#MOTORI&DINTORNI
Sport
29 Gennaio 2026

#MOTORI&DINTORNI – Dal 1982 a oggi: per ricordare ciò che ha segnato Graziano Rossi

Ormai tanti anni fa si narrava che l’entourage di Valentino Rossi fece pressioni infinite su una testata pesarese per silurare un collaboratore reo di spingere molto, forse troppo, con notizie non riguardanti le corse in senso stretto. Dopo tanti anni, però, la stessa testata ha spiattellato in prima pagina la diatriba, per usare un eufemismo, tra Valentino Rossi, il suo entourage e il padre Graziano per questioni che ben poco hanno a che vedere con lo sport.

Rossi senior è apparso molto turbato nelle interviste, forse confortando in qualche modo le tesi di chi vorrebbe limitarlo o giustificare certe azioni, ma a questo punto bisogna fare un inciso molto profondo. Graziano è stato un gran pilota, sicuramente a suo tempo stravagante, denominato maestro volante grazie a quel diploma magistrale conseguito.

Ma, molto più semplicemente, non ci possiamo permettere di giudicarlo senza ricordare cosa gli successe il 19 settembre 1982. Siamo a Imola (guarda un po’), in occasione del Campionato Italiano di Motociclismo, classe 500. Come sempre Rossi ad Imola ci dà il gas a due mani e il leit motiv della giornata è dato dallo scontro proprio tra Graziano, su Yamaha Marlboro del team di Giacomo Agostini, e Loris Reggiani, portacolori del Team Gallina che con le fantastiche Suzuki si era già fregiato dei due mondiali consecutivi (con Lucchinelli e Uncini). Il tutto rafforzato dalla voglia di vincere di Lorenzo Ghiselli e Leandro Becheroni.

Al diciassettesimo giro Rossi cade all’altezza della semicurva Villeneuve e a non meno dei 230 all’ora. Viene sbalzato dalla moto prima di battere a terra col casco e col torace. A questo punto entra in gioco lo staff della Clinica Mobile che firma uno dei tanti interventi da Nobel della medicina con intubazione e respirazione artificiale immediata: sul Dino Ferrari cala il silenzio più atroce, mentre Graziano lotta come un leone. Appena possibile verrà trasferito al Bellaria, accompagnato dai suoi santi protettori.

Passate 48 ore, il pilota esce dal coma e inizia l’ennesimo recupero, questa volta più difficile e che lo costringe al ritiro dalle competizioni. Quelle botte ti rimangono per tutta la vita e proprio con il passare degli anni il corpo, e non solo, te lo ricorda con lo sguardo che si trasforma e la testa che fa sempre più fatica. Per cui, se possibile, non giudichiamo se quegli occhi hanno visto cose che noi non abbiamo visto. All’epoca Graziano aveva 28 anni mentre Valentino tre anni, sei mesi e qualche giorno.

(Nelle cuffie «Father and son», Cat Stevens, 1970)

Massimiliano Regazzi

Nella foto Graziano e Valentino Rossi

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