Cultura e Spettacoli

Cultura e Spettacoli 14 dicembre 2018

«Zen sul ghiaccio sottile» al Cappuccini. La regista Margherita Ferri sarà in sala. I progetti futuri

«Zen sul ghiaccio sottile» approda al cinema Cappuccini e questa sera in sala ci sarà anche la regista, Margherita Ferri, l’imolese trentaquattrenne, che l’ha scritto e diretto. Il film ha già avuto una prima proiezione a Imola, a novembre al Centrale, reduce dalla passerella alla 75a Mostra internazionale del Cinema di Venezia, ma ora ritorna per due giorni «carico» di altri premi e candidature (domani a Roma è in lizza tra le migliori opere prime ai Fabrique Awards della rivista di cinema Fabrique Du Cinema a Roma, punto di riferimento per il cinema giovane).  

«Zen sul ghiaccio sottile» è stato girato i soli 19 giorni alla fine dello scorso inverno a Fanano («la montagna» modenese), tra il suo palaghiaccio e la frazione di Fellicarolo, con qualche ripresa a Castiglione dei Pepoli (appennino bolognese). Gli attori sono tutti alla prima esperienza. 

La storia è quella di Maia/Zen, sedicenne che gioca a hockey e si ritrova in un corpo femminile in cui non si riconosce. Ci sono i compagni che la prendono in giro e Vanessa, di cui si innamora. C’è la ricerca della propria individualità e di un percorso di crescita, l”amore e il bullismo nelle scuole, l’omosessualità.

Il tema fa ancora discutere anche tra gli adolescenti…
«Ieri mattina abbiamo fatto una proiezione dedicata proprio alle scuole sempre al Cappuccini ed è andata benissimo, hanno partecipato circa 180 ragazzi dei licei delle scienze sociali. di Imola e Bologna, c’è stato un bel dibattito» racconta Ferri.

Su cosa stai lavorando ora?
«Sto lavorando ad un altro progetto ambientato nel mondo dello sport. Sempre in Emilia Romagna e sempre con tematiche lgtb con una produzione di Roma. Teniamo le dita incrociate!» 

«Zen» è il tuo primo lungometraggio di finzione dopo tanti documentari. Finzione ma sempre con tanto impegno. Le commedie leggere non ti attirano?
«Ma io sono una persona molto leggera, i miei film non sono per niente pesanti! Commedie in cantiere non ne ho, ma un giorno vorrei fare un film di super eroi emiliano romagnoli…».

La proiezione comincia alle ore 21 (via Cilla Clelia 12). Replica sabato 15 alla stessa ore. (l.a.)     

Nella foto la locandina del film e Margherita Ferri

«Zen sul ghiaccio sottile» al Cappuccini. La regista Margherita Ferri sarà in sala. I progetti futuri
Cultura e Spettacoli 11 dicembre 2018

In un libro di Roberta Mira edito da Coop Bacchilega il repertorio delle stragi nazifasciste nel territorio imolese

Quando si parla di stragi naziste e fasciste la mente va subito a episodi come Marzabotto, Sant’Anna di Stazzema o le Fosse Ardeatine, ma, oltre a questi terribili avvenimenti, sono innumerevoli i fatti violenti terminati con l’uccisione di persone avvenuta non in combattimenti o scontri con i partigiani, ma per rappresaglia o per altre azioni fini a se stesse perpetrate contro i civili o comunque persone indifese.

Anche il nostro territorio non è stato immune da episodi di sangue ed è stato possibile documentarli con precisione grazie all’imponente lavoro che ha permesso di pubblicare l’Atlante delle stragi naziste e fasciste compiute tra l’estate del 1943 e la primavera del 1945 in Italia.

La storica bolognese Roberta Mira ha esaminato in particolare i fatti legati al nostro territorio e ne è nata una pubblicazione intitolata «Stragi naziste e fasciste nell’imolese», edita da Bacchilega editore. Il suo accurato lavoro ha portato alla realizzazione di 89 schede di episodi avvenuti nel nostro territorio e di 11 episodi avvenuti altrove, che hanno coinvolto persone residenti nel circondario, per un totale di 100 schede.

Le vittime complessive per questi casi di violenza sono 179 sul territorio imolese, che salgono a 220 con le persone uccise fuori dai suoi confini.

L”articolo completo è su «sabato sera» del 6 dicembre

Nella foto dell”Archivio Cidra un”immagine del gennaio 2944 davanti al poligono di tiro di Bologna, in via Agucchi, prima della fucilazione di antifascisti, tra cui gli imolesi Alfredo e Romeo Bartolini, Alessandro Bianconcini e il professor Francesco D”Agostino 

In un libro di Roberta Mira edito da Coop Bacchilega il repertorio delle stragi nazifasciste nel territorio imolese
Cultura e Spettacoli 9 dicembre 2018

Oggi nella parrocchia di Zolino la presentazione dello studio sul Tabernacolo di Montefune

Forse non tutti sanno che nella piccola chiesa di Montefune, in comune di Castel del Rio, fu utilizzato per molto tempo un tabernacolo dipinto dal Beato Angelico, proveniente da una pala d’altare realizzata dallo stesso artista per il convento di San Domenico a Fiesole. Le vicissitudini di questo piccolo capolavoro e i legami con la grande opera fiesolana di cui faceva parte sono state studiate da Emilio Prantoni, che ha pubblicato i risultati delle sue ricerche in due libri di Bacchilega editore, «Il tabernacolo di Montefune del Beato Angelico» e «Ipotesi di ricostruzione del Tabernacolo di Montefune e della Pala di Fiesole del Beato Angelico».

Infatti, Prantoni ha esaminato prima la storia del pregevole manufatto e ne ha scoperto i legami con l’opera fiesolana, poi li ha approfonditi eseguendo sopralluoghi e misurazioni accurate. Infine si è dedicato alla ricostruzione filologica del Tabernacolo, che aveva subito notevoli rimaneggiamenti nel corso dei secoli, e ne ha individuato aspetto e posizione nel progetto originale del Beato Angelico, che l’aveva concepito alla base della grande pala d’altare, rimovibile, poiché si trattava di un manufatto che conteneva l’ostia consacrata.

Una volta stabilita la «teoria», Prantoni, con l’aiuto di abili e pazienti artigiani, ha ricostruito il tabernacolo stesso, riproducendo anche le parti dipinte. Questo lavoro ha destato molto interesse ed è stato presentato più volte. Ora tocca alla parrocchia di Zolino, che tra l’altro ha in gestione proprio la chiesa di Montefune, ospitare la presentazione, che avrà luogo oggi, domenica 9 dicembre, alle ore 17, in via Villa.

Nella foto la riproduzione del Tabernacolo di Montefune

Oggi nella parrocchia di Zolino la presentazione dello studio sul Tabernacolo di Montefune
Cultura e Spettacoli 7 dicembre 2018

In mostra i tesori dell'Annunziata. Il 7 dicembre l'inaugurazione e la presentazione del libro sulla storia del complesso

Una mostra che vuole illuminare tutti i «Tesori dell”Annunziata». L’organizza la Fondazione Istituzioni Riunite per ripercorrere, tramite i suoi beni artistici, la storia del complesso dell’Annunziata di Imola. Allestita in collaborazione con l’Archivio e il Museo diocesani, sarà inaugurata venerdì 7 dicembre alle 17.30 nella sala di via Fratelli Bandiera 17/a e vedrà la contestuale presentazione del volume «Il complesso dell’Annunziata di Imola dal XV al XXI secolo» di Andrea Ferri, Mario Giberti e Marco Violi.

Il complesso dell’Annunziata è quell’edificio compreso tra le vie Fratelli Bandiera, Caterina Sforza, Santa Apollonia e piazzale Giovanni dalle Bande Nere avente una storia plurisecolare. Attualmente la proprietà è  della Fondazione Istituzioni Riunite di Imola, ente nato nell’agosto 2017 dalla depubblicizzazione e trasformazione della ex Ipab Istituzioni Riunite di Imola.

«Abbiamo ampliato l’ambito di operatività del l’ente  – spiega il presidente Edore Campagnoli -, così che ora possiamo occuparci anche dei settori sociali e culturali (oltre alla storica attività di gestione, conservazione e valorizzazione del proprio patrimonio immobiliare e di risposta a esigenze abitative, Nda), ad esempio abbiamo recentemente collaborato con Seacoop per la realizzazione degli orti rialzati e siamo intervenuti per il restauro della celletta di Cantalupo. Abbiamo inoltre dato in comodato d’uso un appartamento in via Boccaccio per la realizzazione del progetto ‘Vita indipendente per disabili’. Abbiamo poi deciso di realizzare questa mostra per donare alla città la visione di tante opere finora conservate in depositi o comunque non visibili e raccontarne la storia in un volume».

La mostra riunirà così nella Salannunziata, che in origine era la cappella del monastero cappuccino fatto erigere da Faustina Macchirelli Carradori alla fine del Cinquecento, una serie di materiali artistici originari.

Dopo l”inaugurazione alle 17.30, la mostra sarà visitabile l’8, il 9, il 15, il 16, il 22, il 23, il 24, il 26, il 29, il 30 dicembre, l’1, il 5 e il 6 gennaio dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 19. (s.f.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 6 dicembre

In mostra i tesori dell'Annunziata. Il 7 dicembre l'inaugurazione e la presentazione del libro sulla storia del complesso
Cultura e Spettacoli 3 dicembre 2018

I Cameristi della Scala in concerto per l'Erf allo Stignani

L’ensemble dei Cameristi della Scala è una delle eccellenze del panorama cameristico italiano: fondato nell’82, composto da membri dell’Orchestra della Scala – ognuno leader e potenziale solista – si distingue per la frequente interpretazione di brani di virtuosismo. Un’opportunità per vederli all’opera si avrà questa sera, lunedì 3 dicembre alle 21, quando si esibiranno al teatro Stignani di Imola nell’ambito di Erf#StignaniMusica, accompagnati da Andrea Manco al flauto e Francesco Manara al violino solo. Il programma prevede brani di Johann Sebastian Bach (Suite n. 2 in si minore BWV 1067 per flauto, archi e basso continuo e Concerto in mi maggiore BWV 1042 per violino e orchestra), di Giuseppe Verdi (Fantasia su temi dell’opera La Traviata) e di Marco Enrico Bossi (Intermezzi goldoniani op.127 per orchestra da camera).

Il repertorio dei Cameristi comprende i più importanti capolavori per orchestra da camera dal Settecento ai giorni nostri e presta una particolare attenzione alle musiche poco frequentate dell’Ottocento strumentale italiano, spesso caratterizzate da parti solistiche di grande virtuosismo che ben si adattano alle qualità dei solisti dei Cameristi, che ricoprono tutti il ruolo di leader nell’orchestra del Teatro alla Scala. Inoltre, il costante rapporto con i più grandi direttori sulla scena mondiale, ha contribuito a far emergere caratteristiche musicali timbriche e di fraseggio uniche nel panorama musicale delle formazioni da camera. I Cameristi hanno eseguito concerti nei teatri e nelle sale da concerto più prestigiose del mondo. La stagione 2018 si è aperta con uno straordinario evento al World Economic Forum di Davos dove, insieme a Roberto Bolle, sono stati i protagonisti della serata inaugurale del Forum con la prima mondiale dello spettacolo The Seasons. Negli ultimi anni hanno suonato per due stagioni alla Carnegie Hall, alla sede Onu di New York, al Mit di Boston, a Washington, a Miami, in tre occasioni a Mosca nella sala Ciaikovskij, a Madrid all’Auditorio Nacional, a Buenos Aires al Teatro Coliseo, a Parigi nella sede dell’Unesco e nella Salle Gaveau, a Istanbul nella magica cornice di Hagia Irene e Is Sanat, a Varsavia nel Teatro dell’Opera, a Zurigo nella Tonhalle, a Toronto nel Sony Center, e, in tournée, in Spagna, Germania, Francia, Svizzera, Svezia, Norvegia, Danimarca, Polonia, Lettonia, Lituania, Serbia, Turchia.

Il flautista Andrea Manco ha studiato al Conservatorio «Tito Schipa» di Lecce sotto la guida di Luigi Bisanti, diplomandosi a sedici anni col massimo dei voti e la lode. Si è perfezionato con Persichilli, Mercelli, Cambursano e Marasco e al Conservatoire Superieure de Musique di Ginevra con Jacques Zoon. Considerato uno dei più brillanti flautisti della sua generazione, ha ottenuto premi nei maggiori concorsi flautistici internazionali. Nel 2002 è stato scelto da Riccardo Muti come primo flauto dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, da lui creata. Nel 2003, a soli vent’anni, ha ottenuto il posto di primo flauto nell’Orchestra del Teatro Regio di Torino diretta da Gianandrea Noseda. E’ stato invitato, in qualità di primo flauto ospite, da orchestre in tutto il mondo.

Francesco Manara ha frequentato il Conservatorio «G. Verdi» di Torino dove nel 1990 si è diplomato con il massimo dei voti, lode e menzione d’onore. Nel 1992 è stato scelto da Riccardo Muti per ricoprire il ruolo di Primo Violino Solista dell’Orchestra del Teatro alla Scala e ha vinto il primo premio al concorso a borse di studio indetto dall’Orchestra Filarmonica della Scala. È stato premiato in molti concorsi internazionali e si è esibito con un centinaio di orchestre. Docente di violino presso l’Accademia della Scala e presso la Scuola Musicale di Milano, è stato invitato a tenere masterclass negli Stati Uniti, in Giappone, Colombia e Venezuela e ha tenuto corsi di qualificazione professionale per orchestra presso la Scuola di musica di Fiesole e il Laboratorio sperimentale di Spoleto, e corsi di violino all’Istituto superiore di musica di Biella.

Biglietto da 20 a 12 euro, ridotto da 17 a 10, biglietto a 1 euro per gli studenti imolesi e per gli allievi della Scuola Vassura Baroncini. Info: 0542/25747.

Nella foto i Cameristi della Scala

I Cameristi della Scala in concerto per l'Erf allo Stignani
Cultura e Spettacoli 2 dicembre 2018

La valle del Sillaro tra testimonianze storiche e bellezze naturali raccontata in un video realizzato con immagini da drone

E” un punto di vista inedito quello che Giorgia Bottazzi e Fabio Avoni hanno regalato con le loro riprese aree della vallata del Sillaro, condensate in un video presentato al pubblico giusto un anno fa nell’ambito dell’edizione 2017 della Festa della storia, su iniziativa dell’Associazione culturale Terra Storia Memoria.

«Un viaggio reale e virtuale», lo definì allora Giorgia Bottazzi, lungo il corso del fiume da Castel San Pietro, precisamente dal ponte su cui la via Emilia ne passa le acque, fino alle sorgenti, oltrepassando i confini regionali e raggiungendo la Toscana. Per realizzare il video ci si è serviti di un moderno drone radiocomandato, aprendo così scorci inediti su un paesaggio familiare a tutti i castellani, esaltandone la bellezza e riscoprendo i frammenti di storia sparsi sulle colline appenniniche emiliane. La raccolta di immagini era durata un anno, fino a pochi giorni prima della presentazione della videoproduzione.

Un paesaggio, quello che corre al di sotto della telecamera, che muta con il passare delle stagioni, passando dalla delicatezza della primavera che lascia spazio alle roventi tonalità di giallo e verde del periodo estivo, che si spengono, poi, con l’avvento dell’autunno, soppiantato a sua volta dal candore della neve invernale. Un’esperienza quasi mistica, insomma, scandita dalla voce narrante della stessa Giorgia Bottazzi.

La presentazione è stata arricchita dall’intervento di Eolo Zuppiroli che, da profondo conoscitore, ha descritto la conformazione geologica della vallata e le sue caratteristiche in termini di flora protetta. «La geologia segue una misurazione del tempo molto diversa da quella a cui l’uomo è abituato – ha spiegato allora -. L’età delle formazioni rocciose si misura nell’ordine dei milioni di anni e la loro diversa composizione racconta la storia del nostro territorio».

Sono molteplici, infatti, le tracce lasciate sulle rocce dalle acque ancestrali che ricoprivano la pianura Padana nell’antichità: le riprese del drone hanno mostrato chiaramente le conchiglie fossili incastonate nella formazione delle «sabbie gialle», che si estende tra la chiusa fluviale di Castel San Pietro e il paese di Civichella, e le creste frastagliate delle «argille scagliose», formatesi sul fondale del preistorico oceano Ligure tra 22 e 160 milioni di anni fa.

Visti dall’alto, questi antichi massicci ricordano gigantesche scaglie di un drago dormiente: è una visione di una bellezza inquietante, che stravolge il punto di vista su qualcosa di tanto familiare ai castellani come i calanchi. «I nostri monti – ha continuato Zuppiroli – sono estremamente antichi: monte Calderaro e monte Grande, ad esempio, sono resti di antiche isole oceaniche, trascinati dai sedimenti nella loro posizione attuale». Anche il leggendario Sasso di San Zanobi e i suoi cugini Sasso Nero e Sasso della Mantesca sono di formazione marina. «Trattasi di ofioliti – ha spiegato il relatore -, formazioni rocciose appartenenti all’antica catena vulcanica sottomarina che passava per queste zone».

Non è solo la variegata composizione geologica a risaltare nel video: l’occhio aereo ha messo a nudo anche la storia di queste terre, rivelando autentiche perle disseminate per la valle e le sue colline. Sulla vetta di un calanco, seminascosto dalla vegetazione, il campanile dell’antico borgo di Fiagnano, luogo natale di papa Onorio II, domina la vallata sottostante: è il solitario superstite del complesso ecclesiastico del paesino, la cui chiesetta è franata nel corso del tempo, inghiottita dallo strapiombo.

Su un’altra altura fa capolino il castello di Frassineto, con le sue porte ogivali e la torre medievale, sopravvissuti al passare dei secoli. Il drone, a questo punto, alzandosi di quota, regala uno scorcio a volo d’aquila sulla valle: ecco il Villaggio della Salute, ed ecco le braglie, le piscinette formate dall’imbrigliamento delle acque del Sillaro, popolarissime tra la gente del posto negli anni Settanta e Ottanta, e anche oggi molto frequentate. (ri. ra.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 29 novembre

Nella foto una veduta aerea della valle del Sillaro

La valle del Sillaro tra testimonianze storiche e bellezze naturali raccontata in un video realizzato con immagini da drone
Cultura e Spettacoli 1 dicembre 2018

A Medicina i bambini possono spiccare «Il volo» con la fantasia a teatro

Uno spettacolo stralunato e giocoso che vuole essere un omaggio a Gustav Mesmer, l’Icaro di Lautertal, che tentò di realizzare una bicicletta in grado di volare. È Il volo, spettacolo consigliato dai 4 ai 10 anni, in scena domenica 2 dicembre alle 16.30 al Magazzino Verde di Medicina, nel parco delle Mondine. Prodotto da La Baracca – Testoni Ragazzi e diretto da Bruno Cappagli e Stefano Filippini, racconta la storia di Gustavo, costruttore di macchine speciali, e Gioacchino, che sogna di volare col solo aiuto del vento. Dalla discarica in cui vivono, Gioacchino trascinerà Gustavo a scoprire la forza delle correnti d’aria, mentre Gustavo insegnerà all’amico l’efficacia, la precisione e la forza della meccanica. Insieme, aiutati dalla forza del desiderio e dell’immaginazione, costruiranno una macchina volante… ma riusciranno a spiccare il volo?

Biglietto 6 euro, ridotto 5 (fino ai 14 anni e soci Coop Reno). Info: 051/4153718 (da martedì a venerdì ore 14-17), www.medicinateatro.it.

Nella foto un”immagine dello spettacolo

A Medicina i bambini possono spiccare «Il volo» con la fantasia a teatro
Cultura e Spettacoli 30 novembre 2018

Il teatro di De Filippo apre la stagione allo Stignani con «Questi fantasmi!». Domani il via alla prevendita

Questi fantasmi! è una delle commedie più importanti di Eduardo De Filippo, tra le prime ad essere rappresentata all’estero nel 1955: unisce comicità e tragedia giocando, nel più classico dei temi eduardiani, sulle «maschere» degli uomini. Con questo lavoro scritto nel 1945 inaugura la stagione 2018/2019 del teatro Stignani di Imola: dal 5 al 9 dicembre sarà infatti in scena una produzione di Elledieffe, la Compagnia di Teatro di Luca De Filippo oggi diretta da Carolina Rosi, con la regia di Marco Tullio Giordana. «Ho deciso di affidare il testo – ha dichiarato Carolina Rosi – alla preziosa ed attenta regia di Marco Tullio Giordana perché sicura che ne avrebbe esaltato i valori ed i contenuti, che avrebbe abbracciato la compagnia e diretto la messinscena con lo stesso amore con il quale cura ogni fotogramma». In scena ci saranno Gianfelice Imparato, nel ruolo di Pasquale Lojacono, affiancato da Carolina Rosi (Maria, sua moglie) e da Nicola Di Pinto (Raffaele, portiere), Massimo De Matteo (Alfredo Marigliano), Giovanni Allocca (Gastone Califano), Paola Fulciniti (Armida), Gianni Cannavacciuolo, fino ai giovanissimi Federica Altamura, Andrea Cioffi e Viola Forestiero.

Per la commedia, divisa in tre atti, Eduardo si ispirò probabilmente a un episodio di cui fu protagonista suo padre, Eduardo Scarpetta, il quale raccontava che la sua famiglia, in ristrettezze economiche, fu costretta a lasciare la propria abitazione da un giorno all’altro riuscendo a trovare in poco tempo una nuova sistemazione, all’apparenza eccezionale in rapporto all’affitto ridottissimo da pagare… ma solo perché abitata da un monaciello, ovvero uno spiritello dispettoso. La storia scritta da De Filippo racconta di Pasquale Lojacono, che si trasferisce in un antico palazzo in cui si dice ci siano dei fantasmi: il proprietario, al posto dell’affitto, gli chiede solo di girare e affacciarsi a balconi e finestre affinché la gente smetta di credere ai fantasmi. Tra apparizioni, sparizioni, inganni e controinganni, tradimenti e amori, nulla sarà come appare anche se il lieto fine non mancherà. «Eduardo è uno dei nostri grandi monumenti del ‘900 – sottolinea il regista Marco Tullio Giordana – conosciuto e rappresentato, insieme a Pirandello, nei teatri di tutto il mondo. Grandezza che non è sbiadita col tempo, non vale solo come testimone di un’epoca. Al contrario l’attualità di Questi fantasmi! è per me addirittura sconcertante. Emerge dal testo non solo la Napoli grandiosa e miserabile del dopoguerra, la vita grama, la presenza liberatrice/dominatrice degli Alleati, ma anche un sentimento che ritrovo intatto in questo tempo, un dolore che non ha mai abbandonato la città e insieme il suo controcanto gioioso, quello che Ungaretti chiamerebbe “l’allegria del naufragio”».

Le prevendite dello spettacolo d”apertura partiranno domani, sabato 1° dicembre, così come quella relativa allo spettacolo fuori abbonamento All That Musical. È già in corso sul portale Vivaticket la prevendita online dello spettacolo del 31 dicembre (unica recita alle 21.30) e della recita in programma  l’1 gennaio (ore  17). 

Questi fantasmi!: biglietto da 15 a 30 euro, ridotto da 12 a 25, fino a 20 anni 11 euro. Info: 0542/602600 o www.teatrostignani.it

Nella foto (tratta dal sito del teatro Stignani) un momento dello spettacolo

Il teatro di De Filippo apre la stagione allo Stignani con «Questi fantasmi!». Domani il via alla prevendita
Cultura e Spettacoli 30 novembre 2018

A Castello domani si accendono le luminarie e si inaugura la pista di ghiaccio

A Castello il Natale è Castèlanadèl, gioco di parole dialettale che riassume gli ingredienti del Natale castellano, inclusa la pista per il pattinaggio sul ghiaccio che per il terzo anno di seguito è stata montata nella centralissima piazza XX Settembre, cuore del centro storico e cuore degli appuntamenti della festività invernale. Il via ufficiale di questo Castèlanadèl è previsto per sabato 1 dicembre, con l’accensione delle luminarie (alle 17.30) e l’inaugurazione della pista per il pattinaggio. Il prezzo per pattinare sul ghiaccio è di 6 euro all’ora.

Il programma del Castèlanadèl si concentrerà poi sui weekend 15-16 e 22-23 dicembre, con il mercatino dei prodotti di montagna in piazza XX Settembre e la fiera dei sapori di Natale per tutto il centro storico. Per i più piccoli, in piazza Acquaderni ci saranno anche la giostra tradizionale ed un ricco programma di animazioni a loro dedicati. L’8 dicembre, festa dell’Immacolata Concezione, è previsto anche il mercato straordinario. Come sempre, poi, Castèlanadèl prosegue con i fuochi d’artificio dalla torre del Cassero la notte di Capodanno e gli appuntamenti con le Befane per i bambini il 6 gennaio.

Nella foto la pista per pattinare sul ghiaccio a Castello nel 2016

A Castello domani si accendono le luminarie e si inaugura la pista di ghiaccio
Cultura e Spettacoli 30 novembre 2018

Inaugura il 1° dicembre in biblioteca «Follia di guerra», una mostra sui militari in manicomio nel primo conflitto

Sarà inaugurata sabato 1 dicembre alle ore 17, presso la Biblioteca comunale (via Emilia 80) la mostra documentaria “Follia di guerra. Militari in manicomio nel primo conflitto mondiale”, alla presenza dell’assessora al welfare del Comune, Ina Dhimgjini, e della direttrice del Dipartimento di salute mentale dell’Ausl, Alba Natali. All’iniziativa inaugurale interviene Elisa Montanari, studiosa di storia della psicologia e consulente scientifica della mostra insieme a Valeria Paola Babini, già docente di Storia della psicologia all’Università di Bologna.

La mostra, promossa dalla Biblioteca comunale e dall’Archivio storico comunale, è organizzata in occasione del centenario della fine della Grande guerra (1918-2018) e del quarantennale della legge Basaglia (1978-2018) che ha riorganizzato l’assistenza psichiatrica con la chiusura dei manicomi. L’esposizione è realizzata anche grazie ai contributi del Ministero dei beni e delle attività culturali, dell’Istituto per i beni artistici, culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna e della Fondazione della Cassa di Risparmio di Imola.

La mostra, dopo un’introduzione sui manicomi imolesi nell’Ottocento, affronta il dibattito della psichiatria italiana a contatto per la prima volta con i disturbi psichici accusati dai soldati di fronte a una guerra con nuovi e sconvolgenti armamenti e nuove strategie belliche, descrive poi gli ospedali militari di riserva istituiti a Imola, come in molte città italiana nella zona delle retrovie e anche più lontano dal fronte. Le vicende dei soldati nei manicomi imolesi sono illustrate nel percorso espositivo al momento dell’ingresso nella struttura, durante la degenza e la dimissione per il ritorno al fronte, o per la riforma con il rientro in famiglia, o per il ricovero in altri ospedali psichiatrici.

Una parte è dedicata alle donne che, durante la Grande guerra, devono affrontare una quotidianità che stravolge la loro vita, devono prendere il posto degli uomini al lavoro, curando da sole famiglie numerose sotto l’incubo continuo della perdita dei loro familiari. A Imola, tra il 1915 e il 1918, sono oltre 600 i militari italiani ricoverati; l’esperienza di guerra e la degenza in manicomio sono narrate nel percorso espositivo attraverso le storie racchiuse nei documenti sanitari, nelle cartelle cliniche e nella corrispondenza che sono conservati negli archivi dei manicomi imolesi.

Il servizio completo è su «sabato sera» del 29 novembre

Nella foto una cartolina d”epoca raffigurante l”entrata del manicomio provinciale (l”ospedale Lolli)

Inaugura il 1° dicembre in biblioteca «Follia di guerra», una mostra sui militari in manicomio nel primo conflitto

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