Posts by tag: Ambiente

Cronaca 19 ottobre 2018

Raccolta rifiuti: nuovi cassonetti collocati anche a Casola Canina, ma non c'è posto per tutti

Non è passata inosservata la comparsa di nuovi cassonetti per la raccolta dei rifiuti nella frazione imolese di Casola Canina, zona che era ancora servita dai vecchi contenitori stante la carenza di spazi adatti ad ospitare un’intera isola ecologica di base che, com’è noto, è composta da bidone per l’umido, campana per il vetro, cassonetto per l’indifferenziato e contenitori dedicati rispettivamente a carta, plastica-lattine e sfalci-potature.

«I precedenti cassonetti – spiegano da Hera – erano stati oggetto di abbandono di rifiuti provenienti dalle zone esterne a Casola Canina. In seguito alle segnalazioni dei residenti, in un primo momento era stato aumentato il numero degli svuotamenti. Successivamente, per contrastare il fenomeno, si è preferito sostituire i precedenti cassonetti, nelle medesime postazioni, con quelli nuovi, adattandoli come numero allo spazio a disposizione».

In effetti, visti gli spazi ristretti, sono state apportate alcune modifiche. «I nuovi contenitori – precisano da Hera – non compongono delle isole ecologiche di base complete, tant’è che sono tuttora in corso valutazioni su uno spazio dove collocarli». Ad esempio, c’è un contenitore al posto della campana per il vetro e non è stato possibile collocare cassonetti per sfalci e potature (per questa tipologia di rifiuto è però a disposizione il servizio di ritiro gratuito a domicilio, attivabile chiamando il servizio clienti Hera all’800999500).  (gi.gi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 18 ottobre

Nella foto i cassonetti nuovi a Casola Canina

Raccolta rifiuti: nuovi cassonetti collocati anche a Casola Canina, ma non c'è posto per tutti
Cronaca 10 ottobre 2018

Il cedro del Libano del cimitero del Piratello e gli altri giganti verdi del circondario imolese

Sono 106 i giganti verdi dell’Emilia Romagna inseriti nel primo elenco ufficiale nazionale, approvato di recente dal ministero delle Politiche agricole, alimentari, forestali, e ora anche del Turismo. Si tratta di alberi particolarmente maestosi e longevi, singoli o in gruppi o filari, ai quali è riconosciuto un particolare valore culturale e storico, oltre al valore strettamente scientifico o ambientale. Alberi che proprio in considerazione di queste molteplici caratteristiche godono di una particolare tutela da parte della legislazione nazionale e regionale.

A livello nazionale se ne occupa la legge numero 10 del 2013, ma molte Amministrazioni regionali da ben più tempo hanno a cuore la tutela di esemplari arborei di notevole pregio scientifico o monumentale. E’ il caso appunto dell’Emilia Romagna, prima Regione italiana ad approvare (nel 1977) una norma in materia di tutela degli alberi monumentali e a dare il la al primo censimento regionale che, ad oggi, conta appunto 106 esemplari monumentali che si distinguono per età, dimensioni e per l’originale pregio naturalistico e botanico.

Mentre, complessivamente, sono 646 gli alberi singoli, in gruppo, in filare e in boschetto posti sotto tutela, anche se non ancora considerati monumentali. «In Emilia Romagna – sottolinea l’assessore regionale all’Ambiente, Paola Gazzolo – i boschi si estendono su una superficie di oltre 540 mila ettari e in totale si arriva a più di 610 mila conteggiando anche le altre aree a vegetazione legnosa come arbusteti, castagneti da frutto, pioppeti e arboricoltura da legno. Di fatto circa il 25 per cento del territorio regionale è coperto da foreste. Questa espansione è un fatto positivo, perché contribuisce al miglioramento dell’ambiente e favorisce la biodiversità, soprattutto nelle aree montane. E in questa prospettiva – prosegue l’assessore – si inserisce anche la salvaguardia degli alberi monumentali, autentici serbatoi di biodiversità di alto pregio naturalistico e paesaggistico, oltre a rappresentare spesso un patrimonio di grande valore storico, culturale e religioso per particolari episodi o vicende che li hanno visti salire alla ribalta nel passato».

Il circondario imolese vanta 16 alberi monumentali: 7 si trovano a Imola, 4 a Dozza, 2 a Castello, 1 a Castel Guelfo, 1 a Fontanelice e 1 a Borgo Tossignano. A questi si è appena aggiunto un cedro del libano posto all’interno del cimitero del Piratello, il cui sviluppo è perfettamente integrato con le pareti del giardino interno che lo ospitano, in maniera appunto monumentale. Questo cedro è l’ultimo nuovo inserimento nella lista degli alberi monumentali del nostro circondario grazie ad un censimento cui hanno collaborato anche le Gam, che a vario titolo monitorano il territorio e fanno rispettare i regolamenti in materia di ambiente di enti come Comuni, Città metropolitana e parchi naturali. (mi.mo.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 4 ottobre

Nella foto il cedro del Libano all”interno del cimitero del Piratello di Imola

Il cedro del Libano del cimitero del Piratello e gli altri giganti verdi del circondario imolese
Cronaca 10 ottobre 2018

Ezio Conti presidente nazionale dell'Urca, associazione venatoria che ha a cuore la protezione degli ecosistemi

Il Consiglio nazionale dell’Urca, l’associazione che raggruppa i cacciatori dell’Appennino, lo scorso 14 settembre ha eletto l’imolese Ezio Conti alla carica di presidente. Una passione, quella per l’attività venatoria, respirata in famiglia fin da ragazzo, anche se non vissuta in prima persona fin da subito. «Ero figlio di contadini – racconta il neopresidente – e i miei fratelli andavano a caccia. Però i soldi erano pochi e io dovevo studiare…».

Oggi in pensione, Ezio Conti è ingegnere elettrotecnico e vanta un passato di progettista all’Anthos, la divisione della Cir poi passata a Cefla, specializzata nelle macchine e attrezzature odontoiatriche e ospedaliere. Ed è stato anche direttore generale dell’Asspi di Bologna, l’associazione sindacale dei piccoli proprietari immobiliari.

L’Unione regionale cacciatori dell’Appennino si è costituita in Emilia Romagna nel 1991 per volontà del senatore del Pci Araldo Tolomelli, allo scopo di gestire la fauna ungulata (cervi, caprioli, daini, cinghiali) attraverso un prelievo venatorio selettivo e programmato. Da allora si sono costituite via via altre Unioni regionali, dal Piemonte alla Sicilia, sino alle 14 attuali. «L’Urca – specifica Conti – si articola a livello territoriale in sezioni regionali, provinciali ed eventualmente locali».

La prima assemblea congressuale di tutte le Unioni regionali si è tenuta nel 2001 a Sasso Marconi, costituendo così l’Urca nazionale. Attenzione però, l’Urca – tiene a rimarcare Conti – non è una delle «tante, tantissime, troppe» associazioni venatorie, tantomeno intende fare loro concorrenza, anche perché associa soltanto cacciatori che siano selettori. «L’Urca – spiega il neopresidente – è l’unica associazione a carattere venatorio che, diversamente da tutte le altre associazioni, interpreta e adotta totalmente la 157, la legge nata nel 1992 che permette l’attività venatoria su tutto il territorio nazionale».

La 157, al punto due dell’articolo 1, recita infatti: «L’esercizio dell’attività venatoria è consentito purché non contrasti con l’esigenza di conservazione della fauna selvatica e non arrechi danno effettivo alle produzioni agricole». Esigenza di conservazione della fauna che l’Urca ha reso ancor più esplicita implementandola. La sua mission – recita infatti il Manifesto fondativo – è la conservazione degli ecosistemi, comprensivi di tutte le specie animali, nessuna esclusa. «Pertanto – chiarisce Conti -, per come è concepita dall’Urca, la caccia non è uno sport ma una forma di gestione che risponde a principi di conservazione della risorsa naturale rinnovabile costituita dalla fauna».

Non solo. Tra gli obiettivi esplicitati dal Manifesto c’è la crescita della sensibilità naturalistica. «Io sono andato nelle scuole a spiegare che tutti gli ecosistemi vanno preservati », racconta Conti. A conferma di ciò, il 12 maggio 2006 è giunto un ambito riconoscimento: con decreto del ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio, l’Urca è stata riconosciuta come «associazione di protezione ambientale». In altre parole, una associazione di cacciatori equiparata, per le finalità e l’attività svolta, alle associazioni ambientaliste. Caso unico in Italia. (fu.an.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 4 ottobre

Nella foto Ezio Conti

Ezio Conti presidente nazionale dell'Urca, associazione venatoria che ha a cuore la protezione degli ecosistemi
Cronaca 9 ottobre 2018

Contributo regionale per le auto ibride, bollo rimborsato anche per quelle comprate nel 2017

Un «premio» per i cittadini che acquistano veicoli a basso impatto ambientale con l’obiettivo di favorire la riduzione dell’inquinamento. Questa la motivazione alla base della decisione della Regione di offrire un contributo fino ad un massimo di 191 euro, per 3 anni, pari al valore del bollo di una vettura di media cilindrata, a chi decide di acquistare un’auto ibrida fino a 9 posti di prima immatricolazione con alimentazione benzina-elettrica, gasolio-elettrica, gpl-elettrica, metano-elettrica o benzina-idrogeno. Non molto ma comunque un risparmio per chi è passato ad un mezzo meno inquinante (che, tra l”altro, possono girare tranquillamente durante i vari blocchi anti smog).

Finora questa possibilità era aperta soltanto a chi aveva acquistato l’auto ibrida nel 2018 e sono già stati 1.250 i cittadini che hanno chiesto il contributo. La Regione, però, aveva “promesso” di verificare nei meandri del bilancio per poter estendere l”opportunità anche a chi aveva comprato l”auto nel corso del 2017. E così ha fatto con l”aggiustamento estivo. Potenzialmente si tratta di altri 5.300 cittadini.

Per ottenere il contributo occorre registrarsi on-line sulla piattaforma http://ambiente.regione.emilia-romagna.it/entra-in-regione/bandi/bandi-2018/bando_bollo, inserendo i dati anagrafici, quelli dell’auto e le coordinate bancarie sulle quale ricevere l’importo dovuto. registrandosi tramite Federa (http://federazione.lepida.it/registrati) oppure con Spid, il sistema pubblico di identità digitale (https://www.spid.gov.it). A quel punto, la Regione provvede in automatico all’accredito nei tre anni. Per stabilire la graduatoria vale l’ordine di arrivo delle domande fino ad esaurimento del plafond da 6 milioni di euro. La registrazione terminerà alle ore 12 del 31 dicembre 2018.

«Avevamo preso un impegno e l’abbiamo mantenuto aumentando il plafond a disposizione con l’assestamento di bilancio – ha dichiarato l’assessore regionale alla Mobilità, Raffaele Donini -. C’è una volontà precisa di agire per tagliare le emissioni, ridurre l’inquinamento e tutelare l’ambiente e la salute. E’ un lavoro che stiamo facendo insieme alle istituzioni e ai privati, per ridisegnare complessivamente il modo di spostarsi, investendo nei mezzi pubblici e mettendoci al fianco di chi adotta comportamenti e stili di vita che contribuiscono a migliorare le condizioni dell’aria che respiriamo».

Le automobili ibride sono sempre più diffuse in Emilia Romagna: dai 2.776 veicoli ibridi immatricolati nel 2015 e si è passati ai 4.369 (+57%) del 2016 e ai 7.056 (tra privati e non) del 2017 (+61% rispetto all’anno precedente). I contributi regionali per le auto ibride si affiancano agli incentivi già previsti dalla legislazione nazionale per l’acquisto delle auto elettriche, esentate dal pagamento del bollo per 5 anni. (r.c.)

Contributo regionale per le auto ibride, bollo rimborsato anche per quelle comprate nel 2017
Cronaca 3 ottobre 2018

Ozzano, le telecamere riprendono chi lascia i rifiuti fuori dai cassonetti e il Comune mette i filmati su Facebook

Aveva scritto che lo avrebbe fatto e ora mantiene la parola data. Il Comune di Ozzano ha cominciato a pubblicare sulla sua pagina Facebook i video di chi abbandona i rifiuti fuori dai cassonetti, registrati dalle telecamere di sorveglianza piazzate vicino alle isole ecologiche.

La tolleranza zero contro questa sgradevole abitudine si arricchisce dunque di una nuova puntata. Come si ricorderà, nei mesi scorsi l”Amministrazione comunale aveva deciso di installare un sistema di videocamere mobili per sorvegliare le isole ecologiche e poter così individuare e sanzionare i trasgressori. L”operazione ha comportato un investimento di 10.000 euro, fondi che, lo precisa il sindaco Luca Lelli, «verranno interamente coperti con le sanzioni previste dal regolamento Atersir, perché riteniamo che non sia giusto far ricadere i costi derivanti da questi comportamenti incivili su tutta la collettività, ma che sia giusto colpire chi trasgredisce».

Dal punto di vista dei risultati pratici, i numeri sono dalla parte del Comune: da quando le telecamere mobili hanno cominciato ad effettuare le riprese, poco più di un mese fa, sono stati notificati ai trasgressori circa 40 verbali. In caso di dubbi, i destinatari dei verbali stessi possono comunque rivolgersi al comando di Polizia municipale per visionare il video relativo all”infrazione contestata, ma intanto le immagini incriminate, ovviamente con le targhe e ogni altro elemento identificativo offuscate, potrebbero già essere finite sotto gli occhi di un pubblico piuttosto vasto.

Meglio allora pensarci due volte, anche perché la scusa più comune, «il cassonetto era pieno», non attacca. «Vorrei ricordare – spiega in proposito il sindaco Lelli – che un cassonetto pieno non giustifica mai l”abbandono del rifiuto in quanto può essere gettato  in un altro cassonetto del territorio, di solito a breve, se non a brevissima distanza. Grande senso di civiltà sarebbe poi fare la segnalazione del cassonetto pieno ad Hera  tramite l”app “il Rifiutologo”, scaricabile su un qualsiasi smartphone o, in alternativa, utilizzando l”app Comuni-chiamo presente sul sito del Comune, oppure, in caso di impossibilità o difficoltà nell”utilizzo delle App, è sufficiente comunicarlo telefonicamente all”ufficio ambiente del Comune».

Si vedrà nel tempo se questa forma di punizione pubblica servirà a far desistere gli «abbandonatori seriali di rifiuti» dai loro propositi.

Nella foto uno dei video pubblicati sulla pagina Facebook del Comune di Ozzano, nel quale si scorge una persona che abbandona un paio di materassi accanto al cassonetto

Ozzano, le telecamere riprendono chi lascia i rifiuti fuori dai cassonetti e il Comune mette i filmati su Facebook
Cronaca 3 ottobre 2018

La trappola brevettata made in Imola per catturare le zanzare tigre inventata da Maurizio Magnani

Tutti presi dal crollo delle temperature ci siamo già dimenticati delle zanzare e dei tanti guai che hanno causato fino a pochi giorni fa, in particolare la culex con l”emergenza del virus West Nile.  Per farsi trovare pronti al ritorno dell”afa e dei fastidiosi insetti, uno strumento potrebbe essere la trappola brevettata ideata dall’imolese Maurizio Magnani, titolare di Imola Disinfestazioni.

Qualche anno fa, assieme al forlivese Stefano Zamboni, al bolognese Gregorio Gentile e al Centro agricoltura ambiente di Crevalcore, ha messo a punto una soluzione innovativa che attira le zanzare tigre e che, con le opportune modifiche, potrebbe essere adattata alla cattura anche delle culex pipiens. «La trappola – spiega – diffonde mediante una ventola un attrattivo sonoro, che riproduce il battito delle ali delle zanzare femmina e attira quindi i maschi; un secondo attrattivo simula il sudore umano e un terzo liquido attrae le femmine in cerca di un sito dove deporre le uova.

Due anni fa l’invenzione di Magnani e soci si è aggiudicata il Premio Ipr, dedicato alla tutela della proprietà intellettuale e promosso dalla Fondazione Cassa di risparmio di Imola e da Innovami, che hanno messo in palio risorse per l’ottenimento di brevetti europei e internazionali. Lo scorso anno la trappola ha ottenuto anche il brevetto italiano ed è stata presentata la domanda per quelli europeo e statunitense.

Purtroppo l’invenzione non è ancora in commercio. «Siamo in contatto con una ditta italiana per la produzione e speriamo possa esserlo dal 2019». Con le opportune modifiche, come detto, la trappola potrebbe servire anche per catturare la culex pipiens (che è attratta dall’anidride carbonica). In ogni caso, lo stesso Magnani la vede come «un complemento ai trattamenti larvicidi e sui focolai. Se un privato non esegue i trattamenti nei tombini le trappole servono a poco».

Magnani è molto noto in zona, perché i Comuni di Imola, Castel San Pietro, Medicina e Ozzano ha l”incarico del controllo qualità sull”attività di disinfestazione. (lo.mi.)

Nella foto Maurizio Magnani e una ovitrappola per il monitoraggio della lotta alle zanzare (non si tratta della trappola brevettata) 

La trappola brevettata made in Imola per catturare le zanzare tigre inventata da Maurizio Magnani
Cronaca 1 ottobre 2018

Smog, in vigore da oggi 1° ottobre i limiti alla circolazione di veicoli e all'uso di camini e stufe inquinanti

Primo giorno di ottobre e come ogni anno entrano in vigore in Emilia Romagna le misure contro lo smog, che dureranno fino al 31 marzo 2019. Si tratta di misure di due tipi: quelle che limitano la circolazione per i veicoli più inquinanti al fine di ridurre le emissioni in atmosfera e quelle per incentivare la mobilità sostenibile.

Procedendo con ordine, da oggi e per i prossimi sei mesi, nei 30 comuni della regione che hanno aderito al Pair (Piano aria integrato regionale), non potranno circolare dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 18.30 e nelle domeniche ecologiche i mezzi a maggiore impatto ambientale: i ciclomotori pre-euro, i veicoli a benzina fino all’euro 1 e i diesel euro 1, 2, 3 e 4. I divieti si estenderanno anche alle altre domeniche in caso di superamento per più di quattro giorni dei livelli di pm10 nell’aria. Nel circondario le limitazioni riguardano Imola, nei territori limitrofi si applicano a Ozzano (insieme agli altri comuni dell’agglomerato di Bologna), Faenza e Lugo.

La normativa prevede comunque una serie di eccezioni per alcune categorie di persone che potranno muoversi con qualsiasi mezzo, senza limitazioni: i lavoratori turnisti, chi si muove per motivi di cura, assistenza ed emergenza, chi accompagna bambini a scuola e le persone con un Isee annuo fino a 14 mila euro. Nessun divieto anche per i veicoli che viaggiano con almeno tre persone a bordo, se omologati per quattro o più posti e con almeno due persone, se omologati per due o tre posti a sedere (car pooling), per quelli con alimentazione a metano, Gpl, elettrica e ibrida. Altre deroghe riguarderanno, ad esempio, le imprese.

Alla seconda categoria, quella delle misure per favorire la mobilità sostenibile, appartengono l’autobus gratis per i pendolari abbonati al treno, gli eco-bonus fino a 10 mila euro per la rottamazione dei veicoli commerciali diesel fino a euro 4 e il contributo annuo di 191 euro per tre anni (in sostanza la spesa per il bollo) per chi compra un’auto ibrida.

Sono inoltre confermate le restrizioni, che hanno provocato qualche polemica nelle settimane scorse, all’uso dei camini aperti tradizionali (senza sportello di chiusura), delle stufe o delle caldaiette con efficienza energetica inferiore al 75%, ossia quelle meno efficienti e più inquinanti, di classe “1 stella”. Sono tuttavia esclusi dal divieto i comuni montani, le abitazioni che non abbiano sistemi alternativi di riscaldamento, le attività commerciali come pizzerie e ristoranti.

Possono essere liberamente usati gli impianti a biomassa (legna o pellet) di classe 2 stelle o superiore, ovvero la stragrande maggioranza di quelli recenti o di nuova installazione come quelli acquistati con il contributo del Conto termico nazionale.

In caso di emergenza, che scatterebbe nel caso si registrassero quattro giorni consecutivi di sforamenti dei limiti di pm10, i divieti si farebbero più stringenti e riguarderebbero anche i veicoli a benzina fino all”euro 4 e le stufe fino alla classe “2 stelle”, oltre all’obbligo di abbassare la temperatura nelle abitazioni a 19 gradi e nelle aziende a 17. Se i giorni di sforamento consecutivi salissero a 10, anche le stufe classe “3 stelle” sarebbero incluse nelle limitazioni.

Nell”immagine l”infografica della Regione sulle limitazioni alla circolazione dei veicoli

Smog, in vigore da oggi 1° ottobre i limiti alla circolazione di veicoli e all'uso di camini e stufe inquinanti
Cronaca 26 settembre 2018

Rifiuti, la sindaca Sangiorgi: “A Imola differenziata al 71,7%, nel 2019 riorganizzazione della raccolta in centro'

Nella città più grande del circondario imolese la riorganizzazione della raccolta differenziata è stata avviata gradualmente a partire dal 2016, prima nei quartieri, poi nelle frazioni e infine nella zona industriale. Questo il punto con la sindaca Manuela Sangiorgi, che detiene la delega all’Ambiente.

Partiamo dal presente. A Imola le nuove modalità di raccolta differenziata sono state introdotte gradualmente dal 2016. Da che percentuali partivamo e dove siamo arrivati oggi?
«La ristrutturazione del sistema di raccolta dei rifiuti urbani è stata implementata in cinque fasi. Dal 2013 al 2015 la percentuale di differenziata, calcolata secondo la metodologia stabilita dalla Regione Emilia Romagna, che permette di considerare anche i rifiuti assimilati, si attestava al 55 per cento. Il dato del 2017, già validato dalla Regione, è salito al 65,1%. Il dato su base mensile relativo a luglio 2018 è del 71,7 per cento. Dalle analisi merceologiche eseguite dal gestore sulle singole frazioni risulta inoltre un elevato grado di purezza per le raccolte differenziate».

Ci sono criticità? E se sì quali e dove in particolare?
«La riorganizzazione ha comportato un notevole cambiamento nelle abitudini. Dopo un periodo di assestamento, il sistema è stato in generale accettato dalla maggior parte della cittadinanza, che ha dimostrato spirito di collaborazione. Vi sono tuttavia alcune problematiche tecniche non del tutto risolte da parte dell’attuale gestore, ad esempio in fase di svuotamento di alcuni contenitori, e segnalazioni di cittadini per problematiche specifiche, quali la distanza o vicinanza delle abitazioni dai cassonetti. Si registrano inoltre ancora abbandoni di rifiuti fuori dai contenitori, così come avveniva col sistema precedente. Sul territorio sono attive le guardie ambientali metropolitane che svolgono una preziosa attività di monitoraggio e di vigilanza».

In altri comuni limitrofi sono state apportate modifiche. Ad esempio, il bidone dell’umido è stato sostituito con un cassonetto a pedali, è stato eliminato il pulsante da premere per attivare il cassonetto e la calotta dell’indifferenziato è più grande. Sarà possibile apportarle anche a Imola?
«Il cambio dei contenitori richiederebbe un nuovo investimento che graverebbe sulla Tari pagata dai cittadini. Inoltre anche le scelte fatte in altri Comuni possono presentare aspetti non del tutto positivi. Al momento questa Amministrazione intende analizzare con attenzione il sistema, compresi i costi che vengono imputati, anche per valutare il cambiamento delle modalità di raccolta. Inoltre, mi preme sottolineare che abbiamo chiesto all’attuale gestore di innovare le modalità di pulizia delle aree pubbliche, con sistemi più efficienti e a minore impatto ambientale».

Il centro storico, anche per via della sua peculiarità, finora è rimasto escluso dalla riorganizzazione. Quali idee ha in proposito e da realizzare in quali tempi?
«E’ al vaglio della Giunta in questi giorni un primo progetto, rispetto al quale sono attesi aggiornamenti. Si può arrivare ad una riorganizzazione entro il 2019». (gi.gi.)

L”intervista completa è su «sabato sera» del 20 settembre

Nella foto cassonetti a Imola

Rifiuti, la sindaca Sangiorgi: “A Imola differenziata al 71,7%, nel 2019 riorganizzazione della raccolta in centro'
Cronaca 26 settembre 2018

Rifiuti, circondario di Imola virtuoso nella differenziata: con il 72,2% ad un passo dall'obiettivo regionale per il 2020

Il nuovo sistema di raccolta differenziata introdotto, seppur con qualche differenza, negli ultimi anni in tutti e dieci i comuni del circondario imolese, fa seguito alla legge regionale 16 del 2015, «Disposizioni a sostegno dell’economia circolare, della riduzione della produzione dei rifiuti urbani, del riuso dei beni a fine vita, della raccolta differenziata». Significa creare un ciclo virtuoso in cui non vi siano, se non in minima parte, prodotti di scarto (i rifiuti indifferenziati) e, viceversa, aumentino i rifiuti riutilizzabili e riciclabili. Per farlo la Regione ha indicato come obiettivo il raggiungimento del 73% di raccolta differenziata al 2020. Per i comuni vi sono obiettivi specifici per aree omogenee: il 70% per l’area dei capoluoghi di provincia e della costa, il 65% per la montagna e il 79% per la pianura. Da qui, per l”appunto, la necessità anche di introdurre dei correttivi alla raccolta differenziata che già veniva fatta, che nel circondario è gestita da Hera.

Sono state introdotte le isole ecologiche di base (ieb) che raggruppano sei contenitori differenti, ossia cassonetti per l’indifferenziato con riduttore a calotta (che consente l’introduzione di sacchetti soltanto fino a 22 o 30 litri), cassonetti per plastica e lattine, carta e cartone, sfalci e potature, organico (a mano o a pedale) e, infine, una campana per il vetro. Ad esclusione di quest’ultima, gli altri si aprono soltanto con la tessera nominativa.

Dal 2015, a partire da Medicina fino a Mordano che ha introdotto i nuovi cassonetti solo di recente, tutti i comuni si sono adeguati, seppur con alcune discrepanze che andranno colmate per raggiungere gli obiettivi regionali, vedi Medicina (dove non sono state ancora distribuite le tessere e i cassonetti si aprono ancora liberamente) e la vallata del Santerno. In questi territori non sono ancora stati introdotti né i contenitori dell’umido, né la calotta per l’indifferenziato.

In alcuni comuni il balzo in avanti nella raccolta differenziata è stato notevole. Castel Guelfo si piazza al primo posto con l’86% (partiva dal 65,1%), tallonato da Dozza all’85% (che, partendo da appena il 55,2%, ha ottenuto finora l’incremento maggiore), Castel San Pietro al 77% e Imola al 71,7% (che sale al 73% se consideriamo le sole zone già riorganizzate). Seguono poi Medicina (65,3%), Castel del Rio (61,7%), Casalfiumanese (59,9%) e Borgo Tossignano (54,9%). Fanalino di coda è Fontanelice, passato dal 41,1 al 51,2%. Per Mordano, che partiva dal 62,7%, ancora non sono stati resi noti i primi dati perché i cassonetti si possono aprire con la tessera soltanto dall’11 settembre. Nel circondario imolese complessivamente la raccolta differenziata è passata dal 57,5% del 2016 al 72,2% del luglio del 2018. (gi.gi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 20 settembre

Nella foto la Carta Smeraldo

Rifiuti, circondario di Imola virtuoso nella differenziata: con il 72,2% ad un passo dall'obiettivo regionale per il 2020
Cronaca 23 settembre 2018

Parte a ottobre con lezioni anche a Imola il corso di formazione per diventare Guardie ecologiche volontarie

Sono aperte le iscrizioni al corso di formazione integrato per Guardie ecologiche volontarie (Gev) e ambientali-zoofile, che si terrà dal prossimo ottobre a febbraio-marzo 2019.

Il corso, indetto dal Raggruppamento delle Guardie ambientali-ecologiche e zoofile volontarie affiliato a Legambiente della Città metropolitana di Bologna, con il supporto del Servizio aree protette, foreste e sviluppo della montagna della Regione Emilia-Romagna e di Arpae Bologna, è gratuito e si svolgerà a Bologna e Imola (in streaming) per un totale di 93 ore di lezioni teoriche più esercitazioni e uscite sul campo.

Possono frequentare il corso i cittadini italiani o di un altro Stato Ue maggiorenni e che abbiano concluso la scuola dell’obbligo, in regola con gli obblighi di leva (se tenuti in base alla vecchia legge), che non abbiano subito condanne per delitti e godano di diritti civili e politici. Al termine del percorso di formazione, è previsto un esame teorico e pratico che abiliterà i partecipanti a svolgere i numerosi compiti di controllo e vigilanza assegnati alle Guardie ecologiche volontarie.

In Emilia Romagna il Servizio di vigilanza ambientale di Legambiente conta circa 500 guardie giurate, che svolgono sia interventi di vigilanza sul territorio che compiti di sensibilizzazione e diffusione della conoscenza del territorio e della sua tutela.

Informazioni: tel. 349 4500164 – email corpo@cgam.it. 

Parte a ottobre con lezioni anche a Imola il corso di formazione per diventare Guardie ecologiche volontarie

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