Posts by tag: green economy, rifiuti

Economia 6 Marzo 2018

Green economy, cosa succede al vetro destinato al riciclo? Il contributo dell'azienda imolese Cimbria

Secondo i dati raccolti da Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale con sede a Roma, negli ultimi dieci anni la raccolta differenziata in Italia è pressoché raddoppiata, passando dal 28 al 52%. Nel 2016 oltre 15 dei 30 milioni di tonnellate di rifiuti urbani prodotti a livello nazionale sono stati differenziati per essere riciclati: di questi, si contano circa due milioni di tonnellate di vetro ed uno di plastica (3 milioni di tonnellate raccolte sono invece di carta, ben 6 di rifiuti organici).

Ma cosa succede, tecnicamente, a vetro e plastica conferiti dai cittadini negli appositi contenitori? Dai centri di raccolta i rifiuti differenziati passano ai centri di riciclaggio, dove subiscono un processo a tappe serrate prima di poter tornare a nuova vita. Passaggio decisivo per la buona riuscita del riciclaggio è la rimozione di eventuali contaminanti: ad esempio materiali in ceramica o pyrex (vetroceramica), che il Coreve (Consorzio per la raccolta, il riciclaggio e il recupero del vetro) definisce «i nemici giurati del vetro» perché hanno una più alta temperatura di fusione e quindi «possono vanificare l’intero processo di riciclo».

La cernita viene operata da selezionatrici elettroniche dotate di visori, come quelle prodotte dall’imolese Cimbria Srl, ex Sea Srl, azienda nata a Villanova di Castenaso e poi trasferitasi a Imola nei primi anni Duemila. Il primo prototipo risale al lontano 1968. Allora l’azienda si occupava di macchinari per la selezione del riso, capaci di confezionare pacchi fatti di chicchi identici e privi di imperfezioni o impurità. Nel 2012 Sea è stata poi acquistata dal gruppo danese Cimbria ed oggi è parte della multinazionale americana Agco (quest’ultima acquisizione è del 2016).

Cosa fa Cimbria. L’azienda di via Colombarotto impiega una settantina di persone e commercializza i propri prodotti in Italia e in gran parte del mondo. «Il settore dei macchinari per il food è ancora il core business dell’azienda ed incide per circa il 70 per cento del fatturato – spiega Lorenzo Tinti, responsabile commerciale per l’Italia dell’azienda imolese -. Nell’industria alimentare i nostri clienti sono le aziende che si occupano di prodotti finiti come legumi o cereali confezionati, oppure che producono semilavorati oppure ancora che si collocano nella filiera intermedia, ad esempio selezionando il grano per la produzione di farina. Un altro importante settore di attività è rappresentato dalla selezione ottica di plastica, vetro, metalli e minerali. In questo settore i nostri clienti sono i centri di riciclaggio».

Cimbria per il settore green economy. L’azienda imolese ha prodotto i primi macchinari per la selezione del vetro sul finire degli anni Ottanta. «Il vetro e la plastica da rifiuto sono di fatto degli scarti – spiega Tinti -. E’ dunque altamente probabile che nel prodotto che viene triturato possano trovarsi delle impurità dovute ad una raccolta differenziata sbagliata o ad altri motivi. Ebbene, tali impurità vengono eliminate grazie all’utilizzo di sofisticate telecamere full-color ad altissima definizione. Vengono inoltre separate le frazioni di differenti colori ai fini di un miglior riciclaggio finale. Disponiamo anche di selezionatrici iperspettrali dotate di un sistema di visione a raggi infrarossi in grado di separare i polimeri plastici di differente natura. Di fatto – conclude Tinti – i nostri macchinari permettono di recuperare scaglie di vetro e plastica macinata pronti per essere nuovamente immessi nel ciclo produttivo come materie prime seconde».

Perchè riciclare. Com’è noto, mediante il processo di riciclo, vetro e plastica tornano a nuovo uso: il vetro al cento per cento e riutilizzabile all’infinito, la plastica in buona parte. Grazie al continuo processo tecnologico, infatti, il vetro riciclato viene impiegato in quantità sempre maggiori in sostituzione delle materie prime (anche oltre l’80%), mentre dalla plastica recuperata si possono ottenere polimeri equivalenti, ma non ancora identici a quelli vergini. Dal vetro riciclato, una volta fuso, si ottiene per lo più altro vetro; i campi di utilizzo delle plastiche, invece, variano a seconda del polimero riciclato: dall’edilizia all’arredamento, dall’agricoltura all’automotive, passando anche per gli imballaggi, ad esempio i flaconi per i detersivi. «Con 13 bottiglie di plastica si fa una maglia da calcio», recita uno degli slogan del Corepla (il Consorzio per la raccolta, il riciclaggio e il recupero della plastica).

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Nella foto: una selezionatrice Sea per il recupero del vetro

Green economy, cosa succede al vetro destinato al riciclo? Il contributo dell'azienda imolese Cimbria
Economia 6 Marzo 2018

Green economy, l'importanza di raccogliere gli oli esausti (ma non alla rocca di Imola)

Qualcuno certamente ricorderà quel giorno di settembre in cui un raccoglitore per gli oli vegetali esausti è comparso improvvisamente nel prato circostante la Rocca di Imola, destando curiosità per la raccolta green ma anche non poche proteste per il luogo artistico non consono alla raccolta di rifiuti. Non una trovata ma un set pubblicitario dell”azienda guelfese Nuova C Plastica, che produce appunto raccoglitori per gli oli esausti, alimentari e non.

La raccolta degli oli vegetali esausti. La raccolta degli oli vegetali esausti, quelli utilizzati in cucina per la friggitura ma anche quelli dei sottoli, è forse la differenziata che cresce più rapidamente, almeno in Italia. Secondo il consorzio Conoe, che si occupa di raccolta, riciclaggio e recupero degli oli vegetali esausti, nel 2015 ne sono stati raccolti oltre 62 mila tonnellate, il 44% in più rispetto a 5 anni prima. Dal 2001, anno in cui il consorzio è diventato operativo, ad oggi sono state rigenerate oltre 580 mila tonnellate di oli esausti, che da rifiuti sono diventati risorsa.

Come si recuperano gli oli alimentari esausti? Gli oli vegetali usati possono essere recuperati e riutilizzati in differenti modi. Ad esempio possono essere trasformati in prodotti quali saponi, inchiostri, grassi per la concia delle pelli, biolubrificanti per l’agricoltura o la nautica, cere per auto. Oppure possono diventare una sorgente di energia per gli impianti di co-generazione. Negli ultimi anni, però, il principale mercato di sbocco per il recupero degli oli vegetali esausti è diventato la produzione di biodiesel, combustibile vegetale che può sostituire o miscelare i carburanti di origine fossile, con conseguente risparmio in emissioni di Co2. Il consorzio Conoe destina alla produzione di biodiesel oltre l’80% degli oli recuperati.

L”impegno di Nuova C Plastica. La raccolta degli oli esausti è fondamentale per renderne possibile il riutilizzo. In questo ambito lavora la Nuova C Plastica Srl. L’azienda nasce di fatto all’inizio degli anni Sessanta con il nome CaMa per intuizione di Marco Camoli, padre degli attuali titolari Piero e Gianmarco (insieme a loro anche il cugino Enrico), per la produzione di stampi e stampati di plastica. Nel 2000, oltre ad assumere una nuova configurazione e l’attuale nome di Nuova C Plastica, l’azienda apre la propria divisione Ambiente che da allora si occupa di disegnare, realizzare gli stampi e stampare raccoglitori per oli esausti di tutte le dimensioni, sempre e comunque in plastica. «Abbiamo deciso mettere la nostra lunga esperienza con le plastiche nel settore dei contenitori per la raccolta degli oli esausti sia come secondary business, sia perché crediamo fortemente nell’ecologia quale caratteristica importante oggi per un futuro migliore per i nostri figli. Un solo litro di olio, infatti, può inquinare un tratto di mare grande quanto quattro campi da calcio – spiega Piero Camoli -. Negli anni abbiamo rifornito numerose aziende multiutility che operano nel settore della raccolta dei rifiuti in diversi comuni italiani, inclusa Hera, che qualche anno fa ha regalato ai propri utenti il nostro raccoglitore domestico Ecohouse small da 2,2 litri».

Verso un green world. Hera, però, si è poi orientata sul conferimento dell’olio esausto tramite bottiglie di plastica che, una volta piene, l’utente deve introdurre nei contenitori stradali dedicati, mentre solo alle isole ecologiche è possibile conferire l’olio travasandolo da un altro contenitore. «Con il modus operandi che promuoviamo noi attraverso i nostri prodotti si risparmia il rifiuto plastico, perché l’olio viene trasportato al punto di raccolta con una tanica riutilizzabile – commenta Camoli -. Abbiamo a cuore il pianeta, per questo sul finire dello scorso anno abbiamo presentato ai nostri clienti due novità all’avanguardia, per le quali abbiamo registrato lo spot alla rocca di Imola: una è la tanichetta che reca nel tappo il numero identificativo dell’utente per un più facile conferimento e riconoscimento; l’altra è la stazione di raccolta intelligente, con display che informa l’utente sui dati ambientali positivi dovuti alla raccolta che sta facendo e contemporaneamente traccia i conferimenti in maniera elettronica per conteggiare ed ottimizzare il servizio di raccolta, in favore della tariffazione puntuale da raggiungere entro il 2020. Quando la stazione è quasi piena chiama il camion per la raccolta».

Le novità made in Castel Guelfo sono state presentate pubblicamente a Ecomondo, la fiera di settore che si tiene a Rimini, alla presenza del ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti. Il primo Comune ad acquistare le stazioni intelligenti di Nuova C Plastica è stato Treviso. Altre stazioni tradizionali si trovano, oltre che in Italia, in Slovenia, Spagna, Portogallo, Inghilterra e Grecia. Sempre a Ecomondo l’azienda guelfese ha presentato il raccoglitore da strada in alluminio con doppia bocca per il conferimento, «un prodotto nato dalle richieste di alcuni clienti – spiega Camoli – di avere contenitori anti-coda per gli utenti. A Treviso, così tante persone recuperano gli oli esausti che spesso si crea la fila per il conferimento». Infine, oltre ai raccoglitori per oli alimentari, l’azienda realizza taniche per la raccolta di oli minerali (auto e moto) dalle officine, «ma – precisa Camoli – si tratta di un ramo per il quale abbiamo prevalentemente clienti esteri in diversi Paesi europei».

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Nella foto: il set montato lo scorso settembre alla Rocca di Imola per la realizzazione del video promozionale per il nuovo raccoglitore per gli oli alimentari esausti Oilplan

Green economy, l'importanza di raccogliere gli oli esausti (ma non alla rocca di Imola)

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