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Economia 18 giugno 2018

Addio diserbanti chimici, a Codrignano le erbacce le eliminano col vapore

Basta diserbanti chimici, largo al vapore. E’ la scelta originale di Andrea Landi, titolare assieme alla moglie Alessandra Gentilini dell’azienda agricola “Il sole nella frutta” di Codrignano di Borgo Tossignano. Da quest’anno, per eliminare le erbacce dai suoi campi utilizza solo acqua, portata a una temperatura di circa 160 gradi. «Per poter dare un prodotto sempre più salubre ai nostri clienti – spiega Landi – abbiamo deciso di abbandonare la pratica del diserbo chimico». Il tema si collega al discusso glifosato, il principio attivo più usato al mondo nei prodotti erbicidi e che alcuni studi sostengono sia nocivo alla salute. L’Unione europea ha più volte rinviato un pronunciamento in merito e anche in Italia il suo uso è a tutt’oggi consentito nelle quantità previste dai disciplinari.

«Prima usavamo un erbicida sistemico a base di glifosato – dettaglia l’agricoltore -. Il disciplinare ammette sei chili di prodotto per ettaro, ma noi lo usavamo con un dosaggio più basso, comunque efficace. E nonostante i dispositivi di protezione come maschera, tuta e guanti, alla fine di una giornata di lavoro lo sentivo addosso». Ora con il vapore è tutta un’altra cosa. «Se aggiungessi un po’ di eucalipto, potrei fare anche l’aerosol – scherza -. La scorsa primavera abbiamo acquistato una caldaia, che viene attaccata al trattore. Il vapore “lessa” le erbacce, facendo seccare gli steli. Più volte si passa e più il diserbo è efficace. Usiamo questo metodo nel frutteto. La macchina è dotata di una campana che ci permette di evitare i tronchi, mentre per zone più definite come l’orto usiamo una lancia manuale, simile a quella di una idropulitrice, con un getto più limitato. So che in Austria e in Germania questo sistema viene usato anche dalle amministrazioni comunali per la gestione del verde pubblico».

Acqua e gasolio sono la materia prima. «Servono dieci quintali d’acqua per ettaro e 4-5 litri di gasolio all’ora. Rispetto a un diserbante chimico occorre più tempo e più manodopera. Dal punto di vista economico è meno conveniente, ma si guadagna in salubrità».

L’investimento, di circa 20 mila euro, partecipa al bando per la copertura al 50% con fondi del Psr regionale. Per ora, a usare il vapore sono ancora in pochi. «L’azienda modenese, l’unica a produrre caldaie di questo tipo in Italia, ci ha detto che siamo gli unici clienti nel circondario imolese e tra i pochi in Italia».Per distinguersi, i titolari puntano non solo sul vapore, ma anche sul colore. «Oltre alle patate viola, gialle e rosse – conclude il titolare – da quest’anno produciamo fagiolini viola e bietole con steli gialli, fucsia e arancioni». In questo caso a lessarle, però, ci deve pensare il cliente. (lo.mi) 

Nella foto Andrea Landi impegnato nella “vaporizzazione” delle erbacce

Addio diserbanti chimici, a Codrignano le erbacce le eliminano col vapore
Cronaca 18 giugno 2018

A Castel Guelfo l’antizanzare nebulizzato protegge bar, bocce e parco giochi

Alzi la mano chi non è mai stato infastidito dal ronzio di una zanzara o, peggio ancora, dal prurito dopo essere stato punto. A Castel Guelfo la caffetteria Settecento e il circolo Arci, in collaborazione con la ditta Edera ambiente, hanno cercato una soluzione alternativa per i clienti del bar e i giocatori dei vicini campi da bocce e nei giorni scorsi hanno posizionato un sistema automatico antizanzare (Freezanz) che utilizza una miscela di oli essenziali naturali antizanzara.

In pratica, il liquido corre lungo un tubicino quasi invisibile e, tramite 29 ugelli, viene nebulizzato negli orari ritenuti più critici. «Non uccide le zanzare, bensì è un “disabituante”, ossia serve per farle allontare perché emana un odore sgradevole per questi insetti, ma non per l’uomo» spiega Danilo Brintazzoli di Edera ambiente, che ha installato l’impianto.

«L’idea è venuta a Luca Righini della caffetteria Settecento e come Arci abbiamo deciso di collaborare – spiega il presidente di Arci Castel Guelfo, Ruggero Morini -. In pratica, l’impianto è stato installato sia a protezione dell’area esterna del bar, sia lungo il perimetro della recinzione dei due campi da bocce a due metri d’altezza. In questo modo, riesce a proteggere anche il vicino parco giochi dove spesso ci sono anche famiglie e bambini».

Impianti di questo genere stanno prendendo piede soprattutto negli ultimi anni. «Vengono installati ad esempio in ristoranti e campeggi, ma anche in giardini privati – dice Brintazzoli -. L’impianto può essere portatile, e si parte da un costo di 400 euro, mentre per macchinari fissi dai 1.500 euro in su». (gi.gi.) 

Nella foto un particolare del tubo e uno degli ugelli che nebulizzano il prodotto antizanzare

A Castel Guelfo l’antizanzare nebulizzato protegge bar, bocce e parco giochi
Economia 14 giugno 2018

Fiera Agricola del Santerno, animali e agricoltura per tre giorni protagonisti al Sante Zennaro

Al centro della scena pecore, capre, cavalli, galline, asini… E” la Fiera agricola del Santerno, ovvero la biodiversità ritrovata. L’Associazione regionale allevatori dell’Emilia Romagna (Araer) al centro dell”ottava edizione della Fiera imolese in programma dal 15 al 17 giugno presso il complesso Sante Zennaro, in via Pirandello 12. Un appuntamento molto atteso soprattutto dalle famiglie e dai bambini.

Quest’anno, come detto, tocca al comparto zootecnico degli ovini occupare la scena principale e a questo proposito Araer, in stretta collaborazione con l’Associazione nazionale della pastorizia (Assonapa) organizzerà la prima mostra interregionale degli ovini di razza Suffolk iscritti al Registro anagrafico e la sesta mostra interregionale degli ovini di razza Bergamasca e Massese iscritti al Libro genealogico. Non solo. All’interno della rassegna verrà allestito il «villaggio degli ovini», dove verranno sistemati 5 esemplari per ognuna delle 10 razze ovine da carne presenti: Appenninica, Bergamasca, Biellese, Sopravissana, Cornigliese, Fabrianese, Cornella Bianca, Suffolk, Texel, Berichonne du cher. Qui sarà inoltre allestito uno spazio degustazione dove sarà possibile assaggiare i prelibati arrosticini di carne ovina.

«Saranno due giorni molto interessanti – spiega il direttore di Araer, Claudio Bovo – perché ci sarà la possibilità di ammirare e conoscere da vicino numerose razze ovine che fino a qualche decennio fa erano una parte integrante della zootecnia del territorio. Da un po’ di tempo a questa parte, purtroppo, stiamo assistendo a un progressivo depauperamento che noi guardiamo con preoccupazione e che cerchiamo di contrastare anche con manifestazioni come la Fiera agricola del Santerno, la cui caratteristica è proprio quella di dare grande spazio al tema della biodiversità, oggi sempre più richiamata e indubbiamente centrale nel dibattito sulla salvaguardia dell’ambiente e delle razze zootecniche, a partire da quelle autoctone. In questo contesto la città di Imola dimostra di essere una piazza estremamente importante per l’intera area romagnola e non possiamo che esprimere un plauso all’Amministrazione comunale che in questi ultimi anni ha voluto riprendere e rilanciare questa rassegna fieristica incentrandola proprio sul tema della biodiversità».

Nel corso della manifestazione, Araer organizzerà anche gli spettacoli equestri nelle rappresentazioni storiche che avranno come protagonisti gli splendidi cavalli di razza Bardigiano, mentre l’Associazione allevatori asini di razza Romagnola (Asirara) collabora nella realizzazione dell’ottava rassegna interregionale della razza asino Romagnolo.

La Fiera agricola verrà inaugurata domani, venerdì 15 giugno, alle ore 18.30. Dopo il taglio del nastro e la benedizione da parte del vescovo della diocesi Tommaso Ghirelli, si esibirà la banda musicale Città di Imola. La rassegna il primo giorno aprirà i battenti dalle ore 18 sino alle 23, proseguendo il giorno dopo, sabato, dalle ore 9 alle 23 e domenica, giornata conclusiva, dalle ore 9 alle 21. L’ingresso è gratuito.

La Fiera si svolgerà anche in caso di maltempo.

Foto dall”edizione 2017 della Fiera agricola del Santerno

Fiera Agricola del Santerno, animali e agricoltura per tre giorni protagonisti al Sante Zennaro
Cronaca 11 giugno 2018

La missione quotidiana delle Guardie ambientali, fra rifiuti e tutela del territorio

Il mattino ha l’oro in bocca, ma anche l’immondizia. Per accorgersi di quanto sia diffuso il malcostume di abbandonare i rifiuti bisogna infatti uscire di primo mattino, quando né i camion degli operatori ecologici né gli addetti alla pulitura delle isole ecologiche di base hanno ancora iniziato la propria giornata lavorativa. Ed essere mattinieri è proprio quello che normalmente fanno le Gam, il corpo delle Guardie ambientali metropolitane impegnato nella tutela dell’ambiente, per vigilare e indagare, è proprio il caso di dirlo, anche sull’abbandono dei rifiuti.

Quello dei rifiuti, manco a dirlo, è attualmente il settore che impegna maggiormente le Gam. «Si possono trovare sacchetti abbandonati in ogni isola ecologica – ci anticipa Aldo Gardi, presidente delle Gam della Città metropolitana di Bologna -. Perché ciò avviene? C’è chi dimentica la tessera, chi tenta di introdurre nel cassonetto un sacchetto troppo grande, chi trova il meccanismo del cassonetto inceppato… Però – aggiunge – l’esperienza quotidiana ci dice che ci sono postazioni dove l’abbandono è più frequente, e quindi probabile, e che quindi controlliamo ad ogni uscita».

Armato di guanti e gel disinfettante, Gardi non ha paura di ispezionare il contenuto dei sacchi abbandonati fuori dai cassonetti. E se trova qualcosa che permetta di individuarne la provenienza, quindi l’autore dell’infrazione, scatta la sanzione. «E’ un’eventualità alla quale non vorremmo ricorrere – commenta la Gam -, ma ci sono circostanze sulle quali non si può transigere perché il servizio di raccolta dei rifiuti c’è e va rispettato. La salvaguardia dell’ambiente è responsabilità di tutti. Purtroppo rifiuto chiama rifiuto, per questo è importante il controllo di tutti affinché tutti conferiscano i rifiuti correttamente. Un’altra soluzione potrebbe essere l’uso di telecamere mobili, itineranti, perché i furbetti dei rifiuti si spostano dove non ci sono telecamere fisse».

Chi sono le Gam. Quello delle Gam è un corpo nato quattro anni fa da una scissione dalle Gev, le Guardie ecologiche volontarie, allo scopo di creare un nucleo operativo in maniera specifica sul territorio della ex provincia. Il corpo delle Gam ggi conta un centinaio di soci, di cui 57 volontari per il territorio del circondario imolese fra guardie (ecologiche e zoofile) ed assistenti collaboratori. Cinquantadue soci operano invece a Bologna e nei vicini comuni di pianura. Fra i loro compiti le Gam non vigilano solo sull”abbandono dei rifiuti ma monitorano la salute dell”ambiente, vigilano i parchi naturali, controllano il corretto comportamento di cani e padroni e molte altre attività legate all”ambiente.

Il prossimo corso per diventare guardia ambientale metropolitana si terrà il prossimo ottobre. Ma perché diventare una guardia volontaria? «Alle generazioni future vogliamo lasciare un mondo migliore, per cui l’ambiente va rispettato e tutelato. Ma c’è ancora chi non sa farlo oppure non vuole farlo. Ecco perché è importante intervenire», rispondono alcuni volontari. (mi.mo.)

Nella foto: Gam ispezionano sacchetti di rifiuti abbandonati

La missione quotidiana delle Guardie ambientali, fra rifiuti e tutela del territorio
Cronaca 1 giugno 2018

La discarica rimane chiusa, il Consiglio di Stato nega la sospensiva per la riapertura

Il Consiglio di Stato ha negato la sospensiva alla Regione contro la sentenza del Tar, risalente a gennaio, che bocciava l’ampliamento «volumetrico in sopraelevazione» della discarica di Imola. In sostanza l’autorizzazione della Regione stessa che aumentava la capienza della Tre Monti per ulteriori 375 mila tonnellate. Quindi tutto per il momento rimane com’è, la discarica esaurita e chiusa, viene usata solo una fossa per smistare i rifiuti indifferenziati urbani dei comuni che fanno capo a ConAmim che arrivano coi campattatori e sono poi ricaricati su camion per spedirli ai termovalorizzatori e in altri impianti per lo smaltimento.

Ora si dovrà attendere la sentenza nel merito ma la decisione dei magistrati del Consiglio di Stato ha chiaramente fatto gioire per primi Wwf, Panda Imola e Legambiente Imola e Medicina, i firmatari dell”appello presentato al Tar, che da tempo si battono per la chiusura definitiva della discatica imolese. 

Una linea sulla quale concorda il Movimento 5 Stelle e la candidata sindaco a Imola, Manuela Sangiogi: “Grande risultato, ottenuto anche grazie all”azione del Movimento 5 stelle, che da sempre chiede lo stop alla discarica e la sua bonifica”.

Stessi toni da parte anche di un altro candidato sindaco, Filippo Samachini: “Come Sinistra Unita Imola siamo sempre stati a favore della chiusura della discarica, contrari alla sopraelevazione e all”ampliamento”.

Per il Popolo della Famiglia ha commentato Mirko De Carli capogruppo a Riolo Terme che condivide l”area della discarica con Imola “La magistratura dimostra di sapere tenere ferma la posizione del buon senso”.

E per la coalizione di centrodestra e il candidato sindaco Giuseppe Palazzolo: “Imola non voleva il raddoppio della discarica, chi ha amministrato non ha saputo ascoltare il territorio. Ora noi abbiamo il dovere di dare ascolto a queste istanze”.

Nella foto d”archivio la discarica Tre Monti

La discarica rimane chiusa, il Consiglio di Stato nega la sospensiva per la riapertura
Cronaca 1 giugno 2018

Ex ferrovia Budrio-Massa Lombarda, nuovo studio di fattibilità per utilizzare il vecchio sedime

La vecchia ferrovia Budrio-Massa Lombarda, dismessa da oltre cinquant’anni, torna a far parlare di sé. Di recente, infatti, il Comune di Medicina ha deciso di stanziare circa 20 mila euro per l’aggiornamento dello studio di fattibilità sulla ferrovia. L’occasione è stata la convocazione della Commissione consigliare di studio sulla Ferrovia Budrio–Medicina–Massa Lombarda, istituita a inizio anno per approfondire il tema alla quale hanno partecipato anche dirigenti e tecnici della Città metropolitana e della Regione, nonché assessori dei comuni limitrofi.

I 26 chilometri della Budrio-Massa Lombarda, gestiti dalla Società Veneta, vennero inaugurati nel 1887, anno in cui fu attivato anche il tracciato della Bologna–Budrio-Portomaggiore, migliorando in questo modo i collegamenti su strada ferrata fra i paesi serviti dalla linea con Bologna. Fino agli anni Cinquanta le locomotive erano a vapore, poi vennero sostituite da quelle termiche. L’avvento dell’automobile fu tra i principali motivi che portarono alla chiusura della linea nel 1964, quando il servizio venne via via sostituito da autobus.Nel 2003 la società Metis-Gruppo T Bridge svolse per conto della Provincia di Bologna uno studio di fattibilità per il ripristino della linea ferroviaria che parlava di oltre 130 milioni di euro necessari per la riattivazione delle rotaie. Inoltre da tempo Legambiente, e più di recente il Movimento 5 stelle, chiedono a gran voce la riattivazione del percorso. Sono state create pagine Facebook per sensibilizzare sul tema e anche una petizione su www.change.org, firmata da 464 persone.

Nel frattempo, nel 2015 la Città metropolitana ha chiesto che il tracciato della linea ferroviaria e il cosiddetto «corridoio di salvaguardia», ossia quella striscia che verrebbe utilizzata in caso di ripristino della ferrovia, sparissero dalle mappe del Psc. «Il corridoio vincola i proprietari dei terreni che, in sostanza, non possono utilizzarli – aveva chiarito il vicesindaco, Matteo Montanari –. Ad ogni modo, in quel tratto non è comunque possibile costruire case, quindi se un domani ci fossero le condizioni per riattivare la linea ferroviaria, si potrebbe sempre tornare indietro».

Da qui, dunque, la decisione di far eseguire un nuovo studio di fattibilità, pur consapevoli che, visti i costi, il passaggio dei treni da Medicina è, per certi versi, un sogno ancora lontano. «Guardando al futuro, così come chiesto anche nel Piano strategico locale, serve l’aggiornamento dello studio per valorizzare e tutelare l’ex sedime ferroviario, per tenere aperta quella porta» spiega Montanari. Per quanto riguarda il tratto medicinese, «il vecchio sedime è praticamente tutto percorribile, soltanto a Villa Fontana c’è il parcheggio delle scuole e in via del Piano le case sono molto vicine, «ma era stato individuato un tracciato alternativo – ricostruisce Montanari -. Inoltre, da via Licurgo Fava a Ganzanigo è stata realizzata una ciclabile».

Il sedime è in parte del Comune e in parte di privati, ma soprattutto è di proprietà di Conami, che al di sotto ha le tubazioni dell’acqua. (gi.gi.) 

Nelle foto l’ex stazione di medicina e il piazzale

Ex ferrovia Budrio-Massa Lombarda, nuovo studio di fattibilità per utilizzare il vecchio sedime
Cronaca 30 maggio 2018

Nuova raccolta dei rifiuti, i cassonetti non si aprono… la colpa è della tessera col buco

Tutte le novità necessitano di rodaggio e pure di un po’ di attenzione per metterle in pratica. A Castel San Pietro, ad esempio, qualcuno aveva bucato la Carta Smeraldo per infilarci un cordoncino e queste non funzionavano. I nuovi cassonetti dei rifiuti non si aprivano dato che era stato danneggiato il chip interno che permette al meccanismo di scattare.

Da ieri, infatti, martedì 29 maggio, in tutto il territorio castellano è necessario utilizzare la tessera nominale, distribuita in questi mesi da Hera, che gestisce la raccolta per il Comune, per aprire i contenitori stradali per la raccolta differenziata dei rifiuti. Ma, come fanno presente dal Comune con una nota, le tessere “non devono essere assolutamente forate, piegate o altro”. Chi aveva bucato la sua tessera si è dovuto recare a sostituirla.

Tra l’altro, domani è prevista l’ultima giornata apertura straordinaria di giovedì (dalle ore 15 alle 19) dello sportello al primo piano del municipio in piazza XX Settembre per ritirare le tessere nominali. Nel mese di giugno lo sportello sarà aperto in municipio a Castello solo il mercoledì (ore 9-13 e ore 15-19), mente al centro civico di Osteria Grande il martedì (ore 15-20).La tessera Carta Smeraldo può essere utilizzata in tutti i cassonetti installati nell’intero territorio comunale. (r.c.)

Nuova raccolta dei rifiuti, i cassonetti non si aprono… la colpa è della tessera col buco
Cronaca 22 maggio 2018

Nuova raccolta dei rifiuti, a Castello cassonetti chiusi da lunedì, ultimi giorni per ritirare la tessera

Cassonetti apribili senza tessera fino al 28 maggio a Castel San Pietro. Nonostante si sia deciso di prorogare l”apertura libera dei cassonetti (in origine prevista solo fino al 7 maggio), si avvicina anche per i castellani la data fatidica in cui diventerà operativa la nuova modalità di racconta con la tessera nominale. Per aprire i contenitori stradali dell”immondizia da lunedì prossimo occorrerà utilizzare, la cosiddetta Carta Smeraldo.

Per facilitare gli utenti che devono ancora ritirare la tessera sono previste altre due aperture straordinarie degli sportelli dedicati nelle giornate di giovedì 24 maggio dalle ore 15 alle 19 in municipio a Castel San Pietro e venerdì 25 maggio dalle ore 15 alle 20 nel centro civico di Osteria Grande. In parallelo, proseguono le tradizionali giornate di apertura ma con orario ampliato: al centro civico di Osteria Grande il martedì dalle ore 15 alle 20 e in municipio il mercoledì dalle ore 9 alle 13 e dalle 15 alle 19. Occorre ricordarsi di portare i riferimenti del contratto o una bolletta Tari di recente emissione.

Nella foto un informatore ambientale ad Osteria Grande

Nuova raccolta dei rifiuti, a Castello cassonetti chiusi da lunedì, ultimi giorni per ritirare la tessera
Cronaca 21 maggio 2018

L’Enpa, le volontarie e gli oltre 200 gatti delle colonie feline dozzesi

I gatti accompagnano e rallegrano le giornate di molti, ma il loro carattere indipendente è universalmente riconosciuto. Come diceva lo scrittore William S. Burrroughs, «il gatto non offre servigi, offre sè stesso, naturalmente vuole cura ed un tetto». Eppure anche sul nostro territorio ci sono molti gatti che «cura ed un tetto» non li hanno ancora trovati, oppure sono stati abbandonati, dando vita all’annoso problema del randagismo. Per fortuna c’è chi si prende cura di loro.

A Dozza è l’Enpa a svolgere questo compito dopo avere stipulato, quattro anni fa, una convenzione con il Comune per occuparsi dei gatti randagi che, per legge, sono di proprietà del sindaco. Tra Dozza e Toscanella, i dieci volontari di Enpa seguono ventidue colonie feline che ospitano ben duecento gatti.Uno dei problemi principali è nutrire adeguatamente i mici delle colonie. Oltre alle raccolte di cibo, i volontari possono contare anche su iniziative a livello nazionale.

Quest’anno il progetto «Pappa per tutti», nato da una collaborazione tra Purina Friskies ed Enpa nazionale, ha permesso di raccogliere un milione di pasti che sono stati distribuiti tra le sezioni locali. «A Dozza nei mesi scorsi sono stati consegnati due bancali, cioè ottocento chili di cibo che corrispondono a duemila pasti» conferma Marco Bravi, responsabile nazionale comunicazione e sviluppo iniziative di Enpa. Nutrire i gatti però non è l’unico problema, come racconta la tesoriera dell’Enpa dozzese, Roberta Ferri.

«I Comuni della vallata del Santerno e Castel Guelfo hanno stipulato convenzioni solo con le Cgam (Corpo guardie ambientali metropolitane), che tuttavia si limitano a controllare il territorio e non intervengono nella cura giornaliera dei felini, si occupano più di abbandoni. In questi territori la gestione dei gatti randagi è, di fatto, in mano a privati. In vallata, ad esempio, diamo una mano anche noi consegnando del cibo per i mici. La collaborazione tra volontari, istituzioni e privati cittadini è fondamentale e andrebbe implementata».

Sul nostro territorio si alternano gattili veri e propri (a Imola, Medicina e Ozzano Emilia), mentre a Castel San Pietro opera un’altra sezione dell’Enpa che si occupa sempre di colonie feline. Per quanto riguarda la gestione delle colonie è fondamentale l’apporto dei volontari. A Dozza tra questi c’è Tania Giallorenzo, che è anche consigliera dell’Enpa dozzese. «Lavorando da molti anni per un veterinario so come trattare gli animali, ad esempio quando si tratta di fare le catture per sterilizzarli» spiega. Gianlorenzo è una vera amante degli animali e nella sua casa a Ponticelli ospita ben diciotto gatti, sette cani e perfino una capretta. «La maggior parte dei miei gatti erano stati abbandonati – prosegue la Gianlorenzo -. Ho accolto anche gatti anziani che magari nessuno voleva ed erano destinati ad essere soppressi».

Malgrado le sterilizzazioni però i volontari devono occuparsi di nuovi cuccioli. «Ogni estate dobbiamo confrontarci con il problema degli abbandoni – spiega ancora Roberta Ferri -. Molti gatti non sterilizzati arrivano nelle nostre colonie e così nascono nuovi cuccioli. Solitamente cerchiamo di trovare una casa sia a loro, sia a tutti quei gatti abituati a vivere in famiglia che non sopravvivrebbero in una colonia libera». Per le adozioni si può contattare direttamente l’Enpa dozzese (attraverso la pagina Facebook «Enpa sezione dozzese») che si occupa anche di valutare la futura casa del gatto. «Noi procediamo con dei pre-affidi di quindici giorni – conclude Ferri -, così possiamo controllare la situazione e dare istruzioni per occuparsi meglio del piccolo felino». Se l’affido va in porto c’è poi l’obbligo di sterilizzazione. (re.co.) 

Nelle foto: Tania Giallorenzo con alcuni dei suoi gatti

L’Enpa, le volontarie e gli oltre 200 gatti delle colonie feline dozzesi
Cronaca 7 maggio 2018

Nuova raccolta dei rifiuti a Castel Guelfo, gli informatori ambientali spiegano casa per casa

E” partita la campagna di comunicazione casa per casa per informare i cittadini sulle nuove modalità per effettuare la raccolta differenziata a Castel Guelfo. Gli informatori ambientali, che nelle prossime quattro settimane busseranno alle porte, sono cinque. Il loro compito sarà quello di spiegare le nuove modalità di raccolta, distribuire l’opuscolo informativo e il kit necessario, ossia due tessere elettroniche per aprire i cassonetti (cosiddetta carta smeraldo), la pattumiera per l’organico con una scorta di sacchi compostabili e un rotolo di sacchetti da 30 litri per l’indifferenziato, della dimensione giusta per l’imboccatura degli appositi contenitori.

Come riconoscere gli informatori? Ciascuno indosserà una pettorina gialla con la dicitura «assistente smeraldo» e un cartellino di riconoscimento fornito da Hera. In nessun caso possono accettare denaro e la consegna dei materiali può essere effettuata sulla soglia di casa, senza necessità di entrare all’interno. Se ci sono dubbi, è comunque possibile chiamare e chiedere conferma al servizio clienti gratuito Hera (800999500), attivo dal lunedì al venerdì dalle ore 8 alle 22 e il sabato dalle ore 8 alle 18, che dispone dell’elenco completo dei nominativi, a disposizione anche delle forze dell’ordine.

Le immagini degli informatori ambientali sono anche sul sito di Hera (www.gruppohera.it, sezione clienti, nella pagina dedicata ai servizi ambientali di Castel Guelfo). Dopo alcuni passaggi senza trovare nessuno in casa, gli informatori lasceranno un avviso con le indicazioni per ritirare direttamente il materiale.A questo proposito, verrà organizzato uno sportello temporaneo per il ritiro diretto dei materiali da parte delle utenze non trovate in casa e, a partire dal 9 giugno, sarà attivo uno sportello permanente a Castel Guelfo a cui rivolgersi per le tessere in caso di smarrimento, furto, mancato funzionamento, nuova attivazione, cessazione.La distribuzione interesserà complessivamente circa 2.370 utenze, di cui circa un sesto sono attività produttive.

I nuovi contenitori saranno posizionati a partire da giugno e per le prime settimane, fino al 30 luglio compreso, rimarranno comunque aperti per favorire un passaggio graduale al nuovo servizio. Dal giorno seguente, invece, sarà necessario utilizzare le tessere nominative per aprirli.Il sistema sarà molto simile a quello appena introdotto a Castel San Pietro e a Dozza e che, a breve, interesserà anche Mordano. In pratica, gli attuali contenitori saranno sostituiti da cassonetti per l’indifferenziato con calotta, cassonetti per plastica e lattine, carta e cartone, sfalci e potature, organico e, infine, una campana per il vetro. Ad esclusione di quest’ultima, si apriranno solo con la tessera nominativa. La nuova raccolta toccherà tutto il territorio di Castel Guelfo, frazioni e campagne comprese. Per le attività produttive che hanno grandi quantitativi di rifiuti sarà comunque possibile richiedere ulteriori contenitori in base al fabbisogno. (gi.gi.) 

Nelle foto gli informatori ambientali di Hera

Nuova raccolta dei rifiuti a Castel Guelfo, gli informatori ambientali spiegano casa per casa

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