#ANGELOCÈ – In MotoGp non serve il Var, la penalità a Marquez è grave
E adesso chi glielo dice a Liberty Media che la MotoGp non è la F1. Che non ci sono ali mobili, perché ci si sorpassa facilmente in curva e non solo in rettilineo. E per quanto le regole possano essere rigide, i comportamenti devono rimanere duttili, per garantire la ribalta ai piloti e non alle macchine come succede in F1. E quando le prestazioni dei mezzi si allineano, ad amplificarsi sono le capacità di guida.
Marc Marquez e Pedro Acosta nella Sprint del Gran Premio di Thailandia ce lo hanno ricordato a suon di sorpassi al limite. Ma poi è arrivata la penalità, con Marquez obbligato a cedere la prima posizione per un sorpasso ritenuto troppo aggressivo dalla Race Direction; all’ultima curva, mai vista una cosa così nel motociclismo. Che non ha bisogno del Var come il calcio. Nelle moto le gare le decidono quelli che corrono e non chi sta seduto davanti a un monitor.
Se questo è il messaggio della nuova gestione di Liberty Media, grande è il rischio che la MotoGp si trasformi presto nello spettacolo artificiale già costruito attorno alla F1. Togliere la vittoria a un pilota che se la era conquistata con un sorpasso rischioso, certamente al limite, ma senza la volontà di mandare fuori pista l’avversario, è stata una decisione antisportiva. Marquez l’ha accettata senza polemiche e Acosta si è pure rammaricato di averne beneficiato. Tradotto: non si penalizza il coraggio.
Il precedente creato è grave.
Se quello sanzionato sabato a Buriram è un sorpasso irregolare, quest’anno assisteremo a molti cambi di posizione ordinati dalla Direzione Gara. Che non falseranno solo le classifiche dei Gran Premi, ma anche quella finale.
Angelo Dal Pozzo
Pedro Acosta e Marc Marquez (dai social della MotoGp)
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