#GeografiaDelleRelazioni – Le persone che disegniamo ogni giorno sono morbidi e colorati fili di lana
Avete presente una mappa di un centro abitato? Immaginate quella della nostra città: a chi la conosce bene, basta solo chiudere gli occhi e vedrà che è composta da un reticolo di linee più o meno spesse che si intersecano, creano grovigli che si espandono verso l’esterno e si diradano, impossibilitate però a evitare nuovi intrecci.
Se provate a disegnare su un foglio le persone che avete incontrato nell’ultima settimana, per qualsiasi motivo, e tracciate delle linee per indicare i contatti reciproci, vedrete che apparirà una specie di carta geografica che rappresenta il mondo delle vostre relazioni. In un tempo in cui l’individualismo è considerato una roccaforte da difendere a ogni costo, perché ha a che fare con le nostre libertà personali, le relazioni sociali si sono indebolite. Sono diventate più fluide e più fragili, la loro vulnerabilità ha intaccato la comunità stessa la quale, in assenza di qualcuno che possa prendersene cura, minaccia di sgretolarsi.
Ciò nonostante, l’uomo è un animale sociale. Lo sosteneva Aristotele duemilaquattrocento anni fa, e il tempo sembra avergli dato ragione.
Le relazioni hanno infinite declinazioni. Amicizia, amore, lavoro, famiglia. Ma anche gli incontri occasionali con persone sconosciute, con chi non apprezziamo o chi ci ha ferito, fanno parte di quel reticolo che compone la mappa delle relazioni di cui è formato il nostro cammino.
Se perdiamo di vista questa geografia, la ricchezza che deriva dagli intrecci e dalle connessioni, diventiamo inevitabilmente più fragili ed esposti. E la comunità della quale facciamo parte cessa di essere un luogo sicuro all’interno del quale vivere.
A meno che non vogliamo appoggiare la tesi di un altro filosofo, Thomas Hobbes, che sosteneva che la natura dell’uomo è egoista, competitiva e diffidente. Per queste ragioni, per evitare di vivere in un costante stato di guerra, gli uomini stringono tra loro un patto la cui pietra fondante è la paura. Non so voi, ma l’idea di vivere in un costante stato di allerta e tensione mi fa inorridire. Preferisco pensare che il reticolo di relazioni che ci circonda sia composto da morbidi e colorati fili di lana piuttosto che da cavi affilati e taglienti.
Sabrina Grementieri
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