che non vogliamo rischiare un euro di soldi pubblici – ha aggiunto Sangiorgi -, siamo partiti per essere coerenti con il nostro programma ma vogliamo vedere oggettivamente cosa si potrà realizzare su Imola. In alcune città – aggiunge la sindaca – la raccolta municipalizzata dà riscontri positivi, così come alcuni hanno il porta a porta spinto e altri solo parziale, noi vogliamo dei servizi validi e facilmente fruibili dai cittadini».

Sangiorgi sembra voler rassicurare chi teme scelte azzardate per motivi «ideologici», anche perché i dati che arrivano dalle nuove modalità di raccolta con i cassonetti a calotta, introdotti dalla Giunta Manca, mostrano già una notevole riduzione del rifiuto indifferenziato degli imolesi. «E’ calato dalle circa 20 mila tonnellate del 2017 a 14.527 tonnellate e la previsione è che ci attesteremo sulle 12 mila a fine 2018» ha dichiarato Federica Ferri, dell’ufficio Ambiente.

I rifiuti urbani indifferenziati del bacino ConAmi oggi arrivano con i compattatori alla Tre Monti, subiscono un trattamento meccanico biologico nel Tmb (unica struttura in attività dato che la discarica è chiusa). «Subiscono una separazione – ha spiegato Ferri -, la parte organica viene utilizzata per la copertura di altre discariche, mentre il residuo secco va all’incenerimento, prevalentemente al Frullo di Granarolo a Bologna (di Hera) oppure in altri impianti analoghi della regione come Forlì o Ravenna».

Il costo stabilito da Atersir per il 2018 per lo smaltimento è di 113 euro a tonnellata. «Non abbiamo avuto comunicazioni ufficiali che a seguito del fermo dell’impianto Tre Monti ci siano state variazioni nei costi – ha aggiunto Ferri -, né al momento ci hanno informato di maggiori costi per il 2018». Non solo, quest’anno «c’è stato un leggerissimo calo della Tari sia per i cittadini che per le imprese rispetto al 2017 – ha aggiunto Ferri -, perchè sta dando frutti l’attività di recupero dell’evasione e il miglioramento della banca dati delle utenze, grazie alla distribuzione delle tessere».

Il fatto che la discarica non funzioni, con i relativi introiti che venivano da quanto pagava Hera per l’uso, non ha avuto riverberi sulle tasche dei cittadini imolesi quest’anno. Anzi, aver introdotto le tessere per aprire i cassonetti ha portato a far emergere eventuali irregolarità spalmando il servizio in maniera più equa. Ma per l’anno prossimo la partita è aperta. «Il tavolo con Atersir sul Piano tariffario 2019 è in corso» ha ammesso Ferri. «Il nostro obiettivo è diminuire ancora l’indifferenziata per andare verso una tariffa minore – ha tenuto il punto la sindaca Sangiorgi -, la Tari è un po’ calata ma negli ultimi vent’anni è cresciuta ma non si può dire che se non portiamo i rifiuti nella nostra discarica aumentano i costi, perché si possono individuare altri percorsi». (l.a.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 15 novembre

Nella foto cassonetti in centro storico

La sindaca Sangiorgi: “Una società in house per la raccolta dei rifiuti a Imola? Prima vediamo i costi'
Sport 14 novembre 2018

Ciclismo e scuola, il 22enne imolese Filippo Bedeschi è un esempio

E’ tempo di bilanci per il ciclista Filippo Bedeschi, al termine dei quattro anni da Under 23. Classe 1996, lo scalatore imolese corre da 15 stagioni: esordio da G2 nel 2004 alla Ciclistica Santerno Fabbi Imola, con cui ha gareggiato fino agli Allievi. Poi Juniores per due anni a Calderara e l’intensa esperienza tra i «dilettanti», vissuta sempre con la casacca della formazione veneta Fausto Coppi Gazzera, denominata Work Service Videa Coppi Gazzera nel 2018.

Filippo, le tue impressioni?

«Il mio obiettivo è sempre stato quello di migliorare le mie prestazioni. In questi anni ci sono riuscito e in particolare nel 2018 i miglioramenti ci sono stati, ero sempre nei primi 20, anche se ho raccolto pochi risultati. In questa stagione ho accumulato 52 giorni di corsa. Tra gare e allenamenti, sono arrivato circa a 25.000 km percorsi».

Le emozioni più belle dell’anno?

«Ovviamente il 5° posto a Fermo, perché è una gara durissima e mi sono piazzato al termine di una lunga fuga da lontano. Anche ad agosto in Austria sono stato molto soddisfatto di un 14° posto assoluto: ero il 3° italiano e, soprattutto, il 3° Under 23 nella graduatoria. Nel 2019 continuerò a correre, sarò al primo anno da Elite. Work Service punterà sugli Under 23 e così io ho deciso di passare al Biotraining Cycling Team, squadra nata nel 2018 con sede a Budrio».

Anche perché il ciclismo non è il tuo unico impegno. Dopo aver provato Ingegneria Ambientale a Bologna, un paio di anni fa hai scelto di studiare ancora per ottenere un secondo diploma.

«Sì, frequento il corso serale dell’Itis Francesco Alberghetti. A giugno 2019 mi diplomerò con specializzazione in Meccanica e Meccatronica, anche se avevo già completato il mio percorso di studi da geometra al Paolini, nel 2015».

Sei un esempio per i giovanissimi: conciliare studio e sport è possibile.

«Vado a scuola tre giorni a settimana dalle 18 alle 22. Certe volte è pesante fisicamente e mentalmente, in giornate in cui arrivi a lezione dopo allenamenti di 5 ore. Ma è fattibile, non servono miracoli». (Massimo Marani)

L”articolo completo su «sabato sera» dell”8 novembre.

Nella foto: Filippo Bedeschi sui pedali

Ciclismo e scuola, il 22enne imolese Filippo Bedeschi è un esempio
Cultura e Spettacoli 14 novembre 2018

Gianluca Afflitti e la passione per i viaggi che l'ha portato in tutti i continenti: «Sono curioso del mondo»

In un”intervista Jovanotti, parlando dei suoi giri per il mondo, disse che per viaggiare non sono tanto indispensabili i soldi quanto avere il tempo per farlo. Gianluca Afflitti, classe 1967, viaggiatore da sempre, è la dimostrazione che si può partire pur dovendo fare i conti con un lavoro impegnativo come quello del lattoniere.

Afflitti, titolare dell’azienda omonima con il fratello Massimiliano, riesce ad organizzare almeno quattro viaggi all’anno, scegliendo sempre mete particolari, alla ricerca di emozioni e sensazioni nuove, che immortala in fotografie, che gli hanno valso numerosi riconoscimenti. «Sono curioso del mondo, cerco colori, situazioni strane», ci racconta seduto davanti al computer con il quale studia gli itinerari e dove ha già preparato il programma dei viaggi fino al 2021. Noi l’abbiamo incontrato alla vigilia della partenza per l’Australia, l’obiettivo è vedere la migrazione dei granchi rossi a Christmas Island.

Quando hai capito che il viaggio sarebbe stata una costante della tua vita?
«A 16 anni. Nel 1983 in sella ad una Honda Xl 125 sono partito alla volta della Spagna con un gruppo di amici, ho girato tutta la penisola fino ad Alicante. Dormivamo negli allora parador, cercando di vedere gli angoli più particolari del Paese. Fino ai 26 anni la moto è stato il mezzo privilegiato per i miei viaggi, anche se chiaramente la cilindrata è andata aumentando, passando al 250 fino al 750. Dopo gli amici dei primi viaggi, la presenza fissa è sempre stata Elena, la mia compagna, che ha condiviso con me questa passione. Oggi ho una Kawasaki 1500 custom. Ma oggi le mete che mi attirano ora necessitano di un volo aereo…».

Quali mete ricordi più volentieri dei viaggi in sella alla moto?
«Ho girato tanto, tutta Europa tranne la Russia, poi sono andato fino in Kurdistan e sono arrivato a Capo Nord. In Scandinavia ci sono tornato un’altra volta in inverno, senza moto, appositamente per dormire nell’hotel di ghiaccio, una struttura che viene costruita ogni anno, con stanze, sculture, spazi ricavati completamente nel ghiaccio, a Kiruna, la città più settentrionale e fredda della Svezia. Anche il Messico l’ho girato in moto; era il 1999, allora era ancora possibile noleggiare una moto e attraversare tutto il Paese, oggi non sarebbe possibile perché ad ogni passaggio di regione viene chiesto di cambiare il mezzo. In Messico abbiamo anche avuto una piccola avventura mentre eravamo su una strada in mezzo al nulla: la moto mi è andata in riserva e poi si è fermata. Dopo una lunga attesa è passata un’auto, però non erano in grado di aiutarci, così sono salito con loro lasciando Elena da sola a badare alla moto. Arrivati al primo paese, dopo un viaggio di un’ora, non c’era nessun meccanico. Però noto un camioncino scassato e tre uomini seduti attorno al tavolo del bar pieno di birre. A quel punto decido di offrirgli dei soldi per farmi accompagnare con il camion a recuperare la moto. Devo aver dato loro molto di più di quanto fossero abituati, perché ci hanno accompagnato per un bel pezzo, sistemata la moto, per vedere che tutto andasse bene. Più che altro, sono stato fortunato perché Elena c’era ancora… e non mi ha mandato a quel paese. Ripensandoci, forse siamo stati un po’ incoscienti» (r ide).

L’impressione è che in questa passione per il viaggio sia più importante il «muoversi», «l’andare» della destinazione.
«Sicuramente ogni viaggio deve essere itinerante. In passato non prenotavo nulla, l’unica cosa che non cambiava era la meta, poi il percorso poteva variare, se c’erano stimoli interessanti. In Turchia, verso metà degli anni ’90, due romani incontrati per caso mi segnalarono una località che mi incuriosì. Così mi ritrovai con la moto in mezzo agli ovili finché arrivammo ad una caletta sulla Costa Turchese. Un paesino di una decina di case. Quando ho chiesto di cosa vivessero mi spiegarono che ormai erano per lo più allevatori: il pescatore più anziano non usciva ormai più in mare, ma gli sarebbe piaciuto usare ancora la barca. Così mi sono offerto di accompagnarlo e siamo partiti su una specie di chiatta. Al rientro i paesani avevano allestito una tavola in piazza, io ed Elena siamo stati messi ai posti d’onore di quella che è diventata una festa. Questo è il bello del viaggiare, incontrare persone e situazioni insolite, un modo di estraniarsi dalla vita normale».

Quando hai deciso che era ora di cambiare mezzo per viaggiare?
«Quando ho scoperto la subacquea e la fotografia. A quel punto le mete da raggiungere sono diventate tali che era necessario salire su un aereo».

Pensi anche tu che per viaggiare non sia necessario investire una fortuna?
«Se ci si organizza per tempo oggi con Internet si trovano voli a costi accettabili, anche per mete lontane. Ad esempio ad agosto sono stato nella Papua indonesiana passando da Bali. I biglietti li ho acquistati a gennaio per 530 euro. Devo dire che negli ultimi dieci anni, fra viaggi vinti grazie a concorsi fotografici ed altri ai quali partecipo come fotografo esperto, il costo del viaggio è ammortizzato… Certo nei periodi in cui rimango a casa risparmio perché non amo molto andare al cinema e ancora meno al bar. Poi, come dicevo, anche progettare i viaggi per me è un divertimento».

Puoi dire di aver viaggiato in tutto il mondo?
«Sicuramente in tutti i continenti più di una volta, anche se non ancora in tutti i Paesi». (fa.vi.)

L”intervista completa è su «sabato sera» dell”8 novembre

Nelle foto momenti di viaggio di Gianluca Afflitti e della compagna Elena

Gianluca Afflitti e la passione per i viaggi che l'ha portato in tutti i continenti: «Sono curioso del mondo»
Cronaca 14 novembre 2018

Aprirà a breve il cantiere per la costruzione del nuovo centro sociale Giovannini. Lavori affidati alla ditta Zini Elio

Sarà simile a quelli inaugurati recentemente a Sesto Imolese e Sasso Morelli, solo più piccolo. Si tratta del nuovo immobile che ospiterà il centro sociale Giovannini del quartiere Marconi. A costruirlo sarà la Zini Elio Srl.

La tabella di marcia prevede che «la prossima settimana installeranno la recinzione di cantiere poi a fine novembre, tempo permettendo, cominceranno i lavori – dettaglia l’architetto Andrea Dal Fiume, responsabile opere pubbliche di Area Blu -. Avranno undici mesi per completare tutto». Salvo intoppi, tra un anno il centro sociale potrà lasciare il vecchio prefabbricato ormai vetusto (risale e fu utilizzato all’epoca del terremoto del Friuli del 1976, poi venne riconvertito).

La ditta Zini si è aggiudicata l’appalto per 497 mila euro (più Iva) con un ribasso del 10,560% sull’importo base della gara fatta in luglio da Area Blu, la società pubblica che gestisce gli immobili comunali. Il progetto risale alla precedente Giunta Manca e prevede un fabbricato in legno di 300 metri quadri coperti, più 150 di porticato. Come detto, ricalcherà i nuovi centri sociali delle frazioni di Sesto e Sasso, seppur con una geometria leggermente diversa, con bar, sala polivalente per incontri ed eventi, uno spazio esterno coperto per un utilizzo estivo. Sarà posizionato all’interno dell’area verde compresa fra le vie Marconi, Cenni, Bucci e Scarabelli a poca distanza da dove si trova quello vecchio che, una volta completato il tutto, sarà demolito. Forse ci sarà qualche pianta da eliminare nel corso dei lavori ma «ne pianteremo altre» assicura Dal Fiume.

L’idea di costruire un nuovo centro sociale nasce dal percorso di partecipazione e coordinamento avviato tra le associazioni e le realtà di quartiere denominato Marconi in rete, che coinvolge anche la parrocchia del Carmine e mira a riqualificare e coinvolgere vecchi e giovani di un quartiere articolato e complesso. Ad esempio, oggi presso il Giovannini non c’è più solo il centro anziani ma anche il centro giovanile, inoltre due anni fa l’evento di rigenerazione urbana RestArt, promosso dall’associazione Noi giovani, è stato organizzato proprio nel parco e sono stati dipinti con murales artistici sia alcuni vecchi palazzoni di case popolari che lo circondano, sia le scuole. (l.a.)

L”articolo completo è su «sabato sera» dell”8 novembre

Nella foto il rendering del nuovo centro sociale Giovannini

Aprirà a breve il cantiere per la costruzione del nuovo centro sociale Giovannini. Lavori affidati alla ditta Zini Elio

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