Cultura e Spettacoli

Cultura e Spettacoli 24 aprile 2018

Domani apertura straordinaria dei Musei civici, della Rocca e di Palazzo Tozzoni

Mare, collina o perchè no un pò di cultura? Domani 25 aprile potrebbe essere un”idea alternativa visitare i Musei Civici di Imola che, per l”occasione, rimarranno aperti straordinariamente al pubblico dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19. Musei civici non significa solo San Domenico ma anche anche Rocca Sforzesca e Palazzo Tozzoni. E non finisce qui. Si replica anche martedì 1 maggio e sabato 2 giugno. 

Dopo l’ottimo apprezzamento da parte dei visitatori registrato nella giornata di Pasquetta, sarà quindi possibile passeggiare sugli spalti della Rocca ammirando la meravigliosa vista sulla città dalla terrazza del mastio, visitare le suggestive stanze di Palazzo Tozzoni che conservano intatto il fascino di una nobile dimora del settecento o immergersi fra fossili, pietre conchiglie, dipinti, ceramiche tanto altro esposto nel Museo di San Domenico. 

Nella giornata di sabato 2 giugno, inoltre, nel Museo di San Domenico sarà  possibile visitare anche la mostra Reload dell’artista Davide Serpetti, vincitore del concorso “Chiamata alle arti!”, che verrà inaugurata il prossimo 19 maggio, in occasione dell’edizione 2018 della Notte europea dei musei. (r.c.) 

Nella foto: la Rocca di Imola

Domani apertura straordinaria dei Musei civici, della Rocca e di Palazzo Tozzoni
Cultura e Spettacoli 24 aprile 2018

Il musical «Billy Elliot» pronto a regalare emozioni allo Stignani di Imola

Quando, alla fine del film, usciva in scena come un cigno forte e leggiadro, le lacrime scorrevano a fiumi. Perché Billy Elliot è la classica storia di riscatto e coraggio, quella della fatica, del sudore, del crederci sempre contro tutto e tutti, del sostegno e dell’amore, della forza di volontà. E, dopo il film, anche il musical porta le stesse atmosfere: lo spettacolo diretto e adattato in italiano da Massimo Romeo Piparo, dopo il grande successo al teatro Arcimboldi di Milano e al teatro Sistina di Roma, arriva anche al teatro Stignani di Imola da domani fino al 29 aprile.

Prodotto da PeepArrow Entertainment e da Il Sistina, Billy Elliot, il Musical promette nuove emozioni grazie a un cast rinnovato: a vestire i panni del giovane ballerino sono tre giovani allievi dell’Accademia il Sistina, Tancredi Di Marco, Davide Fabbri e Matteo Valentini. Con loro sul palco anche Sabrina Marciano, l’insegnante di danza Mrs. Wilkinson, Luca Biagini nel ruolo del padre Jackie Elliot, Donato Altomare, che interpreta il fratello Tony, e un’orchestra dal vivo con un cast di trenta performer coreografati da Roberto Croce.

Lo spettacolo, basato sull’omonimo film di Stephen Daldry, vanta le musiche di Elton John e vede alla direzione musicale Emanuele Friello, alle scene Teresa Caruso, ai costumi Cecilia Betona e all’impianto luci Umile Vanieri. Il musical ha debuttato nel West End (Victoria Palace Theatre, Londra) nel 2005 ed è stato nominato per nove «Laurence Olivier Awards», il massimo riconoscimento europeo per i musical, vincendone ben quattro. L’incredibile successo conseguito ha fatto sì che lo spettacolo approdasse anche a Broadway nel 2008 dove ha vinto dieci «Tony Awards» e dieci Drama Desk Awards.

Biglietti: da 40 a 20 euro

r.c.

Approfondimenti su «sabato sera» del 19 aprile.

Nella foto (di Antonio Agostini): un momento del musical

Il musical «Billy Elliot» pronto a regalare emozioni allo Stignani di Imola
Cultura e Spettacoli 23 aprile 2018

Le danze orientali come sport, intervista alle campionesse Gaia Chillo e Giulia Guccini

A differenza di quanto si potrebbe pensare, la danza orientale non è un ballo esclusivamente singolo: per sei anni negli ultimi sette, cioè dal 2011 e fino allo scorso anno (ad eccezione del 2014), le castellane Gaia Chillo e Giulia Guccini si sono laureate campionesse italiane di Oriental dance duo della Fids, Federazione italiana danza sportiva.

Si tratta di una disciplina agonistica basata sui molteplici fondamenti delle diverse discipline orientali e premia la coreografia e la sincronizzazione della coppia. “Oriental dance è una disciplina culturale oltre che sportiva – spiega Chillo – che valuta non solo la bravura tecnica ma anche la contestualità di costumi ed accessori”. Per tre anni, dei sette di medaglie, le due hanno vinto il primo premio con coreografie e costumi ideati da loro stesse, così come anche l’anno scorso quando hanno trionfato con lo show oriental dance ispirato al film Memorie di una geisha.

Come nasce una così grande passione per la danza orientale?

«Entrambe balliamo da quando eravamo adolescenti, condividiamo la stessa passione anche perché siamo amiche fin dalla nascita – racconta Guccini –. Prima abbiamo imparato i balli latino-americani e poi ci siamo date al sincro moderno, disciplina coreografica. Per scherzo abbiamo seguito le nostre mamme, anche loro amiche, ad un corso di danza del ventre e dopo la diffidenza iniziale ci siamo appassionate. Così dal gioco siamo passate all’agonismo».

Cosa cambia fra ballare per gioco e ballare come una vera disciplina sportiva?

«Amiamo la danza a prescindere – precisa Chillo – ma ballare come disciplina aggiunge una sfida nella sfida: da un lato devi imparare alla perfezione le tecniche, i movimenti e il contesto, che nella danza orientale è oggetto di valutazione perché all’interno della stessa materia vi sono molteplici sfumature. Poi devi dare sfogo alla fantasia per realizzare la tua personalissima esibizione ed interpretazione di una cultura ricca e stimolante come quella orientale. Per ogni coreografia, da quando abbiamo iniziato a idearle da noi, va scelta la musica giusta, i movimenti e i passi indicati, l’abbigliamento più idoneo e gli eventuali accessori permessi a seconda del grado di esperienza della competizione. Avendo avuto entrambe una formazione di balli moderni, nelle nostre prime esibizioni, ad esempio, peccavamo di spettacolarità, mentre la danza orientale è una disciplina più composta e questa sua caratteristica fa parte dell’arte che è. Abbiamo dovuto trovare la giusta via di mezzo fra espressività e imperturbabilità».

Essere grandi amiche vi ha aiutato?

«Senza dubbio – concordano –. Caratterialmente siamo i due lati della stessa medaglia, ci compensiamo a vicenda, ci stimoliamo e ci diamo forza quando serve. Abbiamo raggiunto un tale livello di complicità che ci capiamo con uno sguardo, cosa che aiuta sia a ideare coreografie buone, sia ad improvvisare».

Quali difficoltà avete trovato nel vostro percorso?

«Provenendo dai balli moderni, nelle discipline orientali ci siamo scontrate con differenze importanti: ad esempio il tempo di ritmo e movimento non è strettamente cadenzato come in altri stili, dove a percussione corrisponde passo. Nel ballo orientale è tanto importante seguire il tempo quanto la melodia, in un certo senso devi lasciarti trasportare. Questo rende il sincro ancora più complesso ma anche emozionante, e non c’è cosa più bella di fare qualcosa che ti emoziona con qualcuno che ti emoziona – ammette Chillo –. È proprio perché si tratta di una disciplina emozionante che riesce ad emozionare lo spettatore».

Nella vita, oltre a ballare per passione, studiano e lavorano. Giulia, ventiquattrenne, è laureata in Scienze motorie e sta frequentando la magistrale per specializzarsi nell’ambito riabilitativo; inoltre è istruttrice in palestra ed insegnante di ginnastica. Gaia Chillo, venticinquenne, si sta invece preparando per fare l’insegnante della scuola dell’infanzia e lavora contemporaneamente in un asilo nido e un pub.

«Crescendo aumentano gli impegni – non nascondono le ballerine – e proprio recentemente si è sciolto il gruppo di danze orientali della scuola Ballando Ballando, nel quale eravamo ormai solo in cinque a continuare lo studio della disciplina. Come spesso accade, forse per colpa delle mode che cambiano, qualche anno fa eravamo molte di più a praticare danze orientali».

«Ma da esperta di scienze motorie voglio consigliare le danze orientali per i molteplici benefici che la danza del ventre può donare alla mobilità articolare e alla spina dorsale – aggiunge Guccini –. Non solo può migliorare fisicamente i piccoli dolori della schiena, ma dal punto di vista mentale, rilassa e dona una maggiore consapevolezza corpo-mente».

«Noi comunque non vogliamo assolutamente abbandonare la danza orientale, ma per quest’anno non gareggeremo – concludono –. Ci prendiamo un anno sabbatico e poi torneremo in pista per sport, passione, amicizia».

mi.mo

Nella foto: le due ballerine ai campionati italiani a Rimini nel 2013

Le danze orientali come sport, intervista alle campionesse Gaia Chillo e Giulia Guccini
Cultura e Spettacoli 23 aprile 2018

Cinzia Ravaglia racconta cosa sono Sarqi e Baladi, Sufi e Baghra, le danze orientali

Oltre la pancia nuda c”è di più. I balli orientali comprendono infatti numerosi stili diversi fra loro, che differiscono per ritmi più o meno lenti, musiche, strumenti utilizzati, ed anche abiti ed accessori. Non tutti prevedono pance nude come la più nota danza del ventre. Solo per citare alcuni stili, esistono il Sarqi, il Baladi o Sayydi, il Saabi e il Baghra, stile tipo Bollywood che nel mese di maggio sbarca a Imola grazie ad un workshop ospitato presso la scuola Area 111 di Imola dove insegna anche Cinzia Ravaglia, grande appassionata di danze orientali che qualcuno forse conoscerà anche per il comic burleque, un misto fra sensualità e comicità, vista al programma tv Italias got talent.

Appassionata di balli orientali da oltre metà della propria vita, Cinzia Ravaglia è insegnante di discipline orientali da vent”anni, e racconta: Le danze orientali fanno lavorare contemporaneamente sul corpo e il suo equilibrio e sulla consapevolezza di sé e dello spazio. In maniera del tutto opposta dalla danza classica, le danze orientali si basano su armonia e flessibilità, che sono tuttaltro che doti semplici da imparare ed esprimere, per apprenderle servono anni e sarebbe indicato proporle già nelle scuole.

Nel corso degli anni Ravaglia ha conseguito numerose specializzazioni orientali, dalla danza del ventre alla danza sufi, quella caratterizzata da giri concentrici pressoché infiniti che punta allequilibrio del corpo e della psiche. Il sufi è una disciplina che innalza, che punta ad eliminare le paure lavorando in maniera intima sulla ricerca del proprio spazio personale nello spazio fisico spiega . Più in generale, invece, le danze orientali sono utili perché insegnano a lavorare sullisolamento muscolare, ovvero nel far lavorare una sola parte del corpo alla volta, e poi sulla coordinazione, perché i singoli movimenti orizzontali, verticali e sagittali appresi vanno uniti fra loro. Sono però danze complesse, perché solo dopo aver imparato i movimenti si uniscono i passi e le varie tecniche.

AllArea 111 Ravaglia segue classi di differenti livelli, da principianti ad avanzati, più le coreografie per gli spettacoli della sua compagnia Demetra oriental dance group composta da una quarantina di persone, donne di differenti età. Spesso per le mie allieve la danza orientale diventa una medicina per piccole problematiche di tutti i giorni, dalla corretta postura al giusto atteggiamento nei confronti della vita continua . Anche gli spettacoli sono una sfida, metafora della vita e di come va affrontata. Ma non va mai dimenticato laspetto ludico e divertente del ballo, per questo ho ideato, a partire dal prossimo anno, il corso di danza del ventre madre-figlia, come opportunità per fare movimento e divertirsi fra femmine.

mi.mo

Nella foto: un gruppo di ballerine della compagnia Demetra oriental dance group

Cinzia Ravaglia racconta cosa sono Sarqi e Baladi, Sufi e Baghra, le danze orientali
Cultura e Spettacoli 23 aprile 2018

«I nostri prof di ciclismo», gli assi del pedale imolese in un libro della Bacchilega editore

Una raccolta di articoli di Nino Villa darà vita a un libro sui ciclisti del territorio imolese passati al professionismo, che verrà presto pubblicato da Bacchilega editore. Di seguito riportiamo l’introduzione al libro scritta dall’autore.

Da bambino mi piaceva molto assistere alle gare che a fine anni ‘40, inizi ‘50 si correvano nel circuito  di viale Dante, viale Zappi, strada dei birocciai (via Boccaccio ghiaiata) e via Goldoni. Erano gare per uomini e donne e mi affascinava lo scorrere veloce dei gruppi e dei mezzi. Il passaggio del Giro d’Italia nel 1953 fu ancora più emozionante, perché riuscii a vedere Coppi ed anche il nasone di Ferdy Kubler. Il 1° maggio del 1956 mio padre ed altri amici del bar Rivola mi portarono a vedere la gara di Varignana che vinse Mario Monti e salghì ed Sass (il pavimentista di Sasso Morelli) che correva per la Felsineo di Bologna. I protagonisti dovevano essere Ronchini, Baldini e Pambianco ma si ritirarono sotto un impietoso acquazzone.

Quella data rappresenta l’inizio del grande amore, che a volte  ha fatto soffrire ma non  ha mai tradito, per lo sport della bicicletta e sono state tante le gare di esordienti, allievi, dilettanti e professionisti seguite successivamente, per strada o in tv. Molti amici o compagni di scuola come Salvatore Mongardi gareggiavano tra gli esordienti, con la mia sportivissima famiglia andavamo a vedere le corse di Diego Ronchini, di Franco Costanzi, del casalese Battista Monti o del bubanese Olindo Gardelli – che poi è stato mio compagno di squadra tra i cicloamatori – ed anch’io avrei voluto iniziare a correre ma una congiura tra mia madre e il dott. Ricci che faceva le visite di idoneità, me lo impedì. A diciannove anni cominciai per vendetta col rugby, in mischia, ma vent’anni dopo venuto in possesso della bici di mio padre scomparso troppo presto, iniziai la carriera cicloturistica e cicloamatoriale. Abitavo a Bologna e cominciai per caso a scrivere di sport per le pagine dell’Unità Emilia-Romagna e a fare le cronache sportive di “ntv”. Venivo a Imola per la Coppa Placci e una la seguii sulla macchina del giornale assieme al grande Ginetto Sala. Posso dire di aver iniziato al giornalismo il Ct Davide Cassani ed ho conosciuto il commissario tecnico più medagliato di tutti, il grande Alfredo Martini. Era un piacere visitare il personale museo di Luciano Pezzi, parlando con lui anche di cose più importanti per la sua esperienza partigiana.

Ho intervistato anche gli olimpionici sovietici Viktor Kapitonov e Serghey Soukouroutchenko, oltre a Gimondi, Adorni, Moser, Saronni, Bugno, Fondriest, Bettini, Ballerini e tanti altri, anche al San Silvestro d’Oro nel modenese, che metteva i campioni sulla bilancia per pareggiare il peso con prodotti alimentari. Tornato a Imola, sabato sera  mi ha dato l’opportunità di scrivere dello sport locale e naturalmente il ciclismo è sempre stato tra i preferiti. Nel 2013, ho proposto a Paolo Zanelli, caporedattore dello sport, il ritratto di tutti i ciclisti imolesi passati al professionismo, ma in questa rassegna mi sembra giusto aggiungervi anche il biker azzurro Mirko Pirazzoli e Patrizia Zulato, che ha partecipato ad un Tour femminile nei primi anni 2000, oltre ai suiveurs più noti e che molto hanno dato allo sport che amiamo. E’ venuta fuori questa raccolta di ritratti e di ricordi che vuole essere memoria storica per i datati come me e uno strumento di conoscenza della storia del ciclismo imolese per chi, più giovane, oltre che a pedalare vuole conoscere le radici di questo nostro amore faticoso e spesso sofferente ma sempre appagante.

ni.vi.

I lettori di «sabato sera» possono prenotare il libro presso la redazione di viale Zappi 56 C al prezzo di lancio di 9 euro anziché 12

Nella foto: Marco Pantani e Fabiano Fontanelli in un momento di relax

«I nostri prof di ciclismo», gli assi del pedale imolese in un libro della Bacchilega editore
Cultura e Spettacoli 21 aprile 2018

Il film sul cardinale Giacomo Lercaro prodotto dall'imolese Lab Film in onda su Tv2000

«Nessuno nel mondo è chiamato a essere spettatore. Allo stadio sì, in teatro sì, ma nella vita no. Nessuno può essere soltanto spettatore». Questa frase del cardinale Giacomo Lercaro è in evidenza nella locandina del film “Secondo lo Spirito”, che racconta la storia dell”uomo di chiesa che metteva al centro il servizio e la povertà. Diretto da Lorenzo K. Stanzani e prodotto dall”imolese Mauro Bartoli per Lab Film, dopo la proiezione ieri in Vaticano sarà visibile domani su Tv2000 (canale 28) alle ore 21.

Secondo lo Spirito è un documentario di 74 minuti sulla vita di Lercaro, vescovo di Bologna dal 1952 al 1968 che, sull’altare della cattedrale, fece scrivere «Se condividiamo il pane celeste, come non condivideremo il pane terreno?». Infatti il cardinale sostenne sempre l”importanza della povertà della Chiesa: lo fece anche al Concilio Vaticano II, di cui fu uno dei quattro moderatori. Guidò la riforma liturgica, promosse la collegialità fra Papa e vescovi, un mondo del lavoro solidale ed equo, e un nuovo confidente rapporto fra Chiesa e mondo in una continua ricerca della pace e del bene comune. «La Chiesa non può essere neutrale di fronte al male, da qualunque parte esso venga: la sua via non è la neutralità, ma la profezia»: è una frase contro la guerra che Giacomo Lercaro pronunciò il 1° gennaio 1968, in piena guerra del Vietnam, e che Papa Francesco ha citato nel corso della sua recente visita a Bologna.

Definito da alcuni giornalisti dell”epoca «cardinal senza paura», Lercaro impegnò la sua vita sui principi di condivisione, povertà, pace e riforma: il film Secondo lo Spirito è «un documentario su Giacomo Lercaro e sulle sue “P”, come ha avuto modo di ricordare l’attuale Papa in visita a Bologna – si legge nel sito di presentazione lercaroilfilm.it -: P di Parola, in quanto fu capofila della riforma liturgica; P di Pane, quello celeste da condividere sull’altare, e quello terreno che egli ha sempre condiviso con i bisognosi fino a ospitarne centinaia nella sua arcidiocesi e con cui ha convissuto tutta la vita; P di Povertà perché com’egli disse al Concilio “la Chiesa è soprattutto dei poveri e dev’essere povera, anche di potere”; e la P di Pace, ch’egli imparò a perseguire come bene supremo nel dialogo con tutti, persino con i comunisti, che pure aveva duramente avversato fino a qualche anno prima». (r.c.)

Nelle foto il cardinale Lercaro sulla locandina del film, Lorenzo K. Stanzani e Mauro Bartoli

Il film sul cardinale Giacomo Lercaro prodotto dall'imolese Lab Film in onda su Tv2000
Cultura e Spettacoli 21 aprile 2018

Idee per una domenica nel verde, tra il canto degli uccelli e una passeggiata col cane

Finalmente è arrivato il caldo. Un paio di idee per trascorrere una domenica nel verde senza allontanarsi troppo dalla città.

La prima riguarda Imola. Domani, dalle ore 10 alle 12.30, c’è un appuntamento nel Bosco della Frattona, con ritrovo in via Suore. Il titolo è: «Il canto degli uccelli». Sarà una escursione in mezzo alla natura, alla scoperta delle numerose specie di uccelli del bosco e dei loro particolari canti, guidati da un esperto ornitologo della Lipu (Lega italiana protezione uccelli). L’evento è gratuito e sarà dedicato ad un numero massimo di 25 partecipanti. Per informazioni e prenotazioni rivolgersi al centro visita, in via Pirandello 12, tel. 0542/602183.

La seconda proposta riguarda Ozzano Emilia. Qui l”appuntamento è nel Parco dei Gessi bolognesi, a cura delle associazioni Selenite e DiciottoeTrenta: si andrà «Tra i calanchi a 6 zampe». I partecipanti infatti potranno portare il proprio cane e saranno accompagnati ad osservare il paesaggio e le piante insieme a Daniela, educatrice cinofila. Il ritrovo è alle ore 9.30 davanti al centro visita di Villa Torre, in via Tolara di Sopra, 99. La durata è di circa 3 ore e il costo di 10 euro. Per informazioni e prenotazione obbligatoria: tel. 349-3037569, 347-1760097.

Nelle foto escursione nel parco dell”Abbadessa (fonte sito del Parco su parks.it) e un picchio rosso nel bosco della Frattona (fonte sito del bosco su parks.it)

Idee per una domenica nel verde, tra il canto degli uccelli e una passeggiata col cane
Cultura e Spettacoli 21 aprile 2018

Naturalmente, orti e giardini, eventi e visite guidate al verde della città

L”edizione 2018 di Naturalmente Imola, manifestazioni dedicata al verde e all”aria aperta, ad «Orti e giardini tra le mura» e non solo, comincia domani, domenica 22 aprile, con un”escursione in mezzo alla natura. Dalle 10 si terrà un”escursione alla scoperta delle numerose specie di uccelli del bosco della Frattona e dei loro particolari canti, guidati da un esperto ornitologo della Lipu (ritrovo in via Suore, informazioni e prenotazioni al Ceas allo 0542 602183).

La manifestazione è organizzata dal Comune in collaborazione con associazioni ed enti del territorio tra cui l’associazione «Nel Giardino, nella Natura» e sostenuta fin dalla prima edizione dal contributo della  Cooperativa Clai di Imola e della Fondazione Cassa di Risparmio di Imola.

Fino all”8 giugno ci sarà modo di dedicarsi alla scoperta di angoli più o meno nascosti della città, di godere di degustazioni di prodotti eno-gastronomici del territorio e di prendere parte a momenti di spettacolo che amplificano le bellezze dei luoghi in cui si tengono.

Al centro di tutto, come da sottotitolo della rassegna, i giardini, quelli di particolare interesse naturale, artistico, paesaggistico e storico inseriti nel Circuito Grandi Giardini Italiani, e quelli più piccoli, privati, curati tanto da creare vere e proprie «chicche» di natura. Tra i primi, si segnalano il Giardino ornamentale di Palazzo Varignana (con visita guidata il 28 aprile), quello della Villa Montericco Pasolini Dall’Onda (visita guidata il 5 maggio), quello di del parco della Villa Monteverde (12 maggio), di Villa la Babina a Sasso Morelli (26 maggio) e di palazzo Palazzo Fantini a Tredozio (2 giugno). Le visite, che iniziano alle 15.30, sono arricchite dai momenti musicali con la Nuova scuola di musica Vassura Baroncini e da degustazioni di vini, salumi Clai e prodotti del territorio (per partecipare occorre prenotare allo 0542/55711).

L”associazione «Nel Giardino, nella Natura» propone le visite ai giardini privati dei suoi associati, a Imola e dintorni (ogni domenica dal 6 maggio al 3 giugno inclusi, con inizio alle ore 10, posti limitati e prenotazioni allo 0542/55711).

Naturalmente Imola rappresenta anche un’occasione per ammirare il palazzo Vescovile nel grandioso rifacimento affidato nel 1766 dal cardinale Giovanni Carlo Bandi a Cosimo Morelli, le preziose collezioni del Museo diocesano, e l’antico orto-giardino con piante ornamentali e orticole (sabato 19 maggio alle ore 15.30, ingresso a offerta libera a favore della Caritas, prenotazioni allo 0542/55711).

Tra i tanti eventi in programma, si può segnalare «Giardini Segreti», un percorso tematico nel cuore della città, una visita guidata itinerante alla scoperta delle corti e dei giardini nascosti dei palazzi storici imolesi (domenica 6 maggio alle ore 10 e alle 16 con partenza da palazzo Tozzoni).Non mancheranno, poi, gli appuntamenti nella corte maggiore di palazzo Tozzoni, il cui verde è oggetto di studio e riqualificazione da parte di «Nel Giardino, nella Natura» che, nel fine settimana del 19 e 20 maggio, allestisce una mostra dal titolo «Giardini in vaso» con allestimenti temporanei di piante di diverse tipologie arricchita da contenitori decorativi per vasi e complementi d’arredo per giardini creati dall’artista bolognese Silvia Zagni.

Continua anche la partnership con il mondo della scuola e in particolare con il corso di laurea in Verde ornamentale e tutela del paesaggio dell’Università di Bologna che ha sede a Imola, che l”11 maggio ospita alle 9.30 la Giornata del tappeto erboso sportivo e alle 17.30 la conferenza dal titolo «La dea Flora: forza rigeneratrice della natura, simbolo di bellezza e femminilità», e l’Istituto tecnico agrario Scarabelli-Ghini, che il 5 maggio celebra la Festa degli alberi. Oltre all”apertura, in programma ci saranno poi molte attività del Ceas imolese e con visite guidate al bosco della Frattona.

Il programma completo è consultabile su www.comune.imola.bo.it e www.visitareimola.it.

Lo troverete anche nelle rubriche degli appuntamenti di “sabato sera”, www.sabatosera.it e sull”applicazione AppU Imola.

Naturalmente, orti e giardini, eventi e visite guidate al verde della città
Cultura e Spettacoli 20 aprile 2018

Off-lying, tra materia e digitale la mostra di Gianluca Gimini e del collettivo Trash.Been

Sono Gianluca Gimini e il collettivo Trash.Been i protagonisti della prossima mostra alla galleria Tales of Art di Imola, in via Emilia 221: domani alle 17 inaugura Off-lying (nella remota eventualità che ci togliessero internet). «Off-lying per definizione significa situato lontano dalla costa, in posizione remota – spiegano le note all’evento -. Remote, rispetto agli epicentri mondiali dell’arte contemporanea, sono le città di origine di tutti i partecipanti a questa mostra: tanto l’imolese Gianluca Gimini quanto i cinque membri del collettivo Trash. Been, originari del vicentino e del rodigino. Ma la ragione della scelta di questo titolo sta anche e soprattutto nell’assonanza con un’altra, ben più nota, espressione inglese: “off-line”. La mostra nasce infatti da un’idea del gallerista Marco Chiarini che ha chiesto a Gimini e ai Trash.Been di realizzare materialmente una serie di lavori nello stile abitualmente usato per i loro progetti di natura digitale».

Gianluca Gimini è un designer con diverse esperienze espositive: «il messaggio post-consumistico – si legge – è stato da lui assimilato orientando tutta quella parte del suo lavoro dedicata a progetti di ricerca, verso idee e sperimentazioni certamente molto più attinenti alla sfera del design che a quella dell’arte o della grafica, ma che non hanno mai avuto come fine ultimo quello di una realizzazione in serie e spesso nemmeno quello di una realizzazione materiale come prototipi. Con la partecipazione a Off-lying Gimini ritorna a cimentarsi con la realtà materiale (quella priva di “ctrl-z”) senza le consuete interfacce, solitamente quella del mouse in fase di progettazione e quella di un’azienda realizzatrice nell’eventuale produzione, che separano le sue idee dal prodotto finito».

Il collettivo Trash.Been, fondato nel 2016, è composto da Luca Filippi, Marco Franceschini, Alessio Gianella, Marcello Raffo e Nicolò Tromben, che sono stati studenti di Gimini a Ferrara, al corso di laurea in design industriale. «Con la partecipazione ad Off-lying i Trash.Been escono dal contesto di Instagram e per la prima volta non si limitano all’esposizione di elaborazioni grafiche stampate in digitale, ma si cimentano con la realizzazione materiale di alcuni progetti cross-mediali, forti delle abilità personali, estremamente diversificate all’interno del gruppo che comprende tra gli altri anche due writer e un illustratore».

La mostra rimarrà aperta fino al 3 giugno, e sarà visitabile dal martedì alla domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18.

Informazioni: info@talesofart.it

r.c.

Approfondimenti su «sabato sera» del 19 aprile.

Nella foto: il designer Gianluca Gimini

Off-lying, tra materia e digitale la mostra di Gianluca Gimini e del collettivo Trash.Been
Cultura e Spettacoli 20 aprile 2018

Anche quest'anno Castel San Pietro è una città Very Slow e… Very Wine

In tutto il mondo, Nuova Zelanda e Corea del Sud comprese tanto per dire, sono 241. Di queste, 84 sono in Italia, secondo i dati risalenti al novembre 2017. Sono le Città Slow, ovvero paesi che mettono al centro l’uomo e il proprio tempo, la salute, la genuinità dei prodotti e della buona cucina, le tradizioni artigiane, l’arte, i paesaggi, il rispetto delle tradizioni, dei riti religiosi e del quieto vivere. Tra di loro, si trova Castel San Pietro, che aderisce così ad un gruppo nato nel 1999 dall’intuizione di Paolo Saturnini, allora sindaco di Greve in Chianti, e accolta da Carlin Petrini, presidente di Slow Food, con l’obiettivo di allargare la filosofia di Slow Food alle comunità locali e al governo delle città, applicando i concetti dell’enogastronomia alla pratica del vivere quotidiano.

Per il tredicesimo anno, Castello festeggia così il suo obiettivo di vita con Very Slow Italy, la Fiera delle Città Slow che si terrà il 21 e 22 aprile, che per il quarto anno ospita anche Very Wine, manifestazione che vede al centro le cantine locali e i sapori della tradizione. «Prodotti ed imprese del territorio sono al centro di questa rassegna – commenta Tomas Cenni, assessore al Turismo -, che propone un programma molto ricco curato insieme al territorio: per Very Slow, infatti, tutto l’associazionismo del territorio a cominciare dalla Pro Loco si mette a disposizione, propone e si presenta».

Domani e domenica 22 aprile, con alcune anteprime nei giorni precedenti, Castello si animerà con le eccellenze enogastronomiche e artigianali delle Città slow e dei Consorzi dei prodotti tipici, con il Borgo dei Sapori con le specialità alimentari italiane, con i prodotti del territorio, con le cantine vinicole castellane, con degustazioni e con momenti di intrattenimento e spettacolo. «Quest’anno le degustazioni tenute dall’Accademia Internazionale Enogastronomi Sommeliers saranno in piazza XX Settembre e non in piazza Acquaderni – continua Cenni -, e avremo una novità per promuovere non solo il vino ma tutti i nostri prodotti come i salumi. Il modenese Daniele Reponi, de La prova del cuoco, metterà in valore il vino abbinandolo a prodotti del territorio nei suoi panini. In tutti i ristoranti, poi, gli avventori avranno un calice di benvenuto offerto dalle cantine».

Tra i tanti eventi si possono segnalare, in piazza XX Settembre, domani alle 10.30 l’inaugurazione ufficiale di Very Slow Italy, dalle 16.30 alle 23 La piazza del gusto con le cantine locali, le degustazioni dell’Aies in collaborazione con l’istituto Scappi e la Clai, i panini di Reponi, un punto informativo e degustativo dei mieli tipici italiani dalle 16 alle 20. Inoltre, in tutta la giornata di sabato, Il borgo dei sapori in centro ospiterà le specialità alimentari italiane e ci saranno gli stand delle Città slow. Per Very Wine, domenica dalle 15 alle 19.30 è previsto il tour delle cantine con visite gratuite alla scoperta della coltivazione della vite e della produzione di vino: navette gratuite partiranno ogni mezz’ora da piazza XX Settembre (informazioni allo 051/6954135).

Ci sarà poi spazio per l’arte, i laboratori, l’artigianato. «Le Terme propongono il laboratorio per ragazzi e bambini di Gianni Buonfiglioli dedicato alla creta (sabato dalle 14 alle 17 nello stand delle Terme in centro, Nda), che valorizza un’importante risorsa del territorio, che ha fatto muovere l’industria in passato – spiega Raimonda Raggi, presidente della Pro Loco castellana -. Portiamo sul tavolo le tradizioni di Castel San Pietro, come l’acqua. Così in centro ci saranno degustazioni a base di pane, che racconta Castello alla fine dell’Ottocento inizio del Novecento coi mulini che facevano capo alle acque castellane: pane con diciassette cereali, pane bianco, pane dedicato ai grani antichi, pane dedicato ai semi… Poi la biscotteria con l’uva passita di inizio Novecento, perché vogliamo sempre mettere in risalto le radici del nostro essere castellani».

Informazioni: 051/6954112 o www.cspietro.it

ste.f.

L”articolo e il programma completo su «sabato sera» del 19 aprile.

Anche quest'anno Castel San Pietro è una città Very Slow e… Very Wine

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