Economia

Green economy, cosa succede al vetro destinato al riciclo? Il contributo dell'azienda imolese Cimbria

Green economy, cosa succede al vetro destinato al riciclo? Il contributo dell'azienda imolese Cimbria

Secondo i dati raccolti da Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale con sede a Roma, negli ultimi dieci anni la raccolta differenziata in Italia è pressoché raddoppiata, passando dal 28 al 52%. Nel 2016 oltre 15 dei 30 milioni di tonnellate di rifiuti urbani prodotti a livello nazionale sono stati differenziati per essere riciclati: di questi, si contano circa due milioni di tonnellate di vetro ed uno di plastica (3 milioni di tonnellate raccolte sono invece di carta, ben 6 di rifiuti organici).

Ma cosa succede, tecnicamente, a vetro e plastica conferiti dai cittadini negli appositi contenitori? Dai centri di raccolta i rifiuti differenziati passano ai centri di riciclaggio, dove subiscono un processo a tappe serrate prima di poter tornare a nuova vita. Passaggio decisivo per la buona riuscita del riciclaggio è la rimozione di eventuali contaminanti: ad esempio materiali in ceramica o pyrex (vetroceramica), che il Coreve (Consorzio per la raccolta, il riciclaggio e il recupero del vetro) definisce «i nemici giurati del vetro» perché hanno una più alta temperatura di fusione e quindi «possono vanificare l’intero processo di riciclo».

La cernita viene operata da selezionatrici elettroniche dotate di visori, come quelle prodotte dall’imolese Cimbria Srl, ex Sea Srl, azienda nata a Villanova di Castenaso e poi trasferitasi a Imola nei primi anni Duemila. Il primo prototipo risale al lontano 1968. Allora l’azienda si occupava di macchinari per la selezione del riso, capaci di confezionare pacchi fatti di chicchi identici e privi di imperfezioni o impurità. Nel 2012 Sea è stata poi acquistata dal gruppo danese Cimbria ed oggi è parte della multinazionale americana Agco (quest’ultima acquisizione è del 2016).

Cosa fa Cimbria. L’azienda di via Colombarotto impiega una settantina di persone e commercializza i propri prodotti in Italia e in gran parte del mondo. «Il settore dei macchinari per il food è ancora il core business dell’azienda ed incide per circa il 70 per cento del fatturato – spiega Lorenzo Tinti, responsabile commerciale per l’Italia dell’azienda imolese -. Nell’industria alimentare i nostri clienti sono le aziende che si occupano di prodotti finiti come legumi o cereali confezionati, oppure che producono semilavorati oppure ancora che si collocano nella filiera intermedia, ad esempio selezionando il grano per la produzione di farina. Un altro importante settore di attività è rappresentato dalla selezione ottica di plastica, vetro, metalli e minerali. In questo settore i nostri clienti sono i centri di riciclaggio».

Cimbria per il settore green economy. L’azienda imolese ha prodotto i primi macchinari per la selezione del vetro sul finire degli anni Ottanta. «Il vetro e la plastica da rifiuto sono di fatto degli scarti – spiega Tinti -. E’ dunque altamente probabile che nel prodotto che viene triturato possano trovarsi delle impurità dovute ad una raccolta differenziata sbagliata o ad altri motivi. Ebbene, tali impurità vengono eliminate grazie all’utilizzo di sofisticate telecamere full-color ad altissima definizione. Vengono inoltre separate le frazioni di differenti colori ai fini di un miglior riciclaggio finale. Disponiamo anche di selezionatrici iperspettrali dotate di un sistema di visione a raggi infrarossi in grado di separare i polimeri plastici di differente natura. Di fatto – conclude Tinti – i nostri macchinari permettono di recuperare scaglie di vetro e plastica macinata pronti per essere nuovamente immessi nel ciclo produttivo come materie prime seconde».

Perchè riciclare. Com’è noto, mediante il processo di riciclo, vetro e plastica tornano a nuovo uso: il vetro al cento per cento e riutilizzabile all’infinito, la plastica in buona parte. Grazie al continuo processo tecnologico, infatti, il vetro riciclato viene impiegato in quantità sempre maggiori in sostituzione delle materie prime (anche oltre l’80%), mentre dalla plastica recuperata si possono ottenere polimeri equivalenti, ma non ancora identici a quelli vergini. Dal vetro riciclato, una volta fuso, si ottiene per lo più altro vetro; i campi di utilizzo delle plastiche, invece, variano a seconda del polimero riciclato: dall’edilizia all’arredamento, dall’agricoltura all’automotive, passando anche per gli imballaggi, ad esempio i flaconi per i detersivi. «Con 13 bottiglie di plastica si fa una maglia da calcio», recita uno degli slogan del Corepla (il Consorzio per la raccolta, il riciclaggio e il recupero della plastica).

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Nella foto: una selezionatrice Sea per il recupero del vetro

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